ONU - XX Assemblea Generale (1965): "La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza. Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".
ONU - Risoluzione 1514 "L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali. Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".
Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977): "La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".
Tribunale penale internazionale "In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”: (1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità; [...] (4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".
HO VISTO
Occhi innocenti che chiedono PERCHÉ
STO ASCOLTANDO
TANTE BANDS SUI MIEI DISCHI DI VINILE
- A.O.D. - ACCUSED - ADOLESCENTS - ADVERTS - AGGNEW, RIKK - AGNOSTIC FRONT - ALL - ALLEY CATS - ANGELIC UPSTARTS - ANGRY SAMOANS - ANTI-NOWHERE LEAGUE - ANVIL BITCH - APES OF WRATH - ARTICLES OF FAITH - AVENGERS - BAD BRAINS - BAD RELIGION - BARRACUDAS - BASTA - The BIPS - BLACK FLAG - BLACK SABBATH - BLAGGERS I.T.A. - BLITZ - BOHSE ONKELZ - BROKEN BONES - The BUSINESS - CARA DE NADA - CARCASS - CARNIVORE - CCCP - CERVELLI STANKI - CHAOS UK - CHELSEA - CHEMICAL PEOPLE - CHEMICAL POSSE - CHESTERFIELD KINGS - CHRISTIAN DEATH - CIRCLE JERKS - CLAPTRAP - CLASH - COCKNEY REJECTS - COMPLESSO DI COLPA - CONFLICT - CRAMPS - CRASS - The CREEPS - CRIMSON GLORY - CRYPTIC SLAUGHTER - D.I. - D.O.A. - D.R.I. - DAG NASTY - DAILY TERROR - DAMNED - DEAD BOYS - DEAD KENNEDYS - DEATH SS - DEEP PURPLE - DESCENDENTS - DETENTE - DEVASTATION - DIE KREUZEN - DIOXINA - DIRGE - DISCHARGE - DISPER-AZIONE - DISRUPT - DOGS IN SPACE - DOWN BY LAW - EDDIE AND THE HOT RODS - EVERSOR - The EX - EXODUS - The EXPLOITED - FALL OUT - FLOTSAM & JETSAM - FOUR SKINS - FUZZTONES - GAI - GANG GREEN - GENITAL DEFORMITIES - GERMS - HARD-ONS - HARTER ATTACK - HELLOWEEN - IFIX TCEN TCEN - IGGY POP - IGGY AND THE STOOGES - IMPALER - INDIGESTI - INFECTION - INTI-ILLIMANI - IRON MAIDEN - JESUS AND MARY CHAIN - JET - JOHNNY & THE SELF ABUSER - JOY DIVISION - JUDGE - KILLING JOKE - KINA - KLASSE KRIMINALE - The KNACK - L’ATTENTAT - LAUREL AITKEN - LETHAL AGGRESSION - LIFE SENTENCE - LUDICHRIST - LURKERS - LYRES - MADNESS - MALMSTEEN, YNGWIE - MANNAIA - MANOWAR - M.D.C. - MEAT FOR DOGS - MEATMEN - MEGADETH - METALLICA - The METEORS - The MIGHTY MIGHTY BOSSTONES - MINISTRY - MINUTEMEN - MIRACLE WORKERS - MISFITS - MOLOTOW SODA - MORE BAD NEWS - MOTORHEAD - MURPHY’S LAW - NABAT - NAPALM - NAPALM DEATH - NEGAZIONE - NEW WIND - The NIPS - NIRVANA - NO FUN - NOFX - NO MEANS NO - NUCLEAR ASSAULT - The OPPRESSED - OPERATION IVY - OPPOSITION PARTY - The PARTISANS - PIL - PIXIES - POGUES - PORNORIVISTE - POTATO 5 - PULMANX - RAMONES - RAPPRESAGLIA - RATTUS - RAW POWER - REST IN PIECES - RORSCHACK - SATKINUKKE - S.O.D. - SACRIFICE - SATAN - SCATTERBRAIN - SCHIZO - SCHLONG - SCRAPS - SCREAM - SECTION 5 - SENTINEL BEAST - 7 SECONDS - SEX PISTOLS - SHAM 69 - SHIT DOGS - SICK ROSE - SHOVLHEAD - SICK OF IT ALL - SKIANTOS - SLAUGHTER & THE DOGS - SOCIAL OUTCAST - SORE THROAT - The STAB - STARK RAVING MAD - STIFF LITTLE FINGERS - STIGE - STIGMATHE - STRAHLER 80 - STRAY CATS - STUPIDS - SUBHUMANS - SUICIDAL TENDENCIES - The SWANKYS - GEORGE THOROGOOD & THE DESTROYERS - TOXIC REASONS - TSOL - TYRANT - UK SUBS - UNTOLD FABLES - VAN HALEN - VENOM - VERBAL ABUSE - VIKING - WARHEAD - WIRE - The WYLDE MAMMOTHS - X-WOOLHEAD - YARD TRAUMA - YOUTH OF TODAY - ZERO BOYS
E QUALCHE COMPILATION, SEMPRE SU VINILE
- 0721 MANICOMIO - ATTITUDINE MENTALE POSITIVA - DON’T FORGET THE PUNKS OF BANGKOK - FREE FOR ALL - GABBA GABBA HEY - GOTHIC ROCK - OI! – THE RESURRECTION - PAST MASTER SERIES VOL. 5 - PUNK – A WORLD HISTORY VOL. 1 - PUNK ON THE ROAD - PUNKS SKINS & HERBERTS - QUELLI CHE URLANO ANCORA - SHABAB - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. I - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. II - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. III - THE OI! OF SEX - VIRUS 100
(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)
Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq: We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?
Secretary of State Madeleine Albright: I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.
Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq: Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?
Segretario di Stato Madeleine Albright: Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.
(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).
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mercoledì 13 giugno 2007 - ore 12:11
DALL’ALBUM DI FAMIGLIA BUSH
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Caro papà George senior, ti mando una foto della calorosissima accoglienza che ho avuto nel nostro Stato dell’Italia (ma sai che non riesco a trovarlo sul mappamondo? confina per caso con il Wyoming?). Comunque come puoi vedere tuo figlio non ti ha deluso, tanta gente è scesa in strada per accogliermi e augurare tanta felicità a tutta la nostra famiglia, ascendenza e discendenza.
Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele - Parte II
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“Dovrebbe essere chiaro, da quanto detto, quanto sia fuorviante giudicare gli orrendi attentati suicidi palestinesi in assenza di una informazione onesta sulla portata degli storici crimini israeliani contro la popolazione araba. Il punto non è mai, e mai sarà, quello di voler giustificare chi massacra dei ragazzini ebrei innocenti in una pizzeria di Haifa o di Tel Aviv, o dei pensionati israeliani che festeggiano pacificamente la Pasqua ebraica; il punto è solamente che la violenza della tragedia israelo-palestinese non giungerà mai alla fine se viene imposto al mondo civile di ignorarne totalmente la componente primaria: Israele." [Paolo Barnard]
“Tenteremo di sospingere la popolazione in miseria oltre le frontiere procurandogli impieghi nelle nazioni di transito, mentre gli negheremo qualsiasi lavoro sulla nostra terra … Sia il processo di espropriazione che l’espulsione dei poveri devono essere condotti con discrezione e con attenzione” [Theodor Herzl, “The Complete Diaries”, N.Y. Herzl Press, 1969, Vol. I, p. 88]
Così diceva il leader sionista Theodor Herzl. Anche se nel post precedente ho raccolto solo una minima parte delle fonti più significative, è abbastanza chiaro su quali basi ideologiche fosse stato fondato lo Stato di Israele. L’ideologia sionista, che ha promosso la nascita di questo Stato e che tuttora questo Stato riconosce come propria, è basata sulla discriminazione e sul pregiudizio razziale.
A conferma di ciò, vorrei citare un’occasione mancata (ma c’era da aspettarselo del resto) che avrebbe portato, con il tempo, alla condanna unanime dell’ideologia sionista, e avrebbe determinato, con il tempo, forse un cambiamento nella politica di Israele e nello stesso atteggiamento dell’occidente nei confronti di Israele, così come è accaduto, seppur dopo decenni, con il regime dell’Apartheid in Sudafrica.
Mi riferisco ad una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la n. 3379 del 10 Novembre 1975, di cui riporto alcune parti:
“L’Assemblea Generale,
Premesso che […] ogni dottrina basata sulla diversità o superiorità razziale è scientificamente falsa, moralmente condannabile, socialmente ingiusta e pericolosa […] Premesso che, nella sua risoluzione 3151 G (XXVIII) del 14 Dicembre 1973, l’Assemblea Generale ha condannato, inter alia, la deplorevole alleanza tra il razzismo sudafricano ed il sionismo […] Considerata anche la Dichiarazione di Politiche e Strategie per rinforzare la Pace Internazionale e la Sicurezza e per intensificare la Solidarietà e la mutua assistenza tra i Paesi non allineati […], che severamente hanno condannato il sionismo come minaccia alla pace ed alla sicurezza mondiale, chiedendo a tutti i Paesi di opporsi a questa ideologia razzista ed imperialista,
DETERMINA che il sionismo è una forma di razzismo e discriminazione razziale”.
Questa risoluzione è pubblicamente consultabile sul sito dell’ONU, il link diretto è QUI
La home page di UNIPAL, in cui sono raccolte tutte le risoluzioni riguardanti la questione palestinese dal 1948 ad oggi è
Occasione mancata dicevo, perché la risoluzione n. 46/86 del 16 dicembre 1991, molto laconicamente e senza fornire motivazioni (una delle risoluzioni più corte di tutta la storia dell’ONU), revocò la risoluzione precedente.
Israele infatti, come condizione per la sua partecipazione alla Conferenza di Pace di Madrid che sarebbe avvenuta nel 1991 pose proprio la revoca di quella risoluzione che condannava il sionismo. Lo Stato di Israele ebbe dalla sua parte gli Stati Uniti: in quell’occasione George Bush senior esercitò parecchie pressioni per la revoca, facendo leva sul passato della popolazione ebraica e sulla piaga da essa subita durante la seconda guerra mondiale.
Insomma: sono o non sono razzisti? Lascio giudicare a chi legge, ciascuno dia il peso che ritiene opportuno a fatti e documenti citati.
Facciamo ora un passo indietro
A seguito della dissoluzione dell’impero ottomano, le terre del medio oriente finirono sotto il controllo di Francia, Inghilterra e Russia. In cambio dellaiuto fornito allEuropa da parte della popolazione araba locale, a questultima fu promessa lindipendenza, che sarebbe stata concessa dopo un breve periodo di governo transitorio di quelle terre, che furono spartite tra gli stati vincitori. La Palestina fu data in mano alla Gran Bretagna, che doveva amministrarla con un Mandato provvisiorio preparando il terreno per una creazione di uno stato arabo indipendente. In quella terra dove fino ad allora (si parla dei primi del ‘900) arabi ed ebrei avevano sempre convissuto pacificamente, i nuovi emigranti sionisti giunsero con il preciso intento di colonizzare quei territori e di cacciare gli arabi da lì. La Dichiarazione di Balfour (ministro degli esteri britannico) del 1917 riconobbe soltanto ai sionisti il diritto di costituire uno Stato in Palestina (merito forse del potere economico a livello internazionale delle organizzazioni sioniste e del Fondo Nazionale Ebraico?). Chi volesse perciò risalire alle basi, alla nascita del conflitto arabo-israeliano, dovrebbe partire da qui, da ciò che avvenne in quegli anni e negli anni successivi, prima della creazione dello Stato di Israele, valutando i recenti episodi di guerra ed i recenti atti di terrorismo come conseguenza di ciò che da mezzo secolo stava accadendo. Già negli anni ’20 il potere economico dei primi ebrei sionisti iniziò ad avere un peso. Già negli anni ’20 si parlava di “una sola nazione in Palestina, quella ebraica”, e di “sospingere la popolazione in miseria oltre le frontiere” [Theodor Herzl, citato all’inizio del post]. Già in quegli anni ebbero inizio le prime tensioni ed i primi scontri.
Ai tempi della Dichiarazione di Balfour gli ebrei rappresentavano il 7% della popolazione in Palestina. Nel 1922 erano arrivati al 14%. Nel 1939 c’erano 400.000 ebrei in Palestina, il 28% della popolazione.
Gli anni ’30-’40 videro la nascita delle prime organizzazioni terroristiche di stampo sionista: Stern, Irgun, Haganah.
Pulizie etniche
- Il 9 aprile 1948 le forze ebraiche sioniste attaccarono il villaggio arabo di Deir Yassin. “Si ritiene che l’operazione sia stata condotta dall’Organizzazione Nazionale militare in collaborazione con il gruppo Stern, mentre il gruppo Haganah ne era a conoscenza. La morte di circa 250 arabi, uomini donne e bambini, durante l’attacco, avvenne in circostanze di grave crudeltà. Donne e bambini vennero prelevati con la forza e allineati contro il muro, fotografati, e successivamente macellati dalla fucileria automatica, mentre i sopravvissuti sono stati oggetto di incredibili bestialità” [United Nation Palestine Commission, Communication received from United Kingdom Delegation Concerning Jewish attack on Arab village of Deir Yassin, 20 aprile 1948. reperibile in formato pdf sul sito dell’ONU/UNISPAL] LINK
Su un altro comunicato si legge: “Le atrocità commesse a Deir Yassin dalle forze sioniste in Palestina contro la popolazione araba indifesa sono state appena ripetute in alta Galilea. I fatti si sono svolti come segue: le forze sioniste, in un raid sulla località araba nota come Dawayama, hanno massacrato senza pietà donne, bambini e anziani arabi, commettendo barbarie che competono in orrore con quelle commesse dai nazisti”
- Il 14 ottobre 1953 un battaglione di 600 israeliani regolari, utilizzando artiglieria, fucili, pistole, granate e quant’altro, portò a termine un attacco notturno al villaggio arabo di Qibya, un miglio e mezzo all’interno del territorio Giordano. Spararono ad ogni uomo, donna o bambino che capitasse loro a tiro, macellando anche gli animali. Poi fecero esplodere le case, la scuola e la chiesa. In un rapporto del 16 ottobre 1953 dell’ONU si parla di “omicidio a sangue freddo”. LINK
- Il 29 ottobre 1956, 47 civili arabi, inclusi 7 bambini e 9 donne, furono massacrati dai militari israeliani nel villaggio di Kufr Kassem.
“Cercai di entrare in una casa. Una dozzina di soldati mi circondò, le loro pistole automatiche erano puntate contro di me, e il loro capo mi ordinò di muovermi (…). Trovai alcuni corpi freddi. Qui la “pulizia” era stata fatta con automatiche e bombe a mano, ed è stata completata con i coltelli (…). Ci saranno state 400 persone in questi villaggi; circa 50 riuscirono a fuggire restando vive. Tutte le altre sono state deliberatamente massacrate a sangue freddo perché, come ho avuto modo di osservare io stesso, questa squadra era molto ben disciplinata ed agiva soltanto se riceveva ordini” [Jacques de Reyner, capo della delegazione della Croce Rossa Internazionale in Palestina – Rapporto Internazionale della Croce Rossa, 1950.]
Questi sono solo alcuni esempi, limitati agli anni ’50. Su internet, in diversi siti di organizzazioni umanitarie come Amnesty International o Human Rights Watch, è possibile fare ricerche più approfondite e reperire anche le liste dei villaggi oggetto di incursioni da parte dell’esercito israeliano. Purtroppo, con il passare degli anni, le motivazioni di fondo di chi ha governato non sono affatto cambiate.
Le leggi discriminatorie
Subito dopo la costituzione dello Stato di Israele, nel 1948, il parlamento ebraico, Knesset, iniziò ad emanare una serie di leggi discriminatorie, molte delle quali tuttora in vigore.
- Legge del ritorno (1950): stabilisce che ciascun ebreo del pianeta ha il diritto di emigrare in Israele; - Cittadinanza agli ebrei (1952): qualsiasi ebreo, in virtù della Legge del Ritorno, diventa automaticamente cittadino israeliano. Agli arabi la cittadinanza è concessa solamente a coloro che erano fisicamente residenti in Israele nel gennaio 1952. Perciò, tutti i Palestinesi che erano stati cacciati dalle loro terre (leggasi deportati) anche prima della formazione dello Stato di Israele, venivano con quella legge privati della cittadinanza; - Legge sulla proprietà degli assenti (1950): in pratica, affidando in mani ebraiche le terre dei profughi palestinesi fuggiti (scacciati) durante le ostilità, questa legge espropria questi ultimi delle loro proprietà. In precedenza, la risoluzione ONU n. 12 del 1948, qui apertamente violata da Israele, sanciva il diritto dei profughi di tornare o di essere risarciti, cosa che non è mai avvenuta; - Un non-ebreo non può acquistare una casa o una terra in Israele. Un arabo residente in Israele può acquistare proprietà solo da altri arabi israeliani, mai da un ebreo. Viceversa, un ebreo può acquistare da un arabo. Un arabo non può acquistare terre nei territori occupati (quelle sono destinate agli ebrei). La ragione di tutto questo è evidente: si vuole evitare che proprietà immobiliari tornino in mano araba. Se un non-ebreo, ad esempio un italiano, volesse acquistare in Israele una villa, un terreno o un albergo, non potrebbe farlo. La proprietà di terra e case deve restare in mano ebraica. Eppure un ebreo non avrebbe difficoltà ad acquistare una casa in Italia. Provate ad immaginare cosa accadrebbe se venisse negato questo diritto ad un ebreo in quanto tale: non si sarebbe forse accusati immediatamente di razzismo e antisemitismo? - Qualsiasi gruppo politico, per presentarsi alle elezioni deve accettare i principi del sionismo, altrimenti è escluso dalla campagna elettorale [cfr. Mauro Manno, La natura del sionismo, reperibile su internet]
L’espropriazione di terre e la deportazione
- “I villaggi ebrei sono stati costruiti al posto dei villaggi arabi. Non si conosce più il nome di questi villaggi arabi, è questo non è da biasimare, dato che gli atlanti geografici non sono durati a lungo. Non solo non esistono più i libri di geografia, ma anche i villaggi arabi stessi non ci sono più. Nahlal è sorto al posto di Mahul; Kibbutz Gvat al posto di Jibta; Kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non c’è un singolo posto costruito in questo paese che non abbia avuto in precedenza una popolazione araba”. [Moshe Dayan, address to the Technon, Haifa, pubblicato su Haaretz, 4 aprile 1969.]; - “Noi dichiariamo che gli arabi non hanno il diritto di insediarsi in un solo centimetro di Eretz Israel” [Rafael Eitan, Capo dell’esecutivo della Forza di Difesa Israeliana, citato in Gad Becker, Yediot Ahronot 13 aprile 1983, e in New York Times, 14 aprile 1983]; - Tutti quanti si devono muovere, correre e prendere quante più colline possono per allargare gli insediamenti, perché tutto ciò che prendiamo resterà nostro… Tutto ciò che non prendiamo andrà a loro.” [Ariel Sharon, Ministro degli Esteri Israeliano, in un intervento ad un meeting di militanti dell’estrema destra del partito Tsomet, Agence France Presse, 15 novembre 1998].
Nel 1948 furono espulsi dalla Palestina 750.000 palestinesi, che in virtù delle leggi citate sopra si sono visti negare, in seguito, sia la cittadinanza sia la possibilità di riacquistare le proprie terre.
Negli anni cinquanta il giovane Stato di Israele, nato su basi ideologiche vicine a quelle che diedero i natali alla Germania nazista, metteva in atto pratiche molto simili a quello stesso regime che la totalità del mondo ebraico condannava e condanna. Il tutto avveniva sotto gli occhi delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie internazionali, e mentre Israele non rispettava le numerose risoluzioni dell’ONU emesse in quegli anni, la stampa occidentale taceva o distorceva le informazioni, come avviene tuttora. Negli anni successivi le cose non sono certo andate meglio …
"L’incondizionato appoggio che noi occidentali diamo a Israele, con il nostro endemico sistema di giudizio di due pesi e due misure applicato al terrorismo e sempre ciecamente a favore degli israeliani, primeggia fra i motivi che espongono anche noi all’odio degli islamici radicali. Dunque è interesse di ciascun cittadino occidentale, oltre che moralmente doveroso, riconoscere il terrore praticato dallo Stato di Israele e aiutare quel Paese e la sua gente a vederlo, a cessarlo, e a rinascere a nuova vita” [Paolo Barnard]
Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele - Parte I
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Premessa: Poco tempo fa un ignorante che ho poi messo in lista nera mi restituì l’accusa che mossi a lui di essere un razzista, obiettandomi che se metto sul mio blog una bandiera dello stato di Israele con sopra scritto “Fascist State”, di fatto mi comporto da razzista io stesso, in quanto offendo un intero popolo. Questa conclusione superficiale, frutto di scarsa cognizione di causa nonché scarsa padronanza della lingua italiana, rivela però un atteggiamento ed un fenomeno piuttosto comuni sia nel mondo della politica che nell’opinione pubblica manipolata dai media di regime: chiunque si schieri contro Israele e l’ideologia sionista viene oggi immediatamente e immancabilmente accusato di antisemitismo, marchio di infamia piuttosto scomodo.
Premesso che, per quanto mi riguarda, non me ne frega un cazzo di ricevere accuse di questo tipo, vorrei precisare che: a) chi si dichiara contro lo stato di Israele e contro l’ideologia sionista non ce l’ha con gli israeliani, né con un intero popolo, men che meno con una razza, bensì semplicemente si dichiara contro un’ideologia ed un tipo di politica dello Stato stesso. Lo stesso dicasi con riguardo all’essere anti-americani, che significa non avercela con il popolo americano, bensì con la politica americana, in particolare quella estera b) Che non tutti gli ebrei sono israeliani, e soprattutto non tutti gli ebrei sono sionisti, anzi, esiste più di un’organizzazione ebraica nel mondo dichiaratamente contraria alla politica di Israele ed all’ideologia sionista c) Che infine, “Anti-Sionismo” NON è “Anti-Semitismo”, anzi, è proprio il contrario!
Detto questo, oggetto di questa mia modesta iniziativa è riportare una carrellata di citazioni da fonti a mio avviso più che autorevoli, le quali saranno in ogni caso menzionate ed in alcuni casi direttamente verificabili da chi legge (e verificate anche da me personalmente), in quanto reperibili su internet. Tengo a precisare ciò perché se qualcuno ha qualcosa da obiettare, ben venga il confronto, ma dovrà essere un confronto non fatto di parole vuote, ma mettendo sul piatto altre fonti altrettanto autorevoli che affermano il contrario. Chiunque non sia in grado di farlo resti pure fuori dai coglioni.
In molti casi, oltre a citare le fonti dirette saranno citati anche gli autori che con le loro pubblicazioni hanno avuto il merito, la costanza ed il coraggio di cercare, raccogliere e pubblicare tutte queste informazioni.
Vista l’ampiezza del materiale, questo è il primo di una serie di post. In ciascun caso riporterò le parole di uno degli autori di cui ho appena parlato, che ho scelto tra tante perché meglio esprimono le motivazioni che sono alla base di ciò che spesso scrivo:
“Dovrebbe essere chiaro, da quanto detto, quanto sia fuorviante giudicare gli orrendi attentati suicidi palestinesi in assenza di una informazione onesta sulla portata degli storici crimini israeliani contro la popolazione araba. Il punto non è mai, e mai sarà, quello di voler giustificare chi massacra dei ragazzini ebrei innocenti in una pizzeria di Haifa o di Tel Aviv, o dei pensionati israeliani che festeggiano pacificamente la Pasqua ebraica; il punto è solamente che la violenza della tragedia israelo-palestinese non giungerà mai alla fine se viene imposto al mondo civile di ignorarne totalmente la componente primaria: Israele. […] L’incondizionato appoggio che noi occidentali diamo a Israele, con il nostro endemico sistema di giudizio di due pesi e due misure applicato al terrorismo e sempre ciecamente a favore degli israeliani, primeggia fra i motivi che espongono anche noi all’odio degli islamici radicali. Dunque è interesse di ciascun cittadino occidentale, oltre che moralmente doveroso, riconoscere il terrore praticato dallo Stato di Israele e aiutare quel Paese e la sua gente a vederlo, a cessarlo, e a rinascere a nuova vita” [Paolo Barnard – Perché ci odiano, BUR, Milano 2006, pp.287-288]
Procedendo per gradi, partiamo innanzitutto dal sionismo. Il padre dell’ideologia sionista fu Theodor Herzl, che elaborò la sua ideologia sul finire del diciannovesimo secolo. Secondo l’ideologia sionista, gli ebrei dovevano far valere, ovunque si trovassero, la loro origine comune, la loro identità e la loro storia. Essi non erano cittadini appartenenti allo Stato in cui vivevano (quindi non dovevano aderire necessariamente al patto democratico dei cittadini della loro nazione), bensì dovevano prestare fedeltà soltanto ad un’unica nazione: quella ebraica. In base a tale presupposto, la nazione ebraica aveva il diritto di separarsi e fondare un proprio Stato. Originariamente, si pensò all’America Latina, per la precisione l’Argentina, come terra per ospitare la nazione ebraica, poi si ipotizzò l’Africa, e da ultimo si pensò alla Palestina. Quest’ultima infatti, con il suo richiamo religioso, esercitava il fascino maggiore in quanto era la “terra di Israele”.
Il pensiero di Herzl aveva parecchi punti di contatto con il Pan-Germanesimo, su cui si sarebbe fondato poco più tardi il pensiero nazional-socialista tedesco (il nazismo, per dirla in breve).
“Secondo la teoria tedesca, la gente di origine comune (…) dovrebbe formare uno stato comune. Il Pan-Germanesimo si fondava sull’idea che tutte le persone di razza, sangue e origine germanici, ovunque vivessero e a qualunque Stato appartenessero, dovevano la loro fedeltà principalmente alla Germania e dovrebbero diventare cittadini dello Stato tedesco, la loro vera patria. Essi, e addirittura i loro padri e antenati, potevano essere vissuti sotto cieli “stranieri” o in ambienti “diversi”, ma la loro realtà interiore profonda rimaneva tedesca” [Hans Kohn, studioso sionista tedesco, citato in Norman Finkelstein, "Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict", Verso, Londra e New York, II ed. 2003, p. 8; cfr. anche Mauro Manno, "La natura del sionismo", reperibile su http://www.jerusalemites.org/articles/italian/2006/April/26.htm]
Concludo questa prima parte con una serie di citazioni raccolte sempre da Mauro Manno, studioso italiano del sionismo
- Per i sionisti, il nemico è il liberalismo; esso è anche il nemico per il nazismo; ergo, il sionismo dovrebbe avere molta simpatia e comprensione per il nazismo, di cui l’anti-semitismo è probabilmente un aspetto passeggero. [Harry Sacher, “Jewish Review”, sett. 1932, p. 104, Londra] - Il momento non può essere lontano ormai in cui la Palestina sarà in grado di nuovo di accogliere i suoi figli che aveva perduto da oltre mille anni. I nostri buoni auguri e la nostra benevolenza ufficiale li accompagnino. [Reinhardt Heyndrich, capo dei servizi segreti delle SS, “The Visibile Enemy”, articolo pubblicato in “Das Schwarze Korps”, organo ufficiale delle SS, maggio 1935] - Hitler tra qualche anno sarà dimenticato, ma avrà un bellissimo monumento in Palestina. Sapete, la venuta dei nazisti è stato un avvenimento piuttosto benvenuto. Vi erano tanti dei nostri ebrei tedeschi che pendevano tra due sponde; tanti di loro navigavano nella corrente ingannatrice tra la sponda di Scilla dell’assimilazionismo e quella di Cariddi di una conoscenza compiaciuta delle cose ebraiche. Migliaia di loro che sembravano completamente perduti per l’ebraismo furono riportati all’ovile da Hitler, e per questo io sono personalmente molto riconoscente verso di lui. [Emil Ludwig, “Before the Judge”, American Jewish Times, aprile 1935, p. 35] - Uno Stato costruito sul principio della purezza della nazione e della razza (la Germania Nazista) può solo avere rispetto per quegli ebrei che vedono se stessi allo stesso modo [Joachim Prinz, 1936, citato in Benyamin Maturo, “The Zionist Wish and the Nazi Deed”, issues, 1966-67, p. 12] - I membri delle organizzazioni sioniste non devono essere, date le loro attività dirette verso l’emigrazione in Palestina, trattati con lo stesso rigore che invece è necessario nei confronti dei membri delle organizzazioni ebraico-tedesche (cioè gli assimilazionisti). [Circolare della Gestapo bavarese indirizzata al capo di polizia bavarese, 23 gennaio 1935, pubblicata in Kurt Grossmann, “Zionists and non-Zionists under Nazi Rule in 1930’s”, Herzl Yearbook, vol. VI, p. 340] - Se sapessi che è possibile salvare tutti i bambini (ebrei) di Germania portandoli in Inghilterra e solo metà di essi portandoli in Eretz Israel, allora opterei per la seconda alternativa [David Ben-Gurion nel suo discorso ad una assemblea di sionisti laburisti in Gran Bretagna nel 1938. David Ben-Gurion, massimo rappresentante del movimento sionista negli anni 30-40, divenne successivamente Primo Ministro dello Stato di Israele.
Questi i presupposti ideologici su cui nacque l’attuale Stato di Israele. Il resto è storia, e ne parlerò nei prossimi post. Storia di occupazioni di terre, deportazioni, pulizie etniche, crimini di guerra, leggi discriminatorie, civili utilizzati come scudi umani, carcerazioni ed esecuzioni preventive, torture, ecc., sistematicamente ignorati dai governi occidentali, consapevoli, e dalle popolazioni occidentali, inconsapevoli e fuorviate dall’informazione distorta. Mezzo secolo di crimini non puniti hanno portato all’esasperazione, e qualcuno, da qualche anno, ha stabilito che è arrivato il momento di presentarci il conto.
Da quanto tempo non aggiorno questo blog... Sono passati pochi giorni ma mi sembra uneternità. Di nuovo cè che ho cambiato lavoro, e considerato come vanno le cose non mi sembra il caso di mettermi a cazzeggiare su internet. Di conseguenza, poco tempo per aggiornare il blog, almeno finché non metterò lADSL a casa. Tornerò presto a spaccarvi i maroni... non ho mica finito... anzi, ho appena cominciato.
Otto ore quasi tutte in piedi in mezzo ad una folla di seicentomila persone. Sgomitando un po ho conquistato una discreta posizione, da cui perlomeno riuscivo a vedere a occhio nudo chi era sul palco, senza dover ricorrere ai maxischermi.
Ho avuto il piacere di ascoltare qualche pezzo dei Modena City Ramblers e dei Nomadi, nonché di conoscere dal vivo la Banda Bardò. Non male, non male.
Mi sono frantumato i coglioni ad ascoltare cagate come Le Vibrazioni, o qualcosa del genere, Loredana Bertè, Carmen Consoli, e qualcun altro di cui non ricordo neppure il nome.
Per farla breve: otto ore di attesa per una sola ragione: vedere dal vivo, anche solo per venti minuti, una leggenda. Mi sono stancato, avevo fame e un discreto mal di schiena, ed ero piuttosto annoiato dalla musica. Ma nonostante tutto...
Il termine democrazia deriva dal greco demos: popolo e cratos: potere, ed etimologicamente significa governo del popolo.
"Nella democrazia diretta il potere è amministrato direttamente dal popolo, come avveniva nell’antica Grecia, dove i cittadini si riunivano nell’agorà (piazza). Nella democrazia indiretta il potere è amministrato da rappresentanti del popolo (es. il parlamento). L’Italia è una repubblica parlamentare (quindi a democrazia indiretta) che usa come unici strumenti di democrazia diretta il referendum e l’iniziativa popolare." (Tratto da Wikipedia)
Nella Roma arcaica il sovrano, rex, esercitava la sua potestà di imperio in base ad un potere, chiamato appunto imperium, conferitogli direttamente da Giove. L’imperium non era pertanto trasmissibile per via ereditaria, quando il sovrano moriva ritornava al cielo, e sarebbe di nuovo disceso, per investitura divina, su un nuovo rex, individuato tramite manifestazioni divine chiamate auspici. Un tale potere significava ovviamente una capacità di vedere le cose che andava al di là della normale capacità di un individuo non dotato di imperium, pertanto l’opinione del singolo, del re, spesso contava più di quella della moltitudine (anche se nella Roma antica c’erano comunque dei limiti). Il concetto di potere del sovrano derivante da investitura divina era comune ad altre antiche civiltà, quale quella egizia ad esempio, o quelle dell’America Latina pre-colombiana. Il sovrano dotato di potere derivante dalla divinità è pertanto un essere superiore.
Concetti decisamente arcaici, diremmo noi occidentali. Noi che apparteniamo ad una civiltà che ha visto i suoi predecessori versare sangue per arrivare al governo del popolo, alla democrazia, all’uguaglianza. Noi che oggi giudichiamo le altre culture indietro di almeno 500 anni rispetto alla nostra, abbiamo il sacrosanto dovere di aiutare gli altri popoli che non hanno avuto il nostro percorso evolutivo ad ottenere, grazie al nostro apporto, le nostre stesse conquiste. È un dovere, un obbligo morale, "portare la democrazia", e proprio per questo non possiamo considerarci invasori, se i nosti eserciti, armati fino ai denti, occupano i territori degli altri Stati in cui non c’è "democrazia", in cui c’è un capo di stato che fa quello che vuole, fregandosene di ciò che chiede il suo popolo. E che diamine! Non possiamo permettere che in altre parti del mondo esista ancora il medioevo!
Però...
Dalla "più grande democrazia del mondo", l’Eldorado dei diritti umani e delle pari opportunità, si leva alta la voce del sovrano. Così come nell’antichità, il sovrano è dotato di una vista più acuta, di un "terzo occhio", di un maggiore buon senso, più spiccato di centinaia di persone raggruppate sotto il nome di "Congresso Federale". E se la moltitudine, portavoce della maggioranza dei suoi elettori, esprime un giudizio, il sovrano pone il suo veto a questo giudizio.
Così, dal Paese che invade con la forza altri Paesi nel nome della democrazia, si leva questo fulgido esempio di governo del popolo. Le popolazioni del Medio Oriente che hanno la fortuna di trovarsi, oggi, sotto l’ala protettrice della più grande democrazia del mondo non manchino di fare tesoro di questo memorabile esempio di civiltà.
Mi sono sempre domandato quale prodigio della tecnologia fosse alla base del movimento del mouse sul monitor. Ma in fondo non ci ho mai capito niente di queste cose. La penso un po come Dylan Dog, che la TV sia una scatola magica con gli omini dentro che si muovono. E oggi ho scoperto che a pensarla così non si va tanto distanti dalla verità. Ho scoperto un sito giapponese che ci mostra realmente come stanno le cose
Non credevo di doverlo fare, ma di fronte a tanta ottusità non ho potuto e voluto fare altrimenti. Le discussioni sono sempre ben accette, così come gli scambi di opinione fondati su motivazioni serie. Ma quando ti trovi a parlare contro un muro, con qualcuno che parla senza sapere, che giudica senza pensare, che legge senza capire; con qualcuno che cerca di nascondere invano i propri pregiudizi razziali (perché ce li hai, sei un razzista, forse non lo sai ma lo sei, a te che ora mi leggi entrando senza poter commentare) dietro incoerenti motivazioni che non hanno alcunché di logico; con qualcuno che in ogni discussione parte sempre dalla base, scontata, che tutto ciò che viene detto di contrario alle sue idee è frutto di bugia e mistificazione... beh, non serve. Questa non è censura. Non sto tappando la bocca a una persona, che liberamente sul suo blog può dire ciò che vuole. Questo è il mio blog, è casa mia, e a casa mia si entra chiedendo il permesso e comportandosi in modo educato e rispettoso delle idee altrui, altrimenti: fuori.
Bye bye ordine
Ti consiglio di: - Imparare l’educazione - Imparare a metterti in discussione - Imparare ad essere coerente e a mettere in relazione le tue idee tra loro, in modo da formarti un tuo pensiero e un tuo modo di vedere le cose nella loro complessità e interezza, solo così ti renderai conto di quanto sei contraddittorio - Imparare il rispetto verso il prossimo, anche se è straniero - Imparare a capire l’italiano quando lo leggi, e a non leggere troppo in fretta come sicuramente fai - Imparare a documentarti prima di parlare - Imparare a specificare sempre quando ciò che dici è una tua opinione - Imparare a citare sempre le fonti delle tue informazioni quando ciò che dici non è una tua opinione, cosa che non fai mai
LETTERA DAL MULLAH OMAR
(categoria: " Vita Quotidiana ")
DI MARCO TRAVAGLIO Anno Zero
Chi scrive è il mullah Omar. Ho 44 anni, 4 mogli, vari figli, sono di Kandahar, dunque non sono arabo: sono afghano. Nella mia vita ho fatto un po di tutto: il combattente, il politico, la guida spirituale, di nuovo il combattente. Ho conosciuto i più grandi eserciti del mondo: a 20 anni combattevo lArmata rossa (ci ho rimesso letteralmente un occhio della testa), ora combatto gli Stati Uniti, gli inglesi e i loro alleati della Nato. Solo che, quando combattevo i sovietici, a voi occidentali piacevo tanto: le armi ce le passavate voi. Ora, comprensibilmente, non vi piaccio più. Eppure sono rimasto lo stesso.
Conosco Bin Laden dai tempi dellinvasione sovietica, quando anche lui vi piaceva parecchio. Ma non abbiamo niente in comune: lui è un arabo, un califfo saudita pieno di petrodollari. Ci aiutò contro lArmata rossa e dopo ci diede un sacco di soldi per costruire strade,ponti, scuole e ospedali. Per questo era molto amato dagli afghani e quando entrai in Kabul, nel 1996, lo lasciai lì. Ma nel `98 fu accusato di aver ordito gli attentati alle ambasciate Usa in Kenya e in Tanzania, e la sua presenza in Afghanistan divenne un problema. Anche perchè Clinton cominciò a bombardare nel mucchio, nella zona di Khost, pensando che lui fosse lì: invece morirono centinaia di civili. Tra il mio governo e Clinton ci fu una trattativa: ma sì, risulta dai documenti del Dipartimento di Stato, anche gli americani trattavano con i talebani. Avevano il mio numero. Mandai il mio braccio destro Wakij Ahmed a Washington, a incontrare due volte Clinton: il 28 novembre e il 18 dicembre `98. Clinton voleva che ammazzassimo Bin Laden, o almeno lo espellessimo. Espellerlo non potevamo: era troppo popolare.Offrimmo di fornire le coordinate del suo nascondiglio, così che gli Usa potessero centrarlo a colpo sicuro. Purchè la smettessero di bombardarci. Clinton, inspiegabilmente, rifiutò.
Poi i nostri rapporti peggiorarono ancora, ma non certo per il burka alle donne o per le tv distrutte o per le statue del Buddha polverizzate: fu perché rifiutai di affidare la costruzione del mega gasdotto dal Turkmenistan al Pakistan allamericana Unocal. Gli americani se la legarono al dito, anche perché nellUnocal erano impicciati Dick Cheney, Condoleezza Rice e lattuale presidente afghano Hamid Karzai. Ora fingete di scandalizzarvi tanto per loppio: ma nel 98 e nel 99 proposi più volte allAmerica e allOnu di bloccare la coltivazione del papavero in cambio del nostro riconoscimento. Risposero picche. Nel 2000 bloccai unilateralmente la coltivazione del papavero, tra le proteste di centinaia di migliaia di contadini: ma il Corano vieta di produrre e consumare droga, e per me il Corano è una cosa seria. Risultato: il prezzo delloppio salì alle stelle. Un danno terribile per le grandi mafie del narcotraffico mondiale. Sarà un caso, ma meno di un anno dopo ci avete attaccati. Ora, nellAfghanistan "liberato" e "democratico", si produce più oppio di prima: produciamo l87% delloppio mondiale.
Dopo l11 settembre gli americani ci han chiesto di nuovo di consegnare Bin Laden. Abbiamo chiesto le prove del suo coinvolgimento. Non ce le han date. Noi non abbiamo dato Bin Laden. E ci hanno attaccati. Anche se non cera un solo afghano nei commandos delle Torri gemelle, né un solo afghano è stato mai trovato nelle cellule di Al Qaeda: cerano sauditi, egiziani, giordani, tunisini, algerini, marocchini, yemeniti. Non afghani nè iracheni. Eppure avete invaso proprio lIraq e lAfghanistan. Avete mai pensato di bombardare la Sicilia per cinque anni per stanare Provenzano? Eppure quello era latitante da 43 anni, Bin Laden solo da un paio. Noi non siamo un popolo di terroristi. Le prime autobombe sono esplose nel 2006, dopo 5 anni di occupazione. Un po perché questi 5 anni hanno sconvolto e imbarbarito le nostre tradizioni. Un po perché molti terroristi vengono da fuori. Un po perché coi russi, almeno, riuscivamo a fare la guerra: le loro truppe erano sul campo. Con gli americani è impossibile: li vediamo sfrecciare sui loro B52 a 10 mila metri daltezza. Un anno fa un Predator americano, senza pilota né equipaggio, ha bombardato il piccolo villaggio pachistano di Domadola, al confine con lAfghanistan, pensando che io e Al Zawahiri fossimo lì. Ha ucciso 18 civili, tra cui 8 donne e 5 bambini. Nessun americano, per il semplice motivo che gli americani non cerano: il Predator era telecomandato da una base del Nevada, dove il pilota dirigeva le operazioni via satellite. E la "guerra asimmetrica", che è a costo zero, almeno per voi. Non per il nostro popolo.
Badate, non voglio certo fare il santerellino. Io sono un guerriero feroce e fanatico. Ma leale. Finchè ho avuto il controllo della situazione, non abbiamo avuto sequestri di persona: una volta che una giornalista inglese penetrò nel nostro paese travestita da uomo, fu trattata bene e, accertato che non era una spia, rilasciata senza contropartite tre giorni dopo. Che mi dite invece dei vostri agenti che, nella libera Milano, han sequestrato un imam per mandarlo in Egitto e farlo torturare? Dite che teniamo le nostre donne troppo coperte. Può darsi. Ma voi esagerate nellaltro senso: possibile che da voi una donna, per andare in tv, debba mettersi in costume da bagno, magari col crocifisso tra le tette? Non avete un posto più decente per mettere il figlio del vostro Dio? E vero, non riconosco lo Stato laico e la separazione tra religione e politica. Ma proprio voi venite a dare lezioni? Mi risulta che anche da voi molti politici prendano ordini da capi religiosi, tra laltro residenti in uno Stato straniero.
Ora vi devo salutare. Ma consentitemi di ringraziarvi per il servigio che, involontariamente, avete reso a me e ai taliban: nel 2001, quando ci avete cacciati da Kabul, stavamo sulle palle a gran parte degli afghani.Ora che gli afghani vi hanno conosciuti e han visto allopera il cosiddetto presidente democratico Karzai, siamo diventati popolarissimi. Tantè che io continuo a girare in bicicletta e in sidecar. Sulla mia testa cè una taglia da 50 milioni di dollari, ma nessuno ha mai pensato di tradirmi per intascarla. Vi lascio con un pensiero di un vostro santo, che dovreste conoscere bene, Agostino da Ippona. E tratto dal De Civitate Dei: "Una volta fu portato al cospetto di Alessandro Magno un famoso pirata fatto prigioniero. Alessandro gli chiese: `Perchè infesti i mari con tanta audacia e libertà?. Il pirata rispose: `Per lo stesso motivo per cui tu infesti la terra; ma poiché io lo faccio con un piccolo naviglio, sono chiamato pirata; poichè tu lo fai con una grande flotta sei chiamato imperatore". Meditate, infedeli, meditate.