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"Diario di una paziente" (Tonina Facciani) e "Con il cuore leggermente indolenzito" (Claudia Priano). E ancora gli scritti della S. Teresa de Jesus che non manca mai

HO VISTO

una rondine che ogni mattina si viene a posare quasi sul davanzale della mia finestra. E’ bellissima, fiera, con quei colori stupendi. Le rondini NON sono nere!

STO ASCOLTANDO

Molta musica, come sempre


ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

avere un posto dove mettere tutti i miei strumenti, un posto dove chiudermi quando ne ho voglia e suonare suonare suonare

una montagna da scalare!

STO STUDIANDO...

ebbene si, non sembra ma sto studiando

OGGI IL MIO UMORE E'...

un po’ lunatico come sempre ma SU

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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"Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu/ Ma se io salgo su questa scaletta, e davanti a me / Ma se io salgo su questa scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi / Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita / Se quella tastiera è infinita, allora / Su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. ti sei seduto su un seggiolino sbagliato:quello è il pianoforte su cui suona Dio /" (tratto da Novecento, Alessandro Baricco)

Un’isola dove appoggiare i miei pensieri, dove possiamo condividere insieme un pezzo di strada.. perchè l’importante non è la mèta, ma stare in viaggio, non fermarsi mai. La Musica sarà sempre presente qui, nel mio blog, come nella vita.
Benvenuti!!!


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martedì 27 marzo 2007 - ore 10:41


E non abbiam bisogno di parole
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Grazie Claudio!
Grazie Elena e Sara, perchè senza di voi niente sarebbe stato così bello!
Grazie ad Alessandro... sei unico

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lunedì 19 marzo 2007 - ore 17:06


Cambio stagione (Ron)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dicembre cordiale e insolito ritorna....
dando vita all’improvvisa urgenza
di cambiamento.

Il tempo a volte è ostile
ed altre complice...
soggettiva interpretazione
ma spesso torna utile poichè
può dare modo di arrivare....
a mettersi in gioco.

Primavera lieve e indolente superba...
quindici anni, capelli arruffati
in segno di ribellione....

Il tempo a volte è ostile
ed altre complice...
l’arma più efficace è l’attesa.
Questo è quanto diceva mio padre:

"Se avrai calma e lucidità
non subirai il fascino
di comode scelte.
Se avrai buon senso e volontà
trascurerai l’abitudine per
metterti in gioco".

Riecheggiano le estati tiepide di agosto:
Dei trentanni ricordo l’insolenza
e l’indecisione....
il tempo a volte è ostile
ed altre è complice...
l’arma più efficace è l’attesa.
Questo è quanto diceva mio padre:

"se avrai calma e lucidità
non subirai il fascino
di comode scelte.
Se avrai buon senso e volontà
trascurerai l’abitudine...

promettimi che eviterai
mediocri vie di mezzo...
accomodanti e che non soddisfano
(concilianti e che non ti appartengono)
La fortuna abbraccia gli audaci...
e non è pura coincidenza...

se avrai calma e lucidità
non subirai il fascino
di comode scelte.
Se avrai buon senso e volontà
trascurerai l’abitudine per
metterti in gioco".


(continua....)

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mercoledì 14 marzo 2007 - ore 09:54



(categoria: " Riflessioni ")


Il tuo nome è una vecchia ferita che giace profonda
e la sabbia ha coperto il passaggio di fiamme e furori
tutto sembra pulito e quieto a vederlo da fuori
tutto sembra finito
Ho trovato il tuo nome sul manico di una valigia
era scritto in corsivo e pendeva di lato
come un albero al vento piegato
Da lontano il nodo non cede per niente
un serpente che stringe e respira
anche quando mi nomini a mente si sente
Da lontano quel nodo non cede non molla
come colla ogni giorno più dura
anche quando mi nomini a mente si sente
La lontananza sai è come il cielo distanza così grande che non serve l’aereoplano
ma questa leggerissima farfalla sulla mano
fa rivivere il pensiero delicato messaggero
La lontananza sai è come il mare fermo sulla riva con un vaso da riempire
distanza così grande che è difficile spartire
tra chi ha fede di aspettare e chi vuole sparire
Non c’è stato un momento preciso nemmeno un saluto
un regalo sbagliato uno sguardo d’intesa
mi hai lasciato in cucina un biglietto scaduto
Da lontano quel nodo non cede per niente
un serpente che stringe e respira
anche quando mi nomini a mente si sente
Da lontano come in volo
una stella distante e lucente
anche quando mi nomini a mente si sente
La lontananza sai è come il cielo distanza così grande che non serve l’aereoplano
ma questa leggerissima farfalla sulla mano
fa rivivere il pensiero delicato messaggero
La lontananza sai è come il mare distanza che è impossibile da dire
inutile varcare si immagina e ti impone di aspettare
Da lontano tu rimani
come i segni che mi scavan le mani
anche quando mi nomini a mente si sente

Ho sentito questa canzone e me ne sono subito innamorata.
La dedico a tutti quelli che sono lontani... per scelta loro, per scelta mia, per scelta di nessuno.
A tutti voi che vi siete allontanati da me, o forse non siete mai stati vicini. La lontananza fa bene a volte.. rafforza i legami.
E forse sarebbe utile prendere ogni tanto le distanze da tutti, e anche da noi stessi. Allontanarsi talvolta fa bene, per scoprire che niente è dovuto, per recuperare la bellezza del quotidiano che troppo spesso diventa grigia abitudine.
Anche nelle piccole cose, non sopporto l’abitudine. Sempre per lo stesso motivo: la ricerca affannosa e faticosa della verità, a qualunque costo, e l’inseguirla dopo averla scorta e trovata. Un viaggio che nella vita non finisce mai, perchè se dovessi un giorno sentirmi "arrivata" allora la vita potrebbe finire. Ho bisogno di sentirmi sempre in movimento, sempre in cammino, sempre in ricerca.. di cosa? di chi? di.. Dio. O almeno credo.
Questa mia perenne inquietudine spaventa chi mi vive accanto, chi condivide con me questo cammino che è la vita.
E lei, compagna silenziosa eppure tagliente, ha creato il vuoto intorno a me. Ma sono sempre più convinta di questa frase:
"meglio essere aquilone che un patetico pagliaccio" (Marco
)
Un aquilone che aspetta il vento giusto per levarsi in aria, un aquilone che giace steso sulla spiaggia, distante dal mare che altrimenti lo inghiotterebbe. Ma l’aquilone da solo col vento non può far niente. Al massimo verrà sollevato e sbattuto di nuovo a terra, più in là.
Ma un giorno arriverà un bambino che prenderà per mano quell’aquilone e correrà a piedi nudi sulla spiaggia.

Passeranno giorni felici, ore e ore a cercare di volare insieme, l’aquilone su in cielo, e il bambino a guardarlo, puntando gli occhi verso l’alto.
L’aquilone imparerà a volare, e il bambino imparerà a guardare in Alto, a lanciare lo sguardo verso il cielo, e capirà che non può farne a meno in ogni vicenda della sua vita.
Quel bambino un giorno lascerà andare il filo, per una fatale distrazione. L’aquilone volerà via sospinto dal vento, e il bambino piangerà lacrime amare per aver lasciato andare il suo compagno di giochi. L’aquilone si sentirà abbandonato a se stesso, in balia dei venti. Avranno paura entrambi.
Un giorno il bambino diventerà uomo. Vedendo un altro bambino sulla spiaggia che gioca come giocava lui, con un aquilone, si ricorderà di quell’avventura. Guarderà a ritroso la sua vita... e guarderà il Cielo. Ecco, in quello stesso momento capirà che senza il suo amico aquilone non avrebbe mai imparato a guardare il cielo, e avrebbe camminato una vita a testa bassa, ripiegato su se stesso. Improvvisamente sentirà piangere: è il bambino della spiaggia che ha appena perso il suo aquilone in aria, l’ha lasciato andare inavvertitamente! E la storia continua, si ripete... ed ecco un’altra persona che crescerà guardando al Cielo... chiedendosi se fosse stato lo stesso senza quell’aquilone...

vorrei tanto essere quell’aquilone... per far sì che gli altri, guardando a me, puntassero il loro occhi verso il Cielo.


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venerdì 9 marzo 2007 - ore 16:27


grande canzone di Claudio.. la mia preferita!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


un’eclissi di cuore
e il mio fucile spianerò
dietro ad ogni rumore
e ombra o belva che vedrò
tra radici di un lampo
in questa selva di sterpai mirerò
io non le darò scampo
finché camperò
e l’avrò viva o morta
la sniderò dovunque sia sparerò
con tutto il piombo dell’oblio
l’ho inseguita l’ho scorta
ma era lei o chissà forse ero io?


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mercoledì 7 marzo 2007 - ore 09:07


molto vero
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole


E’ più difficile comprendere i silenzi rispetto alle parole.
Le parole parlano, anche se a volte in modo un po’ enigmatico... e mi dicono che in questo sono abbastanza brava, ma è certamente voluto.
Il silenzio è difficile da interpretare, se non si conosce l’interlocutore. E anche quando si conosce bene, il silenzio è qualcosa che generalmente... imbarazza.
Strano, perchè a me invece non imbarazza per niente. Il silenzio appare vuoto... eppure parla più di mille parole.
C’è un silenzio come quello che precede la gara, in cui l’atleta si concentra, raccoglie le forze.
C’è il silenzio di chi soffre.
C’è il silenzio della preghiera.

Rispettare il silenzio altrui è una grande capacità che non tutti hanno.
Il pensiero non può che volare a una persona.
Tu che eri il custode dei miei silenzi, che fine hai fatto? Dove sei finito? Dove sono andati a finire i nostri silenzi carichi di parole? Vedi, anche tu ora parli. Ma parli per riempire il silenzio che c’è dentro di te, parli per paura. E si vede. Si sente.
Io lo vedo.
Lo sento.
Parli a me per riempire il TUO vuoto, ma non vedi me davanti a te. Hai te stesso davanti agli occhi mentre parli, come fai a non capirlo?
Comprendevi il mio silenzio, e comprendevi benissimo anche le mie parole. Semba paradossale, sembra strano... ma adesso che non comprendi più il mio silenzio, anche le mie parole ti sono sconosciute, non le comprendi.
C’è una parte di noi che è silenzio, la parte che forse fa più male mostrare, ma che ci fa conoscere agli altri per ciò che realmente siamo.
Non possiamo farla tacere.
Non farla tacere anche tu.. !
Non te lo permetterò, perchè so che anche tu (come me) vivevi di quel silenzio, e ne hai bisogno come l’aria.


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domenica 4 marzo 2007 - ore 13:54


28/5/2005 - 4/3/2007
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ecco un post per delle persone certamente speciali a modo loro che mi hanno privato in questo tempo della mia amata bicicletta.



E ricordate che prima o poi la giustizia vince... SEMPRE!


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sabato 3 marzo 2007 - ore 21:50


il silenzio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho sempre adorato il silenzio, fin da bambina, quando giocavo con i Lego o facevo i puzzle rigorosamente in silenzio. Non perchè qualcuno me lo imponesse, anzi! A me piaceva osservare le cose, le persone, in silenzio. Far risuonare i colori, i suoni, i particolari, dentro di me. Un po’ di anni sono pasati, ma ancora è così.
Amo il silenzio.
Ed ecco perchè amo la notte, specie quando non è troppo freddo da poter andare fuori ad ascoltare la notte.
Ricordo la scorsa estate di aver passato una notte in montagna distesa su un campo di calcio a guardare le stelle, rannicchiata nel mio sacco a pelo (portato fuori stanza per l’occasione) e il k-way.
Era l’ultima sera... un po’ come l’ultima sera di qualcosa che sai che non si ripeterà mai più. Nelle stanze degli altri ragazzi vedevo le luci, percepivo le loro risate lontane, come eco di un invito.
Eppure me ne restavo là, nel mio adorato silenzio, in compagnia degli animaletti che aspettano la notte per vagare indisturbati. Bellissima fu l’alba: nel silenzio.
La natura ci parla col silenzio, e... anche l’anima lo fa.
E’ che spesso non sapppiamo ascoltarlo il silenzio, non resistiamo... abbiamo bisogno di sentire dei rumori (anche provocandoli noi stessi apposta), perchè il rumore ci rassicura... il silenzio ci fa paura.
Nel silenzio siamo completamente davanti a noi stessi, senza maschere.
E forse non siamo capaci di affrontarci... e allora cerchiamo i rumori, che ci distraggono da noi stessi. Così la vita scorre, e si arriva alla fine che... non abbiamo mai amato il silenzio.

Ora, mi chiedo: io ho sempre amato il silenzio, e tutt’ora è così.
Sembro avvantaggiata rispetto ad altri: ma sarà veramente così?

Il silenzio mi costringe a cercare di sciogliere i nodi di me stessa... e allora preferisco affrontarmi piuttosto che vivere una vita a cercare di coprire il silenzio con mille rumori.


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sabato 3 marzo 2007 - ore 21:24


Sono io
(categoria: " Vita Quotidiana ")



C’è qualcosa in noi che può essere angelo o demone.
Ha il potere di esaltare e deprimere, sollevarci o farci cadere.
Qualcosa di cui non possiamo né vogliamo liberarci.
Se ne sta lì, nei fondali della coscienza:
talvolta stordisce di speranza, talvolta affoga di disperazione.

E’ il bisogno d’infinito.

Per quanto ne so, gli esseri umani sono gli unici
che vivono questo conflitto, drammatico e sublime al tempo stesso,
tra la capacità di pensare, immaginare e, quindi,desiderare l’infinito
e una realtà nella quale tutto è finito.

Un bisogno d’infinito che colora ogni cosa.

Il rapporto con noi stessi, la qualità e la durata della nostra vita:
sogni, bisogni, pensieri, emozioni.
il rapporto con gli altri: famiglia, amici, nemici, amori.
Il rapporto col lavoro,che, nella stragrande maggioranza dei casi,
non ci consente di riconoscerci e compierci.
Il rapporto con i luoghi:quelli dove siamo ora
ma soprattutto quelli dove siamo stati o dove vorremmo essere;
il rapporto con gli altri esseri viventi e con le cose.

Esseri e cose alle quali spesso ci aggrappiamo
come a funi che speriamo
ci aiuteranno ad attraversare il guado.

Una sete d’infinito che ci fa oscillare
tra l’ebbrezza di un’energia straordinaria,
quella del desiderio di scoprire e raggiungere orizzonti nuovi,
e il disagio che deriva dal fatto che questo infinito,
a mano a mano che ci sembra di avvicinarci,
si allontana tanto da apparire irraggiungibile.

(Claudio Baglioni)


Questa riflessione del grande Claudio sembra un vestito cucito con le misure mie. Adesso, come non mai, mi ritrovo nelle sue parole e condivido questa prospettiva.
La sete d’infinito... non so come potrei vivere senza.
E forse anche coloro che dicono di non averne, dentro di loro, nel buio della stanza prima di dormire, sono presi da questa sete... o comunque attratti verso l’infinito.
Chissà

Grazie a chi mi ha inviato questo testo, sapevo che sarebbe stato azzeccato


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lunedì 26 febbraio 2007 - ore 09:11


Grazie
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Semplicemente bellissimo!
Carino anche il backstage.
Un bel regalo ricevuto, ma che non ho certamente meritato.. e forse è bello proprio per quello, per la gratuità, per la libertà con cui mi è stato dato.



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giovedì 15 febbraio 2007 - ore 13:01



(categoria: " Poesia ")


E silenziosamente
navigare in questo mare,
cercare altre barche alla deriva,
scambiarsi le rotte,
perdersi per poi...
ritrovarsi,
vedere le nostre rotte incrociarsi nuvoamente
e tracciare sul mare della vita
disegni di ciò che siamo stati.

E silenziosamente
scoprirsi naufraghi di questo mare,
e l’unica cosa che resta sono
quei disegni
che solo per un istante sono esistiti.

E silenziosamente
pensare
ricordare
amare
e fermare la mente un istante
su quei disegni ormai divenuti
antichi
che disidratano l’anima
alla quale resta solo l’amaro del sale.

E silenziosamente
pensare...
il sole non asciugherà mai il sale.

E silenziosamente
sperare...
nella pioggia




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