"Questa è soltanto la sua cassetta. La Susanna che volevi sta fuori"
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mercoledì 15 novembre 2006 - ore 14:34
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Nella pausa pranzo qui cammino, cammino sempre, per un’ora di seguito, e c’è il sole che è ancora caldo e se non ti fermi il freddo non lo senti, che ti sembra di stare come in primavera con il caldino di quando esci fuori. Le cose che si vedono da qui mi sembrano fuori dal mondo, fuori dal mio mondo. Oggi sono capitata tra case, tante case, vicino ad una statale, tra campi e cimiteri e chiese chiuse. Strade lunghe e dritte, e qualche macchina ogni tanto. Mi giro e alla finestra dell’asilo tutti i bimbi erano appiccicati al vetro a guardarmi e sorridere, mentre la maestra parla e si chiede che ho fatto. Niente, non mi ero nemmeno accorta, io in realtà stavo pensando e guardavo il marciapiedi con le mani nelle tasche del cappotto e le spalle strette e la sciarpa che riscalda la gola che oggi è profonda come solo nei primi giorni in cui scoppia il raffreddore e la testa è intontita tanto che anche i pensieri vanno a rilento e chissà da quanto tempo quei bimbi mi guardavano e poi giro l’angolo e il silenzio è assoluto, solo qualcuno alla finestra che fa finta di non chiedersi chi sono ma se superi e poi ti rigiri vedi che ti stanno guardando anche loro come i bimbi, forse ho qualcosa nel modo di camminare o forse si vede quello che penso e gli odori che sento, che danno immagini come questi panni che se passavo di qui 5 minuti prima, ne sono sicura, c’era la signora che li stava stendendo con le mani umide e rugose e la traversa a fiori e i capelli ricci e quell’odore di bucato c’è da sempre, da quando sono piccola, in tutte le lavanderie, quando entravo dove c’erano tutti i detersivi della mamma per fare le bolle e la lavatrice era appena finita e toccavo le lenzuola nel cestello e sembravano bagnate ma la mano rimaneva asciutta Sono solo umide mi diceva mia mamma E allora forse quella persona alla finestra ha visto tutto questo, ha visto la mia mano, la mia mamma e la mia lavanderia, che tanto erano tutte lì in quel profumo. E poi più avanti tra case palazzi e giardini c’è un bar con soli vecchi, con soli operai, nemmeno una donna, solo la barista vestita alla moda, i capelli tinti di rosso che io ho pensato che le stavano proprio bene, che era carina e magra e bella ma in questo periodo non credo ci sia una donna che non mi sembri bella, e un po’ mi sento destinata al pop, è uno di quei periodi in cui mi imbarazzo se qualcuno nota un mio particolare se qualcuno sente il profumo della mia sciarpa, e nella sala di là c’erano dei vecchi che giocavano a briscola, ma c’erano davvero e di quelli che si arrabbiano e giocano seriamente che sembra che si giochino la dignità in quella partita e se non segui le regole e non sei veloce non devi fargli perdere tempo e mi domandavo che tempo avessero. Uno di loro ha detto che doveva riparare il lavandino da una settimana ma non riusciva a trovare il tempo. E mentre lo diceva era lì in questo bar a bere prima il caffè e poi il bicchierino di bianco. 20 minuti per bere un caffè e un bicchiere. Da solo. Per tutto il tempo ho sentito nelle orecchie le gocce del suo lavandino scendere ad una ad una. Mi sono chiesta cosa penserei se fossi io dietro il bancone di questo bar, a veder passare sempre la stessa gente, a vedere il tempo della gente nei bicchieri che sciacquo nel lavandino, a sapere che amaro prendono e a che ora lo prendono, a preoccuparmi della sfumatura dei miei capelli, a vedere dalla vetrina le stesse case. E sarà che ci sono dentro fino al collo ma non avere molti punti fissi in questo momento della mia vita fa paura ma meno di quanta me ne abbia fatta sentirmi dentro il corpo di quella barista così bella. Non so cosa farò la settimana prossima, non ho soldi miei, non ho una direzione troppo precisa, sarei pronta a ripartire anche domani e allo stesso tempo non vorrei lasciare mai quello che ho qui, non sopporto la mia casa e i miei genitori e insieme li sento come il mio unico punto fisso, ho voglia di comprarmi un maglione e un attimo dopo mi pento di averlo fatto, ho voglia di abbracciare una persona e un attimo dopo mi pento di non averlo fatto. Ma ora è solo così che posso credere di poter guardare paesaggi diversi dalla mia finestra ogni mese ma non è nemmeno questo è sapere di riuscire ad avere mille idee ogni giorno e progetti in cui credi da condividere con gente che ci mette entusiasmo come te, che la routine è il male da evitare, che ci vogliamo credere che possiamo riuscire ad avere tra le mani un sacco di cose belle a cui noi abbiamo dato forma che abbiamo creato noi e così quella finestra non annoierà, che rimanga la stessa o che cambi ogni giorno.
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mercoledì 15 novembre 2006 - ore 01:57
you’ll probably think this song is about you
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Domani vi posterò qualcosa che ho scritto qualche giorno fa. 2 tre o 1 giorno non ha importanza. ma stasera è dedicata ai viaggi in macchina. ai ritorni dalle feste, quando hai la musica giusta, quando pensi a quello che è appena stato, quando lasci un’atmosfera e ti chiedi perchè a volte ti rendi conto solo dopo del poco tempo che c’è stato o ti hanno lasciato per salutare una persona, dei viaggi che si dicono di fare e che solo con pochi provi la sensazione di poter fare realmente e con uno o 2 nella vita farai concretamente. io la parte della donna che non ci crede la recito soltanto, in realtà mi affeziono ad ogni cellula della vostra pelle, ad ogni particella di odore che emanate, e quando vi vedo vicino ad un’altra mi viene da scappare, e quando non mi date l’attenzione che vorrei mi viene da mollare tutto, come solo la paura sa fare. mi basta un bicchiere di vino in +, la musica e l’atmosfera per capire che sei partito davvero senza neanche il modo per dirti mi mancherai.
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domenica 12 novembre 2006 - ore 20:21
emersioni estive
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A volte arrivano via mail delle foto di questestate che rendono bene questinverno che è scoppiato.
Quel cielo lì mica cera.
Chi mi ha fatto la foto mica cera.
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venerdì 10 novembre 2006 - ore 17:46
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Fa un po’ bacio perugina ma si sa che le multinazionali non si possono evitare a volte...
"Il primo passo da fare è convincersi che l’amore è un’arte, come la vita è un’arte.
E la pratica di un’arte esige pazienza, tanta pazienza"
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giovedì 9 novembre 2006 - ore 14:17
Hai già iniziato a cercare lavoro?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Tu che ne hai 25 di anni sei ancora in tempo per stare dallaltra parte. Per ricoprirti di bianco e nella vita fare langelo semovente. pensaci"
"Dobbiamo cercare il modo per vivere di questo"
"Perchè mi guardi così?" "Perchè sono preoccupata per te. dove troverai lavoro? i tuoi fratelli avevano la testa più sulle spalle"
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giovedì 2 novembre 2006 - ore 12:03
E cammina... cammina...
(categoria: " Vita Quotidiana ")

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lunedì 30 ottobre 2006 - ore 18:52
Di Amori, di Luci, di Morti
(categoria: " Vita Quotidiana ")


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lunedì 30 ottobre 2006 - ore 10:39
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Teatro Stabile dell’Umbria - Fabbrica - Fandango - Associazione Centenario Cgil
Appunti per un film sulla lotta di classe
di Ascanio Celestini
con Ascanio Celestini
violoncello Roberto Boarini
fisarmonica Gianluca Casadei
chitarra Matteo D’Agostino
Teatro Morlacchi
Perugia
29 Ottobre 2006
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venerdì 27 ottobre 2006 - ore 17:57
Riempirsi gli occhi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Assisi si è spostata.
Ora è fuori dalla finestra del mio salotto, esattamente di fronte.
La vedo la mattina, ed è bellissima. Con nuvole nere o col cielo limpido.
La vedo a pranzo, ed è bellissima. Si allunga sulla collina e sembra che ci puoi passare i secoli lì dentro.
La vedo di notte, ed è qualcosa di inspiegabile. E’ luci, luna e pietre.
Davanti ad Assisi, solo per me, ha suonato Guccini:
ma che cosa c’è proprio in fondo in fondo
quando faremo 2 conti
e i giorni goccioleranno come rubinetti nel buio. E io ho aspettato che andassero a dormire mamma e papà rumeni: Mirella l’ho trovata in questa nuova casa, mi fa da mangiare, mi insegna ad arrangiarmi, e in cambio io la sto ad ascoltare quando si lamenta delle ambasciate, quando si lamenta perché è stanca dal lavoro, in cambio la faccio ridere un po’ e compro vino e birra per Mariano, il suo ragazzo, che mi fa le carezze e ride con me e mi prende in giro.
Loro sono andati a dormire, ho finito di lavare i piatti, ho finito la birra, guardavo la collina e pensavo che ci dovevo andare. Ho preso giacca, chiavi, casco e motorino e sono andata; e la strada nella notte era lunga e dritta dritta e di fianco niente fino alle salite. Ho parcheggiato, ho camminato, ho rivisto un sacco di luoghi, di cose, di ricordi che non ricordavo, ho ascoltato una chitarra sotto ad una chiesa, sono caduta da un’altalena.
E l’altra notte invece Assisi era di fianco a me, al tavolino da pic-nic e non faceva freddo, sarà stato il vino a scaldare e quanto ho parlato che non mi ricordo nemmeno cosa ho detto, ma carletto mi stava ad ascoltare, finalmente qualcuno e parlavo solo per quello. Il cinema è saltato perché in sala alle 22.30 c’eravamo solo noi e “ ‘i altri se faranno i film su me e te, vedrai”. Ma a me che me ne importa? Ben poco, perché qui parlare degli altri è pratica quotidiana ma non ci voglio rientrare dentro quei vortici di fiato e così le persone cerco di seglierle bene e Carlo è il mio esperto di trash televisivo, il mio Michi umbro, che così mi sembra di partire con 5 anni di vantaggio.
Mi è venuto a prendere a casa e si è messo a parlare di Antonellina Clerici con gli altri. “Gli altri” abitano qui con me, sono arrivati da poco e li ho visti ancora meno, ma so che fanno un gran casino, e io vorrei dormire. Non voglio lamentarmi – anche qui – del sonno, ma l’altro giorno da Torre Annunziata siamo tornati alle 3. E io pensavo a così tante cose che prima delle 4 non sono riuscita a chiuderli gli occhi. La Tere all’Eurobar e fuori dalla porta le bancarelle, i dolci, la festa, le luci, parole napoletane, l’Atmo… fanno uno strano effetto. Il nostro “caffè&gelato-da-Grom” ha cambiato scenario per un giorno.
E anche Massimo c’ha Assisi fuori dalla finestra. L’ho vista ieri quando mi ha invitato a pranzo da lui. Gliel’ho detto a Massimo che ha gli occhi buoni, che mi viene facile fidarmi di lui. Massimo aveva i capelli lunghi e la barba ancora + lunga, pareva Gesù. Poi una mattina si è svegliato in ospedale e si è accorto che glieli avevano tagliati: Massimo è caduto da 6 metri, ospedale, coma, ma niente lo ferma. Lui è quello che saliva le impalcature anche con la gamba ingessata. Lui è quello che scherza sempre, sorride e saluta tutti. Che io non l’ho mai visto arrabbiato. Quello che mi offre sempre il caffè, il suo rigorosamente corretto. Quello che è nato in una via che non c’è più, quello con cui fare la spesa è un’avventura, quello che mi regala i cioccolatini. Quello che mi porta a cena con 4 magazzinieri di Udine: tatuaggi, muscoli, capelli lunghi, canottiere bianche e bestemmie. Ma ci sono andata e sapevo che mi sarei divertita, a bere rossa e a sentir parlare una lingua geograficamente + vicina alla mia. A stare con persone che sono proprio così, come le vedi. Niente di +, finalmente.
E loro oggi partono, “si ritorna a casa, posto anche x te sul camion se vuoi ce n’è”. E sarei salita al volo, senza paura, senza salutare nessuno.
Ma 1 settimana d’anticipo è un po’ troppo, e mi ci vuole intera x abituarmi all’idea di cambiare di nuovo tutto, per rendermi conto che torno a rivivere le cose con voi.
E poi c’è la laurea di Vitto da organizzare.
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lunedì 16 ottobre 2006 - ore 15:29
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Per il resto la mia vita qui x ora è fatta di cose come...
feste della birra a Roma e veri crucchi importati


personaggi strani


spettacolarità


e 2 cose che continuano a seguirmi e perseguitarmi

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