![]() |
|
|
![]() | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
lunedì 16 agosto 2010 - ore 16:15 E cauterizzare dolcemente. Le ferite da incantesimo. Cerco un posto, dove certi giorni non tornino più. Uomini che non conosco mi offrono stanze per gli ospiti e pomeriggi a guardare la nebbia da una finestra. Come fa a piacerti Modena? Mi chiedi. Già. Non si vedeva. Io vedevo solo te. Tua sorella scrive sotto a certe foto che sono bella. Ha ragione Alberto. Io sono un fermo immagine a due dimensioni. Un’ombra cinese. Cibo per astronauti. Prendo forma solo nel vostro stomaco. Reagisco solo a contatto con le vostre dita. Forse Modena mi piace perchè siamo simili. Dietro la nebbia non sappiamo di niente. Deve sempre arrivare qualcuno a scrivere sulla condensa dei vetri che siamo belle, per provare ad esserlo solo un po’. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 15 agosto 2010 - ore 23:25 Pinomen. Scendo giù. Ho bevuto troppo. La testa pesante. Le dita che pulsano. La parrucchiera con le lentiggini è carina. Forse un po’ stupida. Sono prevenuta, magari è colpa delle esalazioni da lacca e l’ammoniaca delle tinture per capelli. Magari è solo colpa che sono gelosa di come le sta la frangetta. Di come la guardi. E allora riempio il bicchiere. I pranzi coi miei parenti sono famosi per tornarsene a casa storti. Si mischia bianco, rosso, grappa e animanera. Si riempiono i bicchieri che tanto è tutto pagato. Si diventa molesti con la gente agli altri tavoli. Si alza la voce. Si ride fino ad avere il mal di pancia. Si litiga fino a prendersi per i capelli. Si piange. Scendo giù che è tutto verde. Mi ricorda il giorno che mi hai portato a Valdobbiadene. C’è lo stesso grigio all’orizzonte. Le viti che si perdono a vista d’occhio. L’odore della terra. L’uva è ancora poco matura. Il verderame mi stordisce. O forse è quel senso di perdita in fondo allo stomaco? Domani sarà un giorno difficile da mandare giù. Allineo i fallimenti. Li confondo. Sento che non posso perdere almeno te. Che mi manchi, come la pioggia che poi arriva e mi massacra. La parrucchiera guarda i miei capelli. Non preoccuparti, tra i fallimenti è ovvio che conto anche quelli. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 14 agosto 2010 - ore 14:27 Corpus Domini Torno cieca. Immagina di affondare le dita su un cuscino. Debussy si tocca così, mi dici. La musica che si tocca. L’amore che si mangia. L’odore che si beve. Fuori è sempre grigio. Disordino i sensi come sciogliere i capelli. Tracanno birra alla frutta solo per riuscire a dirti che ci sarò sempre. Senza tette, senza sesso, senza ormoni. Sempre qui. Il capo reclino per ricevere una carezza quando avrò fatto bene il mio dovere. Quando il cane avrà portato le pantofole al suo padrone. Che l’amore non mi serve. L’amore è per le altre. L’amore che si ama e la musica che si ascolta, è per le altre. L’amore che si vomita e la musica che si tocca, è solo per me. E Daniele Carretti, lo sa. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK venerdì 13 agosto 2010 - ore 02:04 Sed non satiata. Lui mi fa ridere. E’ ancora nella fase in cui crede che io sia piena, dentro. Come i tubetti di colori a tempera panciuti, appena li togli dalla scatola. Poi lo so. Scado. Gli faccio tenerezza. Lancia provocazioni. D’altronde Fellini a quest’ora della notte fa venire le vertigini. E sì, hai ragione, sto descrivendo sempre la stessa persona. C’è tanto silenzio intorno. Ci sono ricorrenze particolari. C’è quel libro di Pier che continua a tornarmi tra le mani. Ma non spolmono. Lo stomaco si sta per spezzare. Ho voglia di bere. Ho voglia di bicchieri di vino, e la sola terra che mi fa stare in pace. Stanotte l’odore del mare del Nord non mi tenta. Niente infilarsi su per l’autostrada del Brennero. Niente Kraftwerk e diecicarte trovate per terra in un parcheggio. Stanotte mi fermo in mezzo all’Emilia. Fuori da un casello qualsiasi. Da Modena a Carpi. Da Carpi a Reggio. [Non siamo durati abbastanza per percorrerla tutta la nostra via Emilia. E c’è già una bambina sulla tua altalena. E chissà se quando ti succede di abbassare i finestrini e di urlare a squarciagola quella parte di Sabato notte, Domenica mattina, pensi mai a me. Pensi a com’era l’Emilia quando i nostri polsi si sfioravano. Infreddolita, plumbea, addormentata. Buona come la colazione in quella cucina con il frigo Zoppas e un cane mansueto.] Brindo a voi stanotte. Bicchieri alzati per chi non ho saputo tenere. Bicchieri alzati per le vostre bambine o le puttane che scalderanno il vostro letto stanotte, e per me che non ho più sesso e odore e succhi gastrici. Svuotata con un cucchiaio. Bicchieri alzati per Pier, che dorme a Cànolo e che decido andrò a trovare. Riposa Emilia. Riposalo. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK mercoledì 11 agosto 2010 - ore 21:59 Dei cani. Di me. E’ agosto, già. Eppure riesco a far arrivare settembre di colpo. La mattina mi alzo più presto. Respiro le sei. Respiro quella strada deserta, come due anni fa. [Ho il ricordo preciso dell’agosto duemilaotto. Le orecchie piene di quella canzone che parla di pedali di biciclette e cuscini. E rido, se ci penso. ] Certi topini che mi vengono a salutare, mi stampano baci a timbro. Tu non mi lecchi più come i francobolli. Mamma forse ti ha detto che a volte succede che ci mettano la droga? Ma va bene così. Te l’ho chiesto io. Io che non so smettere e che se solo ci provo, le pelle si ribella e si cosparge di bolle. Per cui. Resisto all’urto, divento mansueta come un cane per i ciechi. Mi faccio piacere anche il titolo nuovo dell’album di De Min. Fai presto a parlare di dignità. E lo so che mi vuoi bene. Ma tu non sai com’è. Contestualizza la pienezza. Contestualizza un lenzuolo steso in un prato e chi ad agosto riesce a giocare alla casa sull’albero, anche senza di me. Contestualizza non l’amore, che è come quelle case che vedo dal finestrino, abbandonate, e mi stupisco di come il tempo scorra anche lì dentro. Di come lo spazio, la dimensione del vuoto e della materia si manifestino ancora, anche se nessuno controlla. Contestualizza una serratura bloccata, il mondo visto da una parete sottile. La polpa di un frutto che sa di sporco e detersivo rappreso, a forza di leccarla da dietro un vetro. Sono rimasta impigliata dentro la mia bambola preferita. Ci sono due buchi sulla pancia e il mondo da lì non sa di niente. Me lo dici com’è? Io vorrei tanto saperlo. Provare ad uscire significherebbe farsi del male con la plastica, il silicone, il vetro. E come in una foto già vista, stringo un quotidiano prigioniera delle stelle a cinque punte della Mattel. Il giornale porta una data diversa da quella di oggi. Settembre è arrivato. Sto solo cercando un modo di uscire senza ferite evidenti. Di scivolare giù dal lavandino. [nei film poi arrivi alle fogne e dalle fogne ai tombini. In mezzo incontri i soldatini di stagno e le ballerine. Dio. Come l’illustrazione del mio libro delle favole. Ecco, vedi cosa mi tiri fuori tu? Continua, ed io sarò obbediente e ti porterò sulla tua strada] LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK martedì 10 agosto 2010 - ore 23:06 Rimannoiam e le sue sorelle. [I suoi occhiali squadrati e quella frangetta intelligente. Gambe buone da stenderci i pomeriggi. Da giornate al mare o su e giù per Venezia. Alla Biennale tipo. Da paiettes sui vestiti, aperitivi con il naso all’insù. Bicchieri pieni di liquidi colorati. Quasi come lo sturalavandini o le provette del laboratorio di chimica dove lui e lei si innamorano sezionando una rana. Morta. Stecchita. Forse scade se cita Saint-Exupery e certe frasi banalotte. Che tutti si ricordano della volpe e mai nessuno del pozzo, la carrucola e le stelle. Ma questa è un’altra storia.] Le foto parlano. Una lingua segreta. Fatta di quello che sta dentro ai contorni. Fatta di quello che ha mangiato a pranzo chi sorride all’obiettivo. E se cade una stella, vorrei solo un figlio sfuso, anche non confezionato, per Natale. E un buco della serratura più grande per spiare chi è felice. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 9 agosto 2010 - ore 23:26 Sarampiòn. Pepi, Luci y Bom. I miei incubi hanno gli stessi colori di quel film. L’odore di ascelle sudate, il cento per cento acrilico dei vestiti, i capelli cotonati e gli orecchini di plasticone. Siamo tutti a tavola come nell’ultima cena. Tutti, compreso Giuda. Cristo è astemio, si è preso avanti. Scoperchiamo le pentole. Il cibo si mescola a plastica colorata. No, non gli orecchini di Bom. E non ho nemmeno cucinato un bambino mentre giocava con i lego. Tutti guardano me. Giuda ride. Giuda che tradisce con i baci, viene male nella foto della cena della classe. Mi sveglio così. Nemmeno tanto donna, sull’orlo di una crisi di nervi. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 7 agosto 2010 - ore 20:45 Ossa sporgenti ai polsi. Le 20.24 di una settimana fa. Tappata in camera, dopo lo svarione nella piazza principale. Distesa sul letto, il rimmel un po’ colato. Continuo a scriverti che non so che fare. Mi dici. Ti sei resa conto di essere matta. Il polso mi fa ancora male. Quando la sinistra ha cominciato ad arrancare su Franck, non ho potuto fare a meno di dirglielo. Lui si è portato una mano sulla faccia forse immaginando come tutto sarebbe andato in fumo se il pollice si fosse rotto davvero. Anche lui crede che io sia matta. Lui che se le cose vanno bene, poi si beve prosecco davanti al libretto degli assegni. Lui che due anni fa mi riceve in pigiama alle cinque della mattina per spiegarmi la fuga di Bach estratta il giorno prima, salvo rimettersi due ore dopo in autostrada di corsa.Che Ferrara ci aspetta sempre. Lui che mi dice. Hai presente il concerto numero, opera? E quando mi vede scuotere la testa, so che pensa. dio, se ci va bene tu sarai una maestra e siam presi così. Il polso, il pollice non è rotto, maestro. Niente di rotto sul serio. Quella sera non ho mangiato, avevi ragione quando hai interrogato la mi a pancia. Ma sono svenuta dalla paura. Avrei dovuto coprirti gli occhi da dietro, appena sono arrivata e Pier cantava Amarsi un po’. Quella sì sarebbe stata una fottutissima scena da film. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 6 agosto 2010 - ore 20:33 L’importanza di chiamarsi R. Noi che i baci rotondi e buoni ce li meritiamo tutti. Che quando rimaniamo nei parcheggi, fratelli siamesi attaccati per la bocca, sappiamo che potrebbero essere gli ultimi. e spingiamo più a fondo i denti. Poi ci inventiamo sintassi migliori, affanni in treno per chilometri, che il taxi non sapremmo come pagarlo. sorprese. cinema d’essai per riuscire a farci amare. cinema d’essai per essere qualcosa di più di saliva e ritardi e banalità. Noi che finiamo ad andare a male come il cibo. E dio, se ci accontentassimo del cazzo rigido. E dio, se solo ci accontentassimo di affondare i denti e di accettare che tutto sia come sempre, come vedi, uguale a ieri. Invece. Solo tua sorella resta incinta e se sarà una femmina, forse la chiameranno come me, mi dici. Eh.Invece. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK venerdì 6 agosto 2010 - ore 15:26 Più di Taormina e quella sporca estate. Alza l’aria. Alza il volume. La regina dei cristalli temperati si imbroncia. Ora ha il suo pacco. E’ arrivata oggi, la sua Lipsia in miniatura. Gli avanzi di quattro mesi che una sorella ha custodito per lei. La ryanair ci regala nuove rotte. Ho voglia di assaggiare le minne. Cassatelle e ciliegie candite. Di bere birra a Ballarò. Di passare qualche giorno con Florian, Sandra e Gohkan nella tua Sicilia bedda. La terra del mio oceanomare. Correvo incontro al mare coi miei segreti a febbraio. Mirco mi ha fatto una foto da lontano, ma è andata persa. [Mia madre ha portato tutte le mie foto adolescenti alla sua amica con la Sla, per farle sapere com’ero. Anna poi è morta. Mia madre non ha parlato per giorni. Le mie foto sono in quella casa contesa tra le sorelle e i parenti prossimi.] Quella foto era bella. Una ragazzina piena di treccine, il giubbotto di pelle, i jeans arrotolati fino alle ginocchia. Il mare di febbraio. Nella testa le parole di Elena. La notte prima ci hanno provato in tre a calmarla, quella ragazzina. Continuava a fissare il muro. Lacrime congelate, non se lo dimenticherà mai. E’ da quella notte a Taormina che tutto va storto. Ma era febbraio, se proprio vogliamo dirla tutta, Mario. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
BLOG che SEGUO: companera incazzosa siriasun feu follet daisychain paroxysm misia Rodo Norin apina Mirò Vitto sanguez biankaneve
BOOKMARKS
UTENTI ONLINE: |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||