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ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)

 


MERAVIGLIE

1)





“ô Mort, vieux capitaine, iI est temps! levons l'ancre!
Ce pays nous ennuie, ô Mort! Appareillons! ”

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domenica 28 marzo 2004
ore 14:55
(categoria: "Vita Quotidiana")


Necessità

Domenica mattina. Da sabato mattina non dormo. Non si dovrebbero bere 2 caffé dopo mesi di astinenza. Lo sapevo, ma non me ne sono ricordato. Forse c'è una relazione con quello che sta succedendo, o forse no. Ognuno creda ciò che preferisce, ma la cosa rimane.
Il marinaio è in città per fare incetta di tempo.
Questa volta non è un falso allarme, gli incubi che lo hanno annunciato anni addietro non sono tornati, non vuole farlo sapere. E più cerca di nascondersi più si manifesta. Lo si può scorgere nella gomma squarciata della macchina rossa qui fuori, o nella mezzaluna rubino sulla tovaglia. In ogni tentata deriva, in ogni involontario approdo.
Lui è tornato in città ed io ho disperato bisogno di sonno...


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domenica 28 marzo 2004
ore 06:01
(categoria: "Vita Quotidiana")


Caro dottore tutto bene per me

Parole. Parliamo di parole. La parola che odio + d'ogni altra, in assoluto, e stasera + che mai, tra croci e sensi di colpa, è "compromesso". Niente a che vedere con il suono, o l'immagine, onomatopea prossima al nulla, è il suo significato che mi abbatte...
E il non avere niente altro da bere, nessun'altra alternativa che un compromesso al traslare l'anima al corpo. In ginocchio, sperando che passi, però, son caduto e l'ho voluto e forse capiterà ancora, ma l'aurora resta inchiodata, quattro chiodi fanno una croce, ancora parole d'altri, ti si attaccano mentre cadi e ti lasciano qualche centimetro di squarcio, però ti lasciano in equilibrio...ma intanto il peso c'è, vecchia legge fisica, ti abbassi ancora e gli squarci si aprono di +...in attesa di urlare, quella notte, per quell'enorme squarcio sul petto...
La paura si mescola alla speranza, ma quella maledetta parola si insinua tra le pieghe di un momento troppo lungo, tra le mille feritoie della notte. Continuo a saccheggiare, un tributo da un oscuro frammento di specchio, abbandonato dove possa riflettere il cielo nel suo illuminato primaverile, stolido azzurro...
E poi, volti passano, consolano, feriscono, maledizioni e finzioni, poesie di un mercenario...un attimo di pausa e se ne va anche l'ultimo pezzo di Budapest, immolato sull'altare di un improbabile epilogo...
Providence, Rhode Island, salito dalle scale e quello specchio che precipita tutto indietro...sempre, c'è sempre uno specchio in ballo, un altro-da-sé, un auspicio da frantumare, un treno da perdere, un bicchiere da vuotare, una cicatrice da nascondere, un pensiero da capire o da spiegare, o semplicemente da lasciare libero...buttato lì senza troppa preoccupazione, senza complicazioni morali o estetiche, un automatismo della psiche, come vorrei essere indietro di anni e di luoghi, a settimane di distanza e a centinaia di chilometri...il fiume ci starebbe, vecchia ossessione, con nuove ossessioni, da bassifondi e scommesse vinte in partenza, di bianco e di nero, di regni dove il colore sfuma nel nulla o nell'assoluto. Un'ora avanti stanotte e vedo un mare di ombre scure, vengono, vogliono me, ma si accorgeranno, languide e dannatamente giovani, che io voglio loro così + violentemente di quanto credano che fuggiranno, faranno della fuga il nuovo, acuminato leitmotiv...se dovessi rinascere e non mi fosse concesso reincarnarmi in un brandello di specchio infranto sceglierei allora di essere sangue, mi piace il sapore che ha...mi piace che mentre lui se ne esce tu lo segui palmo a palmo...mi piace che chiunque sia, comunque sia, ha lo stesso colore nelle vene, sparso, versato o disseccato che sia...siamo partecipi della stessa precoce dissoluzione, o dello stesso infinito orizzonte, scegliete voi...
Ho nel frattempo perso le tracce del mio ardito cane di pezza, mio...diciamo che da un po' di tempo si chiamava libero...
Cazzo, è stupefacente il potere di certe sostanze quando se ne è persa l'abitudine all'uso, ora è la tarda ora che è + un'ora e ancora non ho sonno, e non ho molti additivi per raggiungerlo, domattina dovrei alzarmi relativamente presto, decisamente presto per una domenica mattina, e tutto il resto sfumerà in "quella" parola, come sempre...
Nutro una depravata e inquietante ammirazione - inconscia - per gli estremismi, per la loro capacità di nutrirsi di irrazionale, di accecarsi e farsi marmo, il colonnello Kurtz direbbe che con 2 divisioni di uomini simili i loro problemi in Vietnam finirebbero "very quickly"...
Cuore di tenebra, corsi e ricorsi storici...the horror...the horror...
Ci siamo scelti noi la strada, tirato il sasso, nascosta la mano, conferenze stampa e ostentata ipocrita rettitudine faticano a celare il ghigno della deteriore follia, se davvero oltre la linea d'ombra alligna il male, al di qua abbiamo sufficiente fede che esista qualcosa di veramente giusto?
Non ho certezza della risposta e la vorrei vedere con tutto il cuore, non per filantropia, ma per curiosità. Curiosità purissima.
Philip Dick, la sua assenza nuoce al mio equilibrio, e il mio parassitismo sociale scava discreto un pertugio verso la soluzione...
Stanotte ho pianto, per tante cose e per nessuna. Forse solo per me, per la debolezza e la sventurata distanza dal sole...
...rubami, rapiscimi, non farmi restare qua...


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sabato 27 marzo 2004
ore 16:26
(categoria: "Vita Quotidiana")


Oggi non è domenica

E nonostante "Alterazioni" a palla e il sole invitante, ciò che vorrei di più in questo momento è un innesto artificiale, risvegliarmi malamente su un pavimento metallico rendendomi conto di essere l'ultimo frammento di uno specchio andato in frantumi. William Gibson mi capirebbe, credo. Continuo a perdere pezzi che vengono rimpiazzati da altri non scelti da me.
Ancora lontano il Neuromante, forse irraggiungibile, mi fletto all'indietro allora, verso automatismi psichici, ma il passaggio è angusto e gli spigoli numerosi e taglienti...
lampi di luce,
non basteranno,
questa volta,
a stordire,
fino alla temporanea,
gratificante,
perdita di proporzione,
di attenzione,
di rispetto,
per qualcosa,
che ci ha uccisi,
silenzioso,
anzitempo.


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sabato 27 marzo 2004
ore 15:41
(categoria: "Vita Quotidiana")


Risveglio

muovo guerra anche agli specchi ma questo sosia è da vedere...


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venerdì 26 marzo 2004
ore 10:02
(categoria: "Vita Quotidiana")


Surrealismo

Automatisme psychique pur par lequel on se propose d'exprimer, soit verbalement, soit par écrit, soit de toute autre manière, le fonctionnement réel de la pensée, en l'absence de tout contrôle exercé par la raison, en dehors de toute préoccupation esthétique ou morale.

André Breton


S. Dalì "Persistance de la memoire"


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giovedì 25 marzo 2004
ore 12:59
(categoria: "Vita Quotidiana")


Adieu

La cavalletta zoppa che ho amorevolmente accudito durante l'inverno, questa mattina ha spiegato le ali ed è volata verso il cuore della primavera.
Vento in poppa piccola, mi mancherai...



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giovedì 25 marzo 2004
ore 01:42
(categoria: "Vita Quotidiana")


Per qualche tempo

Diavolo! Ogni volta a quest'ora non ho nulla di delicato e dolce da dire, niente altro che spigoli e labbra di lamiere grezze, che tagliano solo a guardarle...
E anche se volessi altro, stasera mi innamoro di tutto, accidenti con i miei amici di un sacco di tempo fa e che li vedo tanto di rado che per il taglio di capelli diverso quasi non ci riconosciamo...ma è solo scena...solo quell'attimo di imbarazzo insensato del non esserci visti per qualche tempo e sentiti così distanti, e soffrirci su un attimo per non esserci trovati per quel momento, "che sarà?", mi viene in mente quella vecchia canzone..."Those were the days my friends..."
Ancora il meccanismo, ci vorrebbe un poeta andaluso per spiegarlo, perché di mio non ci arrivo, affascinante color di foglia per esempio, sembra quando, soprattutto in quel quando, arriva come le ali di un pipistrello, colpiscono a casaccio e si trascinano come festoni parole, non di quelle normali, di quelle che ti risuonano e si piantano, non sue, non mie, bensì, in un certo senso, ma non del tutto, nostre...sorrido e faccio finta di niente...mi sono perso, e non so più tornare...o forse mi sbaglio, perduto però, pare...niente riccioli neri, ma di nero c'è qualcosa...
Poi, procedo a considerare le dita che scorrono per il gusto di fottersene della sveglia e per il sinistro automatismo elegante sui tasti, ma non funziona, inciampano senza volerlo, come un pianista maldestro, qualcosa così, distaccato e ammiccante, ma senza timore, un certo Hemingway...e stanotte con la benedizione di Tonino (leitmotiv raffinato), l'ultimo pensiero, ebbro ed esaltato, sarà per te, in primo piano...


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mercoledì 24 marzo 2004
ore 10:23
(categoria: "Vita Quotidiana")


Anti - spleen

Bene, per stemperare la cappa di spleen che abbatte la giornata, oltre a un galeotto sorso di grappa, questa bellissima canzone, cantata dal'amico TONINO CRIPEZZI in persona, che, lo ricordo per tutti coloro che hanno la memoria corta, è il cantante e leader carismatico dei Camaleonti.
La canzone ci indica un amore perso, omettendo luogo e stagione, ma ciò non la rende meno struggente e appassionante. Anzi, per dirla tutta, il protagonista è barricato nella sua stanza desolato per la mancanza della sua lei. MA, l'orologio in piazza ha battuto l'ora dell'amore. Il ritorno di lei è quasi certo...
Si tratterebbe a onor del vero della cover di un celebre brano dei Procol Harum, tuttavia il testo è una totale e magistrale rivisitazione dell'originale.
Per dimostrare tutta la mia buona volontà ad scacciare lo spleen odierno, rimuovo pure l'omonima poesia di Laforgue postata prima.
E del resto, a che c***o serve un Laforgue quando si ha a disposizione un Tonino Cripezzi??


L'ora dell'amore

Da molto tempo questa stanza,
ha le persiane chiuse.
Non entra più luce qui dentro,
il sole è uno straniero.
E’ lei che mi manca,
è lei che non c’è più.
L'orologio della piazza,
ha battuto la sua ora.
E’ tempo di aspettarti,
è tempo che ritorni,
lo sento sei vicina.
E’ l'ora dell’amore.
Il vuoto della vita
è grande come il mare…
Da quando se n’è andata,
io non l'ho vista più.
E’ lei che mi manca,
è lei che non c’è più.
L'orologio della piazza,
ha perso la speranza.
Io no che non l'ho persa
io aspetto che ritorni,
ti sento sei vicina.
E’ l'ora dell’amore.
Io no che non l'ho persa
io aspetto che ritorni,
ti sento sei vicina.
E’ l'ora dell’amore.





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lunedì 22 marzo 2004
ore 22:51
(categoria: "Vita Quotidiana")


Stagioni

Mi dovrei muovere adesso, muovere in direzione del sole, ma il sole è tramontato da parecchie ore e la luce è solo artificiale, fredda e opaca. La primavera ha battuto i denti oggi, il colpo di coda dell'inverno come una frustata, meglio così...
A volte caratteri di una stagione ne feriscono un'altra, colori si mescolano a colori, delicati o violenti che siano...a volte la loro profondità stordisce, il "fuori contesto" e il potervi affondare, senza desiderare altro. A volte, capita anche, volervi affondare e neppure vederli se non nel ricordo di un unico momento...
Un ritaglio d'autunno, e dell'autunno l'affascinante profondità...



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sabato 20 marzo 2004
ore 04:04
(categoria: "Vita Quotidiana")


Après midi

Gran lungo pomeriggio stasera, sparato via dal lavoro, poi corsa 5km poi paio di birre nella mia galleria di giorni preferita, poi cena.
Poi inizierebbe la serata ma ero ancora in area pomeriggio. Giro largo e al cinema "Coffe and cigarettes", montaggio di vari pezzi, bel bianco e nero, e soprattutto dettagli, quadri e personaggi di un'epopea nota, x gli amanti di Jarmush, se c'era Dead Man mi è sfuggito, ma c'era il duetto surreale tra Tom Waits e Iggy Pop, poi c'erano gli White Stripes, uno + brutto dell'altra a dirla tutta, e poi un Lee Marvin icona stile S. Antonio, e un trio mafioso piantato là da Ghost Dog....E Bill Murray eccezionale e Kate Blanchett splendida mutante...poi, specialmente, un episodio davvero straziante, dolce, su Parigi e la "joie de vivre"...l'ultimo...
Fuori ho trovato una vecchia compagna di classe, le solite gesticolanti imprese raccontate fino alla macchina, poi beccati gli amici tra la cena-tra-le-vecchie-compagnie-del-paese e la disco, la birra che ci stava in mezzo, sempre un piacere, anche se non mi ritrovo con loro + ubriachi di me...ho fumato pure 2 sigarette aspirando per sbandarmi alla pari...niente da fare...saluti e abbracci, no in disco non vengo, ma un nasdrovje di vodka alla vostra lo butto giù col miglior sorriso, lo meritate tutto...dopo altri 20 minuti, con De Gregori in mezzo ai campi e alla nebbia inaspettata, a casa niente sonno, e su rai 3 davano un film francese in lingua originale, e allora bicchierino della staffa e litro di the verde che ho imparato a bere...il film + triste che abbia mai visto, davvero, non triste in senso classico, ma forse è che sono troppo sensibile...e perlaputtana, gli spunti erano parecchi, cazzo, Parigi, Parigi, il posto + bello del mondo, e ho sentito l'assurda nostalgia di girare lo sguardo e non poterlo fissare in un ritaglio d'autunno d'altri occhi, di foglia, in un certo primo piano, così, sentendo parlare francese, sentire "qu'importe le flacon?"...
Il film è finito, davvero tristissimo, ho ancora De Gregori in cuffia, ancora non ho sonno, e credo di avere scritto parecchio, quanto basta perché nessuno legga, ma poco importa.
Scivolo e non cerco appigli, penso alla fine rimarrò sospeso e mi addormenterò, l'impressionismo non l'ho mai mandato giù...


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