entrare in un acquario e capire come ci si sente ad essere un pesce rosso
STO STUDIANDO...
al primo anno di Psicologia Clinica
OGGI IL MIO UMORE E'...
...altalenante come al solito...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) quanta cioccolata posso mangiare oggi per non essere depressa domani??
MERAVIGLIE
1) guardare negl'occhi una persona a cui vuoi bene e capire tutto al volo senza bisogno di parole... 2) mettere le mani attorno ad una tazza di cioccolata calda con panna in pieno inverno
Parlare di sè stessi è come parlare dei propri prodotti... Voi credete a tutta la pubblicità che vedete?!?!?! [M.J.W.]
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martedì 21 giugno 2011 - ore 19:05
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sopportare deriva dal latino sub e portare. Portare sotto. Allora forse è un bene che non mi sopporti più. Perchè forse c’è ancora qualche misera speranza che tu possa portarmi sopra. O possa portare sopra qualcun’altra.
Stellarosa: -Noti qualcosa di diverso in me? Interlocutore1: -... Stellarosa: -Intendevo a parte l’herpes. Interlocutore1: -Gli occhi rossi? Stellarosa: -No! Interlocutore1: -Lo smalto nuovo? Stellarosa: -No! Interlocutore1: -...Devo chiederti se sei dimagrita ancora? Stellarosa: ...
Stellarosa: -Noti qualcosa di diverso in me? Interlocutore2: -... Stellarosa: -... Intendevo a parte l’herpes... Interlocutore2: -Hai un occhio rosso. Stellarosa: -...E a parte quello? Interlocutore2: -Hai fatto qualcosa ai capelli? Stellarosa: -...
Stellarosa: -Noti qualcosa di diverso in me? Prima che me lo chiedi: herpes a parte! Interlocutore3: -...Hai cambiato smalto? Stellarosa: -A parte quello? Interlocutore3: -Cos’è un tranello? E’ uno dei tuoi soliti giochetti? Poi ci metti un doppio senso, vero? E’ per quello che mi agiti la mano davanti al naso, vero? Stellarosa: -... Interlocutore3: -Dai adesso dimmelo, però! Perchè continui a sventolare quella mano? Stellarosa: -...Muori!
Cauta indifferenza dietro minuziose attenzioni mi reputo sincera detesto le tue tristi ambizioni
Non sono brava a chiedere non ti somiglio affatto sono arrivata oltre ogni limite
Per te amado señor ho frantumato ogni ritegno ma non saprai la novità da tempo ho già toccato il fondo
Esemplare convivenza tesoro vieni presto o si fredda splendida parvenza tra scialbe e consuete effusioni
E mi sorprendo a piangere mi faccio quasi pena sono arrivata oltre ogni limite
Per te amado señor ho soffocato ogni lamento ogni forma di vitalità per il tuo sano tornaconto Per te amado señor ho soffocato ogni lamento Per te amado señor ho frantumato ogni ritegno ma non saprai la novità da tempo ho già toccato il fondo Per te amado señor Per te querido señor
[Carmen Consoli]
...CREDO DI AVERE DEFINITIVAMENTE FINITO LE DITA A CUI LEGARMELA...
sono distesa sul pavimento dove mi hai lasciata penso che ci ho messo troppo tempo sto piangendo qui, cos’hai fatto? spero almeno che sia stato divertente non posso appoggiarmi a te, c’è un cortocircuito all’interruttore nn posso continuare a stare all’interno della tua morfina, perchè mi dà il prurito ti ho detto che ho cercato di chiamare ancora l’infermiera, ma lei è una t**** penso che uscirò da qui appena potrò
correrò più veloce che posso fin ad arrivare nel mezzo di alcun luogo fin ad arrivare nel mezzo delle mie frustrazioni e giuro che sei come una pillola invece di farmi star bene mi fai star male mi fai star male
non mi sono mossa da dove mi hai lasciata dev’essere un brutto viaggio tutte le altre pillole erano diverse forse dovrei chiedere aiuto non posso appoggiarmi a te, c’è un cortocircuito nell’interruttore non posso continuare a stare nella tua morfina, perchè mi dà il prurito ti ho detto che ho cercato di chiamare ancora l’infermiera, ma lei è una t**** penso che uscirò da qui appena potrò
correrò più veloce che posso fin ad arrivare nel mezzo di alcun luogo fin ad arrivare nel mezzo delle mie frustrazioni e giuro che sei come una pillola invece di farmi star bene mi fai star male mi fai star male
Lentamente scivola La tua mano su di te Quel tanto che basta per trasformare Ogni carezza in un gemito Ti guardo accaldata contorcerti Tra le lenzuola umide Golosa ed implacabile Forza fammi male finchè vuoi… Lo sai…
Pioggia io sarò per toglierti la sete, e Sole salirò per asciugarti bene, Vento arriverò per poterti accarezzare, ma se vuoi, se tu vuoi tra fango e neve, fango e neve, impazzirò!
Ti ammiro per come ti approcci A questi anni mutevoli Mi piace quel tuo senso pratico La tua forza e l’ironia I cieli neri intorno a noi Sono soltanto nuvole Che dolcemente soffi via E niente può far male più, lo sai… Lo sai…
Pioggia io sarò per toglierti la sete, e Sole salirò per asciugarti bene, Vento arriverò per poterti accarezzare, ma se vuoi, se tu vuoi tra fango e neve, fango e neve, impazzirò! Impazzirò!
Finche Pioggia diverrò per toglierti la sete, e Sole io sarò per asciugarti bene, Vento arriverò per poterti accarezzare, ma se vuoi, se tu vuoi tra fango e neve, fango e neve, impazzirò! Impazzirò! E Pioggia io sarò per toglierti la sete, per asciugarti bene, per poterti accarezzare, ma se vuoi, se tu vuoi, fino alla fine, fino alla fine del mondo...
Vieni con me, vieni con me, vieni con me Ad insegnarmi a camminare, ad insegnarmi a respirare… Con le mani, con le mani, con le mani con le tue mani potrei morire, sulle tue mani potrei… [Negrita]
...CON LE TUE MANI POTREI MORIRE SULLE TUE MANI POTREI...
Piccola città eterna. Piccola città bastarda. Piccola città insulsa. Mia madre si è messa in testa di festeggiare il decennio del trasloco in questo paese insulso. Che non mi è mai piaciuto. Che non mi è mai andato giù. Nè lui, nè i suoi abitanti. Questo posto è il tipico esempio di zona vittima della lega e del Cattolicesimo bigotto. E della borghesia spicciola, di parvenu privi di buon gusto e di buone maniere. Ma ben dotati di grana. E così in un paese di 12000 anime ci stanno la bellezza di 14 banche differenti. E di tre Chiese. Con almeno 50 tra preti e frati. Per non parlare della tipica e famosa gara fra vicini a chi-cha-il-suv-più-grande. E un paese in cui tutti conoscono tutto di tutti. Il passaparola corre veloce. Come pure le raccomandazioni. Per il posto in comune, in banca, in posta. Come pure per gli esiti dellospedale. E se tu sei fuori dalle rete degli agganci... Bè sei fuori dal gioco. In tutti i sensi. E un paese in cui la tua presenza alla Messa della domenica viene notata e segnata nel Libro Delle Anime Destinate Al Paradiso. Come pure la tua assenza, segnata nel Libro Nero Delle Anime Destinate AllInferno però. Se ne fai più di tre consecutive... Bè puoi stare tranquillo che qualcuno non ti saluterà più col sorriso. Comè facile per questi provinciali escludere dal giro. E molto più difficile farsi escludere per propria volontà, per propria decisione. Perchè se ai signori-bacia-banchi, in un modo o nellaltro, servi... Allora ti cercano, ti lusingano, ti promettono grandi cose, grandi successi... Addirittura la felicità eterna. Lincontro con lAltissimo. La Beatitudine. E se pure a questo reagisci con un "no, grazie"... Bè allora con te non cè proprio nulla da fare. Arrangiati: vuoi rimanere coi cani rognosi? Rimani coi cani rognosi! Mamma, ti prego piantala, metti via la torta, metti via quegli occhi lucidi. Non piace nemmeno a te questo posto. E lo so che lhai fatto per noi. Per luniversità vicina. Ma non cè proprio nulla da festeggiare. Non siamo fatti per questo paese. Siamo fatti per la gente semplice. Siamo fatti per laria che sa di salsedine ogni mattina. Siamo fatti per le macchine usate e per i pic-nic. Siamo fatti per non andare in ferie che al mare ci possiamo andare in bici. Siamo fatti per le galline, le anatre e i conigli. E la nonna nella casa a fianco. E il dialetto strano. Che non mi è ancora andato via del tutto. Mi manca il mare. Come manca a tutti quelli che ci sono cresciuti a fianco. Non apparterrò mai più ad alcun luogo. Apparterò a tutti. O a nessuno. Che in fondo non cambia niente.
Mai stata capace di stare in mezzo io. O da una parte. O da tutt’altra. O troppo accomodante. O più impuntata di un mulo. E testarda. Testarda e cocciuta a dismisura. Brutto connubio. Specie se questo comporta rimanere ostinatamente immobile sulla panchina sulla quale si era scelto di rimanere una decina di minuti a pensare. Nonostante la pioggia che inizia a cadere. Nonostante la pioggia che da pioggia passa a temporale. Nonostante la gente che si mette a correre per raggiungere riparo al più presto. Nonostante i capelli che cominciano a bagnarsi. Nonostante a loro si unisca anche la maglietta. Imperterrita. Concedendomi solo di raccogliere le gambe per risparmiare i sandali. Dura e sicura. Forse anche troppo. Sicuramente molto di più della sigaretta. Che da bagnata acquista tutt’altro sapore. Non proprio piacevole. Ma va bene così. Va bene anche così. Finalmente mi sono guadagnata e gustata la mattinata che volevo da giorni. Tutta per me. Tutta solo per me. E... Sì, direi che adesso posso anche riprendere a respirare!
Se ha secado el río que me llevó a tí; me he perdido en el camino que contigo aprendí; ya no brilla la la luz que me llevó a tu vera. Llevo semanas pensando qué hacemos aquí; creo que ya no me acuerdo si algún dia fui feliz; nunca tuve tanto frío, frío estando a tu lado.
Si no te hablo será porque no quiero volverme esclavo de mis palabras. Si no te hablo será porque prefiero ser el dueño de mi silencio. Créeme cuando te digo que es mejor así; que no hay cielo sin estrellas ni un principio sin un fin; que después del invierno viene la primavera.
Siempre quise ser tu amigo, no lo conseguí; creo que lo mejor sea que te olvides de mi; quédate con lo bonito deja caer esa lágrima
"Emotività bloccata". L’ho scritto nel protocollo di una paziente su cui verteva l’esame di ieri. Diciamo che si tratta dell’ultima cosa che vorrei mi accadesse. Non che sia così grave: certa gente vive normalmente tutta la vita in un grosso blocco emotivo senza che ciò le causi particolari problemi o difficoltà. Anzi probabilmente vivere da "bloccati" è molto più semplice. Meno problemi. Meno noie. Ma anche meno sapore. Meno gusto. Meno "pepe". C’è il rovescio della medaglia in tutte le cose d’altronde. Una commessa oggi mi ha detto che la tal marca non fa più le magliette come le cerco io. "Ma-ce-ne-sono-molti-altri-modelli", "forse-è-ora-che-cambi-un-pò-è-giusto-darsi-una-spinta-ogni-tanto". Le ho risposto che sì, forse aveva ragione. E in linea di massima lo penso davvero. Non per quanto riguarda le magliette però. Ma credo che non mi stesse parlando di vestiti. Credo che in un barlume di non-so-che avesse capito che vivevamo la stessa situazione. Io almeno di lei l’ho capito. Dal modo in cui continuava a parlarmi. Da come muoveva le mani. Dal segno dell’abbronzatura al dito. E le ho sorriso. E lei a me. Avremo potuto andare a bere un caffè e parlare per ore di colori e tendenze...parlando di tutt’altro! E’ stata una mattina strana. Di attesa. Di un’attesa particolarissima. Ad un certo punto ho sentito il bisogno di sedermi in un pò di verde. Tutte le panchine all’ombra ovviamente erano occupate. Ma su una c’era solo un signore in camicia. Gli ho chiesto se potevo sedermi accanto a lui. Mi ha guardato stupito e ha sorriso. Forse se sei un barbone nesuno ti chiede il permesso per sederti alla tua stessa panchina. Più probabilmente ne cerca un’altra. E così abbiamo iniziato a parlare. O, meglio, ha iniziato lui: aveva troppo da raccontare. E troppe poche orecchie pronte ad ascoltare. Ho capito molto poco ad essere sincera. Aveva un accento troppo americano, mischiato alle 6 altre lingue che mi ha detto di saper parlare. Perchè fra le altre cose mi ha detto di essere laureato. E di non sentirsi un "barbone". di sentirsi il titolo che gli hanno conferito chissà quanti anni addietro. Parlava con occhi stanchi. Occhi di chi ha visto troppo, ma non si è ancora stancato di guardare. E io quegli occhi li ho già visti. In quelli della prima nonna che mi ha lasciata. Quelli che si erano aperti ai deliri della demenza e che probabilmente vedevano molto oltre quanto tutti noi riuscissimo ad immaginare. Ogni emozione si ricollega ad un’altra. Ogni episodio, ogni frase, ogni parola può aprirne mille altri. E si sa che io a fare associazioni del genere sono campionessa. Tutto ciò per ricordarmi che sono un’idiota. Ho incontrato un’altra volta il mio destino ieri. L’ho fissato negli occhi. Lui ha fissato i miei. Ma ho continuato a camminare. Mi sono voltata. Lui mi stava ancora fissando. Abbiamo continuato a guardarci negli occhi per dei secondi interminabili. Nel solito via vai della stazione all’ora di punta. E me ne sono andata. Me ne sono andata comunque. E sono stata stupida. Coelho non mi ha insegnato niente. Avrei dovuto fermarmi. Andare là. Chiedergli perchè ci incontriamo di quando in quando. Chiedergli perchè ci fissiamo sempre curiosi. Chiedergli chi è e perchè. Chi è e perchè. Rompere gli schemi insomma. Al massimo ci perdo dieci minuti. E a questo proposito c’è sempre Trenitalia a ricordarmi che 10 minuti nella vita è perdita da poco a volte. E ogni tanto mi tocca anche dire che Trenitalia c’ha ragione.