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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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venerdì 12 dicembre 2008 - ore 01:46


dove c’è Barilla, c’è casa
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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giovedì 11 dicembre 2008 - ore 17:25


COMUNQUE ADESSO HO UN PO’ PAURA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le formule, i bilanci, il diluvio universale.
Io che pago Noè di straforo per fare entrare me e gli altri animali come mobilio nell’arca.
E gli altri che tirano pacco o infastiditi si lasciano annegare.
Tutto è atipico, non calcolato, distante.
Il letto di Sandra e non avere nulla in comune con Sbirulino.
Con me non devi essere niente, si diceva.
E Bartok che mi aspetta al varco, e io che mi faccio avvelenare i pomeriggi dagli schiuma party sul mar Baltico e mi scopro stupita a salmodiare una canzone di Umberto Tozzi.
Mentre la Rocca è bella ma non abbastanza, lavo i piatti e penso che mi toccherà fare la damigella al matrimonio di una Barbie.
Con il nastro rosa.
In testa.
Come un uovo di Pasqua.



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lunedì 8 dicembre 2008 - ore 21:54


ASPETTO UN’EMOZIONE SEMPRE PIù INDEFINIBILE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Emilia paranoica, si diceva.
Santa Emilia protetta dalle luci dell’ipercoop, che potrebbe diventare persino un nome buono per un figlio.
Emilia sanguigna, di lambrusco e nebbie e giornate incerte e piene di sole, e le notti passate a chiedersi quanti punti avrà Vasco Brondi sulla tessera della coop.
Emilia di campagne vicino alla tangenziale, una donna che sembra svampita ma è solo incinta, un cane ed un compagno estroso, l’Emilia che ci fa stare le sere a casa a guardare il commissario Siska, Crozza sulla sette e i tuoi occhi che si incastrano nei miei.
Che abbiamo dormito nello stesso letto dei Ministri e dei Julie’s haircut.
E il coinquilino di L’Aquila che sentiva sempre rumori strani, lui e la sua bella che non ci ricordavamo mai di chiamare Nunzia.
E tutte quelle balle sulle commesse coop porno, Katharine Grosse e le installazioni sublimi di sangue infetto e di chewingum masticato ed attaccato al dente di uno stoccafisso.

E la via Emilia.
E’ a sognarla che ci siamo cercati.
E’ a camminarci bendati, che ci siamo trovati.



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sabato 6 dicembre 2008 - ore 00:29


AVANGUARDIE DA RIVOLUZIONI, INTERIORA E KRAPFEN
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quando il mondo sta vivendo sul tuo corpo innamorato la sua vanità.
Stanotte che non ci sono fucili che rimpiangono Waterloo.
Le notti prima della via Emilia, i vestiti da piegare, la somministrazione di raccomandazioni che per incanto ci fanno sentire ancora giovani.
Mentre se Davide mi chiede di giocare a nascondino, ormai non so più dove nascondermi per non essere trovata.
Che da quando sei nato non puoi più nasconderti diceva l’immigrato vecchio e sporco parlando nella cabina telefonica con i fili tranciati.
Marco Tullio Finocchio docet, direbbe mio zio.
E Vasco dalla Bignardi. Lo guardiamo insieme, al telefono.
Le solite frasi imparate a memoria.
Interiorità come megalopoli e le strade come i corridoi della casa dei nostri genitori.
E intanto penso se è questa la fenomenologia di noi.
Il mio diario aperto su pagine a caso.
In testa una nenia.
Il bicchiere di cristallo sta cadendo.
Ma Francesco sta tra i krapfen e le boiate in via Paolo Fabbri quarantatre.



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giovedì 4 dicembre 2008 - ore 15:15


SOPRA DOBRINJA, DOPO NEDZARICI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cerco un treno che non si trova.
Cerco una città per avvelenarmi.
Cerco anche te, e uso aggettivi da biglietto di natale.
Che a volte non ci capisco, e resto ad occhi aperti la notte.
Scrivo a Martina dopo tanto tempo.
Le mie ansie, le tue ansie.
La difficoltà di mandare giù due delusioni, dopo aver sognato gli Zeppelin, la neve a Jurmala. Dopo tutte quelle balle sulla erre mestrina di Agnelli, che tanto poi fuori dalla tua porta a fare la cosa giusta non mi ci sono più ritrovata.
E quel treno che non si trova.
Impazzisco fino alle due di notte. La mattina gli occhi sono pesanti.
Non riesco a sostenere lo sguardo di nessuno.
Mentre provo a pensare alle parole di una canzone vecchia di Ruggeri e a quel cielo che ci difende e sempre ci accompagna, se la bascarsija brilla.
Sè.
Magari.



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mercoledì 3 dicembre 2008 - ore 23:13


QUASI-MODO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La Lettonia che scivola giù dallo scarico di un lavandino.
Come le lacrime di un amico troppo fragile adesso, che ti mette in mano cinquantaeuro di scuse-e-gli-altri-te-li-darò-pian-piano-quando-lavorerò-di-più.
Ti fa tenerezza mentre in quelle parole assomiglia a Godrano, della fattoria di Orwell. E tu che vorresti soltanto aiutarlo a lavorare su se stesso.
Sarà la stagione. Sarà l’effetto serra. Sarà il sabato del villaggio.
Leopardi che si concentra troppo a pensare, al posto di presenziare alla partita di calcio Recanati-Castelfidardo.
Ed è subito...lunedì.



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martedì 2 dicembre 2008 - ore 00:10


EVANGELISTI CASSINTEGRATI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Boheme, sempre boheme, che due maroni.
Cito a memoria ricordando risate soffocate in un treno che mi porta da te, che mi porta al patibolo dei caschi blu.
E ci sono quei momenti che vorrei fare come Davide che si nasconde dietro la mia schiena e mi stritola la mano solo perchè chiedere alla bibliotecaria se è ancora in prestito il libro di Dragone, è un’operazione che è sicuro di poter rimandare alla pubertà.
E invece offro il collo per farmi bombardare da coalizioni di stati in maggioranza.
E sta boheme che ci siamo attaccati con le spille da balia per aggiustare i buchi sui jeans, i fiori del male con ancora addosso gli appunti adolescenti di tuo padre che nelle foto è sempre vestito di nero, magro secco e bello come una controfigura destinata a un lefaremosapere, i capelli blu e Misia Mistrani.
Queste vite da province meccaniche e vacanze romane che il lunedì sera il convento passa solo chil’havisto e uno della banda della Magliana è ancora di là in cucina a finire di lavarmi i piatti.
Questi conti alla rovescia che il cuore lo cerchi sotto il cappotto, e le amiche bionde sognano i matrimoni in chiesa perchè i comuni risparmiano sulla tappezzeria dopo il taglio dell’ici. E noi a sperare che ai corsi prematrimoniali trovi chiuso.
E la zuppa Paradiso che arriva puntuamente da Parigi a scaldarmi.
E tu che mi fai ridere.

Non è la boheme. E’ come al solito la mia tragedia. E’ un vangelo apocrifo e Gesù bambino che fa morire i capoclasse antipatici nell’intervallo tra la prima e la seconda ora.
Diceva bene sabato.
Vegliate poichè non sapete nè il tempo nè l’ora.



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domenica 30 novembre 2008 - ore 22:38


SAREMO FEROCEMENTE SOBRI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E i tuoi capelli che sono fili scoperti, che sono nastro isolante, che sono... fili scoperti...
Mi resta dentro, ma non mi resta solo questo.
Che sarà per sempre la notte delle luci, e quando si scadrà nel raccontare le proprie gesta poco eroiche di quando avevamo ventidue anni, si inizierà dicendo che che era una notte buia e tempestosa.
Che abbiamo agganciato la moglie di un metallaro sul parcheggio della rotonda.
Che ci siamo persi, troppo sicuri di noi dopo aver riconosciuto l’insegna del Famila.
Che sono scesa a chiedere indicazioni alla reception di un albergo e hanno provato in cinque a fornire indicazioni per riportarci oltre Marostica.
Che sono risalita in macchina e qualcuno ha detto che profumavo di brioche.
E piove.
E tu che mi prendi alle spalle come promesso, che tanto è un buco il castello di Dracula, e il tuo amico che continua a ribadire che assomiglio ad una cameriera di un pub di Rossano. E le persone che vorresti conoscere da tempo.
Diciamocelo.
Fanculo Vasco Brondi.
Le luci restano le luci.
Restano il motivo del primo messaggio che mi hai scritto, o almeno quello ufficiale per la cronaca, come si finirà sempre a raccontare se ci sarà modo di render conto delle nostre poco eroiche gesta.
Restano ciò che da subito ci ha unite, i come back september che abbiamo urlato, i settembre che non abbiamo più voluto, i polsi che ci siamo ricucite, i moeghèa dovuti di ieri sera.
Restano la retorica del nostro essere incazzati.
Con l’onnipotenza della nostra inadeguatezza.

Che dio è morto e a noi ci fanno accettare la successione senza il beneficio dell’inventario.

(il notaio ringrazia sentitamente in ordine di apparente importanza: Riccardo Fogli, Mirò, companera, marcoalb, Canali, la moglie del metallaro, Vasco Brondi, facebook per avergli fatto ritrovare le compagne del conservatorio, la cantante selvatica dei Sergeant S, la casa di riposo Serena e l’hotel Positano.)



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mercoledì 26 novembre 2008 - ore 23:49


FEDELI ALLA LINEA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(Curami. Curami.Curami.)
In testa da ieri. Da stamattina.
Rimasugli di una mano stretta forte in macchina tanto tempo fa, sulla strada per Padova, il giorno di Natale, sotto minaccia di un treno che porta troppo lontano.
(Prendimi in cura da te.)
E il biondino alto e secco che ritrovo ogni mercoledì mattina al binario. Quello che non parla, ma sputa un intruglio di rumore dagli auricolari ed ha il giubbotto tappezzato con gli adesivi dei Dead Kennedys. Quello che sorride se mi sorprende con un libro di Philopat in mano,e che oggi si illumina mentre mi legge il labiale di striscio...
(Che ti venga voglia di me.)
Mentre prepari un venticinque aprile con i partigiani e un bicchiere di vino, e l’aceto che ci aspetta quatto quatto il prossimo fine settimana in una città che tiriamo a sorte sulla via Emilia, e se stamattina uno sconosciuto ha chiamato al nostro bed and brekfast, di sicuro sarà stato vasco Brondi.
(Verranno al contrattacco con elmi ed armi nuove.)
E lei che ricompare con richieste poco credibili, lei che la pensi e torna febbraio e i Pitura Freska e la protezione civile e il treno preso con il cuore in gola a mezzanotte e trentatrè come ti direbbe il dottore, e quello che non sai manco come si chiama più, ma diceva di aver trovato se stesso nei Paesi baschi.
(Solo una terapia.)
(Tu.)



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lunedì 24 novembre 2008 - ore 23:30


EMILIADINOTTIDISSOLVERSISTUPIDESPARIREUNAAUNAIMPOTENTIINUNNUOVOPOSTODELL’ARCI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le sere che avresti voglia di giocare a togliere i denti ad un coccodrillo di plastica, o a battaglia navale, con Vasco Brondi nel mezzo di un letto matrimoniale per non farci sbirciare.
Per ora mi faccio colpire ma non affondare, dalle situazioni da caschi blu ed imbarazzi, da chi c’è ma non c’è, ma diciamocelo, se c’era c’è ancora e tu provi a chiudere e stringere gli occhi forte ma...
Poi Fausto Leali fa il resto. O restare ad aspettarti.
E allora giù di Emilia paranoica per ricordarci che manca poco.

ma se non resti, la colpa è di quello che dico. Oggi non ho dormito ma ho fatto un piano: ti porto lontano e chissà io a fine mese se avrò ancora difese un qualcosa che davvero conti ...



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