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![]() ZIETTA, ** anni spritzina di PADOVA CHE FACCIO? sono un prodotto di nicchia Sono sistemato [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO SONO MEDIAMENTE METEOROPATICA E CICLOTIMICA!!! HO VISTO STO ASCOLTANDO ![]() DI DONNA ...Le infuocate carezze l’invidiabile savoir faire dolce intenso e brutale ah! Quanta nobile poesia padre, amante, padrone nel tuo conto corrente ah! In salute ed in malattia finché morti non ci separi Vorticosa passione o mia belva insaziabile nel tuo caldo e accogliente harem In salute ed in malattia finché morte non ci separi Fai di me la tua geisha fai di me la tua umile serva... CARMEN CONSOLI CONFUSA E FELICE Sai benissimo che una goccia inonda il cielo È così piccolo il mondo che ci osserva Sai benissimo che non chiedo tanto adesso È così limpido il mare che ci ascolta che ci addormenta Rit. Vorrei tentare Vorrei offrirti le mie mani Vorrei tentare Vorrei difendere questo momento E penso di sentirmi confusa e felice E penso di sentirmi… Sai benissimo che sto tremando e non c’è freddo e sono vittima di questa gioia immensa Sai benissimo che nulla può scalfirci adesso È così fragile il mondo che ci aspetta, che ci spaventa.... CARMEN CONSOLI ABBIGLIAMENTO del GIORNO ![]() ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) CARPE DIEM! 2) la libertà sempre e comunque |
ALLA VOLTA ![]() ![]() ![]() ![]() ...MUORI DA POMPIERE... ISABELLA SANTACROCE "Certe volte mi basta così, voglio vivere così, con il sole sopra, e l’acqua sotto, e l’amore sempre tra le mani da snocciolare a piacimento. E voglio che sia sempre giugno, quando il più bello deve ancora venire e sta arrivando..." I.S. ![]() E FACCIO TUTTO QUELLO CHE MI PIACE... ![]() niente più ti lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri... via, via, neanche questo tempo grigio pieno di musiche e di uomini che ti sono piaciuti... It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful, good luck my babe, it’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful, I dream of you... chips, chips, du-du-du-du-du VIA CON ME - PAOLO CONTE ![]() "in principio tu ti siederai un pò lontano da me, così, nell’erba. io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. le parole sono una fonte di malintesi. ma ogni giorno tu potrai sederti un pò più vicino... se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. quando saranno le quattro incomincerò ad agitarmi ed inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore..." ![]() [ ME STESSA ![]() mi è stato detto "basta fare la ragazzina…non è ora di crescere?" oppure…"ho capito che è un periodo ti passerà…..!!!!" ma è così difficile accettare il fatto che una persona sia se stessa? …e può venire mai in mente che sono tutto fuorché superficiale? È solo e sempre l’apparenza che conta? E come mai non i risultati??? mi prendo le mie responsabilità in prima persona… sono indipendente.. lavoro e cerco di mantenere bene me e mio figlio che curo e seguo amorevolmente... cerco di essere una madre decente… perfetta non lo sarò ma mi ritengo affettuosa affidabile e presente... non ho problemi a gestire una casa…la mia è bella e curata ….non è entusiasmante fare la casalinga ma certo non sono frustrata mantengo vivaci tutti i miei interessi ....TUTTI ….e le mie relazioni interpersonali…. sono propensa e curiosa verso le novità ...le persone ...i fatti…..mi piace sapere…conoscere... …dico io ….se anche ogni tanto ballo sui cubi o se mi piace scrivere sul mio blog o se prendo certe cotte paurose come una 15enne che male c’è ???? UN SENSO - VASCO ROSSI ![]() samuele bersani - spaccacuore![]() ![]() ![]() ![]() RIMMEL Francesco De Gregori E qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure e cancello il tuo nome dalla mia facciata e confondo i miei alibi, e le tue ragioni i miei alibi e le tue ragioni... Chi mi ha fatto le carte, mi ha chiamato vincente ma uno zingaro è un trucco e il futuro invadente fosse stato un pò più giovane l’avrei distrutto con la fantasia, l’avrei stracciata con la fantasia... Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro ancora i tuoi quattro assi, bada bene di un colore solo li puoi nascondere o giocare con chi vuoi, o farli rimanere buoni amici...come noi... Santa voglia di vivere e dolce venere di rimmel come quando fuori pioveva e tu mi domandavi se per caso avevo ancora quella foto in cui tu sorridevi e non guardavi, e il vento passava sul tuo collo di pelliccia, e sulla tua persona e quando io senza capire ho detto "si" hai detto "è tutto quel che hai di me" è tutto quel che ho di te... ![]() ![]() ![]() ![]() LE MIE TEZZZZZZORE GOLOSA mordo tenera carne di ciliegia tra le labbra succo di fragola sfioro la pelle morbida profuma di arancia e vaniglia velluto di pesca rosa e gialla aroma di baci attesi e desiderati respiro con te cioccolata dolce Z ![]() Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti.... Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi ALDA MERINI ![]() Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite (Mark Twain) ![]() Dopo un po’ comprenderai la sottile differenza fra stringere una mano e incatenare un’anima, e comprenderai che amore non significa dipendenza e che compagnia non significa sicurezza. Incomincerai a comprendere che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse, e incomincerai ad accettare le sconfitte a testa alta e con gli occhi bene aperti, con la compostezza di un adulto e non con il dolore di un bimbo, e imparerai a tracciare la strada sull’oggi, perché il terreno del domani è troppo incerto per essere pianificato. Dopo un po’ comprenderai che perfino il sole può bruciare se ne prendi troppo. Allora cura il tuo giardino e abbellisci la tua anima senza aspettare che qualcuno ti regali dei fiori. E imparerai che puoi veramente farcela... Che sei veramente forte, e che tu vali veramente molto (DOPO UN PÒ - VERONICA A. SHOFFSTALL) ![]() ![]() ![]() ![]() CONFESSO CHE HO VISSUTO pablo neruda feat.zietta LA PROFEZIA ![]() NON BISOGNA MAI DIRE TI VOGLIO BENE ...MA DIMOSTRARLO.. barbara alberti ![]() Ama ama follemente ama più che puoi e se ti dicono che è peccato ama il tuo peccato e sarai innocente L’UOMO DELLE NUVOLE ![]() ![]() ![]() L’uomo che cammina nelle nuvole sa tutto della vita, si conosce, sente il suo respiro, ascolta i suoi passi; l’uomo che cammina nelle nuvole non vede gli altri, si sente parte del mondo, ascolta solo se stesso ma sa di non essere solo; l’uomo che cammina nelle nuvole è ancora in grado di meravigliarsi, di essere felice, di sorridere per una sciocchezza, di versare una lacrima; l’uomo che cammina nelle nuvole non ha paura del tempo, non conosce passato, non ha futuro, vive il presente; l’uomo che cammina nelle nuvole è fiero delle sue paure, è sincero con se stesso, cammina a testa alta e non prova rancore; l’uomo che cammina nelle nuvole sa di non essere eterno, sa amare ogni attimo che gli è donato, sorride sempre e accetta la vita per il dono che è; l’uomo che cammina nelle nuvole quando ascolta una canzone sente di essere il protagonista e quando legge una poesia è lui il poeta; l’uomo che cammina nelle nuvole non ha niente di speciale eppure sa di essere unico, ama il mondo e vive per davvero; e quando arriva alla fine del percorso, quando la sua strada finisce si sdraia e fissando il cielo sorride, perchè fino all’ultimo istante è stato capace di camminare nelle nuvole. IL CORAGGIO DI PIACERE A UNO/A SOLO Quest’epoca ci mette in condizione di essere sempre belli e, nello stesso tempo, ci espone al rischio di essere sempre soli. Tutti noi, uomini e donne, ci adoperiamo con ogni mezzo per essere seducenti — depilazioni, liposuzioni, spinning, beveroni di guaranà —, vogliamo essere appetibili, ma soprattutto vogliamo che sia ben percepita questa nostra intenzione. Anche quando siamo sposati o fidanzati, lo vogliamo intensamente. Anche quando siamo cinquantenni, sessantenni, eccetera. Ci sono milioni di mariti e mogli che tendono a porsi come potenzialmente liberi. D’altronde non è colpa nostra: rotocalchi, internet, programmi televisivi non smettono di farci pensare alla vita come a un’allegra ammucchiata di tutti contro tutti. Perché mai dovremmo rinunciare a tutto questo piacere? Infatti quasi nessuno ci rinuncia. Ed ecco farsi avanti ad ampie falcate la solitudine. Ora, si sa, la condizione dell’eterno single è sfiancante, costringe a divertirsi a ogni costo, come ai veglioni di Capodanno. Ma è, se così si può dire, una condizione unisex. Esattamente com’è unisex il desiderio, peraltro quasi sempre inconfessato, di innamorarsi, di fare coppia, di trovare una persona con cui condividere un pezzo di strada (tutta, chi osa sperarlo più), una persona per la quale rinunciare all’ennesimo happy-hour. Il problema è che la società è fatta più spesso di circoli viziosi che di scelte individuali, così, ad esempio, finché dovremo piacere a tutti non avremo la possibilità di dichiarare che sogniamo di piacere a uno solo. Poi, per fortuna, succede che il circolo si rompe. Ci vuole coraggio per far breccia in tutto questo disincanto. Io sono il suo albero, lei il mio cuore inciso (jacques prevert)
mercoledì 13 ottobre 2004 - ore 14:22 DI CONSEGUENZA Da spettatore Paolo Sorrentino è il più interessante regista italiano e "Le conseguenze dell'amore" un film originale, girato nel miglior modo possibile La storia, conosciuta, è quella di un commercialista che ha fatto un errore ai danni di Cosa Nostra e viene confinato in un albergo in Svizzera a ricevere e depositare valigie di denaro sporco. Dopo dieci anni, scontata la pena di vivere, l'insonnia, la timidezza e la noia, fa un gesto che è la chiave del film. Lascia la consueta poltrona e va al bancone, piazzandosi davanti alla barista dagli occhi grandi. Dice: "Sedermi qui è la cosa più pericolosa che abbia fatto in vita mia". Non è un presentimento, è una constatazione. Dopo, niente sarà più come prima. Tutto diventa, come dire: irreparabile. Ed è il suo tentativo di porre rimedio ai torti, alle infelicità, al rito dell'esistenza e al proprio, isolato, istante spietato, a perderlo. O a ritrovarlo. Perché quando si siede al bancone Toni Servillo, carnefice di sé, ha un baleno di pura gioia dietro le lenti degli occhiali. C'era una donna malinconica dal collo affilato e le unghie dei piedi dipinte con una riga blu come fosse ombretto seduta nella fila davanti. Uscendo ci siamo guardati. Credo stessimo esortandoci a commentare il film come se ci fossimo andati insieme e non da soli. Poi ognuno è andato per la sua strada, come avrebbe fatto Servillo. Quel che c'era da dire è che tutta la storia del film è la storia di ogni uomo: il momento in cui si comincia a vivere è quello in cui si comincia a morire, resta il tempo di provare a rendere felice qualcuno, farsi un amico, pagare i conti, uscire di scena con dignità. Sembra poco è, guardare per credere, qualcosa di "spettacolare (G.R.) COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 13 ottobre 2004 - ore 13:37 INCREDIBILE MA VERO La madre di Sylverster Stallone, Jacqueline, sostiene che per conoscere il futuro basta analizzare il sedere. Natica destra e sinistra riflettono quale emisfero del cervello e' più attivo, dice. La signora è pronta a offrire le sue previsioni a chi vuole (pagare, si presume). Il figlio ha rifiutato di rilasciare commenti COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 13 ottobre 2004 - ore 13:34 ...help me i can not stop thinking about you.what have you done to me baby?hey i think i'm gonna fall in love...serious no joke COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 13 ottobre 2004 - ore 13:30 FULVIO PAPI: "DACCI OGGI IL NOSTRO PENSIERO QUOTIDIANO" Fulvio Papi è una delle figure più importanti del pensiero filosofico contemporaneo. Il suo percorso filosofico è caratterizzato da una ampia ed esperta ricognizione sia di differenti forme di pensiero ( fenomenologia, strutturalismo, ermeneutica, materialismo storico) sia di diverse pratiche discorsive ( letteratura, politica, antropologia, storia). Si tratta, dunque, di un'indagine profondamente aperta nei confronti della molteplicità irriducibile dell'esperire umano. Profondamente impegnata nel testimoniare la differenza, soprattutto là dove essa abita- quasi invisibile- nelle pieghe delle nostre abitudini di linguaggio. Il suo ultimo libro Dacci oggi il nostro pensiero quotidiano , pubblicato presso Christian Marinotti Edizioni, esprime con forza lo stile filosofico peculiare di Fulvio Papi. Il volume si presenta come un'esercizio di saggezza, in grado di calare nell'opacità della vita quotidiana l'arma tagliente della critica filosofica. Il volgere lo sguardo all'apparente disordine intellettuale che alligna nel nostro caotico sforzo di vivere potrebbe, a uno sguardo apatico, sembrare come una mera applicazione della dottrina alle inettitudini della prassi. Al contrario, per vedere adeguatamente la scena, bisogna capovolgere la lente e procurarsi un'inversione dello sguardo. Il modo frastagliato della quotidianità, immerso nello spessore relativistico delle opinioni e, addirittura, dei dogmi, si presenta come il terreno più propizio per scorgere la genesi vitale della filosofia. Papi è qui fedele alla lezione più profonda della fenomenologia, ma nello stesso tempo è in grado di contaminarla attraverso contributi che spaziano da Adorno a Foucault, passando per Simmel, Heidegger e Derrida. Nel testo di Papi è soprattutto lo stile ad imporsi. I riferimenti culturali restano sullo sfondo, mentre una prosa netta e avvincente ordisce la trama concettuale. L'operazione è qui duplice. Da un lato la filosofia della quotidianità affonda le proprie radici nel pluralismo delle pratiche. Si tratta di una mossa volutamente spiazzante che riesce a indicarci efficacemente la genealogia del concetto a partire dalla trama della vita. Dall'altro è, appunto, l'espressione linguistica, che, abbandonando la rigidità degli schemi metafisici, e attraverso le figure metaforiche del racconto, riconduce l'esercizio del pensiero alla pratica di scrittura. Quest'ultimo volume di Papi cela, dunque, una complessa concezione del fare filosofia. Ma non mediante un occultamento, piuttosto attraverso il velo necessario della nuance . Si tratta, perciò, di una lettura assai coinvolgente, spesso ricca di spunti ironici e divertenti. Papi indaga i paradossi della quotidianità secondo una molteplicità di angolazioni. Per cui si passa da analisi del mito del viaggio e alla sua degradazione nel turismo di massa, fino alla fenomenologia più impalpabile e sofisticata dei sentimenti, per arrivare al confronto con i poteri diffusi che regolano la nostra esistenza. Quel che colpisce, infine, è la tenace critica della cultura che si respira in questo libro. Tale concezione della filosofia come critica è un'esigenza che nuovamente si avverte. Soprattutto rispetto al carattere enigmatico che assumono le catastrofi del nostro tempo attuale. Il volume di Papi apre coraggiosamente la via a una autentica problematizzazione della filosofia, che ci aiuti a riconoscere nella vocazione al pensiero i criteri della prassi etico-politica e di un ragionevole esercizio di contestazione dell'iniquità del reale. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 13 ottobre 2004 - ore 10:20 DISCO STORY 3 3. E VENNERO I BEE GEES Ancora nel '76, la disco music era di quasi esclusivo appannaggio della gente di colore: aveva un grande riscontro ma non ancora quel successo planetario che avrebbe avuto un anno dopo. Nel '78, invece, la disco dominava qualsiasi classifica, invadeva la programmazione di qualsiasi stazione radio, faceva da sfondo agli spot pubblicitari, influenzava pesantemente la produzione musicale di artisti decisamente rock (dai Rolling Stones a David Bowie, da Rod Stewart ai Chicago, dai Doobie Brothers a Elton John). Cos'era successo? Esattamente quello che era successo con il rock'n'roll negli anni '50: perché un fenomeno musicale di derivazione nera assurgesse a popolarità mondiale, fu necessario che di quel fenomeno si appropriassero dei musicisti bianchi. Nei fifties era stato Elvis, vent'anni dopo, nella disco, furono i Bee Gees. I Bee Gees non erano nati con il fenomeno disco e non possono essere considerati immediatamente artisti disco. Fu nel '75 che, alla disperata ricerca di qualcosa che riportasse in auge i tre fratelli dopo i trionfi degli anni ’60 e i tonfi dei primi anni ‘70, Robert Stigwood ebbe la grande idea: ingaggiò il produttore Arif Mardin che confezionò per i Maurice, Robin e Barry l'album "Main Course". E, miracolo, i vecchi Bee Gees melodici e languidi non c'erano più! Il loro pop bianco si era trasformato in un funky di facile presa che faceva faville, tanto che il singolo Mr. Jive li portò in vetta alle classifiche USA. Allora era quello il trucco! Un trucco che si chiamava disco music, musica per ballare, per divertire, impossibile da ascoltare senza battere il piedino... L'album successivo fu quello dell'esplosione: si intitolava "Children Of The World" e conteneva il singolo You should be dancin'. Album e singolo vendettero milioni di copie in tutto il mondo consacrando la disco music come nuovo fenomeno in tutto il pianeta. E naturalmente regalando ai Bee Gees una nuova giovinezza (e un bel conto in banca). Un dato, sopra tutti, può dare l'idea della portata del "fenomeno Bee Gees": nel 1978 i fratelli ebbero ben 5 canzoni da loro scritte prodotte e/o arrangiate, contemporaneamente nella top ten e per 4 settimane consecutive: un'impresa che, prima di loro, era riuscita solo ai Beatles e che nessuno ha più ripetuto (almeno finora). Robert Stigwood aveva certo visto giusto nell'imporre una svolta disco ai Bee Gees, ma forse, in quel momento, non aveva ancora capito la portata del fenomeno. Ad aprirgli gli occhi fu forse una inchiesta che rivelava ai lettori esterrefatti che tutto ciò che essi pensavano della gioventù americana (dei loro figli, alla fine) era improvvisamente vecchio e superato. Se qualcuno pensava ancora ai giovani con capelli lunghi impegnati a rollarsi una canna di marijuana e ad ascoltare rock sognando la California, doveva mettere avanti l'orologio! Ora i giovani si imbrillantinavano i capelli, si vestivano magari in maniera bizzarra ma ricercatissima, e passavano le nottate in discoteca a ballare una nuova musica nata per le minoranze nere! Se era questa la nuova tendenza, tanto valeva sfruttare la scia, e Stigwood pensò ad un film. Ed era abbastanza ovvio che, nel momento di provvedere alla colonna sonora, convocasse i musicisti disco che lui aveva portato ad essere i più venduti al mondo. I Bee Gees ci si misero di buzzo buono e l'album vendette oltre trenta milioni di copie. Il film era "Saturday night fever". "Saturday night fever" uscì dapprima in USA nel 1977. Pochi mesi dopo aveva già invaso le sale cinematografiche di tutto il mondo (in Italia, come "La febbre del sabato sera", arrivò nella primavera del 1978). Diretta da John Badham, la pellicola narra di un commesso di ferramenta di origine italiana, Tony Manero (John Travolta), che trova la propria realizzazione nel ballo in discoteca. Dopo inevitabili traversie, vince un concorso di ballo, dona il trofeo vinto a costo di tante fatiche a ballerini più meritevoli, riesce a conquistare la ragazza del cuore, si trasferisce a Manhattan e mette la testa a posto. Non si può certo gridare al capolavoro, ma quello che funzionava non era tanto la vicenda di Manero/Travolta (nuovo sex symbol degli anni '70) con i suoi crucci amorosi o la sua avvenenza un po' cavallina: era la musica e le scene di ballo in discoteca (tra parentesi, il film fu girato al 2001 Odyssey Disco a Brooklyn, il club dove avevano debuttato i Village People il 28 febbraio 1977). Le coreografie di Lester Wilson divennero il modello su cui milioni di disco-fans si esercitarono per anni, il vestito con gilet bianco e la camicia nera diventarono il loro look e il ditino alzato di Travolta il simbolo stesso della disco music. Naturalmente "Saturday night fever" diede la stura a migliaia di pellicole che cercarono di sfruttare l'onda. Solo in Italia uscirono in pochi mesi: "American fever" di Claudio De Molinis, "Baila guapa" di Al Midweg, "Brillantina rock" di Massimo Tarantini, "Disco delirio" di Oscar "Roy" Righini, "I ragazzi della discoteca" di Amasi Damiani, "Rock'n'roll" di Vittorio De Sisti e" John Travolto da un insolito destino"(!) di Neri Parenti. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 13 ottobre 2004 - ore 08:54 quando c'è l'uomo dei serpenti...io metto le scarpe di pitone....!!!! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 12 ottobre 2004 - ore 11:01 DISCO STORY 2 2. PHILADELPHIA, MIAMI, NY Fin dall'inizio degli anni '70 ci troviamo di fronte ad un vistoso mutamento della musica nera. Prendono sempre più piede gli arrangiamenti orchestrali, i climi si fanno più dolci e leggeri, il kitsch assurge a ruolo di status. Tutto ciò riflette probabilmente un benessere, sconosciuto nei decenni precedenti, che stempera fino a sopirle le istanze di protesta sociale della gente di colore. Mentre il rhythm'n'blues evolveva verso il funky e prendeva una sua propria strada, a Los Angeles nasceva la 20th Century di Barry White; a Philadelphia gruppi come gli O' Jays, i MFSB e solisti come Teddy Pendergrass e Billy Paul legittimavano la nascita di un vero movimento (il Philly Sound); a Miami, soprattutto grazie all'etichetta TK Records, esplodevano Timmy Thomas, George McCrae e K.C. & The Sunshine Band; a New Orleans Allen Toussaint nei suoi Sea Studios costruiva fenomeni come Labelle e Pointer Sisters, e a New York, negli uffici di etichette come la Salsoul, Prelude o WestEnd e nei locali gay si cominciava a parlare di disco music. A Philadelphia, Gamble e Huff erano in pista fin dalla metà degli anni '60. Era stato in quel periodo che i due avevano iniziato a sperimentare le soluzioni sonore che, dieci anni dopo, sarebbero state proprie del cosiddetto Philly Sound: soprattutto il loro lavoro con Jerry Butler (co-fondatore assieme a Curtis Mayfield degli Impressions) dimostra come i due avessero le idee molto chiare sulla strada da seguire. L'uso dell'orchestra sposata perfettamente alla ritmica, gli arrangiamenti sofisticati, la grande dinamica, la melodia accattivante, caratterizzavano quei primi prodotti come avrebbero caratterizzato, poi, quelli degli O' Jais o del MFSB. I nomi di punta dell'etichetta erano Billy Paul e Teddy Pendergrass come solisti, gli O'Jays, le Three Degrees e i Blue Notes di Harold Melvin come gruppi. C'era poi una house band che collaborava alle incisioni di tutti. Fu proprio questa house band di una cinquantina di elementi, la Mother Father Sister & Brother (MFSB), che nel '74 fece conoscere a tutti quale fosse il suono che avevano in mente Gamble e Huff. Avvenne quando portò ai primi posti delle classifiche di tutto il mondo un singolo dal titolo programmatico: TSOP, cioè The sound of Philadelphia. Nel 1974 raggiunse improvvisamente la cima delle classifiche tale George McCrae con il brano (disco, of course) Rock your baby. McCrae veniva da Miami. Se Philadelphia aveva la Philadelphia International e la premiata coppia Gamble & Huff, Miami aveva la TK Records e Henry Stone. Alla TK viene universalmente riconosciuto di aver evoluto le caratteristiche del rhythm'n'blues in un genere che successivamente sarebbe stato identificato come "disco". Miami è in una posizione geograficamente e musicalmente strategica: a due passi da Memphis non può non risentire della sua influenza, ma, a poche miglia dal Centroamerica non può ignorare il reggae, il calypso e i ritmi afrocubani che da lì arrivano. E' per questo che le produzioni musicali di quella città hanno un suono del tutto caratteristico, cosa di cui si sarebbe accorto, anni dopo, anche il rock, nel momento in cui nei suo studi si sarebbero rivitalizzati personaggi come Eric Clapton, gli Eagles o i Bee Gees. La disco quindi si creava (soprattutto) a Philadelphia e a Miami. E poi, come si diceva allora, si ballava a New York! Nella prima metà degli anni '70, la disco music era ancora destinata essenzialmente alle minoranze. Detto così fa effetto: uno dei fenomeni musicali di maggior successo e diffusione era in origine solo una musica per neri, ispanici e, soprattutto, gay. Ma tant'è: fu soprattutto negli ambienti omosessuali che questa musica, all'inizio, si sviluppò. Nell'America degli anni '60, ai gay erano vietate le effusioni in pubblico e per una coppia omosessuale il solo entrare in un locale pubblico rappresentava una sorta di avventura, certo un rischio. Erano nati per questa ragione locali esclusivi nei quali era loro possibile ritrovarsi, bere e ascoltare musica. Per evitare le pause di silenzio tra un disco e l'altro del juke box, a qualcuno era venuto in mente di compilare delle colonne sonore continue: si trattava dei primi rudimentali missaggi. La musica di quelle colonne sonore era la disco. A poco a poco, ciò che in origine non era che un sottofondo, prese a diventare la caratteristica principale di quei locali. Stavano nascendo le discoteche. Anche se Boston reclama la prima discoteca aperta nel 1971, soprattutto a New York, i primi locali destinati a questa musica (Loft, 10th Floor, Ice Palace sull’isola Fire Islands, “regno” estivo dei gay della città) nacquero proprio in questa maniera. E, naturalmente, anche se buona parte dei locali newyorkesi rimasero per molti anni gay oriented (Flamingo, West 12, Paradise Garage, il mitico Studio 54), le discoteche non restarono a lungo dominio esclusivo della gente nera, ispanica od omosessuale: quando il fenomeno esplose, coinvolse qualsiasi strato della popolazione senza differenze di razza, sesso o ceto. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 12 ottobre 2004 - ore 10:55 DISCO STORY 1 1. DA UN GIORNALE DEL 1979 Nel 1979, Carlo Massarini scriveva: "La musica quest'anno si misura in battute al minuto, fra 122 e 144 la chiamano "Disco". Sembra che tutto il mondo abbia voglia di ballare. Disco è la nuova maniera di dimenticare l'arrivo del 2000, è la chiave per lasciarsi alle spalle gli anni '60. La prima massiccia alternativa danzante dai tempi del rock'n'roll. E, infine, la più grossa operazione commerciale nel campo dello spettacolo da sempre...." (Popster, maggio 1979). Era però abbastanza straordinario che una rivista “rock” come Popster dedicasse spazio alla disco: la disco era odiata dalla critica. Su questo nessuna discussione. A volte, come nel servizio di Massarini, veniva analizzata, assai raramente capita o addirittura apprezzata. In tutti gli altri (pochi) casi in cui ci se ne occupava, era stroncata. La disco era franata improvvisamente su un mondo musicale che aveva assistito alla morte del progressive rock di Genesis e King Crimson spazzato via dal nichilismo sonoro e filosofico del punk; che aveva visto l'incapacità di rinnovarsi della proposta di colore; che si ripeteva stanchissimamente nell'ambito del rock duro e che, in Italia, vedeva una crisi spaventosa della canzone d'autore. La critica, ancora ancorata agli assiomi impegnato = buono, disimpegnato = cattivo, nell'ossequio dei quali aveva vissuto per almeno un ventennio, non poteva accettare di buon grado una musica che aveva come obiettivi dichiarati 1) far divertire gli ascoltatori e 2) far arricchire artisti e discografici! Ma stiamo scherzando? E l'impegno "disinteressato" dei cantautori con sacco a pelo (e tra questi ci mettiamo proprio tutti, da Dylan a De Gregori)? e la rivolta sociale di Sex Pistols e compagni? e le ricerche filologico-musicali del folk inglese (Steely Dan, Fairport Convention e tutte quelle cose lì), le meditazioni intellettual-sperimentalistiche di Eno e dei "cosmici" tedeschi? Tutto spazzato via da canzonette nelle quali bastava fare il verso a Paperino ("Disco duck") per vendere milioni di copie, canzonette magari eseguite da personaggi che adottavano sfrontatamente sigle irridenti come Rick Dees And His Cast of Idiots!!! No tutto questo non poteva certo passare, e infatti non passò.Cioè.Non passò sui giornali rock "seri" (tipo il citato Popster), ché nelle nascenti discoteche, nelle ultime "feste in casa", negli stereo dei ragazzini, nelle prime radio private, passava eccome!!! Ma come si era giunti a tutto ciò? COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 11 ottobre 2004 - ore 13:06 CANE ESCLUSO "Escluso il cane, non rimane che gente assurda, con le loro facili soluzioni, nei loro occhi c'è un cannone, e un elisir di riflessione", Rino Gaetano, "Escluso il cane" Ci sono file ai caselli dell'autostrada. Le evita dirigendosi alla corsia riservata a chi ha la tessera magnetica. La prende dall'interno dell'aletta parasole dove di solito è custodita. Una voce metallica gli intima: "Introdurre il biglietto". Obbedisce soprappensiero. "Introdurre dalla parte giusta", contesta la voce. Rigira il biglietto. "Introdurre la tessera", aggiunge la voce, più conciliante. La trattiene a lungo. Quando la restituisce non gli augura buon viaggio. Dice: "Il possessore della presente conduce esistenza avvelenata. Segnalare antidoto". Il braccio gli resta a mezz'aria, penzolante dal finestrino. Osserva la macchina, allibito. "Segnalare antidoto" Perplesso, stacca dal cruscotto la foto di una donna dai capelli rossi e la inserisce nell'apposita fessura. "Compagnia sbagliata. Abbandonare. Subito" La foto viene sputata fuori e gli cade in grembo. La guarda. Guarda il cruscotto. Stacca l'immagine di una bambina e inserisce anche quella. "Motivazione insuffciente. Cambiare vita. Subito" Sputata in grembo anche quella. C'è una terza foto, quella del cane. Inserisce. La macchina tace a lungo. Poi: "Grazie, buon viaggio. Guidate con prudenza". Riparte. Pensa: "Mai fidarsi delle apparenze". Ricorda come gli era sembrato felice, in quel parco, con moglie, figlia e cane, il tizio a cui ha rubato l'auto. (G.R.) LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 11 ottobre 2004 - ore 01:43 H.B. stasera io e la dott.giò siamo state invitate alla cena del comple di mik...lui canta in un complesso metal e c'era tutta la sua band...sono tutti ragazzi normalissimi...anzi mik è un gentleman...chissà perchè dei metallari avevo tutta altra idea!!! LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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