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La foto qui sotto è opera di NINFEA (grandeeeee)



DICONO DI ME:
Tu sei un libro aperto. Però al contrario.
il mio amico Emiliano

Sezione FRASI DELLA SHAULA:
Io che un libro di trenta pagine lo riassumo in quaranta.
per gentile richiesta della Lisaè
I tramezzini di San Leonardo si presentano sotto le mentite spoglie di tramezzini.
...ho riso per 5 minuti, ed ero in biblioteca
Ma chi può dire di non essere stato felice, se credeva di esserlo.
Shaula versione filosofa.
Scusate, vado a completare il mio pezzo sulla mostra bovina. Entrare nel mondo della zootecnia era il mio sogno nel cassetto.

Vi ricordo che studio arte. Grazie.
Micidiale



FRASE LETTA SU INTERNET: "Te lo do subito" è lectio difficior"

VARIE: Ceres-Jeff 1-0


I miei libri!!!

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mercoledì 31 maggio 2006 - ore 12:34


Ponderaggi
(categoria: " Riflessioni ")


Oggi, dopo tanto pensare, ho capito che mi piacerebbe vivere qui anche nei prossimi 80 anni. È un passo avanti.

Mi sento in vena di confidenze. Già che ci sono, vi presento i primi fiorellini spuntati nel mio balcone:



, nonché il mio palmare, vinto spudoratamente



, e l’unico acquisto da me effettuato all’aeroporto di Linate (detto anche "Supermarket" per le dimensioni ridicole)

.

Ah, già. Perché sabato sono andata in Sardegna, e sono tornata ieri. Ho comprato delle bellissime magliette che qui non avrei mai trovato niente mare, perché c’era maestrale. Ho troppa sfiga!

E visto che vi sto aggiornando degli affari miei, vi informo che dopodomani vado qui


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mercoledì 24 maggio 2006 - ore 18:38


Ocio!
(categoria: " Scienza e Tecnica ")


Oggi sono sulla homepage di www.padovacalcio.it

Ecco l’eccezzzzzzziunala foto (quella in basso), sono quella nana e di sesso femminile eh!



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martedì 23 maggio 2006 - ore 03:00


Mondo crudele
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una volta pensavo che la cioccolata con panna fosse degna di essere venduta in farmacia.
Dovevo essere molto ottimista, allora.

Post ermetico, fate finta di niente.

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sabato 20 maggio 2006 - ore 17:03


Ne ho piene le scatole
(categoria: " Riflessioni ")


Non ce la faccio più. Non sono un cruscante, non voglio tediarvi con questioni di prestiti linguistici o di Comitati per la Salvezza del Congiuntivo: voglio solo che si usino le parole in maniera PROPRIA.
E allora ditemi perché, PERCHÉ , al Giro d’Italia mi tocca sentire: "Noi stiamo comunque qui casomai gli elicotteri dovessero avere delle problematiche". Delle PROBLEMATICHE?
Sono elicotteri esistenzialisti? Neoplatonici? Oppure sono elicotteri-prototipo, controllati da una squadra di fisici e ingegneri meccanici che li usano per fare esperimenti di aerodinamica?

PROBLEMI. Per favore. La problematica è un insieme di elementi singoli della stessa natura, chiamati PROBLEMI. Che poi, ad essere pignoli, mia mamma quando sente "problemi" si mette a ridere, perché dice che (e torniamo concettualmente al post dei neologismi) "adesso" va di moda usare la parola problema al posto della parola più propria, che è DIFFICOLTÀ. E il dizionario le dà pure ragione, ma questa è un’altra storia.

Quello che mi manda in bestia è la mania di complicare le parole per sentirsi lessicalmente aulici&meritevoli di ammirazione, mentre si prendono solo delle gran cantonate (a proposito, qualcuno di voi sa cos’è una cantonata? Ciavetemaipensato? "Prendere una cantonata". Anche qui, se non me lo spiegava mia mamma, non mi veniva in mente nemmeno tra vent’anni: la cantonata è lo spigolo di un palazzo in un incrocio di strade, quello dove tendi a farti la fiancata nelle curve strette. Pensa te). Perché tutto questo spreco di fiato? Perché non conservarlo per cose più utili, chessò, gonfiare palloncini? PROBLEMATICA. Vabbè.


Un giorno morirò e lascerò tutti i miei averi al ministero dell’Università per l’istituzione di una cattedra in "Proprietà di linguaggio", e il mondo mi ricorderà.



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lunedì 15 maggio 2006 - ore 20:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono in fibrillazione. Tornando da Venezia ho fatto tappa alla Feltrinelli e non ho potuto fare a meno di portarmi via (pagando eh) questo:



, che è lo stesso autore di



, che attualmente è sul podio dei miei libri preferiti.
Ho quasi paura ad aprirlo. È come rivedere dopo mesi il tuo innamorato e chiederti se ti piacerà ancora.

Vi farò sapere.

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domenica 14 maggio 2006 - ore 14:39


Metti una sera a Bologna
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri serata teatrale a Bologna, a vedere "Il povero Piero" (l’adattamento eh) di Achille Campanile. Gli attori erano (quasi tutti) quelli dei match d’improvvisazione teatrale di recentissima memoria, e il regista l’arbitro (missssssssssssssssssssssssssstaaaah!).

E per i pochi poveretti che non sapessero chi Achille Campanile, appiccico subito questo magistrale testo datato 1973 o giù di lì:



La quercia del Tasso


Quell’antico tronco d’albero che si vede ancor oggi sul Gianicolo a Roma, secco, morto, corroso e ormai quasi informe, tenuto su da un muricciolo dentro il quale è stato murato acciocché non cada o non possa farsene legna da ardere, si chiama la quercia del Tasso perché, avverte una lapide, Torquato Tasso andava a sedervisi sotto, quand’essa era frondosa. Anche a quei tempi la chiamavano così. Fin qui niente di nuovo. Lo sanno tutti e lo dicono le guide.
Meno noto è che, poco lungi da essa, c’era, ai tempi del grande e infelice poeta, un’altra quercia fra le cui radici abitava uno di quegli animaletti del genere dei plantigradi, detti tassi. Un caso. Ma a cagione di esso si parlava della quercia del Tasso con la "t" maiuscola e della quercia del tasso con la "t" minuscola. In verità c’era anche un tasso nella quercia del Tasso e questo animaletto, per distinguerlo dall’altro, lo chiamavano il tasso della quercia del Tasso. Alcuni credevano che appartenesse al poeta, perciò lo chiamavano "il tasso del Tasso"; e l’albero era detto "la quercia del tasso del Tasso" da alcuni, e "la quercia del Tasso del tasso" da altri.
Siccome c’era un altro Tasso (Bernardo, padre di Torquato, poeta anch’egli), il quale andava a mettersi sotto un olmo, il popolino diceva: "E’ il Tasso dell’olmo o il Tasso della quercia?".
Così poi, quando si sentiva dire "il Tasso della quercia" qualcuno domandava: "Di quale quercia?".
"Della quercia del Tasso."
E dell’animaletto di cui sopra, ch’era stato donato al poeta in omaggio al suo nome, si disse: "il tasso del Tasso della quercia del Tasso".
Poi c’era la guercia del Tasso: una poverina con un occhio storto, che s’era dedicata al poeta e perciò era detta "la guercia del Tasso della quercia", per distinguerla da un’altra guercia che s’era dedicata al Tasso dell’olmo (perché c’era un grande antagonismo fra i due).
Ella andava a sedersi sotto una quercia poco distante da quella del suo principale e perciò detta: "la quercia della guercia del Tasso"; mentre quella del Tasso era detta: "la quercia del Tasso della guercia": qualche volta si vide anche la guercia del Tasso sotto la quercia del Tasso. Qualcuno più brevemente diceva: "la quercia della guercia" o "la guercia della quercia". Poi, sapete com’è la gente, si parlò anche del Tasso della guercia della quercia; e, quando lui si metteva sotto l’albero di lei, si alluse al Tasso della quercia della guercia.
Ora voi vorrete sapere se anche nella quercia della guercia vivesse uno di quegli animaletti detti tassi. Viveva. E lo chiamarono: "il tasso della quercia della guercia del Tasso", mentre l’albero era detto: "la quercia del tasso della guercia del Tasso" e lei: "la guercia del Tasso della quercia del tasso".
Successivamente Torquato cambiò albero: si trasferì (capriccio di poeta) sotto un tasso (albero delle Alpi), che per un certo tempo fu detto: "il tasso del Tasso". Anche il piccolo quadrupede del genere degli orsi lo seguì fedelmente, e durante il tempo in cui essi stettero sotto il nuovo albero, l’animaletto venne indicato come: "il tasso del tasso del Tasso".
Quanto a Bernardo, non potendo trasferirsi all’ombra d’un tasso perché non ce n’erano a portata di mano, si spostò accanto a un tasso barbasso (nota pianta, detta pure verbasco), che fu chiamato da allora: "il tasso barbasso del Tasso"; e Bernardo fu chiamato: "il Tasso del tasso barbasso", per distinguerlo dal Tasso del tasso.
Quanto al piccolo tasso di Bernardo, questi lo volle con sé, quindi da allora quell’animaletto fu indicato da alcuni come: il tasso del Tasso del tasso barbasso, per distinguerlo dal tasso del Tasso del tasso; da altri come il tasso del tasso barbasso del Tasso, per distinguerlo dal tasso del tasso del Tasso.
Il comune di Roma voleva che i due poeti pagassero qualcosa per la sosta delle bestiole sotto gli alberi, ma fu difficile stabilire il tasso da pagare; cioè il tasso del tasso del tasso del Tasso e il tasso del tasso del tasso barbasso del Tasso.


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venerdì 12 maggio 2006 - ore 01:39


Spazio, ultima frontiera
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per pura curiosità, a tempo perso, mi diverto a guardare le offerte di lavoro sul sito dell’Informagiovani. A parte il totale sconforto che mi assale quando penso al mio diploma e alla mia prossima laurea, drammaticamente INUTILI sul mercato del lavoro (si fa "mercato" del lavoro... che schifo), rimango attonita quando leggo cose di questo genere:

"Importante studio di perizie assicurative con sede a Xxxxxx cerca ragazzi/e automuniti/e con laurea in ingegneria, architettura, agraria o diploma di geometra, perito industriale per formarli alla professione di perito assicurativo ed inserirli nel proprio organico. Indispensabili buona volontà e dinamismo."

Io mi chiedo: che idioti sono questi, se credono che un ingegnere, anche un misero edile dai, abbia come miglior prospettiva di fare il PERITO ASSICURATIVO? Ma io mi faccio il mazzo a ingegneria per fare il perito? Un architetto? Studio Architettura, spendo decine e decine di milioni per comprare il materiale, pagarmi tutte le puttanate che devi pagare ad Architettura e poi faccio IL PERITO ASSICURATIVO? Ma sono deficienti????
Secondo loro uno che vuole fare il perito assicurativo si iscrive a Ingegneria? O forse studiando Fisica II viene folgorato dalle brillanti opportunità di una carriera da dipendente assicurativo e continua imperterrito a studiare Fisica II????

Ditemi in che mondo viviamo, perché non lo so più. Ti chiedono una laurea in Astronomia anche per insegnare a un bambino a leggere l’ora. Voglio un mondo PROPORZIONATO.


P.S. che non c’entra: il titolo del Manifesto di oggi (vedi sopra) è fenomenale

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giovedì 11 maggio 2006 - ore 18:47


LO VOGLIO
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Il motorino a tre ruote!! Non ci credo! Lo voglio subito

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mercoledì 10 maggio 2006 - ore 12:43


La Cina è vicina
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Giovedì prossimo c’è una degustazione di tè cinesi, chi viene avec moi?



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domenica 7 maggio 2006 - ore 01:48


Fastidi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lo dico una volta e non lo ripeto più: non ci si alza dalla poltrona per mettersi la giacca e andarsene quando gli attori sono ancora sulla scena a prendersi gli applausi. Immaginate se foste voi sul palcoscenico, dopo due ore di recitazione durante le quali avete dato l’anima per divertire il pubblico, e questi invece di applaudire si alza e si infila la manica. Minimo mi vado a suicidare al primo cavalcavia.

Capito?

(così non vi devo sgridare dal vivo)



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