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Thelma, 26 anni
spritzina di Padova
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Magda Szabò

HO VISTO













ho rivisto:




prove di uccellomania;

una Lubitel;

lune nei pozzi e giocolieri infuocanti;

brigatiste e gente del nord est;

acciotolati mantovani;

dalle fessure di una maschera;

Schio affacciata dal teatro;

galeoni, cavalli e baci;

trampoli fuochi e colline;

olio e brillantini;

lettere di carta;

...

STO ASCOLTANDO



sufjan stevens
Antony and the Johnsons

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

le mie scarpe di cuoio

ORA VORREI TANTO...

liberarmi di me x un po’

STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...

fritto misto

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) non riuscire + a trovare persone capaci di essere dolcemente sincere..
2) essere tradita dalla persona a cui piu\' tenevi,sentirti usata e poi derisa alle spalle...
3) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
4) Andare a letto la sera (da solo) svegliarsi la mattina , andare a lavorare , e poi rifare sempre le stesse cose.E se tichiedono come va , rispondi :"BENE"!!!!!!

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) il gelato!!!
3) fare quello che vuoi senza che qualcuno o qualcosa te lo impedisca
4) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
5) ridere fino a stare male
6) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
7) Sapere di poter dormire la mattina dopo....


"Questa è soltanto la sua cassetta. La Susanna che volevi sta fuori"





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venerdì 18 novembre 2005 - ore 01:40


per chi non conosce G. e per chi sì
(categoria: " Vita Quotidiana ")











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venerdì 18 novembre 2005 - ore 01:19


branciaroli. cerca che ti ricerca la Medea.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




e poi vedi certa gente salire sul palco come se fosse a casa sua alla sua cena di compleanno e tutti sono obbligati a cantare "perchè è un bravo ragazzo..".
spalle dritte, petto pieno, voce che anche tu che sei in fondo non perdi nemmeno nei toni + bassi (sarà perchè non ci sono?).
tu sei il pubblico, e sei inferiore. ma con rispetto!

"medeeeeeeeeeeeeea! ahi! me tapina!"

bo. c’è gente che non riesce a salire nemmeno il primo gradino che porta sopra un palco,
e gente che dal palco non riesci a staccarli nemmeno buttandoli giù. se guardi bene sono quasi incollati. come i soprammobili che se li sposti hanno polvere tutto intorno e lasciano la forma.
che allora dici e se nella mia vita mi scappa di mano il barattolo della fiducia (quella in sè) e divento così?
(sono consigliati 2 cucchiaini da caffè al giorno, non di più)
se lievito troppo?
devo tenere d’occhio la pancia. mi sa che inizia da lì.



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domenica 13 novembre 2005 - ore 19:11


i suggerimenti degli amici (?)
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Fabio scrive:
io se fossi in te avrei fatto un blog intitolandolo
Fabio scrive:
la dò al 2100 visitatore


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domenica 13 novembre 2005 - ore 18:57


+393492.....
(categoria: " Vita Quotidiana ")



vedrai.
E’ l’ultimo dolore.
una cosa non è finita in fondo dentro di te fino a che non superi quet’ultimo scoglio.
Poi sei libera.


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sabato 12 novembre 2005 - ore 22:29



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Silenzio, silenzio di tomba, non può durare questo silenzio. Si sente un gorgoglìo: blo-blo-blo-blob, ah non è niente, una pancia, blo-blo-blo-blob, sono liquidi che si muovono, si spostano, normalissimo, non mi fanno paura le cose scientifiche, blo-blo-blo-blob. Però una pancia che brontola è sempre un po’ fastidiosa, eh: non si sa mai se è la sua o la mia. Bisognerebbe amarla una pancia, voglio dire… dentro, invece di restare sempre in superficie. Bisognerebbe amare tutto di una persona, il fegato, lo stomaco, la coratella! Bisognerebbe esporle le cose, farle vedere. Guarda le stelle marine, sempre con lo stomaco di fuori. Poi mica discorsi eh! Mai viste far teorie sull’amore, le stelle marine. Bisognerebbe parlare di meno e andare in giro con tutto di fuori. Oddio, Non so se lei mi piacerebbe col fegato in mano. Mancanza di abitudine, bisognerebbe studiare un po’ d’anatomia, si fa per dire, invece di fare l’amore così a cazzo!
L’ho sempre detto: se vuoi sciupare l’amicizia con una persona… facci all’amore.
E dopo? Ci vuole troppa comprensione per trasformare in dolcezza una cosa venuta male.
Ti rimetti la camicia, lentamente, ti allacci una scarpa e questa operazione ti sembra che duri tutto il pomeriggio. Pomeriggio? Non importa… ti-tic ti-tic ti-tic ti-tic…

G.



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venerdì 11 novembre 2005 - ore 01:19



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Sei triste da giorni, forse settimane. E non capisci cosa vuoi esattamente, cosa ti serve per essere di nuovo contenta.
Poi succede che una sera finisci di lavorare, piove, ma fuori c’è qualcuno che ti aspetta comunque. Bevi uno spritz annacquato, sotto un portico pieno di gente, che ti dà solo fastidio. Non hai voglia di parlare tanto, al solito. Ma quella persona capisce lo stesso, perché ogni volta che alzi gli occhi lo trovi sempre ad osservarti. Lo capisce sempre, quando c’è qualcosa che non va. Il punto è che capisce sempre anche cos’è che non va, meglio di me.
Poi ti parla, ti racconta cose sue, cose che non si dicono a tutti. E tu ti senti importante. Ti coccola con le parole, ma parole concrete, che arrivano con un peso, un suono, un colore, un profumo e uno sguardo. Sono parole che puoi anche tenere in mano, guardare e mettere in tasca.
E poi nello stesso momento ti giri, e vedi un’altra persona che ti abbraccia, dopo tanto tempo. E la stretta è sempre uguale. Ti tiene lì per un po’, come fa lui. E tu ci stai lì, con un sorriso ebete sulla faccia e gli occhi chiusi, a gustartelo quel calore.
E allora poi torni a casa, alla fine, dopo che hai corso in 2 sotto un’ombrello da 1 (forse mezzo). E quella sera non hai voglia di accendere il computer.
E così capisci. Capisci perché sai già che la tristezza nei prossimi giorni, un po’ alla volta, passerà. Perché avevi bisogno proprio di questo: di abbracci grandi, da sprofondarci dentro, di parole che vengono da un viso che puoi guardare dritto dritto, di vedere come si muove quel corpo, di sentire il suono di quelle parole. Di osservare.
Mi ero abituata troppo a parlare scrivendo, a visi sostituiti da faccine, a baci virtuali, a ridere senza sentire il suono della risata né vedere il bianco dei denti.
Avevo bisogno di tornare a casa col sapore dell’alcool ancora sulla lingua, coi pantaloni inzuppati e delle storie nella testa. E il sorriso ebete ancora lì.
Occupiamo dello spazio, perché siamo corpi; costruiamo tempo.
Due persone e in mezzo momenti e sensazioni da condividere. Una storia da costruire.
Due persone e in mezzo 2 tazze di caffè.




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domenica 6 novembre 2005 - ore 20:44



(categoria: " Vita Quotidiana ")



La Carta della Sessualita’
L’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) ha riunito 5 esperti per preparare la Carta della Sessualita’, un documento ufficiale che riconosca il sesso come un diritto di tutti.
L’iniziativa e’ stata studiata soprattutto per cambiare la mentalita’ delle persone nei confronti delle malattie e disfunzioni sessuali o degli handicap che limitano la normale vita sessuale di una persona.
Ecco i 5 articoli della Carta:

Articolo 1
La salute sessuale e’ un diritto, riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ nel 2002.
Articolo 2
La salute sessuale conosce la piena espressione quando uomo e donna sono vicendevole oggetto di desiderio e soggetto di piacere.
Articolo 3
Nessun fattore sociale, psicologico, fisico deve costituire vincolo al pieno raggiungimento della salute sessuale individuale e di coppia.
Articolo 4
Quando e’ vissuta consapevolmente e senza alcuna forma di disagio, la vita sessuale contribuisce alla piena attuazione della persona. Per questo, la vita sessuale deve essere legittima aspirazione di ogni essere umano.
Articolo 5
Qualsiasi ostacolo al piacere sessuale, e quindi alla piena attuazione della persona, deve essere affrontato con la piena consapevolezza delle soluzioni oggi esistenti per il recupero di una sessualita’ di valore.


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venerdì 4 novembre 2005 - ore 15:11



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lei disse misteriosamente "Sarà sempre tardi per me quando ritornerai".
E lui buttò un soldino nel mare, lei lo guardò galleggiare, si dissero "Ciao!"
per le scale e la luce dell’alba da fuori sembrò evaporare.




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mercoledì 2 novembre 2005 - ore 00:20


canzone consigliata: "Oh sister", Bob Dylan
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Un caffè e un cappuccino sul tavolo, in un bar di passaggio, capitati lì per caso, dopo un incontro che sembrava quasi fatto apposta. “Beviamo qualcosa mentre aspettiamo?” E ti ritrovi a parlare con una persona che a pelle stimi, anche se non ne sai molto, e ti meravigli che si metta a raccontarti di se’ così facilmente. E che non smetta. Ma è piacevole, e quando accenni a voler parlare tu, si ferma e ti ascolta con attenzione.
Si parla di libri, di maestri silenziosi, di maestri da cui puoi imparare anche quando non insegnano, di accademie e di personaggi. E ti ricordi persino, improvvisamente, di quando eri piccola, vivevi in un’altra casa (la Casa, quella dell’infanzia, quella in cui hai + ricordi) e c’era un accumulo incredibile di Topolini, tra te e i tuoi fratelli. Che a volte ci si sbagliava e lo si comprava pure doppio. E ogni tanto eri in giardino a giocare e qualcuno lanciava l’idea di fare una bancarella e allora si correva su a casa, si pigliava tutto quello che di inutile si aveva e si tornava giù. Tutti avevano in mano almeno un Topolino da vendere. E mettersi lì e aspettare la gente era sempre emozionante: fissare chi si avvicinava per vedere se sceglieva una delle tue cose, prendere in mano i soldi e tornare a casa la sera contenta, ma anche un po’ delusa perché pochi si fermavano e ancora meno compravano. Che poi, neppure mi ricordo cosa ci facevo con quei soldi…
E ti metti a parlargli di queste cose, ma ti fermi perché capisci che possa non essere molto importante per lui. Mi guarda, quando non abbassa gli occhi, persi tra la barba in quella faccia che pare enorme. Ti racconta di come può cambiare la vita in 3 anni, e tu proprio non riesci ad immaginartelo coi capelli lunghi a suonare metal.
Cambia la vita in 3 anni, sì. Anche se non ti tagli i capelli o non ingrassi, e rimani come sei. Non sempre si nota subito che sono passati 3 anni, non sempre i cambiamenti si notano alla prima occhiata.
E poi bum, ti trovi di nuovo in quella casa di prima, quella dei Topolini. E ti vedi ad origliare alla porta del salotto, con le lacrime agli occhi perché sei lì che non puoi entrare e nemmeno puoi fare niente. Lo facevo spesso, da piccola. Origliare intendo. Seguire una scena senza essere vista. Anche una scena qualsiasi: mia mamma che cucinava, mio padre che guardava la tv o Albe che leggeva in camera sua. Mentre adesso mio fratello si è chiuso in salotto con un suo amico, che è corso appena lui l’ha chiamato. La morosa-da-sempre l’ha mollato e lui è a dir poco disperato. L’amava come non mai, me lo ricordo bene. E adesso singhiozza, si sfoga con l’amico, ha lo sguardo velato. Allora pensava che fosse tutto finito, pensava di aver perso la donna della sua vita. Ed era ben chiaro anche in casa il senso di dolore che si può provare quando una relazione di 5 anni si rompe. E tu ne hai 25. (Strano – penso – quando qualcosa di simile è successo a me (succede a tutti, prima o poi) non mi sono ricordata di quella volta di mio fratello…) In casa si stava male tutti per lui. Non si riusciva a vederlo con nessun altro che non fosse lei.
E ora sono passati 10 anni e si è sposato (con un’altra donna), divorziato, convive (con un’altra ancora) e ha un bambino, e sta a km e km di distanza da qui.
E in quel momento non riusciva a concepire la sua vita il giorno dopo. In quel momento alzarsi la mattina gli pesava.
Io origliavo, e stavo male perché non ero capace di abbracciarlo.
Le saracinesche si abbassano, fuori è buio pesto, iniziano a mettere le sedie sul tavolo. Mi offre il caffè e io quasi non me ne accorgo, ancora persa con la testa in altre sensazioni. Usciamo, e ci incamminiamo.
Uno di quei pomeriggi che ti dimentichi in pochi giorni, pomeriggi inaspettati, strani. Che capitano per caso e spariscono in fretta, come bolle di sapone. Pomeriggi che, quando ti ritornano in mente, ti fanno sorridere di malinconia.



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mercoledì 26 ottobre 2005 - ore 14:33



(categoria: " Vita Quotidiana ")




oddio quant’è bella!
oddio quant’è vera!

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