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![]() agricolo, 0 anni spritzino di Italia CHE FACCIO? lavorare per migliorare Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO M. Pallante: Decrescita felice S. Latouche: La scommessa della decrescita M. Travaglio: Mani sporche S. Montanari: Il girone delle polveri sottili HO VISTO "Troppo schifo per poter dimenticare!" STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... Abitare in un paese normale. STO STUDIANDO... Come trasformare l’Italia in un paese normale. OGGI IL MIO UMORE E'... Tranquillo, ma preoccupato per il futuro. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Ciao a tutti! Questo blog è nato per scherzo, ma ho visto, anzi, abbiamo notato la necessità di aprire in questo sito, in questa sezione (quella dei blog), uno spazio di (contro)informazione, discussione e confronto su determinate tematiche, fatti a nostro avviso più o meno gravi, e fatti positivi che vengono volutamente taciuti per preferire, anzichè il bene comune cui la politica dovrebbe mirare,l’interesse di pochi. Il governo Berlusconi ne è la conferma eclatante, e da poco meno lo era il governo precedente. Questo blog supporta la lista civica nazionale "Per il Bene Comune". meetup "per il bene comune" blog di Stefano Montanari meetup di schio 1 meetup di schio 2 ![]() Per informazioni sul movimento in provincia di Vicenza contattate il 3932349498. Se non rispondo subito vuol dire che non posso. Abbiate cura di lasciare un messaggio in segreteria, specificando il motivo della chiamata. Se non volete lasciare un messaggio in segreteria mandate un sms. Se non volete mandare un sms... esistono anche gli spritz-speedy! P.S.: Questo blog non è ambientalista, nè di sinistra. é uno spazio dove vengono riportate informazioni che TV e giornali non riportano! Quindi si evitino commenti dettati da conclusioni affrettate e non da approfondimenti, i quali verranno risposti in un primo momento, quindi cancellati. ![]() (Clicca l’immagine per firmare! )
mercoledì 27 agosto 2008 - ore 09:49 Good news Good - News: Sequestrata OV Orlandi a RosàE` notizia di stasera sia a livello nazionale che locale che la Ex-OV Orlandi a Rosà è stata posta sotto sequestro.Probabilmente il muoversi degli ingranaggi nel verso giusto è dovuto anche al fatto che alcuni media ultimamente si siano mossi e abbiano puntato i riflettori in questa parte del nord-est che a causa delle sue caratteristiche risulta essere molto importante per quanto riguarda la distribuzione dell’acqua in tutto il Veneto.Inquinando le falde acquifere di questa parte del Veneto si avvelena il territorio veneto sino ad arrivare alla già provata Laguna Veneta.Quello che non mi stupisce (ma potrebbe essere una pura coincidenza) è che questo bubbone sia scoppiato il 12 agosto 2008, la maggior parte della gente è giustamente in Ferie e quindi ha meno occasioni di prestare attenzione ad una notizia come questa e comunque passa scuramente sotto tono.Per coloro che seguono il blog e che ravanano su youtube sarà possibile rivedere i due servizi (nazionale e regionale), sperando di aiutare a mantenere alta l’attenzione su questa nuova/vecchia cosa. P.S.: Qualcosa del genere succede anche a Torino. In particolare, la ThyssenKrupp ha versato tonnellate di cromo nella Dora (quindi nel Po).Tutto documentato! Tutti i filmati a questo link COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 27 agosto 2008 - ore 09:48 Rischi per la salute dalla combustione di carbone Attraverso la riduzione dell’esposizione prenatale a inquinanti emessi dalla combustione del carbone si ottiene un beneficio nello sviluppo del sistema nervoso Uno studio, in corso di pubblicazione sulla nota rivista internazionaleEnvironmental Health Perspective*, effettuato da ricercatori della ColumbiaUniversity (New York, USA) in collaborazione con le Università di Shanghai eChongqing (Cina), ha cercato di valutare gli effetti positivi sul sistemanervoso in via di sviluppo conseguenti la riduzione dell’esposizionematerna, durante la gravidanza, agli idrocarburi policiclici aromatici (IPA)emessi dalla combustione del carbone. Quest’ultima emette nell’ambiente unnumero molto elevato anche di altri inquinanti estremamente tossici. Gli autori hanno scelto l’area di Tangliang, Chongiqing (Cina) dove unacentrale a carbone che aveva operato in modo discontinuo venne definitamentechiusa nel 2004. Questa centrale aveva rappresentato per quella zona lafonte di emissione più importante di IPA. Gli IPA interferiscono negativamente nella riproduzione e nello sviluppo,sono mutageni e carcinogeni. I ricercatori hanno preso in considerazione due gruppi di donne ed i loroneonati, simili per fattori di rischio per danno neurologico neonatale qualil’esposizione al fumo di sigaretta, l’esposizione al piombo ed al mercurio.Un gruppo è stato esaminato nel 2002, quando la centrale era ancora infunzione, mentre l’altro nel 2005, l’anno seguente la sua chiusura. L’esposizione prenatale agli IPA è stata accertata nel sangue ombelicale elo sviluppo neuro-comportamentale dei bambini è stato esaminato all’età di 2anni con il test di Gesell. I risultati hanno messo in evidenza che l’esposizione prenatale agli IPAemessi dalla combustione del carbone è significativamente associata a turbeneuro-comportamentali. Gli autori dello studio concludono che, al fine di garantire la saluteambientale dei bambini, questi risultati devono essere presi inconsiderazione non solo in Cina ma anche nelle altre nazioni. Le scelte energetiche non possono ignorare ciò che l’evidenza scientificacontinuamente ci pone davanti agli occhi: “Gli inquinanti emessi dalla combustione del carbone, dell’olio, dei rifiutie da altre fonti, provocano all’umanità danni inestimabili perché minano unnormale sviluppo neurologico delle generazioni future”. *Benefits of Reducing Prenatal Exposure to Coal Burning Pollutants toChildren’s Neurodevelopment in China. F. P., T.L., Z. Z., T.Y., Y.C., L.Q.,V.R., Y.Z., and D.T. Doi:10.1289/Environmental Health perspective,11480;public. online 14 July 2008. Coordinamento Nazionale dei Medici per l’Ambiente e la Salute (Lazio) Il Portavoce Dr. Giovanni Ghirga COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 27 agosto 2008 - ore 09:44 Con preghiera di diffusione, Patrizia Gentilini Con preghiera di pubblicazione e diffusioneP. Gentilini COMUNICATO Come medici, che hanno ben presente ciò che recita la legge istitutiva del SSN (art. 2, il SSN ha tra gli obiettivi ..." la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di un’adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità; ... la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; ....la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro") nonchè ciò che anche il nostro Codice Deontologico ci prescrive- ovvero di promuovere la salute individuale e collettiva - non possiamo che rimanere sconcertati dalla lettura di alcuni documenti ufficiali pubblicati sul sito istituzionale (link) del Governo italiano dove è possibile accedere ad un Piano di intervento operativo sulla salute per l’emergenza rifiuti in Campania redatto, nel maggio 2008, dal Ministerodel Welfare ed alla cui redazione hanno dato la loro collaborazione l’Istituto Superiore di Sanità, la Regione Campania e l’Ordine dei Medici di Napoli.Il piano prevede, tra l’altro, “la corretta informazione al pubblico su eventuali rischi per la salute derivanti dall’accumulo dei rifiuti e del loro smaltimento” e, riferendosi agli impianti di incenerimento, fornisce questo messaggio: “Gli impianti di incenerimento e termovalorizzazione (quale quello che entrerà in funzione ad Acerra) sono costruiti secondo le moderne tecnologie e non rappresentano un rischio aggiuntivo per la salute delle popolazioni residenti nelle aree circostanti. Il loro impatto ambientale è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico urbano”. Questa affermazione è quantomeno assai imprecisa se si osservano i dati relativi ad alcuni inquinanti, quali, ad esempio, le diossine. Dai documenti ufficiali Europei ( dati dell’ inventario della Commissione Europea, rapporto finale del 31.12.2000 , 3° volume, pag 69 link ) risultano iseguenti dati per l’Italia: 295,5 gr/anno di diossine in tossicità equivalente (TE) prodotte dagli impianti di incenerimento (pari al 64% del totale), e di questi 170,6 gr/anno (pari al 37% del totale) prodotti dai soli impianti di incenerimento per rifiuti urbani presenti in Italia ( circa 50 ), a fronte di 5,1 gr/anno ( pari all’ 1,1% prodotti dai trasporti stradali (oltre 30 milioni di autovetture, senza tener conto degli altri autoveicoli): ogni commento appare superfluo. Ci chiediamo, a tale proposito, chi ha fornito i dati che supportano il messaggio che l’impatto di un impianto di incenerimento, o di termovalorizzazione che dir si voglia, "è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico". Il dato delle diossine, in tossicità equivalente, prodotte annualmente dagli impianti di incenerimento è particolarmente impressionante, dal punto di vista sanitario, in quanto 295,5 grammi di diossine in TE equivalgono a quasi 3 miliardi di dosi massime tollerabili annue per adulti ed ad oltre 11 miliardi di dosi massime tollerabili annue per bambini, tenendo conto delle soglie fissate dall’OMS nel 1998 (il dato è, con buona probabilità sottostimato, in quanto il calcolo della tossicità equivalente dell’OMS è più cautelativo rispetto a quello previsto per le emissioni dalla vigente normativa comunitaria). Abbiamo osservato che tra i redattori del documento citato è presente anche l’IstitutoSuperiore di Sanità, che è il "principale organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale" (link), ci chiediamo se questa affermazione rappresenta l’opinione di questo autorevole Istituto. Non vorremmo infatti che incorresse, anche in questo caso, in gravi "infortuni" come nel caso del CVM.In questo caso vogliamo ricordare infatti come in un rapporto dell’ Istituto Superiore di Sanità nel 1991, a proposito del Petrolchimico di Porto Marghera si ritrovavano queste affermazioni, riferite agli esposti al Cloruro di vinile monomero (CVM): "la mortalità per tutte le cause risulta significativamente inferiore a quella attesa in base ai dati nazionali che regionali .....La mortalità per tutti i tumori è inferiore alle attese...". E’ stato per merito di Gabriele Bortolozzo, operaio del Petrolchimico, che non si rassegna e scrive su Medicina Democratica: "i dati forniti dagli Enti Pubblici e dalla aziende non sono credibili...ciò avviene per mancanza di una legge specifica e l’ occultamento e la falsità dei dati biostatistici concernenti gli addetti esposti al tossico", che si è potuto arrivare ad una corretta lettura dei dati tecnici ed anche fare giustizia, seppure con notevole ritardo. (Marco Mamone Capria "Scienza, Potere eDemocrazia" ottobre 2006 pag 196-97)L’autorevolezza delle Istituzioni, del nostro Servizio Sanitario Nazionale ed in primis l’Istituto Superiore di Sanità, richiede che le affermazioni siano sempre basate su dati credibili e verificabili e non siano di volta in volta piegate alle "pressioni" dei decisori; auspichiamo che, così facendo, si eviti il rischio di incorrere in altre gravi sottovalutazioni di problemi di salute pubblica.Ci preme infine sottolineare come le tematiche sanitarie correlate all’ incenerimento dei rifiuti siano fonte di gravi preoccupazioni per il corpo medico anche in altri paesi europei, in particolare in Francia, ove è stata avanzata richiesta di moratoria da parte del Consiglio Nazionale degli Ordini dei Medici ed al sito link è disponibile un dettagliato rapporto, ed in Inghilterra, ove, nel giugno 2008, è stato presentato un aggiornamento link con un IV Rapporto sugli effetti dell’incenerimento di rifiuti sulla salute da parte della Società Britannica di Medicina Ecologica (BSEM): si tratta di un lavoro molto dettagliato e circostanziato con ben 329 voci bibliografiche. I nostri colleghi inglesi hanno anche spiegato come si riesce per far sembrare innocui gli impianti: un esempio per tutti riguarda la diossina, che nonviene monitorata adeguatamente e soprattutto non nelle fasi di maggior criticità (come accensione, spegnimento). In Italia, che segue la normativa europea, per gli impianti di incenerimento di rifiuti è previsto il monitoraggio per le diossine da un minimo di 6 ore ad un massimo di 8 per 3 volte all’ anno. Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l’Ambiente e la Salute :
ed anche: Grazie dottoressa gentilini. prego gli eventuali medici presenti e gli studenti di medicina di prendere visione del post e diffonderlo... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 27 agosto 2008 - ore 09:37 www.infopal.it Hebron Respinto come un cane. Vita quotidiana di famiglie palestinesi... Di Gideon Levy Haaretz, 21/08/2008 Nelle colline a sud di Hebron, dove non vale alcuna legge, la situazione, come al solito, è senza controllo: i coloni continuano ad attaccare i figli dei pastori con mazze e pietre, per rubare le pecore e rendere loro la vita impossibile, mentre la polizia di Israele continua a trattare male chiunque tenti di presentare un reclamo contro i coloni in questione. I coloni di Beit Yatir e di Susia hanno preso di mira i figli ed il gregge di Mahmoud Abu Kabaita. Ma Mahmoud è stato lasciato al sole cocente per quattro ore, fuori dal commissariato di Kiryat Arba, prima che gli concedessero il permesso di entrare. Alcuni dei figli di Abu Awad soffrono di una grave malattia della pelle, e la sua famiglia è già stata vittima di un pogrom crudele da parte dei coloni di Asael, come ho descritto su questo giornale tre settimane fa. I parenti, dopo aver atteso fuori dal commissariato per due ore, se ne sono andati senza presentare reclamo, dopo che, sabato scorso, erano stati nuovamente attaccati. Questo è il modo in cui la polizia di Israele, qui, applica la legge. Dopo che avevo scritto in questa rubrica degli Abu Awad, le cui povere cose – tutte – erano state distrutte e saccheggiate dai manifestanti di Asael, alcuni lettori si erano offerti di aiutare la famiglia, squattrinata. Un personaggio importante, ben noto nellestablishment politico, non necessariamente di sinistra, e che ha voluto restare anonimo, ha dato alla famiglia un contributo finanziario personale, considerato ingente, per gli standard locali. Cè stata una gran gioia nel misero accampamento, ma è durata poco: sabato scorso i ragazzini e le pecore sono stati attaccati di nuovo da quelli di Asael. Uno splendido modo di accogliere la “sposa del sabato”(2), come è duso tutte le settimane. Nemmeno gli Abu Kabaita, che, per decreto israeliano, avrebbero dovuto vivere fuori dalla barriera di sicurezza, adiacente a Beit Yatir, hanno avuto molta fortuna. Sono stati anche attaccati da manifestanti della vicina colonia, e pure trattati male dalla polizia di Israele, che, si presuppone, dovrebbe proteggerli. Esiste quindi, ad unora e mezza di distanza da Tel Aviv, una regione con le sue regole: i coloni si scatenano quanto loro aggrada e la polizia, che non alza un dito, tratta pure male le vittime, quando vogliono presentare un reclamo. Nelle scorse settimane, come tutti sanno, per qualche motivo le violenze sono aumentate, ma per la polizia tutto va come al solito. Di fronte al nuovo posto di blocco, fra antenne e turbine eoliche, vive la famiglia Abu Kabaita: madre, padre, 13 figli, due nonne (una di 97 anni), e, naturalmente, pecore e capre. Abitano qui dal 1948: palestinesi che vivono in un recinto ben tenuto di tettoie, tende e strutture in pietra, alcune delle quali sono state demolite da Israele. Allombra di un albero di datteri vi sono diverse sedie di plastica; uno dei ragazzini, che raccoglie i datteri, li serve con tazzine di infuso di salvia. Il padre, Mahmoud, racconta le sue tribolazioni. Ha 40 anni; è nato qui, sulle terre di proprietà privata, registrate a nome della propria famiglia sin dallepoca del dominio turco. Non tiene i documenti ufficiali nel recinto; sa già che il rischio è che i coloni, e forse anche la polizia e lesercito, li confischino. Porta un berretto da baseball al contrario, parla bene lebraico, e sembra un israeliano. Nel recinto è parcheggiato un trattore Ferguson nuovo, ma deve lasciare lauto, una vecchia Subaru, dallaltra parte della barriera di separazione e del posto di blocco sul pendio, a diverse centinaia di metri da casa; ha il divieto di portarla più vicino. Israele ha costruito la barriera in modo che Beit Yatir resti in territorio israeliano, insieme ad alcuni dei vicini palestinesi. Può essere un bene per i coloni, ma per gli Abu Kabaita il nuovo posto di blocco ha solo annunciato nuovi problemi: per andare a scuola, i ragazzini devono attraversarlo tutti i giorni; così pure Mahmoud, per comprare mangime per le pecore o vendere una bestia del gregge, per comprare una bombola del gas o altri prodotti. A volte i soldati gli permettono di passare, altre volte no. Quando vuole vendere pecore nella vicina Yata, i soldati gli permettono di portarne fuori solo due per volta: proprio così. Ogni passaggio, per sé e per i figli, dipende dalla buona volontà del soldato al posto di blocco: se lo desidera, li lascia attraversre; altrimenti, no. Abu Kabaita: “Vado in trattore a Yata a prendere lacqua. Se i soldati sono gentili mi lasciano passare, altrimenti devo andare per i campi per tre ore, lungo un percorso che bypassa il posto di blocco. Dipende tutto dal tipo di soldato che cè”. Aggiunge che a sua sorella, ed ad altri familiari che stanno dal lato opposto, non è proprio permesso andarlo a trovare. Anche il sentiero per la terra da pascolo, privata, degli Abu Kabaita, è ad ostacoli: passa entro il confine di Beit Yatir. Questo è pure la fonte di costanti attriti: i ragazzini dei coloni lanciano talvolta pietre ai figli dei pastori, quando attraversano la colonia. A volte i coloni tentano anche di rubare le pecore o di investirle, come è avvenuto il primo agosto. La famiglia ha 200 capi di bestiame; ora riposano, nella calura estiva, distesi nel recinto. Quando è stata fondata Beit Yatir, alla fine degli anni 80, è iniziata la guerra per i terreni. Abu Kabaita non si è dato per vinto, si è imbarcato in una battaglia legale sfibrante, ed è rimasto sulla sua terra. Beit Yatir è stata costretta ad espandersi in una direzione diversa: non sul suo terreno, adiacente alla barriera intorno alla colonia. Pure la barriera qui è di dubbia legalità, dato che passa nel terreno di Abu Kabaita; pastore e figli entrano nellarea da pascolo attraverso una sua apertura. Il tetto di lamiera della casa di famiglia è coperto da piccole pietre, che i figli dei coloni talvolta vi lanciano contro. “Non siamo viziati”, spiega Abu Kabaita. “Siamo nati in grotte, e siamo abituati ad una vita dura. Per noi non è un problema: i nostri genitori ci hanno abituati, e anchio costringo i miei figli ad abituarvisi. Sono solo i coloni a rovinarci, a distruggerci la vita. Siamo cresciuti così. Ci piaceva questa situazione, ci piace essere nella natura in condizioni difficili – fatta eccezione per i coloni, che sono venuti a stare nei nostri terreni. Hanno rovinato le cose. Vogliamo solo continuare a vivere la nostra vita; tutto lì. E speriamo che i coloni smettano di causarci problemi: ci impediscono di vivere”. Ora si toglie di tasca un pacchetto ripiegato di documenti, a conferma dei reclami che è riuscito a presentare alla polizia, contro gli attacchi dei vicini. “Quando arrivo al commissariato, mi vedono, e chiudono il cancello. Perdo lintera giornata, lì; se vado a presentare un reclamo, devo passare un giorno intero al sole. Questo è quel che è capitato lultima volta. Sono stato lì, respinto come un cane. Premo sui tasti, parlo al citofono; rispondono che mi faranno entrare subito, e non capita alcunché”. Lultima volta che ha cercato di presentare un reclamo, il 4 agosto, dopo esser stato a cuocere per ore nella calura, sono arrivati rappresentanti della Presenza Internazionale Temporanea a Hebron, protestando perché non lo lasciavano entrare. Nemmeno questo è servito; è rimasto fuori. “Mi hanno lasciato entrare alle due del pomeriggio”, spiega; “ero arrivato lì alle dieci di mattina, ed ho dovuto aspettare fino alle cinque e mezza prima di poter presentare il reclamo. Anche dopo averlo fatto, mi sono accorto che i poliziotti non si occupavano adeguatamente di me, e che lagente non aveva preso nota di quel che avevo detto”. Quella volta, al reclamo era stato assegnato il numero 309765/2008. Fra i molti documenti che mostrano prova dei reclami, rispetto ai quali nulla è stato fatto, ha anche una fotografia presa clandestinamente una volta; mostra un colono di Beit Yatir, che, secondo Abu Kabaita, è quello violento: è vestito di bianco, con una grossa kippà bianca in testa, una lunga barba, e si copre il volto con le mani, per non essere identificato mentre scappa. Danny Poleg, portavoce e vicecomandante del Distretto di Polizia di Giudea e Samaria, scrive: “1. Il sig. Mahmoud Abu Kabaita ha effettivamente presentato un reclamo al commissariato di Hebron il 4 agosto: sono in corso indagini. 2. A riguardo del tempo che ha aspettato, non ci sono prove concrete a dimostrare quanto afferma. Andrebbe notato che la polizia di Hebron sorveglia continuamente ed attentamente i cancelli del commissariato, pure con una TV a circuito chiuso, per determinare se ci sono querelanti, o altri, che necessitano del servizio. 3. Al cancello dellingresso a cui si ricevono i palestinesi cè un telefono, con lelenco degli interni e dei segni rilevanti. 4. Malgrado tutto ciò, e in risposta alla sua richiesta, il comandante del distretto di Hebron ha ordinato di chiarire la questione allinterno dello staff. 5. La polizia del distretto di Hebron ha il compito di fornire un servizio professionale, di alta qualità, e soprattutto pronto, alla popolazione della zona”. Era il primo agosto, al crepuscolo; i suoi due figli, Bilal, di undici anni, e Saghr, di otto, tornavano a casa con le pecore dal pascolo oltre Beit Yatir. Cera un gruppo di figli dei coloni, che giocavano alla guerra. Hanno tormentato Bilal e Saghr, tirando loro contro palle di vernice; questo è quel che narra Abu Kabaita. Era un gruppo di giovani di Susia, spiega, con qualcun altro di Beit Yatir. “Hanno cominciato a lanciare quelle bombe di vernice contro i nostri bambini, che, spaventati, sono fuggiti”, racconta. Bilal è rimasto a distanza, per controllare le pecore, mentre Saghr è corso a casa. Il padre, che a quellora era nelloliveto, ha lasciato tutto per correre verso il gregge, incontro ad un altro ragazzino pastore, che era rimasto indietro. Una volta arrivato, ha visto circa 10 giovani, che non mollavano diverse pecore. Accanto al gruppo era parcheggiata unauto bianca. Cinque animali, fra capre e pecore, erano già legati ad alberi del bosco. “Volevo avvicinarmi, per chiedere: perché rubate le nostre pecore? Ma sono molto fanatici, e mi hanno intimato di andarmente immediatamente. Non ho visto Bilal, e neppure le pecore. Dovera Bilal? Doveerano le bestie? Avevo paura. Ho telefonato al numero di emergenza, il 100. Nessuna risposta. Cominciava a far buio. Siamo al buio da soli, questi imprecano urlando, e sono preoccupato per mio figlio e per le pecore”. Ha telefonato allUfficio dellONU per il Coordinamento delle Questioni Umanitarie a Hebron. Da lì lhanno indirizzato a BTselem, lorganizzazione per i diritti umani. Il coordinatore della ricerca di BTselem, Najib Abu Rakia, insieme a Musa Abu Hashhash, operatore sul campo del distretto, hanno chiamato lEsercito di Israele e la polizia, perché si recassero sul posto. LEsercito è arrivato, la polizia no. Quando è giunta la jeep dellEsercito i coloni sono scappati, lasciando indietro il gregge. I soldati, tuttavia, non hanno detto una parola ad Abu Kabaita, ed hanno lasciato il luogo. Abu Kabaita e Bilal hanno slegato capre e pecore, tornando a casa alla sera tardi con il gregge; stanchi, ma soprattutto spaventati. Da allora, Bilal e Saghr hanno rifiutato di andare da soli nel pascolo oltre Beit Yatir; il padre deve accompagnarli tutti i giorni, sperando che tornino a casa sani e salvi. Ora è molto preoccupato per la sorte dei figli e del suo gregge. Si accorge pure che, negli ultimi tempi, la violenza da parte dei coloni si è intensificata. Abu Kabaita: “Ho abituato i bambini a non aver paura, e spero che non capiti più. Non voglio dire che tutta Beit Yatir sia così. Non tutti, nella colonia, sono ladri e malvagi; è importante dirlo. Solo pochi, e soprattutto quello nella fotografia, lo sono. Negli ultimi mesi è andata peggio, e hanno cominciato a crearci molti problemi, me ne accorgo. Cercano di rubare le pecore e di investirle; lanciano pietre di notte, e spaventano i miei bambini.” Per sua fortuna, la turbina eolica costruita dai coloni quasi in cima alla casa è spesso rotta. Il rumore che fa di notte, quando funziona, impedisce loro di dormire. “Ogni volta che gira – bum! È come unesplosione notturna”. Una turbina sulla testa, una colonia che trabocca nel terreno da pascolo, unaltra su un pendio lì accanto, e la minaccia della violenza intorno – questa è la vita sicura, e felice che tocca oggi alla famiglia Abu Kabaita. 1) Night raid, Haaretz 31/07/2008, in http://www.haaretz.com/hasen/ spages/1007456.html 2) Si allude ai festeggiamenti per linizio del sabato, usuali fra gli ebrei ortodossi. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 27 agosto 2008 - ore 09:34 No coke tarquinia Nemico in Comune. Il Comitato dei cittadini liberi ringrazia per il fiume di messaggi di solidarietà arrivati alle due donne imprenditrici denunciate dallamministrazione comunale di Tarquinia:”Sono lo stimolo giusto per continuare a fermare la centrale carbone”. Comitato dei cittadini liberi: “numerose aziende agricole ,turistiche e commerciali,preoccupate per le ricadute occupazionali che si prospettano ci contattano per essere tutelate ,affinché nessuna azienda debba fare la fine che hanno fatto a Brindisi. Il sindaco non tutela le aziende agricole e Turistiche e sceglie il carbone,questo emerge dai tanti comunicati del comune di Tarquinia che sceglie la polemica piuttosto che rispondere ai temi concreti che riguardano la riconversione a carbone di Civitavecchia,come quello legato all’economia. Per onorare la verità,bisogna però fare chiarezza su un tema che il nostro sindaco usa fin troppo spesso,su cui vorrebbe ricadesse una sorta di ruolo rassicurante:il “monitoraggio” . Il sindaco di una città ha il potere ed il dovere di fermare la centrale di TVN. Ma scegliendo di prendere i soldi sporchi del carbone,è evidente che Il sindaco del comune di Tarquinia non ha scelto la tutela del territorio:rimane da una parte a guardare il monitoraggio ambientale,che per legge compete agli istituti regionali e nazionali. Un sindaco dovrebbe tutelare i cittadini e la loro economia,piuttosto spieghi meglio la relazione che c’è tra il ruolo tecnico del monitoraggio e i soldi che intende incassare dall’accordo con Enel. Il sindaco continua ad utilizzare la parola “monitoraggio”come fosse una tutela,ma i cittadini hanno capito bene che è solo un ruolo passivo e parassita di un sistema basato sulle compensazioni economiche. Spieghi poi per quale motivo prende i soldi da Enel per un ruolo istituzionale che non gli compete,il monitoraggio,magari con le centraline acquistate proprio dall’ente elettrico che si fa controllare dallo stesso sindaco che accetta i suoi soldi. Per favore!Non siamo stupidi come lei vorrebbe. Infatti nella delibera del 13 Agosto il sindaco non è stato delegato dal consiglio comunale per fare il monitoraggio,ma per prendere i soldi da Enel,non si può mistificare la realtà fino a questo punto. Un sindaco che sceglie come strumento di tutela,il monitoraggio,fa la scelta che hanno fatto altri sindaci,come quello di Brindisi,Porto Tolle, etc ,di stare dalla parte di Enel,dalla parte sbagliata per i cittadini e per le aziende. Il sindaco di Tarquinia poteva scegliere di stare dalla parte dei cittadini e dell’economia del nostro territorio,ha scelto di stare dalla parte di Enel,dalla parte di chi prende i soldi e non gli resta altro che “monitorare”!. Prende i soldi dall’inquinatore e sta a guardare gli effetti delle ricadute senza alzare un dito. L’unico vero monitoraggio lo stanno facendo i cittadini rispetto a quanto tempo impiegherà questa amministrazione a cadere dalle scale della propria incapacità a governare un dissenso che monta di giorno in giorno. Le aziende che insistono sul territorio coinvolto dalle ricadute dell’utilizzo del carbone non staranno a guardare il proprio tracollo economico e si organizzano senza il proprio sindaco. Quindi il comune invece di polemizzare su due parole gridate in consiglio comunale ed arrivare addirittura a denunciare i suoi stessi elettori dovrebbe dire come salvare leconomia ,l’agricoltura fiorente,la storia millenaria di questa meravigliosa cittadina che ha radici profonde nella storia ricca di tesori archeologici di valore inestimabile . Stare sul libro paga di Enel non potrà mai essere una tutela,ma una grande preoccupazione. Infine,rimane curioso il motivo per cui il sindaco è preoccupato di quanti siano i no coke. Signor sindaco sono pochi,come i voti che l’hanno incoronato,tanti,tantissimi invece i cittadini che ne condividono la rabbia e la delusione. Se poi ci sia qualcuno dei no coke che non lotta più,non si può pensare che sia più intelligente,più illuminato,oppure semplicemente più educato,un motivo forse è perché crede,ancora, a Babbo Natale… Le due imprenditrici denunciate hanno ricevuto fiumi di messaggi di solidarietà,questo per tutti noi è lo stimolo giusto per continuare a lottare contro il carbone e contro tutti coloro che lo sostengono,sindaco compreso. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 27 agosto 2008 - ore 09:23 Piccole soddisfazioni... Ho scritto un commento sul blog del dr. Montanari... lo stesso commento che avevo postato qui e sul forum, sulla medicina pubblica... e mi ha risposto così: "Non mi permetterei mai di criticare loperato di un medico, per di piu riguardo ad un caso che non conosco. Mi permetto solo di dire che in molti casi la cultura medica e quella promossa dalle case farmaceutiche che indirizzano le pubblicazioni a loro piacimento, e organizzano congressi, corsi di aggiornamento e quantaltro con cui modellare il comportamento dei medici. Mi permetto pure di ricordare, restando aderente alla mia personale cultura, che non esiste NESSUN farmaco privo di effetti collaterali e che i veleni (tali sono TUTTI i farmaci) vanno usati solo in caso di assoluta mancanza di alternativa e in scienza e coscienza, con scienza e coscienza che non devono essere unespressione della bocca vuota di significato." COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 23 agosto 2008 - ore 22:35 Infopal Che dire? Grazie Angela! Quali e quali, tra i nostri meravigliosi media italiani, sempre solleciti nel riempirci di spazzatura e manipolazioni, stanno dando la notizia che due imbarcazioni di pacifisti internazionali - con cristiani, ebrei, musulmani e atei a bordo - stanno tentando di recarsi nella Striscia di Gaza per porre fine al criminale assedio che sta affamando 1,5 milioni di persone? 23-08-2008: "Free Gaza: le due imbarcazioni verso il porto di Gaza. Sabotaggio alla strumentazione elettronica. Difficili i collegamenti telefonici." "Noi vi diamo il saluto." 23-08-2008: "La Marina israeliana spara alle imbarcazioni palestinesi in attesa del Free Gaza Mov." COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 22 agosto 2008 - ore 23:25 Strano (sempre a proposito di api)... Oggi i commenti al blog del Beppe sono interessanti. Non nascondo che spesso ho abbandonato la lettura per i merdosissimi luoghi comuni e per le valanghe d’insulti tutt’altro che costruttivi che vi si trovano. Cominciamo: 1) SONO UN APICOLTORE Gli AgroFarmaci NEOCOTINOIDI li conosco bene, mio malgrado. Un cattedrato dell’università di Bologna, diceva ad un corso all’"istituto nazionale di apicoltura": si conosce il danno dei neocotinoidi sulle api, ma bisogna stare attenti a dirlo, altrimenti la BAYER (ad esempio il Gaucho) mi querela per milioni di euro Ecco il problema, gli interessi ECONOMICI a scapito degli interessi di tutta l’UMANITA’ Non possiamo appellarci alle scelte di vietarli da un mondo politico corrotto come in Italia, cosa che la francia ha avuto il coraggio di fare. Io prenderei i "papaveri" della Bayer ad uno ad uno... -------------------- 2) Infatti a una ricerca estemporanea su internet ho trovato diversi siti che lo indicano come maggior responsabile. E in Francia mi pare di aver capito che è stato bandito. Che schifezza. Il giorno che ci estingueremo sarà sempre troppo tardi. Che specie di m***a che siamo. --------------------- 3) No voglio ripostarlo di nuovo, ma ho inserito un link alla Bayer come commento a un paio dei post più votati. Secondo me dobbiamo scrivere, in tanti, che siccome loro producono il Gaucho (ci sono i link agli articoli, è uno dei pesticidi peggiori per le api) noi smettiamo di comperare i loro prodotti. Dobbiamo scrivere in tanti, e poi farlo realmente. Se no non ci ascolterà mai nessuno. E senza api non siamo messi bene per niente. ------------------------------- 4) Ho degli alveari in campagna e me ne sono accorto giá da un paio d’anni. Calo produzione, morte massiccia. E nella mia zona (campagna pisana - vicino Lari) non ci sono grandi produzioni agricole ma solo orti di gente che concima ancora con lo sterco animale. ----------------- 5) Sono laureato in scienze biologiche ed il mio studio di tesi ha testato gli effetti di un neonicotinoide(imidacloprid)sui testicoli delle lucertole:i danni sono devastanti,inducono sterilità,quindi oltre alle api questi effetti possono essere estesi anche ai vertebrati.Infatti non sono esclusi pesci,uccelli(stessi effetti del DDT,gamberetti etc...Questi sono tutti studi documentabili.Perchè l’Italia è sempre così indietro nel prendere le decisioni?Come al solito sarà una questione di soldi... -------------------------- 6) Banane assassine 3.000 braccianti resi sterili dai pesticidi (vietati) irrorati dagli aerei. Cosi si lavora nelle "fincas" della Dole, il più grande produttore al mondo di banane. La società di Murdock In Costa Rica, la banana è il primo articolo di esportazione (il 20% del totale) e a farla da padrone sul mercato è la Dole Food Company, di proprietà di David Murdock, che sotto il nome di Standard Fruit è il più grande produttore e venditore al mondo di frutta e verdura. Con un fatturato di oltre 4000 milioni di dollari, la Dole conduce affari in 75 nazioni e dispone di 55 mila dipendenti. In Somalia nel ’95 è stata protagonista di una vergognosa "guerra delle banane" che l’ha vista opposta alla società italo-somala Somalfruit. In "palio" c’era la quota che l’Unione Europea riserva alla banana somala e per accaparrarsela pare che la Dole abbia fatto ricorso a ogni mezzo. C’è anche chi, come il settimanale Epoca, aveva denunciato l’implicazione della multinazionale americana nell’assassinio di Marcello Parmisano, il giornalista del TG2, vittima, con Carmen Lasorella, di un agguato in Somalia nel 1995. ------------------ 7) La grande moria di api è avvenuta ad aprile-maggio, man mano che veniva seminato il mais, e ha toccato decine di migliaia di alveari situati nella fascia a Nord del Po compresa fra Torino e il Friuli, più la provincia di Piacenza. Roba da far restare a bocca aperta, lì per lì incapace di darsi una spiegazione, anche chi, come Panella, ha speso una vita fra gli alveari. Finchè non sono arrivati gli esiti dell’ ‘autopsia’ sui cadaveri, e non sono stati identificati i responsabili della strage: i pesticidi neo nicotinoidi di ultima generazione, a base di principi attivi neurotossici, usati per conciare le sementi del mais destinate all’agricoltura convenzionale. "Da non credere - è il racconto di Panella - All’improvviso non c’era più una sola ‘ape di campo’. Erano spariti cioè tutti gli animali che volano fuori dall’alveare per raccogliere nettare, polline, propoli ed acqua. Erano rimaste solo le ‘api di casa’, quelle più giovani che lavorano esclusivamente all’interno dell’alveare". -------------------- 8) Principio attivo: clothianidin Nome commerciale: Poncho Produttore: Bayer Principio attivo: imidacloprid Nome commerciale: Gaucho Produttore: Bayer/Gustafson Principio attivo: thiamethozam Nome Commerciale: Cruiser Produttore: Syngenta La fonte è in questo articolo di Marlin Rice, professore di Entomologia dell’università dell’Iowa: http://www.ipm.iastate.edu/ipm/icm/2004/5-3-2004/neonic.html ------------------ Basta, sono stufo... andate a cercarvi gli altri commenti sul blog di Beppe COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 22 agosto 2008 - ore 23:10 Nulla di più feroce... (Pier Paolo Pasolini) Interessante, calcolando che arriva dagli anni sessanta... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 22 agosto 2008 - ore 22:56 Dal Blog di Beppe Grillo: api e nicotinoidi Qualcuno ricorderà che ne avevo parlato qualche tempo fa... ed ora ne parla anche il Beppe. Se vedete un’ape che muore, preoccupatevi. Albert Einstein disse: “Se l’ape scomparisse, all’uomo resterebbero quattro anni di vita”. Le api producono miele, pere, mele, pomodori, trifoglio, erba medica, latte, carne. Trasportano il polline e trasformano il mondo in cibo. Le api, un bioindicatore dell’ambiente, sono una specie a rischio. Oggi loro, domani noi. Il Guardian nell’articolo “Honeybee deaths reaching crisis point” riporta che un terzo dei 240.000 alveari britannici è scomparso durante l’inverno e la primavera. Il ministro inglese Rooker ha dichiarato che, se non cambierà nulla, entro dieci anni non ci sarà più un’ape nell’isola. Le api contribuiscono all’economia britannica per 165 milioni di sterline all’anno per la produzione di frutta e verdura. Oltre al miele naturalmente. La Honey Association prevede che il miele locale sarà finito in Gran Bretagna entro Natale. Riapparirà sulle tavole soltanto nell’estate del 2009. La crisi è mondiale. Il maggior produttore di miele è l’Argentina che ha ridotto del 27% le sue 75.000 tonnellate annue. Negli Stati Uniti (-25% degli alveari nel 2008) e nel resto del mondo le api ci stanno lasciando. In Italia è una strage. Nel 2007 sono morte il 50% delle api, persi 200.000 alveari e 250 milioni di euro nel settore agricolo. Ma non è una priorità. Gli inutili soldati nelle strade, il bavaglio alla Giustizia con la separazione delle carriere, le impronte ai bambini Rom, il lodo Alfano per la messa in sicurezza della banda dei quattro, gli inceneritori della Impregilo. Queste sono priorità! Perché le api muoiono? Per l’ambiente, il clima, la varoa (un acaro), i pascoli trasformati in coltivazioni di soia per i biocarburanti, per i pesticidi, l’inquinamento dei corsi d’acqua. Gli alveari si spopolano per il fenomeno del CCD (Colony Collapse Disorder) perché la razza umana sta avvelenando il mondo. Qualcosa in Italia si può fare e subito. Vietare l’uso dei pesticidi nicotinoidi. In Francia lo hanno già fatto. Sulle api hanno l’effetto della nicotina. Gli fanno perdere il senso dell’orientamento, non riescono a ritornare nell’alveare e muoiono. Chi usa o produce un pesticida nicotiniode mette a rischio, oltre alle api, anche la nostra sopravvivenza. Datemi una mano, inserite nei commenti di questo post informazioni sui produttori, sugli utilizzatori, sulle conseguenze sull’ambiente. Chi avvelena un’ape, avvelena anche te. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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