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D R A G O
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CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
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Non ve lo dico neanche se mi pagate. Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.
HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.
STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato. E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita. E grazi al cielo capita sempre qualcosa.
ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può. E allora mi faccio bastare il resto.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!
OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto. Quello che si adatta a tutte le situazioni.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
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3)

MERAVIGLIE
1)
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Io scrivo, perchè mi piace scrivere, perchè mi piace essere letto, perchè mi piace parlare di me in questo modo. E quelli a cui sarà gradito leggere le mie riflessioni, i miei pensieri, i miei racconti, i miei deliri e le mie cagate... beh, loro saranno la mia benzina.
Benvenuti nel Blog di Sir D R A G O della Cadrega Ribaltada, Cavaliere dell’Ordine della Porketta e Grande Ubriacone di Corte
Una Storia Come Tante:
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A grande richiesta riesumo dagli albori del mio blog... Tales Of The Fall In Love With The Elf!! Parte Prima:LINK Parte Seconda:LINK Parte Terza:LINK Parte Quarta:LINK Parte Quinta:LINK Parte Sesta:LINK Parte Settima:LINK Parte Ottava:LINK Parte Nona:LINK Parte Decima:LINK Parte Undicesima:LINK Parte Dodicesima:LINK Parte Tredicesima:LINK Parte Quattordicesima:LINK Parte Quindicesima:LINK

Uhm...Porn-Groove. Allora non si involve solo la tv. Fa piacere. Fa paura. LINK


Che mi si coccardi, io dico.
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lunedì 7 febbraio 2005
ore 17:40 (categoria:
"Riflessioni")
Io me la vivo così
Volevo scrivere un commento in risposta a quelli che alcuni di voi mi hanno lasciato nel precedente post, poi ho pensato di scrivere un intero post perchè è un argomento che mi tocca nel profondo e su cui forse ho molto da dire.
Forse, perchè ancora non lo so. Ho appena iniziato a scrivere, quindi è ancora da vedere quanto faconda sarà la mia mente.
Come ormai in molti sapete io sono in paranoia per via di un po' di robe, non ultima delle quali, anzi, prima delle quali il fatto che sono stracotto (innamorato? si può dire innamorato o i seguaci di Cupido mi accusano di leggerezza?) di una persona.
Fondamentalmente per lei (ma, che vogliate crederci o meno, NON SOLO per lei) ho cambiato aula studio, dato che quando la vedo non riesco a studiare e quando non la vedo alzo sempre la testa dal libro per vedere se per caso arriva.
Questo atteggiamento viene criticato da diverse persone. Da diversi amici. Amici che sinceramente mi consigliano e mi incitano affinchè io mi riprenda, mi dia una smossa e torni ad essere il D R A G O, anzi il RICCARDO, che hanno conosciuto.
Ora, io apprezzo e ringrazio di avere amici che mi stanno vicini e si dispiacciono per il mio stato d'animo... ma vi devo chiedere scusa e dirvi che io questa situazione preferisco vivermela così.
Sono triste, ma ho raggiunto un equilibrio che mi sta permettendo di fare quel che devo fare e sentirmi quantomeno a posto con la coscienza.
Sono giù e non ho molta voglia di partecipare a feste o di stare in mezzo alla gente e forzare un sorriso che sarebbe tutt'altro che sincero.
Però ho raggiunto un equilibrio e nonostante tutto adesso non mi va di cambiarlo.
Voglio isolarmi un po'. Voglio vivermi e gestirmi i miei sentimenti con calma. Voglio superare questo momento con i miei tempi e i miei modi.
Ma soprattutto, visto che sto provando un sentimento sincero come non lo provavo davvero da tanto tempo, per quanto le circostanze mi portino a soffrire un po', voglio vivermelo e godermelo.
Perchè anche nella mia situazione ci sono cose che vale la pena di vivere.
Ad esempio (e ora parlo con te, Zorro) mi piace scrivere pezzi su di lei. Mi piace rappresentare certe emozioni che mi suscita.
Quando ti avevo detto che ormai trovo facile scrivere pezzi del genere, mi riferivo a dei pezzi interamente tristi/autocommiserativi. Non a un pezzo come quello del mio post sulla "Teoria dell'Inzerbinamento".
Quello è un pezzo in cui io che scrivevo ero felice. Consapevole dell'illusorietà di quella felicità, però felice. Una bella emozione, la felicità. E non è facile da rendere, infatti forse non ci sono riuscito, visti i vostri commenti.
Così, i post che metterò prossimamente potreste provare a leggerli cercando di vederci quello che di buono c'è dietro, di vedere i buoni sentimenti che un ragazzo che crede di essere sinceramente innamorato di una persona (e andassero a fare in culo i Seguaci di Cupido che mi vogliono accusare di leggerezza) provava mentre scriveva quel pezzo.
Perchè c'è sempre qualche cosa di buono nei post che scrivo. Altrimenti non li pubblicherei qui. Non li scriverei neanche! Sarei il primo a stracciarli e buttarli via se fossero delle inutili autocommiserazioni o lamentele per il mio banalissimo dolore!
Nei miei pezzi c'è sempre quello che io sento, le mie emozioni, i miei pensieri che di stereotipico, di "facile", di scontato, spero non abbiano nulla. E PER ME non hanno nulla.
Sono sinceri. Sono veri. Sono me.
E ora io non riesco a scrivere di altro, non mi viene. Perchè io scrivo sempre di quello che sento, di quello che mi riempie la vita in un dato momento.
E la mia vita ora è piena di questa persona. Le cose cambieranno, perchè è inevitabile che succeda, ma per ora questo è il Riccardo che vi tocca.
Prendere o lasciare.
Io me la vivo così.
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I COMMENTI (5)
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venerdì 4 febbraio 2005
ore 17:43 (categoria:
"Pensieri")
Teoria dell'Inzerbinamento
"Che è successo? Sei in ritardo... non si fa!" "Ho dovuto perdere del tempo stamane..." "Male, male... non si perde tempo..." "Non si rompono neanche i coglioni alle 8 di mattina, però."
Un inizio giornata nervoso. Anche se in realtà la giornata è iniziata prestissimo oggi. Non dormivo mica bene stanotte.
Un po' il caldo. Colpa delle mie coinquiline freddolose che alzano oltremisura il riscaldamento.
Un po' il mio bisogno di ingabbiarmi e rendermi invisibile al mondo sentendomi al sicuro, che mi ha portato a chiudere la porta aumentando ancora di più il calore nella stanza.
Un po' il film che non sono riuscito a fare a meno di vedere. Risvolti psicologici interessanti e ben realizzati in una drammatica quanto realistica rivisitazione di uno degli esperimenti cardine della Psicologia Sociale e dei Gruppi. Un esperimento sull'assunzione dei ruoli, sulla leadership. Una roba interessante e inquietante per chi la capisce. Non un fil da vedere quando devi dormire.
Un po' poi è colpa mia. Colpa della mia debolezza, del mio cercare sempre qualcosa che forse non posso avere, del mio non saperci rinunciare. Colpa del debole testardo che sono.
Un po' colpa sua che non risponde ai messaggi da due giorni e da due giorni non si fa vedere.
Comunque in finale è successo che la mia nevrotica giornata è iniziata prestissimo e alle 8 ero già bello avanti. Con la paranoia, intendo. Ma è andata aumentando tranquillamente.
E' cresciuta finchè lei non è comparsa e si è venuta a sedere qui di fronte a me.
Non la vedo benissimo perchè ho un raggio di sole che mi trapassa la retina odiosamente, ma che è bellissima lo sento; lo so. Posso anche non vederla, tanto lo so.
Quello che non so è perchè mi sento bene. Perchè mi sento quasi felice. E' una felicità stupida. Dovuta alla gratificazione secondaria e temporanea che è la sua vicinanza, il suo saluto, il fatto che mentre scrivo di lei, lei studia e ogni tanto mi guarda e io mi emoziono e lei chissà cosa sta pensando e io che penso a cosa pensa mentre scrivo creo un simpatico circolo vizioso di domande a cui non verrà data risposta.
E un po' mi odio per la stupida felicità che sento addosso. Perchè è una felicità che farà male tra un po', quando lei andrà via e non avremo in realtà condiviso nulla, quando io mi accorgerò di aver solo aspirato fumo.
E' solo che a volte questa felicità pensi che può anche bastare. E quelle altre volte in cui non lo pensi, la felicità ti si attacca addosso anche se le tiri dietro merda. E' una stupida felicità prepotente. Lo so.
E' che lei è bellissima. So anche questo.
So tante cose, io. Sono sapiente. Il sapiente più stupido che conosco. Ma la Teoria la so tutta. In Teoria non mi batte nessuno. In Teoria.
In Pratica, basta un suo sorriso; basta che lei sia qui.
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mercoledì 2 febbraio 2005
ore 12:19 (categoria:
"Pensieri")
Un Infinito
E' un periodo in cui mi vedo costretto a rivivere mio malgrado in prima persona un sentimento che mi aveva fatto bene dimenticare. Che è sempre bello ricordarlo, ma anche sempre brutto.
E allora mi vengono mille pippe esistenziali e ricomincio a scrivere pezzi monotematici di sicuro successo per la loro profondissima banalità poetica.
E i mali del mondo sembrano meno importanti, meno interessanti. Se vince il Milan non mi interessa più tanto. Se l'Elfa mi da il suo numero non mi sembra di aver conquistato il mondo. Se prendo un buon voto ad un esame la felicità è abbastanza smorzata. Se qualcuno soffre vicino a me, mi sembra immancabilmente di star peggio. Se leggo un fumetto non mi piace tanto. Se ho sonno il letto mi sta comunque antipatico. Se ho un impegno ne sono seccato. Se mi sento determinato non è vero. Se lei mi fa capire che non c'è storia... io mi sento un po' morto dentro e non ho palle per fare in modo che il mondo non se ne accorga.
Però un po' mi nascondo inventandomi qualcosa di dolce. E allora supponiamo che qualcuno di voi mi chieda:
"Ma a te AMARE fa pensare al passato o al futuro?"
Io rispondo:
"Non me la sono mai cavata in grammatica, ma AMARE... mi sa proprio che è un INFINITO."
E chi vuole vederci una battuta di bassa lega, lo faccia pure. Chi la vuole capire davvero, la capisca.
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martedì 1 febbraio 2005
ore 20:15 (categoria:
"Pensieri")
Due Consigli
Triste e depresso. Come può esserlo un innamorato respinto.
Ma allora mi salvò un mio amico che con le donne non aveva problemi. na specie di marinaio di terra; uno che ne aveva una in ogni porto; uno che la sapeva lunga davvero.
Mi prese in parte e mi disse: "Ho due consigli per te. Ma devi usarli uno alla volta, ed è importante che applichi il primo senza conoscere il secondo: quindi te li scrivo su due foglietti chiusi. Leggi il primo e conserva il secondo. Se il primo consiglio non funzionasse passa al secondo".
Mi diede i due biglietti e mi salutò con il calore di cui solo un amico è capace e io gli ero grato già prima di leggere i consigli.
Aprii il primo foglietto e lessi:
"Sii più sicuro di te. L'autostima è la prima cosa. Sicuro ma non montato di testa. Poi sii sensibile. Bisogna capire il punto di vista della donna e non contraddirlo. Però a volte sii anche un po' stronzetto: serve a tener vivo il rapporto e stimola la passione. Sii un buon amante. Fai pratica, sperimente e usa la fantasia. Il sesso è anche fantasia. Ma non basta: devi coccolarla, farla sentire al centro del tuo mondo. Ma non troppo. Devi fare tutto e non fare niente. Devi trovare l'equilibrio".
Un consiglio preciso nella sua vaghezza. Un consiglio facile da seguire nella sua impossibilità. Un consiglio che ho fallito miseramente nel seguirlo. Perchè io sono come sono. Io amo a modo mio.
Forse che come amo io non va bene? Forse è che io sono sbagliato? Forse è che il mio amico è migliore di me? Come faceva lui ad essere come mi aveva consigliato?
Mi chiedevo queste cose mentre aprivo il secondo foglietto. Lessi:
"Se hai aperto questo foglietto vuol dire che non sei riuscito a seguire il mio primo consiglio. Mi dispiace. Ma ecco cosa puoi fare: guardati intorno. Puoi scommetterci che nel giro di pochi secondi vedrai un amico un po' depresso come te. Vai da lui e parlagli col calore dell'amicizia; poi... prendi due foglietti e dagli un paio di consigli".
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venerdì 28 gennaio 2005
ore 20:19 (categoria:
"Riflessioni")
Scusa, Capo
Non va. Ancora no.
Manco per il cazzo. Sono nervoso, sempre. Sono depresso, quasi sempre. Non mi sento più io. Leggeste quel che scrivo... ormai non scrivo di altro. Bah.
Potessi farlo leggere a te, capo. Servisse a qualcosa fartelo leggere. Ma la verità è che dovrei cancellare il tuo numero di telefono. E lo farei anche, se tanto ormai non lo sapessi già a memoria.
Ma come cazzo è che diventi un po' più bella ogni volta? Cioè... possibile che migliori ogni 24 ore che passano?
Si chiama idealizzazione, tecnicamente. Ed è una brutta roba perchè anche se sono psicologo e so i principi secondo cui funziona, non mi salvo mica da lei. Al massimo mi sento più stupido perchè lo so e non mi so opporre. Al massimo è vero che sono più stupido. Un ebete.
Ragazzi, l'esperimento è fallito miseramente. Ragazzi, Capo, levo le tende sul serio e chiedo scusa se mi sono fatto conoscere come D R A G O e D R A G O non lo sono neanche per il cazzo.
Ho bisogno di cambiare aria e costruire qualcos'altro.
Dicevo... LEVO LE TENDE
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mercoledì 19 gennaio 2005
ore 19:42 (categoria:
"Pensieri")
Coglioni dotati di moto perpetuo
Momentaccio. Momentaccio proprio. Bene un esame, ok. Ma gli altri me li vedo male come non mai.
E fosse questo il punto si potrebbe pure tralasciare. Ma il punto è un altro.
Il punto è che io oggi avevo intenzione di proporre una battaglia di palle di neve, dato che il caffè non ha grande attrattiva.
Il punto è che poi la neve si è sciolta e oggi non si è neanche fatta viva. Non la neve. Cioè, anche la neve.
Il punto è che non riesco più a scrivere cose che tutti possiate capire, che sono rimasto molto bloccato in molte cose della mia vita e onestamente mi sto tenendo su il sorriso molto a sforzo in questi giorni.
Il punto è che c'è tanta gente a cui vorrei essere più vicino ma non ho tempo, energie e capacità per farlo.
Il punto è che vorrei che un po' di gente si scrostasse dai coglioni a volte eppure non lo fa.
Il punto è che con alcuni mi sento stronzo, anche se comunque pare che io sia sempre il Ghandhi della situazione, stando alle stronzate che mi dice chi ha il mio affetto più sincero.
Il punto è che fare sempre i conti con la realtà è una rottura di palle immane quando la realtà non è splendida come te la vorresti immaginare.
Il punto è che mentre ti confronti con la realtà e ti senti disposto a farlo, i sentimenti vanno come al solito a cazzo loro e ti fregano.
Il punto è che quando non ti sciogli per una cosa stupenda che ti è successa e che mai avresti immaginato, perchè quando ti è capitata eri triste per altri motivi... allora un po' sei al limite.
Sei al limite e lontano dalla conclusione del periodo.
Ho fatto due fioretti per l'anno nuovo. Li sto rispettando con tenacia. Dovevo andarci piano col bere e lo sto facendo. Dovevo smetterla di incularmi i coltelli della mensa quasi ogni giorno per sbucciare le arance e non ne ho inculato neanche uno.
Però finora mi sono rimediato solo inculate, non è che funzionano benissimo 'sti fioretti. Bah.
Sono parecchio giù, molto. Ho scritto però un paio di cose divertenti in questi giorni. Ma qui non le scrivo, non posso. E non ho neanche palle di copiarli sul pc. Scusate.
Ho voglia di una Guinness però. Ci stai?
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venerdì 14 gennaio 2005
ore 15:00 (categoria:
"Riflessioni")
Confuserrimo
Qui ho da chiarire certe robe. Perchè sono confuso. Perchè non so che fare. Perchè qualcosa la devo fare. Perchè non ce la faccio a dedicarmi solo ad altro. Perchè ho bisogno di capire che sta succedendo.
Ho voluto la bicicletta? E adesso pedalo, potrei dire. Poi la bicicletta non l'ho presa per me, ma comunque qua mi sa che devo pedalare io.
Sei in ascolto? Io aspetto. Aspetto sempre. Aspetto di non dover aspettare più.
Capire. Voglio capire che c'è, cosa succede. Prima che mi ritrovo una pinza stretta sull'aorta delle mie emozioni. Prima di cominciare a fare astruse metafore abbastanza idiote per non scrivere semplicemente che sono fottuto.
Prima che... oh cazzo... è già tardi... e allora bisogna muoversi, perchè magari se faccio un by pass adesso, il post-operatorio non comporta una degenza troppo lunga.
Ho voglia di tirar fuori un po' di vero D R A G O, un po' di emozioni che ho e che ti riguardano. Ho voglia di mostrarle solo a te e invece sono qui che mi sfogo perchè è difficile trovare il modo di mostrarle a te.
Ho i minuti contati ogni giorno. Ma ora mi alzo da qui e vengo a vedere oggi che luna c'hai perchè magari capita che oggi sei un po' più felice se ti dico che il mondo non gira attorno a te, assolutamente, ma le mie emozioni un poco sì. Un poco troppo. E tu lo sai un poco troppo poco.
Rimediamo, io dico.
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mercoledì 12 gennaio 2005
ore 13:45 (categoria:
"Riflessioni")
Una macchia di vino sul soffitto
Rieccomi dopo quasi due settimane di assenza. Eccomi qui per la prima volta quest'anno. Un anno che è iniziato già da 12 giorni in modo piacevolmente frenetico e mi ha tenuto lontano da qui. Non che non mi piaccia star qui, ma non è mica male rendersi conto di avere le giornate sempre piene!
E alla fine non sono ancora riuscito a scrivere il racconto del festone di Capodanno a cui ho preso parte in quel della Puglia con i miei amici. Inoltre ormai mi sembra passato troppo tempo per riuscire a produrre un racconto fedele e rappresentativo di quel che è successo.
Per questo e per altri motivi ora non scriverò il racconto. Vi rivelerò solo un singolo aneddoto. Un aneddoto rappresentativo della serata. Quello della macchia di vino sul soffitto, come suggeritovi nel titolo.
Eravamo lì bevuti e fumati che festeggiavamo quando uno di noi, particolarmente avanti con l'alcol e in possesso di un bicchiere di vino che più non lo aggradava, lo ha scagliato via con forza, senza peraltro rendersene conto, sul soffitto.
I misteri della fisica vollero che tutto il contenuto del bicchiere si spandesse sul soffitto e neanche una gocia ricadesse al suolo. Una bella macchia.
Alcuni di noi subito hanno guardato il padrone della villa che era stato così gentile da mettercela a disposizione. L'incoscienza è una brutta bestia.
Altri di noi hanno preso a ridere come ossessi e a farsi gavettoni con qualunque alcolico avessero a tiro.
Altri ancora, capeggiati dal sottoscritto, hanno preferito ricercare in quella macchia di vino una qualche forma, un qualche disegno... o forse un qualche buon auspicio per l'anno nuovo.
E io intanto realizzavo che quella macchia di vino da lì non se ne sarebbe più andata. Avrebbero potuto coprirla riverniciando la stanza, ma non sarebbe mai andata via. Era indelebile.
E poi nel corso della lunga notte si sono succeduti eventi simili... insomma, tutte cose probabilmente già viste, già vissute... ma che quando le vivi sono sempre divertenti, sempre speciali. Perchè sono intrise di profumo di amicizia, di voglia di divertirsi. E noi ci siamo divertiti.
Ora, a dodici giorni di distanza, penso a come sarà il periodo che è iniziato. Sono già preso dalla frenesia che si accompagna alla preparazione degli esami, alla gestione della casa, alla cotta mostruosa che mi sono preso, agli amici... a tutto, alla vita.
Però un po' viene anche da pensare a quello che è stato il 2004, a quello che è successo. Al mio abbandono dei campi di calcio, ai miei problemi alla caviglia. Ma soprattutto alle nuove preziosissime amicizie che mi sono state regalate, alle persone sempre speciali che sempre mi accompagnano e di questo non sarò mai grato abbastanza.
Penso alle piccole ma in fondo grandi gratificazioni dello studio. Alle grandi ma in fondo piccole frustrazioni dello studio.
Penso a tutti i progetti realizzati, quelli falliti, quelli che sono in corso di realizzazione.
Penso che non riuscirò mai a pensare tutto in una volta a quello che è stato. Penso che sarebbe quasi offensivo cercare di riassumere un anno così intenso come quello che è passato in pochi pensieri.
Penso che sia stato un anno indimenticabile. Un anno che ha lasciato il segno, che mi ha visto crescere e cambiare ancora un po'. Penso che sia stato un anno indelebile. Che non verrà facilmente oscurato da ciò che sarà adesso.
Penso che sia stato un po'... come una macchia di vino sul soffitto. E le macchie di vino dal soffitto non le tiri mica via... e no che non le tiri via.
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venerdì 31 dicembre 2004
ore 10:45 (categoria:
"Riflessioni")
Ultimo dell'Anno
E' fatta. Finito anche questo. Facciamo il punto della situazione? Certo che lo facciamo... ma non qui. Tutti facciamo il punto della situazione, in un giorno così. Ma lo facciamo in un momento di solitudine, quando siamo soli con noi stessi. Perchè tanto è inutile farlo con altra gente. Perchè l'altra gente non sa mai bene fino in fondo. Perchè l'altra gente pensa ai propri punti della situazione e il tuo non interessa, giustamente. Perchè oggi tutti siamo egoisti in senso buono, non so se mi spiego. Intendo dire che è giusto pensare a sè stessi un attimo e ignorare tutto il resto.
E tutti lo facciamo, perchè oggi si tirano le somme. Che poi in realtà sia un giorno come tanti altri non conta. Simbolicamente è diverso. E' un giorno un po' speciale. Una fine. E tutti cercano un finale ad effetto perchè i finali ad effetto rimangono nel cuore più di quelli scialbi. Tutti ci teniamo che la fine sia come piace a noi. E si comincia col fare il punto della situazione.
Dopo il punto della situazione poi, se è positivo si pensa subito ad organizzare la serata, se invece fosse malauguratamente negativo poco male: l'anno è finito. Domani è un nuovo inizio che magari andrà diversamente. E allora ecco che anche in questo caso si organizza la serata col sorriso sulle labbra. E' sempre un po' festa questo giorno. Anche per chi sta male.
E c'è chi come me oggi pomeriggio andrà in un ipermercato e si riempirà il bagagliaio di bottiglie di tutti i tipi, facendo la spesa per millemila persone pur di avere la possibilità di spadroneggiare sulla scelta di cosa si beve. E passerò il pomeriggio a ricapitolare cosa c'è da mangiare stasera in modo da scegliere i vini più adatti, in modo da abbinarli. E' un gioco che adoro fare ad ogni ultimo dell'anno, ignorando il fatto che tanto le bottiglie verranno aperte a caso e che pur avendo fatto abbinamenti degni di un sommelier professionista, io sarò il primo che si ritroverà a bere alla russa bicchieri di liquore al cioccolato mentre mi strafoco un piatto di farfalle con panna e prosciutto.
Solo... quest'anno cercherò di non indossare una felpa bianca... perchè il vino e il liquore al cioccolato sulle felpe bianche si insediano prepotentemente e non le mandi via. No che non le mandi via.
Poi tutto contento andrò a prendere 3 amici. Non tre amici a caso. I miei tre amici. Quelli che ci trovi l'amicizia nel DNA se fai un esamino. Quelli con cui sono cresciuto. E li andrò a prendere col mio bagagliaio tutto tintinnante di bottiglie. E loro sentiranno il tintinnio, ci guarderemo e sorrideremo come sorridiamo sempre. Poi andremo al bar a portarci avanti, essendo tipi previdenti, perchè pensiamo al futuro, noi giovani.
Purtroppo dobbiamo andare in un bar qualunque, non nel nostro bar. Perchè il nostro bar ha cambiato gestione e il nuovo gestore non ci sta simpatico, non ci offre niente e non è bello essere trattati come clienti qualunque in un bar dove abbiamo trascorso una cospicua parte del nostro tempo libero insieme da diversi anni. No... non è bello. E allora... il bar ha cambiato? Cambiamo bar.
E dopo un paio di giri e gli auguri ad una cameriera carina (perchè sceglieremo un posto con la cameriera carina; le cameriere carine sono una benedizione! Catalizzano certi discorsi, regalano il sorriso e quindi auguri a tutte le cameriere carine!)... insomma, dopo aver condiviso un altro po' di amicizia tra noi 4, che non ne abbiamo mai abbastanza, ce ne andremo col bagagliaio tintinnante.
Dentro di noi l'insimuante dubbio: "Ma non è che si sono rotte le bottiglie?" Ce lo chiediamo sempre, ma non si sono rotte mai. Le bottiglie non si rompono il 31 Dicembre, quando servono per far festeggiare un bel gruppone di amici e fargli passare una nottata da ricordarsi per sempre. Le bottiglie vogliono esserci pure loro ed essere scolate alla goccia. Vogliono essere fotografate tutte insieme prima, e poi ancora tutte insieme una volta svuotate.
Arriveremo alla villetta designata alla devastazione. Saremo i primi, a parte l'amica che ha deciso di immolare la sua villetta per il nostro divertimento. Saremo i primi perchè le classiche farfalle con la panna&prosciutto di Capodanno le devo preparare io, come da tradizione. Dite che le farfalle con la panna&prosciutto non sono un piatto tipico di Capodanno? Non da voi, magari. Lo sono per noi. E va bene così.
E quindi saremo i primi... perchè i miei amici organizzano l'impianto audio mentre io mi metto il rituale grembiulino e faccio vedere alle donne che non hanno più posto neanche in cucina. Dirò loro che ormai sono inutili, se non per la procreazione. Dirò quindi loro di venire con me in camera da letto e darsi da fare. E loro mi riempiranno di botte ridendo e tutti rideremo. Nessuna me la darà, ma stasera sarebbe anche una perdita di tempo, la festa è nella stanza con tutti gli altri.
Saremo i primi perchè dobbiamo disporre le bottiglie nella stanza adibita a sgabuzzino, perchè nello sgabuzzino vero e proprio le bottiglie non ci stanno tutte. Siamo quasi 40 persone. Di cui 20 sono bevitori saltuari. 4 o 5 sono addirittura astemi e solo i restantu ci diamo dentro. Ma stasera non conta se sei bevitore saltuario o astemio... stasera ci si da dentro e basta. Quindi di bottiglie ne servono.
Intanto arriverà la gente e il resto si scrive da sè. Perchè poi alla fine sarà una festa come tante, anche prevedibile, magari. Ma sarà speciale per chi la vivrà, per via delle sue aspettative, per la voglia di condividere emozioni, di volersi bene, di esorcizzare il nuovo anno, di gridare che siamo al mondo, ci siamo eccome! Sarà una festa speciale per via della voglia di vivere che abbiamo tutti, che in un giorno così, la senti anche di più.
E quindi noi grideremo e faremo baccano oltre ogni limite perchè vogliamo farci sentire.
Il mio papiro di fine anno l'ho scritto... anzi, continuo a scriverlo... perchè ora voglio fare gli auguri di una splendida fine anno a chi oggi pomeriggio e stasera conta di fare come me; a chi invece andrà a fare una spesa più raffinata e si godrà una serata tranquilla e rilassante con le persone care; a chi invece spenderà millemila euri in botti di contrabbando (anche se questo non lo capisco... cos'è, non sai farti sentire se non fai esplodere qualcosa?) e li farà esplodere mettendosi a rischio; a chi vorrebbe avermi lì per festeggiare; a chi è contento che io non sia lì; a chi se n'è andato all'estero perchè fa fico andare lì a festeggiare. A tutti, tantissimi auguri e buon divertimento.
Ma prima di concludere... io due parole sul mio punto della situazione le devo spendere; devo dirvi che il mio bilancio è positivo, nonostante caviglie malandate, campi di calcio non più calpestati, delusioni affettive, abbandoni di gente che speravo di non abbandonare mai... purtuttavia il bilancio è in positivo.
In posivo perchè da qualche mese nella mia vita ci sono nuovi amici che mi fanno divertire davvero, mi fanno ridere, mi fanno sentire a mio modo speciale;
in positivo perchè ho conosciuto gente che mai avrei sperato di conoscere;
in positivo perchè alcuni rapporti sono andati consolidandosi;
in positivo perchè sono vivo, sono quasi sano e così la mia famiglia;
in positivo perchè ho avuto in dono la possibilità di dover far fatica nel dividermi tra tutte le persone che vorrebbero vedermi o sentirmi;
in positivo perchè al di là di quanto io in realtà non abbia un'opinione eccezionale di me stesso, molti di voi me lo fanno dimenticare spesso;
in positivo perchè mi sembra che ho un posto niente male al mondo e per il 2005 mi potrebbe anche bastare non essere scalzato da lì.
E grazie a tutti quelli che sanno che gli devo un grazie. E anche a chi pensa che non dovrei ringraziarli.
BUONA FINE 2004!!!
Un'ultima cosetta... e parlo alle spie: innanzitutto tanti auguri, poi... posso chiedervi di fare il vostro lavoro anche l'ultimo dell'anno e riportare al Capo i miei auguri più sinceri, nella speranza che quando ci rivediamo tra qualche giorno si trovi un po' di spazio comune? Grazie spia.
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martedì 28 dicembre 2004
ore 15:38 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Posto strano, gente strana, fatti strani... o è che mi fa male la Tiziana?
"Dove siete?" "Al Caboh" "E che cazzo è?" "Un bar-negozio vicino alla villa." "Un bar-negozio??" "Ma sì... sulla piazzetta con la fontanella..." "Vabbù, arrivo..."
Questa la mia telefonata con uno dei miei migliori amici. Dovevo raggiungere lui, un altro amico con cui ho fatto le migliori cazzate della mia vita e un altra persona che non sapevo ancora chi fosse a questo Caboh, questo bar-negozio. E guidando in mezzo al traffico delle stradine affollate del mio paese ieri pomeriggio, interrogandomi su come il barista-negoziante proprietario di questa attività avesse ottenuto la doppia licenza per aprire un bar E un negozio, arrivo alla piazzetta con la fontanella indicatami.
Parcheggio, scendo dalla macchina e la chiudo. E ora cerchiamo questo posto. Ci sono cresciuto in questa città di 50000 abitanti. Non piccola, ma non grande abbastanza da non conoscere tutti i bar della zona. Eppure questo non lo conoscevo. Era nuovo. E io non sono più di queste parti. Le cose cambiano, i bar aprono, cambiano gestione. La gente ottiene doppie licenze per aprire attività polivalenti. E io non lo sapevo. Io non sono più di queste parti. Ma dovevo trovare questo posto.
Infilo le chiavi della macchina in tasca, alzo la testa e vedo l'insegna: "Caboh". Proprio davanti a dove ho parcheggiato. Ovvio. E non so perchè, ma questa casualità mi ha fatto sentire figo. Come se mi fossi fermato lì perchè sentivo che era il posto giusto. Come se fosse merito di un sesto senso che rasentava il paranormale.
Guardo la vetrina: vestiti. Magliette, pantaloni. Un negozio. Quel posto non aveva niente di un bar. Mi avvio all'ingresso e dentro c'è il bancone di un bar con dietro tazze, macchinetta del caffè, bottiglie di alcolici e bicchieri. Un bar.
Dietro al bancone però c'è anche Eva Henger.
No, non è Eva Henger. Eva Henger non ci starebbe mai dietro il bancone di un bar-negozio a prendere ordinazioni. No... non sono ordinazioni, quelle che prende Eva Henger. A meno che lo scialbo copione di uno dei suoi film non le dica di fare la barista in abiti succinti che se le viene ordinato un Cuba Libre porta al tavolo un cocktail, ma se le ordini un bocchino, non è detto che ti porti un cocktail. (Ora, per tutti i maliziosi astemi, specifico che il bocchino è ANCHE un cocktail, oltre che un filtro pluriutilizzabile per sigarette, ovviamente).
Cmq la sosia di Eva Henger dietro al bancone mi saluta e io ricambio scacciando dalla testa le immagini che inevitabilmente mi avevano assalito. Non è che le abbia scacciate benissimo però, diciamocelo. Ero tanto preso che QUASI dimenticavo di essere in un bar-negozio. Dovevo capire come era organizzato un bar-negozio. E ci ho messo poco a capirlo. C'è una parte che fa da bar e una da negozio, ci avreste mai pensato?
Cmq dove ero io c'era solo il bancone del bar. Niente tavolini. Niente amici miei. Niente negozio. C'erano però delle scale che salivano e delle scale che scendevano. Decido di friggermi un po' il cervello pensando che se fossi salito, anche le scale che salivano sarebbero diventate scale che scendevano come le altre. Allora, curioso di scoprire cosa sarebbe successo alle scale che scendevano se fossi sceso, scendo, nonostante un cartello indica che il bar è in cima alle scale che salivano.
Ma io scendo. E penso che è inutile dire che il bar è in cima alle scale che salgono. Perchè non può essere in cima alle scale che scendono. Quindi è semplicemente in cima alle scale. Cmq io scendo. E che ci crediate o meno, ho visto le scale che scendevano diventare scale che salivano. Pazzesco.
Ora, per quanti di voi hanno voluto darmi fiducia e non hanno chiamato la neuro, rivelerò che volevo solo vedere com'è il negozio di un bar-negozio. Per questo sono sceso. E beh... è un negozio banalissimo. Con una commessa carinissima che mi vede mi saluta e mi sorride. Io la saluto e le sorrido e le dico che volevo solo vedere il negozio del bar-negozio e me ne torno su per le scale che salivano avendo smesso di scendere.
Sorrido a Eva Henger e salgo l'altra rampa di scale. Sopra ci sono dei tavolini. E seduti ad uno di questi i due amici con cui ho fatto una marea di puttanate e gli voglio bene da morire. C'è con loro anche una ragazza di quelle che fanno tenerezza per come sono carine. Io però non la conosco. Saluto i due amici, la guardo, sorrido e mi presento:
"Piacere, Riccardo!" "Piacere, Tiziana!"
Toh, come l'Elfa, penso. E lei mi guarda e le viene da ridere. Non capisco, mi sento a disagio e guardo i miei amici. Anche loro mi guardano e ridono. Allora capisco... io dovrei conoscere quella ragazza. Ma non mi ricordo di conoscerla. E io non mi dimentico mai delle ragazze carine che conosco. Nessuno si dimentica di una ragazza carina. Io non mi dimentico mai. A meno che... a meno che non fossi ubriaco spolpo. E a questo pensiero mi illumino.
"Tu... eri al Fuori Porta quest'estate!" "Bingo! Allora ti ricordi di me!" "No... però era facile dedurlo..."
Ora spiego: il Fuori Porta è un locale molto carino dove la scorsa estate ho dato spettacolo un paio di volte ballando coi miei amici completamente ubriachi. Una sera ho bevuto tanto da non ricordare proprio niente la mattina dopo... ho ricostruito quel che mi è successo solo grazie ai racconti degli altri. Pare che sia stato un idolo quella sera. Praticamente un fenomeno da baraccone: facevo ridere tutti.
E questa Tiziana è stata protagonista di una delle mie spassosissime gag da sbronzo: pare che quella sera d'estate, un amico mi presentò a lei mentre ballavamo e io dissi "Ah, ma allora è che tutte le Tiziane sono belle gnocche! Questione di nome! Ho deciso, la parola d'ordine di oggi è Tiziana!"
Ora, siete liberi di dare un senso qualunque a queste mie affermazioni, perchè tanto penso che un senso non lo avessero. Però non finì lì. Perchè ballando ubriaco, quella sera mi presi una brutta storta alla caviglia (ma questa è una storia che ho già raccontato e che molti di voi conoscono). Pare però che continuassi a ballare nonostante il dolore zoppicando. Immenso è il potere analgesico dell'alcol.
A un certo punto il dj mi chiamò al microfono per dire qualcosa ai miei fan e io tirai fuori una chicca:
"Mi fa male la Tiziana!!"
Del resto era la parola d'ordine della serata, no? Ha senso. "Tiziana" al posto di "caviglia". Ci stava. E molta gente nel mio paese mi ricorda, mi conosce e mi pensa per via di perle come questa. Umiliante e divertente 'sta cosa!
E la Tiziana con cui ho parlato in quel bar-negozio con la sosia di Eva Henger dietro al bancone mi ha conosciuto così. E siamo già in confidenza, già amiconi. Che figata.
Dopo un po' decidiamo di andar via. Paghiamo il caffè ad Eva Henger, usciamo dal bar e saliamo sulla mia macchina. Accompagno gli altri a casa e intanto penso che è un po' che non mi fa male la Tiziana. Che è un po' che ho cambiato parola d'ordine. Ora mi fa un po' male l'Annal... ehm, no, volevo dire... mi fa male il capo, da qualche tempo..
Sì, mi fa male il CAPO.
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