1) Alzarsi e scoprire che il caffè è finito! 2) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
MERAVIGLIE
1) Le sere d'estate! 2) essere felici..... per niente 3) ridere fino a stare male 4) la pastasciutta col tonno!!
Un blog tra Sogno & Realtà
"La mia anima è il mio spirito. Antico come una vecchia cartolina da cui non ci si riesce a separare
e passionale quanto un’inebriante e proibita linfa vitale. Un soffio e le sue ali palpitano al vento. I colori sfavillano ed il profumo ne rivela un dolce segreto."
* La piccola sissi *
"A DIFFERENZA DI ALTRI SONO SOLIDALE CON GLI "OSPITI". CREDO CHE LA VERGOGNA PER SE STESSI SIA UNO DEI SENTIMENTI PIU’ SENSATI TALVOLTA."
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lunedì 16 giugno 2008 - ore 15:32
shalalàlalaàà...
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Non mi prendere per pazza per questi sbalzi d’umore. Non chiedermi niente, ti prego, assecondami, ne ho bisogno. Sono stanca. Non dire nulla, a volte capita di sentirsi tristi, anche senza l’arrivo di un particolare evento catastrofico. Lasciami appoggiare la testa sulla tua spalla. Ti prego vieni qui. Abbracciami. Non chiedermi niente, stringimi forte e basta. Ho perso l’interesse per ogni cosa, svuotata. Lasciami piangere. Poi passerà..
Eh sì, è giunto purtroppo il momento. Questa è una delle cose che io odio più fare, una di quelle cose che anche se non si vuole, si deve fare. Per forza o per il quieto vivere. Come si preferisce. 2 volte lanno, purtroppo. E il fatidico momento del cambio dellarmadio: via i maglioni, i cappotti, i pantaloni, tweed, velluti e lane e vai di magliettine, top, bermuda, canottiere e gonnelline!! Mi tocca e non ne ho proprio voglia...
...ma chissà, magari aprendo il mio armadio verrò trascinata nel fantastico mondo di Narnia...
Ho giocato col fuoco in questi giorni. Nel freddo della casa l’ho acceso e il piccolo tepore del fiammifero sembrava già caldo. Piano piano ha preso velocità e in men che non si dica le fiamme divampavano: alte e ovunque. Basta distrarsi un attimo, dicono. Ed è vero. Così ho provato a buttarci un po’ di zucchero e ho osservato: il fuoco non diminuiva. Anzi rideva e scoppiettava ancora più vivace. Ma, in fondo, già lo sapevo: la dolcezza non sciupa la passione, no. Poi ho provato ad aggiungere peperoncino tagliuzzato fresco, per cercare di capire il suo "fino a che punto". Accucciata davanti a lui, lo spiavo. Tra ciocche di capelli doratissime per l’emozione e guance lisce lisce. Ma le fiamme rimanevano uguali, il calore non aumentava e il rosso del peperoncino anneriva. Perché un fuoco è già fuoco così. Tutto il resto è consumismo e non serve. Poi, come da copione, vicina stretta al fuoco, ho cominciato ad avere caldo. Troppo caldo. Così ho creduto che il freddo non esistesse più. Capita di sottovalutare i morsi della fame quando si è sazi o di non distinguere più il calore dalla fonte di calore. Allora mi sono allontanata, anche se il fuoco era intenso e le fiamme le più meravigliose, e sono uscita senza giacca. Fuori, ovviamente, era freddo. Tanto. Alla fine mi è stato consigliato di spegnerlo. Perché è pericoloso e potrebbe incendiare tutto mentre dormo. E io dondolavo l’acqua nella brocca con sguardo religioso e mi sembrava fin troppa. E pensavo che tanto io non dormo. E muovevo le dita dei piedi dentro i calzini a righe viola. E mi mordevo le labbra. E mi accartocciavo l’orlo della camicia da notte intorno a un dito. E non volevo. Ma poi, con slancio zelante, ho pensato di metterlo alla prova. Ché non sembra etico perdere la ragione per un fuoco che non sai nemmeno quanto resiste. Così ho gettato tutta l’acqua in un colpo e ho atteso. Lì per lì il fuoco sembrava un po’ appassito, va detto. Ma, già pochi secondi dopo, riprendeva ad ardere come e più di prima. E ardeva così tanto che, di brocche, ce ne sono volute quattro. Ma, nello stesso tempo, tutte le brocche del mondo non sarebbero bastate. Io ero felice e ridevo, riempiendo e svuotando acqua. Ridevo dei pallidi rimedi di certi pensieri e dell’accesa verità di certe emozioni. Ché il mio fuoco è forte e non voglio più sottovalutarlo sopravvalutando l’acqua. Rimarrebbe acceso, il mio fuoco, anche se tentassi di spegnerlo seriamente. Ormai lo so: va così.
Dedicato a Voi....
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono le piccole felicità a fare grande il mio cuore..
E’ bello...
c’è poco da fare... l’anima della vita sono le persone.. siamo noi.. sono i rapporti che abbiamo con gli altri.. la condivisione, gli scontri, le chiacchiere.. solo così sei veramente vivo!
è stupendo ascoltare la Ale che mi legge una poesia, per condivisione, perchè letta insieme e goduta insieme ha un altro sapore...
è entusiasmante ascoltare Marco che racconta i suoi aneddoti sulla vacanza ad Ibiza... e se lo ascolti non solo con le orecchie ma anche col cuore è un po’ come se ad Ibiza con lui ci fossi stata anche tu..
è divertente ascolare Daniel che vagheggia del suo nuovo amore, del suo cuore ripieno di glassa, e ascoltando lui capisci meglio te stessa.. rifletti sulle tue voglie di coccole.. di avere qualcuno vicino con cui condividere anima e corpo..
è bello aprire l’e-mail e vedere che nonostante la distanza, il suo nuovo lavoro, la sua nuova vita in un nuovo paese, la convivenza, le sue avventure e disavventure... lei, la mia amichetta di sempre mi pensi ancora.
è incredibilmente corroborante sapere di avere un fratello.. un amico che per qualsiasi cosa ci siamo sempre l’uno per l’altro. Con l’amore di un genitore, di un fratello e sorella più che di un amico.
Weekend all’insegna dell’impensabile...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
... quando si dice breve ma intenso... questo fine è stato proprio ricco.. di cose belle, bellissime, inimagggginabili e di disavventure...
anche la seconda bicicletta se n’è volata via con catenaccio e qualche str..... il mio povero piedino è imbottito di.. pa-pa-pa-paa pa-pa-pa-paaa lasonìlll.. e moolte moolte altre...
grazie "ragà" vi voglio un bene dell’anima....
NB: un ulteriore sentito ringraziamento a Max del Banale che sabato sera ha tenuto chiuso.... grazie di cuore!!
io poi, piano piano, arrivo e ti porto me.
(categoria: " Pensieri ")
Portami da una riva all’altra. Di sasso in sasso, senza che me ne accorga. I sassi li distribuisci tu. Io cammino bendata. Voglio sapere che sei davanti e mi tendi la mano. Tu mi dici dove cosa come e io salto. Senza aggiungere mai quanto manca, ti prego. neanche se te lo chiedessi. E quando arrivo semplicemente abbracciami, capirò. Voglio che ogni passo sia il cammino tutto. Voglio permettermi lussi frattali sotto questa benda. Voglio anche le altre dimensioni. Non mi bastano solo x e y, lo sai. Voglio che mi prepari un pacco enorme e che mi guardi mentre lo scarto. Dentro voglio trovarci un pacchetto più piccolo.. così riderò fintamente ingenua e scarterò ancora e, dentro, un altro pacco e poi un altro ancora: più piccolo. e poi un altro. Fino a qualcosa di minuscolo e solo mio. Ma questo importa poco, fai tu. l’ultimo pacchetto potrebbe anche essere vuoto: non importa. Importa trovarsi sulla riva opposta avendo riso davanti a ogni pacco. Col tuo sguardo sulla mia benda mentre scarto. Importa credermi alla fine mentre tu hai già pensato a un altro pacco per me. Importa immaginare il mio sorriso da donna arrivata mentre mancano ancora centinaia di passi e tu lo sai. Voglio saltellare bendata e scartare ridendo. di sasso in sasso. Non importa dove arrivo. Hai idea di quanti fiumi esistano al mondo? …e ogni fiume ha almeno due rive, diramazioni a parte.. e tu potresti tentare di farmi attraversare l’oceano lasciandomi credere che si tratti di un fiume. Lo puoi fare, no? ECCO, ALLORA FALLO. Prenditi gioco di me mentre saltello bendata. La cosa più seria che posso è avere coscienza della mia benda. Hai idea di quanti oceani tentino ogni giorno di affogare il mondo? Hai idea di quanti mondi rotolino malinconici nello spazio? Hai idea di quanti spazi scoppiettino nel tempo tutto il tempo? Sono così piccola che quasi non esisto.. Voglio solo una benda sugli occhi, un sorriso sulle labbra e un sasso su cui saltare. …e poi sì: te che sistemi i sassi per me. tanto se aspetto di crescere non cresco: meglio lasciarsi trascinare dal tempo. un amore smodato per l’attimo in sé, una stanca trascuratezza per il tempo intorno: voglio vivere così. come se fossi un integrale definito tra due tempi nello spazio. I due tempi mi annoiano a morte. ma se non li scrivessi, ordinata mente, tutti continuerebbero a chiedermi: ah, dunque tu non ti risolvi? e verrei messa da parte e trattata come una pazza esponenziale. perciò prestami due tempi qualunque, dai. Farò finta di avere interesse per la soluzione come tutti.. ci gioco per qualche anno e poi te li ridò. Intanto mi farò trasportare dalla corrente e proverò nostalgia per ogni sponda che mi passa accanto.. certo basterebbe allungare le gambe e controllare se tocco.. poi se l’acqua è alta, che so, provare a nuotare. Ma non mi basta un gioco solo. Né una riva invece che un’altra. Né padroneggiare tecniche. Né imparare a vivere. Voglio camminare sull’acqua con i tacchi più alti che ho e stupirmi ogni volta che non vado giù.
Voglio te che metti i sassi per me. Te che mi dici dove cosa come e io salto. Dai, tu ci guadagni il colore del grano.. io poi, piano piano, arrivo e ti porto me.
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