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ORA VORREI TANTO...







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MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Ciao a tutti! Questo blog è nato per scherzo, ma ho visto, anzi, abbiamo notato la necessità di aprire in questo sito, in questa sezione (quella dei blog), uno spazio di (contro)informazione, discussione e confronto su determinate tematiche, fatti a nostro avviso più o meno gravi, e fatti positivi che vengono volutamente taciuti per preferire, anzichè il bene comune cui la politica dovrebbe mirare,l’interesse di pochi. Il governo Berlusconi ne è la conferma eclatante, e da poco meno lo era il governo precedente.
Questo blog supporta la lista civica nazionale "Per il Bene Comune".

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blog di Stefano Montanari
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Per motivi burocratici le donazioni non sono ancora possibili attraverso queste coordinate. A breve provvederò a linkare le coordinate giuste comunicatemi dal Dr. Montanari.

Per informazioni sul movimento in provincia di Vicenza contattate il 3932349498.
Se non rispondo subito vuol dire che non posso. Abbiate cura di lasciare un messaggio in segreteria, specificando il motivo della chiamata. Se non volete lasciare un messaggio in segreteria mandate un sms. Se non volete mandare un sms... esistono anche gli spritz-speedy!
P.S.: Questo blog non è ambientalista, nè di sinistra. é uno spazio dove vengono riportate informazioni che TV e giornali non riportano! Quindi si evitino commenti dettati da conclusioni affrettate e non da approfondimenti, i quali verranno risposti in un primo momento, quindi cancellati.

NO AL NUCLEARE!!!


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SONDAGGIO: INCENERITORI: CHE NE SAPETE?


Cosa sapete, o credete di sapere, degli inceneritori?



Non m’’interessa
sono l’’unica soluzione possibile, ma il riciclaggio è meglio
Sono l’’unica soluzione possibile, e oltretutto sono vantaggiosi, producendo energia elettrica e teleriscaldamento
Sono solo uno spreco di energia e risorse
Sono uno spreco di energia e risorse oltre al fatto che la cenere va riallocata nelle discariche
Cenere e posto per queste ultime, fumi e diossine, acqua, energia, materie prime riutilizzabili, multe dall’’UE, cip6. Cosa valorizzano, di grazia?

( solo gli utenti registrati possono votare )

giovedì 31 luglio 2008 - ore 19:26


lettera aperta
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Egregio signor Presidente,

ci permettiamo di richiamare l’attenzione Sua e dei Suoi collaboratori su due articoli della Costituzione, che è anche nostra, nonostante noi si faccia parte dei 3.700.000 elettori a cui è stata espropriata una rappresentanza parlamentare che la Costituzione avrebbe dovuto garantire.

Gli articoli sono:

- il 48, che recita "Il voto è personale ed eguale, libero e segreto";

- il 56 che, al fine di garantire una loro rappresentanza in parlamento, ribadisce il principio del rapporto tra il numero degli abitanti e quello dei seggi.

La responsabilità di non aver rilevato l’incostituzionalità della vigente legge elettorale non ricade solo su di Lei, anzi, in gran parte, essa è correttamente attribuibile a chi l’ha preceduta nel ruolo di massimo garante dell’attuazione e rispetto della Costituzione Repubblicana, ai membri della Corte Costituzionale, alla massoneria deviata italiana, ed ai partiti che hanno venduto l’anima al sistema affaristico-finanziario che vuole completare la conquista dei beni pubblici, mobili ed immobili.

Resistendo agli interessati appelli al non voto, noi ed oltre tremilioni e settecentomila elettori italiani siamo andati a votare esprimendo voti validi, ma ora non siamo rappresentati nel parlamento della nostra Repubblica (Art. 1: la sovranità appartiene al popolo..); prendiamo atto che oggi, in Italia, la Costituzione viene ufficialmente disconosciuta e che, nonostante l’Art. 48, il voto:

- non è più personale ("una testa un voto"), ma ora bisogna ritrovarsi in almeno 1,5 milioni per poter esercitare il diritto di "concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale" (Art. 49 della Costituzione);

- non è più eguale perché, come a rubamazzetto, chi vota un "grosso partito", si prende i deputati tolti a chi non raggiunge il 4% (Art. 56: La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto);

- non è più libero, non solo perché coartato dalla truffa mediatica sul voto "UTILE", gestita insieme da PDL, PDL-L e loro Associati, (di varia natura), ma perché la libera scelta è figlia della conoscenza (ma oggi potremmo aggiungere, libera conoscenza) e nessuno ha fatto nulla per garantire che gli elettori, prima di scegliere conoscessero i programmi e le proposte dei candidati e dei partiti. La legge denominata "Par condicio" è stata sbeffeggiata, mentre televisioni e radio, operando su pubblica autorizzazione (concessione) finalizzata all’informazione, sono per tale via facilmente riconducibili alla loro tradita mission; va altresì ricordato che in base a tale presunta funzione di libera informazione, quotidiani e settimanali su carta stampata (che ci hanno totalmente ignorato e che sono di proprietà dei grossi gruppi finanziari ed immobiliari del paese) ricevono sostanziose sovvenzioni di pubblico denaro;

- non è più segreto, perché il Parlamento (avendo tolto il voto con cui un elettore poteva opporsi ai locali capibastone dando segretamente la propria preferenza a candidati più stimati o fuori dal locale sistema di potere finanziario), lo hanno "eletto" 6 persone : Veltroni, Berlusconi, Fini, Bossi, Casini e Di Pietro e lo hanno fatto mettendo ai primi posti delle loro liste elettorali persone "di assoluta fiducia".

La nostra associazione ha abbracciato la scelta della non violenza e quindi, pur privati del diritto costituzionale (Art. 49: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.), non faremo alcuna azione di eguale violenza, ma ci riserveremo di praticare forme di protesta civile.

Spiacenti di dover attrarre la Sua attenzione su questioni che danno tanta amarezza a quanti credono all’utilità, non solo morale ed etica, della democrazia, con immutata stima le inviamo i nostri cordiali saluti.



Per il coordinamento nazionale di

PER IL BENE COMUNE

Monia Benini



P.S.

Qualora lei dovesse essere sfiorato da dubbi sulla veridicità di quanto espostole, sarà sufficiente che un suo collaboratore verifichi il numero delle testate giornalistiche che avranno riportato notizia della presente Lettera Aperta, che viene inviata anche a loro, con preghiera di pubblicazione.


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giovedì 31 luglio 2008 - ore 19:11


emergenza finita!
(categoria: " Vita Quotidiana ")





sottolineo il minuto2.17

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giovedì 31 luglio 2008 - ore 19:08


’Peggiore dell’apartheid’
(categoria: " Vita Quotidiana ")


VI invio la traduzione del bellissimo articolo su haaretz di gideon levy,giornalista israeliano; il giudizio della delegazione sudafricana in visita in israele e soprattutto nei territori occupati: "peggio dell’apartheid sudafricano"


’Peggiore dell’apartheid’
Gideon Levy – Haaretz, 10 luglio 2008
testo originale inglese in sito haaretz

Pensavo che si sentissero a casa propria nei vicoli del campo profughi di Balata, nella Casbah e al posto di blocco di Hawara. Ma hanno detto che non c’era paragone: per loro il regime dell’occupazione israeliana è peggiore di qualunque avessero conosciuto sotto l’apartheid. Questa settimana, 21 attivisti per i diritti umani, provenienti dal Sud Africa, hanno visitato Israele. Fra loro, vi erano appartenenti all’African National Congress di Nelson Mandela; almeno uno aveva preso parte alla lotta armata, e almeno due erano stati in carcere. Vi erano due giudici della Corte Suprema del Sud Africa, un ex vice-ministro, parlamentari, avvocati, scrittori e giornalisti; neri e bianchi, almeno la metà ebrei, oggi in conflitto con l’atteggiamento conservatore della comunità ebraica nel loro Paese. Alcuni erano stati qui in precedenza, per altri era la prima visita.
Per cinque giorni sono stati a visitare Israele in modo anticonformistico – senza Sderot, l’esercito e il Ministero degli Affari Esteri (ma con Yad Vashem, il monumento allo sterminio, e un incontro con la Presidente della Corte Suprema, la Giudice Dorit Beinisch). Hanno passato la maggior parte del tempo nelle aree occupate, dove quasi nessun ospite ufficiale va – nei luoghi evitati pure dalla maggior parte degli israeliani.
Il lunedì hanno visitato Nablus, la città più imprigionata della Cisgiordania; da Hawara alla Casbah, dalla Tomba di Giuseppe al monastero del Pozzo di Giacobbe. Si sono spostati da Gerusalemme a Nablus con l’Autostrada 60, osservando i villaggi imprigionati che non hanno accesso alla strada principale, e vedendo le "strade per gli indigeni", che vi passano sotto. Hanno visto e non hanno detto alcunché. Non c’erano strade separate, sotto l’apartheid. Sono passati, muti, attraverso il posto di blocco di Hawara: non avevano mai avuto barriere di quel tipo.
Jody Kollapen, che dirigeva gli Avvocati per i Diritti Umani nel regime dell’apartheid, osserva in silenzio. Vede la "giostra" in cui si schiacciano masse di persone che vanno al lavoro, a vedere la famiglia o all’ospedale. Neta Golan, che è vissuta per diversi anni nella città assediata, spiega che solo lo 1% degli abitanti ha il permesso di lasciare la città in auto; si sospetta che siano dei collaborazionisti con Israele. Nozizwe Madlala-Routledge, ex vice-ministro della difesa e della sanità, attualmente parlamentare, figura riverita nel suo Paese, è colpita dal vedere un ammalato portato in barella. "Privare la gente di cure mediche umane? Sapete, si muore, per quello", dice sottovoce.
Le guide del tour – attivisti palestinesi – spiegano che Nablus è isolata da sei posti di blocco; fino al 2005, uno era aperto. "Si suppone che vi siano motivi di sicurezza per i posti di blocco, ma chiunque voglia perpetrare un attacco può pagare 10 shekel1 per un taxi e percorrere circonvallazioni, o camminare sulle colline.
Il vero scopo è rendere la vita difficile agli abitanti. La popolazione civile soffre", dice Said Abu Hijla, lettore all’Università Al-Najah, nella città.
Nell’autobus, faccio conoscenza con i mie due vicini: Andrew Feinstein, figlio di sopravvissuti allo sterminio, che ha sposato una musulmana proveniente dal Bangladesh, ed è stato parlamentare per sei anni per l’ANC; e Nathan Gefen, che ha come partner un uomo musulmano, e che da giovane apparteneva al movimento di destra Betar. Nel suo Paese, devastato dalla malattia, Gefen è attivo nel Comitato contro l’AIDS.
"Guardate a sinistra e a destra", spiega la guida, con l’altoparlante, "sulla cima di ogni collina, sul Gerizim e sull’Ebal, c’è un avamposto dell’esercito israeliano che ci osserva". Qui ci sono fori di proiettili nel muro di una scuola e c’è la Tomba di Giuseppe, sorvegliata da un gruppo di poliziotti palestinesi armati. Qui c’era un posto di blocco, e qui è dove è stata uccisa una passante a cui avevano sparato, due anni fa. L’edificio governativo che c’era qui è stato bombardato e distrutto da aerei da guerra F-16. Mille abitanti di Nablus sono stati uccisi nella seconda intifada: 90 nell’Operazione Scudo Difensivo, più che a Jenin. Due settimane fa, il giorno che è entrata in vigore la tregua nella Striscia di Gaza, Israele ha compiuto quelli che, ad oggi, sono i suoi due ultimi assassinii. La notte scorsa i soldati sono di nuovo entrati, arrestando gente.
È passato molto tempo, da quando qui ci sono stati turisti in visita. C’è qualcosa di nuovo: gli innumerevoli poster-memoriali, attaccati ai muri per commemorare i caduti, sono stati sostituiti, in ogni angolo della Casbah, da monumenti di marmo e da placche di metallo.
"Non gettate la carta nel gabinetto, perché manca l’acqua", dicono agli ospiti negli uffici del Comitato Popolare della Casbah, posto in alto, in un edificio spettacolare, di pietra vecchia. L’ex vice-ministro si siede a capotavola. Dietro di lei ci sono ritratti di Yasser Arafat, Abu Jihad e Mrwan Barghouti, il leader dei Tanzim, in carcere. Rappresentanti dei residenti nella Casbah descrivono le difficili esperienze a cui fanno fronte. Nell’antico quartiere, il novanta per cento dei bambini soffrono di anemia e di malnutrizione, la situazione economica è terribile, continuano le incursioni notturne, e alcuni abitanti non sono autorizzati a lasciare la città per alcun motivo. Usciamo per un giro sulla traccia delle devastazioni compiute negli anni dall’esercito israeliano.
Edwin Cameron, giudice nella Corte Suprema d’Appello, dice ai suoi ospiti: "Siamo venuti qui con scarse conoscenze, e abbiamo sete di sapere. Siamo colpiti da quanto abbiamo visto finora, ci è molto chiaro che la situazione qui è intollerabile". Un poster, attaccato a un muro esterno, ha la foto di un uomo che ha trascorso 34 anni in un carcere israeliano. Mandela è stato in prigione per sette anni di meno. Uno dei componenti ebrei della delegazione è pronto a dire, purché non si faccia il suo nome, che il paragone con l’apartheid è assai pertinente, e che gli israeliani sono persino più efficienti nell’implementare il regime di separazione razziale di quanto non fossero i Sud Africani. Se lo affermasse pubblicamente, sostiene, sarebbe attaccato dagli appartenenti alla comunità ebraica.
Sotto un albero di fichi, nel centro della Casbah, uno degli attivisti palestinesi spiega: "I soldati israeliani sono vigliacchi. È per questo che hanno creato vie per spostarsi con i bulldozer. Nel far ciò, hanno ucciso con i bulldozer tre generazioni di una famiglia, gli Shubi". Qui c’è il monumento in pietra alla famiglia – nonno, due zie, mamma e due bambini. Sulla pietra sono incise le parole "Non dimenticheremo mai, non perdoneremo mai".
Non meno bello del famoso Pere-Lachaise, a Parigi, il cimitero centrale di Nablus riposa all’ombra di un bosco di pini. Fra le centinaia di pietre tombali, spiccano quelle delle vittime dell’intifada. Qui c’è la sepoltura fresca di un ragazzo ucciso alcune settimane fa al posto di blocco di Hawara. I Sud Africani camminano silenziosamente fra le tombe, fermandosi davanti a a quella di Abu Hijla, madre della nostra guida; era stata raggiunta da 15 proiettili. "Non ci arrenderemo, te lo promettiamo", hanno scritto i bambini sulla sua lapide; era conosciuta come "madre dei poveri".
Il pranzo è in un albergo della città, e parla Madlala-Routledge. "È difficile per me descrivere quel che sento. Quel che vedo qui è peggiore di quello che abbiamo sperimentato. Ma mi dà coraggio trovare che qui ci sono dei coraggiosi. Vogliamo sostenervi nella lotta, con ogni mezzo possibile. C’è un discreto numero di ebrei nella nostra delegazione, e siamo molto orgogliosi che siano stati loro a condurci qui; dimostrano il loro impegno a sostenervi. Nel nostro Paese siamo stati capaci di unire tutte le forze in una sola lotta, e fra di noi vi erano bianchi coraggiosi, ebrei compresi. Spero che vedremo più ebrei israeliani unirsi alla vostra battaglia".
È stata vice-ministro alla difesa dal 1999 al 2004; nel 1987 era stata in carcere. Più tardi, le ho chiesto in quali modi la situazione qui è peggiore dell’apartheid. "L’assoluto controllo sulla vita delle persone, la mancanza di libertà di movimento, la presenza dell’esercito dappertutto, la separazione totale e le ampie distruzioni che abbiamo visto".
Madlala-Routledge pensa che la lotta contro l’occupazione non abbia successo qui a causa del sostegno USA per Israele: con l’apartheid, che le sanzioni internazionali hanno contribuito a distruggere, il caso era diverso. Qui, l’ideologia razzista è anche rinforzata dalla religione; in Sud Africa non era così. "Discorsi sulla ’terra promessa’ e il ’popolo eletto’ aggiungono una dimensione religiosa, che noi non avevamo, al razzismo".
Egualmente aspre sono le osservazioni del caporedattore del Sunday Times del Sud Africa, Mondli Makanya, di 38 anni. "Quando osservi da lontano sai che qui va male, ma non sai quanto male. Nulla può prepararti a quanto abbiamo visto qui. In un certo senso, è peggiore, peggiore, peggiore, di tutto quel che abbiamo sopportato. Il livello di discriminazione, il razzismo e la brutalità sono peggiori di quelli del periodo più cupo dell’apartheid.
Il regime dell’apartheid considerava i neri inferiori; io penso che gli israeliani non considerino affatto i palestinesi esseri umani. Come può il cervello di un uomo architettare questa separazione totale, le strade separate, i posti di blocco? Quel che abbiamo passato era terribile, terribile, terribile – e tuttavia non c’è paragone. Qui è più terribile ancora. Noi sapevamo anche che un giorno sarebbe finito; qui non c’è una fine in vista. L’uscita dal tunnel è nerissima.
Sotto l’apartheid, vi erano posti in cui bianchi e neri si incontravano. Gli israeliani e i palestinesi non si incontrano più affatto; la separazione è totale. Mi sembra che agli israeliani piacerebbe che i palestinesi sparissero. Nel nostro caso, non c’è mai stato alcunché del genere: i bianchi non volevano che i neri si dileguassero. Ho visto i coloni a Silwan [a Gerusalemme Est] – persone che vogliono espellerne altre, dalle loro case".
Dopo abbiamo camminato in silenzio per i vicoli di Balata, il più grande campo profughi in Cisgiordania, indicato 60 anni fa come rifugio temporaneo per 5.000 persone, che ora ne ospita 26.000. Nei vicoli scuri, ampî all’incirca quanto un individuo magro, vi era un silenzio opprimente. Ognuno era immerso nei suoi pensieri, e il silenzio era interrotto solo dalla voce del muezzin.


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giovedì 31 luglio 2008 - ore 18:53



(categoria: " Vita Quotidiana ")


NUCLEARE? UN COSTOSISSIMOVICOLO CIECO

di Michele Boato



Chiunque lo proponga, da destra o da sinistra, finge di ignorare che:



1. Il nucleare non è sicuro, è a rischio di incidenti catastrofici

Nel 1979 ad Harrisburg (Usa) si è sfiorata la “fusione del nocciolo”, che c’è stata a Cernobyl (Ucraina) il 26 aprile 1986, con decine di migliaia di tumori e leucemie nei 20 anni successivi e più di 1000 morti per tumore tra i soldati intervenuti; ha contaminato l’acqua di 30 milioni di ucraini; irradiato 9 milioni di persone. Oggi, nelle regioni confinanti, 2/3 degli adulti e metà dei bambini sono ammalati alla tiroide, c’è il raddoppio delle malformazioni.

Nel 2002 nell’Ohio (Usa) si è sfiorato lo stesso disastro; nel 2004 a Sellafield (GB) c’è stata una fuga 160 kg di velenosissimo plutonio rivelata solo dopo 8 mesi.

Dal 1995 al 2005 c’è stata una serie di incidenti gravi (con 7 morti e centinaia di contaminati gravi) nelle centrali del Giappone: tra cui uno gravissimo a TokaiMura nel 1999 (2 lavoratori morti, 3 gravemente contaminati e 119 esposti a forti dosi di radiazioni) e il più grande impianto nucleare al mondo chiuso il 16.7.2007 per i danni da terremoto.

Avere il nucleare vicino casa non è assolutamente la stesso che a centinaia di km

2. dopo 50 anni, non si sa ancora dove mettere le scorie radioattive

Ci sono milioni di tonn di scorie (di cui ben 250.000 altamente radioattive) senza smaltimento definitivo. Gli Usa hanno speso 8 miliardi di dollari in 20 anni senza trovare una soluzione. In Italia il governo ha dato 674 milioni di euro alla Sogin che, dopo il ridicolo tentativo di Scanzano J. (sismico, come gran parte d’Italia), non sa dove mettere le “ecoballe” radioattive: il plutonio resta altamente radioattivo per 200mila anni! L’uranio238 per milioni di anni..

3. Non esiste il nucleare “sicuro e pulito” di Quarta generazione

Le centrali di “terza generazione”, che Berlusconi vuole costruire, dovrebbero durare più di quelle in funzione (II generazione), senza aver risolto il problema delle scorie né della “sicurezza intrinseca” (spegnimento automatico se c’è un incidente grave). Le chiama “ponte” verso una “quarta generazione” che promette sarà “assolutamente sicura, non proliferante, con poche scorie e meno pericolose”, ecc. Ma i reattori di IV generazione NON esistono! Sono previsti “dopo il 2030”, come se fosse domani; e quanto “dopo”?.

Intanto il governo propone un colossale rilancio del nucleare, con reattori che, almeno fino al 2040, aggraverebbero tutti i problemi creati dal nucleare! Infatti l’Enel ha investito quasi 2 miliardi di euro per completare, in Slovacchia, due reattori di vecchia tecnologia sovietica, addirittura privi di involucro esterno, giustificandosi: “la probabilità di un impatto aereo è trascurabile”. In che mani siamo!…

4. E’ favola “solo col nucleare si può fermare il riscaldamento globale”

Per avere una riduzione di gas serra bisognerebbe costruire una centrale nucleare ogni 10 giorni (35 all’anno) per i prossimi 60 anni. Così, con 2.000 nuove centrali nucleari, si fornirebbe il 20% dell’energia totale.

C’è qualcuno, sano di mente, che pensa si potrebbe procedere a questo ritmo?

Nessuno dei top manager dell’energia crede che le centrali esaurite nei prossimi anni saranno rimpiazzate per più della metà: il trend mondiale del nucleare è verso il basso: solo per mantenere il numero e la potenza delle 435 centrali attuali (ne sono già state chiuse 117) ce ne vorrebbero 70 di nuove entro il 2015 (una ogni mese e mezzo!) e altre 192 entro il 2025: una ogni 18 giorni! Tutto per continuare a produrre non il 20%, ma solo il 6,5% dell’energia totale...

2.000 scienziati dell’IPCC(ONU) lo ha certificato nel 2007:”Il nucleare non potrà fermare la febbre del pianeta”.

Inoltre il ciclo completo (estrazione ed “arricchimento” dell’uranio, smaltimento scorie, costruzione e smantellamento centrale) emette gas serra quanto il ciclo a combustibile fossile.

5. L’uranio, come il petrolio, scarseggia e dobbiamo importarlo

L’Italia non ha uranio, dovrebbe importarlo da Russia, Niger, Namibia, Kazakistan, Australia, Canada.

Secondo l’Agenzia per l’energia Atomica, l’uranio dovrebbe scarseggiare dal 2030, invece già dal 1991 ha raggiunto il “picco”(se ne consuma più di quanto si estrae): sono le scorte militari che forniscono metà del combustibile. Senza nuovi reattori, la produzione di uranio è già insufficiente, perciò il suo prezzo si è moltiplicato per 10 (da 7 a 75 dollari la libbra) dal 2001 al 2007.

6. Altro che “bassi costi”: il nucleare è fuori mercato

Le stime Usa per i nuovi impianti danno il nucleare a 6,3 cent/ kWh contro 5,5 del gas e 5,6 del carbone. Per questo negli Usa, nonostante gli enormi incentivi stanziati da Bush (1,8 cent/kWh, oltre il doppio del differenziale di 0,8 cent), nessuno ci investe più dal 1976. L’unico reattore in costruzione in Europa è in Finlandia: l’azienda privata ci sta perchè lo Stato paga (fa pagare ai contribuenti..) smaltimento delle scorie e smantellamento finale della centrale (che costa quasi come la costruzione), e garantisce l’acquisto di tutta l’energia prodotta per 60 anni: un affare senza rischi per il privato! Ma l’entrata in funzione della centrale (ordinata nel 1996) è slittata dal 2009 al 2011: 15 anni. Così il suo costo finale, da 2,5 miliardi di euro è aumentato a 4 miliardi: più di 4 volte di una centrale a metano della stessa potenza (1600 MW). I ritardi nella costruzione sono una costante dell’industria nucleare: negli Usa i costi di 75 reattori, previsti in 45 miliardi di dollari, sono aumentati a 145, tre volte il previsto. In Italia i tempi sarebbero più lunghi e i costi più alti (un km di Tav costa 4 volte che in Francia…): chi paga? L’Enel per le 2 centrali slovacche, spende 2.700 euro/kW, mentre una centrale a gas costa meno di 500 euro/kW. Chi paga?

7. Il nucleare è in crisi: nel mondo solo 9 stati ci investono

L’Austria, col Referendum del 1978, ha deciso di non mettere in funzione la centrale già costruita sul Danubio. L’Italia è uscita dalla follia nucleare col Referendum del 1987.

La Germania, nel 2000, ha deciso di non investire più sul nucleare e sostituirlo col risparmio e l’aumento del 2,5% annuo di energie rinnovabili. La Svezia col Referendum del 1980 ha fatto la stessa scelta. La Spagna, con un Referendum nel 1983, ha deciso di uscire dal nucleare e raggiungere l’autonomia energetica entro il 2050, investendo moltissimo nel solare. Negli Usa non si costruiscono più centrali nucleari dal 1976.

In Europa nel 1976 c’erano 177 centrali, oggi sono 146, 31 in meno; nei prossimi venti anni un centinaio di esse chiudono; non saranno sostituite in Belgio, Germania, Olanda, Spagna e Svezia, che hanno deciso di non costruirne più. In Europa non hanno centrali nucleari, oltre all’Italia: Austria, Danimarca, Grecia, Irlanda (il movimento di opposizione ha bloccato il programma nucleare), Norvegia e Polonia, che ha interrotto la costruzione dell’unica centrale. Nel mondo: Australia, Nuova Zelanda, l’America Latina (escluso il Messico e Argentina), l’Africa (escluso Sud Africa) e l’Asia (esclusi Giappone, India, Pakistan, Cina e, in futuro?, Iran). Solo 9 stati in tutto il mondo investono nel nucleare: India, Cina, Russia, Ucraina, Giappone (fino al prossimo terremoto?), Iran, Argentina, Romania e Finlandia

8. Centrali e bombe nucleari sono sorelle gemelle

Le centrali nucleari americane nascono per sfruttare il calore di scarto della produzione delle bombe costruite nel 1940-45 e “sperimentate” in agosto 1945 (a guerra già vinta!) a Hiroshima e Nagasaki con centinaia di migliaia di civili assassinati. Poi arrivano le centrali sovietiche. Ci sono anche centinaia di reattori militari per le 130.000 bombe atomiche e i sommergibili nucleari. Poi le centrali francesi, per la “Force de frappe”, terza potenza nucleare, con esplosioni in nord Africa e Pacifico (le ultime a Mururoa nel 1996).

Producono le centrali e le bombe nucleari le stesse industrie (prime General Electric e Westinghouse): senza gli enormi finanziamenti militari, l’industria nucleare non reggerebbe

All’ONU, nel 1980, il presidente Usa Carter afferma: ”Qualsiasi ciclo di combustibile nucleare è intrinsecamente proliferante”, crea materia prima per bombe atomiche. Così si dividono gli Stati “buoni”, che possono avere il nucleare, da quelli “canaglie” (Irak, Iran, Corea del Nord) che non possono. Chi sono i “buoni”? Lo decidono i buoni stessi (Usa in testa)…

Dal 1950 al 90 sono esplose a fini “sperimentali” 2000 bombe nucleari, con enormi dosi di radioattività senza protezione per la popolazione. Oggi gli effetti: negli Usa un’epidemia di malattie da radiazioni: mortalità infantile, cancri, leucemie, autismo, Parkinson, asma, ipotiroidismo in neonati, danni al sistema immunitario. L’esposizione a radiazioni ha causato, tra il 1945 e il 1996 negli Usa, un milione di morti infantili.

Fino al 1963 sono state 530 le esplosioni nucleari in atmosfera, molte nel deserto del Nevada. Un esempio degli effetti: delle 220 persone che nel 1954 hanno partecipato alle riprese del film “Il conquistatore” 47 sono morte di cancro e altre 44 ammalate di tumore: totale 91 su 220. Fra i morti, gli attori John Waine e Susan Hayward. Il film fu girato nello Utah. 11 mesi prima, dopo alcune esplosioni atomiche “sperimentali” nel Nevada (a 300 Km di distanza), gli allevatori trovarono molte pecore morte, con ustioni da radiazioni Beta, causate dalle esplosioni. Negli anni ’70 e ’80, nello Utah c’è stato un numero eccezionalmente alto di cancri e leucemie.

9. Industriali & politici amici temono la democrazia, anche energetica

Il nucleare, come il termoelettrico a carbone, gas e olio combustibile, è centralizzato, controllato dai vertici economici e politici, con enormi investimenti economici e politico-militari.

Invece le energie rinnovabili (solare termico e fotovoltaico, mini-idroelettricoed eolico, biomasse locali) sono distribuite, controllate da ogni comunità che produce l’energia di cui ha bisogno.

Basterebbe coprire di pannelli solari fotovoltaici solo lo 0,4% delle superfici costruite o cementificate in Italia (che sono il 10% del territorio) per soddisfare l’intero fabbisogno nazionale di energia elettrica.

I politici di vecchio stampo (anche se si dicono “federalisti”) preferiscono un mondo in cui l’energia (come l’economia e l’informazione) è controllata dal potere centrale.



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giovedì 31 luglio 2008 - ore 13:50


Oggi la camera, con voto unanime, ha deciso il nostro futuro. Così.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(ansa)
TRATTATO UE, SI’ DEFINITIVO ALLA RATIFICA
ROMA - L’Aula della Camera ha definitivamente approvato all’unanimità la ratifica del Trattato Ue di Lisbona. I voti a favore della ratifica sono stati 551. Quando il presidente Fini ha proclamato il risultato della votazione tutti i deputati ed i membri del governo si sono alzati ad applaudire tranne quelli della Lega che sono rimasti immobili.

NAPOLITANO, ONORE PER ITALIA - "L’approvazione unanime della legge di ratifica del Trattato di Lisbona rappresenta un titolo d’onore per il Parlamento italiano e un fattore di rinnovato prestigio per il ruolo europeo del nostro paese". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appreso il risultato del voto della Camera che conclude l’iter parlamentare della legge di ratifica del Trattato di Lisbona. "Sono lieto - ha aggiunto - che governo, maggioranza e opposizione abbiano saputo dar prova di una comunanza di vedute e di prospettive su un terreno cruciale per l’avvenire del paese".

BERLUSCONI, GRANDE SODDISFAZIONE
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha espresso a nome del Governo la "grande soddisfazione". "Si tratta - ha detto - di un risultato particolarmente importante che ha visto tutto il Parlamento ed il Governo uniti a sostegno di un progetto di grande rilevanza".

FINI, BELLA PAGINA DEL PARLAMENTO ITALIANO
"Con il voto unanime della Camera, che si aggiunge a quello altrettanto unanime del Senato, oggi c’é l’espressione di una bella pagina dell’antica tradizione parlamentare del nostro Paese che è cofondatore dell’Unione europea". Lo ha detto nell’Aula della Camera il presidente Gianfranco Fini dopo aver proclamato il risultato della votazione sulla ratifica del Trattato di Lisbona. Fini aveva manifestato il "piacere di unirsi all’applauso corale dell’Aula" quando Emanuele Fiano del Pd ha urlato: "Ma quale corale: la Lega non ha applaudito". Da qui la scelta di Fini di dirsi soddisfatto per "l’approvazione unanime".

FRATTINI SODDISFATTO,SEGNO DI COESIONE NAZIONALE - Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha manifestato il più vivo compiacimento per il completamento dell’iter di ratifica. Si tratta - ha sottolineato il ministro Frattini, secondo quanto si legge in una nota della Farnesina - di un importante segnale di coesione nazionale. La ratifica del Trattato - si legge ancora nella nota - di cui il ministro Frattini auspica una prossima entrata in vigore, avviene a soli due mesi dall’insediamento del nuovo Governo e conferma l’impegno di tutte le Istituzioni e delle forze politico-parlamentari, pur nella legittima diversità di accenti, a favore del processo di integrazione europea, proprio in un momento delicato del suo cammino, ed in vista delle importanti scadenze europee del 2009. Si tratta - ha sottolineato Frattini - di un importante segnale di coesione nazionale, al termine di un dibattito ricco ed articolato sia in Parlamento che nell’ambito dell’opinione pubblica e della società italiana, che rafforza il ruolo propulsivo e propositivo del nostro Paese per un’Europa dotata di istituzioni capaci di decidere e di attuare politiche necessarie ed urgenti all’altezza delle inquietudini e delle concrete aspettative dei cittadini.

LA LOGGIA: POSITIVO ODG SU RADICI CRISTIANE -"Avere approvato, quasi all’unanimità, l’ordine del giorno a mia firma unitamente a quelle di tanti altri colleghi che impegna il Governo ad adoperarsi per fare inserire un riferimento esplicito nei trattati europei alle comuni radici cristiane dell’Europa, esigenza fortemente sentita non solo dall’Italia, ma anche da altri importanti paesi dell’Unione, in quanto le radici cristiane costituiscono un elemento fondamentale della civiltà del nostro continente, è un atto di grande sensibilità e di grande civiltà ". Lo ha detto l’onorevole Enrico La Loggia, vice Presidente del Gruppo del PDL della Camera dei Deputati.

MUSSOLINI, BENE PARI OPPORTUNITA’ E MINORI - "Il Governo, accogliendo due ordini del giorno a mia firma, ha dimostrato che l’Italia sarà in prima linea per costruire un’Europa, capace di difendere con ogni mezzo i minori e raggiungere finalmente le pari opportunità tra donna e uomo". E’ quanto ha detto Alessandra Mussolini, Presidente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia."Ho ottenuto l’impegno del Governo ogni qualvolta sia chiamato a pronunciarsi su atti relativi ai minori che hanno ad oggetto la protezione e la cura necessaria per il loro benessere, a rispettare in pieno il principio dell’articolo 6 del Trattato di Lisbona"."Con il collega Renato Farina, abbiamo raggiunto l’obiettivo di impegnare il Governo ad adottare provvedimenti volti a promuovere le pari opportunità tra donne e uomini al fine di superare le disparità riguardanti il genere sottorappresentato, nel rispetto dell’articolo 23 del Trattato", ha spiegato."Sono impegni solenni, importanti e utili, mi auguro, anche a fare abbassare i toni della volgare propaganda messa in atto in questa settimane contro il nostro Paese."
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Vademecum sul “Trattato di Lisbona”
news internazionali
Inviato da : Redazione
Pubblicato il : 2/7/2008 9:10:00
COSA SAI SUL TRATTATO DI LISBONA?
1) Sai che è un trattato di riforma europea che sostituisce i precedenti trattati e con il quale si afferma definitivamente la prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale?
2) Sai che tutto il potere decisionale in Europa sarà gestito da 27 Commissari (uno per ogni nazione, non necessariamente eletti dal popolo, che dal novembre 2014 diventerebbero meno di 27, in
rappresentanza di solo i 2/3 degli stati), dal Consiglio (anche qui, membri non necessariamente eletti dal popolo), e dalla BCE (Banca Centrale Europea… e figuriamoci se gli “eletti dal popolo” li troviamo
proprio qui!), e che il Parlamento Europeo continuerebbe ad avere un ruolo puramente consultivo?
- Ti senti rassicurato dal fatto che così poche persone decidano del destino di 500 milioni di abitanti?
- Ritieni che esistano organizzazioni che possano agire per condizionare le decisioni di organismi gestiti da così poche persone, non elette dal popolo, che hanno un potere assoluto sul popolo stesso
ma che non rispondono a nessuno che li abbia eletti?
- Hai mai sentito parlare di “BILDERBERG” e “COMMISSIONE TRILATERALE” ?
(continua)
- Ricorderai che per far cadere un qualunque governo è necessaria la maggioranza semplice dei rappresentanti (il 50% più uno); sai che per imporre le dimissioni alla “Commissione” è invece necessaria la maggioranza (con voto palese), dei due terzi del parlamento europeo?
3) Sai che il trattato di Lisbona reintroduce la pena di morte?
- Con ambiguità il trattato non cita direttamente la pena di morte ma rimanda alla “carta dei diritti fondamentali” che nel suo articolo 2, prevede la pena di morte per reprimere “UNA SOMMOSSA O
UN’INSURREZIONE”. Nessun esempio è citato per definire il concetto di “sommossa o insurrezione”. Ma se il popolo insorge… qualche buon motivo deve pur averlo… però si espone ad un assassinio legalizzato! Ti senti ancora tutelato nel tuo diritto di opporti a… qualcosa?
4) Sai che la politica di difesa del trattato di Lisbona, prevede oltre alle “missioni di pace” anche missioni “offensive”?
5) Sai che in caso di arresto potrai essere spostato in qualunque regione europea, proprio come avviene ora all’interno di qualunque nazione tra un carcere e l’altro?
http://www.luogocomune.net/site 31/7/2008 13:31:49 - 1ഊ6) Sai che il trattato garantisce l’uguaglianza (reciprocità) tra i membri, ma contemporaneamente garantisce l’ineguaglianza tra essi, consentendo alla Danimarca ed all’Inghilterra di continuare a
stampare le loro monete nazionali?
7) Sai che l’Inghilterra rimane comunque proprietaria del 15,98% e la Danimarca del 1,72% della Banca Centrale Europea?
8) Sai che il contenuto del trattato di Lisbona coincide sostanzialmente con quello della “Costituzione Europea” che è stata bocciata da un referendum popolare in Olanda e Francia? Il “trattato di Lisbona” è stato bocciato dal referendum popolare in Irlanda. Perché queste bocciature? Magari perché questi popoli sono “antieuropeisti” o piuttosto perché sono più informati di noi? (I governi di Francia e Olanda hanno poi ratificato la “costituzione europea” quando questa ha cambiato nome in “trattato di Lisbona” in totale spregio al risultato referendario). Secondo lo studio dell’Avv. Klaus Heeger, consulente per il gruppo democratico del parlamento
europeo: la Costituzione garantiva alla U.E. 105 nuove aree di competenza, esattamente lo stesso numero di competenze che sono attribuite al Trattato di Lisbona; in quest’ultimo, rispetto alla
costituzione rimangono fuori i simboli U.E.: bandiera inno e motto, ma entra il cambiamento climatico. Le rimanenti nuove 104 aree di competenza (aree cioè nelle quali la possibilità da parte degli stati di legiferare in modo difforme da quanto deciso in sede U.E. è illegale), sono identiche.
9) Sai che gli appartenenti alle polizia ed esercito nazionali dovranno prestare giuramento di fedeltà alla unione europea e chi si rifiuterà potrà essere licenziato?
10) Sai che con l’approvazione del trattato di Lisbona sarà illegale manifestare contro “l’unione europea”? Questo significa la fine della libertà di esistere per i partiti ed i movimenti ad ispirazione localistica che professino ideali indipendentistici.
11) Sai cosa affermò Jean Monnet, uno dei fondatori dell’attuale idea di Europa? “Le nazioni dell’Europa dovrebbero essere guidate verso il superstato senza che i loro popoli sappiano cosa sta accadendo”.
Sei consapevole che questo sta accadendo OGGI?
ORA CHIEDITI
1) Perché i giornalisti sono pronti a mostrarti il plastico e radiografare l’ultimo omicidio di provincia ma tacciono sul trattato di Lisbona, così importante per il nostro futuro e per quello dei nostri figli e nipoti?
2) Perché la gran parte dei nostri rappresentanti politici si dichiara a favore di questo trattato? Lo sostengono ripetendo mediocri slogan come ”Chi è contro l’Europa è un terrorista!”, senza rendersi
conto che è proprio questa idea di “Europa” ad essere terroristica, così come lo sono i toni autoritari, tipici di chi vuole sottrarsi al confronto.
3) Il trattato di Lisbona è così vincolante che potrà subire modifiche solo con l’unanimità degli stati;
un’ipotesi davvero difficile da attuare, se si pensa che Inghilterra e Danimarca si troverebbero a dover ridiscutere il loro status privilegiato.
http://www.luogocomune.net/site 31/7/2008 13:31:49 - 2ഊQuesto messaggio non è contro l’integrazione europea ma è per un’integrazione che rispetti le reali esigenze democratiche dei popoli. Questo messaggio è utile per evidenziare la deleteria esistenza di
strutture di potere, create e gestite da poche famiglie a capo di multinazionali, come “bilderberg” e “commissione trilaterale”, che hanno una pesante e illegittima influenza sulle strategie politiche ed
economiche che coinvolgono centinaia di milioni di persone.
Qui di seguito troverai i link alle notizie ed alle fonti di questo messaggio. Non fermarti alla lettura di queste poche righe, verifica queste informazioni. Prenditi questa responsabilità in nome tuo, dei tuoi figli e dei tuoi nipoti e se condividi lo spirito di questo messaggio fallo conoscere e fai pressione sui tuoi rappresentanti politici e sui giornalisti affinché sviluppino il corretto dibattito democratico sui
contenuti del trattato di Lisbona. Non farti intimorire da vuoti slogan… potresti scoprire che quasi nessuno dei nostri rappresentanti politici ha letto il trattato!
Sulla reintroduzione della pena di morte: lezione del Prof. Schachtschneider all’Università di Salisburgo sui pericoli del Trattato, inclusa la pena di morte, in vari stralci su Youtube.
Qui un interessante articolo del Prof. Giuseppe Guarino.
A proposito della PENA DI MORTE: Il prof. Karl Albrecht Schachtschneider ha affermato a questo proposito: “Nella Dichiarazione riguardante le Spiegazioni della Carta dei Diritti Fondamentali, che secondo l’Art. 49b (51) TUE ("Allegato") sono parte costituente dei Trattati, dunque sono parimenti vincolanti, sta scritto: ‘Le disposizioni dell’articolo 2 della Carta corrispondono a quelle degli articoli summenzionati della CEDU [Carta europea dei diritti dell’uomo, ndr] e del protocollo addizionale e, ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 3 della Carta, hanno significato e portata identici’.”
Il prof. Schachtschneider sottolinea come all’art. 2 della CEDU si preveda: “La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi
assolutamente necessario: […] c) Per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione”; e l’articolo 2 del protocollo n. 6 della CEDU dice: “Uno stato può prevedere nella
propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra; tale pena sarà applicata solo nei casi previsti da tale legislazione e
conformemente alle sue disposizioni ...”.
Schachtschneider aggiunge: “Sommosse o insurrezioni possono essere viste anche in certe dimostrazioni. Secondo il Trattato di Lisbona, l’uso mortale di armi da fuoco in tali situazioni non
rappresenta una violazione del diritto alla vita. In guerra si trovano attualmente sia la Germania che l’Austria. Le guerre dell’Unione Europea aumenteranno. Per questo, l’Unione si riarma – anche con il
Trattato di Lisbona.”
Il prof. Schachtschneider aggiunge infatti: “La prassi dell’Unione di estendere estremamente i testi sui doveri degli stati membri non autorizza ad escludere anche una tale interpretazione, quando la
situazione lo comanda o lo consiglia.”


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lunedì 28 luglio 2008 - ore 15:52


Copio e incollo da http://titolando.wordpress.com/
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io la penso come lui, anche per come si sono svolte le cose dopo le prime notizie. Uno: chi va sull’Himalaya sa che può correre il rischio di non tornare; due: che bisogno c’era di andare a salvarli facendo tutto questo chiasso?; tre: che leggi si stavano votando in parlamento? ecco perchè dopo questa disgrazia, vanno forte le finali dei mondiali di grigliata a Jesolo e la moda del vortex in spiaggia.

Mentre Walter Nones e Simon Kehrer stanno tornando in italia, scoppia la polemica sui soccorsi.
A protestare, o a dire la sua, è l’alpinista Fausto De Stefani che afferma come i due non avessero bisogno di soccorsi e che si sia trattata di un’inutile spettacolarizzazione della montagna.

In primo luogo pone l’accento sul costo dell’operazione di salvataggio, pagata dallo stato italiano. Poi valuta l’opportunità di andare a recuperare i due che, a suo dire, non avevano bisogno di soccorsi.

La Farnesina risponde smentendo: “per le casse dello Stato il costo è stato zero: chi intraprende queste spedizioni è assicurato, e quindi è stata l’assicurazione a pagare il recupero”, avvenuto con l’utilizzo di mezzi militari pakistani.

Paradossalmente la polemica non è da poco. Si tratterebbe di speculazione sul dolore per la morte di Karl Unterkircher sul Nanga Parbat. E da qui riconscere che, a tutti i costi, si sia voluto recuperare i due scalatori che potevano farcela da soli.

“I due alpinisti - attacca il presidente dell’associazione protezionista Mountain Wilderness, Fausto De Stefani parlando ad Auronzo di Cadore, nel Bellunese, durante una conferenza dedicata proprio all’Himalaya - non avevano bisogno di essere salvati, tanto è vero che nella prima comunicazione telefonica con il satellitare avevano lanciato e ribadito l’idea di scendere da soli con gli sci”.

“Walter e Simon - prosegue De Stefani - apparivano come due alpinisti ancora in possesso delle loro forze, e non avevano ancora lanciato alcun sos. Quello accaduto a Unterkircher è un dramma di fronte al quale bisognerebbe rimanere in silenzio”.

De Stefani, secondo alpinista italiano dopo Reinhold Messner e sesto al mondo ad avere scalato tutte le 14 vette superiori agli 8mila metri (anche se l’impresa non è unanimemente accettata), spiega anche che chi parte per questo tipo di spedizioni “sa a quali rischi va incontro. Sa che potrebbe perdere la vita. E parte comunque per trovare il silenzio della montagna”. Un silenzio che, secondo il fondatore di Mountain Wilderness, questa volta è stato rotto.

Non ha tutti i torti, chi va in montagna sa che può cadere, morire e che deve contare solo sulle sue forze. Chei due se la cavassero benissimo anche da soli è un dato di fatto. Ma è anche vero che, senza il lancio del nuovo satellitare, col cavolo che riuscissero a dirci se stavano bene o se aveva bisogno d’aiuto.

In questi casi, ne sono tornati due su tre. Onde per cui, comunque, la retrologia serve a poco!

Qua potete trovare il post con molti materiali che ho raccolto e che, esagerando un pò, ho intitolato: tutto sulla spedizione al nanga parbat


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lunedì 21 luglio 2008 - ore 15:16


Precisazione
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho letto casualmente il commento, in italiano incerto, della signorina ardito.ale, che mi ha esortato ad abbandonare il Veneto. Premetto che se entro il 12 dicembre 2022, data che mi vedrà tagliare il traguardo dei 20 lustri (40 anni), le cose in questo grottesco (per ora) paese non sono cambiate, accontenterò la maggioranza degli italiani e vi libererò della mia presenza. Irlanda, Svezia o Finlandia, vedrò dove è meglio. Magari anche in un paese non libero, ma che almeno non abbia la definizione di definirsi democratico.
Voglio precisare che, nonostante le mie tirate anti-politiche, io amo il mio paese e la mia regione. Sono per un sano federalismo, il veneto ai veneti, la calabria ai calabri, e che ognuno si arrangi. Detto questo, voglio che sia chiaro che la legge è uguale per tutti, neri, bianchi e soprattutto politici, i quali, facendo le leggi, dovrbbero dare il buon esempio, siano essi di destra o di sinistra. e su questo sono entrato in discussione con la signorina. discussione peraltro unilaterale, dato che mi ha messo in lista nera, come se l’avessi infastidita.
Negri al rogo, politici intoccabili!

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mercoledì 16 luglio 2008 - ore 16:55


nessuno ce l’ha detto, ma noi lo sappiamo... fiato sul collo (che bel titolo! )
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nessuna agenzia ha battuto la notizia (e si che una scorsa all’ANSA la dò ogni giorno). Sky (i miei alla fine hanno ceduto a prenderlo in promozione gratuita per mesi 2) dedica metà dei suoi tg al calcio (devo dire che il resto è comunque abbastanza aprofondito, anche se non mi sbilancio sul super partes), e nessuno, nel compenso, fa girare la notizia che è bruciato un inceneritore a Cassino (FR). Tre giorni fa. Ovviamente ARPA e ACEA rassicurano tutti. Forse non sanno che nella loro posizione "mettere una parola buona" non è propriamente il massimo, dovrebbero allarmare, se necesario. invece nulla, e tutti quelli che si recano dal medico in preda a dolori e difficoltà respiratorie hanno la bronchite.

Dal blog di Stefano montanari, scritto da Gianluca Pistore:
"Ieri a San Vittore del Lazio ha preso fuoco l’impianto di incenerimento di rifiuti che secondo il piano Marrazzo dovrebbe venir raddoppiato. L’incendio, avvenuto verso le ore 16:30, è stato preceduto da uno scoppio, non si capisce se sia di natura dolosa oppure dato da un corto circuito. Sta di fatto che un nastro ha preso fuoco ed in poco tempo le fiamme hanno avvolto l’impianto. Una nube di fumo scuro si è sollevata nel cielo di San Vittore - sono anche state fatte riprese amatoriali da alcuni cittadini - la nube trascinata dai venti sembra essersi spostata e dissolta sulle zone di Cervaro e Cassino. Le autorità locali di Cassino non sono state avvertite, la protezione civile neanche, le associazioni ambientaliste sono rimaste all’oscuro della vicenda. A dare l’allarme, dei passanti per l’autostrada che hanno visto il fumo, all’interno dell’impianto secondo quanto detto dalla stampa sembra ci fossero due dipendenti, ma il responsabile della sicurezza non sapeva nulla. L’ARPALAZIO dopo poco ha rassicurato che era tutto sotto controllo. Intanto per spegnere le fiamme c’erano voluti i vigili del fuoco di Cassino e di Frosinone. Il comune di Cassino ha mandato un telegramma a Bertolaso e chiederà di poter portare un esperto da loro incaricato a fare misurazioni di particolato presente sul posto. L’assessore all’ambiente ed alla sanità di Cassino ha ricevuto segnalazioni da cittadini verso le ore 22:00 dopo ben 4 ore dall’avvenuto, questo risulta strano in quanto l’assessore con il sindaco rappresenta la massima autorità per la tutela della salute dei cittadini. In caso di emissioni di nanopolveri i comuni coinvolti non saranno solo quelli limitrofi nel raggio di pochi chilometri perché si ricorda che il particolato percorre 300 km in 10 ore, e nel raggio di 300 km sarebbero comprese anche città enormi come Roma e Napoli." – Gianluca Pistore


Dal blog di Gianluca Pistore:
"Dal post di domenica abbiamo appreso che nel nostro meraviglioso paese (SanVittore) l’oggetto che riesce ad annullare i principi di conservazione della massa e che riesce a valorizzare gli scambi di energia (da sempre in passivo) si è incendiato.

Sto parlando degli inceneritori ed in particolare dell’inceneritore di San Vittore del Lazio. Ci sono importanti aggiornamenti sull’accaduto, o meglio, sui danni. Ma prima voglio rassicurarvi perché alcune autorità, l’ACEA e l’ARPA, giurano che non ci sono danni all’ambiente.

Però qualcosa succede: infatti sembra che alcuni cittadini di San Vittore che abitano a poca distanza dall’inceneritore, - soprannominato affettuosamente "il Mostro" - da quando la nube di fumo prodotta dall’incendio ha invaso le loro case, stiano andando in ospedale o dal proprio medico a causa di problemi di respirazione. Ad alcuni si è abbassata la voce, altri non riescono a spegnere una candela con il soffio. I medici diagnosticano delle bronchiti e le curano come tali.

Chi si è rivolto al sindaco - massimo garante della salute pubblica nel territorio - si è sentito consigliare di chiudere le finestre e di non
respirare il fumo nero. La domanda: perché le particelle le vedo e sono nere? Sorge spontanea, però meglio tacere.

I cittadini di San Vittore mi dicevano che non è giusto il fatto che loro
paghino gli interessi di un impianto che va a beneficio della collettività.
Affermano questo perché credono che gli inquinanti emessi rimangano fermi, statici, e che l’inceneritore sia un bene per noi paesi limitrofi e per tutta la regione che ne beneficia a spese dei circa 2500 abitanti di San Vittore.

Personalmente, se può risollevare il morale di qualche sanvittorese, anche io che non abito lì ho una bronchite (diagnosticata ieri), sono stato riempito di medicine ed ho dolori al petto."

Una parola sola: VERGOGNA!

VERGOGNA per chi vuol far credere che l’inceneritore sia l’unica soluzione esistente;
VERGOGNA per chi vuole asfaltare il sacro Pasubio;
VERGOGNA per chi specula sull’ambiente;
VERGOGNA per chi specula sulla fame della gente...
Sto perdendo la pazienza a riportare queste notizie. quando alla fine ci troveremo nel deserto, troveremo ancora qualcosa su cui speculare? o forse dovremo arrossire di vergogna davanti ai nostri figli che ci chiedono il perchè del disastro in cui si trovano?
Gibran diceva che la terra non è nostra, ma l’abbiamo in prestito dai nostri figli (molti decenni fa, non certo in piena emergenza ambientale);
Primo levi concludeva una poesia dicendo
"Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per la via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi".

Ecco: spero che il sig. Levi non venga a turbare il mio sonno questa notte, se "dedico" questi versi a chi pensa che l’ambiente sia solo un problema estetico, e non pensa che qualsiasi essere vivente vive solamente in ambienti ove la vita è consentita.

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martedì 15 luglio 2008 - ore 17:06


Venti ragioni per dire no al trattato di Lisbona
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nonostante la palese difficoltà, per il normale cittadino, di comprendere le effettive conseguenze che comporterebbe l’implementazione del trattato di Lisbona, è ormai chiaro che il rifiuto dell’Irlanda ha fatto da catalizzatore ad un malcontento inespresso, che ha trovato voce di recente anche nei presidenti di Cecoslovacchia e Polonia.

Quella che segue è la traduzione di un articolo irlandese – pubblicato prima del rifiuto referendario – che cercava di illustrare ai cittadini tali potenziali conseguenze negative. Fatto salvo per un paio di argomentazioni che riguardano l’Irlanda (la sua neutralità militare, soprattutto), il resto delle obiezioni ha lo stesso identico valore anche per noi.



20 ragioni per dire "no" al Trattato di Lisbona
1. Il Trattato di Lisbona, concordato dai leader europei nel novembre 2007, è praticamente identico alla Costituzione europea su cui si erano accordati i leader nel 2004. La Costituzione era stata respinta democraticamente dagli elettorati di Francia e Olanda, con dei referendum nell’estate del 2005.

Questi contestarono il contenuto antidemocratico e “destrorso” della Costituzione. Il fatto che i leader europei abbiano riproposto lo stesso testo in un formato differente è antidemocratico, ed è un insulto alla scelta espressa democraticamente dai popoli di Francia e Olanda.

2. L’articolo 46 del trattato di Lisbona stabilisce che “l’Unione avrà una identità legale“. Questo è un cambiamento profondo dei principi legali dell’Unione Europea, ...
... perché la trasforma da una forma di cooperazione fra stati-nazione democraticamente eletti, ad una entità legale con dei propri diritti.

Una “identità legale“ permetterebbe all’Unione Europea di operare in ambito internazionale come uno stato, cosa che attualmente non ha il potere di fare. Potrebbe avere un proprio corpo diplomatico, negoziare e firmare accordi internazionali, incorporare accordi internazionali esistenti come legge, e richiedere un seggio alle Nazioni Unite.

3. Secondo l’articolo 9 del trattato di Lisbona il Consiglio Europeo cambia da una entità intergovernativa ad una istituzione dell’Unione Europea. Invece di agire negli interessi degli stati-nazione che lo eleggono, questo cambiamento significherebbe che il Consiglio potrebbe “promuovere i propri valori [quelli dell’Unione], portare avanti i propri obiettivi e i propri interessi”. Questi valori, obiettivi e interessi non vengano determinati da alcuna elezione, ma delle attuali e future leggi europee.

4. L’articolo 9 del trattato di Lisbona toglie agli stati membri il diritto automatico ad un Commissario Europeo, e riafferma l’indipendenza della Commissione: “La Commissione non riceverà ne richiederà istruzioni da altri governi o altre istituzioni, entità governative o uffici governativi”.

Poiché la Commissione è responsabile per la stesura delle leggi europee, e possiede il cosiddetto “potere di iniziativa“, questa “indipendenza“ significa semplicemente che non dovrà più rispondere ad alcun corpo di rappresentanti eletti, sia a livello nazionale che a livello europeo.

5. L’articolo 48 del Trattato di Lisbona conferisce all’Unione Europea il potere di modificare i propri trattati, senza ricorrere ad una conferenza intergovernativa, a un nuovo trattato o a una procedura di ratifica nazionale. Fino ad oggi le modifiche ai trattati europei richiedevano questi tre passaggi, assicurando che i governi nazionali - e, nel caso dell’Irlanda, la sua popolazione - venissero coinvolti nel processo decisionale.

L’articolo 48 annulla questo processo, e permette al Consiglio Europeo di apportare modifiche all’unanimità, senza alcun processo di ratifica nazionale. Questo significa che nel futuro si potranno fare importanti cambiamenti alla struttura, alle procedure o alle competenze dell’Unione Europea senza più ricorrere a un referendum.

6. Il Trattato di Lisbona contiene altri 8 articoli che conferiscono al Consiglio Europeo poteri specifici in determinate aree di azione, compreso lo spostamento della comune politica estera e di sicurezza dall’unanimità ad un voto di “maggioranza qualificata“, l’armonizzazione del codice penale, e l’estensione dei poteri ad un Pubblico Ministero europeo.

7. In totale il Trattato di Lisbona trasferisce 105 nuove competenze dal livello nazionale a quello europeo. Queste competenze coprono una ampia gamma di interessi incluso le politiche estere, di sicurezza, della difesa, del commercio, della giustizia ed economiche. Nessuna motivazione è stata offerta per lo spostamento dal livello nazionale a quello comunitario di queste aree di competenza. E’ il più importante trasferimento di poteri che sia mai avvenuto nella storia dell’Unione Europea.

8. Vi sono altre 68 aree di interesse, attualmente di competenza dell’unione europea, che passeranno da una approvazione all’unanimità ad un voto di “maggioranza qualificata” del Consiglio Europeo. Questo aumenterà il maggioritarismo del Consiglio, e ridurrà i processi decisionali consensuali.

9. Il trattato di Lisbona cambia il modo in cui vengono prese le decisioni al Consiglio Europeo. La già complessa procedura di voto per “maggioranza qualificata” verrà cambiata, con il risultato che il peso del voto dell’Irlanda verrà ridotto di oltre il 50%.

Allo stesso tempo verrà abbassata in maniera significativa la soglia che determina la maggioranza qualificata. Unitamente, questi cambiamenti ridurranno il potere degli stati più piccoli e sostituiranno progressivamente le procedure di decisione consensuale con il Consiglio maggioritario.

10. Oltre a questi significativi cambiamenti procedurali, il nuovo Trattato contiene anche degli importanti cambiamenti operativi espressi in maniera deliberatamente opaca (una lista di complicati emendamenti ai due trattati esistenti), e questo significa che vi saranno una trasparenza e un dibattito insufficienti sulle implicazioni di questi cambiamenti.

Chiarezza e trasparenza sono essenziali affinché la gente possa comprendere appieno il Trattato. Senza questa comprensione, come può la gente prendere delle decisioni responsabili su cambiamenti così profondi che riguardano il modo in cui la nostra vita viene regolamentata?

11. Il Trattato di Lisbona rafforza la direzione “destrorsa“ della politica economica, a discapito dei servizi pubblici e dei diritti dei lavoratori.

L’Unione Europea e il Trattato di Lisbona non parlano dei pubblici servizi. Anzi, li dividono in due categorie: 1) servizi di interesse economico generale, 2) servizi di interesse generale. Mentre non vi è una definizione dei servizi di interesse generale, la casistica legale europea definisce “attività economica” come l’offerta di un qualunque bene o servizio sul mercato. Con questa definizione, qualunque attuale servizio pubblico potrebbe ricadere sotto la categoria di “servizi di interesse economico generale”, invece che di “servizi di interesse generale”. L’articolo 16 del trattato di Lisbona pone nuove “condizioni economiche e finanziarie“ sui servizi di interesse economico generale (che sono specificate negli articoli 86 e 87 del trattato esistente). Queste condizioni implicano che i servizi - compresi quello sanitario, ad esempio, oppure i servizi educativi – siano soggetti alla libera concorrenza [“competition”].

Il protocollo 6 del trattato di Lisbona impone all’Unione Europea di assicurarsi che “la concorrenza non avvenga in modo distorto“. Questo conferisce all’Unione Europea il potere di rimuovere “distorsioni“ dall’esercizio dei servizi. Queste “distorsioni“ potrebbero includere i contributi statali, i finanziamenti pubblici, i mercati protetti, la salute, i diritti ambientali, quelli dei lavoratori, o i “monopoli“ statali. Presa nel suo insieme questa complessa procedura permette lo smantellamento integrale dei sussidi statali e del modello sociale europeo, promuovendo al suo posto la deregulation e la privatizzazione.

I socialdemocratici che difendono il trattato di Lisbona indicano il protocollo 9, e sostengono che questo escluda i pubblici servizi dalle regole di cui sopra. In ogni caso, non essendovi una precisa definizione dei “servizi di interesse generale”, in questo protocollo né altrove, le loro affermazioni non hanno alcun valore.

12. L’articolo 2/2 introduce per la prima volta la “stabilità dei prezzi“ come obiettivo dell’Unione Europea. Mentre nessuno ha da obiettare contro le misure che contengano l’inflazione, se questa inclusione della stabilità dei prezzi verrà usata come strumento per limitare la spesa pubblica degli stati membri, o per limitare il deficit nazionale, questo potrebbe chiaramente avere delle ripercussioni economiche negative.

Parimenti, se la stabilità dei prezzi si trovasse in conflitto con altri obiettivi – come il pieno impiego o il progresso sociale - toccherebbe alla Corte Europea di Giustizia decidere a quale obiettivo dare la precedenza, piuttosto che non ai governi degli stati membri democraticamente eletti. Per quanto ancora poco chiara, l’inclusione nella stabilità dei prezzi potrebbe finire per imporre agli stati membri una riduzione della pubblica spesa, danneggiando ulteriormente l’offerta del pubblico servizio e gli strumenti politici intesi a combattere la povertà e la diseguaglianza.

13. Gli articoli da 10 a 28 del Trattato di Lisbona incrementano il controllo europeo sulle politiche estere, di sicurezza e di difesa, aumentando la militarizzazione dell’Unione Europea, ed erodendo ulteriormente la neutralità dell’Irlanda.

L’articolo 11 dichiara che “la competenza dell’Unione in materia di politica estera e di sicurezza comune comprirà tutte le aree che riguardano la politica estera e le questioni sulla sicurezza dell’Unione“. L’articolo 27 dice che “la progressiva impostazione di una comune politica di difesa porterà ad un sistema di difesa comune” (articolo 28 b). Mentre le decisioni che riguardano la politica estera, di sicurezza e di difesa verranno prese all’unanimità, l’articolo 17 permette al Consiglio Europeo di agire come “maggioranza qualificata“ per votare sulla politica estera e di sicurezza. Come è accaduto per il mercato interno, questo è l’inizio del trasferimento del controllo delle politiche di sicurezza, estere e di difesa all’Unione Europea.

14. L’articolo 28c dice che “gli stati membri si impegneranno per migliorare le loro capacità militari“. Unitamente al “fondo di investimento iniziale“ e alle “procedure specifiche per garantire un rapido accesso ai finanziamenti urgenti nell’ambito delle iniziative della politica estera e di sicurezza comuni“ (specificate nell’articolo 28), gli stati membri saranno obbligati ad aumentare il loro contributo finanziario verso la capacità militare dell’Europa.

15. L’articolo 28/7 riafferma che “gli impegni e la cooperazione” nell’area della sicurezza e difesa comune “saranno in armonia con gli impegni presi con la NATO“. Questo effettivo allineamento con la NATO non è controbilanciato da alcun impegno a proteggere la neutralità degli stati membri come l’Irlanda.

16. Il trattato di Lisbona dimentica di prendere in seria considerazione la questione dei cambiamenti climatici, nonostante le argomentazioni portate dal governo irlandese.

Il governo è riuscito solo ad ottenere l’inclusione di sei parole alla fine dell’attuale provvigione: “promuovere misure a livello internazionale relative ai problemi ambientali mondiali, e in particolare a combattere cambiamenti climatici”.

Questa aggiunta è puramente simbolica, senza sostanza, e – considerando l’urgenza globale del problema - non fa nulla per promuovere l’impegno europeo ad affrontare seriamente la questione, nè conferisce all’Europa alcun potere aggiuntivo rispetto a quelli già esistenti.

17. L’articolo 2a conferisce competenza esclusiva all’Unione Europea sulle politiche commerciali, incluso le trattative sugli accordi di scambio internazionali. L’articolo 10 richiede che la “abolizione progressiva delle restrizioni sul mercato internazionale“ sia uno dei principi-guida nelle interazioni dell’Unione Europea con gli stati non appartenenti. Attualmente l’Unione Europea sta cercando di imporre alle nazioni in via di sviluppo l’abolizione dei cosiddetti “controlli oltre frontiera”, come imporre restrizioni ai diritti e alle regole dei lavoratori e dell’ambiente, indipendentemente dalle conseguenze che può comportare la rimozione di questi controlli. Presi nel loro insieme, questi due elementi indicano un significativo passo indietro nell’approccio dell’Unione Europea contro la povertà e la diseguaglianza nel mondo.

18. Il protocollo 12 del trattato di Lisbona, che riguarda la Commissione Europea per l’Energia Atomica, stabilisce che il trattato “resterà pienamente in vigore“. Uno degli scopi primari di questo trattato (conosciuto come EURATOM) è la promozione dell’energia nucleare. Il popolo irlandese rifiuta l’energia nucleare. Il trattato di Lisbona, come i suoi antecedenti, impone all’Europa di promuovere l’energia nucleare.

19. I difensori del Trattato di Lisbona sostengono che questo renderà l’Unione Europea più efficiente e democratica. Sostengono che il Trattato darà maggiori poteri ai parlamenti nazionali e ai cittadini, e maggiori protezioni sui diritti umani. Dicono che l’Unione Europea del “dopo allargamento“ non può più funzionare con il sistema vigente. Tutte queste argomentazioni non sono vere.

Le provvigioni relative ai parlamenti nazionali e ai cittadini sono di natura cosmetica, e vengono interamente diluite dal massiccio trasferimento dei poteri a livello europeo descritto più sopra. La Carta dei Diritti Fondamentali non aggiunge alcuna protezione ai diritti umani, e la sua applicazione è pesantemente limitata dalle leggi nazionali ed europee. L’Unione Europea ha continuato a funzionare senza crisi o cedimenti da quando è stata allargata. Questi argomenti vengono usati per distrarre l’attenzione dai 19 punti elencati più sopra.

20. I difensori del trattato sostengono anche che rifiutare il trattato di Lisbona significherà vedere d’Irlanda isolata e messa da parte nell’Unione Europea. Questo è un tentativo di imporre all’elettorato irlandese di accettare il trattato, nonostante i pericoli che comporta. Nel 2005 i cittadini di Francia e Olanda hanno respinto lo stesso testo, e questi paesi non sono stati né isolati né messi da parte. E non lo sarà nemmeno l’Irlanda se voterà contro il Trattato.


Traduzione di luogocomune.net

Fonte: http://www.anphoblacht.com/news/detail/23479

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vademecum sul trattato di Lisbona

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martedì 15 luglio 2008 - ore 14:20



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per caso, guardando un vecchio post, ho trovato questoarticolo interessante;
poi volevo segnalarvi
questo forum
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ed infine il meetup dei supporter di Beppe Grillo (e non solo) di Schio



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