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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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Occhi innocenti che chiedono PERCHÉ








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LE MOTIVAZIONI DEL NOME NO USA

(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)

CLICCA QUI





60 MINUTES

Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq:
We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?

Secretary of State Madeleine Albright:
I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.








Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq:
Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?

Segretario di Stato Madeleine Albright:
Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.

(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).



VECCHI POST:


RABBIA
LA VISIONE E LA LETTURA DI QUESTO POST SONO CONSIGLIATI AD UN PUBBLICO ADULTO E NON IMPRESSIONABILE



SERIE The New World Order

Premessa (tiredbrain)

INTRO - Lost in translation (tiredbrain)

PARTE I - 9/11: Segnali di congiura (tiredbrain)

PARTE II - La fabbrica delle illusioni (SebackiZ)

Parte III - DNA e codice a barre (666) (SebackiZ)

PARTE IV - 9/11: Un piano inesistente/L’ipotesi alternativa (tiredbrain)
Parte V: Il vero obiettivo è l’Iran (SebackiZ)

PARTE VI - 1 - Il programma dei Protocolli dei Savi di Sion (SebackiZ)

PARTE VI - 2: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 1 (SebackiZ)

PARTE VI - 3: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 2 (SebackiZ)

PARTE VI - 4: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 3 e 4 (SebackiZ)

PARTE VI - 5: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 5 (SebackiZ)

PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE VIII - IL NEMICO: 1) Il circolo Pinay (SebackiZ)

Parte IX - Imperialismo americano: 60 anni per un Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE X - IL NEMICO: 2a) Il Gruppo Bilderberg (tiredbrain)

Parte XI - Censura e controllo dell’informazione (tiredbrain)




SERIE Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

Parte V



POLITICA E INFORMAZIONE

La fine di Internet

(ANSA - Cuba)

Crude Designs

Arab Woman’s blues

Ricordare Sabra e Chatila

Attività nucleari iraniane

Il manifesto censura i palestinesi

The Decider

In risposta a Pogues!

La mercificazione della donna

Dalla parte di ...

Lettera aperta al presidente della repubblica italiana (di Mauro Manno)

Venite adoriamoli

Meglio tardi che mai

Tutto è cominciato da...

Come si diventa terrorista?

United cruelties of Benetton

Torniamo a parlare di ambiente



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DEEP PURPLE

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OPERATION IVY

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Er Buchetto

Stream of Consciousness

Jobs & Careers - II

Jobs and Careers - I

Le dodici fatiche di Asterix

Tofana di Rozes

Versace ... n’artro goccio (di plasma)

Makalu

Roma meeting

Aquile orfane









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lunedì 1 settembre 2008 - ore 15:57


IL PENULTIMO ...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dove l’ho letto?
Per quanto io mi sforzi non ricordo...
Si parlava di quando gli irlandesi emigravano in America, e venivano trattati come cani.

Poi venne la volta degli italiani. E allora gli stessi irlandesi, che erano in America già da prima, trattavano gli italiani come cani.

Sindrome del penultimo, o qualcosa del genere, era stata definita così.
Sarebbe l’atteggiamento che porta il penultimo ad assumere nei confronti dell’ultimo lo stesso atteggiamento che altri, a suo tempo, assunsero nei suoi confronti, quando era lui ad essere l’ultimo.

Stornelli d’esilio

O profughi d’Italia a la ventura
si va senza rimpianti nè paura.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.

Dei miseri le turbe sollevando
fummo d’ogni nazione messi al bando.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.

Dovunque uno sfruttato si ribelli
noi troveremo schiere di fratelli.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.

Raminghi per le terre e per i mari
per un’Idea lasciamo i nostri cari.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.

Passiam di plebi varie tra i dolori
de la nazione umana precursori.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.

Ma torneranno Italia i tuoi proscritti
ad agitar la face dei diritti.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.


Autore: Piero Gori
Anno: 1904
Fonte: www.ildeposito.org



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lunedì 18 agosto 2008 - ore 11:37


Asterix e le 12 fatiche - back again
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nulla di paragonabile alla mitica giornata al Tribunale di Roma, di cui parlai tempo fa in un post (e al quale ho provveduto a inserire il link in testata), ma anche l’Arma scherza poco quanto a burocrazia.

Dunque, la disavventura comincia in quel di Fiorenzuola di Focara (PU) di cui al post precedente, ove ci siamo recati anche lo scorso fine settimana per un ferragosto al mare (che si è poi rivelato un ferragosto sotto la pioggia e i fulmini).

Scarichiamo i bagagli, entriamo in casa, mangiamo, pennica di due ore, e appena ci svegliamo ci prepariamo per la spiaggia. E qui mi accorgo che non trovo più il portafogli. Cerca di qua, cerca di là, qualche santo e qualche cristo tirati giù tanto per tenersi in allenamento e scaricar la colpa su qualcuno ... ma niente.
Via con la trafila:
- chiamo la banca e blocco la carta e il bancomat. Nessun movimento nelle ultime ore. Bestemmio lo stesso perché anche se è una piccola buona notizia sono comunque incazzato;
- Faccio mente locale per ricordare quanti soldi c’erano e quali documenti avevo dentro;
- Bestemmio di nuovo;
- 70 euro + carta di identità, patente con foto rarissima e introvabile di mio fratello, codice fiscale, libretto sanitario;
- Ci prepariamo per andare dai carabinieri a far la denuncia;
- Durante il tragitto tiro giù i santi di un altro paio di mesi.

Senza pensare a tutto quello che dovrò fare per rifare i documenti, arrivati dai carabinieri mi preoccupo solo del permesso di guida provvisorio, altrimenti sono cazzi.
E qui la prima "perla" di burocrazia:
- "Per il permesso di guida mi serve un documento di identità valido" - mi dice il tutore dell’ordine
- "Eh come faccio a darglielo se le ho appena detto che ho perso il portafogli con i documenti dentro?" - rispondo io
- "Mi dispiace ma non posso fare altrimenti, le devo solo fare la denuncia. Si ricorda almeno il numero della carta di identità?"
- "No non me lo ricordo, l’ho rinnovata da pochissimo, ma se riuscissi a procurarmelo servirebbe a qualcosa?"
- "Solo per la denuncia, il permesso di guida non posso comunque rilasciarlo perché mi serve la carta di identità in originale"
- "Ma scusi, se vado a votare senza documenti basta che una persona certifichi la mia identità per rimediare. Se posso perfino votare con un’autocertificazione perché non posso avere un permesso di guida?"
- "Eh lo so mi dispiace ma è la legge io non posso farci niente. Bisognerebbe sempre fare in modo che la carta di identità non sia tenuta insieme alla patente" (N.B.: L’uso del congiuntivo e del condizionale è una licenza di chi scrive. I carabinieri si esprimono solo con il presente indicativo e l’imperfetto)

Tante grazie per il suggerimento. Intanto me la prendo nel culo, e penso a tutto quello che dovrei fare lunedì, cioè oggi, a Genova:

- Andare in comune e farmi dare il numero della carta di identità;
- Andare dai Carabinieri e integrare la denuncia inserendo anche la carta di identità;
- Tornare in comune con la denuncia e farmi rilasciare una nuova carta di identità;
- Tornare dai Carabinieri con la nuova carta e farmi rilasciare il permesso di guida.

Intanto decidiamo di non rovinarci il pomeriggio e andiamo al mare.
Però continuo a bestemmiare, non si sa mai.

Salta fuori che il portafogli era in un cassetto, a casa.
Salta fuori che in quel cassetto non ce l’avevo messo io, ma passi, va bene così.
Nonostante la bella notizia per i 70 euri recuperati mi mantengo in allenamento e continuo a bestemmiare, non si sa mai.

Dopo aver fatto delle nuove foto tessere si torna dai carabinieri. Questa volta l’appuntato è una donna. "Cazzo!" esclamo. Ho sempre pensato che il sesso femminile fosse una spanna sopra.
Poi mi renderò conto che quando diventi carabiniere le differenze di sesso si appiattiscono, un po’ come gli organismi monocellulari che si riproducono per mitosi.
Mi presento tutto contento perché penso di poter ritirare la denuncia.
- "Ho ritrovato il portafogli"
- "Sì ma tanto ormai i documenti non sono più validi, è stato segnalato lo smarrimento"
- "Eh, ma non si può allo stesso modo segnalare il ritrovamento?"
- "No perché è una banca dati europea e non si può far niente"
(Va beh, penso, l’importante è che non ho denunciato lo smarrimento della carta di identità, quindi con quella posso avere il permesso di guida)
- "Ecco le mie foto, le serve altro?" - domando in modo innocente ma con intenti bastardi
- "No no va bene così"
(Sì, e la carta di d’identità non la vuoi, idiota in divisa?)

Mi siedo. Due minuti dopo:
-"Mi scusi, mi sono dimenticata di chiederle anche la carta di identità"

Ma va?

Alla fine mi dà indietro le foto e il permesso di guida, prendo tutto e me ne vado.
Una volta a casa ci accorgiamo che non mi ha restituito la denuncia.
Che palle cazzo.
Dopo pranzo torniamo alla caserma. Parcheggio davanti, scendo dalla macchina e la deficiente esce e mi viene incontro con la denuncia in mano e un sorriso idiota.

Ma cazzo c’era il mio numero di cellulare sulla denuncia. Potevi anche chiamare. E se io stessi partendo senza accorgermene?


Dulcis in fundo, un estratto dalla denuncia:

"Sono stato vittima di smarrimento il 14/08/2008 alle ore 15:30 in non previsto/altro. Il fatto è avvenuto a Gabicce Mare (PS), FIORENZUOLA DI FOCARA. La refurtiva del fatto è composta da:


... eccetera eccetera

"Vittima di smarrimento"?
"Refurtiva"?

Bah, carabinieri.


Per conlcudere, un paio di suggerimenti per il nanetto libidinoso che ci governa (nella felice definizione di Cossiga) e i suoi accoliti fascistoidi:

1) Perché farsi tante seghe mentali sulla sicurezza e sulle impronte digitali agli stranieri quando il privato cittadino, quando vuole, non ha nemmeno il modo di dimostrare la sua identità?

2) Come fare a convincere gli italiani a farsi schedare tutti quanti come tanti criminali fornendo le proprie impronte e i propri dati? basta dir loro che in questo modo quando perdono i documenti non ci vuole un cazzo a rifarli. Basta andare in questura o in caserma, dare nome e cognome, e come nei telefilm americani appare la scheda anagrafica con foto, impronta, dati anagrafici e numero dei peli che hai nel culo.

Semplice no?




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mercoledì 6 agosto 2008 - ore 07:28


UN PO’ PIU’ A SUD DELLA ROMAGNA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


... C’è il territorio pesarese, la provincia più a nord delle Marche.

Fiorenzuola di Focara (PU)


A 7 km da Pesaro, su una collina all’interno del Parco Naturale del Monte San Bartolo



Da qui la vista spazia sull’entroterra marchigiano e romagnolo, con Gradara in primo piano e il colle su cui sorge San Marino lontano sullo sfondo


Per andare in spiaggia, un sentiero percorribile solo a piedi o in navetta, 170 metri di dislivello per 1 km e mezzo circa di strada (siamo pur sempre dentro un parco naturale)






La spiaggia è libera.
A sud est, si scorge a malapena Pesaro


A nord ovest, un promontorio oltre il quale si trovano Gabicce Mare e successivamente la costa romagnola


Sotto la fontanella, una sorpresa



Beh, dopo tutti questi anni trascorsi un po’ in giro, è proprio giunto il momento di tornare a casa

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lunedì 28 luglio 2008 - ore 21:15


LORO possono
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Missile Usa in Pakistan, obiettivo chimico di al Qaeda

Fonte: Yahoo news/Reuters

link

WANA, Pakistan.
Un attacco missilistico, che si sospetta sia stato compiuto dagli Stati Uniti, contro una scuola coranica pakistana vicino al confine con l’Afghanistan, ha provocato oggi la morte di sei persone, tra le quali potrebbe esserci un esperto di armi chimiche e biologiche di al Qaeda. Lo hanno detto responsabili della sicurezza pachistani.

Secondo una delle fonti, Abu Khabab al-Masri, un chimico egiziano considerato uno dei principali artificieri di al Qaeda, potrebbe essere stato l’obiettivo del raid.

L’attacco, avvenuto prima dell’alba, ha distrutto un edificio vicino a una madrasa usata dai militanti vicino al villaggio di Azam Warsak, a 20 chilometri da Wana, la principale città del Waziristan del Sud, la regione tribale nota per essere un rifugio dei talebani e dei sostenitori di al Qaeda.

"Abbiamo sentito che Abu Khabab al-Masri potrebbe essere stato ucciso nell’attacco, ma non ci sono conferme in quanto nessuno è potuto recarsi sul posto", ha detto a Reuters un funzionario della sicurezza, coperto da anonimato.

Il 55enne al-Masri ha una taglia Usa di cinque milioni di dollari sulla sua testa è già in precedenza era stato dato per morto.

L’attacco, uno dei tanti compiuti negli ultimi mesi, è stato sferrato poche ore prima che il primo ministro pachistano, Yousaf Raza Gilani, incontrasse il presidente Usa George W. Bush a Washington per colloqui che hanno al centro la conduzione della guerra al terrorismo.

Gli Stati Uniti, allarmati dal crescente numero di caduti tra le forze occidentali in Afghanistan, vogliono che il Pakistan faccia di più per contenere la minaccia di al Qaeda e dei talebani nel suo stesso territorio.

"Almeno tre missili hanno colpito la casa alle 4.00 circa (ora locale, la mezzanotte ora italiana), uccidendo sei persone e ferendone tre", ha detto un funzionario di intelligence della regione.

Un altro funzionario ha detto che nella zona è stato sentito il rombo di un aereo, il che fa pensare al lancio di un missile da un aereo radiocomandato statunitense.



Eh sì, "Loro" possono


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giovedì 10 luglio 2008 - ore 07:29


LE ALI DELLA LIBERTA’
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Eluana Englaro è libera, dopo sedici anni di non-vita.
Il diritto, costituzionalmente garantito, di rinunciare alle cure mediche, viene ancora una volta falsamente etichettato con il nome "eutanasia", e i giudici e il padre di Eluana appaiono quasi come assassini.

Che differenza c’è tra un essere in stato vegetativo attaccato a una macchina e un malato perfettamente cosciente che rinuncia ad esempio a farsi trapiantare un organo e muore?
Che differenza c’è tra un essere in stato vegetativo attaccato a una macchina e un testimone di geova che rinuncia ad una trasfusione e muore?

Perché ai primi deve essere imposta una non-vita, come fossero piante da appartamento, senza alcuna speranza di ripresa delle funzioni vitali, mentre ai secondi viene permesso di morire nonostante un trapianto o una trasfusione possano salvarli?

- Diritto di rinuncia alle cure mediche;
- Parità e uguaglianza di fronte alla legge;
- Ripudio della guerra;
- Separazione dei poteri;
- Laicità dello Stato;

Questi alcuni dei principi sacri della nostra Costituzione che oggi vivono praticamente solo sulla carta.
Un potere politico che cerca di imbavagliare e sottomettere il potere giudiziario.
La chiesa che si intromette nella legge di uno Stato laico, che suggerisce di impugnare una sentenza dello Stato italiano, con il benestare del potere politico. Quest’ultimo non esita invece a delimitare i confini della magistratura, ordinandole di non intromettersi nella funzione legislativa.

Quanta incoerenza!

Anche la nostra Costituzione sopravvive in stato vegetativo attaccata ad una macchina?
Gli incoerenti difensori della vita ad ogni costo, anche quando è non-vita, trovano conveniente mantenerla in stato vegetativo?

Da sentenze come quella di ieri, scintille sporadiche di vita della nostra Costituzione da chi (i giudici) è rimasto a difenderla finché forse, un giorno, qualcuno "staccherà la spina".

Nel frattempo, Eluana è libera.


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lunedì 30 giugno 2008 - ore 15:53


SE MI RILASSO COLLASSO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dunque, come accennavo nel post precedente, il giorno del mio trentasettesimo compleanno mi è stata regalata l’opportunità di fare una cosa che sognavo da una vita.

Ovviamente (ma dovevo aspettarmelo), le cose non sono andate proprio lisce.

Le foto sono sfocate perché in realtà sono fotogrammi di un video, catturati con bsplayer.

Insomma, speravo di farmi un trenta secondi di caduta libera, e invece, non si sa ancora come mai, dopo pochissimo abbiamo iniziato a girare come un’elica (pare che si chiami "entrare in vite"), e l’istruttore (un cubano che quando mi diceva le cose non si capiva un cazzo) ha dovuto tirare la cordicella un bel po’ di tempo prima.

Morale della favola: a tremila metri stavo appeso come un salame con un’ imbragatura strettissima, dopo aver fatto quattro giravolte che mi hanno permesso di vedere il panorama a trecentosessanta gradi.



L’aereo era una carretta stile indiana gions, con scritto HEY-DY sulla carlinga (forse si chiamava così)





Ci avrà messo venti minuti per arrivare in quota


Questi son quelli che si son lanciati prima di me


E poi è venuto il mio turno








Per farla corta: credevo che un’esperienza del genere mi mandasse l’adrenalina a mille, e invece ero tranquillo, ma così tranquillo, che sembrava che al mio posto ci fosse un altro...
Sì... porca troia, così tranquillo e rilassato che devo aver avuto la pressione minima a 30...

Boh. Vabbè che non sono nuovo a questi episodi (vedere post precedenti su quando ho donato il sangue - "Versace ... n’artro goccio") però stavolta non mi sono sentito male, mi sono divertito e lo rifarei. Per atterrare, sono atterrato sulle mie gambe, e son rimasto in piedi.




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venerdì 27 giugno 2008 - ore 18:25


COSE DA FARE ...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Aggiornato al 27 giugno 2008

- Lanciarmi almeno una volta col paracadute da 4000 metri;
- Raggiungere la vetta del Monte Antelao;
- Percorrere il Sentiero Ferrato Ivano Dibona;
- Mettere il culo fuori dall’Europa
- Rivedere un’eclissi totale di sole, ma che ci sia il sole, non come l’ultima volta che pioveva
- Viaggiare sulla Transiberiana da Mosca a Pechino
- Vedere il sole di mezzanotte
- Portare “i bambini” in vacanza a Rovanjemi
- ….



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venerdì 9 maggio 2008 - ore 14:50


ERA UNA NOTTE BUIA DELLO STATO ITALIANO ...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quella del nove maggio ’78

Per dirla al modo dei Modena City Ramblers

Oggi i giornali e i TG ricordano i 30 anni dal ritrovamento del corpo di Aldo Moro.

Oggi, con molta meno enfasi, forse qualche giornale e qualche TG spero si degni di spendere due parole anche per Peppino Impastato, morto quello stesso giorno di 30 anni fa.

Dedicato a tutti coloro che lottano perché un mondo migliore sia possibile





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giovedì 8 maggio 2008 - ore 14:49


IL SALONE DI TORINO CONTESTATO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


DI VALERIO EVANGELISTI
Carmilla on line
Fonte: www.carmillaonline.com/
Link: http://www.carmillaonline.com/archives/2008/05/002629.html
5.05.08

Reperibile anche su

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4600


Il 10 maggio ci sarà, a Torino, una manifestazione nazionale contro il Salone del Libro di Torino. Credo che sia la prima volta che viene indetto un corteo contro una fiera letteraria. Eppure, prima di chiedersi se ciò abbia un senso, ci si dovrebbe domandare quanto di effettivamente letterario ci sia nel Salone del Libro, e quanto invece vi sia di politico.

La scelta della Salone del Libro di Torino di celebrare la nascita dello Stato di Israele, alla base della protesta, ha origini sospette e contenuti ambigui.

Non è normale che a proporre (imporre?) l’evento alla Fiera del Libro di Torino e al Salone del Libro di Parigi sia stato lo stesso governo israeliano. Di solito, eventi del genere sono proposti dal Ministero della Cultura di un paese, dall’associazione degli editori o da organi simili.

Non è normale che gli autori invitati, per partecipare al Salone di Parigi, abbiano dovuto sottoscrivere una dichiarazione con la quale si impegnavano a non criticare il loro governo (vedi qui).




Non è normale fingere di ignorare che la data del 1948 celebra sia la nascita di Israele che la cacciata di centinaia di migliaia di palestinesi, con il terrore, dai luoghi in cui vivevano da secoli. Ciò è stato ampiamente documentato, tra gli altri, dallo storico Benny Morris (per inciso, israeliano e nazionalista) nel suo libro The Birth of the Palestinian Refugee Problem, Cambridge University Press, 2004, sulla base di una massa di documenti (si veda anche E.L. Rogan, A. Shlahim ed., The War for Palestine. Rewriting the History of 1948, Cambridge University Press, 2001). Celebrare un evento significa celebrare anche l’altro, concomitante.

Non è normale che la celebrazione della nascita di uno Stato - cosa abbastanza incongrua in una manifestazione letteraria - avvenga proprio mentre quello Stato, reduce dai bombardamenti sul Libano che nessuno ha dimenticato, attua su Gaza la più feroce delle sue azioni di strangolamento, tagliando l’elettricità, i rifornimenti alimentari, i medicinali e impedendo persino il transito delle ambulanze (già 130 palestinesi di ogni età, ammalati gravi, sono morti per questo).

Si dirà che a Gaza predomina Hamas. E’ vero, ma proprio Israele ha incoraggiato la crescita di Hamas, quando le serviva per logorare le altre forze palestinesi. Si veda J. Dray, D. Sieffert, La guerre israélienne de l’information. Désinformation et fausses symétries dans le conflit israélo-palestinien, La Découverte, Paris, 2002, pp. 53 ss. La stessa azione ha svolto l’assieme dell’Occidente. Lo ha documentato, tra molti altri, Alain Gresh, in una serie di articoli su Le Monde Diplomatique - per esempio questo. Gresh, sia detto per inciso, è di origine ebraica.

Non è normale, anche se rientra nel novero della mera goffaggine, tirare uno schiaffo all’Egitto, ritirando all’ultimo momento l’invito che gli era stato rivolto, sia pure informalmente.

La storia dei governi di Israele successiva al 1948 non è tanto più gloriosa, malgrado l’epica che le è stata costruita sopra.

Da ragazzino fui ingannato anch’io, e credetti che la "guerra dei sei giorni" fosse stata combattuta dal Davide Israele contro un Golia rappresentato dai paesi arabi aggressori. Persino questa realtà un tempo certa appare dubbia, dopo il libro di Benny Morris Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001. Ed. Rizzoli, 2001. Ciò che seguì è noto e non sto a riassumerlo. Una serie ininterrotta di espansioni territoriali giustificate con l’invocazione di un perenne “diritto all’autodifesa”.

Mi preme solo sottolineare, perché poco nota, l’azione internazionale svolta dallo Stato di Israele in quadranti del mondo estranei ai conflitti in cui era coinvolto.

Israele ha sempre sostenuto i Duvalier di Haiti, padre e figlio. Ha inviato armi e consulenti in Guatemala, in Honduras e tra i contras che attaccavano il Nicaragua sandinista. Ha tuttora forze consistenti impiegate nella sanguinosa antiguerriglia del presidente colombiano Uribe. Per non parlare del costante sostegno israeliano al Sudafrica pre-Mandela e ad altri regimi reazionari africani.

Del resto il regime interno israeliano, malgrado le apparenti forme democratiche, somiglia tantissimo all’apartheid del vecchio Sudafrica. Nessun arabo palestinese inglobato fin dal 1948, pur avendo cittadinanza israeliana da decenni, è ammesso nell’esercito, per dirne una. Il resto lo lascio alla testimonianza di un israeliano coraggioso, Yoram Binur, che si finse palestinese e in un libro, Il mio nemico, ed. Leonardo, 1981, narrò la sua esperienza terrificante. Binur non è affatto un filo-palestinese, tutt’altro. Si limitò a raccontare la verità.

Una verità che non ha fatto che peggiorare. E’ sotto gli occhi di tutti lo scandalo degli insediamenti di coloni ebraici in Gaza e Cisgiordania. Quanto più Israele si impegnava ufficialmente ad abbatterne, tanto più se ne costruivano. Ciò in nome del sempiterno richiamo al "diritto di Israele alla sopravvivenza", alibi per commettere crimini d’ogni tipo chiamati “autodifesa”.

E’ vero che frazioni di palestinesi, nella loro storia, si sono macchiate e si macchiano di eccessi sanguinosi, però non è superflua la domanda: chi ha cominciato? La Seconda Intifada iniziò con ragazzini che tiravano sassi. Solo dopo che quasi cento palestinesi erano morti, inclusi molti bambini, cadde il primo israeliano.

Analogamente, il "terrorismo palestinese" su larga scala nacque verso il 1968, venti anni dopo il terrorismo israeliano sui palestinesi e lo svuotamento della Palestina dalla sua popolazione originaria.

Attualmente, oltre a strangolare Gaza e Cisgiordania, il governo di Israele ha cominciato a infierire anche sui palestinesi che hanno la sua cittadinanza.

Creato il nemico, spintolo all’integralismo islamico, riaffiorano i propositi di cancellarlo per sempre, proprio come etnia. Persino alcuni ministri israeliani ne parlano senza riserve.

E questo lo Stato cui il Salone del Libro di Torino intende rendere onore, celebrandone la nascita: una specie di apologia del colonialismo moderno.

E ora veniamo al tema degli scrittori. La protesta contro il Salone del Libro di Torino equivale a una condanna al rogo di autori e opere?

Già una selezione di scrittori imposta dal governo Olmert, dalle sue ambasciate e dai suoi uffici di propaganda, dietro sottoscrizione (almeno a Parigi) di un impegno a non criticare le proprie autorità nazionali, risulta sospetta.

Si obietterà che gli scrittori israeliani popolari in Europa sono notoriamente “dissidenti”. Grande abbaglio. I nomi più illustri circondati da tale fama, Grossman, Oz, Yehoshua, si sono pronunciati a favore dei bombardamenti sul Libano (Grossman con tardivi ripensamenti) e, nel caso di Yehoshua, a favore del "muro della vergogna". Quest’ultimo ha anzi dichiarato a un quotidiano italiano che non vorrebbe mai avere un arabo per vicino di casa. La loro indipendenza dal potere è una leggenda che circola solo dalle nostre parti. Non è un caso se altri importanti scrittori israeliani, come Benny Ziffer, responsabile del supplemento culturale del quotidiano Haaretz, non solo hanno denunciato l’atteggiamento di Grossman e compari, ma, per primi, hanno incitato a boicottare i Saloni di Parigi e Torino (vedi qui). Lo scrittore Jamil Hilal, di cui Ernesto Ferrero aveva preannunciato la presenza a Torino, ha replicato molto seccamente: “Non parteciperei in alcun modo a un evento che legittima l’occupazione coloniale di Israele e lo strangolamento dei palestinesi della Striscia di Gaza, e in un’occasione che segna la sottrazione della terra e la pulizia etnica del popolo palestinese.”

La cultura ebraica in tutto ciò non c’entra nulla. L’ebraismo non è una razza, bensì una religione con la serie di tradizioni che l’accompagnano. Se vogliamo “un popolo”, però alla luce di quelle tradizioni, non di connotazioni etniche. Gli ebrei, nel mondo, hanno posizioni molto diverse. Tanti israeliani spesso non hanno religione alcuna, e sono classificati come tali per via delle credenze dei genitori. Tel Aviv è una delle città più laiche al mondo.

Qui non si parla di ebraismo, bensì di geopolitica. Certo, contro chi critichi la politica del governo israeliano scatta regolarmente l’accusa di antisemitismo. Accusa che ha smontato con molta efficacia l’ebreo americano Norman G. Finkelstein in uno studio molto accurato: Beyond Chutzpah. On the Misuse of Anti-Semitism and the Abuse of History, University of California Press, 2005.

Al di là delle singole personalità partecipanti, la protesta che investe il Salone del Libro di Torino non è contro autori e opere, né tantomeno contro "gli ebrei", ma contro un’operazione propagandistica concordata tra governi.


Aggiungo alcuni elementi.

Di recente, lo storico e scrittore israeliano Ilan Pappé (di lui si veda, tra l’altro, A History of Modern Palestine, Cambridge University Press, 2004) è stato costretto, per le minacce che riceveva in Israele, a lasciare la cattedra che occupava presso l’università di Haifa e a trasferirsi in Inghilterra.

Propugnava la convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi.

Potremmo dirlo fortunato. Se non altro si è salvato la vita. I vari governi israeliani hanno assassinato moltissimi scrittori, poeti, intellettuali palestinesi, da Ghassan Kanafani, a Wael Zwaiter, traduttore in italiano de Le mille e una notte (Alberto Moravia, che gli era amico, dedicò alla sua scomparsa uno dei suoi articoli migliori), a Naïm Khader, che era solo un uomo di pace. Più decine di altri, uniti dal torto di dare alla causa palestinese un’intelligenza.

Domanda: è giusto glorificare in un Salone del Libro uno Stato (non una "cultura", ma una successione di governi ispirati alle stesse linee) che esilia scrittori propri ed elimina, tramite sicari, scrittori appartenenti a una diversa etnia che si intende cancellare?

Io lo trovo disgustoso.



PS. Tutti gli autori citati nel mio pezzo, nessuno escluso, sono israeliani oppure ebrei, a volte di nascita e a volte di religione.



Commento personale: per chi andrà alla manifestazione sabato, occhio ragazzi. Probabilmente ci saranno casini. L’occasione è troppo ghiotta per strumentalizzare anche un solo tafferuglio per etichettare tutti come teppisti.
Se invece non succederà niente, allora è facile che non ne parleranno quasi per niente, per far passare tuto in sordina.
Però, dato che ne stanno parlando parecchio nei TG, c’è da aspettarsi che il casino ci sia (e nessuno mi toglie dalla testa che ci sia anche qualche infiltrato lì in mezzo, ma questa è una mia convinzione personale).
Spero di sbagliarmi.

L’unica cosa che invece non potranno controllare è il boicottaggio, la libera scelta di ciascuno di noi di NON entrare, di NON comprare.


APDEIT: Per fortuna mi sono sbagliato e non ci sono stati casini.




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mercoledì 7 maggio 2008 - ore 14:38


QUOTIDIANITA’ DELIRANTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ci risiamo, ancora una volta, un’altra volta, l’ennesima, e non certo l’ultima.

Quotidianità delirante

E’ il titolo di una serie di storie a fumetti pubblicate su Skorpio un po’ di anni fa.
Non trovo altre parole più adatte per descrivere quello che sento ogni giorno nei TG, che leggo ogni giorno sui giornali.

Ancora una volta Israele.

TG2 di ieri sera, martedì 6 maggio. Si parlava del 60° anniversario della fondazione di uno Stato.
Oggi nei servizi dei TG, domani in tutti i libri di storia, è e sarà riscritta lentamente la soria di Israele, mentre la verità cadrà nell’oblio.

- Si è parlato (ieri sera), e si parlerà, di un popolo vittima dell’olocausto che si è dato la forma e l’organizzazione politica di uno Stato come giusto coronamento di un obiettivo dopo tante sofferenze patite. Uno Stato riconosciuto dalla comunità degli altri Stati.
Non si parlerà invece di una massa di persone seguaci di un’ideologia che invasero già da prima della II Guerra Mondiale il territorio palestinese, appropriandosi dei terreni, sterminando interi villaggi e deportando la popolazione locale.
Non si parlerà di uno Stato autoproclamatosi tale con atto unilaterale, dentro un territorio non suo di diritto.

- Si è parlato (ieri sera), e si parlerà, di una Lega Araba non meglio specificata che ha osteggiato la legittimità dello Stato di Israele mettendo in atto operazioni di guerriglia nel suo territorio, in quanto considerato baluardo dell’Occidente.
Non si parlerà invece dei diritti del popolo palestinese, spogliato della propria terra, delle proprie cose, della propria identità, addirittura del nome dei propri villaggi, che sono stati rasi al suolo, al posto dei quali sono sorti nuovi villaggi con nomi israeliani, cancellando le località originarie dalla carta geografica.

- Si è parlato (ieri sera), e si parlerà, di uno Stato che, a detta dei media, è stato costituito da un popolo che ha sempre cercato di vivere in pace con le popolazioni vicine (sic!).
Non si parlerà invece di come di fatto ebrei e palestinesi abbiano sempre vissuto in buoni rapporti nel periodo antecedente il processo di creazione dello Stato di Israele.
Non si parlerà delle organizzazioni terroristiche israeliane di matrice sionista, come Irgun o Stern, che attaccavano e sterminavano interi villaggi già a partire dagli anni Trenta.
Non si parlerà dell’appartenenza, in passato, a queste organizzazioni terroristiche, di buona parte della classe politica che ha governato Israele.
Non si è parlato delle leggi razziali promulgate da Israele subito dopo la sua creazione e tuttora in vigore.
Non si è parlato delle continue invasioni e della continua occupazione di territori ad opera degli israeliani.

Oggi il mondo ebraico ha un motto: NON DIMENTICARE!

"Non dimenticare la shoah e le vittime dell’olocausto";
"Non dimenticare la barbarie nazista";
"Non dimenticare le sofferenze del popolo ebraico".

Oggi, il mondo ebraico-sionista ha un altro motto: DIMENTICA!

"Dimentica quello che abbiamo fatto ai palestinesi perché ormai è storia ed è stato tanti anni fa";
"Dimentica le morti che abbiamo causato fino ad oggi, perché sono la prova che il sionismo è un’ideologia razzista, e che noi ebrei sionisti siamo criminali razzisti della peggior specie, e ci siamo comportati e continuiamo a comportarci con i palestinesi come i nazisti fecero con noi"
"Dimentica che abbiamo organizzazioni e gruppi di potere in tutto il mondo in grado di influenzare governi e governanti. Dimentica ciò che accade ai politici che si schierano contro Israele."

Questa è oggi l’informazione quotidiana.
Menzogne, menzogne e ancora menzogne.

L’informazione resta facilmente nella memoria se data al posto giusto e nel momento giusto.
Poche parole, buttate lì, senza possibilità di replica immediata, in un’edizione delle 20.00.
Poche affermazioni, buttate lì, senza possibilità di replica immediata, da un politico durante un’intervista.
Poche parole dette qua e là ogni tanto, che hanno il compito di riscrivere la storia di Israele, ridefinendo concetti e ideologie e creando ancora più ignoranza in chi ascolta.

- Poche parole, come, tanto per fare un parallelo, la parola "Naziskin", pronunciata per indicare una banda di criminali ai quali tutto si può dire tranne che fossero teste rasate, skinheads.
- Come l’affermazione di un personaggio politico, Gianfranco Fini, che poco più di un decennio fa ancora teneva comizi elettorali per il Movimento Sociale Italiano rivolgensosi alla platea con l’appellativo "camerati"

Ebbene, questo personaggio politico che nonostante le apparenze è rimasto fascista anche se non lo dà a vedere (quindi a modo suo è un rinnegato) ha avuto il coraggio di affermare che sì, la violenza dei gruppi neonazisti è grave e rappresenta un fenomeno da combattere e da punire, ma PIU’ GRAVE E’ L’INTOLLERANZA MOSTRATA DA CERTI GRUPPI DI ESTREMA SINISTRA CHE HANNO DATO FUOCO ALLE BANDIERE DI ISRAELE.

Complimenti!
Dunque, una bandiera è più importante della vita di un uomo.
Come se non bastasse, l’affermazione che chi dichiara di compiere un gesto del genere perché antisionista in realtà è un antisemita.
Confusione, come dicevo prima.
Così chi legge fa uno più uno e dice: gli antisionisti sono antisemiti, allo stesso modo dei nazisti, quando invece è proprio il contrario.
Bravo!
Ci aveva già provato Napolitano qualche tempo fa a fare una similitudine di questo tipo.

Se volevate una prova che esiste una lobby ebraica sionista in Italia, eccola qua.

La lobby ebraico-sionista non tollera che si disertino i 60 anni dalla fondazione di uno Stato illegittimo la cui bandiera è macchiata del sangue dei palestinesi.
La lobby ebraico-sionista vuole riscrivere la storia dello Stato di Israele in modo che ad esso siano associati soltanto pochi e fondamentali concetti: olocausto, shoah, martirio di un popolo.
La lobby ebraico-sionista probabilmente riuscirà con il tempo anche a zittire le critiche che circolano sui internet dal popolo dei bloggers e dai siti di controinformazione.

Fin quando potrò scrivere, continuerò ad affermare che

Lo Stato di Israele è illegittimo e non ha il diritto di esistere
Lo Stato di Israele è uno Stato sionista, e il sionismo è un’ideologia razzista
Chi sostiene la legittimità dello Stato di Israele sostiene uno Stato razzista




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