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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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LE MOTIVAZIONI DEL NOME NO USA

(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)

CLICCA QUI





60 MINUTES

Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq:
We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?

Secretary of State Madeleine Albright:
I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.








Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq:
Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?

Segretario di Stato Madeleine Albright:
Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.

(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).



VECCHI POST:


RABBIA
LA VISIONE E LA LETTURA DI QUESTO POST SONO CONSIGLIATI AD UN PUBBLICO ADULTO E NON IMPRESSIONABILE



SERIE The New World Order

Premessa (tiredbrain)

INTRO - Lost in translation (tiredbrain)

PARTE I - 9/11: Segnali di congiura (tiredbrain)

PARTE II - La fabbrica delle illusioni (SebackiZ)

Parte III - DNA e codice a barre (666) (SebackiZ)

PARTE IV - 9/11: Un piano inesistente/L’ipotesi alternativa (tiredbrain)
Parte V: Il vero obiettivo è l’Iran (SebackiZ)

PARTE VI - 1 - Il programma dei Protocolli dei Savi di Sion (SebackiZ)

PARTE VI - 2: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 1 (SebackiZ)

PARTE VI - 3: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 2 (SebackiZ)

PARTE VI - 4: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 3 e 4 (SebackiZ)

PARTE VI - 5: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 5 (SebackiZ)

PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE VIII - IL NEMICO: 1) Il circolo Pinay (SebackiZ)

Parte IX - Imperialismo americano: 60 anni per un Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE X - IL NEMICO: 2a) Il Gruppo Bilderberg (tiredbrain)

Parte XI - Censura e controllo dell’informazione (tiredbrain)




SERIE Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

Parte V



POLITICA E INFORMAZIONE

La fine di Internet

(ANSA - Cuba)

Crude Designs

Arab Woman’s blues

Ricordare Sabra e Chatila

Attività nucleari iraniane

Il manifesto censura i palestinesi

The Decider

In risposta a Pogues!

La mercificazione della donna

Dalla parte di ...

Lettera aperta al presidente della repubblica italiana (di Mauro Manno)

Venite adoriamoli

Meglio tardi che mai

Tutto è cominciato da...

Come si diventa terrorista?

United cruelties of Benetton

Torniamo a parlare di ambiente



MUSICA E RECENSIONI

KLAXON

CONTR-AZIONE

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EINSTURZENDE NEUBAUTEN

WIM MERTENS - EINSTURZENDE NEUBAUTEN

DEEP PURPLE

STIGMATHE

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OPERATION IVY

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SVAGO (Aneddoti, curiosità, storie di vita quotidiana, vacanze, escursioni, ecc...)

Er Buchetto

Stream of Consciousness

Jobs & Careers - II

Jobs and Careers - I

Le dodici fatiche di Asterix

Tofana di Rozes

Versace ... n’artro goccio (di plasma)

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Roma meeting

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giovedì 6 dicembre 2007 - ore 15:51


SARA’ UN CASO?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Digitando su google la parola "disinformazione", fino a poco tempo fa in testa alla lista dei risultati comparivano i link al sito

www.disinformazione.it

Oggi, facendo la stessa cosa, mi è apparsa sempre la stessa lista di siti, ma con una differenza: sotto il link al sito di disinformazione compare l’avviso:

"Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer"

Se si clicca sul link, si apre una pagina in cui veniamo informati delle potenzialità dannose del sito in esame, e in più ci viene suggerito di visitare un sito in cui scoprire notizie interessanti su come proteggere il nostro computer.

In questi casi sono abituato a pensar male. Sarò esagerato ma, come dice il detto, pensar male è peccato ma a volte ci si prende.

Sarà mica una forma di censura per un sito "scomodo", che oltre che divulgare notizie contrarie alla verità ufficiale, spesso e volentieri non manca di sparare a zero sui farmaci e sulle case farmaceutiche?

Per visitare il sito, non resta che digitarne l’indirizzo corretto sulla barra del browser.

Finora al mio computer non è successo niente

Apdeit:
Oggi pomeriggio non ho avuto il tempo, ma cliccando sul link presente nella pagina che apre google, e cioè www.stopbadware.org, leggo che il messaggio di cui sopra è stato generato automaticamente per via del fatto che il sito in questione non è presente in una fantomatica banca dati di siti evidentemente considerati attendibili, chiamata Badware Website Clearinghouse.

Un’altra possibile spiegazione è che google stia testando un modo per farsi pagare da chiunque voglia il link del proprio sito sul motore di ricerca più utilizzato nel mondo




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martedì 4 dicembre 2007 - ore 14:13


PUNK IS DEAD
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Yes that’s right, punk is dead,
It’s just another cheap product for the consumers head.
Bubblegum rock on plastic transistors,
Schoolboy sedition backed by big time promoters.
CBS promote the Clash,
But it ain’t for revolution, it’s just for cash.
Punk became a fashion just like hippy used to be
And it ain’t got a thing to do with you or me.

Movements are systems and systems kill.
Movements are expressions of the public will.


Punk became a movement cos we all felt lost,
But the leaders sold out and now we all pay the cost.
Punk narcissism was social napalm,
Steve Jones started doing real harm.
Preaching revolution, anarchy and change
As he sucked from the system that had given him his name.

Well I’m tired of staring through shit stained glass,
Tired of staring up a superstars arse,
I’ve got an arse and crap and a name,
I’m just waiting for my fifteen minutes fame.
Steve Jones you’re napalm,
If you’re so pretty (vacant) why do you swarm?
Patti Smith you’re napalm,
You write with your hand but it’s Rimbaud’s arm.

And me, yes I, do I want to burn?
Is there something I can learn?
Do I need a business man to promote my angle?
Can I resist the carrots that fame and fortune dangle?
I see the velvet zippies in their bondage gear,
The social elite with safety-pins in their ear,
I watch and understand that it don’t mean a thing,
The scorpions might attack, but the systems stole the sting.

PUNK IS DEAD. PUNK IS DEAD. PUNK IS DEAD.
PUNK IS DEAD. PUNK IS DEAD. PUNK IS DEAD.
PUNK IS DEAD. PUNK IS DEAD. PUNK IS DEAD.


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lunedì 26 novembre 2007 - ore 17:15


Il manifesto delle forze politiche della sinistra palestinese
(categoria: " Vita Quotidiana ")



http://www.globalproject.info/art-13639.html


Venerdi 19 ottobre 2007

Dichiarazione congiunta dopo l’incontro d’Autunno

La leadership delle cinque forze firmatarie di questo documento ha svolto una riunione per discutere la fase preparatoria in corso per la conferenza Internazionale convocata a novembre dall’amministrazione statunitense riguardo al conflitto mediorientale e ha formulato una posizione netta e chiara al riguardo, i suoi obiettivi e pericoli.

Primo punto : basandoci sui risultati disastrosi dei negoziati precedenti, crediamo che l’unica piattaforma possibile per arrivare ad un accordo per la fine del conflitto arabo e palestinese-israeliano è una conferenza Internazionale con pieni poteri e con la partecipazione di tutti i protagonisti coinvolti in base alle legittime risoluzioni Internazionali e con l’obiettivo di applicare queste risoluzioni sotto una supervisione Internazionale collettiva nel quadro delle Nazioni Unite e sotto i suoi auspici.

Secondo punto: l’invito lanciato dal presidente Bush per la conferenza d’autunno non corrisponde ai requisiti di questa piattaforma, al contrario, è un tentativo per aggirarla e deformarla. Questo invito è l’ennesimo tentativo accanito dell’USA per ottenere il sostegno Arabo e Palestinese per recuperare credibilità dopo i danni irrecuperabili visibili agli occhi di tutti prodotto dei risultati delle sue politiche di aggressione in Iraq e Afghanistan e altrove nella regione e per attuare i suoi piani previsti per la divisione del mondo Arabo e Musulmano in due assi in conflitto. Questo invito, ignora completamente il riferimento alle risoluzioni delle Nazioni Unite e cerca di crearne uno nuovo, più compatibile con le promesse fatte da Bush a Sharon nella sua lettera del 14 Aprile 2005, nella quale dava la luce verde alle ambizioni coloniali del governo Israeliano di radicare l’occupazione, annettere Gerusalemme Est e cancellare il diritto al ritorno. E’ ormai chiaro che questo invito auspica di confermare l’opzione dello stato Palestinese con confini temporanei- forse sotto un nome diverso- come base dei negoziati proposti, per dividere il percorso palestinese da quello arabo e per accentuare la crisi palestinese interna.

Terzo punto : il confronto con il programma americano richiede coordinamento e lavoro collettivo arabo - palestinese per affermare le condizioni essenziali per realizzare qualsiasi incontro internazionale attraverso un processo politico serio che conduca ad un ritiro israeliano completo da tutti i territori arabi e palestinesi occupati dal 1967 per assicurare i diritti nazionali al popolo palestinese nell’indipendenza e il rientro. Tutto ciò richiede:

- Adottare le risoluzioni delle Nazioni Unite e definire come attuarle.
- Adottare una formula collettiva di protezione internazionale per i negoziati nell’ambito delle Nazioni Unite in alternativa al modello unico americano.

La garanzia della partecipazione di tutte le componenti arabe che hanno territori occupati (Palestina, Siria e Libano) sulla base di un piano garantisce a risolvere tutte le cause del conflitto arabo - israeliano.

Quarto punto : le forze riunite avvertono il pericolo di svolgere la riunione internazionale proposta e di parteciparvi senza che ci sia il minimo di condizioni che garantiscano il successo di una soluzione completa ed equilibrata respingendo le possibilità di soluzioni parziali.

Quinto punto : il livello di serietà di qualunque sforzo Internazionale per risolvere il conflitto si traduce nell’impegno di spingere Israele a cessare le sue pratiche di aggressione contro il nostro popolo e di smettere di imporre il de facto unilaterale sul campo. Cio’comprende: mettere fine all’occupazione, bloccare la costruzione del muro dell’apartheid e smantellarne la parte già esistente , metter fine alle incursioni, alle uccisioni e agli arresti, smantellare i posti di blocco, rilasciare i prigionieri politici, annullare l’ordine prepotente di considerare Gaza come entità nemica e di mettere fine all’embargo.

Sesto punto : le forze riunite avvertono di eventuali rischi quando si confronta la battaglia per il negoziato insieme alla divisione interna palestinese.

Le forze riunite affermano che l’obiettivo vero della politica americana ed israeliana è quello di sfruttare la situazione della divisione interna palestinese e tutta la debolezza che ne consegue , per ricattare tutte le parti in causa ed ottenere compromessi. Per questo le forze riunite affermano che per affrontare i rischi dell’invito americano non vanno mai fatti passi che aggravino la divisione interna così come i tentativi di trovare alternative all’OLP.

In questo contesto, noi firmatari, ribadiamo l’invito a Hamas a tornare sui suoi passi del colpo militare e violazione della democrazia e chiediamo che ponga fine all’anomala separatista a Gaza e di tornare sotto il quadro legittimo

Le forze invitano anche a rimuovere tutti gli ostacoli che si oppongono ad un dialogo nazionale completo che conduca ad una soluzione pacifica e democratica alla crisi interna sulla base del documento d’accordo nazionale e della dichiarazione del Cairo.

Settimo punto : Come prevenzione per i possibili rischi c’e bisogno di una partecipazione collettiva per amministrare il processo dei negoziati , con la partecipazione attiva di tutte le forze palestinesi interessate e con il completo svolgimento del ruolo dell’esecutivo dell’OLP di leadership nell’ orientare la mobilizzazione politica e designare le sue strategie.

Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina

Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina

Unione Democratica Palestinese FIDA

Partito del Popolo Palestinese

Iniziativa Nazionale Palestinese - Al Mubadara



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venerdì 23 novembre 2007 - ore 14:57


LA FINE DI INTERNET
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Circola da un po’ di giorni su diversi siti, tra cui quello del corriere della sera

LINK

la notizia secondo cui nel giro di qualche anno il traffico sulla rete sarà così congestionato da generare gravi rallentamenti fino a rischiare di paralizzare la rete.
Tale affermazione deriva dai risultati condotti da uno studio


LINK


secondo il quale le infrastrutture attuali non sarebbero in grado di reggere il futuro flusso di informazioni che circola sulla rete.
A meno che ovviamente non vengano effettuati investimenti per incrementare la capacità dei provider e dei gestori della rete.

Mi chiedo se questi investimenti abbiano davvero una convenienza.
Chi ci guadagna e chi ci rimette?

Internet è oggi un mercato di (quasi) libero scambio delle informazioni. Il fenomeno dei blog rende forse internet il luogo dove l’informazione è più libera e democratica.
Inoltre, dalla rete si scaricano e scambiano anche dati di dimensioni rilevanti. Basti pensare a film e album musicali, con grosse perdite in termini di mancato guadagno per le case di distribuzione.

Se gli studi condotti fossero fondati e realistici, basterebbe che qualche gruppo di potere esercitasse pressioni per rallentare gli investimenti per far sì che il sistema imploda da solo, senza alcuno sforzo. Mettendo così a tacere lo scambio della libera informazione, e restituendo i cari vecchi profitti alle multinazionali che hanno perso quote di mercato a causa dell’aggressività di piccole aziende che grazie a internet si sono aperte al mercato.

Tutto sommato, a pensarci bene sarebbe un buon affare per molti



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lunedì 19 novembre 2007 - ore 14:38


AVANTI POPOLO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Salutiamo con gioia la nuova proposta del Cavaliere, che nella Sua immensa lungimiranza è stato folgorato da una nuova visione sul futuro di noi italiani.

Nasce il

PARTITO DEL POPOLO®


Ci auguriamo che la nascita del nuovo movimento sia accompagnato dalla proliferazione sul territorio di un numero adeguato di

CASE DEL POPOLO


nella convinzione che sia senz’altro meglio andare a bere un bicchiere alla Casa del Popolo piuttosto che alla Casa delle Libertà



Apdeit: la battuta sulla casa del popolo è "rubata". L’ideatrice è pippiri

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mercoledì 14 novembre 2007 - ore 14:35


ISRAELE, I “CRISTIANI” SIONISTI E GLI EBREI IRANIANI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


DI MAURO MANNO
civiumlibertas


La stampa ’libera’ d’Occidente cerca di convincerci ogni giorno che la Repubblica Islamica dell’Iran non vuole altro che dotarsi dell’arma nucleare per poter distruggere Israele e compiere un nuovo ’Olocausto’. Batti e ribatti, i Signori del Discorso stanno facendo un gioco sporco per preparare una nuova guerra americano-sionista in Medio Oriente: la guerra contro l’Iran.

Dopo le menzogne diffuse per preparare l’opinione pubblica ad accettare la catastrofica invasione dell’Iraq, ecco che ci ritroviamo davanti gli stessi giornalisti, gli stessi giornali o network televisivi che cercano di convincere i cittadini d’America e d’Europa, stanchi di guerre che servono solo gli interessi di Israele e infiammano le organizzazioni terroristiche, che sono sotto la minaccia missilistica dell’Iran.

Un paese che ha le testate nucleari israeliane puntate contro, che è circondato dalle truppe e dalle basi americane in Iraq, Kuwait, Afghanistan, ecc, che ha la flotta USA quasi nelle sue acque territoriali, che è a portata dei bombardieri strategici americani dell’isola di Diego Garcia, che viene definito stato canaglia o terrorista, definizione che costituisce la base ideologica ed il preludio ad un attacco americano (Iraq docet). In queste condizioni l’Iran si permette di ’minacciare’ tutto l’Occidente o come dice Bush di prepararsi a scatenare la ’Terza Guerra Mondiale’. Sarebbero dei pazzi. ’Sono dei pazzi’, dicono i Signori del Discorso e per questo vanno distrutti prima che riescano a costruire l’arma atomica. Una logica ineccepibile.



L’Iran non ha mai attaccato nessuno, non in questo secolo o quello appena trascorso, ma almeno negli ultimi cinquecento anni. Anzi è stato attaccato e vilmente da Saddam Hussein nel 1980, su istigazione americana e saudita. Per controllare il suo petrolio, gli americani e i britannici hanno prima rovesciato un suo governo legittimo (Mossadeq) nel 1952, poi gli hanno imposto la terribile, sfarzosa e dispendiosa monarchia di Reza Pahlavi, una dittatura che si reggeva sulla repressione micidiale della Savak.

L’Iran ha un programma nucleare, ma è pacifico ed è sotto il controllo dell’agenzia nucleare dell’ONU, l’AIEA in quanto il paese aderisce al trattato di non proliferazione. Israele invece non ha mai aderito al programma di non proliferazione nucleare, si rifiuta di far parte dell’AIEA, non ha centrali per il nucleare civile, possiede tra le 200 e le 400 testate atomiche, ha i missili per spedirle su tutto il globo, ha sottomarini nucleari adatti a lanciare la cosiddetta seconda risposta in caso di attacco nucleare e distruzione del paese. E parla della necessità di fermare l’Iran. Come? Ma con un attacco da far fare agli americani come è successo per l’Iraq. Recentemente un collaboratore di Dick Cheney che dirige il covo di neoconservatori sionisti ebrei responsabile della politica del ’Clean Break’, del taglio netto col passato, ha lasciato il suo posto ed ha rivelato alla stampa che il Vice-Presidente americano lavora ad un piano in due fasi per distruggere l’Iran. Prima Israele attacca la centrale nucleare di Busher (come in Irak nel 1981 quando attaccò Osirak), poi, dopo la risposta iraniana, intervengono gli Stati Uniti con tutta la loro potenza di fuoco, comprese, probabilmente le nuove armi nucleari, le cosiddette ’mini-nukes’.

Ma Israele è buono, Israele vuole la pace, Israele è minacciato. L’Iran invece vuole ’cancellare lo stato ebraico dalla carta geografica’. L’Iran ’nega l’olocausto’ e quindi si dispone a farne uno vero.

La frase ’cancellare Israele dalla carta geografica’ non è mai stata pronunciata da Ahmadinejad che invece ha detto che ’il regime che occupa Gerusalemme, come il regime dello shah e come l’Unione Sovietica, finirà per scomparire dalle pagine del tempo’. La falsificazione di cui è responsabile l’agenzia di ’informazioni’ ebraica Reuters, va avanti da tempo. Sarebbe come accusare Stalin, il quale spesso ripeteva che il capitalismo era destinato a scomparire dalla faccia della terra, di voler bruciare il mondo intero esclusa la Russia. Poi abbiamo visto chi allora attaccò chi.

In quanto alla pretesa ’negazione dell’olocausto’ di Ahmadinejad, limitiamoci a ribadire che il presidente iraniano continua a ripetere due semplici cose: che l’uso dell’olocausto per opprimere ed uccidere i palestinesi è inaccettabile, che questo uso criminale è reso possibile perché l’olocausto è stato trasformato in una religione, con la sua mitologia, i suoi dogmi che non possono essere contestati, a meno che non si voglia visitare le ’civili e libere’ galere del civile e libero Occidente.

Ben altra cosa quindi rispetto alle fandonie che ci propinano gli scribi dei Signori del Discorso.
Abbiamo già detto queste cose in altre occasioni. Oggi scriviamo per portare la prova delle menzogne sull’Iran.

Il giornale USATODAY, oggi pubblica un post molto interessante. Si può leggere QUI. Vi si dice che i ’cristiani’ evangelici cioè questa razza strana anche definita ’cristiani sionisti’ hanno costituito con Israele e la lobby ebraica americana un gruppo ’umanitario’ denominato The International Fellowship of Christians and Jews, alla cui testa hanno messo il rabbino Yechiel Eckstein (nella foto sotto). L’impegno ’umanitario’ del gruppo si fa presto a spiegarlo: sostenere Israele che di sostegno umanitario sembra proprio avere bisogno. E noi che credevamo che avesse necessità di denari e armi! Come sostenere ’umanitariamente’ Israele? E’ facile: convincere la comunità ebraica dell’Iran ad emigrare in nello stato ebraico sulla terra dei palestinesi.

C’è quindi una comunità ebraica in Iran? Molti non lo sapevano. E pare addirittura che gode di "protezione legale", che è composta in maggioranza di gente "economicamente benestante", che "non si sente minacciata" che "la maggior parte degli iraniani sono accoglienti". Pare che la comunità ebraica iraniana ha addirittura un rappresentante in parlamento (apprendiamo che esiste addirittura un parlamento, molti non lo spevano). Un rappresentante su 290, per una comunità di 25.000 persone; il che significa che numericamente non le spetterebbe nessun rappresentante ma che lo stato gliene accorda uno indipendentemente dal numero di voti che esprime. É quindi sovra-rappresentata.

Gli sforzi di Israele e dei suoi alleati ’cristiani’ sionisti per far emigrare gli ebrei iraniani non hanno sortito finora risultati significativi. In un primo tempo l’organizzazione di Eckstein offriva 5.000 dollari ad ogni ebreo iraniano che lasciava l’Iran per Israele. Ma i risultati sono stati talmente ridicoli che la somma è oggi stata raddoppiata, e inoltre c’è il contributo ancora più consistente che lo stato ebraico (in realtà si tratta di storno di fondi dei contribuenti americani) offre graziosamente agli ebrei che ’tornano’ in ’patria’.

Il gruppo fin’ora è riuscito a portare in Israele 82 ebrei, in gran parte vecchi, attirati più dalla possibilità del guadagno e dalla speranza di godersi una pensione consistente, che dal richiamo della terra promessa.

Una riflessione finale: se Ahmadinejad vuole veramente realizzare un nuovo olocausto, perché non ha cominciato a sterminare gli ebrei dell’Iran? Forse perché costoro sarebbero talmente ’scemi’ che vogliono restare nel loro paese malgrado le lusinghe, l’esca dei 10.000 dollari e le ’minacce di sterminio’ del nuovo Hitler. Dovremmo evidentemente concludere che, a contatto con un popolo ’primitivo’, anche il ’popolo eletto’ è andato perdendo le sue prerogative e intelligenza superiori.

Una parolina a coloro che con Pannella, l’ADL e l’ambasciatore israeliano attaccano continuamente il cattolicesimo e il Papa. Costui si pronuncia contro la guerra, difende i palestinesi (poco è vero), resiste agli assalti della lobby ebraica americana e difende pure i precari contro gli eccessi del liberismo; i ’cristiani’ evangelisti americani, sionistizzati ed ebraicizzati dal rigetto del Nuovo Testamento e dalla lettura letterale del Vecchio, sono per Israele, per la finale espulsione di tutti i palestinesi, per la guerra in Iraq, in Libano, in Siria, in Iran: sono per lo sterminio e la distruzione. Sono anche per l’imposizione al mondo del sistema di sfruttamento americano.

La chiesa cattolica ha dei difetti e al suo interno si annidano molti peccatori. Ma, restando nel linguaggio religioso, i sionisti, Israele, il governo Bush e i ’cristiani’ sionisti sono satana, il grande satana. Perché fare il loro gioco?


Mauro Manno
Fonte: http://civiumlibertas.blogspot.com/
Link: http://civiumlibertas.blogspot.com/2007/10/israele-i-cristiani-sionisti-e-gli.html
23.10.07



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venerdì 9 novembre 2007 - ore 12:01



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Non dirò "Si volta pagina".
A volte la socialità dell’uomo, il far parte di una comunità di individui, si esprime attraverso regole, che in molti casi portano a formalità e lungaggini burocratiche. Così, mentre sei già su una nuova pagina del capitolo più bello del libro della tua vita, devi aspettare che anche la burocrazia italiana volti pagina e stia al tuo passo.
Ma la MIA pagina, miei cari 4 lettori, l’ho già voltata da un pezzo, qualche mese fa, quando è cambiata la mia vita.
Tutto qua, non ho altro da aggiungere. Non sono molto bravo a parole in questi casi, forse perché contrariamente a molti altri non voglio che il mio blog sia un diario personale, ma principalmente uno strumento di contro-informazione.
Buona fortuna a tutti. Io, la mia parte di fortuna, l’ho avuta.


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lunedì 5 novembre 2007 - ore 14:44


NEWS DAL TG5
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri mi è capitato di seguire (abbastanza distrattamente) il TG5. Lo faccio spesso, nonostante io abbia una pessima opinione dei media ufficiali.

Due notizie mi sono rimaste impresse:

La prima, un riassunto del discorso di Napolitano in occasione della festa delle forze armate:
"Si richiede un nuovo sforzo di coesione nazionale e un concreto impegno per garantire la pace al di fuori dei confini della stessa Europa e contribuire alla costruzione di un nuovo ordine mondiale".
Sarà stato un caso, l’utilizzo di questa particolare locuzione?

La seconda riguarda i recenti avvenimenti occorsi in Pakistan:
Centinaia di arresti e cariche della polizia, repressione della libertà di stampa... e in questo contesto l’atteggiamento del Presidente Bush e del governo americano in generale, che si dichiarano molto preoccupati o qualcosa del genere, e minacciano una revisione degli aiuti al Pakistan. Tuttavia, i 150 milioni di dollari stanziati mensilmente per la "lotta al terrorismo" (leggasi "tangente") ... beh, quelli rimarranno .

Roba da matti



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lunedì 29 ottobre 2007 - ore 17:01


VITA NEI TERRITORI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tratto da EL PAIS del 26 ottobre 2007

LINK




Gli effetti del blocco imposto da febbraio del 2006 sono bestiali. La mancanza di anestetici è allarmante, le apparecchiature mediche non possono essere riparate, la mancanza di medicinali angoscia il personale medico.


Il Governo di Ehud Olmert non distingue tra civili e miliziani. "Se lanciano missili, i palestinesi ne pagheranno il prezzo", ha dichiarato ieri il laburista Matan Vilnai, viceministro della Difesa.
Come se non stessero pagando dalla vittoria di Hamas alle elezioni di 21 mesi fa.
Il deterioramento delle condizioni economiche è brutale. Il 70% dei palestinesi di Gaza riceve aiuti alimentari dalle agenzie internazionali. Come ha detto Dov Weisglass, consiglere di Sharon e per alcune settimane di Olmert, davanti ai sorrisi dei membri del Governo: "Bisogna farli dimagrire".
L’anemia si estende, il sistema sanitario sfiora il collasso.



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martedì 23 ottobre 2007 - ore 18:04


Terrorismo di Stato - Parte IV
(categoria: " Vita Quotidiana ")



È l’ora di riconoscere il terrorismo di stato
di John Pilger
Tratto da www.arabcomint.com

Il mondo si sta dividendo in due campi ostili: l’Islam e "noi". Questo è il messaggio dei governi, della stampa, delle radio e delle televisioni occidentali. Per Islam, leggi terroristi. È una reminiscenza della guerra fredda, quando il mondo era diviso tra i "comunisti" e noi, ed in nostra difesa era permessa anche una strategia di annichilimento. Ora sappiamo, o, meglio, dovremmo sapere che gran parte di ciò fu una commedia; registrazioni ufficiali declassificate hanno ben chiarito che la minaccia sovietica era ad uso e consumo del solo pubblico.

E, proprio come durante la guerra fredda, ogni giorno ora guardiamo agli eventi riflessi in uno specchio morale a senso unico. Alla nuova minaccia viene dato impeto con ogni nuovo episodio criminoso, sia esso a Beslan o Jakarta. Visti nello specchio a senso unico, i nostri leaders possono sì commettere degli errori, ma le loro buone intenzioni non devono essere messe in discussione. L’ "idealismo" e la "decenza" di Tony Blair sono riconosciute dai suoi detrattori ufficiali, come l’architettata tragedia greca delle sue dimissioni recitata sul palcoscenico dei media. Nonostante abbia preso parte all’assassinio di oltre 37.000 civili iracheni, sono le distrazioni di Blair - non le sue vittime - a fare notizia: dall’antica rivalità con il tesoriere Gordon Brown, alla conversione sulla via di Damasco ai pericoli di un surriscaldamento globale. Riguardo all’atrocità di Beslan, a Blair e’ stato permesso di dire, senza ironia né sfida, che "questo terrorismo internazionale non prevarrà". Parole pronunciate da Mussolini dopo il bombardamento di civili in Abissinia.

Gli eretici che vedono oltre lo specchio a senso unico e che comprendono la spaventosa disonestà di tutto ciò, che identificano Blair ed i suoi collaboratori con criminali di guerra in senso letterale e legale e presentano le prove del suo cinismo e della sua immoralità, sono pochi, ma hanno grande supporto tra il pubblico, la cui consapevolezza non e’ mai stata tanto grande, secondo la mia esperienza. È l’appassionata indifferenza del pubblico britannico verso i giochetti politici di Blair/Brown e il sempre maggiore interesse verso il mondo come esso e’, ad irritare coloro che hanno il potere.

Diamo un’occhiata ad alcuni esempi del modo in cui il mondo viene presentato e di come esso è, in realtà. L’occupazione dell’Iraq viene presentata come "un pasticcio": un esercito americano incompetente e grossolano contro dei musulmani fanatici. In realtà, l’occupazione e’ un sistematico, assassino assalto contro una popolazione civile da parte di una classe di corrotti dirigenti americani, che hanno avuto la licenza dai loro superiori di Washington. Lo scorso maggio, i marines USA usarono carri armati ed elicotteri da guerra per attaccare le casupole di Falluja. Ammisero di aver ucciso 600 persone, un numero di persone molto più alto di quello totale dei civili periti per mano degli "insorti" durante lo scorso anno. I generali furono candidi: questa inutile carneficina era stata un atto di vendetta per l’assassinio di tre mercenari americani. Sessant’anni fa, la divisione delle SS Das Reich uccise 600 civili francesi ad Oradour-sur-Glane come vendetta per il rapimento di un ufficiale tedesco da parte della resistenza. Vi è differenza?

Oggi, gli americani bombardano di routine Falluja e gli altri centri urbani densamente popolati. Uccidono intere famiglie. Se il termine terrorismo ha una qualche applicazione moderna, essa è il terrorismo degli stati industriali. I britannici hanno uno stile differente. Vi sono più di 40 casi noti di iracheni morti per mano di soldati britannici; solo un soldato è imputato. In un recente articolo del giornale The Journalist, Lee Gordon, un reporter free-lance, ha scritto: "Lavorare da britannico in Iraq è rischioso, specie al sud dove le nostre truppe hanno la reputazione (sconosciuta in patria) di sanguinari". In patria non viene neppure riportata la crescente disaffezione delle truppe britanniche. È un fenomeno così preoccupante per il Ministro della Difesa che egli si e’ occupato personalmente di far rimuovere dalla lista degli AWOL il soldato 17enne David McBride - che si era rifiutato di combattere - pur di placare la sua famiglia. Quasi tutte le famiglie dei militari uccisi in Iraq hanno denunciato l’occupazione e Blair - cosa che non ha precedenti.

Solo riconoscendo il terrorismo inflitto dagli stati è possibile comprendere - e affrontare - atti di terrorismo commessi da individui o da gruppi i quali, seppure orribili, sono nulla al paragone. Inoltre, essi sono sempre prodotti da quel terrorismo ufficiale di cui è impossibile sentir parlare nei media. In questo modo, lo stato di Israele è riuscito a convincere molti osservatori che esso e’ una mera vittima del terrorismo, quando, in effetti, e’ il suo terrorismo pianificato e senza limiti a causare la terribile rappresaglia dei kamikaze palestinesi. A causa della perversa rabbia israeliana contro la BBC - una riuscita forma di intimidazione - i giornalisti della BBC non associano mai il termine terrorismo agli israeliani: questo termine e’ usato esclusivamente per i palestinesi imprigionati nella loro terra. Non deve sorprendere che molti spettatori TV in Gran Bretagna ritengano che i palestinesi siano gli invasori e gli occupanti, come ha messo in luce un recente studio dell’Università di Glasgow.

Il 7 settembre, un kamikaze palestinese ha ucciso 16 israeliani nella città di Beersheba. Tutti i notiziari TV hanno permesso che un portavoce del governo israeliano utilizzasse quella tragedia per giustificare la costruzione del Muro di Apartheid - quando quest’ultimo e’ una delle cause della violenta risposta palestinese. Quasi tutti gli articoli riportavano della "fine di un periodo di cinque mesi di pace e calma relative". In questi cinque mesi di relativa calma, sono stati uccisi circa 400 palestinesi, 71 dei quali in atti di eliminazione extra-giudiziaria. Durante questo periodo di "stasi", sono stati uccisi 73 bambini palestinesi. Un 13enne ha avuto il cuore spaccato da un proiettile, una bambina di 5 anni e’ stata sparata in faccia mentre camminava, mano nella mano, con la sua sorellina di due anni. Il corpo di Mazen Majid, 14 anni d’età, e’ stato crivellato di 18 proiettili mentre lui e la sua famiglia scappavano dalla loro casa travolta dai bulldozer.

Nessuno di questi atti è stato definito "terrorismo" in Gran Bretagna. Anzi, gran parte di essi non sono stati riportati affatto. Dopo tutto, si è trattato di un periodo di relativa pace e calma, una stasi nella violenza. Il 19 maggio, i tanks e gli elicotteri israeliani hanno sparato contro una manifestazione pacifica, uccidendo otto persone. Questa atrocità aveva un certo significato; la manifestazione era organizzata da un crescente movimento palestinese per la non-violenza, ed aveva visto una pacifica protesta lungo il muro di apartheid. La nascita di questo movimento gandhiano non e’ stata neppure menzionata all’estero.

La verità sulla Cecenia viene allo stesso modo soppressa. Il 4 febbraio del 2000, gli aerei russi attaccarono il villaggio ceceno di Katyr Yurt. Usarono bombe "vacuum", che rilasciano vapori del petrolio e distruggono i polmoni, un’arma vietata dalle Convenzioni di Ginevra. I russi bombardarono persino un convoglio di sopravvissuti che sventolavano una bandiera bianca. Le vittime furono 363 uomini, donne e bambini. Si trattò di uno degli innumerevoli, sconosciuti atti di terrorismo perpetrati in Cecenia dallo stato russo, il cui leader, Vladimir Putin, ha incassato la "completa solidarietà" di Tony Blair.

"Pochi di noi", ha scritto il commediografo Arthur Miller, "possono abbandonare con facilità la convinzione che la società abbia senso, in qualche modo. Il pensiero che lo stato sia impazzito e stia punendo così tanti innocenti e’ intollerabile. Quindi l’evidenza deve essere negata all’interno di noi stessi".

È tempo di smetterla di negare l’evidenza.


traduzione a cura di www.arabcomint.com
da antiwar.org





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