ONU - XX Assemblea Generale (1965): "La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza. Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".
ONU - Risoluzione 1514 "L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali. Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".
Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977): "La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".
Tribunale penale internazionale "In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”: (1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità; [...] (4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".
HO VISTO
Occhi innocenti che chiedono PERCHÉ
STO ASCOLTANDO
TANTE BANDS SUI MIEI DISCHI DI VINILE
- A.O.D. - ACCUSED - ADOLESCENTS - ADVERTS - AGGNEW, RIKK - AGNOSTIC FRONT - ALL - ALLEY CATS - ANGELIC UPSTARTS - ANGRY SAMOANS - ANTI-NOWHERE LEAGUE - ANVIL BITCH - APES OF WRATH - ARTICLES OF FAITH - AVENGERS - BAD BRAINS - BAD RELIGION - BARRACUDAS - BASTA - The BIPS - BLACK FLAG - BLACK SABBATH - BLAGGERS I.T.A. - BLITZ - BOHSE ONKELZ - BROKEN BONES - The BUSINESS - CARA DE NADA - CARCASS - CARNIVORE - CCCP - CERVELLI STANKI - CHAOS UK - CHELSEA - CHEMICAL PEOPLE - CHEMICAL POSSE - CHESTERFIELD KINGS - CHRISTIAN DEATH - CIRCLE JERKS - CLAPTRAP - CLASH - COCKNEY REJECTS - COMPLESSO DI COLPA - CONFLICT - CRAMPS - CRASS - The CREEPS - CRIMSON GLORY - CRYPTIC SLAUGHTER - D.I. - D.O.A. - D.R.I. - DAG NASTY - DAILY TERROR - DAMNED - DEAD BOYS - DEAD KENNEDYS - DEATH SS - DEEP PURPLE - DESCENDENTS - DETENTE - DEVASTATION - DIE KREUZEN - DIOXINA - DIRGE - DISCHARGE - DISPER-AZIONE - DISRUPT - DOGS IN SPACE - DOWN BY LAW - EDDIE AND THE HOT RODS - EVERSOR - The EX - EXODUS - The EXPLOITED - FALL OUT - FLOTSAM & JETSAM - FOUR SKINS - FUZZTONES - GAI - GANG GREEN - GENITAL DEFORMITIES - GERMS - HARD-ONS - HARTER ATTACK - HELLOWEEN - IFIX TCEN TCEN - IGGY POP - IGGY AND THE STOOGES - IMPALER - INDIGESTI - INFECTION - INTI-ILLIMANI - IRON MAIDEN - JESUS AND MARY CHAIN - JET - JOHNNY & THE SELF ABUSER - JOY DIVISION - JUDGE - KILLING JOKE - KINA - KLASSE KRIMINALE - The KNACK - L’ATTENTAT - LAUREL AITKEN - LETHAL AGGRESSION - LIFE SENTENCE - LUDICHRIST - LURKERS - LYRES - MADNESS - MALMSTEEN, YNGWIE - MANNAIA - MANOWAR - M.D.C. - MEAT FOR DOGS - MEATMEN - MEGADETH - METALLICA - The METEORS - The MIGHTY MIGHTY BOSSTONES - MINISTRY - MINUTEMEN - MIRACLE WORKERS - MISFITS - MOLOTOW SODA - MORE BAD NEWS - MOTORHEAD - MURPHY’S LAW - NABAT - NAPALM - NAPALM DEATH - NEGAZIONE - NEW WIND - The NIPS - NIRVANA - NO FUN - NOFX - NO MEANS NO - NUCLEAR ASSAULT - The OPPRESSED - OPERATION IVY - OPPOSITION PARTY - The PARTISANS - PIL - PIXIES - POGUES - PORNORIVISTE - POTATO 5 - PULMANX - RAMONES - RAPPRESAGLIA - RATTUS - RAW POWER - REST IN PIECES - RORSCHACK - SATKINUKKE - S.O.D. - SACRIFICE - SATAN - SCATTERBRAIN - SCHIZO - SCHLONG - SCRAPS - SCREAM - SECTION 5 - SENTINEL BEAST - 7 SECONDS - SEX PISTOLS - SHAM 69 - SHIT DOGS - SICK ROSE - SHOVLHEAD - SICK OF IT ALL - SKIANTOS - SLAUGHTER & THE DOGS - SOCIAL OUTCAST - SORE THROAT - The STAB - STARK RAVING MAD - STIFF LITTLE FINGERS - STIGE - STIGMATHE - STRAHLER 80 - STRAY CATS - STUPIDS - SUBHUMANS - SUICIDAL TENDENCIES - The SWANKYS - GEORGE THOROGOOD & THE DESTROYERS - TOXIC REASONS - TSOL - TYRANT - UK SUBS - UNTOLD FABLES - VAN HALEN - VENOM - VERBAL ABUSE - VIKING - WARHEAD - WIRE - The WYLDE MAMMOTHS - X-WOOLHEAD - YARD TRAUMA - YOUTH OF TODAY - ZERO BOYS
E QUALCHE COMPILATION, SEMPRE SU VINILE
- 0721 MANICOMIO - ATTITUDINE MENTALE POSITIVA - DON’T FORGET THE PUNKS OF BANGKOK - FREE FOR ALL - GABBA GABBA HEY - GOTHIC ROCK - OI! – THE RESURRECTION - PAST MASTER SERIES VOL. 5 - PUNK – A WORLD HISTORY VOL. 1 - PUNK ON THE ROAD - PUNKS SKINS & HERBERTS - QUELLI CHE URLANO ANCORA - SHABAB - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. I - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. II - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. III - THE OI! OF SEX - VIRUS 100
(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)
Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq: We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?
Secretary of State Madeleine Albright: I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.
Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq: Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?
Segretario di Stato Madeleine Albright: Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.
(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).
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venerdì 17 febbraio 2006 - ore 09:51
ULTIMI ACQUISTI
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non è la prima edizione, del 1973, probabilmente è una ristampa, ma mi interessa più il valore musicale che quello collezionistico. Gli Stooges con Iggy Pop sono un "must" per tutti coloro che vogliono approfondire le radici e la storia del punk, e anche del rock e della New Wave. Non sono un gruppo punk, ma vanno indubbiamente annoverati tra i precursori, benché abbiano anche influenzato parecchie "garage bands". Degli Stooges è il brano No fun , riproposto dai Sex Pistols, dallalbum The Stooges del 1969. Raw Power è stato lalbum prodotto da David Bowie nel 1973, dopo una serie di tensioni nella band. Successivamente, la storia del gruppo diventa la storia di Iggy Pop, ancora oggi attivo (lultimo album da poco uscito è unantologia). Chiudo con una recente frase, proprio di Iggy Pop, un giudizio sugli attuali esponenti del rock mondiale: "Questi giovanotti di oggi, conoscono alla perfezione gli spartiti, ma non sanno neppure cosa significa vomitare!"
LIBERTA DI PENSIERO
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il 31 gennaio scorso ho postato "Tolleranze". In quel periodo non ero a conoscenza della storia delle vignette su Maometto. In quella sede ho scritto che il nostro concetto incoerente di tolleranza genera incomprensioni, che sono terreno fertile per il terrorismo e il fondamentalismo violento, che si basa su queste incomprensioni per attrarre a sé le masse. Ebbene, neanche a farlo apposta dopo qualche giorno accade quello che oggi leggiamo su tutti i giornali. Ho sentito spesso lespressione "Libertà di stampa", così come ho sentito spesso paragoni con il NOSTRO modo di concepire loffesa. Mi vengono in mente gli striscioni e le scritte con le svastiche negli stadi. In questo caso si leva da tutte le forze politiche lo sdegno e la condanna per loffesa subita ai nostri valori di libertà che tutti noi delloccidente giudichiamo inviolabili e fondamentali. Valori laici. Valori conquistati con il sangue. I nostri valori. E ancora una volta, due pesi e due misure. I valori degli altri, di chi ha una cultura diversa, fondata sulla religione, sembrano essere valori di serie B, perché diversi dai nostri. E le popolazioni credenti, offese da tutto questo, si sentono rispondere: è satira, è libertà di stampa. Di fronte ad una vera tolleranza e ad un sincero mea culpa, forse queste persone appartenenti ad una cultura diversa dalla nostra non ci volterebbero le spalle. Ma di fronte allennesima incomprensione, gli indecisi sono facilmente strumentalizzabili dal fondamentalismo violento. Meditate gente... meditate
Rispondo alla giusta obiezione di tita, la quale, dichiarandosi interessata a trattare temi relativi all’ambiente, si è detta però contraria ad un simbolo che avesse riferimenti politici. Premesso che personalmente sono disponibile anche ad un cambio di nome, vorrei però precisare un paio di cose. Innanzitutto, nel momento in cui si decide di parlare di ambiente, e di fare e promuovere scelte di vita orientate alla tutela dell’ambiente, si prende una posizione politica. "Politica", nel senso che la difesa dell’ambiente è a tutti gli effetti un tema politico. Con riguardo al doppio senso, il riferimento agli USA, rispondo anche a Giumbolo dicendo che sì, è vero, tantissimi Paesi nel mondo non rispettano l’ambiente, e gli Stati Uniti sono solo uno dei tanti. Ma, ripeto, questa non vuole essere una presa di posizione contro gli americani in quanto tali, bensì contro uno stile di vita propugnato in primo luogo dall’economia statunitense, un’economia di esasperazione del libero mercato che porta allo sfruttamento indiscriminato ed all’esaurimento delle risorse. È innegabile che di questa politica di sfruttamento gli Stati Uniti siano i maggiori responsabili. Ed è una responsabilità anche omissiva, nel senso che il potere che hanno sull’economia e sulla politica internazionale è un potere forte, in grado di incidere fortemente sulle scelte degli altri Paesi. Il non fare di un Paese forte non può essere equiparato al non fare di un Paese politicamente debole. Infine, tornando all’obiezione di tita, e insistendo sul fatto che difendere l’ambiente significa a tutti gli effetti fare politica (basti pensare alle ripercussioni che avrebbe sull’economia internazionale la riconversione a fonti di energia pulita e rinnovabile come quella solare), tutti questi riferimenti all’ambiente ed al consumismo made in USA possono indurre a ritenere che chi li faccia abbia un preciso orientamento politico. Forse è questa la preoccupazione. Beh, posso garantire per esperienza che così non è. Potrei fare nomi di organizzazioni appartenenti sia all’estrema sinistra che all’estrema destra che sul tema dell’ambiente, della globalizzazione e della politica americana hanno parecchi punti in comune. Potrei parlare della delusione e del risentimento che personalmente provo nei confronti di certa parte della sinistra italiana ed anche dei verdi per l’assunzione di atteggiamenti fin troppo blandi nei confronti di queste problematiche. Potrei fare nomi di persone che conosco e che stimo, non estremisti ma politicamente moderati, ma fortemente cattoliche (e usiamo pure il termine fondamentalisti), che parimenti condannano parecchi aspetti dell’economia globalizzata. Questo è quanto. Adottare un logo con scritto NO USA e parlare di ambiente significa a mio parere fare politica, ma non essere necessariamente etichettati in questo o in quell’altro schieramento. Significa semplicemente adoperare il buon senso, e il buon senso non ha confini politici.
Nucleo Organizzato Unità Sprtiz-Ambientalista. Finalmente io e Grezzo abbiamo portato a termine il progetto che speriamo sarà condiviso da altri, quello di creare un gruppo di blog dove periodicamente si possa discutere di temi legati all’ambiente. Pertanto, chiunque volesse farne parte dovrà fare altrettanto. Innanzitutto una precisazione sul nome e sul logo. Chiunque conosca i personaggi di Asterix sa benissimo che il cagnolino Idefix ama gli alberi e piange quando vede un albero estirpato. Idefix fa parte di un villaggio della Gallia che si oppone all’invasore, che è l’esercito romano. Simbolicamente, abbiamo voluto che rappresentasse l’opposizione all’invasore moderno. Chi è l’invasore di oggi? NO USA non significa che ce l’abbiamo con gli americani intesi come popolo, come esseri umani, ma semplicemente che ci opponiamo ad uno stile di vita che si fonda su un progresso ed uno sviluppo insostenibili, in quanto caratterizzati da sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta, spreco, disastri ambientali, ricerca del lusso e del benessere di pochi al prezzo di un progressivo allargamento del divario tra popolazioni ricche e popolazioni che vivono in povertà. Significa che ci opponiamo alla politica di chi oggi pensa di potersi permettere di non sottostare alle determinazioni ed agli orientamenti che la stragrande maggioranza degli altri Paesi sottoscrivono per cercare di porre un limite al crescente inquinamento, come il protocollo di Kyoto; di chi oggi, pur avendo i mezzi per farlo, nonché la capacità di assumere il ruolo di guida per gli altri Paesi, non investe nella ricerca di fonti energetiche alternative di minore impatto ambientale, ma si preoccupa solamente di non dipendere dalle forniture di petrolio del Medio Oriente. Personalmente, potrei trovare altri “perché”, ma esulerei dall’argomento ambiente, e parlerei per me stesso, mentre in questa sede vorrei cercare di interpretare un pensiero comune. Difendere l’ambiente non significa salvare l’albero. La difesa dell’ambiente in senso lato ha impatti in ambito politico ed in ambito economico, pertanto può a ragione essere considerato un obiettivo primario di chi ci governa, e non il semplice punto di un programma politico. In che modo? Dirò quello che penso in un prossimo post, questo mi sembra già abbastanza lungo, e recentemente vi ho già annoiato troppo con post troppo lunghi. A presto.
È un post mooolto lungo, ma dato che scrivo poco, facciamo finta che valga per quattro. Niente premi a chi arriva fino in fondo.
Mi riaggancio al post di Grezzo di qualche giorno fa, sul tema della povertà, dell’integrazione e della tolleranza. Avevo detto che avrei risposto con un mio post. Tra le varie cose che scrisse Schopenhauer c’è un libro, di importanza secondaria, dal titolo L’arte di avere ragione , in cui non si spiega come far valere le proprie ragioni e far trionfare la verità, bensì si afferma un altro principio: non importa se in realtà hai ragione o torto, devi solo prevalere sul tuo avversario convincendo gli altri che hai ragione tu. Tra i vari espedienti per prevalere ve n’è uno che chiamerei “l’evidenza del falso”. Un esempio: io e Grezzo torniamo nel passato a 1000 anni fa. Davanti ad una platea di persone discutiamo sul sistema solare. Lui dice che il sole ruota attorno alla terra, e con frasi semplici, logiche e in linguaggio comprensibile ai più mi deride davanti a tutti indicando come il sole cambi posizione col passare del tempo. Lui prevarrà, perché potrei convincere il pubblico del contrario solo con argomenti complessi e spiegazioni lunghe. L’apparenza è quindi spesso un’arma per affermare un principio che potrebbe non essere corretto, ma QUELLA spiegazione è più facile e difficilmente confutabile. Per questo motivo questo mio post è così lungo. Prendiamo allora la seguente affermazione: sono tollerante nei confronti degli extacomunitari a patto che ci sia reciprocità. Perché dovrei permettere ai musulmani di costruire una moschea in Italia se nel loro Paese i cristiani non possono costruire chiese? Perché dovrei essere tollerante verso le loro usanze se loro non lo sono nei confronti delle nostre? Perché dovrei, quando ci sono sempre più fondamentalisti che ci chiamano infedeli e non rinnegano il terrorismo? Questa è l’evidenza, il ragionamento facile, la conclusione ovvia. Di seguito, il mio tentativo di mostrare quanto questo concetto di tolleranza sia incoerente, e di mostrare un altro punto di vista. Non pretendo che sia quello giusto, mi basta che però sia logico e coerente. 1) Do ut des Ossia, principio di reciprocità. Come si fa a chiamarla tolleranza quando si chiede qualcosa in cambio? Mi pare piuttosto un obbligo a svolgere prestazioni reciproche, un contratto verbale. Se tu sei adempiente anche io lo sono. Non vedo tolleranza in ciò. Proviamo a concepire il rapporto tra due grandi culture come un rapporto di coppia, o di amicizia. Ragionando in questi termini, tanti direbbero che: un rapporto in cui ad ogni cosa che uno fa per il partner, questi debba ricambiare con la medesima moneta non è un rapporto destinato a durare. Noi valutiamo chi ci sta accanto nel suo complesso, e soprattutto ne rispettiamo i limiti, o ciò che percepiamo come tali. Se c’è amicizia o amore vero si fa qualcosa per l’altro senza pretendere nulla di UGUALE in cambio. Tutto ciò che posso al limite pretendere è che l’amico o il partner mi dimostri la sua amicizia o il suo amore nei modi in cui può farlo. Non ho niente in contrario se mia moglie tutte le feste comandate esce di casa e va a messa, lasciandomi a casa da solo, ma posso per questo pretendere, in cambio, di bestemmiare in sua presenza? (è un esempio del cazzo, lo so, ma è solo un esempio) In altre parole l’altro può avere “limiti” (è un pessimo termine, perché noi li vediamo come limiti, ma potremmo essere noi ad aver limiti) che noi non abbiamo, e i rapporti duraturi sono quelli in cui ognuno fa per l’altro ciò che può in base alle proprie possibilità, e senza aspettarsi di esser ricompensato con uguale moneta. Se si accetta un rapporto a queste condizioni è perché l’altro non ha solo limiti, ma ci dà la possibilità di crescere e arricchirci. Nella crescita, col tempo, tutti e due faremo quanto possibile per attenuare le differenze e per la crescita e l’arricchimento reciproci. Diciamo spesso con naturalezza di una persona: “è fatta così, che ci vuoi fare? Su certi argomenti non ci si può discutere, ma è in gamba in tante altre cose”. Se queste parole le dicesse un prete ad un corso prematrimoniale tutti farebbero sì con la testa. Ma tornano incomprensibili se le proiettiamo all’incontro fra due culture, e non fra due persone. 2) I “limiti” dell’altro Nei Paesi occidentali vige una netta separazione tra regole civili e regole religiose. Storicamente il cristianesimo ha senza dubbio influito sui nostri concetti di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma le nostre leggi sono ispirate ad un principio di laicità che rende lecito ciò che invece per la religione non lo è. Nei Paesi dove regna il culto islamico non è così. La religione è alla base del vivere civile, e le leggi vengono fatte in base a ciò che è scritto nel Corano. L’Islam inoltre, insieme all’ebraismo ed al cristianesimo, fa parte delle religioni c.d. abramitiche. I musulmani credono nello stesso Dio di ebrei e cristiani, i musulmani credono in Cristo, ma il loro credo ha subito un’ulteriore evoluzione con la successiva venuta di Maometto, che ha impresso un sigillo, in base al quale non si può tornare indietro. Basta fare due più due, e forse riusciamo a capire perché nei Paesi islamici, le cui leggi civili sono emanazione di regole religiose, è molto difficile permettere le stesse cose che sono permesse nei Paesi occidentali. Obbligarli a costruire chiese, per tornare all’esempio, sarebbe come costringerli a fare qualcosa contro il loro sistema, che è anche la loro identità. Sarebbe come costringerli a “laicizzarsi”, quindi ad occidentalizzarsi. È questo il concetto di tolleranza tutto occidentale. Il nostro è il migliore dei mondi possibili, il tuo è sbagliato. Se vuoi che io ti permetta di stare nel mio mondo, devi annullare la tua identità e omologarti al mio stile di vita. Non è tolleranza questa. È colonialismo. Ma va anche aggiunto che il sistema di leggi dell’islam è un sistema che si presta ad un’evoluzione continua, frutto di un’opera di interpretazione, e con un processo evolutivo e interpretativo si possono arrivare a colmare parecchie differenze. La stessa storia dei rapporti fra Europa e Medio Oriente è una storia di rapporti prevalentemente commerciali, di alleanze, di scambi, e nelle centinaia di anni che vanno dal califfato ai giorni nostri i periodi di guerra rappresentano una minima parte rispetto ai periodi di relazioni commerciali, crescita e rapporti umani. 3) Povertà e fondamentalismi Beh, il “migliore dei mondi possibili” è una civiltà omologata grazie alla globalizzazione. Una civiltà in cui si è perso il concetto di tradizione, quindi il concetto di identità. La storia? Oggi tanti la conoscono solo attraverso le fiction televisive. L’esperienza di chi è più anziano di te? Non serve più, quindi non serve più neanche il rispetto per gli anziani. La parola d’ordine è “innovazione”. Abbiamo perso il concetto di identità, e nell’incontro con un’altra civiltà in cui identità e tradizione sono invece forti, cerchiamo noi di imporre a loro il nostro punto di vista, e ad ogni attrito che nasce diamo la colpa all’altro, quando le cause sono invece da ricercare nella nostra debolezza. Un uomo e una donna, entrambi consapevoli del loro modo di essere, e determinati a farlo conoscere all’altro, si incontrano, nessuno prevale sull’altro, ma ciascuno arricchisce l’altro. Un rapporto di coppia in cui uno prevale sull’altro non è destinato a durare. Allo stesso modo due culture: io sono italiano, europeo, questi sono i miei usi e i miei costumi, questa è la mia storia, questo è il mio modo di essere, e tu non puoi cambiarlo. Premesso questo, fammi vedere che cos’hai che io non ho, perché quello che hai non mi cambia ma mi arricchisce. Questo dovrebbe essere il giusto confronto. E invece cosa abbiamo? Da un lato noi, con stile di vita McDonald e CocaCola. L’occidente, un quinto della popolazione mondiale che detiene e sfrutta i quatto quinti delle risorse della terra, mentre ai restanti quattro quinti della popolazione mondiale rimane il 20% residuo. Il nostro mondo, in cui non si produce per soddisfare i bisogni, ma si producono nuovi beni destinati a creare nuovi bisogni, che alimenteranno nuova domanda, e un sempre maggiore spreco di risorse. Gandhi diceva che sulla terra ci sono risorse sufficienti a far sì che ciascuno possa vivere con dignità, ma che le risorse della terra non bastano per far sì che tutti vivano nel lusso. Dall’altro lato, il non occidentale, che fa parte dei restanti quattro quinti della popolazione umana che ha a disposizione il 20% delle risorse della terra. Che grazie a internet e alla televisione, nel suo Paese dove si fatica a trovare acqua potabile vede i programmi delle nostre TV con la famiglia felice del Mulino Bianco. Che quando viene da noi capisce che non è facile guadagnarsi da vivere, e se si vuole integrare deve “pensarla come noi”. Dall’altro lato ancora abbiamo i fondamentalisti, che non sono terroristi. Dei religiosi, solo una parte di essi sono fondamentalisti, e solo una minima parte di fondamentalisti sono o diventano terroristi. Ma soprattutto, è dalla nostra falsa tolleranza che il terrorismo troverà terreno fertile tra le masse. Quattro miliardi e passa di esseri umani ha a disposizione un quinto delle risorse della terra. I restanti due miliardi scarsi di esseri umani sfrutta sistematicamente i 4/5 delle ricchezze, che spesso si trovano nei terreni dei paesi poveri. E ci meravigliamo se da questi quatto miliardi di poveri esce qualche migliaio di terroristi? In questi giorni, forse i primi segnali che questa strategia della falsa tolleranza, dell’imposizione del nostro modo di vedere le cose, senza il minimo rispetto dei “limiti” dell’altro, sta ottenendo una reazione contraria. - Il partito fondamentalista, con elezioni democratiche, ha trionfato in Palestina. All’imperialismo mascherato da democrazia della superpotenza tutto ciò non sta bene. Il governo di Hamas cadrà, perché l’occidente vuole così. Ma è un segnale. - Il ricatto del do ut des continua anche nei confronti dell’Iran, che vuole passare al nucleare ma è vittima di un processo alle intenzioni. Perché NOI siamo il bene, e LORO sono il male, quindi nelle loro mani il nucleare è un’arma, a priori e a prescindere. Gli Stati Uniti sono l’unico Paese della storia ad aver usato un’arma nucleare in un conflitto. Gli Stati Uniti hanno usato anche armi chimiche, basti pensare al Napalm e all’agent orange in Vietnam. Gli Stati Uniti sono stati tra i primi ad usare anche armi batteriologiche, distribuendo ai nativi americani viveri e coperte intrisi del virus del vaiolo, allo scopo di sterminarli, annientando in alcuni casi intere tribù, come i Mandan, imparentati con i Sioux. - In Turchia hanno bandito Pavarotti perché è un infedele. Anche questo forse è un segnale, sembra una sciocchezza ma non lo è, perché è successo in Turchia, non in Pakistan. Non tutti i poveri della terra sono musulmani, ma comunque sia, circa quattro miliardi di persone oggi avrebbero i loro buoni motivi per incazzarsi con noi. E se decideranno di farlo…
LATO A: Big takeover; Attitude; Right brigade; Joshua’s song; I and I survive; Banned in D.C.; Supertouch; Destroy Babylon; F.V.K.; The meek
LATO B: I; Coptic times; Sailin’on; Rock for light; Rally round Jah throne; At the movie; Riot squad; How low can a punk get; We will not; Jam
Chi non conoscesse i Bad Brains, dando un’occhiata alla foto qui sopra e vedendo i soggetti, potrebbe pensare: “anvedi tiredbrain, ascolta pure il reggae” L’immagine trae in inganno. Il titolo anche trae in inganno, perché uno vede scritto Rock e pensa si possa trattare di quel genere. Il sospetto viene quando diamo un’occhiata al numero dei brani, che fanno pensare a una durata media abbastanza bassa. Hardcore. Purissimo. Incazzati neri, in tutti i sensi. Ma con più di una particolarità. Per i Bad Brains è stato coniato il termine Reggae-core, ma è inesatto, perché farebbe pensare ad un genere in cui l’hardcore è mixato con il reggae. Invece, il gruppo tiene ben distinte le due cose, e sa suonare bene tutti e due i generi. Così, di 20 brani, troviamo quattro brani di puro reggae: I and I survive, The meek, Rally round Jah throne e Jam . I restanti 16 brani sono invece di puro hardcore, non quello delle origini ma della generazione immediatamente successiva. Pur essendo un’edizione del 1991, è frutto di una revisione di brani antecedenti, risalenti ai primi anni ottanta. La voce è graffiante, urlata ma non troppo, e in falsetto, pertanto la sensazione iniziale, per chi come me ascolta musica su vinile, è quella di aver messo il disco a 45 giri invece che a 33 giri. Si inizia infatti con un bellissimo e carico brano hardcore, Big takeover, non eccessivamente veloce ma coinvolgente, mentre la loro velocità e potenza si fa sentire in brani come Attitude, Joshua’s song, F.V.K., We will not . Sono comunque tutti brani di ottimo livello. Un’altra particolarità sta nel fatto che siano tutti afroamericani, di religione rastafariana, e di ceto sociale povero. Prima di formare i Bad Brains v’era chi di loro suonava funk, chi jazz, chi reggae, anche questa un’anomalia. Nei loro testi traspare malessere sociale realmente vissuto, ma non ribellione violenta. La hardcore band tipica californiana era invece formata da giovani di bianchi di ceto medio, che spesso facevano i ribelli per noia (nonostante comunque vi siano stati tanti gruppi validi). Conoscere i Bad Brains è d’obbligo per i cultori non solo del punk e dell’hardcore americano, ma anche di quei generi musicali dei quali sono annoverati come ispiratori, come lo speed metal. È infatti dalla seconda generazione hardcore che si evolverà l’hardcore-metal. Uno dei migliori dischi hardcore mai realizzati, consigliatissimo, unico nel suo genere. Consiglio inoltre due siti web
Qui c’è l’album in versione CD in vendita, del quale si possono ascoltare alcuni estratti di tutti i brani (manciate di secondi)
http://www.epitonic.com/artists/badbrains.html
Da questo sito invece, semplicemente inserendo il proprio indirizzo mail, si può scaricare gratuitamente in fomrato mp3 un altro loro pezzo famosissimo e iper-veloce, Pay to cum
DISCHI DEL GIORNO
(categoria: " Musica e Canzoni ")
1 - THE BARRACUDAS, Live 1983, Coyote records, Made in France LATO A: Inside mind, You’ve come a long way; Violent times; Codeine; Fortunate son LATO B: Middleclass blues; Hour of degragation; Seven + seven is; Miracle worker; You’re gonna miss me.
2 – THE BARRACUDAS, Live in Madrid 1986, Imposible records, Made in Spain
CAZZO HO DIMENTICATO DI TRASCRIVERE LA TRACK LIST!
Venerdì scorso non ho fatto in tempo a recensire il mio disco del giorno, quindi oggi recupero con due dischi, che si possono mettere insieme. Formatisi in Gran Bretagna nel 1978, in piena esplosione del movimento punk, i Barracudas preferirono non farsi coinvolgere più di tanto dai ritmi e dalle sonorità di quel nuovo e rivoluzionario genere musicale, pur avendo fatto da spalla ai concerti di storici gruppi punk come Clash e U.K. Subs , e pur ispirandosi ai suoni delle chitarre dei Ramones . Tuttavia, i Barracudas sono classificabili come revival band Surf-Rock . Nato negli USA nei primi anni ’60, il surf-rock ha tra i suoi esponenti più famosi i Beach Boys , autori del ben noto brano Surfin’ . Di fatto, il Rock’n’Roll e il Surf-Rock hanno conosciuto più di un momento di revival, uno di questi periodi furono appunto gli anni ottanta, e parecchie bands si cimentarono nel genere, in alcuni casi generando commistioni, dai contorni poco definiti, tra Psychobilly, Garage Rock, Garage punk e Surf Rock. Qualche esempio: i Meteors , i Chesterfield Kings , e anche i Ramones forse ci hanno provato, a modo loro e come solo loro potevano fare, con il brano California sun. Dicevo, gli anni del Rock’n’Roll, gli anni di Elvis, i primi anni ’60, sono stati più volte oggetto di rimpianto da parte delle generazioni che li hanno vissuti ma ancor più delle generazioni immediatamente successive, che hanno sentito i racconti dei loro padri. Azzarderei qualche considerazione (personale). Il periodo in questione, in cui peraltro era ambientato il famoso telefilm che non a caso si chiamava Happy days, fu caratterizzato da un momento di relativa “tranquillità”. La seconda guerra mondiale e gli orrori del nazismo erano ormai passati da diversi anni, c’era una forte ripresa economica, la guerra in Vietnam non era ancora arrivata e la “guerra fredda” era appena agli inizi. Era quindi una parentesi felice, anni in cui le nuove generazioni (americane soprattutto, e comunque occidentali) potevano vivere con una certa tranquillità sociale. Pertanto, non è escluso che le generazioni immediatamente successive, quelle degli anni settanta e ottanta, abbiano reagito in modo diverso ai mutati scenari politici internazionali. Alcuni manifestando consapevolezza e moti di ribellione, altri manifestando invece rifiuto e nostalgia per ciò che non è più. E la musica ne avrebbe senz’altro risentito. Tornando ai Barracudas, va aggiunto che nel tempo si sono evoluti, e come capita a tanti gruppi, classificarli dentro un genere risulta spesso riduttivo, anche se può dare un’idea. In questi due live sono racchiusi vari brani, in cui prevalgono sonorità più propriamete pop-rock, frutto di una naturale evoluzione del gruppo. Mancano infatti brani storici e molto belli come Summer fun, His last summer , e I wish it could be 1965 again . La qualità audio non è eccezionale, soprattutto in Live 1983 , e per chi volesse reperire qualcosa del gruppo, consiglio piuttosto di cercare gli album Drop out with the Barracudas , il migliore delle loro produzioni (a mio modesto parere), e Endeavour to Persevere . Ambedue li possiedo in cassetta, duplicati da LP, quindi non saranno recensiti, almeno finché non riuscirò a procurarmeli in vinile.
LATO A: You are (the government); 1000 more fools; How much is enough?; When?; Give you nothing; Land of competition; Forbidden beat; Best for you
LATO B: Suffer; Delirium of disorder; Part II (the numbers game); What can you do? Do what you want; Part IV (the index fossil); Pessimistic lines
Non piacciono a tutti, i Bad Religion. In effetti le loro ultime canzoni risultano piuttosto melodiche e troppo simili alle sonorità di quello che personalmente chiamo nuovo (e finto) punk. Quello dei nuovi gruppi americani, tanto per intenderci, che piacciono tanto ai più giovani Ma i brani realizzati nei loro primi anni di vita (si sono formati nel 1980) non sono affatto male. Anche loro americani, californiani per la precisione. Se sotto l’aspetto musicale possono non essere apprezzati, a loro favore va comunque detto che hanno sempre utilizzato la musica per affrontare temi politici e sociali. Nei loro primi anni di vita erano praticamente ragazzini, minorenni, e i loro brani non erano propriamente hardcore, ma risentivano dell’influenza dei Ramones, che trasponevano in una musica fatta di contenuti tuttavia più seri, in termini di testo. La loro caratteristica, che li differenzia dai gruppi hardcore tradizionali, e li accomuna, con parecchi anni di anticipo, al moderno punk di moda oggi, è la componente melodica data essenzialmente dalla voce. Gran parte dei brani punk-hardcore sono infatti cantati con una certa rabbia, quando non sono urlati. Non è questo il caso dei Bad Religion. Con Suffer la melodia della voce si sposa abbastanza bene con la velocità di esecuzione e la brevità dei brani (QUESTO è l’hardcore cazzo! Uno-due uno-due di batteria, brani di un paio di minuti belli veloci, e togliamo di mezzo le contaminazioni metal con quelle cazzo di schitarrate distorte e lente stile metallica, tra un ritmo veloce e un altro). Sul loro sito ufficiale www.badreligion.com, si possono scaricare una dozzina di mp3, tra cui tre dall’album qui presente. Non hanno certo scelto le migliori, personalmente preferisco You are the government, 1000 more fools e Land of competition, ma, ahimè, non è escluso che la scelta sia caduta sui brani che per sonorità e ritmo più si avvicinano al finto punk che va tanto di moda oggi.
JESUS WENT TO JERUSALEM (Garessio – CN) – Momenti di gioia 102 TRUFFE (Ceriale – SV) – Tutto deve crollare BLOODY ANGER (Leffe – BG) – The blindness goes on CONTROPOTERE (Napoli) – Dentro di te TOTAL INCAPACITY (Cernobio – CO) – Dietnam ULCERA (Imperia) – La follia è dietro l’angolo RAW (Roma) – Run the blockade) SUPERFETAZIONE (Roma) – Ceck
LATO B)
ATROX (Agrate Brianza – MI) – Remember Novi Sad ILLEGAL (Mjano – UD) – Tribali danze THRASHIN RAGE (Foggia) – Last war VAN PROUST (Catania) – Thirsty of love DIGOS GOAT (Cermignano – TE) – Fuori è buio M.D.G. (Trani – BA) – Il cielo scuro MAZE (Sgrate -MI) – Ciò che resta è il male NO RULES (Catania) – Blood and fire
LATO C)
ANGEL DEATH (rieti) – Nameless STIGE (Ascoli Piceno) – Charlie EVERSOR (Gabicce – PU) – Core of brutality ORIGINAL GRAVITY (Napoli) – The only God is not the one you believe in UN FALSO SCHERZO – Senza un nome e uno scopo MADHOUSE (Ferrara) – Insanity road BLACK FLOWERS (S. Benigno Cavanese – TO) Graffiti
LATO D)
MAXIMUM FEEDBACK (Roma) - Forse amore? HARDENED SINNER (Sassari) – Necronomicon INFEZIONE (Modena) – Questa non è vita ZO D’AXA (Aviano – PN) – Bloody moon RANDAGI (Napoli) – Eredity of horror CONVULSED (Messina) – What’s for us! D.I.Y. (Cannizzaro – CT) – Factory of idiots CORRODED (Palagonia – CT) – Corroded
Nel 1991 è stato realizzato un Volume II, che ancora non possiedo ma che sto cercando di procurarmi. Questa prima compilation invece è quasi introvabile (ma è pur vero che non sono in molti a cercarla). Realizzata in tiratura limitata di 500 copie, stando a quanto scritto sulla copertina, è un’autoproduzione frutto dello sforzo comune di 32 bands italiane che spaziano tra il punk/hardcore e il thrash metal. Riporto per intero la presentazione allegata di Carlo Cannella degli STIGE “ATTITUDINE MENTALE POSITIVA è un documento scritto con fervida rabbia da bande giovanili dedite a forme di cultura rumorosa, uomini degni dell’amicizia e dei soldi di chiunque. Non è una selezione; raccoglie 32 bands italiane (molte delle quali alla loro prima esperienza su vinile, nel frattempo decisamente migliorate e con produzioni ben più rappresentative del loro valore appena uscite o prossime ad esserlo) che hanno voluto crearsi uno spazio autoproducendo in modo totale e convinto questo lavoro. ATTITUDINE MENTALE POSITIVA non vuole essere un bel disco, non necessariamente! Vuole invece essere la dimostrazione di uno sforzo comune inteso alla realizzazione dei desideri di tutti. E chi ha detto che questo disco non sia già una vittoria?” In effetti, a prescindere dalla qualità del lavoro e a volte dal genere musicale, vale spesso la pena sostenere le bands giovanili alla loro prima esperienza, e soprattutto le autoproduzioni di questo tipo. Alcuni di questi gruppi sono rimasti nell’anonimato, altri hanno acquisito una certa notorietà a livello locale. Ricordo qualche anno fa che dalle mie parti erano piuttosto conosciuti gli Eversor (che peraltro conoscevo personalmente, frequentando spesso i centri sociali). Altri infine hanno raggiunto “fama” nazionale. Tra questi, ad esempio, gli Stige , i Superfetazione , i Contropotere , i Madhouse . In tutta Italia, da nord a sud, in modo peraltro uniforme direi, notiamo la volontà comune di questi ragazzi non solo di “urlare” la propria rabbia, ma anche di inciderla, di lasciare un segno. E come si fa a non essere d’accordo sul fatto che questa, in effetti, è già una vittoria?