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D R A G O
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CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
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Non ve lo dico neanche se mi pagate. Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.
HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.
STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato. E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita. E grazi al cielo capita sempre qualcosa.
ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può. E allora mi faccio bastare il resto.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!
OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto. Quello che si adatta a tutte le situazioni.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
1)
2)
3)

MERAVIGLIE
1)
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Io scrivo, perchè mi piace scrivere, perchè mi piace essere letto, perchè mi piace parlare di me in questo modo. E quelli a cui sarà gradito leggere le mie riflessioni, i miei pensieri, i miei racconti, i miei deliri e le mie cagate... beh, loro saranno la mia benzina.
Benvenuti nel Blog di Sir D R A G O della Cadrega Ribaltada, Cavaliere dell’Ordine della Porketta e Grande Ubriacone di Corte
Una Storia Come Tante:
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A grande richiesta riesumo dagli albori del mio blog... Tales Of The Fall In Love With The Elf!! Parte Prima:LINK Parte Seconda:LINK Parte Terza:LINK Parte Quarta:LINK Parte Quinta:LINK Parte Sesta:LINK Parte Settima:LINK Parte Ottava:LINK Parte Nona:LINK Parte Decima:LINK Parte Undicesima:LINK Parte Dodicesima:LINK Parte Tredicesima:LINK Parte Quattordicesima:LINK Parte Quindicesima:LINK

Uhm...Porn-Groove. Allora non si involve solo la tv. Fa piacere. Fa paura. LINK


Che mi si coccardi, io dico.
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martedì 7 settembre 2004
ore 10:29 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Parte Quarta - Un Amore Tormentato
La notte seguitava ad andare avanti e il giorno dopo probabilmente sarebbero giunti alla Torre di Dhamon, per cui Aerie pensò bene che fosse il caso di riposarsi, per quanto la tensione potesse consentirlo. Raggiunse la sua branda improvvisata sul terreno mentre ancora pensava alla sofferenza del suo amico. E alla sofferenza che ben presto avrebbe presto afflitto Karn. E si sentiva in colpa. In colpa perché la sofferenza di entrambi l’avrebbe aiutata ad alleviare e forse addirittura a far scomparire la sua.
Con questi tormentosi pensieri Aerie si tormentava, non riuscendo a prender sonno. Quella notte, nessuno lo seppe, ma Aerie la Forte, una reatura in vita da oltre 500 anni, che ne aveva viste e vissute veramente tante, pianse lacrime di dolore sincere. Sgorgavano sul suo viso e a stento riusciva a trattenere dal singhiozzare. Pianse in silenzio, per non farsi notare da Aton. Ma il guerriero conosceva molto bene la maga e si accorse delle sue lacrime ugualmente. Andò ad inginocchiarsi dietro di lei, le posò una mano sulla spalla e con una voce calma: “Tutti noi siamo al mondo per un motivo preciso, abbiamo tutti degli scopi da raggiungere. Anche tu. E certe motivazioni hanno la priorità su tutto il resto. Piangi pure, sentiti pure in colpa, ma non pensare mai che io o chiunque altro ti serberemo rancore per qualche motivo. Ognuno ha la propria strada da percorrere e così deve essere.” Detto ciò Aton tornò a coricarsi e si addormentò. Anche Aerie finalmente, rincuorata non tanto dalle parole dell’amico quanto dall’essersi sentita amata e compresa, riuscì a chiudere gli occhi. E mentre i due amici dormivano, Karn, ancora svenuto, sognava…
…ma stavolta il sogno era diverso. Niente boschi bruciati, niente fumo, niente figure indistinguibili in lontananza, niente ombre, eccetto quelle proiettate sulle pareti della stanza in cui si trovava da un caminetto acceso. C’era un’atmosfera molto tranquilla, familiare. Karn ebbe l’impressione di essere a casa sua, di sentirsi a proprio agio. L’unica cosa che richiamava il sogno nel bosco era la presenza dell’uomo incappucciato. Era seduto su una poltrona in pelle di fronte a Karn. Il cappuccio cadeva sulle sue spalle mostrando il suo volto, ma Karn non era in grado di distinguerne i tratti… inspiegabilmente rimanevano indistinti, non riusciva a mettere a fuoco il volto dell’uomo. Solo due particolari gli rimasero impressi: dei capelli grigi molto corti e quegli occhi gialli che rilucevano al fuoco del camino.
L’uomo parlò: “Devi capirlo, Karn. Sei nato per questo. Tu sei stato designato per guidarci tutti, non puoi rifiutare. Solo tu puoi farlo perché solo tu potrai mettere al mondo il nostro futuro Sovrano, colui che ricondurrà la nostra stirpe ai suoi antichi fasti. Presto verrà al mondo la donna che accoglierà tuo figlio. Il patto che i mortali hanno stretto con noi è chiaro: lei ti amerà di un amore sincero, perché solo te potrà amare. E tu dovrai solo farla tua per mettere al mondo tuo figlio. Dopo poco importa se la abbandonerai a soffrire pene d’amore per l’eternità che tanto hanno desiderato.” Karn rimase stupito dalle stesse parole che si sentì pronunciare: “Padre, io e Lamia ci amiamo. Sarà lei che metterà al mondo il mio figlio che guiderà la nostra stirpe, non una infima donna mortale.” “Sai bene che non è possibile!! Se il tuo primogenito dovesse metterlo al mondo Lamia, il nostro sovrano non nascerà mai e saremo destinati all’estinzione senza la sua guida! Sai bene che il Consiglio non ti permetterà di portarci alla rovina! E neanche io te lo permetterò! Dovresti sentirti onorato di avere l’onore di salvare tutti noi!” “No, Padre. Io amo Lamia. Non ho occhi e non ho cuore che per lei. E poi una donna mortale… come potrei mai… ACCOPPIARMI con una creatura così meschina?” L’uomo si alterò, sbraitò contro Karn imponendogli di rispettare le disposizioni del Consiglio e quindi gli ordini di suo padre. Ma il ragazzo si oppose ancora. “La discussione termina qui, Padre.” L’uomo riacquistò la sua gelida calma: “Se è così che la metti, vedremo quanto a lungo il Consiglio tollererà questa tua insubordinazione; quanto IO tollererò questa tua indisponente ribellione a ciò che è inevitabile, figlio.” Karn si allontanò dalla stanza senza poter controllare un brivido di paura per le parole dell’uomo. Sapeva di aver poche possibilità di opporsi a suo padre e al Consiglio, ma era disposto a lottare.
Lamia era fuori nel corridoio del Palazzo. Aveva ascoltato la conversazione accesa tra Karn e suo padre. Quando il ragazzo la vide, con i suoi lunghi capelli biondi, lo sguardo intenso, i suoi tratti puliti, la sua bellezza pura e naturale… si sentì più forte. Gli sembrò che il Consiglio non fosse in fin dei conti un ostacolo insormontabile. Lamia aveva un’espressione triste per via della situazione. Comprendeva la sofferenza di Karn e si sentiva impotente nel non saperlo aiutare concretamente. Karn si accorse del dolore della sua donna e…
1-L’abbracciò dicendole di non preoccuparsi e che tutto si sarebbe sistemato per il meglio…
2-Condivise il suo dolore parlando apertamente con la donna …
3-La portò con sé nella sua stanza e le propose di fuggire da Palazzo e andare a vivere la loro vita insieme lontani dal resto della loro stirpe…
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lunedì 6 settembre 2004
ore 23:51 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Un aneddoto che devo troppo raccontarvelo!!
La prima giornata seria da studente. Sono tornato da una settimana ma questo è il primo giorno che posso dire di aver STUDIATO. Ho prodoto molto, bravo Riccardo!!
Ora sono giustamente stanco, di quella stanchezza sana di chi sa di aver fatto il proprio dovere. Mi mancava un po' questa sensazione.
Cmq nella settimana in cui son tornato, oltre ad aver studiato poco, ho commesso un altro grave delitto ero andato in piazza una volta sola, con Spiderr, ma era dopo mezzanotte e ovviamente non c'era un cane. Oggi però è avvenuta la mia riconciliazione con la piazza. Mi sono andato a bere due spritzettini con della bella gente che non vedevo da un po'. Da un po' troppo, anzi. E torniamo alle sane vecchie abitudini.
Ora che sono già a casa perchè così fanno i bravi studenti.
Sasera dovevo pubblicare la quarta parte della storia ma proprio non ce l'ho fatta... prometto che domani la inserirò, chiedo scusa a chi la sta aspettando.
Ma prima vi devo troppo raccontare un aneddoto.
Scena: ero lì che uscivo di casa alle 8 per andare in piazza quando vedo un gatto davanti a me sul marciapiede. Sì, un gatto. Incredibile a dirsi ma era proprio un gatto.
Insomma ci guardiamo e dopo un po' lui mi volta le spalle e inizia a camminare nella mia stessa direzione.
Si potrebbe pensare ch scappasse essendosi visto arrivare contro il D R A G O in tutta la sua imponente maestosità, ma in quel caso sarebbe andato a ficcarsi sotto una macchina o sarebbe corso via.
No, lui camminava alla mia stessa velocità e io lo seguivo perchè non potevo fare altro.
A un certo punto arriviamo ad un incrocio e io devo attraversare a destra. E sapete lui che fa? Raggiunge le strisce pedonali e attraversa a destra sulle strisce.
Continuo a seguirlo affascinato, dato che andavamo nella stessa direzione. E cmq ormai lo avrei seguito in capo al mondo, era lui che comandava, non osavo oppormi.
Insomma, cammina cammina eccoci ad un altro incrocio. Io devo andare a sinistra. E a quanto pare anche il gatto. Ma ancora una volta prima di attraversare raggiunge le strisce e poi si butta in mezzo alla careggiata, che ci crediate o meno.
E io ho iniziato a pensare di avere le allucinazioni. Proseguiamo ed eccoci all'incrocio tra Riviera Ponti Romani e Via Cesare Battisti.
Sotto il semaforo il gatto si ferma e si gira verso di me. Io ormai sono suo succube. Lo guardo e penso che è un gran gatto. Mi ha insegnato che bisogna sempre attraversare sulle strisce.
Ignorando l'eventualità di essere preso per pazzo (come del resto plausibilmente sono), dico ad alta voce un bel "CIAO" alla mia guida e rimango di sasso nel vedere che mi fa un cenno con la testa.
Vado via, mi allontano, ma ormai ero già un uomo cambiato.
Ho cercato ovviamente di razionalizzare l'accaduto e ho pensato a ben tre possibile e plausibilissime spiegazioni dell'evento:
Spiegazione N°1: Tra i vari Superpoteri di cui sono dotato, posso ora annoverare il Potere di San Francesco grazie al quale, per intercessione del Santo, mi è concesso di comunicare con gli animali.
Spiegazione N°2: Ho incontrato l'esemplare che rappresenta il gradino massimo toccato dall'evoluzione dei felini: un gatto dotato di Ragione.
Spiegazione N°3: Il Comune di Padova ha dato il via ad un progetto segreto per migliorare la sicurezza nelle strade per mezzo di felini addestrati a guidare la gente negli attraversamenti.
A me sembra che ognuna di queste spiegazioni sia plausibile e probabilmente la realtà è che tutte e tre concorrono parimenti a spiegare l'accaduto. Senza ombra di dubbio.
Ragazzi... come si fa a non essere felici in una città, in un Mondo dove si vedono queste cose? Dove i gatti attraversano sulle strisce pedonali e ti fanno compagnia fin quasi a destinazione e se li saluti ti rispondono anche?
Io sono felice. E anche oggi me ne vado a nanna con un sorriso nel cuore mica male.
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domenica 5 settembre 2004
ore 16:57 (categoria:
"Amore & Eros")
BADOLE
Ora io so. Detengo la conoscenza. Chi di voi non è mai stato a Badole pur sapendo cosa sia?
Ecco, alle persone che hanno appena alzato la mano io dico:
Andate a dar via il culo, ignoranti!
Voi pensate di sapere, credete di poter immaginare, vi illudete di carpire significati che tuttavia vanno al di là delle vostre facoltà mentali.
Badole sai cos'è davvero solo quando ci sei stato. Nessuna voce, nessuna diceria, nessuno slogan tipo
"Quando la fame ti attanglia, vai da Badole in Strada Battaglia!"
Niente di tutto ciò può ben esprimere l'Essenza del luogo in questione. Perchè non di un semplice luogo si tratta. Parliamo di un rito, uno status simbol prima che di qualsiasi altra cosa.
Alla domanda: "Che cos'è Badole?" chi non ci è mai stato risponderebbe: "Un posto dove fanno degli ottimi panini."
Ah, stolto ed ignorante colui che risponde così!
Badole è un Tempio ove il Colesterolo regna sovrano. E' allo stesso tempo la Suprema Gioia per il palato e la più Totale Dannazione per lo stomaco.
Badole... o Arcinemico Acerrimo della Digestione! A te sollevo il mio inno! E procedo, non senza un briciolo di insolenza e timore per la mia incolumità, nell'autobattezzarmi come Tuo Accolito! Da questa notte è impresso a suon di peperoni sulle Cellule Epiteliali del mio stomaco il Tuo Marchio.
Concludo riportando qui la mia Piccola Grande e Incredula Gioia nell'aver assistito poco fa ad un Miracolo:
Nonostante la visita al Tempio di Badole il D R A G O...
NON HA LO SCAGOTTO!

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UPDATE:
BBBBUUUUUUUUUUUUUUUUUUUURRRRPPPP!!!!!!!!
Panino digerito alle ore 18.44.
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sabato 4 settembre 2004
ore 18:47 (categoria:
"Pensieri")
Parte Terza - L'Ultimo Pistolero
Karn sapeva di non avere speranze. Non c’era modo per lui di sconfiggere quell’uomo in un combattimento, a meno che… non lo cogliesse di sorpresa; Aton era lì in piedi ad aspettare che il suo avversario si alzasse e si mettesse in guardia, ma Karn non fece nulla di tutto ciò e dopo essersi messo in ginocchio, scattò verso l’alto mirando col bastone alla testa del guerriero. Aton non si era ancora messo in guardia e il colpo di Karn stava andando a segno, ma un attimo prima che il bastone urtasse contro lo zigomo spigoloso di Aton, Karn si sentì mancare la terra sotto le gambe e rovinò per terra incredulo. Il guerriero non perse un solo istante: sollevò il bastone e lo calò con forza sul ventre del ragazzo che si sentì mancare il respiro. “Sei lento, larva. Ho visto poppanti battersi assai meglio di te.” Mentre riprendeva fiato Karn si sentì umiliato, voleva fargliela pagare a quel maledetto… come osava trattarlo così immotivatamente? Chi si credeva di essere? La rabbia cresceva dentro di lui… e perse il controllo. Una furia cieca si impossessò di lui si alzò in piedi di scatto e iniziò a menar fendenti contro Aton, il quale li parò tutti senza dare la benché minima impressione di fare sforzi. Ma ad un certo punto Karn urlò. Un urlo incredibilmente forte e potente che non poteva appartenere davvero al ragazzo… Aton rimase per un attimo stupito, non tanto per l’urlo, quanto perché in quel momento gli sembrò che gli occhi di Karn fossero divenuti gialli… Karn sferrò un colpo violentissimo che spiazzò Aton, spezzando il suo bastone e facendolo barcollare. Ma il guerriero non si lasciò intimidire e con un movimento fulmineo si chinò a sferrare una gomitata sulla bocca dello stomaco del ragazzo. Poi, ruotando su sé stesso, si posizionò alle spalle dell’avversario e calò un colpo a due mani dietro al suo collo scoperto. Karn stramazzò a terra privo di sensi.
Aerie si avvicinò ad Aton: “Allora?” “E’ lui, ma è ancora acerbo. Eppure capisco perché lo hai voluto con te. Lo addestrerò.” Aerie annuì soddisfatta: “Magari gli insegnerai anche l’Arte della Pistola” “Sai bene che non posso farlo” “E per quale motivo? Sempre per quella stupida promessa fatta più di vent’anni fa, quando eri ancora un ragazzino come Karn?” “Ti sembra stupida la promessa di non impugnare mai più le pistole per uccidere? Una promessa fatta ad una madre morente… dopo la fine di tutto.” “Andiamo, dovresti piantarla con questo tuo attaccamento al passato. Ormai il tuo casato è finito. Tu sei l’ultimo. Vivi la tua vita come ti hanno insegnato a fare!” “Parli facile tu… per voi Stregoni, dall’alto della vostra immortalità, capaci di dare vita e morte a noi mortali con una sola parola, è facile pensare di uccidere qualcuno… ma per noi umani, per ME, la vita è un qualcosa di prezioso…” “Non ti permetto di farmi la paternale, ragazzino! Sai bene da quanto sono al mondo e anche qual è il prezzo della nostra immortalità! Sai cosa dobbiamo soffrire! Non osare incolparmi di mancato rispetto per la vita!” “Avrai anche i tuoi 500 e passa anni, ma hai l’aspetto di una ragazzina e ti comporti come tale alle volte! E comunque a cosa credi che gli serva imparare a sparare con le mie pistole? Sai meglio di me di cosa sarà capace quando si risveglierà del tutto!” “Aton io non sto più parlando di Karn, sto parlando di te… quand’è che la smetterai di lsciarti tormentare dai tuoi ricordi? Quando ti renderai conto che stai sprecando la tua vita dietro ad un’ossessione inutile?” “Non capisci. Io ho promesso. La prossima volta che queste pistole spareranno sarà per uccidere il carnefice del mio casato. E quella volta sarà anche l’ultima che su questo modo delle pistole faranno fuoco.” “E quando avrai ucciso quell’uomo? Cosa sarà di te?” “Con la morte di quell’uomo sparirà anche l’ultimo pistolero.” “Non ti ho chiesto dell’ultimo pistolero… ti ho chiesto di te, Aton! Cosa farai quando ti accorgerai che da quando il tuo casato è stato distrutto sei vissuto solo per vendicarti, senza guardarti intorno, senza badare a null’altro? Sarai vuoto, un guscio vuoto. Stai uccidendo te stesso…” “Abbiamo fatto questo discorso molte volte… e sai già qual è la conclusione: io sono sempre e comunque l’Ultimo Pistolero e ho una missione da portare a termine. Fine del discorso.” Aton si allontanò e andò a stendersi per terra nella speranza di addormentarsi. Aerie aveva un espressione triste… capiva la sofferenza dell’amico… e non sapeva come aiutarlo. Cercò di distogliere la mente da questi pensieri recitando un incantesimo di cura su Karn, affinché la mattina seguente non avesse troppo mal di testa dopo la botta ricevuta…
Dopo aver curato Karn, Aerie…
Che cosa farà?
1-Cercherà di parlare ancora con Aton?
2-Si metterà a dormire anche lei?
3-Studierà un po’ il suo libro di incantesimi per concentrarsi su pensieri meno cupi?
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sabato 4 settembre 2004
ore 15:11 (categoria:
"Vita Quotidiana")
AUTOSTOP PER LO SPRITZSTOCK!!
Alura... il D R A G O quest'oggi è in forze e sarebbe felicissimissimo di venire al Parco stasera a vedere voi bella gente...
MA (perchè c'è sempre un ma)
ho un problemino: non ho un passaggio per arrivarci!!
C'è una buonanima che mi daebbe uno strappettino?? 
Offro Spritz a tutte le buonanime!
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sabato 4 settembre 2004
ore 10:04 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ricominciamo
Per circa 24 ore sono stato disattivato. Un po' di febbre, problemucci intestinali, nulla di grave ma molto fastidiosi. E per questo nessuno di voi ieri mi ha visto allo Spritzstock.
MA
dopo una degenza casalinga di poche ore e una giornata di riposo, mi sono già rimesso in sesto. Ora mi ficco sotto la doccia per lavar via le ultime tracce di virus che ho addosso.
Poi si riparte. E stasera sarò al Parco degli Alpini, anche se il tempo non promette una serata eccezionale... vabbè, tra un po' esco di casa e faccio un sorriso al Mondo che per forza deve uscire il sole.
Sto ascoltando un po' di pezzi di Amalia Grè. Immagino che nessuno la conosca, vero? Sì lo so... è che io mi ci perdo dietro a questi artisti imboscatissimi che nessuno conosce ed è un peccato perchè così nessuno sa cosa si perde. Io però lo so che cosa vi perdete. La Grè ha una voce davvero bella e una cadenza affascinante... scrive dei testi davvero profondi, capaci di dire molte cose in poche parole e li canta su basi a volte blues, a volte jazz e altre volte ancora su un semplice pianoforte da pianobar.
E' accompagnata da musicisti seri, assai preparati... ed è un'ottima soluzione da ascoltare per esempio seduti attorno ad un tavolo a bere qualcosa con la persona giusta a ciacolare con un trasferimento di sentimenti ed emozioni che tutti si sta bene e in pace col pianeta.
E intanto fuori ha appena tuonato. Mi sa che ne ho da fare di sorrisi al mondo per far uscire il sole oggi.
Sono pensieroso... perchè ieri ho sentito una persona che non si faceva viva da anni, che io avevo anche cancellato dalla mia rubrica piangendo, una persona che mi aveva detto di sparire dalla sua vita e quando non l'ho voluto fare ha iniziato ad ignorarmi, a comportarsi come se fossi invisibile. E io non sono invisibile, decisamente no.
Una persona che avevo imparato ad odiare, che mi aveva ferito e cambiato, ferendomi, e che per questo ho disprezzato. Una persona che mi ha fatto troppo piacere risentire. Paradosso dell'animo umano. Certe cose non cambiano quasi mai.
E' che in fondo il Riccardo di adesso, quello allegro, forte, magari simpatico, spontaneo e altre robe più o meno belle... lo sono diventato un po' anche per merito e per colpa di questa persona.
E mi ha un po' preso in contropiede una telefonata in cui si faceva quasi finta di niente. E' che me l'ero dimenticato che era 3 Settembre. Poi quando me ne sono accorto ho capito. Grande data. Eravamo due contro il mondo, che attraversavamo la nostra adolescenza fendendola come burro senza che nulla ci facesse male. Chi lo doveva immaginare che un cazzo di 3 Settembre ci si sarebbe mandati a cagare e ci si sarebbe complicati l'adolescenza per viverla in modo sofferente come tutti. Ormai quasi pensavo che io non avrei mai sofferto. Ma sì, dopotutto è sempre meglio così, parlando col senno di poi.
E oggi ho un po' questo stato d'animo sospeso che però come molte cose della mia vita è abbastanza una figata. La telefonata di ieri mi aveva un po' fuso i neuroni. Sarà per questo che non ho saputo aggiornare il blog. Ora questa persona la sentirò forse il prossimo 3 Settembre.
Perchè lei mi ha detto di farmi sentire, ma deve capirlo che per me è solo un ricordo. Un bel mucchio di ricordi anzi.
Ma sempre ricordi sono.
E io ai miei ricordi ci tengo. Però ci tengo di più che restino tali.
Il cielo è grigiuniforme adesso. Prima c'era qualche sprazzo di sereno. E' che io son qui a perder tempo invece che star fuori a sorridere.
E allora prima che mi piova dentro e fuori me ne vado a farmi sentire pure oggi che cambio la vita a un po' di gente e lascio il segno del mio passaggio in qualche modo, come sempre improvvisando, che è così che pure se viene gù il diluvio e il sole resta nascosto dietro nuvolacci scuri, lo vedi lo stesso spuntare negli sguardi della gente e sei contento di tutto.
Anche dei brutti ricordi.
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giovedì 2 settembre 2004
ore 22:51 (categoria:
"Pensieri")
Parte seconda - Due strani personaggi
Cos’aveva da perdere? Non aveva forse già perso sé stesso? Accettò l’offerta della maga. “Qual è il tuo nome?” chiese lei. “Karn, almeno questo lo ricordo.” “Bene Karn, io sono Aerie. Partiremo domattina all’alba, passeremo a prenderti con un carro qui dalla locanda. Buonanotte.” E se ne andò, mentre Karn la osservava allontanarsi cercando di indovinare la forma del suo corpo fin troppo celato sotto la larghissima tunica rossa. La notte garantiva di durare almeno altre 3 o 4 ore, per cui Karn risalì in camera e si assopì…
Sempre il solito bosco bruciato, lo stesso fumo, lo stesso uomo incappucciato dagli occhi gialli. Ma questa volta il sogno non fu interrotto e Karn vide alzare una mano all’uomo e invitarlo ad avvicinarsi a lui, mentre le figure alle sue spalle sembravano farsi ancora più indistinte. A Karn sembrò anche di vederle crescere… ma improvvisamente un ombra avvolse l’uomo davanti a Karn inghiottendolo. Solo gli occhi gialli dell’uomo che brillavano, indicavano ancora la sua presenza. Il ragazzo scattò verso l’ombra tendendo una mano verso l’uomo, ma nel momento in cui la sua mano entrò in contatto con l’ombra, il sogno si interruppe.
Karn si levò a sedere sul letto ansimante e sudato. Quel sogno ormai lo tormentava ogni notte. E ogni notte era un po’ più lungo, si interrompeva qualche istante dopo rispetto a dove si era fermato la notte prima. Karn aveva la sensazione di qualcosa che riaffiorasse lentamente. Ma troppo lentamente per i suoi gusti. Inoltre covava dentro una sensazione di paura nello scoprire la conclusione del sogno, chissà per quale motivo. Ormai il sole stava per sorgere, per cui, dopo aver raccattato le sue poche cose, Karn scese al piano terra, lasciò due monete sul bancone come ringraziamento verso la locandiera la quale, per quanto scorbutica, si era rivelata una donna onesta. Poi uscì in strada.
Il carro stava arrivando proprio nel momento in cui Karn si chiuse alle spalle la porta della locanda. Aerie sedeva accanto ad uomo con i capelli lunghi, la barba incolta, dall’aspetto trasandato. “Eccolo, è lui, Aton, ferma i cavalli.” “Buongiorno.” “Buongiorno a te, Karn, salta su, quest’oggi abbiamo molta strada da fare. Oh, lui è Aton, la mia guardia del corpo.” “Piacere Aton, io sono Karn” “Il piacere è tutto tuo.” “Cominciamo bene.” “Oh, imparerete a volervi bene voi due!” disse Aerie con un sorrisetto in tralice.
Aerie si accomodò sul retro del carro dove posò un libro enorme sulle sue ginocchia e iniziò a studiarlo: “Io ho bisogno di studiare i miei incantesimi, voi due potrete socializzare tranquillamente durante il viaggio” Né Karn, né soprattutto Aton sembrarono molto contenti della cosa. Mentre Aton conduceva il carro, Karn lo osservava. Notò immediatamente due cinturoni che l’uomo aveva a tracolla che finivano in due fondine in cui erano riposte due pistole. Due pistole. Come se fosse la cosa più naturale del mondo portarsi dietro due pistole: armi ormai divenute pezzi da collezione per fanatici. Non esistevano più pistole funzionanti, era impossibile reperire cartucce, e Karn rimase colpito dal fatto che Aton si portasse dietro quegli inutili pezzi di ferraglia. Sulla schiena dell’uomo era però allacciato un fodero contenente una spada, quindi quell’uomo era chiaramente un guerriero. Karn passò la mattinata a chiedersi come dev’essere la vita di un guerriero, cosa potrebbe voler dire rischiare la propria vita in combattimento… non aveva mai avuto a che fare con niente del genere. Almeno non negli ultimi due mesi, prima non sapeva dire.
Quando il Sole raggiunse l’apice della sua parabola Aerie disse: “Basta così, chiacchieroni, non avete spiccicato una parola! Aton, ferma il carro, si fa la pappa.” Mentre consumavano il loro pasto a base di carne cucinata col fuoco magico acceso da Aerie, Karn notò che Aton aveva poggiato i suoi cinturoni per terra, accanto a sé. “Delle pistole… è da prima che mi chiedo come mai ti porti dietro questi giocattoli… devono pesare un bel po’! Posso dare un occhiata?” Ma mentre allungava una mano verso le fondine, sicuro che non ci sarebbero state obiezioni da parte del guerriero, Aton scattò verso il ragazzo sguainando la spada e puntandogliela sul collo. Karn si impietrì, mentre Aerie a stento tratteneva un sorriso a metà tra il divertito e l’agitato. “Non sono giocattoli e i motivi per cui le porto con me non ti devono interessare. Ti interesserà solo tenere quella mani da poppante lontane dai miei cinturoni.” Solo allora Karn si accorse che la spada che aveva puntata sul collo non aveva lama. Era piatta. Un inutile pezzo di ferro. Innervosito da Aton e dal suo atteggiamento ostile, ma comunque impaurito dal guerriero, Karn si sfogò con Aerie: “Non mi avevi detto che avrei avuto a che fare con questo maleducato indisponente e selvaggio! Non sarei mai partito con voi due! Insomma, si può sapere cosa ci faccio io qui? E cosa stai lì a sorridere mentre questo barbaro mi minaccia solo perché ho cercato di scambiar due parole con lui?? Dannata maga! Ma chi ti credi di essere?” A quel punto la faccia di Aerie si rabbuiò, divenne seria e disse, con un tono di voce che Karn non riuscì a credere fosse davvero suo: “Piccolo stolto, come osi rivolgerti così a me? Non immagini neanche l’opportunità che ti sto dando, non sei in grado di guardare al di là del tuo naso. Ora, taci e aiuta Aton a caricare di nuovo la roba sul carro. Si parte.” Karn, pur volendo rispondere, si sentì inspiegabilmente sopraffatto e abbassando la testa, fece come ordinato dalla maga.
Viaggiarono fino a notte fonda e intanto Karn si chiedeva perché diamine avesse accettato di partire. Si ritrovava a viaggiare con un barbaro violento e pericoloso e una maga ancora giovane, probabilmente più di lui, che praticamente lo aveva schiavizzato senza dargli possibilità di replica. A cosa serviva tutto questo? Perché la maga lo aveva voluto con sé, dato che a ben pensarci, non aveva abilità da combattente, non sapeva condurre un carro, non era bravo nella caccia… non sembrava esserci un utilità nella sua presenza lì. Perché questi interrogativi non se li era posti prima di accettare avventatamente di partire?
Mentre ruminava tra sé e sé, il carro si arrestò. Si accamparono per la notte e Karn fu attento a sdraiarsi ben distante da entrambi i due folli compagni di viaggio. Cercò di prender sonno, un po’ spaventato e un po’ incuriosito da scoprire cosa sarebbe successo nel sogno di quella notte, ma prima di addormentarsi sentì la voce di Aton: “Alzati larva. Ora vediamo perché Aerie ti ha voluto prendere in carico. Devo constatare coi miei occhi quanto mi sarai di impedimento in una situazione critica. Perché di sicuro sarai un intralcio, voglio solo sapere se lo sarai così tanto da dover sistemare prima te e poi i miei eventuali avversari”. Dette queste parole lanciò un bastone di legno che Karn afferrò poco prima che gli colpisse il viso. Aton aveva in pugno un altro bastone identico e attendeva che il ragazzo si mettesse in piedi per iniziare un combattimento dall’esito scontato.
Karn si sentì agitato da sensazioni fortissime… paura, rabbia, indignazione, stupore… una situazione orribile…
Cosa avrebbe potuto fare? 1 – Gettar via il bastone e rifiutare di battersi, sapendo di non avere la benché minima speranza contro Aton? 2 – Alzarsi e combattere pur sapendo di perdere certamente pur di sfogare la sua frustrazione contro il guerriero? 3 – Svegliare Aerie in modo che intervenisse per fermare la sua guardia del corpo?
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giovedì 2 settembre 2004
ore 20:48 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Me n'ero scordato...
Mi sono scordato di far tornare verdissimo il semaforo del mio profilone... ora vado a modificarlo perchè lo stato attuale delle cose è di questo colore: Verde.
Verde Speranza, come suggerisce la Beax, saggissima. 
E quindi, donne, il D R A G O è di nuovo sulla piazza.
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giovedì 2 settembre 2004
ore 05:02 (categoria:
"Pensieri")
E la sveglia suona tra poco...
...però io sono qui.
Sono qui dopo una serata al Porketta. Una bella serata con un gruppetto (i Defenders) che si sono dimostrati una notevolissimissima Cover Band... li consiglio a tutti! Magari a chi interessa posso dare il loro calendario di settembre/ottobre che mi sono procurato dal chitarrista.
La serata poi mi ha finalmente permesso di conoscere un bel po' di personaggioni; ma andiamo in ordine temporale:
- c'era anche oggi il mitico Spiderr con cui abbiamo ripetuto il numero del cartello da autostoppisti che ha avuto successo stasera! 
- poi finalmente ho avuto l'onore di conoscere la Satiah! Ero troppo curioso di conoscerla! Unico rimpianto... la serata non permetteva di fare due chiacchiere in santa pace... ma spero porremo rimedio la cosa al più presto beccandoci in giro con il Ross e qualcun altro magari a ciacolare un po'! 
- si conferma un marpione da competizione il grande squalo83. Ma è per questo che gli si vuole bene in fondo... credo... 
Poi ci sono un po' di personaggi conosciuti di striscio ma con cui spero di approfondire in altre occasioni... Melanera, Jashugan, BluesBaby, Drake...
E dopo ancora è iniziata la vera serata.
Un localino un po' particolare ma un po' qualunque e un gruppetto di persone. Quando si dice "le persone giuste".
Ragassi, mi son divertito un bel po'!
Grazie, lo dico di cuore, alla Beax che è il personaggione che mi aspettavo, alla CrazyLara e la Debbie che sono uno spasso e le marcherò strettissimo... , grazie allo squalo83 di cui sopra che oltre che essere un marpione viaggia sulla mia stessa lunghezza d'onda e la cosa mi preoccupa... 
Grazie poi alle piacevolissima sorpresone inaspettate!
E quindi grazie al Kattiveria, al Matan, al DemoMan e al JKD (che mi sa che di birra ha capito tutto ). Mi avete fatto passare una serata (o nottata che dir si voglia) coi controcazzi!
E a presto PRETENDO una ripetizione dell'evento! 
In conclusione auguro una splendida Heater Brooke a tutti i masculi che mi hanno allietato la serata e degli Incubi spropositati alla Bea!! 
Mentre per quanto riguarda la Lara e la Debbie provvederò in seguito a ringraziarle per la seratona!
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mercoledì 1 settembre 2004
ore 02:06 (categoria:
"Pensieri")
E si comincia... ecco a voi... la prima parte!
Ci siete? Pronti? Ora inserisco la prima parte della storia... è il momento. Partiamo... non ho ancora deciso un titolo... per il semplice fatto che non conosco ancora la storia... per cui i vari paragrafi avranno un titoletto a sè stante e saranno numerati... ecco a voi la...
Parte Prima… Il Sogno.
Una distesa desolata… puzza di cenere… di fuochi appena spenti… e tutt’intorno solo quel che rimane di qualche albero bruciato dalle fiamme. Null’altro offre il paesaggio. Che ci faccio qui? Un momento… chi c’è lì? Un uomo, ma non lo vedo bene… indossa una tunica scura… non ne distinguo il colore… il volto è coperto da un cappuccio ingombrante, non riesco a riconoscerlo eppure so per certo che dovrei, sento che lui mi è vicino in qualche modo. Ma un momento… non è solo; ci sono altre… non so bene quante persone dietro di lui, un po’ più lontane. Saranno una decina? O di più? Non riesco a distinguerle… il fumo dell’incendio mi offusca il campo visivo. Eppure anche loro le conosco… ma… cos’è questo mal di testa? Che male… l’uomo incappucciato mi guarda… li vedo… vedo i suoi occhi… occhi gialli… - Fermatelo!! Aiuto!! Qualcuno faccia qualcosa!! Un grido interrompe la visione dell’uomo incappucciato. Il buio mi circonda… dove sono? - Aiutatemi!! Sta scappando!! Torno improvvisamente alla realtà; era un sogno, l’ennesimo, sempre lo stesso. Ma qualcuno chiama aiuto, era la voce della locandiera. D’istinto balzo giù dal letto, prendo la rincorsa e salto dalla finestra, spiccando un balzo dal secondo piano della locanda.
Che Helm sia benedetto, dal secondo piano! Perché ho fatto una cosa simile? Cosa spero di fare? Ammazzarmi? E invece… cado sulla schiena di un uomo in fuga, rotolo a terra per un paio di metri e mi rialzo in piedi come se nulla fosse successo. Delle guardie armate bloccano a terra il fuggitivo, mentre la locandiera corre fuori dalla locanda per ringraziarmi e constatare con immenso stupore, tanto da parte sua quanto da parte mia, la mia incolumità. - Giovanotto, non so come tu abbia fatto e come ti sia venuta in mente un’idea così folle, ma per stanotte considera già pagata la tua stanza… del resto hai appena salvato l’incasso di tutta la settimana! - Vorrei sapere anche io perché ho fatto una cosa del genere… ma visti i risultati credo che mi terrò allenato nel salto dal secondo piano. La locandiera già mi ha voltato le spalle per tornare ad accudire con l’amore di una madre i suoi avventori. L’amore di una madre sbronza verso un figlio che non è suo, intendo.
Ma sono altri i pensieri che mi assalgono. Mi sono tuffato dal secondo piano di un edificio. Solo un pazzo suicida lo farebbe e io non volevo uccidermi. Volevo rispondere alla chiamata di aiuto. Ma allora… come facevo a sapere che il ladro si sarebbe trovato proprio sotto di me al momento dell’atterraggio? Chi ha guidato le mie gambe? Ci penso, come se avessi la più pallida idea di sapere come risolvere il dilemma. E mentre mi perdo in queste domande e solo domande, ho una fitta alla testa, ancora una volta; e mi si riaffaccia alla mente l’immagine dell’uomo incappucciato del mio sogno. Sempre lui, che mi tormenta ogni notte. E’ solo un sogno? Andiamo… so benissimo che non può essere un sogno… è così vivo… così reale… è un ricordo. Un ricordo del mio passato. Di quel passato che per qualche motivo non so rievocare alla coscienza e non riesco a ricostruire.
Tutte le mie memorie iniziano un paio di mesi fa, quando mi sono svegliato nella capanna di un contadino. Mi disse di avermi trovato svenuto nei suoi campi. E non disse altro. Era uno che non parlava molto. Non che avesse niente da dire: mi aveva trovato lì e mi aveva accudito fino al mio risveglio. Poi mi ha regalato uno zaino pieno di viveri e acqua e qualche spicciolo e mi ha salutato.
Sono andato via senza fare altre domande, sapendo che tanto non avrei avuto risposta. Un viaggio alla ricerca del mio passato. Che storia avvincente; banalmente avvincente. E in due mesi nessun indizio, solo questo sogno confuso, con quest’uomo incappucciato e altre figure indistinguibili… e quegli occhi gialli…
Rientro nella locanda, con il sonno ormai dileguatosi. La locandiera scorbutica, in un insolito gesto di gratitudine, mi porge un boccale di birra offerto dalla casa. Mi accomodo al mio solito tavolino in ombra, mentre tutti parlano ad alta voce e ridono sbronzi con i loro passati a volte belli a volte meno, ma comunque ben vivi nelle loro teste.
Invidia? È questo che provo? Invidia verso gli altri per un passato che mi è stato tolto non so per quale motivo? Invidia per una menomazione subita non so ad opera di chi? Probabile. Comprensibile, direi. E ci aggiungerei un briciolo di disperazione che sfocia nella depressione nata dalla consapevolezza che la mia ricerca non ha alcun fondamento da cui partire.
Brancolo nel buio e nei miei pensieri cupi mentre il mio boccale è già quasi vuoto quando una ragazza mi si avvicina. La sua tunica abbondante di colore rosso sgargiante con rifiniture dorate tradiva palesemente la sua appartenenza all’Ordine degli Stregoni. Una maga. Una rognosa maga. Però anche un gran bel pezzo di maga, penso con un sorriso divertito. Forse non l’ho perso del tutto il mio senso dell’umorismo. - Posso sedermi? - E come no…! - Ti vedo triste e pensieroso… posso fare qualcosa per te? - Se non sapessi che voi stregoni non avete molto senso dell’umorismo ti avrei già invitata salire in stanza… ma prima che tu mi incenerisca qui sul posto ti rispondo sinceramente: a meno che tu con qualche magia non sappia tirarmi fuori dalla testa i ricordi che ho rimosso per chissà quale motivo, puoi fare ben poco per tirarmi su. - Beh, non sono in grado di far nulla del genere… e stai tranquillo, neanche di fulminarti o cose simili… sono ancora un’Apprendista e al massimo potrei bruciacchiarti un po’ qua e là… il che non significa che accetterei il tuo invito implicito ad andare in camera. E sorride; con un bel sorriso. Bello come non ne vedevo da… boh, non ricordo… è il più bello che abbia visto negli ultimi due mesi, da quando mi sono risvegliato; non so se nel mio passato ho visto già sorrisi più belli di quello. Insomma, è il sorriso più bello che io creda di aver mai veduto. - Insomma, sei venuta qui solo a far due chiacchiere nella speranza di tirare su un povero paranoico depresso come me? Che tenera… - A dire il vero sono stata attirata da quel numero che hai appena fatto là fuori… concorderai che non è da tutti saltare dal secondo piano di un edificio, centrando in pieno la schiena di un ladro in fuga, rotolare per terra e rialzarsi immediatamente del tutto incolumi, come se fosse la cosa più naturale del mondo… - Ma no… io volevo suicidarmi e sono caduto proprio sopra quell’uomo. Per mia sfortuna e fortuna della locandiera. - Sì, certo… - E ride, come se io avessi fatto una battuta, come se l’idea del suicidio fosse per me incredibile, impensabile… come se lei sapesse già che non avrei mai tentato di uccidermi. E mi fa male doverle dare ragione, dover ammettere che è vero, che non mi ucciderei mai… e che non mi ero mai accorto di questo mio attaccamento alla vita, una vita che in buona parte non ricordo. È dura ammettere che una sconosciuta come la maga mi capisca meglio di quanto io stesso sappia fare… - E no!! Mi ti stai rattristando di nuovo! - Scusa, è una giornataccia. - Veramente sono diversi giorni che per te è una giornataccia… è un po’ che ti osservo… sei sempre con quel muso lungo, non parli con nessuno… come se non sapessi che fare di te, come se non avessi impegni, come se avessi voglia di lasciarti andare e aspettare che le risposte alle tue mille domande ti raggiungano senza che tu muova un dito… e questo perché hai paura di scoprirle. Le brami e le temi allo stesso tempo… Cazzo… come fa male sentirsi dire il vero… una verità che scopro in questo momento anche io… da una perfetta sconosciuta. Ah già, anche io sono un perfetto sconosciuto. Ma lei continua: - Senti… ti faccio una proposta: tra due giorni partirò per la Torre di Dhamon per sostenere il mio esame conclusivo di Apprendistato. Vorresti unirti a me e al mio seguito nel viaggio? Ci farebbe comodo la presenza di un giovane in forze come sembri essere tu… e così potresti smettere di crogiolarti nel tuo immenso dolore in questa bettola, accudito da quella grassona succhiasoldi dietro al bancone… allora, che ne pensi?
Cosa faccio? 1- Accetto l’offerta della Maga e parto con il suo gruppo? 2- Rifiuto l’offerta in quanto è risaputo che gli stregoni portano solo rogne e non è bene frequentarli?
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