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M. Pallante: Decrescita felice
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Come trasformare l’Italia in un paese normale.

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ORA VORREI TANTO...







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MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Ciao a tutti! Questo blog è nato per scherzo, ma ho visto, anzi, abbiamo notato la necessità di aprire in questo sito, in questa sezione (quella dei blog), uno spazio di (contro)informazione, discussione e confronto su determinate tematiche, fatti a nostro avviso più o meno gravi, e fatti positivi che vengono volutamente taciuti per preferire, anzichè il bene comune cui la politica dovrebbe mirare,l’interesse di pochi. Il governo Berlusconi ne è la conferma eclatante, e da poco meno lo era il governo precedente.
Questo blog supporta la lista civica nazionale "Per il Bene Comune".

sito "per il bene comune"
meetup "per il bene comune"
blog di Stefano Montanari
meetup di schio 1
meetup di schio 2

Per motivi burocratici le donazioni non sono ancora possibili attraverso queste coordinate. A breve provvederò a linkare le coordinate giuste comunicatemi dal Dr. Montanari.

Per informazioni sul movimento in provincia di Vicenza contattate il 3932349498.
Se non rispondo subito vuol dire che non posso. Abbiate cura di lasciare un messaggio in segreteria, specificando il motivo della chiamata. Se non volete lasciare un messaggio in segreteria mandate un sms. Se non volete mandare un sms... esistono anche gli spritz-speedy!
P.S.: Questo blog non è ambientalista, nè di sinistra. é uno spazio dove vengono riportate informazioni che TV e giornali non riportano! Quindi si evitino commenti dettati da conclusioni affrettate e non da approfondimenti, i quali verranno risposti in un primo momento, quindi cancellati.

NO AL NUCLEARE!!!


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SONDAGGIO: INCENERITORI: CHE NE SAPETE?


Cosa sapete, o credete di sapere, degli inceneritori?



Non m’’interessa
sono l’’unica soluzione possibile, ma il riciclaggio è meglio
Sono l’’unica soluzione possibile, e oltretutto sono vantaggiosi, producendo energia elettrica e teleriscaldamento
Sono solo uno spreco di energia e risorse
Sono uno spreco di energia e risorse oltre al fatto che la cenere va riallocata nelle discariche
Cenere e posto per queste ultime, fumi e diossine, acqua, energia, materie prime riutilizzabili, multe dall’’UE, cip6. Cosa valorizzano, di grazia?

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lunedì 15 settembre 2008 - ore 11:02


interessante
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Gli italiani in
Irlanda sono ad oggi circa 6 mila e aumentano di anno in anno.
L’Irlanda è uno degli ultimi baluardi dello sviluppo economico europeo, è
la terza nazione per reddito pro capite in Europa, dopo Lussemburgo
e Norvegia. Va da sè che il Pil non è, e non sarà mai, il valore
assoluto che stabilisce la qualità della vita, ma l’arretramento
italiano in termini di reddito pro capite, nascite e servizi, è ormai una
situazione andata in metastasi.


La ragione per cui gli
italiani sono costretti a spostarsi in Irlanda o altrove è unica: la
ricerca di un buon lavoro e di uno stipendio dignitoso.
Nonostante l’Italia sia costituzionalmente una Repubblica fondata sul
lavoro, l’articolo 1 è diventato una affermazione irritante e fuori
luogo. Se è vero che solo se lavori esisti, qualcosa non va come
dovrebbe.


In Italia non è più
possibile avere un briciolo di potere d’acquisto, un minimo di stabilità e
dignità professionale. I lavoratori sono in mano a sciacalli, che
grazie al grimaldello della legge Biagi, approfittano della flessibilità
per rendere il lavoratore poco più di uno schiavo. Le storie sono sempre
le stesse: giovani neolaureati che vengono rimbalzati per anni da una
azienda all’altra con salari imbarazzanti e contratti che
scandalizzerebbero gli inventori del Monopoli.


La differenza tra la
concezione del lavoro tra Italia e Irlanda è la stessa che passa tra un
dittatore e un feudatario. Il primo opprime e schiaccia i propri
sudditi, il secondo costruisce ed intreccia rapporti saldi e rende i
propri sottoposti risorse indispensabili. La sensazione è la stessa per
tutti: lasciata la penisola ed arrivati alla nuova meta, ci si rende conto
che il trattamento è diverso, che gli abusi delle politiche sul
lavoro italiane – che vengono spacciati per indispensabili – non
sono altro che furberie.


In Irlanda esistono i
contratti di lavoro temporaneo, ma vengono usati con estrema cautela e
chiarezza, mentre in Italia stanno diventando l’unica modalità e
possibilità di somministrazione del lavoro. Alla valigia di cartone si è
avvicendato un trolley, probabilmente acquistato in qualche discount per
una manciata di euro. Alla nave stiva che traghettava i nostri
connazionali in America, un volo low-cost.


Il nostro Paese così rimane
in mano ai grandi vecchi, alle eminenze grigie dell’industria e agli ex
piduisti, che, con il favore degli elettori, costruiscono i
presupposti per il suo decesso. In tutto questo, c’è qualcosa di
profondamente sbagliato, soprattutto quando sei costretto ad emigrare
dal tuo Paese non per una guerra o per un’epidemia di peste nera, ma
per poter campare, come ho fatto io. Per ripararsi dalla pioggia
d’Irlanda basta un ombrello. Per salvarsi dall’affondamento della nave
Italia servirà ben altro.

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lunedì 15 settembre 2008 - ore 11:00


Palestina
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"All’indomani dell’attacco terroristico dell’11 settembre, la principale giustificazione strategica dell’appoggio americano a Israele diviene la formula secondo la quale i due paesi erano ora ’alleati contro il terrore’. Questo nuovo argomento presenta gli Stati Uniti e Israele come oggetto della minaccia dei medesimi gruppi terroristici, e di una seria di Stati canaglia che sostengono quei gruppi e cercano di entrare in possesso di ADM (Armi di distruzione di massa, ndr). La loro ostilità a Israele e agli Stati Uniti sarebbe dovuta a una fondamentale ostilità nei confronti dei valori giudaico-cristiani dell’Occidente, nonché nei confronti della cultura occidentale e delle sue istituzioni democratiche. In altri termini, gli americani sarebbero odiati per ’ciò che sono’, e non per ’ciò che fanno’. Analogamente, l’odio verso Israele sarebbe dovuto al fatto che anche esso è un paese occidentale moderno e democratico, e non al fatto che ha occupato territori arabi, compresi alcuni importanti luoghi sacri, e che ne ha oppresso la popolazione.

"Le implicazioni di questa nuova giustificazione sono evidenti: l’appoggio a Israele non avrebbe niente a che vedere con il problema del terrorismo anti-americano e con il montare del sentimento anti-americano nel mondo arabo e islamico; inoltre, porre fine al conflitto israelo-palestinese, o rendere più selettivo e condizionato il sostegno americano a Israele, non servirebbe a nulla. Quando si tratta di palestinesi, o di gruppi come Hezbollah, Washington deve quindi concedere a Israele carta bianca. Di più, Washington non dovrà spingere Israele a fare concessioni (per esempio, a smantellare gli insediamenti nei Territori occupati) fino a quando tutti i terroristi palestinesi non saranno imprigionati, pentiti o morti. Gli Stati Uniti dovranno continuare a offrire ampio supporto a Israele, e utilizzare la propria forza e le proprie risorse per colpire i paesi come la Repubblica islamica dell’Iran, l’Iraq di Saddam Hussein, la Siria di Bashar al-Assad, e altre nazioni sospettate di favorire il terrorismo.

"Lungi dal considerare Israele come una delle principali cause delle difficili relazioni degli Stati Uniti con il mondo arabo e islamico, questi nuovi argomento lo presentano come un alleato chiave nella "guerra globale al terrore", sulla scorta del fatto che i suoi nemici sarebbero nemici dell’America. Alla fine del 2001, dopo il terribile attacco al World Trade Center e al Pentagono, durante una visita negli Stati Uniti Ariel Sharon disse: ’Voi americani siete in guerra contro il terrore. Noi israeliani siamo in guerra contro il terrore. Si tratta della stessa guerra’. (...)

"Nel dicembre del 2001 il senatore Charles Shumer (Partito Democrato, New York) dichiarò che ’l’OLP non è diverso dai Talebani che aiutano, favoreggiano e accolgono in porti sicuri i terroristi. E Israele non differisce dall’America, quando cerca semplicemente di proteggere il proprio fronte interno...Arafat è per Israele quello che il mullah Mohammed (Omar) è per l’America’. Nell’aprile e nel maggio del 2002 il Congresso approvò a larghissima maggioranza (352 contro 21 alla Camera, 94 contro 2 al Senato) due risoluzione pressoché identiche in cui si dichiarava: ’Gli Stati Uniti e Israele sono ora impegnati in una battaglia comune contro il terrorismo’. Il tema ufficiale della conferenza annuale dell’AIPAC del 2002 fu ’America e Israele contro il terrore’, e i discorsi di presentazione sottolinearono gli elementi comuni alle minacce di Yasser Arafat, Osama Bin Laden, Saddam Hussein, Talebani, Hamas, Hezbollah, Iran e Siria. (...).

"A prima vista, questa nuova giustificazione può apparire plausibile, e non c’è da sorprendersi se molti americani assimilarono i fatti dell’11 settembre agli attacchi contro Israele. A un esame più accurato, però, l’argomento del ’alleanza contro il terrore’ si rivela quasi del tutto infondato, specialmente se si vuole utilizzare per giustificare il sostegno incondizionato da parte degli Usa. Se lo si guarda con obiettività, Israele è un impaccio sia dal punto di vista della ’guerra al terrore’ sia da quello, più ampio, del difficile rapporto con i cosiddetti ’Stati canaglia’.

"Per cominciare, la nuova giustificazione dipinge il ’terrorismo’ come un singolo fenomeno unitario, suggerendo in tal modo l’idea che i kamikaze palestinesi siano una minaccia per gli Stati Uniti, come lo sono per Israele, e che i terroristi responsabili dell’attacco dell’11 settembre all’America facciano parte di un movimento mondiale ben organizzato, che ha nel mirino anche Israele. Questo assunto si basa su una concezione errata del terrorismo. Il terrorismo non è un’organizzazione o un movimento, e nemmeno un ’nemico’, al quale si possa dichiarare guerra; il terrorismo è semplicemente una tattica, che consiste nell’attaccare indiscriminatamente gli obiettivi nemici, specialmente quelli civili, allo scopo di seminare il panico, indebolire il morale, e provocare reazioni controproducenti da parte dell’avversario. E’ una tattica cui vari gruppi di diverse estrazioni ricorrono in determinati occasioni, in particolare quando sono più deboli degli avversari e non hanno una valida alternativa per combattere contro forze militari superiori. Quando cercarono di cacciare gli inglesi dalla Palestina e di creare un loro Stato, i sionisti ricorsero al terrorismo - per esempio, con la bomba al King David Hotel di Gerusalemme, nel 1946, e con l’assassinio del mediatore ONU Folke Bernadotte, nel 1948 -, e, in passato, gli Stati Uniti hanno sostenuto una quantità di organizzazioni ’terroristiche’ (come i contras del Nicaragua e i guerriglieri dell’UNITA in Angola). (...) Nel fare chiarezza su questo punto, non si vuole certo giustificare l’aggressione a persone inermi, moralmente sempre riprovevole, bensì ricordare come i gruppi che ricorrono a questo metodo di lotta non abbiano sempre nel mirino gli interessi vitali degli Stati Uniti, e come questi ultimi abbiano talvolta appoggiato siffatti gruppi.

"Diversamente da al-Qaida, in effetti, le organizzazioni terroristiche che minacciano Israele (come Hamas, la Jihad islamica e Hezbollah) non compiono attacchi contro gli Stati Uniti e non costituiscono una minaccia per gli interessi fondamentali dell’America (e dell’Europa! ndr) in materia di sicurezza. (...)

"Non esistono prove convincenti che sussistano legami tra i vari gruppi terroristici palestinesi e Osama Bin Laden e la sua cerchia, e la maggior parte dei terroristi palestinesi non condivide il desiderio di Al-Qaida di lanciare una restaurazione islamica globale o di ripristinare il califfato. (...) Il fatto che la resistenza palestinese abbia fatto frequente ricorso al terrorismo non stupisce: si tratta infatti del modo in cui le popolazione soggiogate sono solite reagire alla prepotenza dell’invasore. (...)

"Affermare che Israele e gli Stati Uniti sono uniti dalla comune minaccia del terrorismo significa scambiare la causa con l’effetto. Gli americani non hanno dato vita a un’alleanza con Israele perché hanno improvvisamente realizzato di trovarsi dinnanzi al grave pericolo del ’terrrorismo globale’ e di avere assoluto bisogno degli israeliani per sconfiggerlo. La verità è, invece, che gli Stati Uniti hanno un problema con il terrorismo essenzialmente a causa del loro lungo sostegno a Israele".

Da La Israel Lobby, edizioni Mondadori, 2007, pagg. 80 a 85.



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mercoledì 10 settembre 2008 - ore 11:34


Notizie sulla ricerca
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Deriso, scacciato, offeso, calunniato, screditato e umiliato in casa propria, il dott.Tullio Simoncini ha dovuto attraversare l’oceano per ricevere il meritato applauso dopo 20 anni di lotta a favore di un’ idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: il cancro è un fungo.

Ospite d’onore alla 36ma Annual Cancer Convention – una kermesse di 4 giorni sulle cure alternative per il cancro, conclusasi ieri a Los Angeles – Tullio Simoncini ha presentato una serie di testimonianze precise e documentate che confermano la validità della sua teoria ad un pubblico composto sia di medici che di normali cittadini, venuti da ogni parte d’America per ascoltarlo.

Dopo aver capito che il muro di gomma creato attorno a lui in Italia era diventato imperforabile, Simoncini ha raccolto le sue forze ed ha deciso di affrontare il leone direttamente nella tana: l’America, patria di uno dei più grandi poteri in assoluto al mondo - le industrie farmaceutiche – ma anche terra aperta alle innovazioni di ogni tipo, nel nome del progresso e della competizione.

Simoncini ha iniziato con una serie di incontri e di conferenze minori, che lo hanno portato dal Texas alla Florida all’Oklahoma, mettendo in moto un sottile meccanismo di passaparola che si è immediatamente rivelato positivo: laddove in Italia raccoglieva cinismo, in America trovava entusiasmo. Dove in Italia raccoglieva derisione, in America trovava incoraggiamento. E dove in Italia raccoglieva offese, calunnie e umiliazioni, in America ha trovato il giusto riconoscimento al suo intenso lavoro, suggellato da una “standing ovation” finale, alla Convention di Los Angeles, che si vede molto raramente in convegni di questo tipo.

La strada di Simoncini in realtà è appena iniziata, e gli ostacoli a cui andrà incontro nei prossimi mesi saranno probabilmente mille volte più impegnativi di quelli incontrati fino ad oggi.

Ma ormai Simoncini ha dimostrato di essere sulla giusta strada, ha raccolto un numero sufficiente di testimonianze a suo favore, ed ha superato la soglia critica sotto la quale la sua teoria innovativa rischiava di restare sepolta per sempre nel buio dell’oscurantismo mediatico, che è il vero cancro della nostra società.

Qui il video del suo intervento e delle testimonianze:

link alla conferenza


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mercoledì 10 settembre 2008 - ore 09:56


Notizie dal sol levante
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Kamikatsu, dove si ricicla al 100%


Valentina Nuzzaci
( http://vglobale.it/index.php )

Lo scopo finale è quello di eliminare del tutto entro il prossimo decennio la presenza delle discariche e degli inceneritori

Kamikatsu: paese nel sud del Giappone dove non esistono più cassonetti o camion dell’immondizia, perché tutti i rifiuti sono riciclati.
E per tutti si intende davvero il 100% delle scorie prodotte dall’uomo.

Questo è il risultato di una ricerca quasi maniacale collegata al progetto Zero Waste che prevede una raccolta differenziata suddivisa addirittura in 34 sotto-categorie: accendini, tappi di bottiglia, rotolini della carta igienica...
Insomma per i cittadini un vero secondo lavoro, come se i nipponici già non lavorassero abbastanza, in cui conta unicamente il raggiungimento dell’obiettivo finale: l’arrivo della spazzatura all’enorme centro di riciclaggio del paese.
La mole quantitativa del materiale da riciclare è talmente rilevante da occupare box e giardini privati; le abitazioni praticamente sono ideate secondo la logica della conservazione provvisoria dei propri rifiuti domestici. E da qui la concezione che la spazzatura è qualcosa di nostro, strettamente personale, per la quale responsabilizzarci fino in fondo, escludendo l’ipotesi, peraltro piuttosto comoda, che, una volta consumato, il prodotto non sia più roba di nostro interesse.

Lo scopo finale di Kamikatsu è quello di eliminare del tutto entro il prossimo decennio la presenza delle discariche e degli inceneritori.
Che dire? Un sublime esempio di rispetto ambientale che evidenzia inesorabilmente l’aspetto grottesco di noi italiani comicamente affannati nella ricerca di una soluzione coercitiva per il disastro napoletano e non solo.




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mercoledì 10 settembre 2008 - ore 09:54


LA CENTRALE DI TVN A CIVITAVECCHIA E L’EVIDENTE VIOLAZIONE DELLA COSTITUZIONE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Link


Il progetto dell’Enel di riconvertire a carbone la centrale di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia oltre che dannoso per la salute e l’ambiente presenta evidenti aspetti di violazione di quanto sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

La centrale di Tor Valdaliga Nord, insieme a quella di Tor Valdaliga Sud e a quella di Fiumaretta (spenta nel 1990) sempre a Civitavecchia, e a quella di Montalto di Castro nel viterbese, costituisce da decenni il polo energetico piu’ grande d’Europa. In un comprensorio territoriale molto piccolo (le centrali sono distanti meno di 25 km l’una dall’altra) vengono prodotti dalla combustione di olio, gas e gasolio circa 7.240 megawatt. Una servitu’che nel corso di quasi mezzo secolo di storia energetica italiana, ha gia’ avuto gravissime ripercussioni per l’ambiente e per la salute delle persone.

La centrale di Tor Valdaliga Nord una volta riconvertita brucera’ ogni anno circa 3 milioni e 900 mila tonnellate di carbone, il piu’ dannoso ed inquinante tra i combustibili fossili.

La propaganda dell’Enel sostiene che l’inquinamento prodotto sara’ minimo e costantemente sotto controllo, e che una volta realizzata la centrale sara’ fonte di occupazione e sviluppo economico, e portera’ anche notevoli "compensazioni" (una monetizzazione del danno e del rischio ambientale) alle casse delle amministrazioni locali.

Questa riconversione della centrale ha incontrato subito la forte, decisa e motivata opposizione dei cittadini residenti nei comuni interessati e limitrofi, e all’inizio anche quella delle istituzioni locali, in particolare dei Comuni della zona, del Comune di Roma, delle Province di Roma e Viterbo, e della Regione Lazio, alcune delle quali poi hanno invece scelto una linea semre piu’ ambigua e cedevole alle pressioni dell’ente elettrico, decidendo infine di accettare le compensazioni promesse in cambio della sottoscrizione di un documento di collaborazione con l’Enel: in sostanza esprimendo un’accettazione della messa in funzione dell’impianto sul territorio.

La vicenda della centrale di Tor Valdaliga Nord e’ una delle tante vicende italiane che s’inscrivono purtroppo in quella strategia politica ed economica che pur di fare affari e generare profitti non esita ad aggredire e distruggere salute, ambiente, tradizioni, cultura e finanche floride economie locali preesistenti.

Ma questa politica di rapacita’ e di devastazione, di danno ambientale e sanitario, di aggressione ai beni comuni e ai diritti delle persone e delle comunta’ locali, e’ compatibile con la legislazione italiana, o e’ invece illegale e criminale?

Analizziamo cio’ che sta accadendo mettendolo a confronto con la Costituzione della Repubblica Italiana, fondamento del nostro ordinamento giuridico.

*

La Costituzione della nostra Repubblica e’ la carta fondante i diritti e i doveri dell’intera comunita’ nazionale; definisce l’ordinamento istituzionale, il quadro normativo, le funzioni della pubblica amministrazione; e’ la legge a cui tutte le altre leggi sono subordinate.

Ed ogni intervento politico, economico e sociale dovrebbe svilupparsi nel pieno rispetto del suo dettato, ma evidentemente troppo spesso non e’ cosi’.

Sicuramente non e’ cosi’ nel caso della centrale di Tor Valdaliga Nord, la cui riconversione a carbone e’ in palese violazione di alcuni importanti articoli costituzionali.

Art. 1 della Costituzione: "L’Italia e’ una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranita’ appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".

Art. 3 della Costituzione: "... E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta’

e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

Art. 4 della Costituzione: "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto".

Art. 35 della Costituzione: "La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni".

E’ evidente come nel caso della centrale di Tor Valdaliga Nord la sovranita’ e la partecipazione del popolo, in questo caso delle popolazioni locali, in merito alla decisione riguardante lo sviluppo sociale ed economico del proprio territorio, sia rimasta inascoltata e sia stata negata, come il diritto al lavoro e alla sua tutela.

I gas nocivi e velenosi e le sostanze inquinanti che usciranno dai camini della centrale si riverseranno nell’ambiente, e questo provochera’ una danno enorme all’economia locale con perdita di posti di lavoro e forte compromissione delle reali vocazioni economiche locali, incentrate sull’agricoltura di prodotti di eccellenza, la pesca, il turismo. Ne consegue la negazione del diritto ad un lavoro dignitoso e sicuro. E’ a questo proposito c’e’ purtroppo anche da registrare la morte di due giovani operai, Michele Cozzolino e Ivan Ciffary, morti avvenute proprio nel cantiere Enel. Due morti che si aggiungono al lungo elenco di lavoratori che muoiono o che subiscono gravi infortuni proprio a causa della non attuazione del diritto a un lavoro dignitoso e sicuro.

*

Art. 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione".

Il territorio che subirebbe il danno dall’accensione di questa centrale a carbone e’ un territorio di grande ricchezza dal punto di vista paesaggistico, naturalistico, turistico, artistico, archeologico.

Le necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri sono state dichiarate patrimonio dell’umanita’ dall’Unesco. Tutta la fascia costiera che va da Civitavecchia sino a Montalto di Castro e’ di grande importanza per lo studio di insediamenti etruschi ancora oggi oggetto di ricerca come dimostrato dalla ricca documentazione presente negli archivi della Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale.

In questo particolare ed unico territorio e’ presente anche la Riserva del Borgo e delle Saline di Tarquinia, istituita nel 1980. Questa area, designata come Sic (Sito d’importanza comunitaria) e Zps (Zona a protezione speciale), si estende per circa 170 ettari lungo il litorale di Tarquinia.

L’istituzione della Riserva ha consentito la protezione di un ambiente di particolare e suggestiva bellezza, con una speciale attenzione alla conservazione degli uccelli tipici delle lagune costiere. Di recente in questa area e’ stato recuperato il borgo ottocentesco dove abitavano gli operai addetti alle saline ed e’ stato realizzato il primo centro ittiogenico d’Italia. Un grande laboratorio e centro di ricerca universitario a cielo aperto. Qui infatti vengono studiati, allevati e riprodotti pesci e crostacei per il ripopolamento della fauna marina. Questo centro unico per tipo di studi e ricerche e’ gestito dal Dipartimento di ecologia e sviluppo economico sostenibile (Decos) dell’Universita’ della Tuscia. Per questo progetto di recupero e riqualificazione, di grande rilievo naturalistico e scientifico, sono stati spesi 5.700.000 euro, finanziati dall’Unione Europea e da altre istituzioni.

La centrale a caarbone di Tor Valdaliga Nord impatterebbe su tutto cio’ in modo devastante.

Risulta lampante alla luce delle peculiari caratteristiche di questo territorio la negazione del diritto costituzionale che impone la salvaguardia e la tutela del patrimonio storico-artistico nazionale.

*

Art. 32 della Costituzione: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettivita’, e garantisce cure gratuite agli indigenti".

La centrale di Tor Valdaliga Nord, come si legge dai dati estratti dalla relazione Ctu del Collegio peritale di Civitavecchia, brucera’ quasi 4 milioni di tonnellate di carbone l’anno, emettera’ ogni anno oltre 10 milioni di tonnellate di CO2 (anidride carbonica), migliaia di tonnellate di gas pericolosi, in particolare ossidi di zolfo e ossidi di azoto, e oltre 700 tonnellate tra polveri fini, ultrafini e metalli pesanti, in particolare mercurio, arsenico, cadmio, nichel e radionuclidi generati dalla presenza di radon nel carbone. Questi gas, metalli pesanti e polveri fini e ultrafini del diametro del micron (PM10, PM5, PM 2.5) sono oltremodo dannosi per l’ambiente e la salute. Essi infatti si accumulano nel terreno, nell’aria, nelle acque, nel mare, nella flora, nella fauna, entrando cosi’ nella catena alimentare. Sono trasportati dai venti anche a centinaia di chilometri di distanza dalla centrale. Essi penetrano attraverso tutte le barriere e membrane organiche - compresi i nervi cranici, la barriera ematocerebrale, la placenta, gli endoteli, le membrane plasmatiche, raggiungendo i nuclei cellulari col proprio carico di metalli pesanti ed altri fattori cancerogeni, interferendo cosi’ con i sistemi di riparazione del Dna e con i meccanismi dell’espressione genica.

Studi scientifici condotti mostrano l’evidente correlazione tra l’esposizione alle polveri sottili ed ultrasottili e l’aumento dei ricoveri ospedalieri, della mortalita’, delle malattie respiratorie, delle malattie cronico-degenerative (Alzheimer, Sclerosi laterale amiotrofica, Sclerosi multipla), delle malattie endocrine, delle malattie neoplastiche e del sistema cardiovascolare.

Recentissimi studi mostrano anche come gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), derivanti sempre dalla combustione del carbone, oltre ad avere un’azione mutagena e oncogenica, interferiscono negativamente nella riproduzione e nello sviluppo fetale durante la gravidanze di donne esposte.

La centrale di Tor Valdaliga Nord, inoltre, non brucera’ "carbone pulito"

come si affanna a propagandare l’Enel, in quanto non e’ possibile evitare la produzione e l’immissione in aria e mare di inquinanti tossici. In una sola parola la tecnica denominata "ciclo combinato di gasificazione integrata del carbone" (Igcc) e’ ancora in fase di studio e pertanto non verra’ ne’ potra’

essere utilizzata nella centrale di Tor Valdaliga Nord. Inoltre queste nuove tecnologie portano soltanto ad un incremento dell’efficienza degli impianti e solo a parziali riduzioni di alcune emissioni e non risolvono il problema legato alle polveri fini ed ultrafini (PM2.5 e PM 5), ai metalli pesanti e agli isotopi radioattivi che vengono formati e sprigionati dalla combustione del carbone. Neanche la dotazioni di sistemi di filtraggio sempre piu’

selettivi risolve questo problema, infatti proprio a causa della presenza di questi filtri piu’ selettivi vengono aumentate le emissioni delle polveri ultrafini. Questo fenomeno si realizza in quanto le polveri di dimensioni piu’ grandi (PM 10) vengono rilasciate in quantita’ enormi quando non sono filtrate legando alla loro superficie le polveri ultrafini. Quando invece il PM 10 viene bloccato da questi filtri piu’ innovativi si riduce l’adesione delle polveri di piu’ piccolo calibro che cosi’ vengono liberate nell’aria in quantita’ maggiori.

*

Se mai la centrale dovesse entrare in funzione (ed e’ necessario e doveroso l’impegno di tutte le persone di volonta’ buona e di tutte le istituzioni fedeli alla legalita’ costituzionale, allo stato di diritto, all’ordinamento giuridico democratico) essa andrebbe ad aumentare il danno alla salute e all’ambiente in un territorio gia’ ferito e sofferente.

L’area di Civitavecchia infatti presenta numerose criticita’ dal punto di vista ambientale: oltre alle centrali elettriche e’ sede di uno dei porti crocieristici piu’ importanti del Mediterraneo, il che significa un presenza continua di grandi navi alimentate a gasolio; vi sono inoltre una serie di attivita’ industriali, la presenza di elettrodotti che sviluppano intensi campi elettromagnetici, un intenso traffico veicolare su gomma.

In questa piccola area ristretta gravano da decenni molteplici fattori d’inquinamento, e per questo motivo sono stati avviati, gia’ dagli anni ’80, numerosi studi sullo stato della salute dei residenti.

Le centrali di Civitavecchia Tor Valdaliga Nord e Tor Valdaliga Sud hanno ultimato solo nel 1999 gli interventi di "ambientalizzazione" per adeguarsi alle normative di restrizione circa le emissioni inquinanti in atmosfera.

Nel 1996 un’analisi dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale metteva in evidenza come nel triennio 1990/1992 l’area di Civitavecchia (comprensiva dei comuni di Tolfa, Allumiere e Santa Marinella) detenesse il triste primato della piu’ alta mortalita’ per tumore polmonare ed occupasse il secondo posto per mortalita’ neoplastica in generale nella regione Lazio.

Ulteriori studi hanno confermato queste osservazioni.

Uno studio pubblicato sulla rivista "Epidemiologia e prevenzione"

nell’ottobre del 2006 evidenzia l’eccesso di casi di tumore polmonare e pleurico, asma bronchiale, insieme ad un incremento dei casi di insufficienza cronica renale.

E’ quindi evidente, e gli studi e i dati scientifici lo confermano, che la popolazione del luogo, che da piu’ di 40 anni gia’ subisce la servitu’

energetica dovuta all’essere il polo energetico piu’ grande d’Europa, ha gia’ pagato e paga un enorme tributo in termini di malattie e morte.

*

Mettere in attivita’ la centrale a carbone di Tor Valdaliga Nord significa non tener conto di questa situazione ed aggiungere ulteriori fattori di rischio e danno alla salute delle persone e in particolare a quella dei bambini. La scelta piu’ opportuna sarebbe invece un esame attento e dettagliato dello stato di salute dell’ambiente e dei residenti insieme all’avvio di pratiche di risanamento ed eventuale decontaminazione.

Le istituzioni Regione, Provincia di Roma e Viterbo e i Comuni dell’Alto Lazio dovrebbero avviare immediatamente queste indagini e decidere insieme ai cittadini del futuro e della salute delle persone e del proprio territorio.

E’ il rispetto dell’art. 32 della Costituzione della Repubblica Italiana che afferma, che impone questo e solo questo comportamento a chi per delega dei cittadini li rappresenta nelle istituzioni.

Il rispetto di questo fondamentale articolo della nostra Costituzione non puo’ essere barattato con alcuna, anche se milionaria, cosiddetta "compensazione" economica da parte dell’Enel. Nessuna decisione politica o amministrativa puo’ violare il rispetto della persona umana nei suoi fondamentali diritti, a cominciare da quello alla salute e a vivere in un ambiente sano.

*

Art. 41 della Costituzione: "L’iniziativa economica privata e’ libera. Non puo’ svolgersi in contrasto con l’utilita’ sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla liberta’, alla dignita’ umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perche’ l’attivita’ economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali".

La scelta di riconvertire a carbone la centrale di Tor Valdaliga Nord e’ in contrasto con questo articolo costituzionale, e trova motivazione solo nell’ottica di un maggior guadagno per l’Enel, in quanto il carbone e’ tra i combustibili fossili quello che sicuramente costa meno ma e’ anche quello che inquina e danneggia di piu’ salute e ambiente, inoltre e’ il combustibile fossile con il piu’ elevato coefficiente di produzione di CO2 (anidride carbonica).

*

La scelta dell’Enel a favore del carbone oltre che dannosa per la salute e l’ambiente e’ in netto contrasto con le direttive del protocollo di Kyoto che impongono scelte energetiche tali da ridurre del 20% le emissioni di CO2 entro il 2020 in quanto l’incremento dei gas serra e in particolare della CO2 e’ il principale responsabile del surriscaldamento climatico; un fenomeno che gia’ sta danneggiando il nostro pianeta, e che minaccia la vita stessa delle specie vegetali, animali e di quella umana. L’enorme quantitativo di anidride carbonica emessa dalla centrale andra’ in particolare a peggiorare la gia’ difficile e insalubre qualita’ dell’aria del Lazio e in particolare della Tuscia.

La riconversione della centrale di Tor Valdaliga Nord non e’ quindi assolutamente conciliabile con gli impegni di riduzione delle emissioni inquinanti, e sottoporra’ l’Italia in ambito comunitario a procedimenti di infrazione e al pagamento di costosissime multe dell’ordine di milioni di euro che saranno presi come al solito dalle tasche dei contribuenti italiani.

*

E’ quindi una iniziativa economica che rappresenta un attentato all’ambiente, alla salute, alla sicurezza, alla dignita’ umana. e che provochera’ nocumento all’intera comunita’ nazionale.

Una scelta economico-energetica dannosa, vecchia e superata: insensata.

L’Italia continua ad investire nel carbone mentre avrebbe a disposizione scienziati, tecnologie ed imprenditoria capace di produrre energia pulita dalle fonti rinnovabili e non inquinanti come il sole e il vento.

L’energia da fonti rinnovabili insieme ad una sana politica di risparmio energetico sarebbero la soluzione piu’ giusta e sana, e cosi’ si metterebbe fine nel concreto alle tante inutili discussioni e irragionevoli proclami sulla presunta (e in verita’ fasulla) "necessita’" delle centrali nucleari, che tra l’altro si stanno dismettendo in tutto il mondo.

La riconversione a carbone della centrale di Tor Valdaliga Nord e’ quindi una iniziativa economica dell’Enel che mai avrebbe dovuto e potuto essere avviata se fosse stato rispettato il dettato costituzionale.

*

Art. 97 della Costituzione: "I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e la imparzialita’ dell’amministrazione".

Nel caso del progetto in questione se i pubblici uffici competenti avessero predisposto in maniera opportuna, adeguata, efficace, complessiva, esaustiva, la Valutazione di Impatto Ambientale (Via), la Valutazione Ambientale Strategica (Vas), la Valutazione dell’Impatto sulla Salute (Vis), anche alla luce del principio di precauzione e con il corretto monitoraggio per la rilevazione di fattori d’inquinamento gia’ presenti nell’aria e nelle acque, la riconversione della centrale non sarebbe stata certo autorizzata.

e forse neanche ipotizzata.

*

Art. 28 della Costituzione: "I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilita’ civile si estende allo Stato e agli enti pubblici".

Secondo la sentenza della Corte di Cassazione 18 febbraio 2000, n. 1890, "l’

art. 28 Cost. si applica anche ai soggetti come i sindaci dei Comuni, svolgenti funzioni pubbliche senza essere legati all’ente da un rapporto di servizio".

Alla luce di questa sentenza e in considerazione dell’art. 50 del D. Lgs.

267/2000 che afferma che "in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunita’ locale" si delinea il ruolo che i sindaci possono e devono ancora svolgere in questa vicenda per la tutela dell’ambiente e della salute delle comunita’ che rappresentano: tutelare i diritti della popolazione, far rispettare la legislazione in vigore, impedire la realizzazioen di opere nocive e distruttive.

*

Alla luce di quanto sopra esposto, risulta chiaro che il voler procedere all’attivazione della centrale a carbone si configura oltre che come un attentato alla salute e all’ambiente anche come un’opera che viola i diritti riconosciuti e sanciti dalla Costituzione, quindi un’opera non compatibile con quanto affermato dalle leggi, e che va a gravare su un’area già ad elevato rischio ambientale.

I sindaci, di concerto con le altre istituzioni, insieme alle proprie comunita’, richiamandosi al rispetto della Costituzione, delle vigenti leggi nazionali e delle direttive della Unione Europea, hanno ancora il potere e il dovere di contrastare la messa in funzione della centrale a carbone.

Dovere che viene loro dall’aver giurato fedelta’ alla Costituzione della Repubblica Italiana (e nel caso specifico corroborato anche dal mandato che hanno ricevuto dagli elettori sulla base di programmi, dichiariazioni ed atti deliberativi che esprimevano netta opposizione al progetto dell’Enel).

I cittadini e i comitati hanno dalla loro parte la forza della verita’ e del diritto, la legittimita’ delle proprie ragioni, il riferimento alla Costituzione: ed e’ per questo che e’ possibile - oltre che necessario - fermare questa ennesima barbara e violenta aggressione al diritto alla vita delle persone. Con la forza della legalita’, con la forza della verita’, con la forza della dignita’ umana.



Antonella Litta
referente per Viterbo dell’Associazione italiana medici per l’ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia)



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mercoledì 10 settembre 2008 - ore 09:49


Libertà di stampa: chiudete il blog di agricolo!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tratto dal blog di Massimo Mantellini (Link blog Mantellini )


Nei giorni scorsi sono state infine rese pubbliche le motivazioni della sentenza di condanna che il giudice di Modica Patricia Di Marco ha inflitto allo storico siciliano Carlo Ruta nello scorso mese di maggio. Il sito web di Ruta, Accadeinsicilia.net, nel quale venivano raccolte testimonianze appunti e articoli sulla storia recente dell’isola, è stato prima oscurato dalla Polizia Postale di Catania e poi definitivamente chiuso, per il reato di "stampa clandestina". Senza entrare negli aspetti tecnici del dispositivo, commentati nei giorni scorsi da Guido Scorza su queste stesse pagine vorrei dire che questa sentenza racconta in maniera chiara e puntuale la deriva ideale di questo paese.


Se il giudice di Modica avesse avuto una idea seppur vaga di come Internet abbia in questi ultimi anni mutato lo scenario della comunicazione in tutto il pianeta forse il suo punto di vista sarebbe stato differente. Perchè oggi , secondo la legge alla quale si è fatto riferimento nella sentenza, gran parte della comunicazione in rete potrebbe essere considerata "stampa clandestina". Tutto può a questo punto essere definito in qualche misura clandestino nella rete italiana, qualsiasi manifestazione del pensiero non correttamente bollinata lo è, qualsiasi appunto redatto su un blog, qualsiasi cosa che abiti anche solo pochi secondi dentro la grande rete.


La legge sul diritto d’autore del 1941 è nata quando ovviamente il mondo era assai differente da quello attuale, ma oggi? Oggi, dopo le "opportune" modifiche del 2001 secondo quella legge quasi ogni cosa sul web è clandestina, per lo meno se scrutata dall’osservatorio minuscolo degli ex padroni della notizia.


Ormai deserte (o quasi) le tipografie, impolverati i ciclostili, annullata dalla presenza di Internet molta della necessaria diffusione fisica delle pagine, il reato di "stampa clandestina" diviene due cose assieme: il patetico deja vù dei treni a vapore e la invece concreta e contemporanea minaccia per la libertà di espressione del pensiero da parte di un potere abitato dai soliti figuranti. Politici, giornalisti, grandi editori, grandi aziende in genere, gli unici soggetti che continuano a potersi concedere il lusso di leggi che tutelino i propri privilegi a dispetto di ogni sopravvenuta evidenza.

Alcuni anni fa, quando gran parte del Parlamento votò la modifica alla legge sul diritto d’autore che ha consentito la condanna dello storico siciliano, fummo facili profeti nel sostenere che una simile definizione di "prodotto editoriale" applicata al web era una seria minaccia per la libertà di espressione in rete. Lo scrivevamo nel 2001 non oggi. Ne eravamo talmente convinti che questo quotidiano indisse allora una petizioneche raccolse oltre 35000 firme. I firmatari chiedevano che un singolo demenziale articolo di legge venisse modificato ma nessuno nelle stanze del potere ritenne di prestare attenzione a quel grido di allarme.


Così oggi sinceramente non so bene come commentare il fatto che Giuseppe Giulietti, parlamentare esperto di informazione, ex diessino attualmente all’Italia dei Valori di Antonio di Pietro, abbia presentato una interrogazione parlamentare sul caso di Carlo Ruta parlando di sentenza preoccupante dagli "effetti devastanti in spregio ad ogni regola della democrazia".


Giulietti forse soffre di una qualche grave forma di amnesia visto che fu proprio lui il relatore della legge che ha portato alla condanna di Ruta. Furono lui e Vannino Chiti - purtroppo lo ricordiamo molto bene - che con qualche fastidio si preoccuparono allora di tranquillizzare le migliaia di persone che in Italia chiedevano a gran voce che una norma nata per finanziare l’editoria sul web non comprendesse all’interno della definizione di "prodotto editoriale" praticamente qualsiasi pagina web.


Oggi Giulietti invece che fare pubblica ammenda e ritirarsi in silenzio in un eremo sperduto, si cala con disinvoltura nei panni di paladino della libertà di espressione, chiedendo al Ministro della Giustizia se non sia vero che "secondo la logica prevalsa, la quasi totalità dei siti web italiani, per il solo fatto di esistere, potrebbero essere considerati fuorilegge, in quanto appunto «stampa clandestina», e ciò, secondo l’interrogante, in spregio a ogni regola della democrazia"
Noi purtroppo abbiamo buona memoria e ricordiamo che ad identica domanda postagli da Punto Informatico nell’aprile del 2001 in quanto relatore di quel contestato progetto di legge che oggi ha portato alla condanna di Carlo Ruta, Giulietti rispose in un piccato comunicato stampa nei seguenti termini:

"La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso."


Internet in Italia è clandestina e lo è anche per colpa di questi signori capaci di confezionare norme che nessun paese civilizzato si sogna per poi pacificamente dimenticarsene. Ma lo è nell’ottica del potere i cui strumenti di controllo ormai hanno esclusiva valenza intimidatoria o dimostrativa. In nessun paese meno che borbonico ci si domanda se un sito web sia aggiornato più o meno regolarmente per determinarne la natura editoriale. In nessuna sperduta landa un giudice monocratico di provincia deve impiegare il proprio tempo per argomentare le differenze fra un quotidiano web e un blog. E non meraviglia che ciò che poi ne esce sia una sentenza dalle motivazioni assurde, ancorché tecnicamente plausibili, grazie, o per colpa, della vaghezza dolosa del legislatore.


Il risultato è comunque sotto i nostri occhi ed apre la strada ad altre prossime iniziative simili: questo paese ha una legge dello Stato capace di chiudere la bocca a chiunque voglia esprimere sul web punti di vista non preventivamente autorizzati. Lo dicevamo 7 anni fa, lo ripetiamo oggi.


Internet in Italia è oggi tecnicamente clandestina. Lo sarà fino a quando non scompariranno dalla scena i vari Bonaiuti, Giulietti, Chiti, fino a quando Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi non torneranno alle loro rispettabili professioni, fino al momento in cui non cambierà radicalmente la comprensione dello scenario della nuova informazione mediata da Internet che in troppi vogliono adattare a forza ad un mondo vecchio che sta scomparendo. Si tratta di sforzi inutili ma ci vorrà altro tempo per capirlo.


Consideriamo benevolmente tutti questi signori come gli attori sul palco di una stagione di mezzo, che prima o poi terminerà. Non vediamo l’ora. Quel giorno tutti noi saremo definitivamente clandestini e così, come per magia, nessuno lo sarà più. Solo allora forse sarà possibile smetterla di vergognarci di abitare in un paese dove per poter liberamente e civilmente esprimere il proprio parere ci sia bisogno dell’avvallo di un professionista iscritto all’albo. Un po’ come se per iniziare il mio prossimo respiro dovessi attendere la firma di un pneumologo.

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Gianluca Bracca
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mercoledì 10 settembre 2008 - ore 09:44


energia2
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Link geotermia

IL POTENZIALE DELLA GEOTERMIA IN ITALIA
In Italia 11 regioni su 20 hanno tra il 60% e il 30% di territorio ricco di energia geotermica: sfruttandola appieno si può arrivare entro il 2020 a produrre 6000 MW, quanto basta per riscaldare 800mila appartamenti




Sottolineare il significato strategico che la geotermia, una delle poche fonti di energia primaria di cui l’Italia dispone, ha per alleviare le difficoltà energetiche del nostro Paese. Con questo obiettivo l’Unione Geotermica Italiana, il Consiglio Nazionale dei Geologi e l’Associazione Termotecnica Italiana hanno presentato a Roma il Manifesto della Geotermia, nel corso di un convegno presso l’Università pontificia Urbaniana.

Il potenziale geotermico italiano
"In base alle sue caratteristiche geologiche", si legge nel Manifesto, "l’Italia è un Paese a forte vocazione geotermica, per cui il suo potenziale potrebbe essere valorizzato molto più di quanto fatto fino ad ora". Il nostro Paese dispone infatti sia di risorse di alta temperatura (> 150 °C, che si prestano per la produzione di energia elettrica e per usi diretti) concentrate nella fascia pre-appenninica tosco-laziale-campana e in alcune isole vulcaniche del Tirreno, che di risorse di media e bassa temperatura (< 150 °C, utilizzabili prevalentemente in forma di calore), ubicate su vaste aree del territorio nazionale. In particolare, il 65% del territorio di Toscana, Lazio e Sardegna può essere sfruttato per estrarre energia geotermica, seguito dal 45% di Veneto ed Emilia Romagna e da oltre il 30% di territorio sfruttabile in Lombardia, Sicilia e Campania.

Obiettivi al 2020
A livello nazionale ad oggi lo sfruttamento della geotermia è pari solo allo 0,6% del consumo lordo totale di energia, costituita per oltre quattro quinti dalla produzione di elettricità e per il resto dagli usi diretti del calore naturale (balneologia termale, riscaldamento di ambienti, agricoltura, ecc.). L’obiettivo è di portare entro il 2020 il contributo della geotermia dal modesto 0,6% all’1,2% (un livello che resterebbe comunque molto al di sotto di diversi paesi europei che da tempo scommettono sulla geotermia, pur non avendo le medesime risorse dell’Italia), evitando così di scaricare in atmosfera 8-10 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. 11 regioni su 20 hanno tra il 60% e il 30% di territorio ricco di questa risorsa naturale: sfruttandola appieno si può arrivare entro il 2020 a produrre 6000 MW, quanto basta per riscaldare 800mila appartamenti.




Le misure necessarie
Per conseguire questi obiettivi, sottolinea il Manifesto, occorre che la forze politiche si impegnino attraverso provvedimenti legislativi a favorire lo sviluppo della geotermia, e che le regioni italiane si dotino di piani energetici e di normative specifiche che stimolino la crescita di questa risorsa naturale. Inoltre, vanno coinvolte maggiormente le categorie professionali esperte nel settore e va impostata e condotta una campagna nazionale di informazione per rendere più consapevoli i cittadini delle possibilità offerte dalla geotermia.




Appello al governo
"Chiediamo al governo finanziamenti adeguati e un impegno preciso affinché si possa raddoppiare in tutta Italia l’utilizzo della geotermia", ha detto Pietro Antonio De Paola, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, "ottimi risultati sono stati ottenuti in alcuni grandi centri come la città di Milano, dove nel 2012 sorgerà la nuova sede della Regione Lombardia riscaldata completamente con acqua di falda". La geotermia, sottolinea il Manifesto, se adeguatamente sfruttata consente di "limitare la dipendenza dalle fonti energetiche importate, ridurre il deficit della bilancia dei pagamenti e diminuire l’impatto sull’ambiente dei gas a effetto serra".






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mercoledì 10 settembre 2008 - ore 09:38


Energia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I FRENI DEL FOTOVOLTAICO EUROPEO
Burocrazia e allacciamento alla rete sono i punti su cui intervenire

"In Francia Cinque istituzioni differenti sono coinvolte nel processo autorizzativo, sette permessi da richiedere e dai cinque agli otto mesi prima di avere la connessione di un piccolo impianto. Anche in Italia sono necessari almeno nove mesi per installare e allacciare alla rete un piccolo impianto e quasi un anno mezzo per uno di taglia grande". Con questa denuncia Angelo Nogara, responsabile Affari Internazionali di Assosolare è intervenuto nel corso della 23° Conferenza Europea sull’Energia Solare di Valencia. "A Salerno, - continua Nogara - il proprietario di un tetto fotovoltaico, dopo aver ottenuto tutti i permessi, ha dovuto attende 3 mesi perchè il Comune chiedeva una valutazione sull’impatto acustico dell’impianto; a Brescia, dopo 16 mesi di procedure e permessi vari, un impianto da 200kW non è stato approvato perchè l’ente parco locale ha dichiarato che poteva essere pericoloso per gli uccelli". "In Spagna - ha proseguito Nogara - un piccolo impianto viene autorizzato in circa 18 mesi mentre uno grande in due anni; in Grecia ci vogliono almeno due anni prima di veder partire un impianto di taglia sopra i 3 Kw senza aver la certezza di quando e se verrà approvato. In Germania invece chi vuole dotarsi di un impianto fotovoltaico in casa deve fare una semplice richiesta al Comune con un’attesa dalle due settimane a un mese mentre, per uno grande, i tempi sono in media di quattro mesi. Una volta accolta la richiesta, l’operatore di rete locale è obbligato a connettere immediatamente l’impianto".
Lentezze a cui occorre porre rimedio. Nel corso della conferenza sull’energia solare di Valencia è stato presentato il progetto dell’NNPVA (National Network of PV Associations ) di cui Assosolare è coordinatrice e che, insieme a Francia (Enerplan e SER)), Spagna (ASIF), Germania (BSW Solar), Grecia (Helapco), Polonia (Ptpv), Svezia (Svensk Solar Association) e Italia (GIFI), ha messo a confronto le principali problematiche e le difficoltà autorizzative.
"Due gli ostacoli principali – ha spiegato Angelo Nogara – : la burocrazia e l’allacciamento alla rete". Problemi che potrebbero essere affrontati concretamente nell’Energy Council di ottobre e della definizione della normativa europea da parte del Parlamento Europeo prevista per fine anno.


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mercoledì 10 settembre 2008 - ore 09:37


Acqua palestinese, consumo israeliano
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ECCO UNA DELLE RAGIONI DELL’OCCUPAZIONE ISRAELIANA DELLA PALESTINA


Crisi idrica in Cisgiordania: rischio umanitario.08-09-2008 Cisgiordania

Cisgiordania - Infopal. E’ crisi d’acqua nei Territori palestinesi occupati. Nonostante il sottosuolo ne sia ricco. Venerdì, un gruppo di ONG palestinesi e straniere ha diramato un comunicato stampa sulla grave situazione idrica, definendola "crisi umanitaria".

Il cartello di ONG è formato da: PARC - Agricultural Development Association, PREMIERE URGENCE, G.V.C - Gruppo di Volontariato Civile, LifeSource, Palestinian Hydrology Group, Centre on Housing Rights and Eviction, The Applied Research Institute-Jerusalem, The Swedish Cooperative Centre, Palestine Farmer Union, Oxfam International, Asamblea de Cooperacion Por la Paz.

Nelle aree di Jenin, Tulkarem, Qalqiliya si concentra l’85% delle acque palestinesi, ma il Muro dell’Apartheid, che ha sottratto enormi appezzamenti di terre in tutta la Cisgiordania, ha ghermito i bacini idrici palestinesi a uso e consumo di Israele.

Le ONG hanno dichiarato che è in atto una riduzione del 45% dei rifornimenti, già carenti, e che ben 200 comunità non sono più raggiunte dal servizio.
Molte aree abitualmente ricevono acqua solo una volta alla settimana o ogni quindici giorni. Autobotti gestite da organizzazioni umanitarie erogano servizi di emergenza. I tetti di molti edifici sono forniti di cisterne per la raccolta dell’acqua, che viene immagazzinata quando i rubinetti non sono a secco.

Il servizio delle autobotti costa il 30-40% in più rispetto a quello municipale: per una cisterna di acqua (10 m3.), che viene utilizzata da 5 abitazioni per un periodo da 2 a 6 giorni, i cittadini pagano 250 shekel (circa 70 dollari). Un prezzo altissimo per un bene che rappresenta un diritto vitale e non un privilegio. Molte famiglie della Cisgiordania devolvono quindi dal 3 al 5% dei loro stipendi mensili per acquistare l’acqua da destinare alla sopravvivenza giornaliera e all’irrigazione dei campi.

Le auto-cisterne devono, a loro volta, affrontare varie difficoltà per raggiungere le città palestinesi: superare checkpoint, barriere e controlli militari installati dall’esercito israeliano.
Il gruppo di ONG che attualmente sta erogando il servizio idrico di emergenza ha dichiarato che circa il 10% delle comunità cisgiordane sopravvive con meno di 10 litri di acqua a persona, al giorno. Una cifra molto al di sotto della media prevista dall’Organizzazione Mondiale della Sanità - OMS (50-100 litri giornalieri a persona).

"L’impossibilità di accedere ad acqua potabile - rilevano le organizzazioni umanitarie - porta molte famiglie povere a utilizzare fonti inquinate sia per l’uso quotidiano sia per l’irrigazione dei campi, mettendo a rischio la salute. L’attuale mancanza di acqua comporta rischi per la sicurezza alimentare di molti prodotti, bestiame compreso".




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mercoledì 10 settembre 2008 - ore 09:34


PBC c’è! di Monia Benini
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tutti insieme,di nuovo, per salvare il nostro territorio e le nostre aziende dal carbone. Non avrei mai voluto intervenire nella querelle tra il sindaco, il pd, scomodato fino alla segreteria provinciale e la vicenda legata alla riconversione a carbone di Civitavecchia, ma ritengo sia opportuno ristabilire un criterio per la lettura degli eventi e delle vicende politiche legate alla riconversione a carbone di Civitavecchia.
Seguendo tutta la storia del l’iter autorizzativo della riconversione a carbone di TVN, arrivando fino ai giorni nostri possiamo scorrere nomi e politici di tutti gli schieramenti politici, gli stessi che oggi si rimpallano le responsabilità, sperando magari di cogliere i lettori in un momento di amnesia.

Vero è che nel 2003 la centrale Enel di TVN, viene autorizzata alla riconversione a carbone dal governo di centro destra con Matteoli come ministro all’ambiente che ne firma la V.I.A.

Vero è che fino al 2005 tutta l’opposizione, la sinistra i DS (sic), rimangono fortemente contrari,scrivono insieme il programma elettorale per le regionali,contro il carbone.
Il 5 Febbraio 2006 si raggiunge l’acme della lotta con la grande manifestazione ,dove tutti scendono sull’Aurelia per protestare contro il carbone.

Nel 2006 arriva il governo di Prodi, Bersani come ministro alla sviluppo economico, non solo non recepisce le istanze di tutto il comprensorio che sotto lo sciopero della fame chiede la riapertura della via, ma mette nel cassetto due richieste di ministeri competenti, (conquistate da tutto il popolo inquinato a suon di manifestazioni) ed una denuncia per omissioni di atti di ufficio a suo carico. Sarà di fatto proprio lui che inizierà la trattativa economica con Enel per le compensazioni.

Con questo atteggiamento politico, partitico dei Ds prima e Pd poi, il cerchio si chiude: destra, centro, sinistra gettano la maschera, sono uguali davanti ai poteri forti, contro i cittadini. Nel 2007 rimangono i sindaci in campagna elettorale a proclamare la ferrea contrarietà al carbone; Giulivi e Mazzola.

Due programmi simili solo per la lotta strenua contro il carbone. Il sindaco Mazzola, ricorda benissimo i giorni delle candidature, la mia accettazione era secondaria alla piena condivisione alla lotta al carbone, lotta alla resa del territorio ad una minaccia per la salute e per la categoria che su quella lista rappresentavo, quella degli agricoltori.

Signor sindaco, c’ho creduto veramente: nel gioco di squadra e nei proclami elettorali, ma ora siamo arrivati ai giorni nostri, mi ritrovo davanti una maggioranza che denuncia, che non posso più condividerne né i toni e neppure le scelte. Ho scelto un’altra strada ma comunque in linea con la mia passione per la coerenza, fosse anche per abbandonare la fiducia nei partiti politici, contenitori vuoti di umanità.

Quando vivi la lotta alle ingiustizie, come quella del carbone, sdraiati sull’asfalto, armati solo di coraggio si assiste alla vera passione per le cose giuste, non utili, non comode, ma giuste, un partito politico non può chiederti di rinnegarle, per i suoi utili. Per questo, chiedo a tutte le associazioni che hanno condiviso la piattaforma della grande manifestazione del 24 Maggio, di rinnovare l’impegno contro il carbone, di proseguire il percorso iniziato tutti insieme.

La politica può decidere, anche sbagliando di stare a guardare, ma noi abbiamo il compito di difendere le nostre aziende, fino alla fine. Le parole profuse dai nostri amministratori come monitoraggi e controlli sono pericolose e noi lo abbiamo capito bene, portano forse soldi alle casse comunali ma inquietudine per il futuro delle nostre aziende. Non dimentichiamo la storia di Brindisi, anche lì le compensazioni hanno portato i monitoraggi ed i controlli ma sono serviti solo a dare la colpa dell’inquinamento agli agricoltori per aver bruciato troppe potature. Anche il sindaco di Brindisi diceva di non poter fermare l’avvio della centrale, di fatto però non ha potuto esimersi dal firmare l’ordinanza di sequestro delle terre e dei prodotti coltivati intorno alla centrale a carbone, quando ormai l’inquinamento aveva compromesso i terreni. Troppo tardi, per loro, non per noi. Rimettiamoci tutti di nuovo insieme, associazioni e cittadini, c’è da salvare Tarquinia.
Il consigliere comunale di Tarquinia Marco Tosoni


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