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Ciao a tutti! Questo blog è nato per scherzo, ma ho visto, anzi, abbiamo notato la necessità di aprire in questo sito, in questa sezione (quella dei blog), uno spazio di (contro)informazione, discussione e confronto su determinate tematiche, fatti a nostro avviso più o meno gravi, e fatti positivi che vengono volutamente taciuti per preferire, anzichè il bene comune cui la politica dovrebbe mirare,l’interesse di pochi. Il governo Berlusconi ne è la conferma eclatante, e da poco meno lo era il governo precedente.
Questo blog supporta la lista civica nazionale "Per il Bene Comune".

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Per motivi burocratici le donazioni non sono ancora possibili attraverso queste coordinate. A breve provvederò a linkare le coordinate giuste comunicatemi dal Dr. Montanari.

Per informazioni sul movimento in provincia di Vicenza contattate il 3932349498.
Se non rispondo subito vuol dire che non posso. Abbiate cura di lasciare un messaggio in segreteria, specificando il motivo della chiamata. Se non volete lasciare un messaggio in segreteria mandate un sms. Se non volete mandare un sms... esistono anche gli spritz-speedy!
P.S.: Questo blog non è ambientalista, nè di sinistra. é uno spazio dove vengono riportate informazioni che TV e giornali non riportano! Quindi si evitino commenti dettati da conclusioni affrettate e non da approfondimenti, i quali verranno risposti in un primo momento, quindi cancellati.

NO AL NUCLEARE!!!


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SONDAGGIO: INCENERITORI: CHE NE SAPETE?


Cosa sapete, o credete di sapere, degli inceneritori?



Non m’’interessa
sono l’’unica soluzione possibile, ma il riciclaggio è meglio
Sono l’’unica soluzione possibile, e oltretutto sono vantaggiosi, producendo energia elettrica e teleriscaldamento
Sono solo uno spreco di energia e risorse
Sono uno spreco di energia e risorse oltre al fatto che la cenere va riallocata nelle discariche
Cenere e posto per queste ultime, fumi e diossine, acqua, energia, materie prime riutilizzabili, multe dall’’UE, cip6. Cosa valorizzano, di grazia?

( solo gli utenti registrati possono votare )

giovedì 25 settembre 2008 - ore 00:41


La Parentopoli siciliana tra assunzioni e gratifiche
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Col governatore Lombardo continua il "banchetto" di Cuffaro
I casi di Schifani e Alfano.
E ogni assessore ha 25 collaboratori...
di ATTILIO BOLZONI

PALERMO - E’ anche peggio di quando Totò spartiva il bottino fra i suoi clienti. Duecento euro a chi allevava una capra "girgentana" (agrigentina) e 500 a chi accudiva in giardino un asino pantesco (di Pantelleria), un contributo "per la lotta mondiale contro l’inquinamento" a chi viaggiava in nave, 12 euro per ogni chilo di manna tirata giù dall’albero. L’ultimo assalto alla Regione è più sfacciato. Ci sono di mezzo i parenti.

Tanti. E’ così che don Raffaele sta già oscurando la fama del suo predecessore sopraffatto da una velenosa guantiera di cannoli.

E’ un arrembaggio. Più fratelli e cugini e più figli. E più n ipoti e più compari. Non c’è più soltanto Palermo (dove Cuffaro ha il suo quartiere generale) ma c’è anche Catania (dove il boss dei boss è Lombardo) e - chissà come - in Sicilia ci saranno pure più soldi. Quelle che tecnicamente vengono definite le "risorse della nuova programmazione" sono in sostanza 6 miliardi e mezzo di euro che pioveranno sull’isola da qui alla primavera del 2013. Alla Regione si preparano a un altro grande banchetto. Con un condottiero che pubblicamente promette rigore e regole ma poi fa sempre finta di niente.

A parole annuncia rivoluzioni nella spaventosa macchina burocratica e intanto lascia i soliti noti ai loro posti, giura di ridurre da 26 a 12 le società regionali e invece non taglia mai nulla, in nome della trasparenza sceglie come assessori due noti magistrati e poi però il suo governo scivola ancora nella vergogna dei familiari più intimi assunti per chiamata diretta. Alla muta muta - zitto zitto come si dice in Sicilia - Raffaele Lombardo è in corsa per battere tutti i record nella Sicilia delle abbuffate.

Nella Regione che per la sua Sanità spende 8,5 miliardi di euro (il 30% in più della Finlandia, ha fatto notare a luglio la Corte dei Conti) tutto è come prima e più sconcio di prima. A pochi mesi dalla sua incoronazione il nuovo governatore sembra stia diventando un altro Cuffaro più smoderato di Cuffaro. Lo scandalo è diventato scandalo con Giuliana, la figlia di Giovanni Ilarda, il giudice che don Raffaele ha messo all’assessorato al Personale. Ma la lista di quei cognomi eccellenti assunti in Regione è infinita. Quelli che hanno una parentela molto stretta e gli altri, cognati, nuore, ex autisti, ex deputati "trombati".

Si comincia con Piero Cammarata, primogenito di Diego, sindaco di Palermo, e si finisce con una Misuraca (parlamentare di Forza Italia) e uno Scoma (assessore di Lombardo), con un Davola (ex autista di Gianfranco Micciché) e con un Mineo (figlio di un deputato regionale). Quasi tutti sono negli staff degli assessori. Come Rosanna Schifani, sorella di Renato, presidente del Senato della Repubblica. Era già dipendente della Regione, assunta per concorso nel ’91, poi è stata "chiamata" dall’assessore alla Famiglia Francesco Scoma. O come Viviana Buscaglia, cugina del ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano. La signora, un’"esterna", è nello staff dell’assessore all’Agricoltura Giovanni La Via. L’elenco di chi si piazza lì dentro con un cognome che conta mese dopo mese è sempre lungo.

Ogni assessore può avere 25 collaboratori fra segreteria particolare e segreteria tecnica, un terzo di loro arriva da fuori l’amministrazione. Così fan tutti. Pagando ciascuno degli 8 prescelti come dirigente 41.807 euro lordi più un’indennità di 7.747 euro e un’altra di 23.500. Come minimo, i fortunati che entrano in uno staff, portano a casa 70 mila euro. Gli uffici di gabinetto si trasformano in vere e proprie segreterie politiche.

Come quella dell’assessore ai Beni Culturali Antonello Antinoro dell’Udc. Ha chiamato vicino a sé: Giovanni Antinoro (non parente) che era l’autista di Cuffaro; Domenico Di Carlo, segretario del braccio destro di Cuffaro, Saverio Romano; Vito Raso, amico di Cuffaro; Gianni Borrelli, ex candidato Udc amico di Cuffaro e dello stesso assessore Antinoro. Lo chiamano staff ma è una tribù.

Rispetto a tutti gli altri 21 mila dipendenti regionali quelli degli staff non firmano il cartellino, hanno un rapporto solo con il loro capo - l’assessore - e tanto per gradire per gli interni un’altra indennità annua dai 7 ai 15 mila euro.

E se nei "felicissimi" di Totò Cuffaro sembrava che non ci fossero limiti al limite, l’esordio come governatore di don Raffaele è stato segnato da nuovi aumenti per 72 onorevoli su 90. Il parlamento ha voluto altre tre commissioni, altri "gettoni", altri incarichi e gratifiche da aggiungere ai 19 mila euro lordi di stipendio per ogni parlamentare. Totale delle spese in più per le tre nuove commissioni: 200 mila euro. Nelle stesse settimane del bonus per gli onorevoli, tutti i dirigenti dei vari assessorati sono stati valutati e promossi. Il minimo in "pagella" era un punteggio di 70, tutti sono andati oltre il 90. Dai 3 ai 15 mila euro in più per ogni burocrate.

"Il mio governo è già impegnato a tagliare gli sprechi", aveva solennemente giurato don Raffaele nel giorno del suo insediamento.

Numeri e nomi raccontano come sono andate le cose. A giugno il governatore aveva proclamato che avrebbe finalmente messo mano alle 25 società collegate alla Regione, 3.546 precari poi stabilizzati e in pratica tutti amici di amici, un bel po’ di altri parenti di eccellenti siciliani, tutti entrati senza concorso. A luglio e a settembre ha ripetuto il proclama. Le 25 società sono sempre lì, una dependance della Regione Sicilia che conta quasi gli stessi impiegati che ha la Regione Lombardia.

Sulla carta si occupano di tutto. Trasporti. Informatizzazione. Patrimonio artistico. Qualche mese fa una società ha pubblicato un avviso per comunicare l’assunzione da parte di un’altra società di 38 ingegneri. Il nome dell’altra società è stato tenuto segreto "per motivi di privacy". Poi si è scoperto che era la Sicilia e-innovazione, una struttura che gestisce almeno 300 milioni di fondi europei e statali. Ma Lombardo non prende decisioni. Parla, parla ma non si mette mai contro nessuno. Immobile come una statua, assiste alle scorrerie nel gorgo di Palermo.


("La Repubblica" 24 settembre 2008)

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giovedì 25 settembre 2008 - ore 00:39


PROGETTO LUCE AL TIBET - ASSOCIAZIONE SIDARE onlus
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cari amici,
la mia amica Ombretta Ciscato, presidente dell’Associazione Sidare con sede a Pianezze (VIcenza), è da tre mesi a Bir un paesino dell’Himachal Pradesh (Nord India) dove vivono i profughi del TIbet. Oltre ad adozioni a distanza di bambini, che consentono ai piccoli di continuare gli studi ricevendo cibo e scolarizzazione, Ombretta sta realizzando con le donazioni che ha ricevuto in Italia prima di partire, un progetto che porta luce ai tibetani.
"In questo villaggio dove sono non c’è illuminazione per le strade
- scrive via email Ombretta -, appena va via il sole tutti si chiudono in casa, verso le 7 di sera qui’ la vita e solo dentro le case ed i monasteri...
Mettero’ delle luci ad energia solare per le vie di questo pacifico villaggio, cosi’ i nostri amici tibetani quando vanno al tempio la mattina presto non cadranno più al buio rompendosi gambe o braccia, come e’ gia’ successo!!! Queste luci non avranno bisogno di nessuna manutenzione e durano tantissimi anni! Tutti i tibetani del villaggio sono entusiasti di questo progetto sopratutto gli anziani e i giovani che possono stare fuori dopo cena a fare due chiacchiere tra loro!!"
Chi vuole sostenere l’iniziativa o contattare l’associazione può farlo liberamente
Ass. SIDARE via Libertà 3 - 36060 Pianezze (VI)
e-mail: sidareonlus@libero.it
Cell. 347 2745272 Fax 0424 780780
Codice Fiscale 91030240245
C/C presso Banca Popolare di Marostica filiale di Pianezze
IBAN: IT 14 P 05572 47920 0841015431
Fate girare questa mail a tutti i vostri amici. grazie.
Fulvia

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giovedì 25 settembre 2008 - ore 00:33


Cari vicentini, sapevate che…
(categoria: " Vita Quotidiana ")


1. Per legge negli Stati Uniti non si possono costruire basi militari vicino ai centri abitati?

2. Il 41% delle spese di stazionamento dei militari USA e’ a carico dello Stato Italiano?
... E che gli italiani hanno pagato, nell’anno 2004, 27.500 euro per ogni militare statunitense operante in italia?
...e che per i militari USA del Dal Molin la spesa annua per lo stato italiano sarà un ulteriore esborso pari a circa 44 milioni di euro?

3. In caso di allarme le forze di polizia e dell’arma dei carabinieri italiani hanno l’obbligo di fornire protezione alla caserma americana (e non viceversa)?
... e finché saranno impegnati a proteggere loro
... chi proteggerà noi vicentini?

4. Ad Aviano le case, un tempo abitate dai militari usa, sono da 10 anni sfitte perché con la ristrutturazione della base hanno costruito i proprio alloggi all’interno della caserma?

5. I costi relativi all’energia elettrica saranno pari a 9 milioni di euro, divisi in 8.370.000 a carico di aim (cioè dei vicentini) e 630.000 a carico degli USA?

6. Le caserme statunitensi sono considerate ad alto rischio di attacco chimico e per questo motivo sono provviste di stanze di decontaminazione? Ma in caso di attacco chimico… i vicentini, sprovvisti di stanze di decontaminazione… cosa faranno?

7. Le basi statunitensi sorgono su terreni di proprietà dello stato italiano e gli americani godono di particolari vantaggi, quali l’esenzione del pagamento dell’ici, dell’iva, delle tasse su servizi e forniture, delle accise, della facilità di utilizzo di determinate frequenze?

8. Per la Ederle 2 gli USA hanno chiesto la disponibilità per un consumo di acqua pari a quello di ¼ della popolazione di Vicenza?
E che i pozzi che aim deve costruire loro costeranno 35.000 euro a carico di noi vicentini?
E che poi potranno estrarre direttamente la nostra acqua togliendo risorse a Vicenza, Padova e Rovigo?

E dopo avere risposto a tutte queste domande rispondete a quest’ultima:

Sapevate che il 5 ottobre per la prima volta da quando si parla della nuova caserma americana viene chiesto a tutti voi cosa ne pensate?

E che potete utilizzare lo strumento democratico della consultazione popolare per dire la vostra?

CONTRO LA BASE VOTA SI

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giovedì 25 settembre 2008 - ore 00:28


Libertà By Bruno Bozzetto
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Link alla libertà

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giovedì 25 settembre 2008 - ore 00:24


Senza parole...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


È andato fino a Bruxelles per convincerli. Il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi, è disperato. L’Unione Europea vuole inquinare meno, ma a noi italiani non ci passa nemmeno per la testa. Così, è partito nella sua assurda missione diplomatica, per convincere gli europarlamentari italiani a fare fronte comune e sperare che la Commissione Ue ci conceda un compromesso sul pacchetto “energia-cambiamenti climatici”.

La Commissione, infatti, in linea con gli obiettivi fissati dal Consiglio europeo, ha messo a punto una serie di proposte legislative per la riduzione dei gas-serra e l’aumento delle energie rinnovabili. Nulla di sconvolgente, si capisce, ma una saggia risposta all’emergenza che nessuno può più negare: l’obiettivo è quello di ridurre del 20 per cento le emissioni inquinanti, di portare al 20 per cento la quota di energie rinnovabili e di migliorare del 20 per cento l’efficienza energetica. Tutto questo entro il 2020, da cui il nome dell’accordo «20-20-20».

Ma a noi della salute nostra e della Terra, non ce ne importa, a noi sta a cuore «l’interesse nazionale». Ovvero, nell’accezione di Ronchi, lo stato dell’industria italiana. Siamo in crisi, e non possiamo permetterci di spendere soldi per tutelare l’ambiente. Per questo siamo gli unici die 27 paesi membri dell’Unione Europea ad aver chiesto una revisione dell’accordo. Certo, messi come siamo, raggiungere gli obiettivi europei per noi è una fatica, visto che, per intenderci la nostra quota di energia rinnovabile è al 5,2%.

Ronchi va a pietire di essere graziato perché con quei parametri rischiamo di perdere «competitività». L’Europa finora è stata intransigente, ma il ministro Ronchi ci prova comunque: il 3 ottobre sarà a Parigi, il 6 a Varsavia e Berlino, l’8 tornerà a Bruxelles insieme al presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

Da "L’unità"

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lunedì 15 settembre 2008 - ore 11:35


Nilin, un villaggio palestinese nel regno del terrore
(categoria: " Vita Quotidiana ")


di Jonathan Cook
Countercurrents.org, 2 settembre 2008

Nilin – La finestra attraverso cui Salam Amira, 16 anni, ha ripreso il momento in cui un soldato israeliano ha sparato da breve distanza a un detenuto palestinese ammanettato e bendato ha un grosso buco al centro con delle crepe che si diramano in tutte le direzioni.

“Da quando il mio video è stato trasmesso, i soldati sparano alla nostra casa in ogni momento”, dice. Le finestre danneggiate e in frantumi sulla facciata dell’edificio confermano il racconto. “Quando lasciamo le finestre aperte, sparano anche dei gas lacrimogeni all’interno”.

La sua casa dà sul posto di blocco stradale israeliano che controlla la sola via d’accesso al villaggio di Nilin, situato di poco all’interno della Cisgiordania, a metà strada tra Gerusalemme e Tel Aviv. È stato qui che Ashraf Abu Rahma, 27 anni, è stato sparato a un piede, a luglio, con un proiettile di gomma per ordine del comandante di un reggimento israeliano.

Il trattamento ricevuto dalla famiglia è in aperto contrasto con la benevolenza mostrata nei confronti del soldato coinvolto nell’incidente e del suo comandante.

B’Tselem, un’organizzazione israeliana per i diritti umani, ha accusato l’esercito israeliano di essersi “vendicato” per il fatto che la ragazza abbia mostrato le azioni compiute dalle sue forze armate in Cisgiordania.

Probabilmente (l’esercito) spera anche di dissuadere altre famiglie dal diffondere simili prove della brutalità dei militari, specie da quando B’Tselem ha iniziato a distribuire decine di videocamere ai palestinesi della Cisgiordania.

Le scene riprese in video di coloni incappucciati che attaccano degli agricoltori palestinesi nei pressi di Hebron, all’inizio dell’estate, hanno scioccato molti.

Da maggio, quando i suoi 4.700 abitanti hanno iniziato una campagna di manifestazioni perlopiù non-violente per fermare la costruzione del muro di separazione israeliano sulle loro terre, il villaggio di Nilin è stato il centro delle azioni dell’esercito israeliano.

Quando il Muro sarà completato, il villaggio verrà tagliato fuori dal 40 per cento dei suoi restanti terreni agricoli, che saranno di fatto annessi a sei colonie ebraiche che circondano Nilin. Gli insediamenti sono tutti illegali dal punto di vista del diritto internazionale.

Più volte alla settimana gli abitanti del villaggio, insieme a un piccolo numero di sostenitori israeliani e stranieri, si riuniscono nei campi di ulivi in cui i bulldozer stanno devastando i terreni per fare strada al Muro.

La popolazione di Nilin ha tentato diverse forme di protesta non-violenta, compresa una preghiera sul tracciato dei pesanti mezzi, usando specchi per riflettere la luce solare contro i lavoratori, suonando pentole e tegami, e piazzando rocce durante la notte sulla strada dei bulldozer.

L’esercito ha risposto con gas lacrimogeni e granate assordanti, così come - in un’occasione - con proiettili in acciaio rivestiti di gomma e munizioni a salve. Il mese scorso si è saputo che Israele stava sperimentando un nuovo metodo di dispersione della folla chiamato “skunk”, che comprende il lancio di un liquido maleodorante contro i manifestanti.

Nelle ultime settimane, i militari hanno ucciso due giovani, compreso uno, Ahmed Moussa, di dieci anni. L’esercito ha dichiarato che stava lanciando pietre. L’autopsia ha rivelato che era stato colpito alla testa da un proiettile sparato da un fucile M-16.

Questa settimana un soldato ha sparato tre proiettili di gomma da breve distanza ad Awad Surur, un uomo mentalmente disabile, mentre tentava di impedire l’arresto del fratello. Due proiettili sono penetrati nel suo cranio, secondo B’Tselem, che ha denunciato l’esercito per “grilletto-.facile” e crescente “imprudenza”.

I familiari di Salam, come molti altri del villaggio, portano le ferite derivanti dall’aver partecipato alle proteste. La maggior parte dei suoi cinque fratelli è stata colpita da proiettili di gomma, così come suo padre, Jamal Amira, di 53 anni. L’esercito ha bloccato l’accesso al villaggio diverse volte e, secondo i residenti, ha percosso e terrorizzato i suoi abitanti.

Amira è tra gli almeno cento agricoltori i cui mezzi di sussistenza verranno devastati dal Muro. Perderà tutti i 14 ettari della sua terra, i campi su cui i suoi antenati si sono guadagnati da vivere allevando ulivi, cocomeri, melanzane e pomodori.

Ma il filmato di cinque minuti di Salam sull’incidente al posto di blocco, ripreso durante un coprifuoco di quattro giorni imposto sul villaggio, ha soltanto intensificato i problemi della famiglia.

Tre giorni dopo che il video era stato diffuso, l’esercito ha arrestato suo padre nel corso di una manifestazione pacifica. Egli è stato l’unico fermato dopo che l’esercito ha dichiarato che i dimostranti erano entrati in una zona militare con accesso vietato. Amira è stato accusato anche della aggressione di un soldato.

È stato trattenuto per tre settimane e mezzo prima che un giudice militare israeliano respingesse la richiesta dell’esercito di rimetterlo in carcere fino al processo, per altri tre mesi.

Con un avvertimento quasi senza precedenti all’accusa, il giudice ha contestato la tesi dell’esercito, dicendo che non poteva trovare alcuna prova dell’aggressione. (Il giudice) ha chiesto anche perché il padre di Salam fosse stato selezionato tra tutti i dimostranti.

L’avvocato di Amira, Gabi Laski, ha detto che la decisione ha confermato “la nostra rivendicazione preliminare secondo cui l’arresto è stata una vendetta e una punizione per il video ripreso dalla ragazza”.

Ciò nonostante, Amira deve ancora affrontare un processo militare. Un rapporto dell’organizzazione per i diritti umani Yesh Din dello scorso anno ha riscontrato che soltanto nello 0,25 per cento dei casi uditi nei tribunali militari l’accusato è stato dichiarato innocente. Anche in caso di proscioglimento, ci si aspetta che Amira faccia fronte ai costi legali che ammontano a circa 10 mila dollari Usa, una somma che la famiglia dice di non poter pagare.

Al contrario, i due soldati responsabili di aver sparato al detenuto al posto di blocco sono stati ripresi, con l’accusa minore di “condotta disdicevole”. E non affronteranno un processo penale. B’Tselem ha definito la decisione “vergognosa”.

Secondo il gruppo legale Associazione per i diritti civili in Israele (Acri), la punizione in base alla legge israeliane per abusi aggravati su un detenuto è di sette anni di carcere. Gli avvocati dell’Acri hanno avanzato un’istanza sostenendo che la pena indulgente “trasmette agli ufficiali e agli altri soldati un messaggio estremamente grave di disprezzo per la vita umana”.

Il colonnello Omri Borberg, il comandante che ha dato l’ordine di sparare ad Abu Rahma, ha dato le dimissioni, ma è stato immediatamente spostato per vie traverse a un posto di rilievo in un’altra unità. In un attestato di solidarietà, Gabi Ashkenazi, il capo delle forze armate, ha dichiarato che il colonnello Borberg può essere reintegrato in una posizione di comando.

Nel frattempo, gli abitanti del villaggio dicono che il comportamento dell’esercito non li dissuaderà dal protestare, né li spingerà a rinunciare al loro impegno per la non-violenza.

Salah Hawaja, uno degli organizzatori delle proteste, ha detto: “Quando abbiamo dato il via alle nostre manifestazioni, sono arrivati forse 50 soldati. Ora ce ne sono centinaia stazionati in maniera permanente nella zona. Israele ci sta trattando come una importante zona di guerra, nonostante stiamo usando la non-violenza”.

“La popolazione di Nilin ha capito che la maniera migliore per fermare i piani israeliani per sottrarci la nostra terra e lasciarci in un ghetto è la non-violenza”, ha dichiarato Hawaja.

“Dobbiamo mostrare al mondo chi è l’occupante e chi l’occupato. Israele comprende quanto ciò sia pericoloso, ed è la ragione per cui sta usando così tanto la forza contro di noi”.

(Traduzione di carlo M. Miele per Osservatorio Iraq)

*Jonathan Cook è uno scrittore e giornalista britannico che vive a Nazareth



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lunedì 15 settembre 2008 - ore 11:12


tutti al mare, a mostrar le chiappe... poco importa se torniamo fluorescenti!
(categoria: " Vita Quotidiana ")



AMBIENTE
11/9/2008 - BOMBA A OROLOGERIA
In cantina una piccola Cernobyl

Molise, perdite radioattive dai bidoni abbandonati in un vecchio palazzo
GIANNI LANNES
CAMPOBASSO
Benvenuti in Molise, in provincia di Campobasso, a un passo dal mare Adriatico, dove è conficcata una bomba a orologeria radioattiva. «La situazione di Castelmauro è grave - sottolinea l’ingegner Roberto Mezzanotte dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici - Parliamo di un impianto ben lontano dagli standard di sicurezza. Abbiamo segnalato il caso alle autorità competenti. Occorre un’urgente azione di rimozione dei rifiuti nucleari e bonifica dei luoghi».

Le fughe di radioattività dal deposito di scorie nucleari d’origine industriale e sanitaria del Centro applicazioni nucleari controlli e ricerche, minacciano la salubrità dell’intero Molise e delle regioni limitrofe (Abruzzo, Lazio, Puglia, Campania). I radioisotopi americio 241 e cobalto 60 sprigionano radiazioni alfa e gamma. L’ultima verifica radiometrica parla chiaro: «E’ stato riscontrato il superamento dei limiti previsti dalla legge» scrive ai ministeri dell’Interno e dell’Ambiente il professor Bernardo De Berardinis, direttore dell’ufficio Pianificazione, Valutazione e Prevenzione dei rischi presso la Protezione civile.

Il Canrc - sede e laboratorio a Termoli - ha gestito dal 19 dicembre 1979, con il nulla osta del medico provinciale Ermanno Sabatini, un magazzino radioattivo. La «Cernobyl fai da te» è ubicata in uno scantinato di un’antica abitazione in via Palazzo al civico 6, nei pressi della cattedrale e del municipio. Il territorio, oltretutto, è soggetto a rischio sismico e idrogeologico. Con l’Ordinanza del presidente del consiglio dei ministri (3274/2003) il borgo è stato dichiarato a «sismicità medio-alta» e incluso nella zona 2. Per i danni inflitti dal sisma del 31 ottobre 2002 il paese ha registrato danni per 83 milioni di euro. Eppure, nonostante siano già stati spesi ben 550 milioni per una ricostruzione fantasma, il governatore Iorio si è dimenticato di bonificare il deposito illegale di rifiuti nucleari, o, quantomeno, di verificare le condizioni statiche dell’antico edificio che lo ospita.

Spiega il sindaco Giuseppe Mancini (An), ingegnere di professione. «Di case lesionate ce ne sono - risponde laconico il primo cittadino - Ma non so se il palazzo dei De Notariis è stato controllato». Potrebbe aver subito lesioni strutturali, aggravate dall’alluvione del 2003, ma nessuno l’ha ancora verificato. Il proprietario della cantina nucleare, Quintino De Notariis, deceduto recentemente a Cuba per aneurisma, non ha mai sanato la situazione. A distanza di anni, il tecnico non ha mai osservato le numerose ingiunzioni di sgombero e bonifica dei luoghi. Atti imposti dalla magistratura (sentenza n. 1428/2000 del tribunale di Campobasso) dal Tar Molise (sentenza n. 435/2002) e attraverso un decreto ingiuntivo siglato dal presidente della giunta regionale (provvedimento n. 151 del 18 ottobre 2002).

L’avvocato Giovanni De Notariis, fratello del responsabile risponde sprezzante: «E’ lo Stato che deve farsi carico di questa situazione. Noi non siamo responsabili e non dobbiamo fornire spiegazioni a nessuno; tantomeno ai giornalisti». I riscontri sono evidenti: da duemila bidoni tossici e radioattivi da 50 litri cadauno, stipati alla rinfusa nell’abitazione dei fratelli De Notariis, fluisce da un buon ventennio, radioattività al di sopra della norma consentita. L’Arpa Molise ha evidenziato che dagli ultimi accertamenti effettuati «è stato riscontrato un campo di radiazione, tale da risultare superiore al limite previsto dalla normativa vigente in relazione all’esposizione massima ammissibile per la popolazione (1mSV/anno)».

Anche i Vigili del Fuoco hanno rilevato valori di intensità di esposizione superiore di gran lunga a quelli del fondo naturale. In una nota sottoscritta dal dottor Claudio Cristofaro (responsabile del settore fisico dell’Arpa) e dal dottor Luigi Petracca (direttore generale) «i valori registrati rappresentano un ulteriore campanello d’allarme, che dovrebbe indurre ad adottare misure definitive per il totale smantellamento del deposito di Castelmauro, che si appalesa del tutto incompatibile con il contesto urbano e con il tessuto abitativo in cui risulta ubicato già dai primi anni Ottanta».

I contenitori metallici corrosi dall’umidità perdono lentamente il contenuto: lo attestano le quindicinali verifiche dell’Apat. Ora, addirittura, è possibile fotografare i famigerati fusti azzurrognoli da una finestrella munita di una grata rosicchiata dai ratti. Un terrorista potrebbe innescare un’ecatombe. Due malandate porte di legno ed una metallica, custodiscono il magazzino nucleare. Non esiste un piano di sicurezza: un cataclisma, un incendio o addirittura la caduta di un velivolo avrebbero conseguenze disastrose. Neppure un cartello segnala il pericolo. «La quantità di radiazioni assorbita dagli esseri viventi viene misurata in sievert. Nell’essere umano, una dose di 4 sievert distribuita su tutto il corpo, pari a 40 mila radiografie, causa la morte nel 50 per cento dei casi» avverte Maurizio Cumo, ordinario di impianti nucleari all’università La Sapienza di Roma. «Nella considerazione che sia necessaria l’adozione di immediate misure finalizzate alla messa in sicurezza di materiali radioattivi presenti nel sito sopraindicato, appare indispensabile assumere iniziative di carattere straordinario, che assicurino la salvaguardia della zona» annota il 3 aprile 2006, Paolo Togni, capo di gabinetto del ministero ambientale. Diciotto giorni dopo (protocollo DPC/CG/24300), Guido Bertolaso si rivolge alla Regione: «Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio ha evidenziato la necessità di adottare misure per la messa in sicurezza del materiale radioattivo presente nel territorio del Comune di Castelmauro: si invita codesta amministrazione regionale a comunicare ogni dettagliato elemento utile per valutare compiutamente la vicenda».

Parole al vento. L’8 ottobre 1987 la Direzione della sicurezza nucleare dell’Enea evidenziava che nel deposito di rifiuti «erano accatastati in maniera incontrollabile circa 4 mila fusti privi delle dovute indicazioni» e denunciava il titolare del deposito, Quintino De Notariis «per aver gestito nell’abitato di Castelmauro un deposito di rifiuti radioattivi provenienti da attività industriali, mediche e di ricerca scientifica (…) illegittimo per mancata precisazione dei limiti quantitativi e per aver effettuato trasporti di rifiuti radioattivi senza essere in possesso dell’autorizzazione interministeriale».

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lunedì 15 settembre 2008 - ore 11:07


Giustizia made in Israel
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nablus - Infopal. Giustizia by Israel...Ieri, fonti israeliane hanno riferito che il militare responsabile di aver impedito a una donna partoriente di varcare un checkpoint di Nablus per raggiungere un ospedale, causando la morte del neonato, è stato condannato a "14 giorni di reclusione".

La donna, Nahil, del villaggio di Kafr Kharsa, in pieno travaglio, e il marito sono stati bloccati al checkpoint mentre si stavano affrettando in auto verso un ospedale cittadino. La scusa addotta dai soldati è stata la "mancanza di documenti validi per attraversare il posto di blocco". I due sono rimasti fermi per quasi un’ora: il bimbo è nato morto.



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lunedì 15 settembre 2008 - ore 11:05


economia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Chi stampa la moneta? Chi decide quanta moneta emettere? Quanto costa in tema di tassi di interesse ad uno stato dell’UE farsi prestare la moneta che serve per gli investimenti?Curiosando quà e la si riesce a risalire a tutto. Forse è proprio qui il cuore del problema. Forse solo una teoria cospirazionista. Certo vale la pena capire quale è la verità. Soprattutto per chi ogni giorno si impegna per cercare di risolvere problemi come occupazione, tutela ambientale ecc.Nessuno ha la verità in tasca ma tutti possiamo farci un’idea e credetemi vale la pena indagare fino in fondo per capire cosa si può fare per migliorare la nostra situazione e non compromettere definitivamente quella dei nostri figli.




mail da "programma per il bene comune".

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lunedì 15 settembre 2008 - ore 11:03


a cosa serve l’ARPA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tutti quelli che hanno seguito il caso del cromo esavalente finito nella Dora Riparia a Torino sanno che ho fotografato e filmato un liquido di colore giallo ambrato che defluiva nel fiume.
L’Arpa di Torino ha indetto una conferenza stampa per spiegare ai giornalisti che quel liquido non era cromo esavalente, perché tale composto cancerogeno, in concentrazione elevatissima (5 grammi/litro), assume un coloreambrato e non VERDE FUORESCENTE!
Cordiali saluti a tutti
Roberto Topino




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