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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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LE MOTIVAZIONI DEL NOME NO USA

(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)

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60 MINUTES

Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq:
We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?

Secretary of State Madeleine Albright:
I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.








Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq:
Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?

Segretario di Stato Madeleine Albright:
Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.

(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).



VECCHI POST:


RABBIA
LA VISIONE E LA LETTURA DI QUESTO POST SONO CONSIGLIATI AD UN PUBBLICO ADULTO E NON IMPRESSIONABILE



SERIE The New World Order

Premessa (tiredbrain)

INTRO - Lost in translation (tiredbrain)

PARTE I - 9/11: Segnali di congiura (tiredbrain)

PARTE II - La fabbrica delle illusioni (SebackiZ)

Parte III - DNA e codice a barre (666) (SebackiZ)

PARTE IV - 9/11: Un piano inesistente/L’ipotesi alternativa (tiredbrain)
Parte V: Il vero obiettivo è l’Iran (SebackiZ)

PARTE VI - 1 - Il programma dei Protocolli dei Savi di Sion (SebackiZ)

PARTE VI - 2: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 1 (SebackiZ)

PARTE VI - 3: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 2 (SebackiZ)

PARTE VI - 4: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 3 e 4 (SebackiZ)

PARTE VI - 5: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 5 (SebackiZ)

PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE VIII - IL NEMICO: 1) Il circolo Pinay (SebackiZ)

Parte IX - Imperialismo americano: 60 anni per un Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE X - IL NEMICO: 2a) Il Gruppo Bilderberg (tiredbrain)

Parte XI - Censura e controllo dell’informazione (tiredbrain)




SERIE Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

Parte V



POLITICA E INFORMAZIONE

La fine di Internet

(ANSA - Cuba)

Crude Designs

Arab Woman’s blues

Ricordare Sabra e Chatila

Attività nucleari iraniane

Il manifesto censura i palestinesi

The Decider

In risposta a Pogues!

La mercificazione della donna

Dalla parte di ...

Lettera aperta al presidente della repubblica italiana (di Mauro Manno)

Venite adoriamoli

Meglio tardi che mai

Tutto è cominciato da...

Come si diventa terrorista?

United cruelties of Benetton

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mercoledì 30 aprile 2008 - ore 18:48


JULIAN BEEVER
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Artista di pittura "da marciapiede" tridimensionale.

Ammazza che roba ...






















Gli stessi disegni visti da diverse angolazioni:








LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK



mercoledì 9 aprile 2008 - ore 16:39


CURITIBA
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Dal sito www.promobrasil.it

Link diretto

Una delle città brasiliane più prosperose, organizzata e con qualità di vita migliore. Curitiba è esempio in tutto il mondo nelle soluzioni urbanistiche e vita ambientale. Eletta capitale americana della cultura nel 2003, in un’iniziativa promossa dall’organizzazione capitale americana della coltura, creata nel 1997 e diretta verso i membri dei paesi dell’ OEA. Città di coltura eclettica e fortemente influenzata dalla immigrazione tedesca, polacca ucraina e italiana, da cui discende la maggior parte della popolazione di Curitiba. Questo fatto è percepito da chi arriva e nota l’architettura, la gastronomia e le abitudini locali. E’ conosciuta come la capitale ecologica del Brasile, Curitiba conserva vaste zone verdi ed abbraccia l’ecologia della forma ampia. Ambiente con fauna e flora ricca e differenziata. I prodotti principali sono il matè e il caffè.

Fondata nel 1654, Curitiba è la capitale dello stato del Paranà sin dal 1831. Abitanti: circa 2.500.000.



Curitiba non è una piccola comunità alternativa. E’ una città di quasi 2 milioni e mezzo di abitanti. Si trova nel sud del Brasile. Non si tratta neanche di una storia nuova: va avanti da 30 anni. Nel 1971, in piena dittatura fascista, una serie di casualità portarono alla designazione di Jaime Lerner come sindaco della città. Lo avevano scelto perché era un inoffensivo esperto di architettura. Un trentatreenne che non si era mai impegnato politicamente e che sembrò l’ideale per mettere d’accordo le diverse fazioni al potere.

Jaime Lerner ci mise un po’ ad organizzarsi, poi nel 1972 decise di creare la prima isola pedonale del mondo. Lerner sapeva di avere contro buona parte della città.

I commercianti erano terrorizzati dall’idea che i loro affari fossero danneggiati dal divieto di accesso al centro delle auto. E gli automobilisti odiavano l’idea di dover andare in centro a piedi. I maligni dicono che aveva paura che la sua iniziativa fosse bloccata da un esposto in tribunale. Resta il fatto che i lavori iniziarono proprio un venerdì, un’ora dopo la chiusura del tribunale. Un’orda di operai invasero il centro della città e iniziarono a sistemare lampioni e fioriere, ripavimentare le strade e scavare aiuole piantandoci alberi. Lavorarono ininterrottamente per 48 ore. Quando il primo contingente crollò stremato fu sostituito da un secondo battaglione di operai e andarono avanti così. Il lunedì mattina quando il tribunale riaprì i lavori erano finiti. Crediamo che nella storia del mondo nessuna opera pubblica fu mai realizzata altrettanto velocemente.

I cittadini di Curitiba se ne stavano a bocca aperta. Erano state piantate migliaia di piante fiorite. Una cosa mai vista. E la popolazione si mise a strappare tutti i fiori per portarseli a casa. Ma Lerner lo aveva previsto e già erano pronte squadre di giardinieri che sostituivano immediatamente le piante. Ci vollero un po’ di giorni ma alla fine i cittadini smisero di rubare i fiori. I commercianti poi erano stupiti perché si accorsero che il centro cittadino trasformato in salotto eccitava le vendite. E quando il sabato successivo un corteo di auto dell’Automobil-club tentò di invadere l’isola pedonale si trovò nell’impossibilità di farlo perché migliaia di bambini stavano dipingendo grandi strisce di carta che coprivano buona parte della pavimentazione. Da allora tutti i sabati i bambini della città si ritrovano nell’isola pedonale a coprire di disegni meravigliosi enormi rotoli di carta stesa per terra.

La seconda operazione di Lerner fu quella di creare un sistema di trasporti rivoluzionario con strade principali riservate agli autobus e particolari rampe coperte (da tubi trasparenti) che portavano il marciapiede sullo stesso piano dei mezzi pubblici, permettendo ai passeggeri di salire sull’autobus senza fare scalini e quindi più rapidamente. Queste rampe davano la possibilità di accedere ai trasporti pubblici anche a chi era su una carrozzina a rotelle. Particolare attenzione fu data ai collegamenti con i quartieri poveri della città, furono acquistati autobus composti da tre vagoni, con porte più grandi che si aprivano in corrispondenza delle porte scorrevoli delle rampe coperte. Per tagliare i costi e i tempi furono anche aboliti i bigliettai e si decise di fidarsi del fatto che se i trasporti funzionavano veramente i cittadini pagano volentieri il biglietto. Grazie a queste innovazioni i tempi di percorrenza degli autobus di Curitiba sono 3 volte più veloci e trasportano in un’ora 3 volte il numero dei passeggeri, con un rapporto tra il denaro investito e i passeggeri trasportati superiore del 69%. Praticamente avevano creato una straordinaria metropolitana a cielo aperto.
Le autovie di Curitiba trasportano 20 mila passeggeri all’ora (più di quanti viaggino sui mezzi pubblici di New Jork). Gli autobus percorrono ogni giorno una distanza pari a 9 volte il giro del mondo. Rio de Janeiro ha una metropolitana che trasporta un quarto di passeggeri e costa 200 volte di più.
Grazie a questa gestione oculatissima dei costi le linee di trasporto si autofinanziano con il solo costo dei biglietti (circa mille lire), ammortizzano i costi di un parco mezzi costato 45 milioni di dollari, offrono utili alle 10 imprese che hanno in appalto il servizio e remunerano il capitale investito con un tasso di profitto del 12% annuo. L’autorizzazione rilasciata ai gestori del servizio è revocabile all’istante. Le banche, restie a collaborare con altre amministrazioni locali, sono ben disponibili a prestare denaro al comune di Curitiba.
I trasporti sono talmente efficienti che nel 1991 un quarto degli automobilisti della città aveva rinunciato a possedere un’auto e che il 28% dei passeggeri pur possedendo un’auto preferiva non usarla. E questo nonostante il traffico sia molto scorrevole e gli ingorghi sconosciuti.
A questo rifiuto di massa dell’auto contribuiscono anche 160 chilometri di piste ciclabili. Iniziare la riforma della città dai trasporti per Lerner era fondamentale perché egli teorizza che nulla influenza più rapidamente la coscienza dei cittadini quanto l’efficienza dei mezzi pubblici.



Ma la riforma non si è fermata ai trasporti. Il problema delle baraccopoli e della miseria è stato affrontato trovando sistemi semplici in grado di offrire effetti positivi immediati e un cambiamento radicale della cultura a lungo termine. E’ la fantasia delle soluzioni quello che stupisce di più. Sembrano pazze ma contengono un’efficienza enorme.
Ci sono servizi di distribuzione quotidiana di pasti gratuiti. Sono state costruite 14 mila case popolari. Ma si è agito anche distribuendo piccoli pezzi di terra per orti e per costruire case. I materiali di costruzione vengono acquistati con un finanziamento comunale a lungo termine ripagato con rate mensili pari al costo di due pacchetti di sigarette. Ogni nuova casa riceve poi in regalo dal comune un albero da frutta e uno ornamentale. Il comune offre anche un’ora di consulenza di un architetto che aiuta le famiglie a costruirsi case più confortevoli ed armoniose. I quartieri poveri di Curitiba sono i più belli del mondo.
Esiste un servizio di camioncini che girano per la città scambiando due chili di immondizia suddivisa con buoni acquisto che permettono di acquistare un chilogrammo di cibo (oppure quaderni, libri o biglietti per gli autobus). Così il 96% dell’immondizia della città viene raccolta e riciclata [I cestini per i rifiuti sono doppi: per l’organico e per l’inorganico, n.d.r.]. [Uno degli slogan che caratterizzano la città è "la spazzatura che non è spazzatura". Praticamente tutta la carta raccolta viene riciclata e, come spiega
orgogliosamente un cartello elettronico che campeggia in mezzo al parco, "50 chili di carta riciclata bastano a salvare un albero. Il riciclaggio della carta ha salvato finora 4’693’559 (il numero aumenta di secondo in secondo) alberi. n.d.r.]. Il che ha permesso di risparmiare milioni di dollari per costruire e gestire una discarica. Attraverso la pulizia della città e una migliore alimentazione della popolazione povera si è ottenuto un netto miglioramento della salute.
Il tasso di mortalità infantile è un terzo rispetto alla media nazionale. Ci sono 36 ospedali con 4500 posti letto, medicinali gratuiti e assistenza medica diffusa sul territorio. Ci sono 24 linee telefoniche a disposizione dei cittadini per informazioni di ogni tipo. Una di queste linee fornisce ai cittadini più poveri i prezzi correnti di 222 prodotti di base. In questo modo si garantisce ai consumatori di non cadere vittime di negozianti disonesti.
Ci sono anche 30 biblioteche di quartiere con 7000 volumi ciascuno. Si chiamano "Fari del sapere" e sono casette prefabbricate e dotate di un tubo a strisce bianche e rosse alto 15 metri. Sulla sommità della torre c’è una bolla di vetro dalla quale un poliziotto controlla che bambini e anziani possano andare in biblioteca indisturbati.
Ci sono 20 teatri, 74 musei e centri culturali e tutte le 120 scuole della città offrono corsi serali. Vengono organizzati corsi di formazione professionale per 10 mila persone all’anno. Gli abitanti di Curitiba sono collegati a un "Telefono della solidarietà" che permette di raccogliere elettrodomestici e mobili usati che vengono riparati dagli apprendisti artigiani e rivenduti a basso prezzo nei mercati o regalati.
Grazie al microcredito, una volta imparato un mestiere i giovani possono aprire un’attività in proprio. Vengono aiutati anche coloro che vogliono diventare commercianti ambulanti attraverso la concessione di autorizzazioni al commercio facilitate. Ed è proprio la logica con la quale si affrontano i problemi ad essere diversa. Ad esempio, le azioni di un gruppo di giovani teppisti che strappavano fiori all’orto botanico furono interpretate come una richiesta di aiuto e i ragazzi furono assunti come assistenti giardinieri. Un’altra grande iniziativa di Lerner è stata quella di creare decine di parchi dotati di laghetti e di piantare ovunque alberi. Curitiba è la città più verde del mondo (55 m2 per abitante, n.d.r.). Insomma un paradiso con il 96% di alfabetizzazione (nel 1996). Gli abitanti che hanno un titolo di studio superiore sono l’83%. La città ha un terzo in meno dei poveri del resto del Brasile e la vita media arriva a 72 anni, grossomodo quanto negli USA, ma con un reddito procapite che è solo il 27% di quello degli Stati Uniti. Insomma, per essere una città del Terzo Mondo non è male...


A questo punto però c’è da chiedersi come mai l’esperienza di Curitiba non sia conosciuta in Italia. Abbiamo fatto una ricerca e ci hanno detto che anni fa la rivista Nuova Ecologia pubblicò un lungo servizio su questo miracolo dell’onestà creativa e anche l’Espresso ne parlò. Allora come è successo che Curitiba non è diventata un esempio da imitare? Perché queste tecniche ingegnose ed entusiasmanti non sono diventate il cavallo di battaglia della nostra sinistra? Cosa hanno i nostri politici? Sono sprovvisti di senso pratico? Sono ammalati di serietà? Non sanno più sognare?



UN ALTRO MONDO È POSSIBILE


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domenica 16 marzo 2008 - ore 19:11


Censura
(categoria: " Vita Quotidiana ")


segue dal post pubblicato più in basso

Prosegue il "donchisciottesco" duello di Paolo Barnard contro la Censura Legale attuata dalla redazione di Report e da tutti i media di sinistra e di centrosinistra italiani.
Sul sito della Rai, tra i forum, vi sono stati numerosi interventi in sostegno del giornalista abbandonato dalla Rai al suo destino, senza che alla vicenda sia stata data adeguata informazione.

La redazione di Report e Milena Gabanelli, coinvolti nella denuncia di Barnard, e la redazione di Anno Zero, non hanno perso tempo a censurare gli interventi in favore di Paolo Barnard, attuando una serie di provvedimenti tra i quali:

- Accorpare le diverse discussioni che hanno avuto origine in un’unica discussione
- Far sparire la discussione dal sito. La "questione barnard" è stata oggetto di un intervento charificatore da parte della redazione, pubblicato qui:

http://www.forum.rai.it/index.php?showtopic=198484&f=141

- Bannare decine di utenti che hanno inviato commenti di protesta

Qualcuno ha detto che se andasse Berlusconi al governo riapparirebbe la censura.
La censura c’è sempre stata.
E ci sarà sempre.

Questa è la VOSTRA democrazia. Destra o sinistra che sia, non è però la MIA democrazia


IO
NON
VOTO




LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



martedì 26 febbraio 2008 - ore 18:58


Censura ‘legale’
(categoria: " Vita Quotidiana ")



di Paolo Barnard - 11 febbraio 2008

Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell’informazione di cui non si parla mai. E’ la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell’appoggio dell’indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti ’fuori dal coro’.
Si tratta, in sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste ’scomode’. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d’informazione ve lo illustro citando il mio caso.
Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.

Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un’inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l’11/10/2001 ("Little Pharma & Big Pharma"). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: "Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie") e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).

L’inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003.
Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte.
Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare.
Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi(2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.

All’atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale.(3) Ma non solo.
La linea difensiva dell’azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa.(4)
E questo per un’inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.*

*( la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è sancita la sollevazione dell’editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l’accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giustificabile l’operato della RAI in questi casi).

Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l’impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un’inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me.
La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere.

Ma al peggio non c’è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. E’ un atto di costituzione in mora della RAI contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: "La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell’eventuale accoglimento della domanda posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI medesima".(6)
Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell’incredulità.
Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la RAI , e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all’evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che "la rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio... è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso... Finirà tutto in nulla."(7)

Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell’atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome. Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell’atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso.(8)
Non mi dilungo. All’epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più un’inchiesta da me firmata sull’emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l’unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste ’coraggiose’. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.

Così la mia voce d’inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo.
Ecco come funziona la vera "scomparsa dei fatti", quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli ’editti bulgari’, i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.

Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori.
Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.
Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.
Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.

Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l’energia possibile questa realtà, via mailing lists, siti, blogs, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate.
In ultimo. E’ assai probabile che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d’allarme, e ciò non sarà piacevole per me.
Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.

Grazie di avermi letto.
Paolo Barnard
dpbarnard@libero.it

Note:
1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.
2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.
3) Nel volume "Le inchieste di Report" (Rizzoli BUR, 2006) Milena Gabanelli eroicamente afferma: "...alle nostre spalle non c’è un’azienda che ci tuteli dalle cause civili". Prendo atto che il prestigioso studio legale del Prof. Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell’Università di Roma La Sapienza , difende in questo dibattimento sia la RAI che Milena Gabanelli. Ma non me.
4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: "Per tutto quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l’Illustrissimo Tribunale adìto voglia:...porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria...".
5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI : "Lei in qualità di avente diritto... esonera la RAI da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di natura legale o giudiziaria".
6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.
7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18
8) Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: "la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005...". (si veda nota 4)



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lunedì 25 febbraio 2008 - ore 16:16


ULTIMI ACQUISTI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


VV.AA. - Hate/Love (doppio LP)

I DENY, CHAIN REACTION, IMPACT, BASTA, INFEZIONE, KINA, THE WOPS, KOBRA, HIGH CIRCLE, EU’S ARSE, THE RUDE, LAGER, REIG, STINKY RATS, UPSET NOISE, ROUGH, DICTATRISTA, RAW POWER, LAST CALL, UART PUNK, DIOXINA, SHOCKIN TV, ATROX, I REFUSE IT, STIGMATHE, RAPPRESAGLIA, UNDERAGE, U.D.S., NEGAZIONE, DIGOS GOAT, NABAT, BLAXFEMA, BED BOYS, INDIGESTI, WARFARE?, CONTRAZIONE, YOUNGBLOOD, UPSIDE, F.C.A., FALL OUT, P.S.A., PEGGIO PUNX, STIGE, FUN, TIRATURA LIMITATA.


Ultimamente stanno uscendo parecchie raccolte di vecchi brani punk dei primi anni ottanta che fino a poco tempo fa sembravano introvabili.

Chi oggi pensa che punk italiano=punkreas o altre merdine di calibro simile, farebbe meglio ad ascoltarsi i brani dei primordi della scena punk/hardcore italiana, un fenomeno di tutto rispetto e dai propri tratti distintivi che non ha niente da invidiare al punk d’oltremanica o al punk/hardcore americano.
Quello che è stato non tornerà più, oggi è solo imitazione.




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mercoledì 20 febbraio 2008 - ore 15:12


MOMENTI DI ATTESA ...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Stavo preparando un post, ero in fase di raccolta della documentazione. Inutile dire che la cosa richiederà più tempo del previsto. Di solito quando voglio scrivere qualcosa di mio, che non sia un semplice copia e incolla, faccio ricerche, stampo, scrivo prima a penna sul retro dei fogli sui quali ho stampato, e poi riporto tutto sul pc, con le solite modifiche.

La recente frattura subita al polso destro mi impedirà di fare i tre quarti di quanto ho appena detto. Anche digitare sulla tastiera con la sinistra è abbastanza scomodo, e richiede un sacco di tempo.

In verità, mentre ero al pronto soccorso venerdì scorso, e durante il fine settimana, pensavo che l’impedimento sarebbe stato compensato dal maggior tempo che avrei avuto a disposizione. Lunedì dal medico, un bel certificato, un passaggio in ufficio per alcune pratiche urgenti che avrei dovuto sbrigare il venerdì dell’incidente, e poi qualche lunga giornata oziosa in cui mi sarei dedicato alla lettura, finendo l’ultimo libro della trilogia "Queste oscure materie" e a scrivere qualche post.

L’azienda per la quale lavoro ti fagocita come un’ameba. È di quelle all’antica, che vuole essere grande ma è condotta stile impresa familiare. Titolari con troppi anni alle spalle, poco illuminati. Pochi colleghi in ufficio, ciascuno con le sue competenze e nessuno disposto ad imparare il lavoro dell’altro (perché poi se si viene a sapere che lo sai fare è finita, cominciano a chiederti le cose. Bah... Ragionieri).
Perciò ognuno è indispensabile. E soprattutto, tutti a capo chino, in ufficio 10 ore al giorno, poche ferie e molto frazionate durate l’anno (quest’anno dovrò lottare per avere BEN due settimane continuative), e vita privata zero.
Io, l’ultimo arrivato, assunto a maggio e giugno con prestazione occasionale, da luglio a dicembre a progetto, da gennaio di quest’anno a tempo determinato fino a dicembre (e poi spero a tempo indeterminato), "per ricoprire un ruolo di assoluta competenza e fiducia" (sic!), ossia sostituire il capo contabile che se ne è andato in pensione dopo esser stato lì 20 anni in cui andava anche di sabato, ho un muro da sfondare. Vecchie abitudini da cambiare, in un’azienda di vecchi.

Tornando a questi ultimi giorni, sono andato dal titolare lunedì scorso. Gli ho mostrato il foglio dell’ospedale:
Prognosi 30 giorni

"Però" - mi sono affrettato a dire "Ho detto al mio medico che 30 giorni son tanti, e il gesso non mi dà poi così fastidio. Inizialmente mi ha detto che almeno 15 giorni dovevo stare a casa"
Silenzio iniziale. E poi: "Cazzo, come facciamo? è un bel casino"
E io: "Sì ma io ho detto che comunque anche 15 giorni son tanti, e ho un sacco di cose da fare non posso stare a casa tutto questo tempo"
Il capo: "Eh sì, infatti. Come facciamo? siamo nei casini."
E io: "Quindi alla fine mi ha dato 5 giorni, fino a venerdì"
Il capo: "Ah va beh allora... Comunque non si preoccupi, lei mandi il certificato all’Inps ma poi venga pure tranquillamente in ufficio, tanto noi il controllo a casa mica glielo mandiamo, ci mancherebbe altro."

Son qua. Come ieri, e come l’altro ieri. Quanto resisterò prima di mandarli a cagare?


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sabato 16 febbraio 2008 - ore 09:53


MA PORCO ***
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Grandioso ...
Fine settimana in Val D’Aosta: a puttane.
Motorino: sfasciato.
Frattura leggermente scomposta scafoide destro (fino a ieri ho sempre pensato che lo scafoide fosse un prototipo di motoscafo).
Possibile intervento per imbullonarmi manco fossi un mobile ikea.
Ingessatura all’avambraccio fino alla mano destra che rende impossibili nell’ordine: farsi una sega; guidare; svitare e avvitare la macchina del caffè, radersi con la lametta; e altre attività collaterali.
E pensare che finora non mi ero mai rotto niente. E pensare che fino a qualche mese fa avevo una polizza infortuni che non ho più rinnovato. E pensare che tutto è successo perché ieri ero in giro per mezza giornata di permesso durante la quale sono andato anche a chiedere un preventivo per un’altra polizza infortuni.
Mortacci ...

Per fortuna ho CHI mi sta vicino, e me lo dimostra in ogni momento



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giovedì 14 febbraio 2008 - ore 19:04


LA "SENTINELLA DELLE UNIVERSITA’" E LA TECNICA LOBBISTICA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


DI MAURO MANNO
tratto da www.comedonchisciotte.org



Si sta sgonfiando il clamore sulla cosiddetta ‘black list antisemita’ di professori ebrei che ‘fanno lobby per Israele.’ Sembra si trattasse solo di una lista di professori universitari, ebrei e non ebrei (tra l’altro), che avevano firmato un appello contro il boicottaggio degli accademici israeliani da parte di numerosi accademici e intellettuali britannici. Una lista copincollata quindi, presa da un sito filoisraeliano, contenente i nomi di personaggi che difendono Israele e la sua politica e che non tollerano che altri non la pensino come loro.

La ‘Sentinella delle Università’, questo significa Campus Watch, è un altro esempio eclatante della tecnica lobbistica di diffamazione di professori universitari non sionisti. Ciò avviene negli Stati Uniti, un paese dove la lobby sionista la fa da padrone.

Campus Watch è uno dei tentacoli della Lobby di cui parlano Mearsheimer e Walt, quello che specificamente opera nelle università ed è stato generato dalla mente fascistoide del sionista Daniel Pipes. Lo scopo dichiarato dell’organizzazione di Pipes è di “monitorare gli studi mediorientali nelle università”, in realtà Campus Watch è un’organizzazione di spie, delatori e falsificatori.

Il suo vero fine consiste nell’organizzare studenti e personale universitario ebraici o filo-israeliani (e anti-islamici) perché aiutino la lobby a individuare quei professori palestinesi, arabi, islamici o anche ebrei antisionisti per cercare di cacciarli dalle università americane. La tecnica è quella di raccogliere e utilizzare loro affermazioni, durante i corsi, per denunciarli pubblicamente chiamando, contestualmente, tutta la lobby a fare pressioni sull’Università perché siano licenziati. Il più delle volte sono accuse fabbricate su distorsioni di affermazioni corrette dei professori presi di mira. Lo stesso non viene fatto nei confronti di professori di altra provenienza etnica o culturale a meno che non siano anch’essi favorevoli al mondo arabo o islamico e contrari a Israele e al sionismo.

Appena un professore è preso di mira da Campus Watch, l’intera lobby si scatena. I giornali locali e nazionali sono invitati a farne un casus belli (proprio come è successo ai media nostrani per la cosiddetta Black List), i finanziatori ebrei dell’Università in cui lavora il professore incriminato minacciano di cessare i finanziamenti, gli studenti dell’organizzazione riempiono le facoltà di volantini e striscioni o raccolgono firme, tutti gli ebrei pro-lobby che non hanno nulla da fare, scrivono lettere ai dirigenti dell’Università o ai politici locali o nazionali, i politici sionisti intervengono al Congresso per chiedere al ministro della pubblica istruzione che intervenga contro lo “scandalo”, i politici filo-israeliani o filo-ebraici, sono invitati a fare lo stesso. Che il professore incriminato abbia ragione o torto non c’entra più nulla. Si tratta di un linciaggio vero e proprio davanti al quale è difficile rispondere e difendersi. Il più delle volte la lobby ottiene quello che vuole, con buona pace della giustizia.

Ultima vittima di questo clima di caccia alle streghe è un studioso ebreo antisionista, Norman Finkelstein, il quale ha appena perso il posto alla DePaul University di Chicago. Le opere di quest’ultimo, estremamente documentate, vengono boicottate dalla lobby in America e in Europa con pressioni sulle case editrici perché non le pubblichino o sui giornali perché non le pubblicizzino. Il suo torto è quello di aver smantellato alcune favole sioniste come, ad esempio, 1) quella che i palestinesi nel 1948 lasciarono ai sionisti la Palestina spontaneamente e non furono invece cacciati con attacchi terroristici, con assassini, stragi, ecc.(vedi il libro Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict); 2) quella che la Palestina era una ‘terra senza popolo’ adatta ad essere colonizzata da un ‘popolo senza terra’ (vedi il libro già citato e inoltre il più recente Beyond Chuztpah); 3) quella che le ‘compensazioni’ estorte alla Germania o alla Svizzera siano andate ai ‘sopravvissuti dell’olocausto’ e non invece alle ricche organizzazioni della lobby ebraica negli USA e a Israele (vedi L’industria dell’olocausto). Evidentemente Finkelstein è un’ebreo scomodo un ebreo ‘che odia se stesso’ secondo la nota terminologia sionista. Chi ha condotto la campagna contro Finkelstein è il noto avvocato ebreo Alan Dershowitz, famoso tra l’altro per essere riuscito cavillosamente a far assolvere O. J Simpson dall’accusa di aver assassinato la moglie e il convivente di costei. Dershowitz, sionista dichiarato e personaggio in vista della lobby, si atteggia anche a storico (di cose sioniste) e fa il difensore d’ufficio di Israele. Proprio per svolgere questo che egli ritiene il suo dovere, l’avvocato Dershowitz aveva prodotto il libro The Case for Israel. In questo scritto, egli riproponeva la favola della Palestina “terra senza popolo”. Finkelstein, nel suo libro Beyond Chuztpah (che in italiano vuol dire ‘Oltre ogni faccia tosta!) enumera almeno una ventina di lunghe citazioni non dichiarate (si chiama plagio) di Dershowitz dal libro di Joan Peters, From Time Immemorial, di cui lo stesso Finkelstein si era occupato in Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict. Eppure l’ebreo Dershowitz è protetto dalla lobby e si gode la sua immeritata carriera universitaria vendendo milioni dei suoi libri filo-israeliani, mentre l’ebreo Finkelstein paga il prezzo della sua posizione antisionista. Chi difende Finkelstein viene di solito accusato di essere ‘antisemita’ ma è semplicemente assurdo definire antisemita chi sostiene uno studioso ebreo contro un altro ebreo che si atteggia a studioso ma è solo un plagiario falsificatore della storia.
Ma è giusto sottolineare che un ebreo è un ebreo sionista o antisionista? Non solo credo sia giusto ma doveroso. Bisogna però sempre specificare se si tratta di un sionista o un antisionista, di un filo-israeliano o un anti-israeliano, di uno favorevole ad uno stato unico, per ebrei e palestinesi in Palestina o un sostenitore dello stato ebraico per gli ebrei da una parte e dei bantustans (i ghetti, i lager come è attualmente Gaza) per i palestinesi dall’altra. Solo così si può combattere l’antisemitismo. Questa visione colpisce tutti gli ebrei indistintamente ed è fondata su una concezione razzista. Non tutti gli ebrei invece e per fortuna sono sionisti e quelli che non lo sono io li considero miei fratelli e alleati in una battaglia politica, al di sopra delle razze e delle etnie, per la giustizia e la pace. D’altronde, come il nostro presidente Napolitano sa bene, nel passato i sionisti sono stati una infima minoranza ebraica, considerati fanatici e disprezzati proprio dalla maggioranza degli altri ebrei a causa della loro alleanza con tutti gli antisemiti dell’Europa, compresi i nazisti.

Ma torniamo a Campus Watch e vediamo come opera questa organizzazione:

1) Il caso del professore Joseph Massad.

Il professore Massad insegna Politica e Storia del pensiero politico al Dipartimento di studi linguistici e culturali del Medio Oriente e dell’Asia della Columbia University, è di nazionalità giordana ma di origine palestinese. [1] Il 20 ottobre 2004 il giornale pro-israeliano The New York Sun pubblicò un articolo in cui si parlava di un filmino che registrava le proteste di alcuni studenti ebrei che ritenevano essere stati maltrattati da Massad. Il film era stato prodotto da un’organizzazione denominata “David Project” aderente al Campus Watch di Daniel Pipes. Nel film, lo studente Tom Schoenfeld affermava che durante una lezione del professore Massad aveva chiesto di potergli rivolgere una domanda. Avuto il permesso, aveva voluto specificare subito di essere israeliano. A questo punto Massad lo avrebbe interrotto chiedendoli se avesse servito nell’esercito israeliano e affermando che non gli avrebbe permesso di fare la sua domanda se prima non avesse detto pubblicamente quanti palestinesi avesse ucciso. Il film fu inviato ad alcuni amministratori della Columbia University, Judith Shapiro, Alan Brinkley e Simon Klarfeld (non si traggano conclusioni affrettate dai nomi, per favore!). Il 22 ottobre il membro del Congresso Weiner, un Democratico eletto nelle circoscrizioni di Brooklyn e Queens (con forte presenza ebraica) scrisse al presidente della Columbia, Lee Bollinger, chiedendo il licenziamento di Massad.

Il licenziamento non ci fu perché fu dimostrato che Massad era innocente ma due risultati furono comunque ottenuti. Il primo fu che la Columbia University lanciò una campagna di raccolta fondi per istituire una cattedra di studi israeliani (?) per compensare la mancanza di studi su Israele (ma Israele non fa parte del Medio Oriente?). Il secondo è che il professor Massad fu intimorito. Ci chiediamo se le recenti posizioni di Massad sul peso della lobby ebraica in America (la lobby è ininfluente) non siano determinate da quella intimidazione e dal fatto che egli, pur essendosela scampata una volta, sa molto bene di essere sempre sotto tiro.
In questo caso, la lobby incamera un posto di professore per il propagandista pro-israeliano che andrà ad occupare la cattedra dei cosiddetti “Studi Israeliani” al di fuori degli studi mediorientali.

2) Il caso del professore Yuan Cole.

Il professor Cole, insegna Storia presso l’Università del Michigan. È anche l’autorevole autore di numerosi libri sulla storia e sulle religioni del Medio Oriente. Tiene anche l’interessante blog ‘Informed Comment, Thoughts on the Middle East, History, and Religion ’ ed è Presidente del Global American Institute. Nel 2006, ha avuto l’ardire di fare domanda per un posto di insegnamento liberatosi presso la Yale University. Quest’ultima è una delle maggiori università americane che dà onore e imprimatur al suo corpo docente. La candidatura di Cole ha superato i primi tre livelli di selezione, ma il comitato determinante lo ha respinto[2]. Riguardo a questa decisione del comitato, Liel Leibowitz, del Jewish Week, ha affermato che questa procedura è del tutto inusuale, perché non è mai successo che un professore promosso dai primi tre livelli di selezione fosse poi bocciato dal comitato, il quale di solito si limita ad approvare, come pura formalità, le nomine di chi è stato già ritenuto idoneo.[3] Il professore di storia della Yale, John Merriman, a proposito della inusuale bocciatura di Cole, ha affermato: “Adoro questo posto. Ma non ho mai visto una cosa del genere alla Yale prima. In questo caso, l’integrità accademica è stata chiaramente sostituita dalla politica”.[4] In effetti il professore Cole è presidente dell’Associazione di Studi Mediorientali, parla correntemente l’arabo e il persiano, ed ha pubblicato numerosi libri sulla storia egiziana e della corrente sciita dell’Islam. Cosa era successo? Perché un professore con il “top-rank scholarly achievement” di Yuan Cole non può essere assunto presso la prestigiosa Yale University? Qualche giorno prima era apparso sul giornale di Campus Watch e contemporaneamente sul giornale dell’Università, lo Yale Herald, un articolo che affermava che Cole era privo di una “mente acuta” e che l’Università “rischiava di sacrificare la propria credibilità accademica in cambio del clamore” che l’assunzione di Cole avrebbe generato. Era chiaramente una minaccia che significava: Se assumete Cole noi creeremo tanto di quel clamore che ve ne pentirete. Tra i nemici di Cole ecco che apparve un peso grosso della lobby, un tale Michael Rubin, ex-aiutante (aide) dell’amministrazione Bush, membro di vari centri di ricerca filo-israeliani e professore della Yale legato all’organizzazione Campus Watch. Costui per ben due volte attaccò Cole sul giornale cittadino Yale Daily News.
Ma non potevano essere questi attacchi sulla stampa (uno ferocissimo di Rubin che accusava Cole di essere “antisemita” e di “deridere la partecipazione di importanti ebrei americani nel governo”) ad aver bloccato la carriera accademica dello studioso. Questi attacchi mostravano però la ragione per cui la lobby si opponeva in tutti i modi alla promozione di Cole. Sul suo blog, Informed Comment, Cole, da anni difende i palestinesi e critica Israele nonché “importanti ebrei americani nel governo”, vale a dire i neo-conservatori sionisti e questo gli è valsa l’accusa di “antisemitismo”. Gli attacchi ingiusti e feroci di Rubin e soci potevano tutt’al più rappresentare un tentativo di denigrazione, ma ciò che fece spostare l’ago della bilancia contro Cole fu la lettera che il giornalista Joel Mowbray del Washington Times aveva scritto a una dozzina di “benèfici” donatori della Yale, in cui si descriveva l’eventuale promozione di Cole come una sventura e soprattutto la conseguente reazione di alcuni donatori ebrei nei confronti dell’Università. Secondo il Jewish Week, “diversi membri della facoltà hanno affermato di aver saputo che almeno quattro importanti donatori ebrei… hanno contattato i dirigenti dell’Università chiedendo espressamente che fosse negata la promozione a Cole”.[5]

I finanziamenti ebraici nelle università sono quindi utilizzati come clava per ottenere una politica “accademica” filo-israeliana. C’è quindi da meravigliarsi se l’elite intellettuale statunitense è così “distratta” sui problemi del Medio Oriente e sul dramma dei palestinesi?
Il collega di studi mediorientali Zachary Lockman, che insegna alla New York University, ha affermato: “Dall’11 Settembre c’è stato da parte di un piccolo ma ben finanziato gruppo di persone esterno alle Università, uno sforzo concentrico finalizzato a monitorare molto attentamente ciò che noi professori diciamo; questo gruppo è pronto a impugnare qualsiasi piccolissimo segno di deviazione da ciò che essi ritengono opinione accettabile. Si tratta di un attacco alla libertà di insegnamento, e non è una cosa buona per la nostra società.” [6]

Qui non si tratta di una ‘black list’ che denuncia dei signori perché sono filo-israeliani o sionisti. Qui si fa sul serio, qui si lavora alacremente, e si usano i denari, per cacciare i professori non sionisti dalle università, allo scopo di orientare la cultura e la politica americana a favore di Israele.

Vogliamo concludere con citazioni da un articolo del fondatore di Campus Watch, Daniel Pipes. Lo abbiamo definito un islamofobo. Le citazioni serviranno anche a fare capire con quali intenti il personaggio opera nella sua organizzazione universitaria e fuori da essa. Il lettore giudichi da sé.[7]
In riferimento all’attentato del 22 febbraio 2006 al mausoleo sciita di Samara in Iraq, Pipes scrive

“Le bombe del 22 febbraio al mausoleo di Askariya a Samara, Iraq, sono state una tragedia, ma non sono state una tragedia per gli americani o per la coalizione. …Le sventure dell’Iraq non sono né responsabilità della coalizione, né un particolare pericolo per l’Occidente. … La soluzione dei problemi dell’Iraq non è responsabilità della coalizione, né suo compito. Quando i terroristi sunniti colpiscono gli sciiti e viceversa, è più probabile che i non-musulmani non siano colpiti. La guerra civile in Iraq, sarebbe una tragedia umanitaria, non una sconfitta strategica”.

Pipes sta invocando apertamente la guerra civile tra sunniti e sciiti; non trova che sia responsabilità dell’Occidente, né suo compito impedirla. È anzi una cosa positiva dal momento che se gli iracheni (tutti terroristi) si massacrano tra loro, è più probabile che gli americani non siano colpiti; la guerra civile in Iraq non è una sconfitta strategica; se non è una sconfitta, verrebbe da dire che è una vittoria.
Questa è la logica criminale del Divide et Impera, la strategia israeliana per dominare il Medio Oriente. Distruggere gli attuali grandi stati arabi o musulmani, frazionare le popolazioni in tante piccole entità etniche e religiose e spingerli a farsi la guerra tra loro. Così è stato in Libano, così ora in Iraq. Sono dichiarazioni di rabbioso razzismo: I musulmani si uccidono tra loro? Bene! I non-musulmani non saranno colpiti.
Ma gli orrori della guerra civile in Iraq non bastano a Pipes. Secondo questo guerrafondaio razzista:

“È probabile che la guerra civile porti al coinvolgimento della Siria e dell’Iran, accelerando così la possibilità di uno scontro tra gli americani e questi due stati, con i quali le tensioni sono già ad un punto molto alto”

La guerra civile è quindi benvenuta anche per un’altra ragione. È probabile infatti che essa porti ad uno scontro tra Siria e Iran da un lato e gli Stati Uniti dall’altro. A parte la contraddizione inerente al fatto che una guerra americana a Siria e Iran porterebbe a molte più uccisioni di soldati americani di quanti ne porta la guerra civile irachena (uccisioni che l’ipocrita Pipes dice di essere contento se sono evitate), è importante notare che qui si invoca uno scontro generalizzato in Medio Oriente. Perché? Pipes esprime ancora una volta e chiaramente la strategia sionista: distruggere i paesi arabi perché Israele regni sicuro nella regione. I goyim americani si facciano uccidere pure per il bene di Israele tanto, dice il Talmud, la vita di un goy non vale quella di un ebreo.[8] Gli americani già non sanno come uscire dal pantano iracheno e si stanno accorgendo che l’invasione dell’Iraq non ha fatto altro che esportare e amplificare il fenomeno terroristico. Ma anche questo non è un male per Israele in fin dei conti. Che ci siano state vittime terroristiche in America, in Spagna, in Inghilterra e altrove in Occidente è un bene per lo Stato ebraico. In questo modo i paesi colpiti saranno trascinati accanto agli Stati Uniti in guerre contro il mondo arabo e musulmano. Sarà una manna per Israele. Che gli occidentali facciano le guerre per lo Stato Ebraico! É se i goyim (occidentali o mediorientali che siano) si uccidono tra loro è molto probabile che gli ebrei non siano colpiti.

Mauro Manno
11.02.08

NOTE:

[1] Jim Quilty, Pro-Israeli groups pressure Columbia University, The Daily Star, October 26, 2004, vedi: http://www.dailystar.com.lb/article.asp?edition_id=10&categ_id=2&article_id=9607 .
[2] Philip Weiss, Burning Cole, The Nation, 3 luglio 2006. Vedi: http://www.thenation.com/doc/20060703/weiss .
[3] Liel Leibowitz, Controversial Academic Shot Down for Appointment; Was Campaign against Him Politically Motivated?, The Jewish Week, 06/02/2006, vedi: http://www.thejewishweek.com/news/newscontent.php3?artid=12578&print=yes .
[4] Philip Weiss, Cit.
[5] Philip Weiss, Cit.
[6] Philip Weiss, Cit.
[7] L’articolo da cui citiamo è: Daniel Pipes, Civil War in Iraq?, FrontPage Magazine, 28 febbraio 2006, vedi: http://www.frontpagemag.com/Articles/ReadArticle.asp?ID=21445 .
[8] Khalid Amayreh, 19 luglio 2006, http://www.palestine-info.co.uk/am/old/article_19441.shtml .


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lunedì 4 febbraio 2008 - ore 14:55


DISINFORMAZIONE DELIRANTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ai miei figli, la storia la insegnerò io.
Non voglio certo che diventino dei burattini ignoranti come gran parte degli under 18 che vegetano tra mondo virtuale e mondo reale senza sapere un cazzo di niente.
Già che ci sono insegnerò loro anche l’italiano, dato che la maggior parte dei giovani d’oggi (tra cui molti ignoranti che girano su spritz), scrivono ancora "fà", "stò", "qual’è", e strafalcioni vari, per non parlare di tutte quelle x e quelle k.

Tornando alla storia, ahimè, riporto dal sito infopal un commento di un lettore che ha i suoi buoni motivi per essere amareggiato. Se è questo che insegnano a scuola ....

Da un libro di Geografia in uso nelle scuole medie di Faenza

“Itinerari nel mondo” di M. Mazzi, P. Aziani vol. D “Gli stati del mondo”, La Nuova Italia 2004, p. 118



La creazione nel 1948 dello stato di Israele realizzava una legittima aspirazione degli ebrei a risiedere nella loro terra d’origine, aspirazione tanto più sentita dopo lo sterminio nazista, ma nello stesso tempo si scontrava con la presenza dei palestinesi da sempre presenti nella regione. Da qui i conflitti che hanno insanguinato la regione fino ai giorni d’oggi.


Nel 1993 l’avvio del processo di costituzione di uno stato autonomo palestinese sulla striscia costiera di Gaza e nella Cisgiordania aveva creato grandi speranze ma negli anni successivi la pace non ha fatto progressi.


Nel 2003 la guerra all’Iraq da parte della coalizione guidata dagli USA e l’eliminazione della dittatura di Saddam, fortemente avverso ad Israele, avrebbe dovuto ridurre la tensione nell’area. Tuttavia il processo di pacificazione ha incontrato e incontra ancora enormi difficoltà.


Sia gli attacchi dei terroristi suicidi che si fanno esplodere tra la popolazione israeliana, sia gli interventi armati israeliani che fanno vittime anche fra i civili palestinesi, alimentano odi e rancori su cui fanno leva estremisti presenti da entrambe le parti.


Dal 2003 Israele ha avviato anche la costruzione di un grande muro di separazione tra i propri territori e quelli palestinesi per impedire il passaggio di attentatori.


Il muro crea ulteriori tensioni, ma nello stesso tempo è evidente che non ci sono alternative reali allo sviluppo degli accordi, poiché il raggiungimento di una convivenza pacifica tra i due popoli è l’unica soluzione possibile.



"Legittima aspirazione degli ebrei a risiedere nella loro terra d’origine" ???
E perché legittima? Perché ci vivevano duemila anni prima?
(Minchia! Cosa aspettiamo ad invadere l’Europa, dato che duemila anni fa l’impero romano la occupava quasi tutta?)

Da notare la stringatezza del testo, che riassume in un paio di date un secolo di conflitti sanguinosi.

E DA NOTARE, COSA PEGGIORE, LA CONTRADDITTORIETA’ DELL’ULTIMO PERIODO.

Ma come?
Un muro crea tensioni
Un muro, soprattutto, divide.
Come fa a essere l’unica alternativa possibile per una convivenza?
Ma chi cazzo li scrive questi libri? Magdi Allam sotto falso nome?




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lunedì 4 febbraio 2008 - ore 14:05


DIVORATO
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Dopo un avvio un po’ in sordina, con poche pagine lette la sera per conciliare il sonno, ho praticamente divorato la seconda metà del libro.

Consigliatissimo



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