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![]() dile, 27 anni spritzina di Firenze/Livorno CHE FACCIO? Under Construction Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO L’ordine della fenice Dylan Dog Il meglio che possa capitare a una brioche -Pablo Tusset- The Goblet of fire -JK "the one" Rowling- La casa de los espiritus -Isabel Allende- Michelangelo: biografia di un genio Ninna nanna -Chuck Palahniuk- Morte malinconica del bambino ostrica -Tim Burton- Il Signor Malaussene -Daniel Pennac- E NON DIMENTICHIAMO I PREFERITI IN ASSOLUTO: ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() HO VISTO Ennio Morricone al Piazzale Michelangelo ![]() ![]() La divina Tori Amos al Verdi di Firenze...: Cambio dindirizzo ![]() The snatch ![]() ![]() ![]() Dopo il matrimonio Romances and cigarettes ![]() ![]() Ascensore per il patibolo L’ordine della fenice (eh..harry harry harry.... -come uccidere un libro- parte V)L’amore giovane City of God ![]() ![]() Deja vu ![]() Monster’s ball Profumo ![]() Grindhouse ![]() AmoresPerros The Darwin Awards Miss Potter ![]() La vida de nadie Artemisia ![]() Lock and Stock ![]() Pirati dei Caraibi - ai confini del mondo ![]() ![]() che bei sogni stanotte...Zodiac ![]() Bandits ![]() Spiderman 3 (ma cosa gli avete fatto? maledetti inventori di sequel!!)Ricomincio da tre ![]() ![]() ![]() Sin City ![]() Mio fratello è figlio unico Numero 23 ![]() Gilmore Girls (I missed you!) The departed Desperate Housewives ![]() Lost (mi ci intrippo) Dr.House (il mio mito) ![]() OVVIAMENTE NON SI POTREBBE STARE SENZA QUEST’UOMO: ![]() E SENZA QUESTO PARGOLO: ![]() "userò il vasino quando mi sentirò pronto! fino ad allora continuerete ad igienizzare il mio crepaccio sentendovi onorati dell’opportunità!!" E NATURALMENTE, L’UNICA FAMIGLIA CHE SI PUO’ DEFINIRE UN’ISTITUZIONE: ![]() E NON DIMENTICHIAMO MAI QUELLI CHE PREFERISCO: ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() E non posso non.... IL MIO FREAK PREFERITO: ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() STO ASCOLTANDO Finalmente in tutti i negozi di dischi, e su emule: ![]() Cantanti del mese: Ani Di Franco ![]() Mr. Johnny Cash ![]() Regina Spektor ![]() e naturalmente...Tori Amos ![]() Canzoni del mese: Us -Regina Spektor- Turn on me -The Shins- Whistles the wind -Flogging molly- Stuck in the middle with you -Reservoir dogs Sndtck- Bohemian Rhapsody -Queen- Girl you’ll be a woman soon -Pulp fiction Sndtck- Where the streets have no name -U2- NEW SLANG -the Shins- La colonna sonora della vita: LEI ![]() LUI ![]() E LORO ![]() -i Cake- ![]() -gli Shins- Inoltre... Modena City Ramblers Floggin Molly Green Day Lorenzo Janis Joplin Dido Hole Placebo Cisco Radiohead Oasis Carmen Consoli Verve Coldplay Soundtracks (Amelie, Frida, Garden State, Elizabethtown ecc...) PJ Harvey Fiona Apple Sinead O’Connor Cranberries Bob Dylan Daniele Silvestri Nick Drake Tom Petty Elvis Ligabue Patti Smith Jeff Buckley Verve Weezer U2 Mando Diao Doors Bobo Rondelli Queen System of a down Velvet undrground Shocking blue ABBIGLIAMENTO del GIORNO Mi vesto come mia wallace per andare al lavoro.... ORA VORREI TANTO... fare due passi... daQUI a QUI... insomma...in pratica, essere qui: STO STUDIANDO... si...hem...scusate? da dove si passa per...? dov’è che devo andare? per di qua dove vado a finire? scusate?...qualcuno! OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: Thrilly Solespento SweetWine Rohypnol Grezzo agorafobic albecas Mirò *hide* GreatFang dharma thelma BOOKMARKS Borat for President (da Cinema / Attori e Attrici ) Zach Braff's Blog (da Cinema / Attori e Attrici ) Ani DiFranco (da Musica / Cantanti e Musicisti ) Edinburgh Festival (da Viaggi e Turismo / Agenzie ) Nirvana (da Musica / Cantanti e Musicisti ) Nick Hornby (da Arte e Cultura / Narrativa ) Dublin (da Viaggi e Turismo / Riviste e Guide ) Edinburgh (da Viaggi e Turismo / Riviste e Guide ) The shins (da Musica / Cantanti e Musicisti ) Frida Kahlo (da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti ) Cake (da Musica / Cantanti e Musicisti ) Tori Amos (da Musica / Cantanti e Musicisti ) Alanis (da Musica / Cantanti e Musicisti ) Harry Potter (da Arte e Cultura / Narrativa ) BOOK CROSSING (da Arte e Cultura / Narrativa ) Modena City Ramblers (da Musica / Cantanti e Musicisti ) GreeN DAY (da Musica / Cantanti e Musicisti ) SOLELUNA (da Musica / Cantanti e Musicisti ) UTENTI ONLINE: |
![]() -The Elephant House (Edinburgh) 25/03/06, photo by Laura- When you think everything’s okay and everything’s going right And life has a funny way of helping you out When you think everything’s gone wrong and everything blows up In your face" PAST POST: Gli addii -prima parte- Gli addii -terza e ultima parte- Tale-tell things Cri,Cri lama sabactani? From Lawnmarket to West Port in my mind Nella tana del coniglio Si vedrà Edimburgo: diario di un trip -parte prima- Edimburgo: diario di un trip -parte seconda- domenica 25 marzo 2007 - ore 17:30 Lasciate ogni speranza voi ch’entrate, ma le palle portavele. Io guarda, ti giuro, ci sono delle cose che mi fanno espandere dentro. Ci sono pochi momenti in cui capisco perfettamente quella poesia di Ungaretti che quand’ero piccina mi sembrava non volesse dire niente. Quando vedo la sigla di una casa di produzione prima che inizi il film. Quando penso a Brunelleschi che controlla ogni mattone della cupola di Firenze. Se apro un Harry Potter a caso e leggo. Per le strade di Edimburgo la capisco ad ogni passo. Se guardo i muri della Sistina. In un pub irlandese. Se sento l’odore di un quadro che ha dipinto Frida. Quando ascolto la musica. Quando sento la tastiera del pc che suona i miei pensieri, quella poesia la sento mia. E sai quando anche? Quando sto fra le tue braccia. Quando mi accarezzi i capelli, mi baci e mi guardi con quello sguardo lì, io…ti giuro…che la capisco. Io ti adoro. Sei in assoluto, senza ombra di dubbio la persona che amo di più nel mondo. Sei un essere buono, intelligente, stimolante, sexy e meraviglioso. Però non hai le palle. Nel tuo corpo non c’è traccia di sfere testicolari. Non me ne voglino le donne se uso questa terminologia, io sono dei vostri, ma si dice così, in senso metaforico. E’ come quando si dice “ci lascio le penne”, lo dici anche se non sei un volatile. Comunque, dicevo…La gente deve avere le palle. Non si può stare senza. Cioè si, si può, STARE in realtà si può. Tu non sai come si affrontano le situazioni. Non sai gestire nessun tipo di rapporto che non sia con te stesso. Figuriamoci se riesci a gestire me. Non puoi. Tu EVITI. Tu eviti tutto quello che può sconvolgere il tuo equilibrio perfetto. Ti do una notizia: l’equilibrio non esiste. Se fai una cazzata tu stai zitto. Perché rivelarla si porterebbe dietro la spiacevole conseguenza di dover affrontare ciò che hai fatto. Ti do un’altra dritta: l’hai fatto TU. Fai di tutto per far rimanere la tua vita uguale, ma ogni tanto vivi perché non ne puoi fare a meno, sei umano anche tu. Ma poi la fai tacitamente tornare al punto di partenza. Beh guarda che le cose cambiano...brutto vizio eh? Non vuoi far del male e non facendo niente fai anche peggio. Io non sono come te. Io le palle ce l’ho. ROTTE. Tu non meriti neanche di andare all’inferno. E’ nell’Antinferno che devi andare. A seguire una bandiera bianca per ciò che resta della tua eternità. Sono sicura che ti divertirai. Ti piace la neve, ma solo sè calda. Ti piace la pioggia, ma solo sè asciutta. Ti piace il dolore, ma solo se non fa troppo male. Ti siedi e aspetti di ricevere. Cè unovvia attrazione nella tua vita per la strada più facile. Cè unovvia avversione, la mia costante insistenza non potrebbe convincerti a provarci stanotte. Cè un bambino piccolo, apprensivo, nudo e tremante con la testa tra le mani. Cè una bambina piccola, sottovalutata e impaziente con una mano alzata. Ma è molto più facile non farlo, e quello che ti passa attorno non ti passa mai per la testa, Alzati, levati di lì. Vai via, vai fuori di qui, ne ho già abbastanza. Svegliati! (wake up - A. Morissette) LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK martedì 20 marzo 2007 - ore 17:30 Great expectations Per tutti quelli che come me avevano già riposto gli stivali col pelo e tirato fuori dalle scatole le converse…ASPETTATE!! E’ tornato il freddo. Ne hanno parlato tutti i telegiornali. Per me era già primavera. Ero già pronta. Ero già tutta un fermento. Appena il sole s’è fatto sentire, ho indossato la mia giacca di pelle verde, fatto scorta di cicchini, ho messo sul naso gli occhiali da sole, son salita in sella al mio motorino e via al moletto! Un’ora dopo sono tornata a casa in preda a brividi di freddo e raffreddore. Una tazza di tea e una doccia semi-ustionante per tornare a una temperatura corporea adeguata. Tutto questo, per dire ASPETTATE. Ora, riflettendo sui fatti…e sui tempi…io sono una che aspetta? Aspettare in che senso però? Urge un chiarimento. Se per aspettare si intende aspettare che succeda qualcosa, nella vita per esempio, io sono la regina dell’aspettare. Io non faccio niente. Ci sono dei periodi della mia vita in cui sono stata assolutamente immobile, per mesi interi. Poi arriva lo scossone, per iniziativa personale o meno, e mi rimetto in moto. Se per aspettare si intende “andarci piano”…beh no, è un concetto a me estraneo. Io non aspetto. Io voglio tutto e subito. Io parto in quarta. Non mi metto nemmeno la cintura. Sono un Crash Test Dummy senza faccia che si fionda a tutta velocità contro un muro, per vedere quanto si fa male. E mi faccio parecchio male di solito. Se poi ci mettiamo a parlare dell’aspettativa….L’ASPETTATIVA. Quella l’ho inventata io. Io sono l’imperatrice dell’aspettativa. Cosa scatta nel cervello umano per cui uno ad un certo punto si costruisce un’aspettativa? E soprattutto, quante volte può succedere veramente quello che ci aspettiamo? E la cosa più buffa è che l’aspettativa segue una semplice regola di Murphy: se ci aspettiamo qualcosa di brutto, eccolo che succede, se ci aspettiamo qualcosa di bello, ecco che succede l’esatto contrario. Con l’aspettativa ce l’hai nel tortello comunque. La verità è che la delusione che nasce da un’aspettativa andata in bianco è una delle cose ti rovinano i giorni. Non uno, ma tanti. Perché continui a pensarci per giorni e giorni. Ti rodi il fegato. Ti crogioli nella delusione. Affoghi nella disperazione. Io do letteralmente di matto quando il film che mi sono fatta in testa non diventa reale. Esco di cervello. E riverso il tutto sulla persona che m’ha rovinato tutto. Se poi è stata una causa di forza maggiore, beh…me la prendo con il primo che mi trovo a tiro. Assolutamente niente di personale. E’ solo che, davvero, non connetto più. Fortunatamente chi mi sta intorno lo sa, e mi lascia sbraitare senza senso finchè non ho finito. Ma sul serio…uno come fa a rimanere sano di mente dopo un’aspettativa tradita? L’aspetti, l’aspetti, l’aspetti così tanto, e sei così felice nell’attesa che non stai nella pelle, e ti immagini cose, fai progetti e poi PUFF! Realizzi che no. Niente. E’ come se il giorno in cui state partendo per il vosro viaggio da sogno, quello che avete risparmiato per mesi, siete lì all’aereporto con le valigie e il sorriso stampato in faccia, macchina fotografica al collo e lacrime di gioia agli occhi. E vi dicono che c’è uno sciopero dei controllori di volo. Avete perso la prenotazione, tutto. Mi sembra normale dare di matto a quel punto. Anche se la colpa non è di nessuno. A voi non vi importa. Prendete il primo essere che vedete e lo impalate. No? Tony mi diceva sempre che mi comportavo come una pazza solo con lui…e certo Mr. Perspicacia! Secondo te perché?? Chi era che giorno dopo giorno, puntualmente, trasformava il mio più bel film nel più infimo B-Movie mai visto prima? Te eri, pezzo di. Ho rotto il cellulare per colpa tua. Quand’è che le Aspettative non vengono tradite? Di cosa e di chi ci possiamo fidare a tal punto da lasciarci completamente andare alle più grandi aspettative? Le nostre Grandi Speranze ci si ritorceranno contro ogni volta? Insomma, voglio dire…ci sono tante cose che non ci deluderanno…Quando vai in libreria e prendi un libro a botta sicura, è perché lo sai che quello è quello giusto. Vai al cinema a vedere un film super emozionata, perché ti fidi di chi c’è nel mezzo. Prendi un aereo per andare a vedere una mostra e non t’interessa che sono esplose bombe in Metro il giorno prima, non te ne frega dello sbattimento, perché sai che ne vale la pena. Non resterai delusa. Ma ci sono delle volte che…porca miseria! Era come quando studiavi prima di un esame…studiavi come un ossesso, andavi avanti a caffè e anfetamine per finire in tempo e poi…Me lo ricordo sempre il mio esame di Letteratura Spagnola. Porca vacca sapevo tutto. Tutto. Ero l’unica del mio corso di laurea ad aver letto due volte Don Chisciotte. Avevo già quasi scritto 30 sul libretto, in un attacco di modestia non avevo messo la lode, ma ci speravo. E quel professore mi chiese cosa aveva scritto l’ultimo inutile santo dell’ultimo borgo di Santiago di cui sono sicura nemmeno Dio si ricorda il nome. Quando tornai a casa in preda ad una rabbia indicibile trovai il santo bastardo. Stava in un paragrafetto microscopico nell’ultimo capitolo. Sono sicura che quelli che hanno rivisitato il libro nell’ultima edizione si sono scordati di toglierlo. Ma a me quel santo bastado me l’ha messo in quel posto. Settimane di fatica buttate al vento. In un attimo. Ora, io lo so cosa si dice…lo so…non dobbiamo aspettarci niente. Perché quando uno non cerca disperatamente di ottenere qualcosa, è la volta che la ottiene. E’ l’ordine cosmico chi ci prende in giro? Perché se non ci si aspetta nulla da nessuno e da niente, niente e nessuno ci deluderà. Ma si diventa aridi così? Non dobbiamo sognare perché sappiamo che arriverà il mattino a rovinarci tutto? Le persone sono pazze, volubili e instabili, quindi è stupido aspettarsi qualcosa da loro. Io tutto questo lo so. Sul serio. Le cose sono solo cose poverine, e a volte cambiano, quasi sempre non come vorremmo. Non ci si può fare niente. Ma io credo di non sapere come uscire da tutto questo. Io mi aspetto cose. Sempre. Dalle persone, dalle cose, dalle situazioni, da tutto. E dall’ultima volta che il mio film non è diventato un B-Movie in fase di montaggio, beh…è passato un po’ di tempo ormai. Quindi insomma, per dire…è il caso di non togliere i cappotti dall’armadio…che a quanto pare la primavera è ancora lontana. Anche per Livorno. ![]() LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK sabato 17 marzo 2007 - ore 21:40 La prima volta che ti ho vista eri così immersa nella nebbia che sei stata come un regalo che ho scartato piano piano. Ed eri quello che volevo. La seconda volta era lo stesso giorno che è oggi e festeggiavi vestita di verde. Ho ballato, cantato, bevuto e festeggiato con te. La terza volta sei diventata immensa e le tue strade mi hanno portato dove regna l’incanto. Sono stata seduta alla fine del mondo a guardare l’Oceano con te. La quarta volta eri una vecchia amica. Come sei familiare e calda. La quinta volta hai riempito di verde i miei giorni malinconici. Mi sono fatta coccolare da te. E ora sono qui che ti penso. Siamo lontane da pochi mesi e mi manchi già. Ho voglia di vederti. Voglio sentire l’odore della tua terra dopo che ha piovuto. Sentire la Guinness, quella vera, che ti racconta la sua storia. Voglio cantare le tue canzoni e le tue rivolte. Voglio ascoltare il suono del Gaelico che mi sembra un incantesimo antico. Voglio l’eredità mistica dei tuoi monasteri. Voglio sentire le onde e il vento. Voglio i tuoi folletti e le tue fate. Voglio sentire il silenzio. Voglio che una pecora distratta mi guardi chiedendosi chi sono. Voglio un caminetto acceso mentre bevo una birra e fuori piove. Voglio vedere di nuovo i tuoi cieli, che sono così immensi. Voglio sentirti. Sicura e forte come i tuoi tamburi. Dolce e delicata come le tue arpe. Voglio vedere il verde vero. Voglio sentire l’odore sporco e ubriaco di Dublino. Voglio sentirmi a casa. Ti sogno, ti sogno sempre, e ti penso. Ti penso davvero tanto, mia cara. Ci vediamo presto. ![]() E intanto... FOR THOSE WHO ARE NOT IRISH AND FOR THOSE WHO’D LIKE TO BE IRISH... HAPPY SAINT PATRICK DAY ![]() E colgo l’occasione per mandare un bacio al Grezzo che, sono sicura, ha brindato alla mia salute... e a tutti quelli che hanno brindato con me in questi anni: Cri, Moe, Dario, Nico, Eli, Cate, Pippo, Carlota, Olaya (e Laura...si, dai che anche se ti abbiamo lasciata in Scozia nello spirito eri con noi!) LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK venerdì 9 marzo 2007 - ore 19:44 Il condizionale è una condizione condizionante. Vorrei andare via. Vorrei una tazza di tea. Vorrei del tabacco. Vorrei viaggiare indietro nel tempo. Vorrei che le medaglie avessero una faccia sola. E che i caffè non avessero i fondi. Vorrei che tutti i muri fossero colorati. Vorrei andare da un’altra parte. Vorrei che i giorni di pioggia qui non fossero così tristi. Vorrei prendere a martellate la televisione. Vorrei che la mia nonna si alzasse da quella sedia. Vorrei innamorarmi io di qualcun altro, prima che lo faccia lui. Vorrei un cioccolatino. Vorrei una risposta. Vorrei che le sigarette crescessero sugli alberi. Vorrei che la tastiera del computer suonasse come un pianoforte. Vorrei avere una grande idea. Vorrei che almeno per un attimo tutto fosse chiaro. Vorrei che la strada non avesse tutte queste curve non segnalate. Vorrei che Kurt Cobain non fosse morto. Vorrei che la frase "come stai?" venisse punita con la ghigliottina. Vorrei che i cinema fossero gratis. Vorrei smettere di pensare almeno qualche volta. Vorrei che la gente capisse. Vorrei sapere accontentarmi. Vorrei trovare la via che sta nel mezzo. Vorrei sapere cosa c’è nel mezzo a ieri e domani. Vorrei uscire a fare una passeggiata. Vorrei addormentarmi con Tony stanotte. Vorrei non odiare così tanto questa città. Vorrei svegliarmi domattina e vedere la valigia pronta vicino alla porta. Vorrei smettere di sognare onde. Vorrei smettere di sognare di parlare ad un ragazzo che non mi sta ascoltando. Vorrei non aver così paura. Vorrei che gli amici lontani fossero più vicini. E che quelli vicini non fossero così lontani a volte. Vorrei tornare alla prima volta che ho visto il mio film preferito. Vorrei che le canne non mi facessero venire l’abbiocco. Vorrei che i bei ricordi non facessero male. E che quelli brutti non facessero così male. Vorrei non desiderare di dimenticare. Vorrei una Guinness direttamente dalla fabbrica. Vorrei che il mio migliore amico fosse qui abbracciato a me come solo lui sa fare, ora, in questo istante. Vorrei che il prossimo Harry Potter non fosse l’ultimo. Vorrei una casa. Vorrei che la gente fosse diversa. Vorrei che l’ansia sparisse. Vorrei ricevere una bella sorpresa. E vorrei alzare il sopracciglio sinistro come Sarah Jessica Parker. Ma non posso. Non posso. Io non… LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK mercoledì 7 marzo 2007 - ore 20:06 L’OSSITOCINA La natura, Dio, o chi per loro, è un misogino. La scienza, la religione, l’evoluzionismo, la biologia, scientology…non m’interessa chi credete che sia stato…ma sulla misoginia non ci piove. Non ci sono dubbi. E dopo i tacchi a spillo, dopo il silk epil, e la ceretta inguinale, dopo i video di Mtv, dopo le mestruazioni, quando vengono, quando ritardano, quando vanno via per sempre, dopo l’invenzione della chirurgia estetica, la moda, l’ossessione del pelo, dopo il tanga, le soubrette televisive, il ginecologo, i figli, il reggiseno col ferretto, dopo la mai superata fase edipica del fidanzato trentenne, e perfino dopo la pubblicità delle patatine con Rocco Siffredi, gente…..signori e signore….ecco la prova inconfutabile dell’odio della natura nei confronti delle donne: l’ossitocina. L’ossitocina, per entrare in noiosi dettagli tecnici, è un ormone secreto da una zona del cervello che porta il minaccioso nome di neuroipofisi. Ora, quest’ormone serve principalmente per partorire e allattare. Ah, è una roba da donne! Penseranno i maschietti. No, signori miei, non è una roba da donne. L’ossitocina ce l’avete anche voi. Perché? Vi chiederete. Qui, io aprirei una parentesi su una mia personale teoria evolutiva, che parte da un dubbio riguardante l’esistenza dei capezzoli maschili e finisce con una mia lunga dissertazione su come in realtà gli uomini altro non sarebbero che ex-donne, darwinianamente deboli, che si sono rinsecchite e rattrappite fino a diventare gli attuali uomini. Una roba tipo…che ne so…l’arto inutilizzato che è diventato un inutile osso, tipo…il coccige. Ma ve la risparmio, un po’ perché la tiro fuori solo quando sono arrabbiata, un po’ perché mi tira addosso le ire divine (che sostengono il costolatismo) e mi ci mancano le ire divine. Volevo solo far notare come, la presenza di ossitocina negli uomini in realtà avvalli questa teoria. Ma torniamo a bomba. Si diceva…l’ossitocina. Mi è capitato un giornale in mano in cui ho letto un articolo sul suddetto ormone. Per riassumere: l’ossitocina è una sostanza che viene rilasciata in situazioni paticolari, per esempio dopo un orgasmo. Questa sostanza favorisce l’attaccamento e la devozione al proprio patner, e come se non bastasse…lo fa apparire più attraente di quanto non sia. In pratica…la natura (Dio o ecc ecc..) ha escogitato questo allegro trucco per farci accoppiare e rimanere accoppiati. Infatti, il rilascio di ossitocina è così fisicamente piacevole che uno ne vuole ancora, tipo le endorfine insomma. Ok. Che bella cosa. E’ bellissimo. E’ perfetto. No. Per niente. Come ho detto, la natura (Dio o ecc ecc..) è misogina. Il cervello di una donna rilascia una quantità di ossitocina nettamente superiore a quella di un uomo. Eccola l’inculata. A una donna basta essere abbracciata per 20 secondi e già la sua neuroipofisi si mette a spruzzare ossitocina in tutto il cervello. Mi sono informata eh…un uomo dopo un orgasmo comincia a spru…no ok, così m’è uscita male…LA NEUROIPOFISI di un uomo dopo l’orgasmo comincia a spruzzare in tutto il cervello la vasopressina, che, ma guarda il caso!, è l’ormone responsabile dell’aggressività. Insomma per ricostruire ormonalmente la scena: due vanno a letto insieme, e…saltiamo le tre domande di rito, che ogni donna sana di mente vorrebbe ucciderlo quando le riceve (a cosa pensi?sei venuta?c’hai una sigaretta?)…e andiamo subito al dialogo-post-orgasmico fra i due cervelli: LEI: spengo la luce, altrimenti mi vede la cellulite. (l’ormone della paranoia, il paraormone, è in continuo rilascio, non c’è niente da fare, nel cervello delle donne è lui che comanda) LUI: Dio quant’è bella (un po’ d’ossitocina ce l’ha anche lui, abbiamo detto) LEI: voglio le coccole. LUI: voglio le coccole (ancora ossitocina) LEI: che bei momenti questi LUI: mi si sta intorpidendo il braccio (l’ossitocina sta abbandonando il suo cervello) LEI: come mi piace il suo odore, com’è bello, mi sa che mi sto innamorando di lui, ma quando lo rifaremo? LUI: ma quando lo rifaremo? (la vasopressina sta prendendo il sopravvento) LEI: speriamo che rimanga qui con me tutta la notte. Si mi sa che lo amo. Oddio e lui sarà innamorato di me? O se era un’altra era uguale? E per me? E’ solo sesso? O lo amo? Oddio lo amo? LUI: ……… LEI: lui si starà facendo le mie stesse domande? LUI: ma se Wolverine c’ha il gene X...vuol dire che è un po’ donna? O quello era il cromosoma? Si. Si. Era il cromosoma. Allora no? Sono confuso. LEI: e ora che succederà fra noi? che succederà? oddio. LUI: ………sha la la la la la la la la la la la la ti-da. Sha la la la… E concludo con il ritornello di brown eyed girl (versione Lag Wagon), perché l’andazzo ormai l’avrete capito. Siamo cresciute con Billy Cristal che molla Meg Ryan a letto la mattina dopo, abbiamo visto Winona con le lacrime agli occhi guardare un imbarazzato Ethan Hawke che si infila la maglietta mentre corre via, abbiamo ascoltato Alanis che urlava straziata il gioco che ti sei portato a letto ero io! al suo ex. Insomma, dico…è questo che ci hanno insegnato no? Quello che si sono dimenticati di dire è che i finali poi sono diversi però…Comunque, io conosco uomini (solo uno per la verità) che seguono alla lettera il precetto vendittiano non-c’è-sesso-senza-amore, e conosco donne (solo una per la verità) che seguono il precetto samanthiano quando-li-ho-finiti-o-mi-sposo-o-cambio-città…quindi insomma, per dire che non si può mai generalizzare….e io mi sono sempre detta che questi proconcetti sugli uomini, le donne, e il sesso erano in realtà frutto di una cultura che così ci ha insegnato. Per questo poi alla fine…lui è un Don Giovanni, lei è una troia. Lui è sesso, lei è amore. Lui è blu, lei è rosa. Ma…svuotando di ogni tipo di giudizio personale certi atteggiamenti maschili e femminili…mi chiedo: ma non sarà che davvero, eccezioni a parte, qualcosa di chimico nelle nostre teste ci fa vivere le relazioni in modo diverso? E se è così…si parla tanto di parità fra i sessi! Bene!!! Se vogliamo giocare ad armi pari perché allora nessuno ha ancora inventato una pillola anti-ossitocina?? LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK domenica 4 marzo 2007 - ore 20:04 ........................... LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK sabato 3 marzo 2007 - ore 19:04 ONE YEAR AGO Un anno fa abbiamo preso quell’aereo. Quando Pisa si fece piccina ci venne da piangere. E piangemmo. Per paura suppongo. Andare via non è facile. Richiede coraggio, perché anche se quello che lasci non è poi un granchè…beh…è comunque un granchè che conosci. E’ un granchè sicuro. Ma noi dovevamo fuggire da tutto quello. Lasciare la lauea nel cassetto. Dire ciao ciao a mamma e babbo. Dire a presto ai nostri amici. Rimandare ai mittenti i nostri cuori sfasciati. E andare via. Lontano. Fanculo la paura e i dubbi. Che cosa avremmo fatto? Chi avremmo incontrato? Che cavolo di lavoro avremmo fatto? Dove avremmo vissuto? E soprattutto….ma Edimburgo…ma che città è Edimburgo??? Ti ricordi quando decidemmo di partire? Eh eh. Mi chiedesti “ma dove si va?”…e io “Edimburgo”… “Perché? Cosa c’è lì?”… e io non lo sapevo. Non avevo nemmeno mai visto una fotografia, solo Trainspotting (che non era un biglietto da visita poi così rassicurante). Però mi dissi “se va bene per JK Rowling andrà bene anche per me”. E avevo ragione. Ti ricordi quando arrivammo? C’era la neve. E noi stracariche di bagagli ci si fiondò nel primo taxi con solo un indirizzo di un ostello scritto su un foglietto. E mentre saliva sferragliando su Market Street la vedevamo per la prima volta. Quelle strade che sarebbero di lì a poco diventate così familiari. E per la prima volta da un sacco di tempo, su quel taxi, sentì che non avevo paura di quello che sarebbe successo. ![]() E poi conoscemmo i bimbi spagnoli. E fu subito famiglia. Non abbiamo avuto il tempo di sentirci sole. E il primo mese è un ricordo confuso di risate, danze sfrenate, chiaccherate in tre lingue diverse, abbracci, strette di mano, sbornie e sorrisi. E il primo mese è stato duro cavolo. La vita da ostello ti mette dura prova. Solo raccattare la tua roba da terra il giorno delle pulizie ti vuol vedere in faccia. E non trovare lavoro quando non ti sono rimasti i soldi neanche per un biglietto aereo fa paura. Poi…in una settimana…si sistemò tutto. Voglio lavorare in Royal Mile. Fatto. Voglio vivere nel cuore della Old Town. Eccoci lì. Voglio conoscere qualcuno che mi faccia uscire di testa. “Dile, esto es Antonio” “Tony esta es Dile”. E fu subito amore. E la vita cominciò a prendere una dimensione da vita normale. Il lavoro, gli amici, la città, i locali, l’amore. E poi i viaggi…tornare a Livorno per dieci giorni, e non vedevamo l’ora di tornare a casa nostra. Tre giorni a Londra e quello stronzo ti rubò il portafoglio a King’s Cross, e torniamo a casa ti prego! E poi l’Irlanda…Partire e tornare a casa. Felici di tornare. Felici di rivedere chi ci aspettava. E i tre mesi che avevamo programmato erano diventati sei. E quei sei mesi sono passati troppo veloci. E in quei sei mesi ho vissuto quello che qui sarebbe successo in cinque anni. Quello che qui non è ancora successo. Quello che qui non riesce a succedere. Quello che qui è come se morisse sul nascere. Le persone addormentate e la città inutile. E poi è arrivato il due settembre. E c’era un aereo da prendere. Che ci avrebbe riportate diritte diritte nella merda. E Cristo Santo! La nostra camera completamente bianca e triste io me la ricordo ancora. E quando siamo scese a Pisa, nonostante il sole, c’è sembrato subito tutto squallido e grigio. Ma c’era qualcosa di diverso stavolta…noi. Noi s’era diverse. Come ha detto Nacho “quando arrivai in Scozia tremavo, di freddo e di paura…e quando tornai a casa avevo la testa alta e il sole in faccia”…Io sono una paranoica cronica che si lamenta di tutto, e lo sai, mi conosci…ero così prima di partire, durante e quando sono tornata. Sono quella che tira il cellulare contro il muro e se si rompe s’incazza pure. Sono sempre io. Ma…qualcosa è cambiato. Il mio rapporto con me stessa non comprende più necessariamente qualcun altro. Tutto quello che mi sembra impossibile da fare, lo è se lo guardo da lontano. Alla fine, in un modo o nell’altro, le cose cambiano. Alla fine, in un modo o nell’altro, le cose vanno a posto. Non si è mai soli, in nessun momento, in nessun posto. “Casa” non è dove sei nato, ma dove stai bene anche quando stai male. La mia famiglia si è allargata. Ci sono ancora belle persone da conoscere. Ragazzi che ti faranno innamorare. Infondo non è tutto perduto. Non è tutto finito. Le pallate di neve nel cimitero. La nebbia. Gente che va e gente che viene. Tonnellate di Curriculum e “Cercate personale?”. I messaggi gratis con la O2. I musei. I caffè-to-go. Demet in botta da Paracetamol che nemmeno Mark Renton. Le Vodka&Coca da un pound che portami via mi viene da vomitare. I soldi, i conti, l’affitto. Io che canto (e ballo…che pezzi!) Jesus Christ Superstar mentre cuocio il bacon. I clienti fissi. La donna con la faccia bruciata, l’australiana New Age-no foam-very hot, Matthew a-Latte-please, il ragazzo nice-day-today. Le passaggiate in Royal Mile alle quattro di mattina. I fuochi d’artificio sul castello. Noi tutti malati nell’ostello che si vomitava a turno con la febbre a 40. Il festival. Le strade piene di gente. I topi e la spazzatura. L’indiana che abitava con Tony che mi avrebbe volentieri ammazzato. E il suo bambino che piombava sempre in camera nei peggio momenti. L’inno scozzese ogni sera alle nove e mezza. Le sigarette rollate. La biblioteca. Il Lidl. Cowgate. Le passeggiate sotto le bufere di neve. I resoconti sessuali al lavoro con le bimbe la domenica mattina. Pianti disperati nei vicoli. E la finale dei mondiali. E poi Tony. Tony tony tony tony. Per citare il caro Rob Gordon: c’è chi non s’è più ripreso dopo aver visto un concerto dei Nirvana, beh…io non mi sono più ripresa dopo aver incontrato te, Gringo. E per quanto ti detesti in questo momento….quando ripenso ai momenti più belli….salta fuori il tuo bel viso, a tradimento. Ci sei tu. E alla fine rimani quella persona splendida che mi metteva il cicatrizzante sulle ferite aperte, con le sue dita. La parte migliore di te. E la migliore di me con te. ![]() E ora è passato un anno. E a me mi sembra ieri. E spedisco un grazie di cuore mentale a tutte quelle belle persone che hanno vissuto questo con me. Che sono diventate parte della mia famiglia. Alle mie meravigliose amiche che hanno preso un aereo per venirlo a condividere con me, anche solo per pochi giorni. Grazie. Grazie soprattutto alla mia amica-coinquilina-collega Laura, che sei partita con me, che ti sei fidata di me. E un grazie, seguito da un vaffanculo, a Tony. Che è uscito dalla mia fantasia due anni prima di incontrarlo, che avevo già scritto di lui e non gliel’ho mai detto. E un grazie a Edimburgo, perché mi fa farfallare lo stomaco. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK giovedì 1 marzo 2007 - ore 16:17 La mia eredità genetica Questa è la vera storia della zia Corinna. Corinna era la sorella del babbo della mia nonna. Siamo a Livorno. Inizio Novecento. La zia Corinna era una ragazza di 18 anni, che lavorava il corallo, per una società di Ebrei livornesi. Conobbe un ragazzo e se ne innamorò. La famiglia di Corinna (che poi era anche la mia) non c’aveva un soldo e andava avanti a pane e cipolle. Ma a lei che gliene fregava? Era bella e innamorata cotta. Non la sentiva nemmeno la fame. E le cipolle non le avrebbe mangiate comunque per via dei baci. Quindi non aveva problemi e credo un’invidiabile taglia 40. Che per quei tempi forse non era proprio il massimo. Sono sicura comunque che avesse due tette splendide. Si, Corinna doveva essere proprio bella, ma non solo bella…come dice la mia nonna: “Era proprio ‘na bella figliola! Ni volevano tutti bene…soprattutto l’omini sai! Vando passava…eh si giravano tutti per guardanni ‘r culo! Era…sai ‘ome si dice? Una bimba socievole…una civettina…ma era una figliola per bene sai! Li faceva guardà e basta eh!”. Insomma…per tradurla dal livornese della mia gran-mamma: era una bella ragazza sensuale e aperta che però, da buona bimba d’inizio secolo, non la dava via. In ogni caso questa storia comincia così. Una bella ragazza di una bella foto color seppia innamorata di un ragazzo. Quelli erano tempi duri gente…niente soldi, niente camere da letto, niente cessi, niente di niente insomma. Così, quando l’amore di Corinna decise di andare a cercare fortuna all’estero, lei decise di seguirlo. E visto che la famiglia di lei non se la passava tanto bene, decise di andare in Francia con i due futuri sposi. Ma l’amore di Corinna ad un certo punto non si accontentò più di starla a guardare. Le disse che l’amava e che l’avrebbe sposata presto, ad ogni costo. E lei…beh…si… sarà stata l’atmosfera francese, o sarà stato il vino, o che ne so…comunque…al diavolo i bustini, fece l’amore con lui. E sarebbe stato tutto perfetto se il signore in questione, il cui nome si è perso fra i numerosi ricordi della mia nonna, qualche giorno dopo le disse: “E’ stato bello, ma…ecco, forse hai frainteso le mie intenzioni…io fra poco sposerò un’altra donna. Mi dispiace. E comunque grazie, mi è piaciuto davvero. Ti chiamo eh!”. E Corinna si ritrovò così. Con il cuore e l’imene distrutti. Così, una notte seguì il suo amore perduto per le vie di Marsiglia. E lo fermò in un vicolo. E credo gli abbia detto che lo amava. Credo gli abbia detto che era uno stronzo. Non so che cosa gli abbia detto. Ma quello che so è che Corinna si tolse il punteruolo che teneva raccolti i suoi capelli neri e glielo piantò in un polmone. E lo guardò cadere. Non credo che rimase a guardarlo morire. Credo invece che piangendo corse via. E la fantasia mi dice che quella notte pioveva e che i suoi tacchi la facevano inciampare e cadere. Ma credo che continuasse a correre comunque. Lontano da lui. Confessò il delitto alla famiglia e la famiglia decise che era meglio rimandarla in Italia. Così, con l’aiuto del fratello, il mio bisnonno, Corinna fu vestita da uomo e rispedita a casa. Tentò di nascondersi, di scappare, ma la beccarono ugualmente. Fu arrestata e condannata. A quel tempo il suo delitto era considerato un “delitto d’onore”…si, insomma…mi avevi detto che mi amavi, io ti ho creduto, ti ho dato tutto, e tu mi hai abbandonato. Ucciderti mi sembra il minimo insomma. Così la zia Corinna rimase in prigione solo per sei mesi. E io me la vedo, che racconta a tutte la sua storia mentre le spazzolano i capelli. Quando usci di prigione era ormai una donna disonorata e svergognata. Nessun uomo l’avrebbe più voluta sposare. Ma le cose non andarono così. Conobbe un uomo siciliano, che la sposò. Ed ebbero due figli: Pietro e Beppe. A questo punto della storia io guardo felice la mia nonna e le dico: “Che bello! Allora alla fine è andato tutto bene! Alla fine ha incontrato l’amore vero! Eh nonna?”. Ma la mia nonna non perdona e, dall’alto dei suoi 84 anni, mi ghiaccia con la sua spietata descrizione del Siculo: “Macchè! Quello lì era uno stronzo! Gliene fece passà di tutti i’olori povera bimba!”. E questa storia non finisce con un vissero felici e contenti. Non finisce proprio con un “vissero”. Figuriamoci con un “felici e contenti”. No. Corinna morì a venticinque anni mentre faceva la spesa al mercato. Morì di cuore, ovviamente. E di che altro avrebbe potuto morire? E ci sono cose che non seppe mai. Non seppe che fine fece il marito siculo stronzo, e questo non lo sappiamo neanche noi. Non seppe che suo figlio Pietro divenne un barbiere. Che un giorno smise di tagliare i capelli, abassò la serranda del negozio e cantando Figaro qua, Figaro là come un invasato, si tagliò le vene con un rasoio, schizzando allegramente di sangue i suoi poveri clienti. Che fu rinchiuso, con camicia di forza e tutto, al manicomio di Volterra e che quando ne uscì, morì. Non seppe mai che l’altro suo figlio, Beppe, divenne un delinquente, un ladro contrabbandiere di alcool. Che un giorno disse che andava a comprare le sigarette e che invece nessuno lo vide più. Era scappato in Francia. L’ultima volta che si fece vivo fu nel ’79, pochi giorni prima del matrimonio dei miei genitori. Regalò dei soldi alla mia mamma e fuggì di nuovo dalla polizia. E non se ne è saputo più nulla. E la zia Corinna non seppe mai che la sua sfortunata storia venne raccontata per anni in uno stornello livornese. E che quando il mio bisnonno la sentiva cantare scoppiava a piangere. E chissà, magari se Livorno era Dublino, anche lei avrebbe avuto la sua statua all’angolo di una strada. Ma Livorno non è Dublino, le ballate non si cantano nei pub, e le storie si dimenticano. E io non posso fare a meno di riflettere sul fatto che fra le donne della mia famiglia si contano una serie di vedovanze, abbandoni, divorzi, separazioni, e solitudini, che beh…è un bel fardello genetico da portarsi dentro. Certo la mia mamma, in qualche modo, ha spezzato questa catena, ma…sarà come le malattie ereditarie, che si dice a volte saltino una generazione? LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 28 febbraio 2007 - ore 13:20 LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK domenica 25 febbraio 2007 - ore 15:44 L’ALTRA FUGA Avete mai pensato a quanto sono diverse le definizioni a seconda di chi ve le da? Insomma…ci dovrebbe essere qualcuno di obiettivo in questo campo. Se non sei obiettivo non le dare, le definizioni, o almeno avverti che non saranno obiettive perché tu hai una tua visione del mondo e nessuno ti ci scrosta. Per esempio…prendete il mio antidiluviano vocabolario Devoto Oli, classe 1985. Ci sono, in codesto oggetto, alcune delle più raccapriccianti definizioni mai date, alcuni esempi? Eccoli: AMORE: s.m. Fra due persone di sesso diverso, dedizione appassionata ed esclusiva ecc…. Beh, wow. So che erano i lontani anni 80, comunque, complimenti…W la libertà. SCOPARE: v. tr. 1.Spazzare con la scopa (e fin qui ok…); 2.Unirsi carnalmente ad una donna. Anni di lotte femministe buttati al vento. Vi ricordate quando cercavate le parolacce sui vocabolari da ragazzini? Tutti lo facevamo no? Io mi ricordo perfettamente…quando lessi questa definizione. Mi si scatenò improvvisamente il segone mentale. L’amore è fra due persone di sesso diverso e basta…si scopa con le donne e basta. Ok, ci sono. Quindi…vediamo se ho capito…Se uno è gay l’ha avuta, non può né amare né scopare, niente. Se una è lesbica non può amare, però può scopare, è già qualcosa. Ma io? Io sono una donna e devo amare esclusivamente un uomo, e va bene, però poi devo scopare con una donna. Giusto? Insomma…ci andai in paranoia. Allora cercai questa parola sul vocabolario, tanto per essere sicura del mio stato. PARANOIA: s.f. Psicosi caratterizzata da un delirio cronico, che evolve lentamente lasciando integre le restanti funzioni psichiche. Evolve lentamente…non si ferma…un’inarrestabile lenta agonia. Quindi, secondo questo vocabolario ero spacciata. Non mi sarei più ripresa. Non c’erano vie di fuga. Fuga, la fuga…vogliamo cercare FUGGIRE? Vediamo che ci dice. FUGGIRE: v tr. e intr. Evitare per viltà o timore. No, questo è troppo! Questo non lo accetto. E’ troppo. Viltà??? Quindi la fuga è una cosa brutta? Una cosa da codardi? Quancosa che non si fa? Io non lo so…Non c’è da stupirsi che io sia cresciuta con una personalità cronicamente depressa e autoalienante se il mio primo mezzo di interpretazione del mondo è stato questo oggetto malefico. Tutti se la prendono con i Videogames e i cartoni e la tv, ma a nessuno viene in mente di controllare e approvare i vocabolari??? Le definizioni dei concetti che ci stanno dentro plasmeranno le future visioni del mondo! Ci vogliamo stare un po’ più attenti porca miseria!? Prendete me come esempio: io amo, non scopo, sarò per sempre in paranoia e non potrò fuggire da tutto questo perché non è moralmente accettabile. Urgono risposte. Ho bisogno di nuove definizioni…Vediamo un po’…Peschiamo da dizionari a caso… AMORE: s.m. Affetto vivo, desiderio ardente verso una persona o una cosa. Amore di sé, innato nell’essere umano, riguardante la propria esistenza; SCOPARE: v. tr. o intr. Avere un rapporto sessuale (con). PARANOIA: Condizione di crisi o di insofferenza profonda, anche se temporanea: entrare, cadere, andare in p. E vogliamo proprio ampliare i nostri orizzonti? Allora consultiamo l’Oxford sul concetto di fuga… ESCAPE: 1. Get free from something or someone; 2. Succeed in avoid something bad. Allora tiriamo le nuove somme: Posso amare qualsiasi persona o cosa io voglia, senza limitazioni…in più mi dicono che in me c’è un senso d’amore innato verso me stessa e la mia esistenza. Ma senti. Posso scopare anch’io e in più…mi dicono che scopare non è per forza transitivo, ci si può mettere un CON dopo, non necessariamente un complemento oggetto. Questo mi piace…cominciavo a pensare che uno dei due dovesse essere l’oggetto per forza. Inoltre ho scoperto che la mia condizione di paranoia è solo temporanea. Questo è un passo avanti davvero. C’è speranza anche per me. E la fuga signori miei…LA FUGA…la fuga non è una cosa brutta. La fuga vuol dire GET FREE. Liberarsi. Evitare qualcosa di male. Fuggire non è il male. Si fugge DAL male. Fuggire non è da codardi. E’ restare che è da masochisti. Se solo avessi avuto un altro dizionario fra le mani quando ancora non sapevo cosa voleva dire tutto… Edinburgh..."il mio vocabolario e la mia penna sul tavolo in cucina in un freddo e piovoso pomeriggio d’agosto, subito prima del tea"...photo by Laura, title by Dile. (spero ti piaccia) LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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