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NICK: D R A G O
SESSO: m
ETA': 25
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
STATUS: single

[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE COMPLETO]

[ SCRIVIMI ]



STO LEGGENDO
Non ve lo dico neanche se mi pagate.
Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.


HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.


STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato.
E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita.
E grazi al cielo capita sempre qualcosa.


ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può.
E allora mi faccio bastare il resto.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!


OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto.
Quello che si adatta a tutte le situazioni.


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)

 


MERAVIGLIE

1)





“Io scrivo, perchè mi piace scrivere, perchè mi piace essere letto, perchè mi piace parlare di me in questo modo. E quelli a cui sarà gradito leggere le mie riflessioni, i miei pensieri, i miei racconti, i miei deliri e le mie cagate... beh, loro saranno la mia benzina.

Benvenuti nel Blog di
Sir D R A G O della Cadrega Ribaltada,
Cavaliere dell’Ordine della Porketta
e Grande Ubriacone di Corte



Una Storia Come Tante:

Premessa & Brandello N°1 LINK
Brandello N°2 LINK
Brandello N°3 LINK
Brandello N°4 LINK
Brandello N°5 LINK
Brandello N°6 LINK
Brandello N°7 LINK
Brandello N°8 LINK
Brandello N°9 LINK
Brandello N°10 LINK
Brandello N°11 LINK
Brandello N°12 LINK
Brandello N°13 LINK
Brandello N°14 LINK



A grande richiesta riesumo dagli albori del mio blog...
Tales Of The Fall In Love With The Elf!!
Parte Prima:LINK
Parte Seconda:LINK
Parte Terza:LINK
Parte Quarta:LINK
Parte Quinta:LINK
Parte Sesta:LINK
Parte Settima:LINK
Parte Ottava:LINK
Parte Nona:LINK
Parte Decima:LINK
Parte Undicesima:LINK
Parte Dodicesima:LINK
Parte Tredicesima:LINK
Parte Quattordicesima:LINK
Parte Quindicesima:LINK




Uhm...Porn-Groove.
Allora non si involve solo la tv.
Fa piacere.
Fa paura.
LINK






Che mi si coccardi, io dico. ”

(questo BLOG è stato visitato 17678 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite,


ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


lunedì 6 dicembre 2004
ore 13:36
(categoria: "Pensieri")


Fugace...


Prima che mi tocchi assistere a scene di suicidio di massa per la mia scomparsa da Spritz, mi connetto rapidamente da un internet point per comunicare al mondo che il mio pc da i numeri e credo che fino a Natale o giù di lì mi sarà davvero difficile aggiornare il blog.

Per cui abbiate pazienza... tornerò.
Ma intanto scrivo qualcosina come al solito, così come mi viene.

Per esempio... beh, devo apportare una correzione al post paranoico che ho scritto la settimana scorsa. La mia situazione sentimentale non è cambiata, in realtà, ma ho capito almeno che la tipa che in questo momento ha pieno potere sulle emozioni del sottoscritto non mi ha davvero mandato a quel paese. Non ancora, almeno. Comunque ho la possibilità di giocarmela ancora un po'. E proprio oggi andrò di supermossa. Ho organizzato una cosetta simpatica che se non mi regala almeno un sorriso giuro che non la cago più. Di quel che succederà non scriverò nulla, mi dispiace, vi basti questo.

Poi vi dico anche che domattina ho un esame, che ho studiato tutto e sto ripetendo, ma ho una paura fottuta. Sono stato teso così tanto solo per un altro esame. Sento addosso una pressione terribile, perchè so di non poter accettare voti al di sotto del 25, se non voglio giocarmi la possibilità di restare a Padova l'anno prossimo. Non è affatto una bella sensazione sapere di non poter prendere meno di 25. Ma domani sfodererò qualche numero dei miei. Magari mi verrà anche più facile se una certa persona oggi si decidesse a darmi la carica. Vedremo.

Per il resto la mia vita continua come sempre in Jappelli, ormai anche la sera, dato che gli esami si avvicinano e i libri da studiare invece che diminuire aumentano... strano fenomeno.
Per fortuna sto studiando robe che mi piacciono e che mi fanno ringraziare di essere venuto qui a fare psicologia.

Ecco, vi ho detto che sono vivo. Vi ho detto come me la passo. Vi dico ora che per vedermi potreste venire tutti allo Station sabato sera. Soprattutto chi purtroppo non ho la possibilità di vedere ogni giorno in aula studio. Mi piacerebbe veder comparire gente tipo il Lleyton, magari Heidi, Yaku, alloro, Trap... cercate di fare un salto dai...

A momenti vado via, per cui concludo annunciandovi aqnche che ero entrato in un periodo in cui non riuscivo più a scrivere nulla che mi piacesse... ero lì che buttavo giù fogli su fogli e immancabilmente poi li accartocciavo e buttavo via. A me quella donna mi sta sconvolgendo più del dovuto. Chissà che il Natale non porti consiglio. Comunque... sono riuscito a riprendere a scrivere e stanno venendo fuori delle cosette carucce... quando mi potrò di nuovo dedicare al mio bloggo prometto che le metterò su.

Adesso ho un po' di vita da vivere lontano dal pc, ma sarò tra voi nuovamente, è una promessa. O una minaccia. Fate voi.

Se proprio non potete fare a meno delle mie "Dragate" seguite i blog dei miei amichetti e magari ogni tanto ci troverete qualche mia foto idiota o qualche mia frase storica... ad esempio, squalo e Mick, perchè non raccontate quello che ho fatto sabato sera?

Beh, un saluto festoso a tutti. Tornerò.


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domenica 28 novembre 2004
ore 13:36
(categoria: "Vita Quotidiana")


Una settimana un po' di merda

Aggiorno dopo una settimana, ancora una volta. Ho appena preso il mio superquaderno su cui conservo tutto quel che scrivo durante la settimana (finchè l'Elfa non compare ad allietarmi con la sua presenza e a restituirmi la cartellina con tutti i mei scritti che le avevo prestato). Apro il quaderno alla ricerca di un pezzo carino da scrivere sul pc e mettere sul blog... ma non lo trovo.

Vedo solo un paio di pezzi parecchio paranoici. Anzi, quasi quasi li butto via. Vedo poi due pezzi... due pezzi davvero carini. Ma non li voglio pubblicare. Perchè sono stati scritti per la persona sbagliata. Una persona che certe cose tenere non le voleva sentire da me, evidentemente.

Insomma... in questa settimana mi è andata parecchio male. Per alcuni di voi dirò solo che la vicina se n'è andata di casa e non ci sentiremo più.
Per altri dirò che il capo mi ha licenziato. Per tutti dirò che la tipa che stavo conoscendo e che mi stava iniziando a piacere sul serio un frego... mi ha tirato un pacco il cui significato mi sembra lampante. Soprattutto perchè il giorno dopo non mi è neanche venuta a chiedere scusa. Insomma... è andata anche questa.

Lei però è stata davvero scortese con me. E io magari mi potevo aspettare che non poteva esserci niente, però non che mi trattasse così: NON ME LO MERITAVO. Questo è poco ma sicuro.

Perchè quando una persona ti dedica tante attenzioni, ti scrive qualcosa di tenero, ti rispetta e si preoccupa di non invadere i tuoi spazi, di non darti fastidio come io ho fatto con lei, non la si può liquidare in malomodo come mi è successo, tirando un pacco senza motivarlo e soprattutto senza scusarsene.

Era facile... bastava dirmi che aveva da fare, che non poteva... che aveva altro per la testa... bastava rispettarmi, dato che mi sembra di aver fatto lo stesso. Anzi, dato che mi sembra di averci messo il meglio che ho per avvicinarmi a lei. Ma vabbè, così è andata. Pare che di Elfa ce ne sia una sola. Stavolta avevo beccato un'imitazione riuscita male.

"Di Elfa ce n'è una
tutte l'altre son nessuna!"


Adesso... non ho molto da scrivere, dato che 'sta roba mi occupa la testolina in modo fastidiosamente invadente. E allora prima di scadere eccessivamente nella paranoia... ecco qui, per tutte voi donne, un...

BANDO DI
D R A G O C O N C O R S O
!!!!!!!!!!!!!!!!!


"Donne! Il D R A G O è di nuovo sulla piazza! A dire il vero lo era già prima, ma ora è più vero che mai.
Per un periodo di tempo limitato (si spera, limitato...) potrete apporre qui la vostra firma ed essere poi valutate da una giuria composta da me medesimo e la vincitrice otterrà un S U P E R P R E M I O che tutte le altre potranno solo invidiare:

ME MEDESIMO STESSO IN PERSONA CHE NON SONO ALTRO!!

Per cui fiondatevi, donne! Apponete qui la vostra firma!

Basta che rispondiate ai seguenti requisiti, per partecipare: dovete essere donne di sesso femminile, single, rigorosamente non tirapacchi.

Accorrete numerose!! "


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domenica 21 novembre 2004
ore 16:43
(categoria: "Vita Quotidiana")


La Vicina di casa

Atto Terzo
Il Terzo Scomodo


Martedì sera a cena dalla Vicina.
Lo avevo detto alle mie coinquiline che saremmo andate da lei a cenare. Lo sapevano... allora dopo essermi accordato con la Vicina sull'orario, verso le 19.30, non essendo io a casa, chiamo le mie coinquiline per dir loro di farsi trovare pronte per quell'ora.

Purtroppo nessuna di loro mi riponde. Ovvio. Ancora una volta avevano i loro stramaledetti cellulari senza suoneria e non si accorgevano delle mie chiamate. Poco male. Tanto torno a casa alle 19 e glielo dico.

Arrivo davanti la porta di casa, infilo la chiave nella toppa... e mi accorgo che devo fare più giri per aprire la serratura. Beh, si saranno chiuse dentro, lo fanno spesso. Entro.
Niente luci. Niente rumori. Niente di niente. Cioè, non è che mi avevano svuotato la casa... era ancora tutto lì, però non c'erano le mie coinquiline! E ora come andavo dalla Vicina? Se n'erano dimenticate della cena??? In preda al nervosismo, incapace di pensare a cosa fare, poggio a terra la cartella, mi levo la giacca e vado in cucina a bermi un bicchier d'acqua. Sul tavolo un biglietto:

Ciao Rick!
Hai studiato fino a quest'ora??
Che bravo! Senti... noi ci siamo proprio dimenticate della cena dalla vicina. Quindi ora siamo in piazza. Quando vai dalla Vicina, per favore scusati da parte nostra e buona cena...
Ah! Ricordati di portare la torta che è nel forno!
L'abbiamo preparata per la vicina poco prima di dimenticarci di dover andare a cena da lei... buona cenetta, Rick!

Le tue adorabili coinquiline


Non si erano dimenticate la cena. Mi avevano tirato pacco. Mi avevano lasciato da solo senza avvertirmi. Mi hanno dato la responsabilità di dover giustificare la loro assenza. Mi hanno abbandonato.

Io le mie coinquiline... io... quelle tre... io giuro che... le adoro. Sono tre angioletti. E ora mi tocca andare a cena da solo con la Vicina. Mi tocca proprio. Accidenti che responsabilità!

Arrivano le 19.30... e ci hanno messo un bel po' ad arrivare, molto più del solito. Prendo la torta e tempo 30 secondi sono fuori dall'appartamento.
5 secondi dopo avevo suonato alla Vicina. E un'apparente eternità dopo lei mi ha aperto.

Saluto, giustifico le mie coinquiline, mi scuso... lei è dispiaciuta, ma capisce. Un pochino speravo che le dispiacesse di meno. Invece era dispiaciuta davvero... beh, cmq mi fa entrare e mi dice che ci saremmo pappati tutto noi alla faccia loro!

Ceniamo. Parliamo. Tantissimo.
Parlo più io. Racconto aneddoti della mia vita e lei ascolta apparentemente divertita. Forse sono stato troppo logorroico, forse ho perso qualche punto per questo... ma non potevo starmi zitto... se mi fossi fermato... mi sarei innamorato di lei.

Comunque le ho lasciato i suoi spazi per parlare. E lei mi ha detto che è un periodo un po' sfigatello, in cui è un po' giù di morale... e poi mi ha detto una cosa brutta.

Mi ha detto che è un po' presa da un tipo. Un tipo che però non la tiene molto in considerazione. Mi ha detto che le piace da un po' di tempo. E che lui solo da poco ha iniziato ad avvicinarsi. Uffa. Il tipo non sono io.

Se questo fosse stato un film, si sarebbe scoperto che in realtà il tipo di cui parlava ero io, ma non sapendo come dirmelo me ne parlava come se si trattasse di un altro.

Quindi, se da qualche parte c'è un regista nascosto che sta orchestrando questa storia, salti fuori adesso, cortesemente, e mi dica se è tutto un film. Mi dica che se adesso mi faccio avanti con la Vicina lei non mi manda a cagare. Me lo dica.

No? Non me lo dice? Non me lo dice. Sicuro? Non si può proprio sapere? Per piacere.

Insomma, in attesa che il regista si facesse vivo io ero lì che facevo finta di non essere ferito dall'esistenza di questo "Terzo incomodo". O il terzo incomodo sono io? No, è lui. Io sono il protagonista. Giusto, regista? Giusto? E ma non si può sapere neanche questo?
Che palle, regista.

Comunque parliamo ancora a lungo. Per fortuna l'argomento si sposta su altri soggetti. Ridiamo abbastanza. Pochi discorsi seri, ma va benissimo così.

La serata volge al termine. Erano passate diverse ore. Mancava poco alla mezzanotte e io oltre non volevo restare. Mi sarei sentito invadente. Le dico che non vorrei farle far tardi visto che devve svegliarsi presto... e lei mi ringrazia, però mi tiene lì un'altra mezz'ora abbondante a ciacolare piacevolmente ritardando il saluto.

E a volte un saluto ritardato è capace di far felici. Lei era stanca, si vedeva. Ma era anche un po' divertita dalla serata. Era andata bene. E io mi sentivo soddisfatto. Perchè una serata andata bene con una ragazza così... appaga. Molto.

Sulla porta lei mi fa: "Beh, potremmo istituire una cenetta a cadenza settimanale..."
"E sì che potremmo!"
Allora non è andata male davvero.
Allora tutto sommato sono stato sopportabile.
Allora posso giocarmela ancora un po'.
E' opera tua, regista? Vuoi darmi una speranza vaga solo per tenere alto l'audience? Forse è una buona trovata, regista.

"Buonanotte..."
"Buonanotte e sogni d'oro!"

E mi vado a buttare sul letto. Le mie coinquiline erano tornate ed erano già a letto. Meglio, avevo bisogno di tenermi per me tutte le emozioni e le sensazioni del momento. Se mi avessero chiesto com'era andata sarei stato seccato.

Il sonno ovviamente tardava ad arrivare... un po' per la felicità. Un po' perchè dietro si intravedeva l'ombra di quel tipo di cui mi ha parlato la Vicina. Un terzo incomodo.
Un terzo scomodo.

Nei film comunque è il protagonista che la spunta, tranne che in alcuni film horror. Ora bisogna appurare due cose.
Punto primo: tutto questo può essere considerato un film?
Punto secondo: il protagonsta sono io? Oppure sono io il terzo incomodo?

Regista?
Regista... se ci sei, batti un ciak.


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domenica 21 novembre 2004
ore 00:05
(categoria: "Riflessioni")


Accordi dilaniabili nel tempo.

Avrei uno sfogo da fare, capo.
Avrei una piccola esplosione di felicità che vorrei rendere visibile.
Ma non lo faccio perchè così è stato deciso, capo.

Abbiamo preso degli "Accordi Dilaniabili nel tempo". Dilaniabili. Non dilazionabili. Dilaniabili. E io gli accordi dilaniabili li rispetto, capo.

Scrivo questo post piccolo piccolo così magari le tue spie te lo fanno leggere, capo.
Spero che le tue spie facciano un buon lavoro, capo.
Così almeno tu e solo tu lo capisci che anche se scrivo un sacco di cose su ciò che faccio con e per altra gente... beh, in questo momento della mia vita mi emozionano di più accordi dilaniabili e cartelloni provocatori improvvisati e mai utilizzati.

Tutto qui, capo.

Non è vero. C'è dell'altro. Ma qui basta così.

Giusto, capo?


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sabato 20 novembre 2004
ore 23:36
(categoria: "Pensieri")


E di oggi?

Laura mi ha chiesto alla laurea dell’Elfa: “E di oggi cosa scriverai?”
Già. Cosa scriverò di oggi, 18/11/2004, che non è più oggi ma è già l’altro ieri?

Scriverò di un’Elfa Dottoressa che quando l’ho vista lì tutta vestita bene e con un sorriso luminoso come non ne vedi altri in giro, mi sono ricordato perché quasi due anni fa feci di tutto per conoscerla.

Scriverò della mia incapacità nel dire di no ai suoi inviti ad andare in Piazza, poi al rinfresco, poi ancora a bere qualcosa, poi ancora a mangiare messicano stando in giro fino a notte fonda nonostante la mattina dopo dovessi svegliarmi presto.

Scriverò della sua faccia contenta e dell’impegno che traspariva da certe sue espressioni. Perché lei si stava impegnando a far star bene tutti quanti.

Scriverò di come l’hanno ridotta mentre leggeva il suo papiro.

Ma soprattutto scriverò di come è scomparsa al rinfresco per poi ricomparire dopo essersi lavata e cambiata.

Scriverò di come era terribilmente se stessa con i suoi pantaloni larghi e maglioncino anche nel giorno della sua laurea, quando invece quasi chiunque decide di mettersi in tiro per l’occasione. Ma lei no. E io questo lo devo troppo scrivere, perché a me ‘sta cosa piace davvero tantissimo.

Scriverò di come, col suo bicchiere di mojito in mano, dopo un brindisi, mi abbia ringraziato per averle fatto pensare a volte di essere dotata di superpoteri.

Scriverò di quanto si sbaglia… scriverò di quanto qualche superpotere ce l’ha eccome… e non solo a volte.

Scriverò di come si è scusata di non aver parlato molto con me. Ma anche qui ha toppato… sarà che abbiamo due diverse concezioni di “molto”. Ma io più di così proprio non avrei mai preteso.

Scriverò di come era percettibile la sua contentezza per il fatto che fossi lì anche io, sebbene non c’entrassi molto.

Scriverò della mia felicità nel capire che il fatto che io non c’entrassi era solo una mia percezione; non era così per lei.

Scriverò di come mi sono sentito causa di un po’ di buone emozioni.

Scriverò di aver vissuto una giornata che fino a poco fa me la sognavo soltanto.

Scriverò del fatto che a volte i sogni si realizzano.

Scriverò di come è bello quando ci si rende conto della nascita di un sentimento sincero.

Scriverò poi qualche parola che sintetizza adeguatamente il sentimento in questione.

Scriverò: “Elfa, ti voglio bene”.

Ecco, l’ho scritto.


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sabato 20 novembre 2004
ore 22:21
(categoria: "Pensieri")


Ultimo Giorno in Jappelli

Martedì 16/11/2004 è stato l’ultimo giorno in Jappelli.
Non per me, naturalmente. Io ne ho ancora per un po’ e me ne rallegro.
Lo è stato per TE. Te lo sei venuto a prendere, il tuo ultimo giorno, con la prepotenza della malinconia.
Questo non me lo hai detto tu. Lo penso, lo immagino io. È solo una mia fantasia, ma a tratti mi sembra di leggertelo in faccia. Mi piace credere che sia così. E ci credo.

Sei venuta a rileggerti ancora una volta la tesi. Una tesi che sono sicuro tu conosci a menadito. Che non avevi bisogno di rileggere.

“E’ che se stavo a casa non combinavo niente…”

Così mi hai detto. E io mi sono preso la libertà di non crederci.
Non ti ho contraddetta lì su due piedi, non mi andava. Ti ho solo sorriso mentre pensavo a come le cose possono essere andate in realtà: tu sei venuta qui a passare qualche altra ora in uno dei posti che hanno fatto parte della tua vita da universitaria.

Sei venuta a leggerti la tua tesi, ma diciamocelo… se al posto della tesi ti fossi letta un “Topolino” sarebbe stato lo stesso, o no?
Beh, magari no. Ma magari sì.

Per me sei venuta qui a passare ancora qualche ora un po’ in preda alla malinconia. A tirar fuori un po’ di ricordi. A vedere ancora un po’ certe facce. A controllare chi fossero gli eredi, i nuovi occupanti di questa aula studio che chi non ci è mai venuto non lo sa che è una piccola comunità quasi autosufficiente. Non lo sa che per alcuni è una casa. E per te era un po’ una casa, no?

E allora eccoti prepotentemente malinconica a trascorrere il tuo ultimo giorno in Jappelli e il tuo penultimo giorno da studentessa.
E io che ti ho vista per la prima volta qui un anno e undici mesi fa, ho aspettato il tuo ultimo giorno in Jappelli per farti compagnia in un paio di pause-cicca. E mi sentivo tanto un ricordo. Parlavo con te travestito da ricordo. Perché nella rappresentazione mentale che tu hai di questo posto, di certo c’è un posticino tutto mio. Che figata.

Io sono uno di “quelli della Jappelli”. E mi ci sento. Mi piace essere categorizzato così. E mi è piaciuto ancora di più fare pausa con te dopo quasi due anni di attesa. Una pausa dopo un anno e undici mesi ci voleva. E il fatto che fosse una pausa fatta nel tuo ultimo giorno in Jappelli è un’altra figata.
Nella tua ultima pausa-cicca in Jappelli c’ero io che ti facevo compagnia. Mi sono preso quel posto. Me lo hai regalato tu. E allora evviva la malinconia, che fa di questi regali.

Ci rivedremo, poi. Hai detto che mi offri da bere. E io ci conto. Ci rivedremo quando avrai letto quel pezzo di me che ti ho lasciato prestandoti la cartellina dove conservo tutti i miei scritti. Ci rivedremo quando sarai dottoressa.

E lì ti saluto, ti faccio un “In bocca al lupo” che lo sento come mi si sviluppa nel cuore e arriva sulle mie labbra con una prepotenza che fa a gara con la malinconia di cui sopra.

E tantissimi Auguri, Dottoressa Elfa. Ti faccio degli Auguri che nella “Top Ten degli Auguri Sinceri Fatti da Me Medesimo” si piazzano davvero mica male.


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sabato 20 novembre 2004
ore 21:32
(categoria: "Pensieri")


Ci sono e non ci sono...


Rieccomi di nuovo.
Ormai ci sono solo nei weekend.
Abituatevi, mi dispiace. Non ho proprio tempo di connettermi in settimana. E adesso scrivo qualcosa tirando pacco al mondo anche stasera.
Spero non se la prenda troppo chi mi stava aspettando.

Ma mi sono dovuto connettere per inviare un'e-mail di importanza capitale e mi è venuta voglia di scrivere qualcosa.

E quindi ora scrivo. Ho da scrivere. Questa settimana ne sono successe di cose... tante.

La laurea dell'Elfa, ragazzi. Non so se mi spiego. Una laurea a cui ho avuto modo di prendere parte attiva... e che era stata anticipata da un incontro in aula studio con l'Elfa stessa. Ma nei prossimi post vedrete.

Poi la cena con la vicina di casa. Ragazzi... a presto il racconto, spero.

Adesso attacco a scrivere qualcosa, sperando che chi di dovere provveda a far giungere a destinazione i post che scriverò sull'Elfa (Laura?? Elena?? Sì sì... è proprio a voi che parlo...)

Ora, tossica, se stai leggendo, e se ti senti chiamata in causa solo perchè sopra ho scritto il tuo nome... sappi che non sei tu l'Elena a cui mi riferivo poc'anzi. Chi ti credi di essere?? Credi che ti chiami così solo tu? EH? Tu te la tiri troppo, tu. Tu tiri troppo. E non ti ritiri mai. Tiri, tiri... e non ti ritiri. Ritira e ritirati. Tirittirittittì.

Basta cagate. Ora si scrive sul serio.


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domenica 14 novembre 2004
ore 20:14
(categoria: "Riflessioni")


Operatori Semplici


Addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione. Te le insegnano in quest'ordine. Tutti sanno farle, queste operazioni. O almeno tutti quelli che stanno leggendo questo pezzo, di certo.

Sono operatori semplici, che utilizziamo quotidianamente. Li utilizziamo quando paghiamo qualcosa in un negozio, quando ci devono dare il resto, quando dobbiamo steccare la benzina con gli amici.

E ogni tanto si cerca di usarli anche in senso metaforico, per cercare di dimostrare, ad esempio, cose ovvie. Un'espressione tipica che utilizziamo è: "2+2 fa 4".

Un operatore semplice, il +; il + semplice, se mi scusate il gioco di parole.
E forse per la sua semplicità lo usiamo per giustificare eventi ovvi, che non potrebbero essere diversamente, secondo noi.

E allora, se uno è intelligente, bravo nello studio, appassionato a ciò che studia e poi prende buoni voti agli esami, giustifichiamo la cosa con un "2+2 fa 4".
Oppure ancora: se un tipo molla la sua donna che è ancora innamorata, lei sta male. 2+2 fa 4. Ovvio.

Vi racconto una storiella, però.
Una bella ragazza. Uno che si inftua di lei. Riesce a conoscerla più o meno facilmente. Parlano, come due vecchi amici, in tranquillità. Il ghiaccio è rotto.
Il giorno dopo si rivedono e, secondo la Legge del 2+2 fa 4, si salutano tranquillamente.

E invece no.
Invece gli operatori semplici hanno tirato pacco e 2+2 non fa più 4. Si complica tutto, iniziano a saltar fuori logaritmi inversi, radicali arzigogolosi, fattoriali traditori.
E non importa se sei un ingegnere che con la matematica ci vive oppure uno pscicologo che i numeri non sai neanche dove stanno di casa; tanto non ci capisci un cazzo lo stesso.

E tutte le volte che la vedo mi accorgo che 2+2 mi da risultati sempre diversi... l'unica cosa che so è che gli operatori semplici non bastano un cazzo e la mia insicurezza mi si eleva a potenza come se nulla fosse.


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domenica 14 novembre 2004
ore 15:54
(categoria: "Riflessioni")


Cose che a parole non le so spiegare

Quante cose a questo mondo si possono spiegare a parole? Un frego. Ma ci sono cose che proprio non puoi spiegarle a parole. Puoi solo sentirle col cuore. Restano lì, indistinte, non definite, non definibili. Restano lì e l’unica cosa che fanno è farsi vedere, farsi sentire e vivere.

Restano lì. E tu resti lì, anche. Col cuore sconvolto, emozionato di emozioni diverse e spesso molto variegate.
E queste cose che a parole non le sai spiegare sono le parti più vive che hai. Sono i momenti che più tengono occupati i tuoi pensieri. I momenti che poi diverranno i ricordi più duraturi. Forse è proprio perché non le sai spiegare che ti ci fermi tanto sopra. Forse è per l’innato fascino per l’ignoto che abbiamo tutti, per una congenita curiosità… oppure per il bisogno di chiarirle, di inserirle entro i nostri schemi di valutazione della realtà.

Perché quello che non riusciamo a comprendere a pieno nonostante ci riguardi, ci spaventa. E le cose che a parole non le si sa spiegare ci riguardano sempre; ci riguardano nel profondo, nella parte più intima di noi. Ci riguardano, per definizione. Altrimenti non sarebbero cose che a parole non le si può spiegare. Altrimenti le si potrebbe definire con qualche artificio linguistico.

E quindi, nonostante ripetuti e giustificatamene insistenti tentativi di inscriverle entro certi canoni di realtà, le cose che a parole non le puoi spiegare rimangono tali.

E allora ci sarebbe solo da staccare il cervello. Il resto lo fanno loro. Sono loro che ti invadono il cuore; sono loro che ti fanno il bello e il cattivo tempo tra i sentimenti. E tu al massimo puoi mettere su un’illusione: quella di controllare le reazioni emotive che ti sono state scatenate.
Così soddisfi il bisogno di controllo che hai, per quanto sia illusorio il potere che credi di avere.

Però considerala almeno la possibilità di abbandonarti a queste cose che a parole non le sai spiegare. Valuta l’idea di non avere controllo su di esse. Vaglia l’ipotesi di lasciarti trascinare e basta. Di prestare solo ascolto a sensazioni così come vengono. E magari puoi crogiolarti nel vedere tempeste emotive che ti spadroneggiano nell’animo, nel renderti conto che sono state provocate da una cosa che a parole non la sai spiegare, una cosa ce il più delle volte è una cagata. Una cosa così piccola, così insignificante, che mai le daresti tutto quel potere.

Una canzone. Un saluto. Un sorriso. Un the caldo. Un po’ di pioggia. Una felpa. Un brindisi. Una risata ricevuta per una battuta ben riuscita. Tutte cose che io a parole non le so spiegare. E le spiegazioni migliori che so darne m vengono fuori solo quando faccio come adesso.
Solo quando al cervello lascio solo il compito di mantenere una forma grammaticale quanto meno accettabile per quel che scrivo e metto in presa diretta la penna e il cuore.

E se non capite… beh, è una cosa che a parole non la so spiegare, scusate.


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domenica 14 novembre 2004
ore 13:54
(categoria: "Pensieri")


Leggere nel Pensiero

Che pensa quella ragazza bellissima dei tuoi ridicoli tentativi di fare colpo? Si potrebbe cercare di migliorare le proprie mosse, se si sapesse ‘sta cosa…
E cosa pensa quella gente che ti fissa? Che sei simpatico? Che sei un idiota? Che sei un caso umano?

Cosa pensano i tuoi amici di te? Cosa ha pensato una certa persona di quel che le hai fatto leggere? Cosa pensa la gente che tu possa fare? Che aspettative hanno? Cosa pensano gli altri di ciò che è bene e ciò che è male? Cosa pensa la gente di quel che pensi? Cosa ne pensa della vita? Della morte? Della droga? Della prostituzione? Di Bush? Del terrorismo? Del petrolio? Della benzina che costa un sacco? Cosa pensa un benzinaio?

E allora ipotizziamo una bancarella dove vendono superpoteri. E dove tra il kit per la vista a infrarossi e quello per la superforza, troviamo esposto il kit per la lettura del pensiero. Ipotizziamo anche che sia in offerta speciale e che con un mesetto di risparmio lo si possa acquistare tranquillamente.

Ipotizziamo infine di comprarlo davvero ‘sto superpotere.
Possiamo leggere nel pensiero. Che vita ci attende? Sapremo chi ci vuole bene e a chi stiamo sulle balle. Sapremo sempre cosa fare perché le persone ci vogliano bene e sapremo anche cosa fare per non stare più sulle palle a nessuno. Sapremo sempre fare la mossa giusta. Magari diventiamo anche dei playboy. Certo, non saremo più noi stessi, ma verremmo condizionati dai pensieri altrui. Però filerebbe tutto liscio.

Niente più incertezze, niente più dubbi.
Poi ci penso un attimo e mi accorgo che così non mi vivrei più quella tumultuosa sensazione di attesa quando sto per fare una supermossa e mi arrovello cercando di prevedere che effetto avrà.
Non mi vivrei più neanche quella misteriosa soddisfazione che si prova quando in una situazione difficile si fa la scelta giusta. Perché non ci sarebbero più situazioni difficili.
Non mi vivrei più quella tristezza che si prova per una scelta sbagliata e che fa tanto star male, però stimola il pensiero e superandola fa sempre crescere un po’.

Rimarrei un po’ fermo, un po’ rigido, un po’ senza emozioni. Un po’ troppo.
E allora… leggere nel pensiero… sai che due palle.

Magari se passo dalla bancarella dei superpoteri, vedo di comprarmi un po’ di Super Senso di Responsabilità, oppure di Supercoraggio… ma ci fosse una volta, una volta sola, che passo di lì e trovo ‘sti articoli a un prezzo accettabile… e invece costano sempre più di quanto posseggo.

E se vado alla bancarella quando ho il portafogli un po’ più ricco, posso star sicuro che mi hanno alzato i prezzi.

E mai una cazzo di volta che siano in offerta speciale.


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