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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
lunedì 13 settembre 2010 - ore 01:08 Sushi e il freddo del suo cucchiaino. Scoparti in questo modo resta ancora la mia sola qualità. Invece. Solo fighe di legno. Rifiuti. E astenia. La vita non prende da dietro neanche me, Norin. [Prends moi, continua a dire la Dellera come una Babymia gonfiabile, ad un Castellitto truccato da maraja indiano.] LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK domenica 12 settembre 2010 - ore 09:52 Nei deserti ho perso la serenità Nei deserti: medicine a volontà. Come posso, Finchè posso. E’ apnea. E’ sigarette che non fumo e giorni che non vivo. Non mi importa di arrivare dove non potresti mai tu. Qualunque cosa succeda, ho detto. Ma non è vero. Qualunque eccetto una. E sogno di gente in giacca e cravatta che mi lava i capelli dentro alla vasca da bagno. Siamo vestiti e non c’è nemmeno desiderio. Non può esserci senza il vitello d’oro. Mosè, portami fuori dal deserto. Anche se il colonnello Giuliacci millanta la desertificazione progressiva nella provincia autonoma della mia vita. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 12 settembre 2010 - ore 00:04 Undici settembre. Da sei anni a questa parte, ogni undici settembre per noi non è Torri Gemelle e schianti. E’ lenzuola d’ospedale. Il paravento, quando hanno capito che avevano fatto una cazzata e non c’era modo di riportarti indietro. Tu che odoravi di sapone di Marsiglia ed eri già freddo. Lei provava a tenerti caldo. Coperte, carezze. Lacrime e parole. Il dieci settembre iniziava la scuola. Io sono rimasta a casa. Non ci siamo mai presi troppo bene, io e te. Tu preferivi Roberta. Ricordo che ho infilato nel walkman Vivaldi. Ho preso tutti gli ascensori del Cà Foncello e te l’ho portato. Eri giallo. Chissà il tuo male dov’era arrivato. Tuo figlio era a scuola. Ti ho fatto ascoltare una delle stagioni. Lei continuava a dirti di restare, di pensare a Sebastiano. Ma tu già non eri più lì. E io sentivo intorno a noi le foglie cadere, tra i passi delle infermiere e i pappagalli appoggiati sui comodini degli altri, nella camerata. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 11 settembre 2010 - ore 10:57 Farò rifare l’asfalto. Se. Tornerai. Troppo gentili, diceva lui. Troppi Gentili, pensavo io. Il risultato non cambia. Cagne da prendere per i capelli. Se mi pesti i piedi. Se mi passi davanti con certa prepotenza. Lui mi paga da bere e guida come un matto. Sbagliamo strada. Ridiamo. Lui non si ricorda di me. Non si ricorda delle scale, ma forse mi porterà da Fabio e mi fa tenerezza sentirmi apostrofare ’stea’. Lui fa lo scemo, e mi piace il modo schietto con cui mi tratta da uomo. Come la notte, quando sgancia giudizi, mi guasta i film e mi dice ’varda che no te pensi che sie el to confidente’. Potresti essere una stalker per tutte le cose che sai, dicono. Ma sono solo una ragazzina curiosa con il cuore spezzato. Ma fanculo anche il cuore, se l’unico lui di cui cercavo lo sguardo, non mi ha guardato mai. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 10 settembre 2010 - ore 15:31 Nota a margine. Ci servono futuri lungimiranti. Mi abbracci. Fa sempre un certo effetto venire coccolata dall’assistente del prof il giorno degli esami. Fa sempre un certo effetto lasciarsi andare con te. Che con la tua calma, non te lo saprei spiegare la rivoluzione che ho in corpo. Con i tuoi modi da avvocato perfetto, assistente che va asciugare le lacrime di quella del primo banco che è stata ingiustamente bocciata. Che con una telefonata le trova gli appunti delle lezioni. E signorina, ci vediamo tra dieci giorni, non pianga. No, per come sei tu, non lo capiresti se te lo raccontassi. C’è una lettera fatta a pezzi. Lì c’è la verità. E’ da stamattina che voglio scrivertelo. Che qualunque cosa succeda, qualunque, c’è un amore che è per sempre. C’è la meraviglia di averti aspettato così a lungo, e di averti trovato. Anche se non fotograferai la mia schiena nuda. Anche se tornerai dalla dea della caccia o altre ragazzine non ti faranno dormire la notte. C’è una promessa, come una scheggia sottopelle. Non dubitare mai. Non smette mai. Qualunque cosa succederà. E invece poi le parole mi muoiono sotto le dita. Metto via il cellulare, che anche quando fai finta di non capire o cambi discorso sono calci forti sulla pancia. Non parare i colpi, se puoi. Non con me, M. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 9 settembre 2010 - ore 11:22 Sarà vero che da piccoli si sta meglio che da grandi senza un figlio? Non riesco a dirti quanto mi dispiace. Forse non lo capisci nemmeno bene. Che se portava il mio nome, io alla fine sarei stata orgogliosa. Le pance sono come le manine dei bambini con i palloncini. Lo so io, che ho dovuto tenermi attaccata a forza, mentre qualcuno toglieva il tappo alla vasca. E non si sa come, poi la presa cede. I palloncini volano in alto. Nell’azzurrità di Rascel. Nel water, come dici tu. Cinico stronzo. Ti volevo bene, grumetto di cellule dentro la pancia di sua sorella. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 9 settembre 2010 - ore 00:59 L’invasione degli ultracorpi. Il cielo giapponese mi mastica gli occhi. Ancora pioggia. Settembre beve temporali e mangia della mia bocca, un pezzo dopo l’altro. L’appetito lo nascondiamo sotto al tappeto. Nelle case piene di polvere e amore. Lo senti anche stanotte? Vestiti accatastati. Foto di un matrimonio. Tazzine sporche di caffè. I resti di una cena. L’inchiostro resta sulle dita. Lavandini che perdono e un neo sulla mano. Nei miei incubi c’è un giorno che vieni da me. Cambio le lenzuola. Riesco a respirare. Riesco finalmente a dormire. Finisco di essere quel fottuto Homer Alienson. E di vendere giocattoli per corrispondenza a collezionisti necrofili. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 8 settembre 2010 - ore 10:37 La pioggia sai cosa mi fa. Resto a dormire sulla spalla delle tre del mattino. Sai quando esageri a lanciarmi in aria. Poi ti senti minacciato. Poi ti senti in dovere di lasciarmi senza cibo per giorni. In realtà adesso ti capita di tenermi e di fare salti piccoli sul posto. Niente più vuoti d’aria e giostre. La pioggia fa il resto. E stamattina fanculo. Io non mi alzo. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 7 settembre 2010 - ore 23:30 Più spesso mi arrendo al gioco di mani che insieme frugano lo spazio fra di noi "Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle -Ti aspettavo. Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni, i giorni, gli istanti, che quell’uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo -Tu sei matto. E per sempre lo amerà." (A.B.) [Carolina faceva un respiro profondo quando finiva di leggere questa parte. Ammalarsi in gita. Microbi, hashish e i Malavoglia. Pomeriggi di sonno chimico in corriera. Fuori Palermo, Taormina. Fuori un cielo grigio e pioggia cattiva dietro i vetri. Niente è andato come doveva. Elena poi mi ha cercato. Non so nemmeno se ti ho detto di lei, quella notte che non dimentico, ma che non posso nemmeno troppo ricordare. Ma ti ho aspettato tanto. Adesso mi basta che tu sia arrivato.] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 7 settembre 2010 - ore 11:26 E che la fatica per riaverti qui non conta niente. Pugni allo stomaco, leggere certe parole. Non mi salverò, te l’ho già detto. Io devo tremare. Sono io che voglio stordirmi come posso. Credere ancora che Altri Libertini sia lo sfondo di una prima di teatro, dove si improvvisa la mia dolcezza che non ti farà più male. Posaceneri pieni. Il fumo azzurro che devasta i polmoni. Città da percorrere a piedi la notte, incontro alla nuova stagione che ci rende suggestionabili. Ma è la stagione più bella. Ti ricordi? Dicevi che tu stavi ad aspettare l’onda. Potevi anche dirlo a maggio, che niente si aggiusta, e l’era del cinghiale bianco lascia posto agli strascichi e ai rigurgiti della mareggiata del ’66. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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