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Ciao a tutti! Questo blog è nato per scherzo, ma ho visto, anzi, abbiamo notato la necessità di aprire in questo sito, in questa sezione (quella dei blog), uno spazio di (contro)informazione, discussione e confronto su determinate tematiche, fatti a nostro avviso più o meno gravi, e fatti positivi che vengono volutamente taciuti per preferire, anzichè il bene comune cui la politica dovrebbe mirare,l’interesse di pochi. Il governo Berlusconi ne è la conferma eclatante, e da poco meno lo era il governo precedente. Questo blog supporta la lista civica nazionale "Per il Bene Comune". meetup "per il bene comune" blog di Stefano Montanari meetup di schio 1 meetup di schio 2 ![]() Per informazioni sul movimento in provincia di Vicenza contattate il 3932349498. Se non rispondo subito vuol dire che non posso. Abbiate cura di lasciare un messaggio in segreteria, specificando il motivo della chiamata. Se non volete lasciare un messaggio in segreteria mandate un sms. Se non volete mandare un sms... esistono anche gli spritz-speedy! P.S.: Questo blog non è ambientalista, nè di sinistra. é uno spazio dove vengono riportate informazioni che TV e giornali non riportano! Quindi si evitino commenti dettati da conclusioni affrettate e non da approfondimenti, i quali verranno risposti in un primo momento, quindi cancellati. ![]() (Clicca l’immagine per firmare! )
domenica 19 ottobre 2008 - ore 10:23 Vattelapesca forever “Puoi raggiungere risultati altamente superiori con un team molto motivato, che dispone di macchinari vecchi e fatiscenti dislocati in un vecchio capannone, rispetto a quello che riuscirai a raggiungere con un team demotivato e privo di stimoli, che ha accesso alle migliori attrezzature e infrastrutture.” Reinhold Würth, imprenditore tedesco che ha costruito, partendo da una ferramenta, un’azienda di levatura mondiale, che occupa 51.000 dipendenti e che spazia dai sistemi di fissaggio ai pannelli solari. A dire il vero, non meriterebbe nemmeno d’interessarsi alle vicende della misera borghesia italiana, tanto è diafana e poco incisiva nel panorama europeo; verrebbe da dire: lasciamo questi poveri parvenu in SUV al loro misero destino, se il loro fato non intersecasse il nostro. Era tanto tempo che non s’udiva un condensato di bugie e pessime intenzioni – di tal, miserrimo livello – in una relazione di Confindustria: anche gli imprenditori italiani confermano l’andamento “in picchiata” del Paese. L’assemblea, che ha accolto Emma Marcegaglia come novella presidentessa degli industriali italiani, è iniziata con un minuto di silenzio per l’oramai quotidiano morto sul lavoro. Probabilmente, sicuri delle statistiche, erano riusciti a programmare già tutto il giorno prima. Avrebbero potuto fare tre ore di silenzio, perché il resto del tempo è servito soltanto a sparare cavolate a fiumi. La prima uscita è in perfetta sintonia con il minuto di silenzio, per uno dei tanti poveracci che crepano nei lager italiani definiti “luoghi di lavoro”: de-tassazione degli straordinari! Evviva! Siamo con te – echeggiano – Veltrusconi in sala. Chi ha un minimo di conoscenza del lavoro, anche un semplice delegato sindacale, dovrebbe conoscere gli studi che da decenni si attuano sul rapporto fatica/lavoro, ossia sulla stanchezza del lavoratore. Senza entrare troppo nei particolari né ingombrare spazio con grafici, si sa che l’attenzione è vigile nelle prime quattro ore di lavoro, poi inizia a decrescere nelle successive due, mentre nelle ultime due finisce per crollare. Non bisogna essere degli scienziati per capirlo: chiunque lavori od abbia lavorato lo sa. In un Paese flagellato da anni, sempre più, dalla piaga dei morti sul lavoro, la “bella pensata” è quella d’aggiungere altre ore di lavoro all’orario: dai, che così ti porti a casa una bella “busta”! Insieme alla roulette russa. Veltrusconi plaude. E’ naturale pensare che, se aggiungiamo ore di lavoro, la fatica aumenta, la qualità del lavoro decresce ed il rischio di farsi male aumenta enormemente. Risultato: lavoratori sempre più stanchi, maggior incidenza del rischio. Per lor signori, invece, gli straordinari significano meno persone impiegate (e, quindi, minori costi fissi) ed un maggior sfruttamento del singolo lavoratore. Ne crepa qualcuno? E beh? Quanti minuti di silenzio si possono fare nelle ventiquattr’ore? Il denaro può rappresentare certo una motivazione, ma se il lavoratore – proprio perché sono sempre meno e lavorano di più – quando torna a casa ritrova i figli disoccupati o sotto-occupati, che fa? S’attacca ai 200 euro di straordinario? Il modello proposto, e benedetto da Veltrusconi – inutile girare intorno al problema – è quello americano: paghe basse, lunghi orari di lavoro, poche vacanze. Insomma: trotta e galoppa (se ci riesci) in silenzio. E’ sotto gli occhi di tutti quale “miracolo economico” stiano vivendo gli USA con questa impostazione. E veniamo alla seconda “pensata” di Emma. Per scaldare la platea, è sempre utile dare addosso ai fannulloni, che sono identificati con i maledetti statali. Emma non pensa che, così parlando, demotiva ancor più milioni di statali, ma Emma non ha una cultura dello Stato: d’altro canto, la classe imprenditoriale italiana non ce l’ha mai avuta. Veltrusconi, in sala, ammicca. Emma, però, non si è nemmeno informata; allora provvediamo noi a fornirle qualche dato, perché qui siamo oramai arrivati alla nota teoria: “dammi tre mezze bugie e ti costruisco una mezza verità”. Emma e Veltrusconi non sanno (e, da parte di Veltrusconi, è più grave) che la Ragioneria Generale dello Stato – alcuni mesi fa – aveva promosso una rilevazione su base nazionale per conoscere la situazione delle assenze per malattia nel pubblico impiego. L’esigenza era scattata dopo l’esternazione del predecessore di Emma, il Lucherino da Montezemolo, il quale aveva urlato, inorridito: «Si assentano tre volte i loro colleghi del settore privato! Ci costano 14 miliardi di euro l’anno!». Dovessimo mai fare i conti di quanto ci è costata la FIAT. Comunque, ecco i giorni d’assenza, elaborati dalla CGIA di Mestre su quelli forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato: Ministeri: 14,31 Corpi di polizia: 13,31 Agenzie fiscali: 13,11 Presidenza del Consiglio: 12,95 Regioni e nelle Autonomie locali: 12,73 Enti non Economici: 12,69 Sanità: 12,40 Enti di ricerca: 11,38 Regioni a statuto speciale e le province autonome: 7,31 La media ragionata, sulla base dei dipendenti in servizio nelle varie amministrazioni eseguita dalla CGIA di Mestre, è di 11,54. Quella dei lavoratori metalmeccanici del settore privato è di 9,6. Differenza: 1,94 giorni l’anno – meno di due giorni! – per un costo di circa 4 miliardi di euro, non 14 come aveva urlato il Lucherino. Va bene che gli zeri davanti non contino nulla, ma gli “ 1” qualcosa contano. Evidentemente, Lucherino, Emma & Veltrusconi hanno bisogno di qualche ripetizione in Matematica: oppure, dovrebbero tornare a scuola “d’onestà”, visto che i dati sono ufficiali, emanati dalla Ragioneria Generale e disponibili per tutti sul Web. E due. Il terzo boccone è di quelli ghiotti, perché Emma si lancia nell’agone energetico: e facciamo ‘sto nucleare! Berlusconi fa finta di dire sì, Veltroni finge di dire no. Ad entrambi, frega assai poco: lasciamola dire. Scajola assicura che sarà posata la “prima pietra” di quattro centrali entro pochissimi anni. All’uomo che osò definire “un rompicoglioni” Marco Biagi, a cadavere ancora caldo, avremmo molti consigli da dare sul come utilizzare quella prima pietra. Ne basterebbe una. Abbiamo però una buona notizia da fornire ai tanti, infervorati sostenitori dell’atomo: il problema delle scorie è stato risolto! Non possiamo, ovviamente, rivelare qui le nostre fonti, ma possiamo assicurare che esiste già l’assenso di un Comune italiano per la custodia del materiale nucleare esausto prodotto dalle centrali. Possiamo rivelare solo il nome del comune: nulla più. Ovvio: c’è il segreto di Stato su tutto, oramai, anche sul rubinetto del gas sul balcone. Lo vuoi spostare? Ti mandano il SISMI. L’ameno borgo appenninico di Vattelapesca ha già assicurato patron Berlusconi che, grazie ad alcune provvidenziali caverne, sarà possibile stivare nelle profondità della terra tutte le scorie, in modo sicuro e per sempre. Silvio si è commosso: ha promesso al Sindaco che costruirà nel comune di Vattelapesca Milano 12 e – per almeno un decennio – dagli studi TV che costruirà nella città satellite s’esibiranno ogni sabato sera Maria de Filippi, Mariano Apicella e Mara Carfagna. Come soubrette, ovviamente. Perché: fa dell’altro? I costi per la ristrutturazione delle caverne sono stati stimati in circa 2,4 miliardi di euro: tutto sommato, un terzo del Ponte di Messina. Un affare: tanto, pagheranno i nostri figli e nipoti. Un vero e proprio fremito di gioia ha colto la lobby nucleare: pare addirittura che il professor Franco Battaglia, pasdaran dell’atomo, voglia esibirsi in un brano soul intitolato “My sweet reactor”. I costi dell’impresa sono stati “girati” sulla scrivania di Tremonti il quale – in compagnia dell’inseparabile calcolatrice a manovella – li sta esaminando. Anche qui, grazie ad una “gola profonda”, siamo riusciti a sbirciare. Le centrali in costruzione saranno quattro, ciascuna per una potenza massima di 1.350 MW: complessivamente 5.400 MW di nuova potenza elettrica, circa 1/10 se la calcoliamo sui picchi di richiesta della rete. La potenza totale annua che si riuscirà ad ottenere – 24 ore su 24 per 365 giorni – sarà di 47.304.000 MWh, che sarà disponibile per circa 25 anni. Oddio, le moderne centrali durano anche di più, ma dobbiamo considerare i notevoli costi di manutenzione delle stesse su lunghi periodi. Insomma (forse) le attenuanti compensano (difficilmente) le aggravanti. Quanto renderanno? Qui, la materia è complessa. I costi del nucleare dipendono in gran parte da chi si assume l’onere dell’arricchimento dell’Uranio: se, come in Francia, sono i militari a farlo, una bella fetta dei costi sembra scomparire. In realtà, cambia solo capitolo di bilancio e viene “spalmata” sulla fiscalità generale. Altri Paesi, come la Germania – che non hanno armamento nucleare – hanno costi maggiori. Il MIT (USA: paese con armamento nucleare) stimava alcuni anni fa un costo di 65 $ il MWh, mentre in Europa ci si orienta fra gli 82 euro della Francia ed i 118 della Germania. Si tratta di una stima, ricavata dal prezzo di vendita dell’energia alle industrie[1]. L’Italia, non avendo armamento nucleare, s’avvicinerebbe forse di più alla Germania, ma siamo ottimisti: 100 euro il MWh e non ne parliamo più. Di conseguenza, in quei 25 anni le centrali renderebbero 118.260.000.000 euro di controvalore, ossia circa 118 miliardi di euro. Fin qui, tutto bene e Tremonti si strofina le mani. Poi, si passa ai costi. Tremonti non valuta l’andamento del prezzo dell’Uranio – in crescita esponenziale – perché non è suo compito, e nemmeno s’interessa alle stime della IEA[2]: circa 40 anni d’Uranio a questi prezzi ed agli attuali consumi, poi si va al raddoppio (sempre che i cinesi non si “mangino” tutto) per altri 40 anni. Quindi, fine dell’Uranio. Ovviamente, un sito così importante richiede un’attenta sorveglianza militare: almeno un paio di compagnie più il comando e la logistica. Una cinquantina di dipendenti civili (amministrazione, mensa, comunicazioni, ecc) e siamo a duecento persone, dal fantaccino al grande dirigente. Ci sono poi i costi fissi per la manutenzione e le compensazioni che il comune di Vattelapesca ha richiesto e che sono state – per ovvi motivi politici – subito accettate. Riassumendo: Potenza prodotta in 25 anni: 1.182.600.000 MWh Controvalore economico: 118 miliardi di euro. Spese annue: Stipendi annui (3000 euro mensili medi lordi): 7.800.000 euro Compensazioni richieste da Vattelapesca: 180.000 euro Spese di manutenzione (automezzi, energia, comunicazioni, ecc): 45.000 euro Per un totale di 8.045.000 euro, circa 8 milioni annui. Beh, poteva andare peggio – pensa Tremonti – prima di verificare gli anni di spesa. Gli anni di spesa sono circa 20.000 – legge dal foglietto che gli ha lasciato Scajola… – e facciamo ‘sta moltiplicazione… Rattle, rattle, rattle… Fanno 160.900.000.000 euro, 160 miliardi, quasi una volta e mezza il ricavato d’energia. Tremonti fa spallucce: saranno cavoli dei futuri ministri economici. Ciò che c’è di veramente allucinante in questa follia è quel numero – 20.000 – che corrisponde a grandi linee al tempo di decadimento delle scorie. Se le centrali inizieranno a funzionare nel 2025 e termineranno – poniamo – nel 2050, nel 22.050, finalmente, a Vattelapesca potranno chiudere baracca e buttare tutto nel cassonetto. Ma, qualcuno si rende conto di cosa sono 20.000 anni? Se riflettiamo sulla storia che conosciamo – a partire da tradizioni scritte convincenti – pur esagerando, non giungiamo a 2500 anni. Di questi due millenni e mezzo, solo gli ultimi 200 anni sono stati, in qualche modo, “tecnologici”. Con una “bordata” alla platea degli imprenditori italiani, Emma non racconta ciò che succederà a Vattelapesca nei prossimi 20.000 anni. Potremmo azzardare: Nel 3456 un terremoto distrugge l’impianto: ricostruzione totale. Nel 4215 l’Unione Africana attacca dallo spazio e colpisce Vattelapesca, insieme ad altre 80 città italiane. Nel 13467 un’epidemia sconosciuta falcia la popolazione ed il sito viene abbandonato… Siamo alla completa follia. Qualcuno potrà azzardare che si troveranno altre soluzioni…che nasceranno nuove tecnologie…bla, bla, bla…la realtà, è che oggi questo è lo stato dell’arte, non altro. Vattelapesca forever. Nessuno, ovviamente, riflette un solo secondo sul significato reale di “20.000 anni” e nemmeno si sogna di comunicare che, negli USA, la produzione eolica reale (non la potenza di picco) ha superato di gran lunga quella nucleare. Che la Danimarca ha raggiunto il 20% di produzione elettrica di sola fonte eolica. Nei cantucci, qualcuno inizia a far conti: se sommiamo i 7 miliardi del Ponte con i 14 della TAV, più…quanto le centrali? 6-8? Bene! E Vattelapesca? Peccato, solo 2 miliardi…comunque…somma: sant’Iddio, che manna! E tre: questo è il livello di chi dovrebbe guidarci. Intanto, in platea, Veltrusconi gongolano e si scambiano battute: «Hai visto, io, con Maroni? 61 anni e 36 di contribuzione!» Attacca Berlusconi. «Niente da fare, amico mio, ti ho battuto con il “mio” Damiano: 62 anni e 37 di contribuzione!», risponde il Veltro. «Siamo una bella squadra», conclude il Berlusca. La nostra rampante presidentessa ascolta, e riesce ad intendere qualche brandello del dialogo. Qui – pensa – con quei due che blaterano sulle pensioni, corro il rischio di giocare la parte della bella statuina. Supera allora il grande Houdini e rilancia: «Le pensioni? Fine dell’età fissa per andarci (come se esistesse ancora…): “indicizziamo” la pensione alla previsione di vita!» Scroscio d’applausi. Sì, qualcuno aggiunge: così le donne – in una sola “botta” – aumentano d’almeno dieci anni!. Risate, pacche amichevoli: l’atmosfera si galvanizza. Un tempo s’indicizzavano i salari, ossia la ricchezza prodotta, oggi t’indicizzano gli anni che ti restano da vivere. Ogni anno, l’occupazione nelle grandi imprese decresce pressappoco dell’1% e la produttività, ossia la ricchezza prodotta, cresce dell’identico valore: se vent’anni fa, con 100 operai si costruivano 100 automobili, oggi con 80 se ne fanno 120. Ci saranno pure i costi d’investimento, ma il rapporto fra le retribuzioni degli operai e dei dirigenti è passato da 1:100 ad 1:7000. Traccia evidente delle tasche nelle quali vanno a finire quelle 20 automobili in più, ed il risparmio di 20 operai. Un anno fa la benzina costava 1,25: adesso 1,50. La pasta 60 cent il pacco, oggi la stessa confezione costa 90 cent. Veltrusconi tace: qui, è meglio non parlare di “indicizzazione”… In questa “indicizzazione” della vita delle persone c’è tutta la protervia e la spocchia della razza padrona: noi siamo i proprietari delle vostre vite, del sangue e della linfa che scorre nei vostri corpi e ce la aggiudichiamo a colpi di riforme scritte dai nostri lacché veltrusconiani. Non esiste più una semplice vita, così, senza aggettivi: esiste solo una vita lavorativa, produttiva, fruttifera (per noi eletti). Non può esserci decrescita, scelta, contrazione d’inutili consumi: no, più orpelli sugli scaffali dei supermercati, più vita smarrita fra le catene di montaggio, più soldi per noi e per le nostre banche. Veltrusconi tace ma gongola: sa che avrà la giusta mercede, i trenta denari della tradizione. La razza padrona finge d’essere il “motore” della Nazione, dimenticando che – senza i muratori – Michelangelo non avrebbe mai costruito la cupola di San Pietro. Cos’ha costruito questa generazione di padroni del vapore? Ricordo anni lontani, quando ad Ivrea esisteva un’azienda in grado di produrre processori e software almeno di pari livello rispetto alla IBM americana. IBM varava il processore 286, Olivetti rispondeva con l’M24, diventando il secondo produttore mondiale di PC. Passano gli anni e, oggi, ad Ivrea gli stabilimenti Olivetti si sono trasformati nella solita archeologia industriale abbandonata: vetri rotti, ruggine, abbandono, dove un tempo gli Olivetti avevano costruito addirittura gli asili nido interni – tutto vetro, affinché i bambini potessero avere il meglio – per aiutare, e di conseguenza motivare, le loro maestranze. Quella era gente che poteva stare al livello di Reinhold Würth. Quel che poi è avvenuto ha nome e cognome: Carlo de Benedetti, grande boiardo di Stato, capace d’acquistare la SME per un terzo del suo valore, condannato in primo e secondo grado per la vicenda del Banco Ambrosiano. Assolto poi, provvidenzialmente, dalla Cassazione. De Benedetti dapprima trasformò un’attività produttiva – Olivetti – in una società di servizi, Omnitel, che infine divenne Vodafone. Si potranno raccontare mille storielle sulla vicenda de Benedetti, ma la realtà è una sola: l’ingegnere torinese, per Ivrea, è stato peggio di Gengis Khan. Deserto. L’altro bravo messere è morto suicida (almeno, questa è la verità ufficiale), ma vale la pena di ricordare come Raul Gardini riuscì a distruggere la chimica italiana in pochi anni di corruzione e d’incompetenza, a braccetto della classe politica dell’epoca, con l’affaire Enimont. Sono lontani i tempi dei premi Nobel per la Chimica italiani: oggi, la chimica italiana non esiste praticamente più. Poi, per decenni, lor signori sono andati a braccetto con la classe politica per il “sacco” dei fondi europei: con l’abile trucco d’assegnare alle Regioni la concessione dei fondi – le quali coinvolsero poi le Province – si riuscì a non dare una sola moneta senza, in cambio, ricevere qualcosa. Oggi, mentre Spagna ed Irlanda hanno mantenuto allo Stato la concessione dei fondi, possiamo osservare i risultati: capannoni abbandonati, costruiti in fretta per acchiappare i soldi, per avere i finanziamenti. E dopo? Dopo…pagheremo un buon avvocato, se necessario, ma il più delle volte non ce n’è stato bisogno. Se un De Magistris scopre l’inghippo – la questione dei depuratori in Calabria, storia di fondi europei – si caccia il magistrato. L’imperativo è uno solo: prendi i soldi e scappa. Ci sono anche bravi imprenditori, onesti e fantasiosi, che cercano di trasferire nella realtà il parto del loro ingegno: il più delle volte, si vedono surclassati dal furbacchione di turno che cerca solo appoggi politici. Il grave problema – tutto italiano – è che non sono certo questi imprenditori ad essere spalleggiati da Emma: l’interlocutore è, sempre, il potere politico colluso. Se Reinhold Würth è partito da una ferramenta ed ha costruito un impero, anche i Tanzi sono partiti da una salumeria: il primo si è espanso anche nel settore del fotovoltaico ed ha creato un’ampia collezione d’arte. Il secondo, ha finito per falsificare certificati di credito con lo scanner. Questa è la differenza fra una classe imprenditoriale – che guadagna, certo, per i rischi che corre e per le energie che investe nell’impresa – ed una di zecche lustrate a festa, solo buone a succhiare il sangue della nazione. Qualcuno s’è accorto che, con la de-tassazione degli straordinari, avverrà semplicemente che parti di produzione verranno spostate dall’area dell’orario normale allo straordinario? In pratica, elusione fiscale occulta. Perché tutto ciò può continuare di fronte alla platea degli italiani i quali, ordinatamente, si mettono in fila – almeno 70 su 100 – per approvare Veltrusconi e i suoi Casini? Hanno ragione quelle voci che stanno gridando da tempo – ciascuno con modi e stili diversi – al naufragio dell’informazione: Travaglio, Grillo, Barnard… Il cortocircuito inizia nelle redazioni dei giornali e delle TV, nell’assurda catena di “supervisori” che un giovane deve superare per essere ammesso alla professione: in pratica, c’è sempre qualcuno che deve garantire per te, altrimenti sei fuori. Quando, finalmente, il giornalista approda ad una scrivania, per anni avrà sempre un direttore responsabile che gli terrà il fiato sul collo: quando reagirà, finalmente, come i cani di Pavlov, allora riceverà la sua poltrona di comando. Se qualcuno, poi, sgarra, sono pronte le contromisure: qualcuno ricorda perché la RAI – in anni lontani – cacciò un grande attore come Dario Fo, premio Nobel per la Letteratura ? Dario Fo fa notizia: i tanti che non s’assoggettano, finiscono fuori nel più agghiacciante silenzio. In questo modo, la classe politica e quella imprenditoriale possono progettare, allenarsi ed eseguire i pessimi concerti che ci ammansiscono: perché non c’è contraddittorio, opinione a confronto, nulla. E, attenzione: potremmo affermare che l’intera Europa è prigioniera del potere finanziario che si sostanzia in queste performance. Solo in Italia, però, la rappresentazione va in scena con una scenografia, oramai, sudamericana. Per quel che era il Sud America vent’anni fa. Mediocri capitani d’industria hanno bisogno di pessimi politici, i quali si servono di sedicenti giornalisti per raccontare montagne di balle. Voilà, signori: il pranzo è servito. Carlo Bertani COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 18 ottobre 2008 - ore 10:26 Siamo alla follia... Come accadde al mandato di cattura europeo, con lItalia unica a battersi contro (chissà perchè, e la lega paladina della giustizia a fare da spalla al nano), ora si assiste ad unaltra battaglia folle: Litalia (volutamente minuscola), rappresentata sempre dal nano, che si batte contro il famoso 20 - 20- 20. In pratica cè un regolamento che impone agli stati membri di ridurre del 20% le emissioni di CO2 entro il 2020, producendo almeno il 20% dellenergia da fonti rinnovabili. Tutto su proposta della Marcegaglia, che assieme ai suoi amici che tasglieggiano e ricattano con lo spettro della delocalizzazione e della mobilità, spinge per passare finalmente al tanto sospirato (per loro, non certo per quei paesi in cui sorgeranno le centrali, nè per chi nel 1987 aveva votato contro) nucleare. Allora, posto che in europa si stanno già fregando le mani pensando a che razza di sanzioni verranno inflitte allitalia, e si stanno pisciando addosso dal ridere pensando a quanto idioti siamo pagando già un sacco di sanzioni grazie alle cacce in deroga e soprattutto grazie a quella manna dal cielo che sono gli inceneritori, premesso che rifiutare le fonti rinnovabili e spingere per il nucleare è pura follia, ricordo che il petrolio prodotto dai pozzi lucani viene ragalato alla turchia per la bellezza di 20 dollari al barile, e poi ce lo ricompriamo, il tutto per far credere a questo popolo bue che litalia è energeticamente dipendente dallestero. Però il governo salvaguarda i valori della famiglia e il decoro delle città. Tra ventanni saremo tutti leucemici e cancerosi ma nemmeno un frocio sarà sposato nè un muro sarà imbrattato. Saremo i sovrani indiscussi di una montagna di merda, ma i sovrani, che non è poco. Scusate la rozzezza. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 17 ottobre 2008 - ore 10:53 È in Sicilia la direzione strategica delle forze speciali "anti-terrorismo" USA di Antonio Mazzeo A Stoccarda, l´1 ottobre 2008, s´insedia Africom, il comando delle forze armate Usa per l´Africa. La centrale d´intelligence per le operazioni di guerra nel continente è tuttavia presente da 5 anni nella base aeronavale di Sigonella. Nel più assoluto segreto, stazioni di telecomunicazioni e aerei P-3C Orion coordinano la "guerra al terrorismo" in un´area compresa tra il Golfo di Guinea e il Corno d´Africa. La raccolta e l´elaborazione d´informazioni sono necessarie per dirigere i bombardamenti contro popolazioni civili, i sequestri e le deportazioni illegali di persone "sospette". I reparti ospitati a Sigonella sono pure coinvolti nell´addestramento e la fornitura di armamenti ad eserciti responsabili di gravi crimini contro l´umanità. E l´Us Air Force preannuncia l´arrivo di militari e mezzi in Sicilia... "Joint Task Force JTF Aztec Silence" è il nome della forza speciale creata dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti per condurre missioni d´intelligence, sorveglianza terrestre, aerea e navale, nonché vere e proprie operazioni di combattimento in Africa settentrionale ed occidentale. Il primo ad illustrarne le finalità è stato il generale James L. Jones, comandante delle forze armate Usa in Europa (Eucom), in un´audizione davanti alla sottocommissione difesa del Senato, l´1 marzo 2005. "Eucom - ha dichiarato Jones - ha istituito nel dicembre 2003 JTF Aztec Silence, ponendola sotto il comando della VI Flotta Usa, per contrastare il terrorismo transnazionale nei paesi del nord Africa e costruire alleanze più strette con i governi locali". Il generale statunitense si è poi soffermato sulle unità d´eccellenza prescelte per coordinarne le operazioni. "A sostegno di JTF Aztec Silence, le forze d´intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR) della Us Navy basate a Sigonella, Sicilia, sono state utilizzate per raccogliere ed elaborare informazioni con le nazioni partner. Questo robusto sforzo cooperativo ISR è stato potenziato grazie all´utilizzo delle informazioni raccolte dalle forze nazionali locali". Le unità aeree e navali della VI Flotta operanti nel Mediteranno, le differenti agenzie Usa d´intelligence e i partner Nato europei collaborano con la speciale task force nella raccolta d´informazioni. Sino allo scorso anno, la JTF Aztec Silence si basava sullo sforzo operativo di differenti squadroni di pattugliamento aereo della Us Navy che venivano trasferiti in Sicilia per periodi di circa sei mesi da basi aeronavali statunitensi. Il 7 dicembre 2007, tuttavia, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha istituito il "Patrol Squadron Sigonella (Patron Sig)", assegnando in pianta stabile in Sicilia uomini e mezzi provenienti da tre differenti squadroni di pattugliamento aeronavale (il VP-5, il VP-8 e il VP-16), più il personale del "Consolidated Maintenance Organization" di Jacksonville (Virginia), addetto alla manutenzione dei velivoli. L´elemento strategico per "individuare, attaccare e colpire" gli obiettivi nemici è invece rappresentato dall´aereo radar Orion P-3C, nato per il pattugliamento marittimo e la guerra antisottomarino, ma che a partire dagli anni ´90 è stato orientato sempre di più alle attività d´intelligence-sorveglianza-riconoscimento e alla cosiddetta "lotta al terrorismo", l´eufemismo di Washington per giustificare gli odierni programmi di guerra globale. Per la sua versatilità, il P-3C è stato usato in supporto alle forze terrestri in Iraq ed Afghanistan, e in numerose missioni "umanitarie" in Golfo Persico, Corno d´Africa e Filippine. Le operazioni del "Patron Sig" sono pianificate e dirette dal "Sigonella´s Tactical Support Center", uno dei nodi a livello mondiale della Rete di comando e controllo della Marina Usa (Navy Command and Control System - NCCS Ashore Network). "TSC Sigonella - spiega il comando delle forze navali Usa in Europa - fornisce 24 ore su 24 il supporto alle operazioni di comando, controllo, comunicazione, computer ed intelligence (C4I) per il pattugliamento aereo marittimo nel teatro europeo ed in buona parte del continente africano. Inoltre il TSC è equipaggiato per sostenere non solo le operazioni degli aerei P-3C Orion, ma anche quelle dei S-3B Vikings, dei CP-140 Aurora (canadesi), e dei Nimrod britannici". Il Tactical Support Center sovrintende pure alle operazioni di guerra anti-sottomarine in un´area compresa tra Gibilterra e il Mar Rosso. Le mani sul Sahara e l´aiuto "umanitario" Alla Joint Task Force Aztec Silence sono attribuite le missioni della "Operation Enduring Freedom - Trans Sahara" (OEF-TS), il complesso delle operazioni militari condotte dagli Stati Uniti e dai suoi partner africani nella vasta area del Sahara-Sahel. In OEF-TS le forze armate Usa possono contare sulla collaborazione di ben 11 paesi: Algeria, Burkina Faso, Libia, Marocco, Tunisia, Ciad, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria e Senegal. Grazie ad OEF-TS, Washington addestra, equipaggia ed assiste i regimi partner grazie ad attività che, come ha spiegato lo stesso gen. James L. Jones, "comprendono l´elaborazione delle informazioni militari, l´interoperatività dei sistemi di comunicazione, la cooperazione nella realizzazione di esercitazioni congiunte e multinazionali, la contrapposizione all´ideologia estremista, il sostegno delle operazioni regionali, il supporto logistico e il trasporto aereo, l´addestramento terrestre ed aereo, ecc." "L´operazione Enduring Freedom - Trans Sahara", ha aggiunto il Comandante di Eucom, "rappresenta un approccio regionale e preventivo per combattere il terrorismo e migliorare la capacità di risposta e la sicurezza ai confini delle nazioni partner nell´Africa trans-sahariana. L´operazione è stata studiata per assistere i governi che perseguono il miglior controllo del proprio territorio, e per impedire che zone molto vaste divengano rifugi sicuri per i gruppi terroristici. Inoltre l´iniziativa aiuta le nazioni partecipanti a fermare il transito illegale di armi, merci e persone attraverso la regione...". Più propriamente, OEF-TS è la componente militare della più ambiziosa Trans Sahara Counter Initiative (TSCTI), il piano a lungo termine degli Stati Uniti d´America per "prevenire i conflitti" nella regione, "attraverso un´ampia gamma di strumenti politici, economici e per la sicurezza". Il TSCTI prevede al suo interno una "componente civile", in cui è importantissimo il ruolo di USAID, l´agenzia statunitense per la cooperazione allo sviluppo. Uno degli obiettivi chiave di Washington è infatti quello di centralizzare l´intervento "umanitario" in Africa con la conseguente sostituzione e/o emarginazione delle organizzazioni non governative e della società civile internazionale. Secondo quanto dichiarato al Congresso da Theresa Whelan (assistente per gli affari africani del Dipartimento della difesa), gli Stati Uniti d´America "hanno il dovere d´intervenire nel continente anche per contrastare le nuove gravi minacce rappresentate da Aids, malaria, tubercolosi e trasformazioni demografiche". Sempre secondo Theresa Whelan, il nuovo Comando militare Usa in Africa sarà composto da "esperti nel campo dell´intelligence, della diplomazia, della sanità e dell´aiuto umanitario, provenienti dal Dipartimento di Stato, dai Dipartimenti alla salute, ai servizi sociali e all´energia e da USAID. Il Comando coordinerà gruppi di addestramento, consulenza, affari civili, aiuto medico e veterinario. Esso farà da interfaccia con altre agenzie governative e gruppi umanitari non-governativi negli sforzi da portare avanti nel continente". La Trans Sahara Counter Initiative è stata implementata nel dicembre 2004, sostituendo la "Pan Sahel Initiative" (PSI), il programma Usa di addestramento ed equipaggiamento dei reparti d´intervento rapido di Mali, Mauritania, Niger e Ciad. Con la TSCTI, l´"aiuto globale" si è esteso ad i principali paesi produttori di petrolio dell´Africa settentrionale e occidentale (Algeria e Nigeria), ed a Marocco, Senegal, Tunisia e Ghana. Solo Burkina Faso e Libia, ad oggi, sono i paesi partner della Joint Task Force Aztec Silence rimasti fuori dalla TSCTI. All´iniziativa trans-sahariana sono stati destinati 31 milioni di dollari nel 2006, 82 milioni nel 2007, mentre è prevista una spesa di circa 100 milioni all´anno dal 2008 al 2013. A ciò si aggiungono i 1.300 milioni di dollari già approvati dal Congresso per l´anno 2009 per l´esecuzione di "programmi militari bilaterali" con i paesi africani e l´attivazione del nuovo comando Africom a Stoccarda. Gli Orion di Sigonella e la guerra ai Salafisti Che Sigonella potesse essere convertita nella "postazione avanzata" delle unità speciali "impegnate nella lotta contro il terrorismo", era stato anticipato nel maggio 2005 dal quotidiano spagnolo El Paìs. Intervistato sui programmi di ristrutturazione delle forze militari statunitensi in Europa, il solito generale James L. Jones rilasciava una dichiarazione sibillina: "Stiamo cercando una postazione a sud delle Alpi che si possa rivelare il luogo migliore per concentrare le nostre operazioni speciali ed agevolare le attività militari nell´area del Mediterraneo e in Medio Oriente". Il nome di Sigonella veniva fatto come una mera ipotesi congiuntamente ad alcune installazioni Usa in Spagna, nonostante due mesi prima il comandante Eucom avesse precisato in Senato che le forze speciali erano già operative a Sigonella in chiave africana. La notizia rimbalzava in Italia, ma il tenente di vascello Steve Curry, capo ufficio stampa della base di Sigonella, dichiarava al Corriere della Sera (3 maggio 2005) che "fino a questo momento non è stata comunicata alcuna disposizione circa l´eventuale variazione di attività della stazione aeronavale siciliana". La smentita era sufficiente perché la disinteressata classe politica italiana decretasse l´archiviazione del caso Sigonella-antiterrorismo. La Sicilia però era già direttamente coinvolta nelle scorribande militari degli Stati Uniti in terra d´Africa. Vere e proprie operazioni di guerra erano state lanciate dai centri di comando e dai velivoli di stanza a Sigonella sin dai mesi che avevano preceduto l´istituzionalizzazione della JTF Aztec Silence. Nell´autunno del 2003, ad esempio, il Pentagono aveva ricevuto l´autorizzazione a trasferire dalla Sicilia alcuni P-3 Orion presso l´aeroporto di Tamanrasset, nel sud dell´Algeria. Nel marzo del 2004 questi velivoli venivano utilizzati in una vasta operazione d´intelligence per individuare presunti "terroristi" algerini presenti in alcuni campi in Ciad. Gli stessi velivoli operavano qualche mese più tardi congiuntamente alle forze armate di Mali e Ciad in un´operazione contro il Gruppo Salafista per la Predicazione e il Combattimento (GSPC), organizzazione accusata da Washington di mantenere legami con al Qaeda. In una sua dichiarazione alla stampa (12 dicembre 2004), il Comando delle forze armate Usa in Europa affermava che "truppe di Ciad e Mali, con l´aiuto dei servizi segreti statunitensi e dei velivoli P-3 Orion dell´Us Navy, hanno ucciso 43 membri del GSPC al confine tra Algeria e Mali. Dopo questa missione, forze speciali Usa hanno iniziato l´addestramento di soldati di quattro paesi del Sahel, Niger, Mali, Ciad e Mauritania. I due mesi d´addestramento sono stati incentrati sulla logistica, le comunicazioni e le attività di tiro, pattugliamento e riconoscimento". African Connection Negli ultimi tempi è ulteriormente cresciuta la presenza in Africa di organismi, reparti e mezzi di stanza a Sigonella. Ufficiali del "Naval Criminal Investigative Service" (NCIS) del distaccamento presente nello scalo siciliano, sono impegnati nell´addestramento "in tecniche di sicurezza marittime e portuali", della "Africa Partnership Station" (APS), la forza multinazionale che gli Stati Uniti hanno promosso con paesi dell´Africa occidentale e centrale. Buona parte delle operazioni di rifornimento munizioni, carburante e materiali logistici delle unità impegnate in esercitazioni in ambito APS sono coordinate dal "Fleet and Industrial Supply Center" (FISC), il centro logistico delle forze navali del Comando europeo degli Stati Uniti istituito a Sigonella il 3 marzo 2005. Il centro ha assorbito le funzioni sino ad allora svolte dalle basi logistiche di Napoli, Londra, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, ed è l´unico FISC, insieme a quello giapponese di Yokosuka, esistente fuori dal territorio statunitense. Quando gli alti comandi di Eucom-Africom vogliono rafforzare i propri sistemi di telecomunicazione nelle regioni più "critiche" dell´Africa, vengono trasferiti nel continente le apparecchiature e gli uomini del Joint Maritime Ashore Support Team (JMAST) di Sigonella, l´unico centro mobile di comando, controllo, comunicazioni, computer e intelligence CI4 esistente in Europa. Il JMAST di Sigonella, ad esempio, ha operato da Monrovia (Liberia) per assicurare le comunicazioni e la copertura tattica aerea in occasione della visita del presidente Bush a sei paesi africani nel febbraio 2008. Ufficiali della "Combined Task Force 67 - CTF-67", hanno partecipato ad esercitazioni congiunte con le forze armate del Ghana (febbraio 2007), per "rafforzare la sicurezza marittima nel Golfo di Guinea". Il CTF-67 è il comando che sovrintende le operazioni delle forze aeree della Marina Usa nel Mediterraneo, trasferito da Napoli a Sigonella nell´ottobre 2004 proprio per rafforzare la sua proiezione nel continente africano. Tra il febbraio e il marzo 2008, il CTF-67 ha pure condotto dallo scalo aereo di Ikeja (Nigeria), l´esercitazione "Marittime Safari" a cui hanno partecipato unità aeronavali di Nigeria e Stati Uniti, compresi i P-3C Orion del "Patrol Squadron Sigonella". Sempre nell´ambito del rafforzamento della presenza militare Usa in Africa occidentale, nell´autunno 2007 un gruppo di Seabees (il Genio della Marina) di stanza in Sicilia, è stato trasferito a Brazzaville (Repubblica Democratica del Congo) per partecipare ad attività di addestramento delle forze armate locali e alla realizzazione di infrastrutture civili e militari. Artigli imperiali in Corno d´Africa Se per le attività belliche nello scacchiere nord-occidentale Eucom ha creato la Joint Force Aztec Silence, in Corno d´Africa, Mar Rosso e Golfo di Aden opera dal 2002 la "Combined Joint Task Force-Horn of Africa" (CJTF-HOA). Della CJTF-HOA fanno parte oltre 1.800 militari di esercito, marina ed aeronautica Usa, più i rappresentanti dei paesi membri della coalizione (Djibouti, Etiopia, Eritrea, Kenya, Uganda, Somalia, Sudan, Tanzania, Yemen, Seychelles, Isole Comore, Mauritius e Madagascar). I comandi e i centri operativi della task force sono stati insediati a Camp Lemonier, Djibouti, base destinata ad ospitare presto il comando di Africom, oggi a Stoccarda. A Camp Lemonier sono in corso alcune delle opere infrastrutturali più costose delle forze armate Usa (oltre 120 milioni di dollari nel 2007 per la realizzazione di piste e parcheggi aeroportuali, impianti elettrici e depositi carburanti). Ad esse non hanno fatto mancare il loro apporto i reparti di stanza a Sigonella, primi fra tutti i Seabees del Genio della Marina e l´"Esplosive Ordnance Disposal Mobile Unit 8" (EODMU8), il reparto speciale utilizzato per l´individuazione di esplosivi "nemici", la manutenzione di mine, armi convenzionali, chimiche e nucleari e la loro installazione a bordo di portaerei e sottomarini. EODMU8 opera senza interruzione a Djibouti dalla primavera del 2004 ed è intervenuto pure nell´addestramento di unità speciali "anti-terrorismo" dei paesi alleati Usa della regione. In particolare, il gruppo mobile di Sigonella ha operato a fianco delle forze armate di Etiopia e Kenya alla vigilia dell´attacco scatenato a fine 2006 contro le Corti Islamiche somale. Proprio in preparazione dell´intervento militare Usa in Somalia, dal maggio al novembre 2006 furono trasferiti dalla Virginia in Sicilia i reparti di volo del "Patrol Squadron 16 VP-16" (oggi in buona parte confluiti nel "Patrol Squadron Sigonella"). Ai P-3C Orion del VP-16 furono affidate le attività ISR in Corno d´Africa che permisero ai comandi statunitensi di individuare gli obiettivi e predisporre i piani per l´offensiva del gennaio 2007. Fu proprio da Djibouti che si alzarono in volo gli AC-130 dell´Us Air Force che bombardarono la zona di Ras Kamboni, nel sud della Somalia, massacrandone gli abitanti. In Spagna ed in Italia gli scali "hub" per le future missioni Usa Con le piene funzioni assunte da Africom l´1 ottobre 2008, crescerà ancora di più nel teatro europeo-mediterraneo il traffico aereo finalizzato al trasporto di reparti e mezzi statunitensi. Una sfida, quella rappresentata dalle missioni in Africa, che l´Air Mobility Command (AMC), l´alto comando Usa per la mobilità aerea, si trova ad affrontare dopo quella generata dalle guerre in Iraq ed Afghanistan. Secondo quanto pubblicato il 25 marzo 2008 dal quotidiano delle forze armate statunitensi, Stars and Stripes, per rispondere ai bisogni dell´istituendo comando per l´Africa sarà necessario che una parte del personale dell´Air Mobility Command presente in Gran Bretagna e Germania venga trasferito in alcune basi d´Italia, Spagna e Portogallo. Il colonnello Keith Keck, capo della divisione di pianificazione strategica di AMC, ha dichiarato che Eucom e il comando Us Air Forces "potrebbero deviare il traffico Africom dall´odierno scalo hub tedesco di Ramstein alle basi di Rota e Morón in Spagna, alla Naval Air Station di Sigonella e alla base aerea di Lajes, isola portoghese nell´Oceano Atlantico". La Sicilia sempre più avamposto di guerra. Dopo i velivoli senza pilota "Global Hawk" (arma strategica per le future campagne d´Africa), e il sofisticato e pericolosissimo sistema MUOS di telecomunicazione satellitare, l´isola si appresta a fare da base operativa per i grandi aerei da trasporto C-5 Galaxi, C-17 Globemaster e C-130 Hercules. Antonio Mazzeo, militante ecopacifista ed antimilitarista, impegnato in progetti di cooperazione allo sviluppo, ha pubblicato alcuni saggi sui temi della pace e della militarizzazione del territorio, sulla presenza mafiosa in Sicilia e sulle lotte internazionali a difesa dell´ambiente e dei diritti umani. È membro della Campagna per la smilitarizzazione della base di sigonella. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 17 ottobre 2008 - ore 10:49 altre info utili Sionismo, anti-sionismo, ebraismo, anti-semitismo. Termini differenti uniti da un denominatore comune: la disinformazione operata da media e politici asserviti alla propaganda della "Israel lobby". Confondere anti-sionismo e anti-semitismo è un errore linguistico e filologico, ancor prima che storico. Significa divulgare ignoranza e guerra, e far un torto allebraismo stesso. Infatti: "Non tutti gli ebrei sono sionisti, e i più devoti guardano con sospetto a questa ideologia" (1). Ma vediamo cosa ne pensano gli ebrei religiosi. Quali sono le differenze tra sionismo, anti-sionismo e a-sionismo? Risponde, dalle pagine di "Muri, lacrime e zatar" (2), il prof. Yacov Rabkin, docente di Storia ebraica e Storia della scienza alluniversità di Montreal. "Tra le diverse tendenze del sionismo, quella che ha avuto la prevalenza si prefiggeva quattro obiettivi: (a) trasformare lidentità ebraica transnazionale centrata sulla Torah in unidentità nazionale già comunemente diffusa in Europa; (b) sviluppare una nuova parlata basata sullebraico della Bibbia e dei rabbini; (c) trasferire gli ebrei dai loro paesi dorigine alla Palestina; (d) stabilire un controllo economico e politico sulla "nuova antica terra", utilizzando se necessario la forza. (...) antisionisti sono coloro che si oppongono a uno o più degli aspetti del progetto sionista, mentre coloro che si definiscono non-sionisti considerano semplicemente il sionismo come irrilevante". (...) Nei secoli XIX e XX, la secolarizzazione e il sionismo trasformarono profondamente molti ebrei, che abbandonarono le pratiche morali e rituali che lebraismo aveva sviluppat durante quasi due millenni. Alcuni ebrei, come ad esempio molti coloni della Cisgiordania, usano addirittura strumentalmente lebraismo per obiettivi prettamente legati alla militanza sionista. Considero dunque ebrei tradizionali tutti coloro che sono rimasti fedeli alla tradizione ebraica. Si tratta di un gruppo molto diversificato che include ashkenazi, sefarditi, ortodossi e riformisti, e addirittura alcuni ebrei che si considerano secolari, ma criticano il comportamento di Israele in quanto non ebreo". Cristiani sionisti. "Il sostegno massiccio verso lo Stato di Israele manifestato da milioni di cristiani che appoggiano il sionismo è apertamente motivato da una sola considerazione: che il ritorno degli ebrei alla Terra Santa sarà il preludio della loro accettazione di Cristo e, per coloro che non lo accetteranno, della loro distruzione materiale. (...) Per il predicatore evangelico americano Jerry Falwell, la creazione di Israele nel 1948 sarebbe levento storico più cruciale dai tempi dellascensione di Cristo al Padre e proverebbe che la seconda venuta di Cristo è vicina. Falwell dice che senza uno Stato di Israele in Terra Santa, non ci può essere il ritorno di Cristo né giudizio finale, né fine del mondo!. Tutti questi gruppi hanno garantito un sostegno politico e finanziario massiccio alle forze ultranazionalistiche della società israeliana. Dal loro punto di vista, la funzione principale dello Stato di Israele sarebbe quella di preparare la seconda venuta di Cristo ed elimiare lebraismo e chi lo professa. (...) Il sionismo costituisce la negazione dellebraismo tradizionale. Lo Stato di Israele è unentità politica che vuole assicurarsi la propria sopravvivenza. E chiaro che gli israeliani non condividono la visione messianica dei cristiani sionisti, ma li utilizzano pragmaticamente per ragioni tattiche". Israele e anti-semitismo. (...) Molti osservatori concordano nel ritenere che lantisemitismo si sia rafforzato in questi anni. I sionisti tendono a qualificare come antisemita qualsiasi critica al sionismo e qualsiasi tentativo di mettere in dubbi la legittimità dello Stato di Israele. (...) La tradizione ebraica considera la concentrazione degli ebrei in un unico posto come dannosa. Molti commentatori contemporanei pongono laccento su questo pericolo, sostenendo che lo Stato di Israele sia diventato lebreo tra le nazioni" nonché un paese pericolo per un ebreo. In unarea di accresciuta mobilità e comunicazione, il conflitto generato dalla creazione dello Stato di Israele minaccia oggi le comunità ebraiche della diaspura. La confusione tra ebraismo e sionismo, tra ebrei e Stato di Israele tende a incoraggiare lantisemitismo nel mondo. Labitudine dei leader israeliani di parlare e agire a nome del popolo ebraico incoraggia la confusione, il che non è per nulla innocente. Mettendo in pericolo gli ebrei nel mondo, lo Stato di Israele li incoraggia a trasferirsi in Israele, qualcosa di cui i sionisti hanno disperatamente bisogno per ridurre il pericolo demografico rappresentato dai palestinesi. (...) E bene ricordare che prima del 1948 furono gli stessi sonisti secolari anti-religiosi che fomentarono la violenza contro gli abitanti della Palestina, sia arabi sia ebrei osservanti del vecchio stile, i quali avevano trovato nel corso dei secoli un modus vivendi con i loro vicini non - ebrei". Resistenza ebraica al sionismo in Terra Santa. (...) Nel 1924, gli ebrei antisionisti furono sul punto di organizzare una delegazione per Londra allo scopo di chiedere la revoca della dichiarazione Balfour e la fine della colonizzazione sionista della Palestina. Il loro portavoce Jacob de Haan venne assassinato nel primo atto di terrorismo perpetrato dai sionisti in Terra Santa. Nel 1948, gli antisionisti si appellarono alle Nazioni Unite affinché li proteggesse dallaggressione sionista. Un rabbino antisionista fua nche membro del Gabinetto di Arafat. (...)". Ebrei antisionisti e la fine del conflitto israelo-palestinese. "Il Talmud racconta dei tre giuramenti che vennero pronunciati alla vigilia della dispersione di ciò che restava del popolo ebraico ai quattro angoli della terra: non ritornare in massa e in modo organizzato alla terra di Israele, non ribellarsi contro le nazioni e che le nazioni non avrebbero sottomesso Israele oltre misura. Questi giuramenti stanno anche alla base del dibattito sullaccettabilità ebraica delluso della forza. Il Talmud tratta del diritto individuale a insediarsi in Terra Santa, ma si esprime contro linsediamento collettivo. Molte fonti rabbiniche attraverso i secoli hanno interpretato questi giuramenti sostenendo che se anche tutte le nazioni dovessero incoraggiare gli ebrei a insediarsi nella terra di Israele, questi ultimi dovrebbero astenersi dal farlo, per timore di commettere altri peccati ed essere puniti con un esilio ancora più crudele. Questa interpretazione si trova al centro dellopposizione al sionismo da parte di molti rabbini allinizio del XX secolo. Diversi antisionisti appoggiano lidea di un unico Stato per tutti gli abitanti del territorio che si estende dal Giordano al Mediterraneo, perché i palestinesi che hanno sofferto per essere stati sradicati dalla loro terra siano compensati e vengano garantiti loro uguali diritti. Dopo tutto, questo è il modo di operare di molti paesi civilizzati, nei quali gli ebrei godono di eguali diritti". (1) Da "Muri, lacrime e zatar", Gianluca Solera, Nuova Dimensione, Venezia 2007, pag. 298. (2) op. cit .pagg. 298-311 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 17 ottobre 2008 - ore 10:47 energia Decisionismo energetico. Si snelliscono le procedure per centrali e rigassificatori. Tempi rapidi per costruire gli impianti. Lo Stato avrà più potere sugli enti locali Nucleare senza lungaggini di Walter Ricci Una procedura unica sul modello dello "one step licensing" per realizzare gli impianti nucleari, i rigassificatori e ricercare nuovi giacimenti di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma. Prende corpo in modo sempre più netto la strategia del governo per accelerare la realizzazione delle opere infrastrutturali necessarie all´Italia. A tracciarle è l´emendamento messo a punto dal ministero guidato da Claudio Scajola al ddl Sviluppo all´esame della commissione Attività produttive della Camera. Per il nucleare, spiega la proposta di modifica, la costruzione e l´esercizio degli impianti nucleari costituisce "attività di preminente interesse statale" soggetta ad autorizzazione unica anche se mitigata dalla necessaria intesa preventiva con la regione interessata. E "l´autorizzazione deve comprendere la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle opere, l´eventuale dichiarazione di inamovibilità e l´apposizione del vincolo preordinato all´esproprio dei b!eni in essa compresi". E soprattutto, chiarisce ancora il testo, "l´autorizzazione unica sostituisce ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atti di assenso e atti amministrativi comune denominati previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo a costruire ed esercire le infrastrutture in conformità del progetto approvato". Ma c´è dell´altro. A facilitare la realizzazione dei nuovi impianti c´è anche la previsione della possibilità di dichiarare nella delega al governo i siti "aree di interesse strategico nazionale" soggette a speciali forme di vigilanza e protezione e la possibilità del governo di esercitare un "potere sostitutivo" in caso di mancato raggiungimento delle intese con gli enti locali. Allo stesso modo sono state snellite le procedure per i rigassificatori e i permessi di ricerca per gli idrocarburi: nel primo caso il procedimento unico verrà rilasciato con decreto del ministero dello Sviluppo economico (di concerto con quello dell´Ambiente e d´intesa con la regione interessata) ma solo dopo una Valutazione di impatto ambientale (Via) e al massimo entro 300 giorni dalla presentazione dell´istanza. Inoltre, chiarisce ancora il provvedimento, le decisioni prese dalla conferenza dei servizi che portano una variazione al piano urbanistico rappresentano proposte di variante su cui si deve pronunciare il consiglio comunale entro 90 giorni, passati i quali viene considerata approvata. E lo stesso vale in caso di modifiche ai piani regolatori portuali. Nel secondo caso al procedimento unico partecipano Stato e Regione interessata mentre ai comuni va data comunicazione del rilascio dei permessi. Per ottenere l´autorizzazione alla perforazione o alla costruzione di !opere necessarie è necessaria una Via e il rilascio della concessione comporta per le infrastrutture considerata di pubblica utilità "variazione urbanistica". Insomma all´approvazione del provvedimento all´esame della Camera è prevista un´accelerazione delle procedure per autorizzare gli impianti che nel caso delle centrali nucleari si accompagnerà anche a una sorta di corsia privilegiata rispetto a possibili ricorsi presso la magistratura: nei giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa che potrebbero prolungare l´approvazione e la realizzazione delle opere, il criterio dovrà essere quello della celere prosecuzione delle procedure. Sempre riguardo alla delega in materia nucleare, l´emendamento del governo inserisce l´energia prodotta dall´atomo un diritto di precedenza al ritiro sul mercato. Quanto all´Agenzia per la sicurezza nucleare, il provvedimento chiarisce che sarà istituita presso il ministero dell´Ambiente, ma sarà ad ordinamento autonomo e ne faranno parte un presidente e quattro componenti, due dei quali designati dal ministero dello Sviluppo economico. A supporto dell´organo di vertice il personale di servizio non potrà superare le 300 unità di cui sicuramente 95 dall´Agenzia per la protezione dell´ambiente e 40 dall´Enea e sue partecipate. Rafforzata dal provvedimento anche la dotazione di personale assegnata al Ministero dello Sviluppo: 20 persone saranno al servizio del ministro Scajola sulla questione nucleare. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 17 ottobre 2008 - ore 09:38 E per finire la carrellata di oggi... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 17 ottobre 2008 - ore 09:36 OPA ostili - Ci sarebbe da ridere! Lo psiconano ha lanciato l’allarme per le aziende a rischio OPA. L’Offerta Pubblica di Acquisto, o OPA, è un’offerta finalizzata allacquisto di prodotti finanziari. Se l’azione di una società vale poco o nulla, lanciare un’OPA è conveniente, si offre una cifra superiore alla quotazione e si rastrellano le azioni sul mercato fino a raggiungere la maggioranza. L’azionista che preferisce l’uovo oggi alla (possibile) gallina domani può vendere le sue azioni (di solito lo fa) a chi ha lanciato l’OPA e incassare molto di più di quanto valgono. Per fare un esempio a caso, la Mediaset dello psiconano è a rischio OPA. Ieri il suo valore in Borsa era di 3,990 euro per azione. Il 41,11% in meno da inizio 2008. Da inizio 2007 Mediaset è scesa da 9,501 euro a 3,990. Se un anno fa per comprarla bisognava pagare 100, oggi costa circa 40. Un affarone. Un’OPA su Mediaset porterebbe numerosi vantaggi. La Presidenza del Consiglio e in futuro quella della Repubblica. Togliersi dalle balle Emilio Fede e Paolo Liguori e Clemente Mimun. Guadagnare un patrimonio grazie alla pubblicità incassata da Publitalia. Veline senza limiti. E non solo. Ci sarebbe vera informazione. Travaglio direttore del telegiornale. Saviano inviato speciale (e non emigrato all’estero). Dario Fo responsabile della cultura. Quanto costa liberarci dalla camicia di forza di Testa d’Asfalto? Poco, bisogna solo trovare chi ci mette i soldi. Ci sono tutti i presupposti per lanciare un’OPA. Ho bisogno di un partner industriale. La BBC per esempio. Io sono a disposizione per la comunicazione dell’asta pubblica. A una condizione: condividere e rendere pubblici palinsesto e conduttori prima dell’OPA. Aspetto una telefonata, un fax, una mail. Astenersi perditempo. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 17 ottobre 2008 - ore 09:34 Tagli spietati - Nature (GB) Mercoledì 15 Ottobre 2008 Nel tentativo di accelerare la sua arrancante economia, il governo italiano si concentra su obiettivi facili, ma sconsiderati. È un periodo buio e arrabbiato per i ricercatori in Italia, esposti ad un governo che mette in atto la sua strana filosofia per il taglio dei costi. La settimana scorsa, decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per manifestare la loro opposizione ad una proposta di legge volta a frenare la spesa pubblica. Se passa, come previsto, la legge provocherebbe il licenziamento di quasi 2000 ricercatori precari, che costituiscono l’ossatura degli istituti di ricerca italiani perennemente a corto di personale - e metà di essi sono già stati selezionati per posizioni a tempo indeterminato. Proprio durante la manifestazione dei ricercatori, il governo di centro-destra di Silvio Berlusconi, che è tornato al governo lo scorso maggio, ha deciso che i fondi di università e ricerca potrebbero essere usati per aiutare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha bersagliato le università. Ad agosto ha firmato un decreto che tagliava i fondi universitari del 10% e ha permesso di coprire solo una posiziona accademica vuota su cinque. Ha anche permesso alle università di trasformarsi in fondazioni private per ottenere introiti aggiuntivi. Dato il clima attuale, i rettori universitari ritengono che l’ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli ai fondi e che alla fine li costringerà a cancellare i corsi che non hanno grande valore commerciale, come gli studi classici o addirittura le scienze di base. La notizia è arrivata all’inizio delle vaca nze estive, ma le conseguenze sono state comprese pienamente solo ora - troppo tardi, visto che il decreto sta per essere trasformato in legge. Nel frattempo, il Ministro per l’educazione, l’università e la ricerca, Mariastella Gelmini, non si è espressa in merito a tutte le questioni relative al suo ministero tranne quella sulle scuole secondarie e ha permesso che decisioni governative consistenti e distruttive fossero eseguite senza fare alcuna obiezione. Ha rifiutato di incontrare i ricercatori e gli accademici per ascoltare le loro preoccupazioni o per spiegare loro le direttive che sembrano richiedere il loro sacrificio. Inoltre non ha neppure delegato un sottosegretario che si occupi di tali questioni al suo posto. Le organizzazioni scientifiche colpite dalla legge sono tuttavia state ricevute dall’ideatore della legge, Renato Brunetta, Ministro della pubblica amministrazione e innovazione. Brunetta ritiene che si possa fare ben poco per fermare o modificare la legge, anche se è ancora in discussione nei vari comitati e deve ancora essere votata in entrambe le camere. In un’intervista ad un quotidiano, Brunetta ha paragonato i ricercatori ai “capitani di ventura” [sic N.d.T.], mercenari avventurieri del rinascimento, dicendo che dar loro un lavoro permanente equivarrebbe quasi ad ucciderli. Ciò mistifica un problema che i ricercatori gli avevano spiegato: che la ricerca di base di un paese richiede un adeguato rapporto tra il personale permanente e quello precario, con i ricercatori precari (per lo più post-dottorati) che si spostano tra laboratori di ricerca permanenti, stabili e ben equipaggiati. In Italia, come hanno tentato di spiegare a Brunetta, questo rapporto è tutt’altro che adeguato. Il governo Berlusconi può anche ritenere che siano necessarie delle misure finanziare severe, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono avventati e poco lungimiranti. Il governo ha trattato la ricerca semplicemente come un’altra spesa da tagliare, quando invece dovrebbe essere considerata un investimento per costruire l’economia del sapere del ventunesimo secolo. In effetti l’Italia ha già sposato questo concetto aderendo alla Strategia di Lisbona 2000 dell’Unione Europea, in cui gli stati membri hanno promesso di aumentare i fondi di ricerca e sviluppo (R&D) fino al 3% del loro prodotto interno lordo. L’Italia, un paese del G8, ha una delle spese in R&D più basse del gruppo, essendo appena dell’1.1%, meno della metà di quanto spendono nazioni comparabili come la Francia e la Germania. Il governo non deve considerare solo i guadagni a breve termine attuati attraverso un sistema di decreti facilitato da ministri compiacenti. Se vuole preparare un futuro realistico per l’italia, come dovrebbe, il governo non dovrebbe riferirsi pigramente al passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 17 ottobre 2008 - ore 09:32 Malpensa, inquinato il bosco Unesco: pagano Sea e ministero‏ MILANO — Ci sono più idrocarburi nel bosco secolare, patrimonio dellUnesco, che nei terreni a fianco del casello più trafficato dellautostrada A1. Cinque volte di più. Per effetto dei gas inquinanti rilasciati dagli aerei in decollo dallaeroporto di «Malpensa 2000» sul vicino bosco, dove ora un albero su tre è malato e dovrebbe essere abbattuto, e dove 15 anni non basteranno a ripristinare larea dichiarata «riserva della biosfera» dallUnesco (529 al mondo). Per questo il Tribunale civile di Milano ha condannato il ministero dei Trasporti e la Sea (la spa controllata dal Comune che gestisce Linate e Malpensa) a indennizzare con 5 milioni di euro (tra capitale e interessi) la proprietà dei 210 ettari della tenuta «Cascina 3 Pini» tra Somma Lombardo e Vizzola Ticino. Tutto interna al Parco del Ticino, e confinante con le piste operative dal 1998 pur in assenza della «Valutazione di impatto ambientale » e con superamento dei parametri previsti dallapprovato piano regolatore generale dellaeroporto, la tenuta comprende, oltre al bosco di 174 ettari, anche aree a uso agricolo e alcune residenze anni 30. La proprietà puntava a valorizzare loasi naturalistica, ma sia loasi sia il valore commerciale della zona (stimato già nel 1992 in più di 14 miliardi di lire) sono stati pressoché azzerati — hanno lamentato gli avvocati della società Gianluc a Gariboldi e Bruno Gattai — «dallintollerabilità delle immissioni prodotte da Malpensa 2000». Il giudice della decima sezione, Bianca La Monica, ha affidato una consulenza tecnica dufficio al professor Pierluigi Genevini per verificare la quantità di idrocarburi presenti nel bosco, sugli alberi, nei terreni agricoli. E questo confronto con i suoli agrari a fianco del casello Milano-Sud dellautostrada A1, scelto apposta perché uno dei più importanti nodi del traffico automobilistico, ha avuto un esito choc: le dieci «trappole passive», sorta di gabbie che con pastiglie di carbone attivo «catturano» gli agenti inquinanti che precipitano su esse, hanno mostrato che «la concentrazione di idrocarburi totali sui campioni prelevati al casello autostradale era nettamente inferiore a quella registrata sui suoli» del bosco, al punto che il picco più elevato nel bosco è risultato quasi triplo del picco rilevato a fianco dellautostrada a Melegnano. Conferma «la correlazione tra linquinamento e il passaggio degli aerei» in decollo («una media di 148 al giorno») il fatto che linquinamento risulti minore in zone vegetali interessate solo dallatterraggio degli aerei anziché dal decollo; e in alcuni terreni seminativi posizionati 15 metri più in basso del bosco, in un punto che vede passare la rotta degli aerei «prima sul bosco e poi sui terreni agricoli: poiché laereo decollando si alza man mano di quota, genera così una maggiore dispersione di incombusti e quindi una minore ricaduta per unità di superficie» sui terreni agricoli. «In base ai dati del consulente tecnico», dunque, «è accertato» che il bosco, «che per posizione ambientale e assenza di traffico veicolare dovrebbe essere caratterizzato da concentrazioni di idrocarburi pressoché nulle, presenta» invece «valori elevati, addirittura pari a 4-5 volte quelli rilevati a lato del casello autostradale ». La conseguenza è che, diversamente ad esempio dal bosco della riserva «La Fagiana» che è più lontano da Malpensa e quindi «in buon se non eccellente stato vegetativo», nella «Cascina 3 Pini» gli alberi e le piante «praticamente sani (classe 1) sono scarsamente rappresentati», mentre nella "popolazione" verde «sono maggiormente rappresentati» gli alberi «che mostrano danno compreso tra il 50% e il 75% (classe 3), e quelli con danno fra il 75% e il 99% (classe 4)». Rimediare, a detta del perito del giudice, non sarà semplice: «rilevantissimi» sarebbero «i costi per labbattimento delle piante danneggiate, pari al 30% del patrimonio boschivo »; e «nemmeno 15 anni sarebbero sufficienti a garantirne il ripristino se lapporto di gas inquinanti non dovesse cessare». Luigi Ferrarella 16 ottobre 2008 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 17 ottobre 2008 - ore 09:30 News dalla Campania Per chi non avesse ancora letto le pagine locali dei quotidiani nazionali, riporto 3 articoli interessanti su quanto accaduto ieri in Regione intorno al piano rifiuti (per ora definito solo una "milestone"). Al (non) piano da ieri si è intrecciata anche la vicenda Rrom, ma a me pare una di quelle manovre per spostare il punto dattenzione e per creare tensioni sociali che a loro volta sposteranno ulteriormente il punto dattenzione (sono troppo complottista??). Notate come Ronghi (destra) e Gabriele (PRC) siano in sintonia, ma qui lideologia centra poco, parlano di "altro" (capisci a me!). La posizione di Ganapini continua ad essere ambigua, fumosa, (per me) pericolosa. E poi... possibile che per evidenziare che non si deve usare la parola "termovalorizzatore" distribuisca pagine dellAccademia della Crusca e non dica che lUnione Europea ci ha UFFICIALMENTE diffidato dallusare quella parola? Segnalo nel terzo degli articoli, verso la fine, una "sacrosanta" dichiarazione del nostro Mario Avoletto (Rete Campana Salute e Ambiente). Il quarto articoletto è preso da ilNapoli (rete e-Polis) ed evidenzia come il clima in questo paese si faccia sempre più "pesante" e come tendano a far diventare la Costituzione sempre più una lista di parole senza senso (andate e rileggervi gli art.17 e 18) e come prenda corpo la mia definizione di "Democrazia Dittatoriale" ... a quando lolio di ricino? O passeranno direttamente ai desaparecidos? Saluti Antonio Corriere del Mezzogiorno Il piano di Ganapini. Previsti quattro termovalorizzatori e un gassificatore dove bruciare le ecoballe stoccate da anni Rispunta «Sirenetta», il progetto dello scandalo La Regione vuol riproporre il controllo satellitare dei camion che scaricano rifiuti di Simona Brandolini NAPOLI — L’assessore regionale all’Ambiente, Walter Ganapini, distribuisce due pagine in cui l’Accademia della Crusca si pronuncia contro la parola termovalorizzatore in favore di inceneritore. Una battaglia che Ganapini conduce da anni. Arriva Bassolino e gli brucia la premessa. Parlando sempre e solo di termovalorizzatori. Quattro, a scanso di equivoci con governo, giornalisti e cittadini. Per la precisione: Acerra, Salerno, Napoli (Ponticelli) e Santa Maria la Fossa. Come la legge prescrive, «siamo abituati a rispettarla». Addirittura scavalcando a destra il premier, rilancia l’idea anticipata ieri da Ganapini di un quinto impianto: un gassificatore dove bruciare le ecoballe stoccate da anni tra Giugliano e Villa Literno. Il gassificatore piace alla giunta di Palazzo Santa Lucia. Plaude all’ipotesi l’assessore regionale all’Industria Andrea Cozzolino: «La realizzazione, come quinto impianto, di un gassificatore per smaltire le ecoballe accumulatesi in questi anni mi sembra la migliore scelta adottabile dal punto di vista tecnologico, industriale ed economico», dixit. Orbene, Ganapini, da ambientalista qual è, da tecnico che ha chiamato tecnici nella sua squadra (da Guido Viale a Gennaro Volpicelli) non ha, forse non può avere, le granitiche certezze del governatore. E pur affermando che «mai contro il governo», che «tutto quello che fa la Regione è aiutare Bertolaso », che «la legge parla chiaro e non esiste un quinto inceneritore», snocciola dati per dimostrare che in Campania due impianti bastano e avanzano. Sarà. Fatto sta che in pompa magna ieri governatore, assessore con la squadra dell’Ambiente al completo, hanno presentato l’aggiornamento del piano rifiuti. Che prevede tra le altre cose anche la razionalizzazione delle società miste comunali che gestiscono il ciclo e che saranno provincializzate. E un nuovo asset per la Recam che si occuperà delle 80 isole ecologiche disseminate in regione, ma vere e proprie cattedrali nel deserto. E per un gassificatore che spunta, c’è un progetto che ritorna: Sirenetta, che sta per essere trasferito dal commissariato alla Regione. Qualcuno lo ricorderà. Per gli smemorati è insieme al call center della Pan una delle vicende emblematiche su cui si è soffermata la commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, nonché la Corte dei conti. Nel 2001 la Rti Ericsson enterprise si è aggiudicata una gara da 9 milioni di euro per monitorare, via satellite, i camion che trasportano rifiuti. Con 9 milioni di euro si comprarono un migliaio di Gps di cui non v’è notizia ad oggi. «Ci vuole una bella faccia tosta a riproporre, nelle linee guida del piano regionale, le stesse identiche cose», tuona l’ex presidente della commissione d’inchiesta, deputato del Pdl, Paolo Russo. Che prosegue: «Nel 2006 la commissione parlamentare d’inchiesta, nella relazione finale sulla Campania mise nero su bianco e stigmatizzò con forza la spudorata manovra che aveva avuto come unico effetto quello di divorare altri soldi pubblici. Lo stesso fece l’ispettore del ministero delle Finanze, Natale Monsurrò. Come non denunciare che quegli aggeggi sono rimasti a prendere la polvere dentro i magazzini? Il contratto prevedeva la fornitura di 1000 apparecchi ma solo 500 automezzi sono stati dotati degli impianti di rilevamento». :: Repubblica - Napoli I rom smaltiranno i propri rifiuti Il ministro Maroni: cooperative di servizi per pulire Napoli di Roberto Fuccillo Dai nomadi al gassificatore. La questione rifiuti non smette di segnare novità sul tavolo della cronaca campana. L´ultima è firmata addirittura dal ministro dell´Interno. Roberto Maroni è stato ascoltato ieri presso il comitato per l´attuazione degli accordi di Schengen ed ha prodotto una notizia per Napoli, ovvero che i nomadi potrebbero essere coinvolti in un piano per la rimozione dei rifiuti. Il ministro ha parlato di alcune iniziative riguardanti l´avviamento professionale dei nomadi. Una delle finalità previste è che essi possano dar vita a cooperative di servizi. «C´è in corso - ha detto Maroni - un´iniziativa a Napoli nel campo dello smaltimento dei rifiuti e della raccolta differenziata. Il prefetto ha fatto un accordo con alcuni residenti nei campi nomadi che si sono impegnati ad attuare, attraverso appunto la costituzione di una cooperativa di servizi, un´attività parallela a quella del commissario Bertolaso per lo smaltimento dei rifiuti tossico-nocivi che ancora ci sono in giro per la Campania». In sostanza alle cooperative rom, nell´ambito della gestione dei campi, verrà affidato lo smaltimento dei rifiuti che essi stessi producono in maniera diretta. Si tratta per lo più di ingombranti quali materassi, armadi, frigoriferi, da portare nelle piazzole attrezzate. Se al Viminale guardano ai nomadi, a Palazzo Chigi l´aria è di soddisfazione. Un altro ministro, Mara Carfagna, va a un comizio a Bolzano, dove il 26 ottobre si vota, e si gioca in chiave elettorale una immagine una volta tanto positiva del binomio sud-Pdl: «Dopo 150 giorni di governo Berlusconi, Napoli sembra un´altra città». La Regione Campania invece prova a guardare al futuro del servizio rifiuti, magari senza entrare in collisione con la gestione governativa imposta dal decreto fino a tutto il dicembre 2009. Ieri l´assessore Walter Ganapini e il presidente Antonio Bassolino hanno presentato ufficialmente le elaborazioni della Regione sul tema. Non un piano, hanno tenuto entrambi a specificare, ma una «milestone», per dirla con Ganapini, ovvero uno strumento di lavoro, da sottoporre anche al sottosegretario Bertolaso. E Bassolino ci ha aggiunto che siamo pienamente dentro il decreto: «Abbiamo approvato dei criteri attuativi, come richiesto dal decreto stesso, che all´articolo 6/bis ci chiede di aggiornare il piano regionale. E lo abbiamo fatto sia per il periodo fino alla fine del 2009, dove andremo avanti in pieno concerto con il governo, sia per quello successivo», ovvero il periodo dal 2010 in poi in cui la piena potestà legislativa e governativa tornerà a Regione e Province. Insomma per Bassolino tutto è dentro i confini della legge e non c´è alcuna contraddizione. D´altro canto non ancora di piano si tratta, ma di linee programmatiche. Ciò non toglie che in queste linee Ganapini prevede vari scenari che comunque non comporterebbero più di due termovalorizzatori, Acerra e Salerno, mentre il decreto ne vuole quattro. Un nodo che andrà prima o poi sciolto. Ma forse la questione più cogente è quella dell´impianto destinato al solo smaltimento delle balle accumulate nella città-spazzatura fra Giugliano e Villa Literno. Qui la Regione pensa a un impianto di rigassificazione, laddove Berlusconi ha ipotizzato un quinto termovalorizzatore, peraltro non ancora inserito in nessun strumento legislativo. Forse il cambio di progetto in corsa non è cosa trascendentale. Però intanto provoca il litigio fra i Comuni. «Il sindaco di Villa Literno - dice Ganapini - ha un dialogo in fase avanzata su questo». Il contatto vedrebbe interessato il consorzio che già gestisce la discarica romana di Malagrotta. «Potremmo anche puntare sull´Enel, che ha le tecnologie più avanzate», aggiunge Ganapini. Peccato che a Giugliano non sono d´accordo: «Quella di Villa Literno mi sembra una fuga in avanti - dice il sindaco Giovanni Pianese - C´è già un protocollo di intesa tra il Comune di Giugliano ed il sottosegretariato all´emergenza rifiuti». É l´intesa raggiunta a luglio, con la quale Pianese aveva ottenuto l´assenso al suo progetto di un impianto a biogas. :: Corriere del Mezzogiorno Maroni: «netturbini» rom. Ronghi: pensi ai disoccupati Critici il leader autonomista e l’assessore Gabriele. Ma l’Opera nomadi è d’accordo: «Iniziativa utile» Fa discutere la proposta del ministro Maroni di utilizzare i nomadi per incentivare la raccolta differenziata di Fabrizio Geremicca NAPOLI — Poche frasi sui rom e scoppia la polemica. Ieri il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso di un’audizione al Comitato Schengen, ha annunciato che i nomadi a Napoli si occuperanno della raccolta differenziata. Precisamente, ha detto l’esponente leghista, «è in corso una iniziativa in quella città nel campo dello smaltimento dei rifiuti e della raccolta differenziata. Il prefetto ha stipulato un accordo con alcuni residenti nei campi nomadi, i quali, attraverso cooperative di servizi, si sono impegnati ad attuare un’attività parallela a quella del commissario Bertolaso per lo smaltimento dei rifiuti tossico - nocivi che ancora ci sono in Campania». Gli autonomisti Pochi minuti dopo che l’Ansa ha battuto il comunicato, arriva la replica del consigliere regionale e portavoce campano del Movimento politico per le autonomie, Salvatore Ronghi. «Affermazioni sconvolgenti», dice. «Invito tutti i disoccupati napoletani, i partecipanti al progetto Isola e tutti coloro i quali hanno partecipato alla formazione per la raccolta differenziata a chiedere al prefetto di essere inseriti nella cooperativa, rinunciando alla cittadinanza italiana e dichiarandosi nomadi». L’ex esponente della destra sociale soffia sul fuoco e pare prefigurare una guerra tra poveri: i nomadi contro i senzalavoro e gli ex lavoratori socialmente utili, per spartirsi il reddito che potrebbe nascere qualora, finalmente, in tutti i comuni della Campania si effettuasse una raccolta differenziata porta a porta degna di tale nome. L’assessore Contro il ministro si schiera anche Corrado Gabriele, l’assessore alla Formazione ed all’Istruzione della Regione Campania, che è politicamente vicino proprio ad alcune delle liste dei disoccupati coinvolte nel progetto Isola. «Non mi pare una grande idea, quella del ministro — dice — Le politiche di accoglienza verso i rom passano attraverso l’adeguamento dei campi e le strategie di inclusione scolastica. Sono altri i soggetti che, da oggi, potrebbero essere validamente impiegati nella raccolta differenziata, avendo effettuato una formazione finalizzata proprio a questo scopo». Le parole del ministro dell’Interno non suscitano entusiasmo neppure negli uffici della Prefettura di Napoli. Dove, infatti, i più stretti collaboratori di Alessandro Pansa si affrettano a precisare, a puntualizzare, a mettere i puntini sulle i. «Attenzione — dicono — il progetto della prefettura verte essenzialmente sulla possibilità di impiegare i rom nella raccolta differenziata dei rifiuti prodotti dagli stessi campi nei quali vivono. Non è una iniziativa per utilizzarli ovunque nella differenziata. In ogni caso il progetto coinvolgerà solo i nomadi che vivono nei campi autorizzati, certo non quelli che si sono insediati negli accampamenti abusivi». La prefettura Di più non trapela dagli uffici del palazzo di governo, dove, anzi, c’è chi si spinge a commentare: «Dopo questa uscita pubblica di Maroni e la eco distorta che provocherà sui giornali, rischia di essere travolto un progetto positivo ed utile, ancora in fase di definizione». Dall’entourage del sottosegretario ai rifiuti Guido Bertolaso, poi, altri colpi di freno. «L’ipotesi che assoociazioni e cooperative possano conferire direttamente i materiali differenziati alle piattaforme ecologiche, in cambio di un compenso, è prevista dal decreto che avrebbe dovuto essere approvato la scorsa settimana ed è slittato», dicono i collaboratori del capo della Protezione civile. «In ogni caso — aggiungono — è da escludere che i rom possano raccogliere anche i rifiuti speciali e nocivi. Solo carta, plastica, alluminio». Mario Avoletto, della Rete campana salute e ambiente, tra le realtà più attente all’esigenza di differenziare i rifiuti, legge con stupore le affermazioni di Maroni. Dice: «Rom nella raccolta differenziata? Il governo di cui il ministro è autorevole esponente ha varato un piano criminale, che prevede cinque inceneritori in Campania, per cui rischia di rimanere ben poco da differenziare». Aggiunge: «Per la differenziata sono già in fase di formazione oltre tremila disoccupati del progetto Isola. Se poi fosse davvero intenzione dell’esecutivo di incentivarla in Campania, ci sarebbe lavoro anche per altri, rom compresi. Ripeto, però: cinque inceneritori programmati smentiscono nei fatti che il governo punti alla politica del riciclo». L’Opera nomadi Del progetto richiamato ieri da Maroni è assolutamente all’oscuro l’Opera Nomadi, una delle associazioni cittadine maggiormente impegnate sul terreno dell’assistenza nei confronti delle comunità dei rom che vivono in Campania. «Mi sono giunte voci, ma non siamo stati coinvolti», dice Carla Volpe, responsabile per l’associazione delle iniziative riguardanti la scolarizzazione. «Non è sbagliato — aggiunge — che i rom possano costituire cooperative e svolgere servizi. Naturalmente, sarebbe utile impiegarli nei lavori che svolgono già. Penso, per esempio, alla raccolta del ferro o dell’alluminio, che potrebbero essere portati ai luoghi di riciclo». A Napoli sono 2.700 i rom censiti dal prefetto. La metà circa di quelli del 2007. :: COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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