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Alessio Canale, 37 anni.
Uno che non si nasconde.
La vita è un dono prezioso,
in ogni essenza.
Con la calma e la pazienza i frutti verranno ma nascono da un seme che bisogna amare e nutrire ogni giorno senza dare troppo nè dare nulla


lunedì 23 aprile 2007 - ore 00:00


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 21,1-19.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Domenica 22 Aprile 2007
III Domenica di Pasqua

Oggi la Chiesa celebra : Beata Maria Gabriella Segheddu trappista (1914-1939)

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così:
si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.
Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.
Quando gia era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.
Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No».
Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.
Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «E’ il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare.
Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso or ora».
Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò.
Gesù disse loro: «Venite a mangiare». Enessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore.
Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce.
Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle».
Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle.
In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».

Traduzione liturgica della Bibbia



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domenica 22 aprile 2007 - ore 23:53



(categoria: " Vita Quotidiana ")




DAL VANGELO SECONDO MATTEO.

In quel tempo, Gesù espose alla folla una parabola:"Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perchè non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio".
Un’altra parabola espose loro:"Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il piu piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, e più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami".


La pazienza di Dio non ha limiti, va al di là. delle nostre misure, dei nostri calcoli. La volontà, per questo di chi collabora e compie il proprio lavoro e vede il rischio che vada in parte distrutto..
C’è qualcuno che ha seminato zizzania, un’erbaccia che cresce insieme al grano, quasi lo soffoca perche diventa tanta. È la prima lezione che Gesù trasmette ai suoi. Il male cerca sempre di soffocare, non solo con la violenza, ma soprattutto con la determinazione di poter agire sull’altro, limitandogli il terreno e offrire abile e subdola realtà.
C’è una volontà precisa dell’insegnamento di Gesù, e la sapienza del contadino che per non rovinare il futuro raccolto lascia crescere e convivere il frumento con la zizzania.
Ancora la parabola parla di giorno (il seminatore o il padrone semina),di notte l’avversario arriva e compie la sua missione.
Non cosi al momento del raccolto, tutto e chiaro, tutto alla luce del sole. Il bene compiuto e realizzato ottiene la distinzione e divisione dal male che cercava di opprimerlo.
È la grande pazienza di Dio e la grande attesa che cresce ogni giorno e nel profondo desiderio dell’uomo.
Quell’uomo che nonostante tutto, e vedendo crescere il bene con il male prova speranza e capacita di reagire con la pazienza che distrugge l’avversario cioè il maligno. Quella pazienza alimentata dalla fede e continua preghiera.
Quella preghiera che non è evasione rifugio nel privato; ma, prendere da Dio dalla Sua grazia la forza e la capacità di essere sempre se stessi e di non lasciarsi soffocare dal maligno.
"Lasciate che l’una e l’altra crescano insieme fino alla loro mietitura e al momento della mietitura dirò a quelli che mietono: togliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio".
"Ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili e colui che sfrutta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito poichè Egli intercede per i credenti secondo il disegno di Pio".

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domenica 22 aprile 2007 - ore 23:47


Pane quotidiano
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il Pane della Vita
Quando Gesù insegnò agli apostoli la preghiera per eccellenza, il Padre Nostro, mise in evidenza l’importanza del pane quotidiano e quindi di pregare Dio per ottenerlo quotidianamente. A ben vedere sembrerebbe che questo "pane quotidiano" abbia una posizione centrale nella preghiera insegnata dal Figlio di Dio.

Prima si inizia indicando il luogo dove risiede il Padre (1) , poi si santifica il suo nome (2) e gli si chiede di far venire il suo regno (3); si prosegue con un atto di speranza riguardo alla sua volontà in tutti i luoghi (4). A questo punto si chiede a Dio il pane quotidiano (5) e di rimettere i debiti (6) come noi verso i nostri simili (7), di non indurci in tentazione (8) e di liberarci dal maligno (9).

Cosa voleva indicarci Gesù con questo pane? Di che cibo parla? La nostra condizione materiale non ci permette di vivere senza nutrimento, ma a Gesù premeva così tanto farcelo ricordare ogni giorno con una preghiera? Anzi! Con La Preghiera. Dio, all’inizio della Creazione, disse ad Adamo:"Mediante il sudore della tua faccia mangerai il tuo pane, fino a tanto che tu ritorni alla terra, dalla quale sei stato tratto, perocché tu sei polvere, e in polvere tornerai"? (Genesi 3,19). Quindi suo Figlio Gesù non avrebbe mai potuto dire qualcosa che andasse contro il Padre, contro sé stesso nel mistero trinitario: prima ci sentenzia il sudore della fronte come prerogativa dell’ottenimento del pane quotidiano e poi ci chiede di pregarLo per ottenere lo stesso? No! Gesù non andrà mai contro la Parola del Padre la quale è eterna ed immutabile. Oltretutto, durante le tentazioni di satana nel deserto, alla domanda del maligno di tramutare i sassi in pane Gesù risponde: "Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Matteo 4,4). Gesù pone l’accento su questo punto particolare: "Non di solo pane...". Quel "di solo" lascia chiaramente intendere che non si può vivere senza entrambi; parafrasando la frase potremmo dire: se manca la Parola di Dio "non si vive". Allora a Gesù non interessava, non dava importanza al "pane materiale", al cibo? Ne dava eccome. Perché altrimenti non avrebbe moltiplicato i pani ed i pesci nel famoso miracolo della moltiplicazione, senza parlare poi della manna biblica. A Gesù quindi sta a cuore che l’uomo si cibi per il corpo, ma sta ancora più a cuore che esso si cibi per l’anima. Nei Vangeli si vede Gesù che banchetta con gli amici ed i discepoli (Luca 5,29), egli banchetta in allegria, miscelando sapientemente vino ed insegnamenti, pane e parabole, acqua e Spirito.

Ma Gesù va oltre: permette che il cibo e la Parola di Dio divengano una cosa sola. Nell’ultima cena spezza il pane per distribuirlo tra i suoi discepoli, permettendo ad essi di ricevere pane e Verità, terra e cielo. Ecco che quella frase così centrale della preghiera diviene più chiara. Il "nostro pane quotidiano" è veramente nostro perché ci è stato donato da Gesù Cristo con il tremendo sacrificio della croce. Da un atto di amore immenso viene alla luce il nostro pane quotidiano: l’eucaristia.




Maria di Nazareth, divenendo Madre dell’umanità ai piedi della croce per volere divino, con solerzia materna viene a ricordarci di quel pane che ci viene offerto in un sacrificio perenne e che senza il quale non si può vivere.

Mai come oggi l’uomo rifiuta questo pane. Questo rifiuto nasce da un subdolo inganno creato ad opera d’arte da colui che ha sempre ingannato l’uomo sin dalle origini. Egli ha fatto credere che si possa vivere solo con il "pane" della terra, con il "frutto" della terra. Come ha fatto? Semplicemente riempiendo le bocche affamate di falsi cibi. Ecco che ognuno si ciba di quello che lui crede possa sfamarlo: chi si ciba con il potere, chi con il sesso, chi con il lusso, chi con la violenza, chi...chi...e poi ancora chi. L’uomo, privo del pane divino, di quel pane quotidiano, si ciba di ogni bene senza essere mai sazio. Avrà sempre più fame, perché l’unico pane che sazia è il pane di Cristo.

Dicendo questo il mio pensiero corre a quei tanti mistici, beati e santi, che per un certo tempo più o meno lungo della loro vita si sono cibati solo dell’ostia consacrata. Chi raggiunge le più alte vette della spiritualità può fare a meno del pane comune, dei cibi terreni, perché il Corpo di Cristo è l’unico vero cibo per l’uomo.

Signore ti preghiamo, quindi, di darci anche oggi il nostro pane quotidiano.



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domenica 22 aprile 2007 - ore 23:29


Dal vangelo e l’omelia di oggi....
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cosa è Amore?

Quando leggiamo questi versetti e notiamo la parola "Amore", che tipo di amore ci viene in mente?

Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. (Giovanni 3:16 ) Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. (1 Giovanni 3:16) Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici. (Giovanni 15:13 )

La parola Amore.

Nelle lingue Occidentali la parola Amore non distingue i vari significati di cosa si intende. Per esempio: "Amo Dio" "Amo mio marito" "Amo una pizza". Ha la parola amo, in questi 3 casi, lo stesso significato? Certamente No. Il Greco invece ha 5 differenti parole per la nostra "Amare":

AGAPE, È l’amore di intelligenza, di ragione e comprensione, accoppiato con il corrispondente proponimento. In questo, il suo concetto, è vastamente superiore a qualsiasi altra forma d’amore. In sostanza "Agape" è una permanente attitudine di benevolenza verso Dio e verso gli altri, senza nessuna condizione, che scaturisce liberamente dall’Amore che Dio ha messo nel cuore dei Suoi soggetti. È amore disinteressato, che non si aspetta nulla in ritorno. Si può Agape, soltanto se Dio ci ha riempiti di Agape per primo. Tutte le altre forme di amore hanno bisogno di una reazione per mantenersi, mentre Agape proviene da Dio ed i beneficiari che ne sono ripieni, non hanno bisogno di un riscontro essendo pienamente soddisfatti nell’Agape del Signore.

PHILEO, Esprime solo l’amore di affetto personale, o di piacere, includendo anche le passioni dove il contenuto lo richiede, senza coinvolgere intelligenza o alti proponimenti, questo concetto piazza il verbo "amare (phileo)" ad un livello inferiore di Agape. È un sentimento che trova attrazione nell’altra persona e che si aspetta un ritorno.

THELO, Il desiderio di fare una cosa, voler fare, mettersi in mostra.

EROS, Il desiderio sensuale e sessuale, di copulare, fare sesso. Attrazione fisica, spesso confusa con amore - Phileo. Per esempio, la maggior parte della gente si sposa per Eros, e qualche volta per Phileo, ma raramente per Agape.

STORGE, affetto fra compagni, soldati in trincea. Piacere nel giocare assieme.

Di queste 5 parole greche solo le prime 3 appaiono nel NT, Eros e Storge non ci sono

La parola "Amore" e le sue coniugazioni, appaiono 290 volte nel Nuovo Testamento, di cui:

Agape 258 volte 90%

Phileo 31 volte 10%

Thelo 1 volta (Mar 12:38) scribi che amano passeggiare in lunghe vesti ed essere salutati nelle piazze

Tutte le referenze all’amore da, e a, Dio sono "Agape", come tutte quelle che Dio o Gesù riferiscono all’amore fra gli uomini.

Tutte le referenze all’uomo di amare sua moglie sono "Agape", mentre alla donna si chiede di "Phileo" il marito ed i figli in: per insegnare alle giovani ad amare i loro mariti, ad amare i loro figli, (Tito 2:4)

Rendersi conto dei differenti significati della parola Amore ci aiuta a capire meglio la Bibbia e di quello che ci è richiesto da Dio.

Per esempio, il famosissimo passaggio fra Gesù e Pietro in Giovanni 21:15-17 è totalmente incomprensibile come espresso nella nostra lingua:

"Dopo che ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giona mi ami (Agapao) tu più di costoro?». Gli rispose «Certo Signore, tu lo sai che io ti amo (Phileo)». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli chiese di nuovo una seconda volta: «Simone di Giona, mi ami (Agapao) tu?». Gli rispose: «Certo Signore, tu lo sai che io ti amo (Phileo)». Gesù gli disse: «Abbi cura delle mie pecore». Gli chiese per la terza volta: «Simone di Giona, mi ami (Phileo) tu?». Pietro si rattristò che per la terza volta gli avesse chiesto: «Mi ami (Phileo) tu?», e gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa, tu sai che io ti amo (Phileo)». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore." (Giovanni 21:15-17)

Il verbo "Agapao" è l’amore d’intelligenza, di ragione e della comprensione, accoppiato con lo scopo corrispondente; l’amore in questo contesto di gran lunga oltrepassa ogni altro tipo d’amore. Mentre "Phileo" esprime soltanto l’amore d’affetto personale o di gradimento, includendo persino le passioni dove il contesto lo richiede, ma nessuna intelligenza o alto scopo è implicato; questa sostanza dispone il verbo ad un livello basso.

Non si potrebbe mai dire che Dio "Phileo" il mondo peccaminoso; per quanto concerne "Phileo", Egli potrebbe soltanto abominare questo mondo ripugnante. Gesù non ci ha mai chiesto di amare i nostri nemici nel senso di "Phileo". Egli stesso non ha mai amato i suoi nemici in questo modo. Ma "Agapao" - sì, con questo amore Dio amò il mondo e noi possiamo amare i nostri nemici, comprendendo tutto quello che è sbagliato, santificando il mondo, convertendo i nostri nemici.

Si confronti Giovanni 3:16 ed ogni altro passaggio dove i due verbi sono usati nelle Scritture. Soltanto in alcuni casi, dove l’uno o l’altro tipo d’amore potrebbe essere applicabile, l’uno o l’altro verbo potrebbe essere usato; ma anche allora la grande distinzione fra i due rimarrebbe - i due non sono mai uguali.

La sbagliata enfasi viene piazzata sulla "terza volta" da coloro che falliscono di vedere la forza della terza domanda perché confondono "Agapao" e "Phileo". Quello che attraversò il cuore di Pietro fu questo verbo "Phileo" nella domanda finale, "hai tu affetto (Phileo) per me?". Quando Gesù chiese due volte riguardo al più alto amore (agape, Agapao), e una volta a quello basso e poi della presenza di questo ultimo, Pietro con tutta l’umiltà dovuta si era avventurato, ogni volta, ad asserire soltanto la forma più bassa d’amore. Ma Gesù, nella terza domanda sondò anche la presenza di questo amore più basso, del quale Pietro si sentiva così sicuro della sua presenza nel suo cuore e così fece appello all’onniscienza di Gesù.

La terza domanda, l’addolorò così profondamente Pietro, perché Gesù mise in dubbio anche la presenza del suo amore più basso, "Phileo".

Quando Gesù ci ordina: 34 Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri». (Giovanni 13:34-35 ) A che tipo di amore si riferisce? Ad AGAPE. Questo è alto amore, e Gesù non ci ha chiesto quello che Lui non ha fatto, Agape, perché dice: "come Io vi ho amato".

La definizione di Amore (agape) è espressa chiaramente in 1 Corinzi 13:4-8,13

4. L’amore è paziente, è benigno; l’amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia,

5. non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male;

6. non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità,

7. tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

8. L’amore non viene mai meno,

13. Ora dunque queste tre cose rimangono: fede, speranza e amore; ma la più grande di esse è l’amore (Agape).



CONCLUSIONE

Prima di parlare di Amore, bisogna capire la grandezza di Dio:

Dio ha creato tutto quello che è stato creato dal nulla, per Suo piacere,

Dio tiene in esistenza tutto quello che è stato creato e se Dio dicesse: "mi sono stufato" il creato, tutto, ritornerebbe nel nulla da dove era stato creato,

Dio è Onnipotente e può fare tutto quello che vuole, e nessuno lo può fermare,

Dio è Onnisciente e vede tutto, Passato, Presente e Futuro e perciò i Suoi proponimenti non possono cambiare, «Io sono l’Eterno, non muto; ....(Malachia 3:6)

E Gesù ci ha detto cosa è l’amore verso Dio: «Se mi amate (Agape), osservate i miei comandamenti, (Giovanni 14:15)

Questo è Amore, quello Biblico, quello che Dio ci comanda di avere, verso di Lui e verso gli uomini. Con questo amore non ci sarebbero più divorzi, aborti, odi e guerre.

Con questo Amore (AGAPE) tutto dura, mentre tutte le altre forme di amore, non durano.

Perciò, quando leggete la parola "Amore" nella Bibbia, pensate sempre alla definizione di AGAPE, amore disinteressato e benevolente. Con questa sapienza il significato dei versetti sull’Amore (Agape) avranno un contesto più profondo e Biblico.

I tre versetti menzionati all’inizio sono esempio pratico. Tutti e tre si riferiscono ad "Agape", e sicuramente è difficile per tutti noi metterli in pratica come viene richiesto, data la nostra natura ribelle. Però non possiamo onestamente negare dove è la perfezione che dobbiamo raggiungere perché il Signore ci dice: Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli». (Matteo 5:48)

Allora, oh uomo! tu mi dirai: anche se sapessi dove è la perfezione non potrei mai raggiungerla perché non ho queste capacità in me. Cosa devo fare? Quale è la soluzione? La chiave è chiedere il soccorso del Signore: Ma se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio che dona a tutti liberamente senza rimproverare, e gli sarà data. (Giacomo 1:5 LND)



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sabato 21 aprile 2007 - ore 21:45


MODIFICATA X TE...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



» Graffiti «
Graffiti graffiati sui muri
hanno già riempito la città
messaggi lanciati nei mari
di disperata quotidianità
poeti metropolitani
davanti alle fermate del tram
sulle panchiene
ai giardini nei viali
davanti alle scuole nei bar
segnali di fumo abituali
nello sporco di questa città
"adesso noi siamo lontani ma so
che passerai di qua
non cambierà niente domani
ma così saprai la verità..

XXXXX

t’amavo davvero
ma tu non capivi
e adesso son qui
io NON sto con un’altra
ma è tutto diverso
sto male e mi manchi
è così
Ma tu non volevi
ma tu non sapevi
cosa fare di me
di una vita con me
che avrei dato la vita per te"..

Graffiti graffiati sui muri
che sono già parte di noi
che abbiamo cercato le chiavi
ma non le abbiamo usate mai
"è vero che siamo lontani
ma tu ripasserai di qua
non cambierà niente domani
ma io la so la verità..

XXXXX

la vita non scherza
io ho l’acqua alla gola
è vigliacco lo so
ma non si può fare
non è regolare
qui tutto ci dice di no
io NON ho già un grande amore
e un grande dolore
il rimpianto di te
di una cosa con te
che io so che resiste, che c’è...
Ma vedi qui tutto è già scritto
è già tutto previsto e va bene così
non sono più audace
non sono capace
mi spiace davvero
è così
ma se tu volessi
e se io potessi
sì però non si può
non è giusto lo so
alla vita dire sempre di no..."

Graffiti... messaggi d’amore
graffiati... lanciati col cuore
lasciati asciugare col pianto e il dolore
la rabbia nel cuore..messaggi d’amore..
Graffiti...



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sabato 21 aprile 2007 - ore 21:41


ANCHE QUESTA E’ PER TE...PER NOI...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


» Al tuo fianco «
Quale possibilita’ c’e’
di uscire a testa alta da questa storia
camminando sulle mani
senza allargare le pareti come fai tu ...
Come fai tu che pungi con gli aculei del silenzio
e non dai segnali ne’ segni di rimpianto
mi guardi e non mi riconosci piu’ ...
Al tuo fianco avrei giurato guerra a tutto il mondo
scalato le montagne a mani nude
ma la ferita adesso non si chiude
e vorrei poterti dire che possiamo continuare
ma cosa e’ che ci unisce se non questo stare male
questo dolore cosi’ forte fino in fondo al cuore ...
Poi quando tutto va a memoria
sono i titoli di coda di una storia
ma non e’ un finale
e’ che ci si lascia andare sempre piu’ ...
Ma io al tuo fianco voglio mille notti in bianco
e distinguer con certezza uno schiaffo o una carezza
se niente ormai facciamo bene
se niente piu’ ci tiene insieme
io resto qui a gridarti amore
non possiamo continuare all’infinito a farci male
perche’ se guardo nei tuoi occhi
io vedo solo amore ...
.............................................
Al tuo fianco io per tutto il tempo
cominciamo questa notte che si sta calmando il vento
Io sapro’ inventare
ogni giorno questo nostro amore
ora dammi le tue mani
noi piu’ forti anche del tempo noi che mai ci siamo persi
stringi forte amore
stiamo qui fino a domani, credi ...
... che una possibilita’ c’e’
di continuare a testa alta questa storia
tieni ancora le mie mani
non allargare le pareti
non serve piu’ ...


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sabato 21 aprile 2007 - ore 21:40


STABILIAMO UN CONTATTO.... RIFLETTICI...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


» Stabilamo un contatto «
Tu hai una storia
e anch’io c’e’ l’ho
e c’e’ ancora tanto da scrivere
ma se incarti il tuo cuore col celofan
cosi’ non lo fai piu’ vivere.
Mi fero soltanto un attimo
lo so che e’ divieto
rimozione forzata
ma qui l’auto e’ bloccata e uscire non so
va be’ la multa paghero’.
Tu cerchi un amore platonico
e che non ti turbi l’anima
io sono bravissimo a chiacchere
ho anch’io una casetta in Canada’
facciamo qualcosa subito
tu credi nei sogni o sei gia’ preoccupata
se ti fossi stancata non saremmo qui
e allora devi dirmi si.
Stabiliamo un contatto
ma facciamolo adesso
prima che sia troppo tardi
e che passino gli anni a cambiarci
Stabiliamo un contatto
ma stabiliamolo adesso
prima che sia troppo tardi
prima che arrivi qualcuno a distrarci.
Stabiliamo un contatto........tra di noi.
Io passo il mio tempo a proteggerti
da mondi crudeli e stupidi
e spendo parole a kilometri
tu in tutto tre monosillabi
sei tu che non sai deciderti
ma forse ho capito
qui la strada e’ sbarrata
dimmi e’ l’uscita o non lo sai piu’
e se ti fossi persa tu.
Stabiliamo un contatto
ma facciamolo adesso
prima che sia troppo tardi
e che passino gli anni a cambiarci
Stabiliamo un contatto
ma stabiliamolo adesso
prima che sia troppo tardi
prima che arrivi qualcuno a distrarci
stabiliamo un contatto.....tra di noi....


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sabato 21 aprile 2007 - ore 21:32


In realtà non sei una principessa orgogliosa
(categoria: " Vita Quotidiana ")


In realtà non sei una principessa orgogliosa. E può darsi che quello sdegnoso silenzio sia un riflesso della tua timidezza. Infine se credi che nessuno sia degno di essere amato da te, forse è solo perchè temi che nessuno ti scelga. E non sei nemmeno una sfinge. Così un giorno svelerai il tuo enigma a qualcuno, facendoti prigioniera per amore. E canterai guardando il mondo con occhi nuovi.
Tu oggi tremi soltanto dal desiderio di voler bene.

Nino Salvaneschi "Saper Amare"

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sabato 21 aprile 2007 - ore 21:14


LIBRI SCRITTI DA MIO PADRE
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Recensione
PAGLIUZZE DI BRUMA
di
Domenico Canale
L’autore, con questi suoi racconti della memoria, ha voluto ricordare non solo il suo paese natale, Carrè, ma soprattutto i personaggi, i luoghi, gli animali domestici, le abitudini di un tempo che, seppur lontano, appartiene al passato.
Il linguaggio usato è vivace e puntuale nei particolari e sfocia in dramma nel racconto dell’uccisione dei suoi congiunti da parte dei partigiani nel Secondo Conflitto Mondiale e quando fissa la data del 3 ottobre 1953 come la reale scoperta della sua nuova vita di non vedente.
Domenico Canale nel suo narrare, con padronanza e stile, miscela con grande coraggio e con grande maturità momenti lieti e tristi che donano sempre un messaggio di fiducia nella vita e nel futuro.
Domenico Canale è nato a Carrè (VI) il 3 gennaio 1944. dopo un’infanzia caratterizzata da situazioni anomale, nell’ottobre del 1953, cieco assoluto da circa un anno, è entrato in un collegio per non vedenti ove ha compiuto i primi passi scolastici.
Ha poi frequentato le scuole pubbliche a Padova dove, nel 1965, si è diplomato all’Istituto Magistrale Amedeo di Savoia. Per qualche tempo ha seguito un corso di laurea all’Ateneo patavino. Nel 1968 lo ha interrotto per entrare nel mondo del lavoro. Dal 1995 è in pensione. E’ impegnato da oltre trent’anni nel volontariato. E’ sposato e ha due figli.


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sabato 21 aprile 2007 - ore 19:35


PER CHI VUOLE ANCORA AMARE.. E SA FARLO...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non dire di no: malgrado la tua aria indifferente o spregiudicata o persino cinica, sospiri e tremi davanti al vero amore che ogni cuore femminile anela di conoscere. Convinciti che esiste, piccola amica. E questa sicurezza dia fiducia e gioia.
Ma prima di alzare le vele per il bel viaggio nell’azzurro, non cadere nel facile errore di confondere l’amore con il desiderio di essere amata. Potresti presto fare ritorno anche per una sola parola o un gesto solo. Guarda se riconosci proprio bene il signore del tuo sogno. Nulla di più triste che risvegliarti disillusaper aver lasciato entrare un estraneo nella tua vita.
Fa’ dunque attenzione se sei soltanto innamorata dell’amore. In questo caso non affrettarti a costruire la felicità con dei se. Troveresti presto dei ma.

Tratto da "Saper Amare" di Nino Salvaneschi.

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