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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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LE MOTIVAZIONI DEL NOME NO USA

(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)

CLICCA QUI





60 MINUTES

Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq:
We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?

Secretary of State Madeleine Albright:
I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.








Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq:
Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?

Segretario di Stato Madeleine Albright:
Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.

(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).



VECCHI POST:


RABBIA
LA VISIONE E LA LETTURA DI QUESTO POST SONO CONSIGLIATI AD UN PUBBLICO ADULTO E NON IMPRESSIONABILE



SERIE The New World Order

Premessa (tiredbrain)

INTRO - Lost in translation (tiredbrain)

PARTE I - 9/11: Segnali di congiura (tiredbrain)

PARTE II - La fabbrica delle illusioni (SebackiZ)

Parte III - DNA e codice a barre (666) (SebackiZ)

PARTE IV - 9/11: Un piano inesistente/L’ipotesi alternativa (tiredbrain)
Parte V: Il vero obiettivo è l’Iran (SebackiZ)

PARTE VI - 1 - Il programma dei Protocolli dei Savi di Sion (SebackiZ)

PARTE VI - 2: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 1 (SebackiZ)

PARTE VI - 3: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 2 (SebackiZ)

PARTE VI - 4: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 3 e 4 (SebackiZ)

PARTE VI - 5: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 5 (SebackiZ)

PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE VIII - IL NEMICO: 1) Il circolo Pinay (SebackiZ)

Parte IX - Imperialismo americano: 60 anni per un Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE X - IL NEMICO: 2a) Il Gruppo Bilderberg (tiredbrain)

Parte XI - Censura e controllo dell’informazione (tiredbrain)




SERIE Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

Parte V



POLITICA E INFORMAZIONE

La fine di Internet

(ANSA - Cuba)

Crude Designs

Arab Woman’s blues

Ricordare Sabra e Chatila

Attività nucleari iraniane

Il manifesto censura i palestinesi

The Decider

In risposta a Pogues!

La mercificazione della donna

Dalla parte di ...

Lettera aperta al presidente della repubblica italiana (di Mauro Manno)

Venite adoriamoli

Meglio tardi che mai

Tutto è cominciato da...

Come si diventa terrorista?

United cruelties of Benetton

Torniamo a parlare di ambiente



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KLAXON

CONTR-AZIONE

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EINSTURZENDE NEUBAUTEN

WIM MERTENS - EINSTURZENDE NEUBAUTEN

DEEP PURPLE

STIGMATHE

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OPERATION IVY

STOOGES



SVAGO (Aneddoti, curiosità, storie di vita quotidiana, vacanze, escursioni, ecc...)

Er Buchetto

Stream of Consciousness

Jobs & Careers - II

Jobs and Careers - I

Le dodici fatiche di Asterix

Tofana di Rozes

Versace ... n’artro goccio (di plasma)

Makalu

Roma meeting

Aquile orfane









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venerdì 10 agosto 2007 - ore 10:40


THE DECIDER
(categoria: " Vita Quotidiana ")


But what do you say to critics who believe that you’re ignoring the advice of retired generals, military commanders, who say that there needs to be a change?

THE PRESIDENT: I say, I listen to all voices, but mine is the final decision. And Don Rumsfeld is doing a fine job. He’s not only transforming the military, he’s fighting a war on terror. He’s helping us fight a war on terror. I have strong confidence in Don Rumsfeld. I hear the voices, and I read the front page, and I know the speculation. But I’m the decider, and I decide what is best . And what’s best is for Don Rumsfeld to remain as the Secretary of Defense.





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venerdì 3 agosto 2007 - ore 18:43


I TERRORISTI NON STANNO ARRIVANDO, SONO GIA’ QUI…. A WASHINGTON
(categoria: " Vita Quotidiana ")


DI BEN CONOVER
Online Journal

Dimentica Osama e la famiglia bin Laden, amica dei Bush. I veri nomi dei terroristi sono George W. Bush, Dick Cheney e company, oltre ad un Congresso complice che, finora, si rifiuta di usare i propri poteri costituzionali per mettere sotto stato d’accusa e rimuovere questi criminali.

Ancora, è "al Qaeda," "al Qaeda," "al Qaeda," secondo i pappagalli dei mezzi di informazioni corporativi. E’ "Al Qaeda" la responsabile di ogni atto di resistenza alla vera criminalità di questo mondo – dal combattere contro l’occupazione statunitense dell’Iraq e dell’Afghanistan ai tentativi di creare caos con i cocktail di Molotov per autovetture a Londra e Glasgow (erroneamente chiamate auto-bombe dai media corporativi).

A sentirli, "al Qaeda" appare ora come un’operazione in franchise che potrebbe aprire domani vicino a te. Per caso non vuoi bomba e patatine fritte?

In Arabico "al Qaeda" vuol dire "la base". Strano, vero? Ma ha un suono esotico per l’orecchio occidentale ed è accusata di tutti gli orrori perpetrati dall’amministrazione Bush per spaventare a morte il popolo.

Se si pensa all’11 settembre, cucinato nel Progetto per un Nuovo Secolo Americano dagli amici dei Bush, che dissero che era necessaria "una nuova Pearl Harbor", si può ritenere che fosse già abbastanza, ed invece ora abbiamo il doppio cittadino (statunitense e israeliano) Michael Chertoff che dice di avvertire nelle proprie viscere che sta per sopraggiungere negli Usa un altro 11 settembre questa estate.

E i media corporativi se la ingoiano, insieme al dessert servito dall’ultima National Intelligence Estimate secondo cui "la base" ("al Qaeda") si è ricostituita ed è più forte che mai. Che impressione!

Nel mentre, i rampanti candidati presidenziali di entrambe le ali del Partito Corpocratico, con l’eccezione di Dennis Kucinich, Mike Gravel e Ron Paul, fanno mostra dei loro muscoli mandibolari per spiegare cosa farebbero a questi "terroristi di al Qaeda" – dal bombardare l’Iran a spianare quello che è rimasto in Afghanistan – qualora diventassero i nuovi occupanti della Casa Bianca. Teniamo inoltre in mente che, con l’eccezione dei tre soprannominati, tutti stanno sbavando sulla prospettiva di esercitare il potere nel modo che Bush si è garantito e cioè come "esecutivo di una sola unità" e "colui che decide", ed è questo il motivo per cui non chiedono l’incriminazione di Cheney e Bush.

Quello che i media e i rampanti candidati ignorano completamente è che se i Bush mettono a segno il loro prossimo 11/9, George W. avrà la sua "emergenza catastrofica" e potrà così invocare la sua "National Security and Homeland Security Directive" (NSPD 51), rendendo di fatto lui e Cheney dittatori a vita.

Uno avrebbe potuto pensare che Bush and Cheney aspettassero fino alla prossima estate o all’inizio dell’autunno per giocare la loro carta buona, ma con la disastrosa barca Bush/Cheney pericolosamente inclinata, con la richiesta di incriminazione da parte dell’opinione pubblica, sempre più crescente e forte, e con il loro desiderio di bombardare l’Iran prima della fine del loro mandato, essi sono dovuti passare al Piano B allestendo la scena del prossimo attentato nel timore che il Congresso finalmente dia ascolto al popolo e incominci le procedure di incriminazione – prima contro Cheney, quindi contro Bush.

Abbiamo avuto 6 anni e mezzo di pazzia e disordine durante i quali abbiamo perso la maggior parte delle nostre libertà, sono state uccise centinaia di migliaia di persone innocenti, si sono formati milioni di profughi dei quali abbiamo distrutto i paesi. Non possiamo più sopportare neanche un solo altro giorno di questo regime criminale, meno che mai possiamo sperare che questi terroristi nei prossimi 18 mesi non causeranno ancora morte e distruzione. Non otterremo niente a meno che Cheney e Bush non vengano incriminati, processati, condannati e rimossi dal loro ufficio. Perché se metteranno in atto il piano B, avremo meno che niente.

Se pensate che siamo degli allarmisti, pensate anche che siamo in buona compagnia. Gli ospiti della scorsa settimana del Bill Moyers’ Journal, Bruce Fein e John Nichols, hanno sostenuto la causa dell’incriminazione, come ha fatto Paul Craig Roberts.

Copyright © 1998-2007 Online Journal

Ben Conover
Fonte: http://onlinejournal.com/
Link: http://onlinejournal.com/artman/publish/article_2215.shtml
20.07.2007

Traduzione a cura di www.comedonchisciotte.org


Esistono su internet diversi siti dove reperire informazioni sulla direttiva presidenziale NSPD 51.
Se ce la faccio, ne parlerò in un prossimo post



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domenica 29 luglio 2007 - ore 09:40


BLOCCATI AL CONFINE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


DI RAMI ALMEGHARI
The Electronic Intifada


Al-Arish, Egitto- Io e mia moglie, come altre migliaia di palestinesi, siamo al momento bloccati in Egitto a causa della chiusura, avvenuta a metà Giugno, del valico di Rafah per la Palestina.

Siamo adesso più vicini alla nostra casa di Gaza. Stavolta la destinazione non è il Cairo ma la città costiera di Al Arish, visto che mia moglie ha completato il suo trattamento medico nella capitale egiziana.

La sera del 7 Luglio, per la prima volta in un mese da quando mia moglie è stata ricoverata nell’ospedale del Cairo, abbiamo sorriso allegramente dopo che il dottore ci aveva assicurato che lei poteva lasciare l’ospedale.

La prima cosa che ho pensato ovviamente è stata di dirigerci subito a casa a Gaza, dove i nostri quattro adorati figli, assieme al resto della nostra famiglia, aspettavano ansiosamente il nostro ritorno.

L’unica cosa che qualsiasi comune viaggiatore deve fare in questi casi è prenotarsi un biglietto. Ma siccome noi siamo due palestinesi di Gaza la cosa non è così semplice, visto che Israele ha vietato dal 2000 l’operatività dei nostri aeroporti dopo averli distrutti con i suoi carri armati.

Ad ogni buon conto, abbiamo la possibilità di accedere a Gaza attraverso il valico di Rafah. Purtroppo, Isarele ha ordinato la chiusura del valico per le scorse 5 settimane, impedendomi di muovermi, di pensare o anche solo di godermi pienamente questo momento felice con mia moglie.

A questo punto ho avuto un’idea, e cioè di dirigerci verso il punto più vicino alla nostra casa di Gaza. Così ci siamo diretti ad Al-Arish, distante circa 45 km da Gaza, nella speranza di raggiungere il confine il prima possibile per ricominciare le nostre vite.

Siamo qui da due settimane, ma le spiagge dorate di Al-Arish, le palme e le strade illuminate non potranno mai valere quanto un solo istante passato con i nostri figli.

Aseel, la mia figlia di 10 anni, ci ha chiesto per telefono "Papà quando tornate? Siamo stufi, vi vogliamo a casa."

Le ho risposto molto pacatamente, "Aseel, cara, arriviamo presto, nel frattempo prenditi cura dei tuoi fratelli e di tua sorella, specialmente di Mohammad tu che sei la più grande, e augurati per la mamma una pronta guarigione." Mohammad è il nostro figlio di otto anni.

La costa della Striscia di Gaza, lunga 40 km e larga 10, ospita 1,4 milioni di persone, compresa la mia famiglia. Abbiamo un solo sbocco verso il mondo esterno, il valico di Rafah, a sud di Gaza.

Nonostante il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza nel 2005 e l’interruzione degli accordi intrapresi dagli Stati Uniti per gestire il valico con l’aiuto di osservatori europei, Israele chiude frequentemente il valico fino al punto che nel 2006 questo è stato aperto solo per un quinto del tempo.

Recentemente, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban ki-moon ha chiesto ad Israele di aprire tutti i passaggi palestinesi per evitare una crisi umanitaria.

Sfortunatamente la crisi è già cominciata, dato che l’Egyptian Red Crescent Society ha fornito coperte, cibo e medicinali a centinaia di palestinesi bloccati che sono a corto di soldi e di effetti personali, così come di pazienza.

Insieme a queste persone costrette al confine, ci sono altri 5000 palestinesi, il 20% dei quali sono ricoverati presso il confine egiziano nelle città di Sheikh Zweaiyed e nella Rafah egiziana.

Secondo il ministro della sanità palestinese, 28 pazienti sono morti al confine dall’inizio della crisi a Giugno.

Il valico di Rafah è situato sul confine che separa l’Egitto dalla Striscia di Gaza. Il momento in cui io e mia moglie potremo varcare quella soglia per riunirci alla nostra famiglia è lasciato ai capricci di Israele.

Rami Almeghari collabora attualmente con diversi canali media tra i quali il Palesatine Chronicle, aljazeerah.info, IMEMC, The Electronic Intifada e Free Speech Radio News. Rami è stato anche un esperto traduttore Inglese e capo redattore del centro stampa internazionale del Palestinian Information Service con sede a Gaza. Può essere contattato all’indirizzo:
rami_almeghari@hotmail.com.

Titolo originale:"Stranded at the border-Rami Almeghari writing from Al-Arish, Egypt, Live from Palestine, 20 July 2007"

Fonte: http://electronicintifada.net/


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martedì 24 luglio 2007 - ore 19:05


US NEWS - Ultime notizie dalla più grande democrazia del mondo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


LINK

Estratto dall’ordine esecutivo del 17 luglio scorso, emanato dalla Casa Bianca

"I have issued an Executive Order blocking property of persons determined to have committed, or to pose a significant risk of committing, an act or acts of violence that have the purpose or effect of threatening the peace or stability of Iraq or the Government of Iraq or undermining efforts to promote economic reconstruction and political reform in Iraq or to provide humanitarian assistance to the Iraqi people."

In sostanza, opporsi alla guerra diventa un atto illegale.

L’ordine esecutivo criminalizza i movimenti che si schierano contro la guerra in Iraq, permettendo al dipartimento della difesa di interferire nei loro affari e consentendogli il potere di confiscarne le proprietà.





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lunedì 23 luglio 2007 - ore 12:01


MA A NOI PIACE PENSARLO ANCORA DIETRO A UN MOTORE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


20 LUGLIO 1893
(Non sono riuscito a postarlo venerdì scorso)





Tratto da Wikipedia

Pietro Rigosi fu un macchinista delle Ferrovie Italiane che il 20 luglio 1893 si impadronì di una locomotiva e la mandò a schiantarsi contro una vettura in sosta lungo una linea morta della stazione di Bologna. Nonostante il grande impatto, sopravvisse. Tuttavia, gli venne amputata una gamba e il suo viso rimase deformato dalle cicatrici.
Nessuno seppe mai il motivo del suo folle gesto, ma un cronista della Gazzetta Piemontese riportò che dopo il ricovero, l’uomo si lasciò sfuggire la frase "Che importa morire? Meglio morire che essere legato!" Pare che al termine del ricovero in ospedale, fu allontanato dal servizio per "motivi di salute". Ma quando, al ritiro del sussidio che gli spettava, lesse il motivo di esonero (buona uscita), cambiò idea e si rifiutò di firmare. Accettò la somma solamente dopo che la motivazione di buona uscita venne sostituita con "per elargizione". Nessuna punizione per lui. Esonero per motivi di salute, invece del licenziamento, e corresponsione di un sussidio non certo elevato.
Rigosi era di fede anarchica, e la sua vicenda venne da molti interpretata come un disperato gesto di protesta contro le difficilissime condizioni di lavoro dell’epoca e contro l’ingiustizia sociale che, a quel tempo, si manifestava in forme inaccettabili anche nell’ambiente a lui più familiare, quello del trasporto ferroviario, con carrozze e convogli di prima classe di gran lusso, e carrozze fatiscenti per le "classi" inferiori.






Ma a noi piace pensarlo ancora dietro a un motore
Mentre fa correr via la macchina a vapore
E che ci giunga un giorno
Ancora la notizia
Di una locomotiva
Come una cosa viva
Lanciata a bomba contro l’ingiustizia
Lanciata a bomba contro l’ingiustizia
Lanciata a bomba contro l’ingiustizia




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giovedì 12 luglio 2007 - ore 19:22


"LA DISOCCUPAZIONE T’HA DATO UN BEL MESTIERE..."
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"...Mestiere di merda, il carabiniere"

Eh, quanti ricordi di gioventù, quanti slogan contro gli sbirri, i caramba, i fasci e compagnia bella.

Tutto questo non c’entra un cazzo con il post, ma mi è venuto in mente per associazione di idee, leggendo questo estratto di verbale di denuncia appena pervenuto nell’ufficio dove, ahimè, alle sette e un quarto suonate sto ancora lavorando.

" .... stamattina alle ore 07.30 al rientro in CANITIERE abbiamo RILVATO che IGNOTRE [forse voleva dire tre ignoti?] persone nel CORSDO della notte AVEVA SCAGLIASTO un sasso sul vetro posteriore infrangendolo...." [Ignote persone AVEVA?]


Buona serata a tutti




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venerdì 6 luglio 2007 - ore 14:25


THAT’S ALL FOLKS! - Un piccolo collage
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Correre ai ripari
di Carlo Bertani – 27 giugno 2007


Tratto da www.disinformazione.it


Ero certo che ci si arrivava: quando si cerca d’avvisare dei possibili pericoli, ai quali siamo esposti per il mutamento climatico in atto, la prima accusa che si riceve è quella d’esser una Cassandra. Chi si permette queste calunnie, però, non ricorda molto l’epica: Cassandra, aveva ragione.
Oggi, giugno 2007, scopriamo di non riuscire a coprire la richiesta d’energia per l’accensione dei climatizzatori: 54.700 MW di punta, e la rete non ce la fa perché non c’è abbastanza energia.

Il gestore della rete non ha altra scelta che staccare a rotazioni le sezioni della rete meridionale, quella dove “succhiano” più energia perché – con 47 gradi – gli anziani iniziano a soffrire ed a rischiare la vita.
Non lanciamoci nella solita querelle delle colpe e delle responsabilità, su chi doveva fare e non ha fatto, oppure su chi ha fatto e non doveva fare: il tempo, sta scadendo. Vediamo cosa possiamo fare subito.

Anche se la captazione fotovoltaica non è ancora a buon mercato, è quella che consente rapide installazioni e di superare le emergenze: ovviamente, non quella dell’estate in corso, bensì della prossima.
I provvedimenti presi in materia dal governo Berlusconi e, oggi, da Prodi, conferiscono delle agevolazioni fiscali per l’installazione dei sistemi fotovoltaici. Il problema è che la quota compresa nelle agevolazioni è troppo bassa: poche centinaia di MW di picco.

Se la richiesta della rete è superiore ai massimi storici, e viaggiamo intorno ai 55.000 MW/h di richiesta (o pressappoco), è evidente che non possiamo affrontare l’emergenza con dei pannicelli caldi.
Chiediamo alla classe politica di elevare gli incentivi per almeno 3.000 MW di picco che, nella stagione estiva e nelle ore diurne, coincidono praticamente con una produzione reale di 3.000 MW/h. Nelle ore d’accensione dei climatizzatori, saremmo coperti dalla produzione fotovoltaica.

Invece di finanziare dubbi progetti – come quello di stivare l’anidride carbonica nel sottosuolo – cerchiamo di non generarne e di produrre energia pulita: investiamo dove sappiamo d’ottenere risultati certi.
Il risparmio energetico si attua sistemando dei collettori solari per l’acqua calda al posto dei boiler elettrici e, il precedente governo, stimò un risparmio del 3% d’energia elettrica se venivano attuati interventi come quelli austriaci. La legge è stata varata dall’attuale governo, ma è troppo farraginosa e, soprattutto, nessuno lo sa.

Poi, bisognerebbe passare agli interventi strutturali di medio periodo: il piano del ministro Matteoli, 13.000 aerogeneratori sul territorio, deve partire subito. L’attuale governo vuole incrementare quel numero? Ben venga: perché non affidare ai comuni l’impianto di quei sistemi, sull’esempio di Varese Ligure?
Con 15.000 aerogeneratori da 1 MW di picco ciascuno, per 1051 ore (media italiana) di funzionamento annuo alla massima potenza, ricaveremmo circa 1.800 MW/h in più da immettere in rete. Alla faccia di Sgarbi e di Ripa di Meana.

Sommando i due interventi di produzione elettrica, avremmo a disposizione 4.800 MW/h, ossia avremmo incrementato del 10% circa la produzione e – pur considerando che non tutti quei 4.800 MW/h sarebbero sempre disponibili (in certe ore ci può essere meno vento e più sole, ecc) – saremmo almeno fuori dell’emergenza estiva. Se si attuasse anche il risparmio sui boiler elettrici, supereremmo anche quella percentuale.
Bisognerebbe quindi passare agli interventi strutturali di lungo periodo: il recupero del piccolo e medio idroelettrico (soprattutto sui fiumi, dove un tempo c’erano migliaia di mulini) e la grande promessa, ossia il solare termodinamico.

Non dimentichiamo, inoltre, che questa è un’emergenza estiva: e se, lo stesso scenario, dovesse verificarsi d’inverno, per un brusco calo delle temperature seguito dall’accensione di milioni di stufette elettriche? Finiremmo congelati? Meglio correre ai ripari.
Come potrete notare, questo intervento è di poche decine di righe, a fronte di migliaia di ore di chiacchiere. E’ ora di finirla con i tanti “esperti” che vendono fumo: queste sono realtà, espresse in poche, semplici righe. Chi si chiama fuori, se ne assuma le conseguenze.



Tratto da "La morte del bruco o la nascita della farfalla"
27 giugno 2007


www.centrofondi.it


Dobbiamo riflettere molto attentamente sul fatto che le fonti energetiche, sulle quali si è basato questo secolo di espansioni economiche, stanno diventando sempre più costose a causa del peak oil e Gas, per non parlare dell’uranio che ogni 6 mesi raddoppia di prezzo - qualcuno per favore si preoccupi di avvisare di questo anche il Prof Veronesi, oncologo, che tempo fa risolveva i problemi energetici italiani caldeggiando pubblicamente la costruzione
di 10 centrali nucleari…chissà fra 10 anni quando saranno finite quanto costerà l’uranio!!! -.
La questione energetica farà cambiare radicalmente tutta la nostra vita, l’economia, i rapporti sociali e di lavoro e abbiamo anche il sentore che cambieremo l’approccio al denaro così come lo concepiamo adesso.
Abbiamo solo una possibilità e cioè quella di abituarci all’idea che dovremo cambiare e iniziare a modificare il nostro stile di vita, abbandonare il “consuma e getta” tanto caro all’industria dei consumi esasperati e molto in voga anche per i rapporti personali, lasciare
le grandi città per i piccoli centri e riscoprire le piccole cose.
Aveva ragione Alì Bakthiari, studioso del picco petrolifero e del gas, quando nel suo intervento al convegno di Aspo Italia diceva che il problema maggiore sarà l’adattamento e non la mancanza vera e propria delle fonti energetiche. Un problema mentale che rischierà,
se ci troverà impreparati, di travolgerci come un’onda anomala e distruggerci con le forti emozioni che ne scaturiranno, impotenza, paura, rabbia, depressione.
Preoccupiamoci di salvaguardare i nostri averi, ma preoccupiamoci anche di conservare il nostro equilibrio e il nostro buon senso. In questo gioco che sta per iniziare non vincerà chi avrà di più, ma chi si adatterà meglio e poiché l’uomo è un animale sociale e non può vivere
da solo, bisognerà aiutare anche gli altri ad adattarsi prendendo in considerazione di dar vita ad economie locali, a utilizzare denaro senza debito come le monete complementari.

Lasciamo che per noi il 2009 sia la nascita della farfalla e non la morte del bruco.

That’s all folks



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sabato 30 giugno 2007 - ore 08:56


Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele - Parte III
(categoria: " Vita Quotidiana ")


“Dovrebbe essere chiaro, da quanto detto, quanto sia fuorviante giudicare gli orrendi attentati suicidi palestinesi in assenza di una informazione onesta sulla portata degli storici crimini israeliani contro la popolazione araba. Il punto non è mai, e mai sarà, quello di voler giustificare chi massacra dei ragazzini ebrei innocenti in una pizzeria di Haifa o di Tel Aviv, o dei pensionati israeliani che festeggiano pacificamente la Pasqua ebraica; il punto è solamente che la violenza della tragedia israelo-palestinese non giungerà mai alla fine se viene imposto al mondo civile di ignorarne totalmente la componente primaria: Israele." [Paolo Barnard]

RISOLUZIONI ONU MAI RISPETTATE DA ISRAELE


Di seguito, un lungo elenco di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite mai rispettate da Israele. Nessuna protesta del mondo occidentale, nessun intervento “preventivo”.
Mi chiedo come reagirebbe il nostro mondo se a commettere una sola violazione fosse uno stato come la Siria, o l’Iran.
Per le prime 5 ho messo il link, poi mi sono rotto i coglioni, troppo tempo.
Chi volesse leggerle tutte può entrare qui
LINK

Basta ciccare sull’anno e cercare la risoluzione di cui viene fornito il numero

1) RISOLUZIONE N. 93 (18 MAGGIO 1951)
Il CS decide che ai civili arabi che sono stati trasferiti dalla zona smilitarizzata dal governo di Israele deve essere consentito di tornare immediatamente nelle loro case e che la Mixed Armistice Commission deve supervisionare il loro ritorno e la loro reintegrazione nelle modalita’ decise dalla Commissione stessa.

LINK


2) RISOLUZIONE N. 101 (24 NOVEMBRE 1953)
Il CS ritiene che l’azione delle forze armate israeliane a Qibya del 14 - 15ottobre 1953 e tutte le azioni simili costituiscano una violazione del cessate il fuoco (risoluzione 54 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU); esprime la più forte censura per questa azione, che può pregiudicare le possibilità di soluzione pacifica; chiama Israele a prendere misure effettive per prevenire tali azioni.

LINK


3) RISOLUZIONE N. 106 (29 MARZO 1955)
Il CS osserva che un attacco premeditato e pianificato ordinato dalle autorità israeliane è stato commesso dalle forze armate israeliane contro le forze armate egiziane nella Striscia di Gaza il 28 febbraio 1955 e condanna questo attacco come una violazione del cessate il fuoco disposto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

LINK


4) RISOLUZIONE N. 111 (19 GENNAIO 1956)
Il CS ricorda al governo israeliano che il Consiglio ha già condannato le azioni militari che hanno rotto i Trattati dell’Armistizio Generale e ha chiamato Israele a prendere misure effettive per prevenire simili azioni; condanna l’attacco dell’11 dicembre 1955 sul territorio siriano come una flagrante violazione dei provvedimenti di cessate il fuoco della risoluzione 54 (1948) e degli obblighi di Israele rispetto alla Carta delle Nazioni Unite; esprime grave preoccupazione per il venire meno ai propri obblighi da parte del governo israeliano.

LINK


5) RISOLUZIONE N. 127 (22 GENNAIO 1958)
Il CS raccomanda ad Israele di sospendere la "zona di nessuno" a Gerusalemme.

LINK


6) RISOLUZIONE N. 162 (11 APRILE 1961)
Il CS chiede urgentemente ad Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite.

7) RISOLUZIONE N. 171 (9 APRILE 1962)
Il CS riscontra le flagranti violazioni operate da Israele nel suo attacco alla Siria.

8) RISOLUZIONE N. 228 (25 NOVEMBRE 1966)
Il CS censura Israele per il suo attacco a Samu, in Cisgiordania, sotto il controllo giordano.

9) RISOLUZIONE N. 237 (14 GIUGNO 1967)
Il CS chiede urgentemente a Israele di consentire il ritorno dei nuovi profughi palestinesi del 1967.

10) RISOLUZIONE N. 248 (24 MARZO 1968)
Il CS condanna Israele per il suo attacco massiccio contro Karameh, in Giordania.

11) RISOLUZIONE N. 250 (27 APRILE 1968)
Il CS ingiunge a Israele di astenersi dal tenere una parata militare a Gerusalemme.

12) RISOLUZIONE N. 251 (2 MAGGIO 1968)
Il CS deplora profondamente la parata militare israeliana a Gerusalemme, in spregio alla risoluzione 250.

13) RISOLUZIONE N. 252 (21 MAGGIO 1968)
Il CS dichiara non valido l’atto di Israele di unificazione di Gerusalemme come capitale ebraica.

14) RISOLUZIONE N. 256 (16 AGOSTO 1968)
Il CS condanna gli attacchi israeliani contro la Giordania come flagranti violazioni.

15) RISOLUZIONE N. 259 (27 SETTEMBRE 1968)
Il CS deplora il rifiuto israeliano di accettare una missione dell’ONU che verifichi lo stato di occupazione.

16) RISOLUZIONE N. 262 (31 DICEMBRE 1968)
Il CS condanna Israele per l’attacco all’aeroporto di Beirut.

17) RISOLUZIONE N. 265 (1 APRILE 1969)
Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei su Salt in Giordania.

18) RISOLUZIONE N. 267 (3 LUGLIO 1969)
Il CS censura Israele per gli atti amministrativi tesi a cambiare lo status di Gerusalemme.

19) RISOLUZIONE N. 270 (26 AGOSTO 1969)
Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi del Sud del Libano.

20) RISOLUZIONE N. 271 (15 SETTEMBRE 1969)
Il CS condanna Israele per non aver obbedito alle risoluzioni dell’ONU su Gerusalemme.

21) RISOLUZIONE N. 279 (12 MAGGIO 1969)
Il CS chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano.

22) RISOLUZIONE N. 280 (19 MAGGIO 1969)
Il CS condanna gli attacchi israeliani contro il Libano.

23) RISOLUZIONE N. 285 (5 SETTEMBRE 1970)
Il CS chiede l’immediato ritiro israeliano dal Libano.

24) RISOLUZIONE N. 298 (25 SETTEMBRE 1971)
Il CS deplora che Israele abbia cambiato lo status di Gerusalemme.

25) RISOLUZIONE N. 313 (28 FEBBRAIO 1972)
Il CS chiede che Israele ponga fine agli attacchi contro il Libano.

26) RISOLUZIONE N. 316 (26 GIUGNO 1972)
Il CS condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano.

27) RISOLUZIONE N. 317 (21 LUGLIO 1972)
Il CS deplora il rifiuto di Israele di rilasciare gli Arabi rapiti in Libano.

28) RISOLUZIONE N. 332 (21 APRILE 1973)
Il CS condanna i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano.

29) RISOLUZIONE N. 337 (15 AGOSTO 1973)
Il CS condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano.

30) RISOLUZIONE N. 347 (24 APRILE 1974)
Il CS condanna gli attacchi israeliani sul Libano.

31) RISOLUZIONE N. 425 (19 MARZO 1978)
Il CS ingiunge a Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

32) RISOLUZIONE N. 427 (3 MAGGIO 1979)
Il CS chiama Israele al completo ritiro delle proprie forze dal Libano.

33) RISOLUZIONE N. 444 (19 GENNAIO 1979)
Il CS deplora la mancanza di cooperazione di Israele con il contingente di peacekeeping dell’ONU.

34) RISOLUZIONE N. 446 (22 MARZO 1979)
Il CS determina che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo alla pace e chiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra.

35) RISOLUZIONE N. 450 (14 GIUGNO 1979)
Il CS ingiunge a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano.

36) RISOLUZIONE N. 452 (20 LUGLIO 1979)
Il CS ingiunge a Israele di smettere di costruire insediamenti nei territori occupati.

37) RISOLUZIONE N. 465 (1 MARZO 1980)
Il CS deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli stati membri di non sostenere il programma di insediamenti di Israele.

38) RISOLUZIONE N. 467 (24 APRILE 1980)
Il CS deplora con forza l’intervento militare israeliano in Libano.

39) RISOLUZIONE N. 468 (8 MAGGIO 1980)
Il CS ingiunge a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci e un giudice palestinesi, e di facilitare il loro ritorno.

40) RISOLUZIONE N. 469 (20 MAGGIO 1980)
Il CS deplora con forza la non osservanza da parte di Israele dell’ordine di non deportare Palestinesi.

41) RISOLUZIONE N. 471 (5 GIUGNO 1980)
Il CS esprime grave preoccupazione per il non rispetto da parte di Israele della Quarta Convenzione di Ginevra.

42) RISOLUZIONE N. 476 (30 GIUGNO 1980)
Il CS ribadisce che le rivendicazioni israeliane su Gerusalemme sono nulle.

43) RISOLUZIONE N. 478 (20 AGOSTO 1980)
Il CS censura con la massima forza Israele per le rivendicazioni su Gerusalemme contenute nella sua "Legge Fondamentale".

44) RISOLUZIONE N. 484 (19 DICEMBRE 1980)
Il CS formula l’imperativo che Israele riammetta i due sindaci palestinesi deportati.

45) RISOLUZIONE N. 487 (19 GIUGNO 1981)
Il CS condanna con forza Israele per l’attacco alle strutture nucleari dell’Iraq.

46) RISOLUZIONE N. 497 (17 DICEMBRE 1981)
Il CS dichiara nulla l’annessione israeliana delle Alture del Golan e chiede ad Israele di annullare immediatamente la propria decisione.

47) RISOLUZIONE N. 498 (18 DICEMBRE 1981)
Il CS ingiunge a Israele di ritirarsi dal Libano.

48) RISOLUZIONE N. 501 (25 FEBBRAIO 1982)
Il CS ingiunge a Israele di interrompere gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe.

49) RISOLUZIONE N. 509 (6 GIUGNO 1982)
Il CS chiede che Israele ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano.

50) RISOLUZIONE N. 515 (19 GIUGNO 1982)
Il CS chiede che Israele tolga l’assedio a Beirut e consenta l’entrata di rifornimenti alimentari.

51) RISOLUZIONE N. 517 (4 AGOSTO 1982)
Il CS censura Israele per non aver ubbidito alle risoluzioni dell’ONU e chiede ad Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

52) RISOLUZIONE N. 518 (12 AGOSTO 1982)
Il CS chiede ad Israele piena cooperazione con le forze dell’ONU in Libano.

53) RISOLUZIONE N. 520 (17 SETTEMBRE 1982)
Il CS condanna l’attacco israeliano a Beirut Ovest.

54) RISOLUZIONE N. 573 (4 OTTOBRE 1985)
Il CS condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti su Tunisi durante l’attacco al quartier generale dell’OLP.

55) RISOLUZIONE N. 587 (23 SETTEMBRE 1986)
Il CS ricorda le precedenti richieste affinché Israele ritirasse le sue forze dal Libano e chiede con urgenza a tutte le parti di ritirarsi.

56) RISOLUZIONE N. 592 (8 DICEMBRE 1986)
Il CS deplora con forza l’uccisione di studenti palestinesi dell’Università’ di Birzeit ad opera delle truppe israeliane.

57) RISOLUZIONE N. 605 (22 DICEMBRE 1987)
Il CS deplora con forza le politiche e le pratiche israeliane che negano il diritti umani dei Palestinesi.

58) RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988)
Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra.

59) RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988)
Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l’ONU e deportato civili palestinesi.

60) RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989)
Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.

61) RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989)
Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi.

62) RISOLUZIONE N. 672 (12 OTTOBRE 1990)
Il CS condanna Israele per violenza contro i Palestinesi a Haram al-Sharif/Tempio della Montagna.

63) RISOLUZIONE N. 673 (24 OTTOBRE 1990)
Il CS deplora il rifiuto israeliano di cooperare con l’ONU.

64) RISOLUZIONE N. 681 (20 DICEMBRE 1990)
Il CS deplora che Israele abbia ripreso le deportazioni di Palestinesi.

65) RISOLUZIONE N. 694 (24 MAGGIO 1991)
Il CS deplora la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele e ingiunge ad Israele di assicurare loro un sicuro e immediato ritorno.

66) RISOLUZIONE N. 726 (6 GENNAIO 1992)
Il CS condanna con forza la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele.

67) RISOLUZIONE N. 799 (18 DICEMBRE 1992)
Il CS condanna con forza la deportazione di 413 Palestinesi da parte di Israele e chiede il loro immediato ritorno.

68) RISOLUZIONE N. 904 (18 MARZO 1994)
Il CS: sconcertato dallo spaventoso massacro commesso contro fedeli palestinesi nella Moschea Ibrahim di Hebron il 25 febbraio 1994, durante il Ramadan; gravemente preoccupato dai conseguenti incidenti nei territori palestinesi occupati come risultato del massacro, che evidenzia la necessità di assicurare protezione e sicurezza al popolo palestinese; prendendo atto della condanna di questo massacro da parte della comunità internazionale; riaffermando le importanti risoluzioni sulla applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra ai territori occupati da Israele nel giugno 1967, compresa Gerusalemme, e le conseguenti responsabilità israeliane. Condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte di coloni israeliani, come tra gli altri la confisca delle armi.

69) RISOLUZIONE N. 1402 (30 MARZO 2002)
Il CS alle truppe israeliane di ritirarsi dalle città palestinesi, compresa Ramallah.

70) RISOLUZIONE N. 1403 (4 APRILE 2002)
Il CS chiede che la risoluzione 1402 (2002) sia applicata senza ulteriori ritardi.

71) RISOLUZIONE N. 1405 (19 APRILE 2002)
Il CS chiede che siano tolte le restrizioni imposte, soprattutto a Jenin,alle operazioni delle organizzazioni umanitarie, compreso il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l’Agenzia dell’ONU per l’Assistenza e il Lavoro per i Profughi Palestinesi in Medio Oriente (Unrwa).

72) RISOLUZIONE N. 1435 (24 SETTEMBRE 2002)
Il CS chiede che Israele ponga immediatamente fine alle misure prese nella città di Ramallah e nei dintorni, che comprendono la distruzione delle infrastrutture civili e di sicurezza palestinesi; chiede anche il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle città palestinesi e il loro ritorno alle posizioni tenute prima di settembre 2000



"L’incondizionato appoggio che noi occidentali diamo a Israele, con il nostro endemico sistema di giudizio di due pesi e due misure applicato al terrorismo e sempre ciecamente a favore degli israeliani, primeggia fra i motivi che espongono anche noi all’odio degli islamici radicali. Dunque è interesse di ciascun cittadino occidentale, oltre che moralmente doveroso, riconoscere il terrore praticato dallo Stato di Israele e aiutare quel Paese e la sua gente a vederlo, a cessarlo, e a rinascere a nuova vita” [Paolo Barnard]

... Continua nel prossimo post




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giovedì 28 giugno 2007 - ore 12:22


COMPLEANNI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quando ho compiuto 20 anni, la mattina mi svegliavo col cazzo duro. Provavo a piegarlo, ma non ci riuscivo.

Quando ho compiuto 30 anni, la mattina mi svegliavo col cazzo duro. Provavo a piegarlo, ma non ci riuscivo.

Oggi ho compiuto 36 anni. Questa mattina mi sono svegliato col cazzo duro. Ho provato a piegarlo ... CI SONO RIUSCITO!!!

Minchia, sto diventando sempre più forte


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venerdì 15 giugno 2007 - ore 15:01


IN RISPOSTA A POGUES!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Rispondo a uno speedy di Pogues! che ho letto poco fa, al quale ho dato una risposta affrettata in privato (sono al lavoro e non ho più molto tempo per scrivere tanto). Approfitto di questo articolo comparso sul sito di Repubblica, sia per dirgli come la penso, sia per agganciarmi anche ai miei recenti post su Israele, ai quali ne seguiranno altri.


Gaza, la follia dei palestinesi
e quarant’anni di occupazione militare

di SANDRO VIOLA




Mahmud Abbas, il presidente dell’Autorità palestinese, ha ragione: quel che sta accadendo a Gaza è "una follia". Una guerra civile che invece di coinvolgere, come sempre nelle guerre civili, classi sociali diverse, interessi economici in conflitto, ha spinto nel precipizio una stessa massa di pezzenti impazziti. Gli uni e gli altri, quelli di Fatah e quelli di Hamas, senza lavoro da anni, tenuti in vita dagli aiuti alimentari dell’Onu, con montagne d’immondizie e minacce d’epidemie sulla porta di casa, una gran parte senza acqua né luce.

Una massa di disperati che si contendono il potere in un paesaggio di tremenda miseria. In quell’anus mundi che è oggi la Striscia di Gaza. Lo s’era detto giorni fa, e vale la pena di ripeterlo. I palestinesi appaiono incorreggibili. Invece di proporsi verso Israele e la comunità internazionale come interlocutori credibili in un negoziato di pace, essi forniscono pretesti e ragioni a quella parte della società israeliana che non vuole trattative, compromessi, accordi, sostenendo appunto che sul versante palestinese "non c’è nessuno con cui negoziare". E quindi sono loro, i dirigenti e i seguaci di Fatah e di Hamas, i responsabili dei combattimenti di strada in corso da giorni, delle vittime, del caos che stanno sconvolgendo Gaza.

Loro i responsabili di quella che sembra ormai la vera e più drammatica conseguenza dello scontro: il disfacimento dell’Autorità palestinese. Il vuoto politico, l’anarchia forse senza scampo in cui versano ormai i territori della Palestina occupati quarant’anni fa da Israele.

Tutta colpa dell’Islam radicale portato in Palestina da Hamas, e quindi delle divisioni innescate nella società palestinese (un tempo la porzione più laica del mondo arabo) dall’irrompere del fanatismo religioso? No, solo in parte. Ci sono altre colpe, altre responsabilità che hanno condotto alla formazione del contesto sociale e politico in cui oggi vediamo divampare un inizio di guerra civile. Questo è il punto da mettere in luce: il contesto, il quadro in cui sono giunti al punto d’esplosione le rivalità, la rabbia intestina, "la follia" dei palestinesi.

Ricostruire fase per fase, episodio per episodio, il formarsi del contesto da cui sono scaturiti i combattimenti di Gaza, sarebbe lungo.
Bisognerà quindi limitarsi ad elencare le tappe, i fatti principali. Intanto l’occupazione. Che cosa hanno prodotto nelle menti, nell’animo dei palestinesi, quattro decenni di occupazione militare israeliana? Quarant’anni di terre espropriate, di acque deviate verso le piscine delle colonie ebraiche, di ulivi dei contadini palestinesi tagliati alla base durante i raid dei coloni più estremisti, di rappresaglie devastanti, di code interminabili ai posti di blocco dell’esercito.

È mai stata fatta giustizia, da parte israeliana, dei soprusi dei coloni, delle inutili violenze dell’esercito ai posti di blocco, delle partorienti che rischiavano di partorire per strada e sotto il sole a picco, delle tre ore e più che uno studente impiegava per superare il reticolo dei check point e raggiungere la sua scuola o università a pochi chilometri da casa? È mai stata chiesta giustizia dalla comunità internazionale per gli "omicidi mirati" che l’esercito e l’aviazione d’Israele compiono da anni, vere ed proprie condanne a morte senza l’ombra di un’istruttoria o d’un processo? Sì, quella palestinese è una follia: e un episodio di ieri - due donne, di cui una incinta, che cercavano d’entrare in Israele cariche d’esplosivo per farsi saltare in un posto affollato - costituisce un dettaglio significativo della caduta della ragione nel mondo palestinese.

Ma un’occhiata al "contesto" per vedere se da esso siano venute alcune delle cause di tale follia, alcuni degli stimoli al suo scatenamento, è doverosa. È doveroso chiedersi quale altro popolo avrebbe sopportato senza perdere la ragione i quarant’anni che hanno vissuto i palestinesi. È vero: sono stati loro, con i loro kamikaze, ad imprimere una delle svolte più tragiche e bestiali al conflitto che li oppone ad Israele. Ma anche qui il "contesto" suggerisce qualcosa che va tenuto a mente.

I kamikaze di Hamas sono comparsi nel 2001, trentaquattro anni dopo l’inizio dell’occupazione. Non c’erano kamikaze, prima. Quanto ad Hamas, chi conosce le vicende della Palestina occupata sa bene quanta parte abbiano avuto gli israeliani nell’insediamento degli islamisti a Gaza e in Cisgiordania. Come nella seconda metà degli Ottanta fossero visti, da Ariel Sharon in particolare, quali utili contendenti dell’Olp di Arafat. Come ne vennero favorite la crescita e le attività, così da produrre due risultati: uno certo, l’indebolimento dell’Olp, e un altro auspicabile, lo scontro interno tra le due fazioni. Non c’è dubbio: oggi hanno ragione gli israeliani che sostengono l’assenza di interlocutori affidabili sul versante palestinese. Con chi si dovrebbe negoziare: con le bande armate di Hamas, con quelle della Jihad islamica, con i resti delle forze fedeli a Mahmud Abbas? No, con questi, a questo punto, non è possibile trattare.

Ma il "contesto" ci serve anche a vedere come siano stati bruciati da Israele quelli che forse avrebbero potuto essere gli interlocutori affidabili. Arafat prima, screditato, ridicolizzato dall’assedio posto da Sharon, per un anno e mezzo, al suo quartier generale di Ramallah, mentre Hamas convinceva i palestinesi che l’unica via d’uscita dall’occupazione fossero gli attentati e l’intransigenza verso "l’entità sionista". E poi Mahmud Abbas, bruciato anch’egli da Sharon al momento del ritiro da Gaza. Ritiro unilaterale, senza che Abbas vi avesse alcun ruolo, senza che vi fosse una sia pure simbolica consegna della Striscia all’Autorità palestinese. Forse l’atto più rilevante per la vittoria di Hamas alle elezioni palestinesi del marzo 2006.

E in ultimo sarà bene non dimenticare la sospensione degli aiuti e dei finanziamenti all’Autorità palestinese, decretati dagli Stati Uniti e dall’Unione europea dopo la formazione del primo governo Hamas, e in larga parte ancora mantenuta nei confronti del governo di unità nazionale Hamas-Fatah. Certo, sembrò giusto tagliare i fondi ad un’organizzazione come Hamas, che non ha mai rinunciato al terrorismo e non intende riconoscere Israele. Ma oggi bisogna forse parlare d’un errore. La povertà a Gaza è aumentata, la disperazione ha spento gli ultimi barlumi di ragione, e questo ha certamente avuto un peso nell’innesco dello scontro intestino.

Ecco, il "contesto" non va dimenticato. Quando si critica la politica dei governi israeliani, bisogna sempre tenere presente che Israele è l’unico Stato di cui una parte del mondo discute ancora sulla sua legittimità, sui suoi confini, e anzi contesta l’una e gli altri. Questo induce a giustificare, volta per volta, anche gli errori più gravi della politica israeliana. Ma d’altra parte, come ignorare che sono stati anche quegli errori a produrre "la follia" palestinese?

(14 giugno 2007)





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