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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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martedì 10 gennaio 2006
ore 09:16
(categoria: "Vita Quotidiana")



Una lunga stagione di sconti per la galassia del Cavaliere
di ALBERTO STATERA

"FARLA franca tra milioni di evasori, farla lunga con la lite, farla fuori con poche lire di condono". Silvio Berlusconi "l’ha fatta fuori" con pochi euro di condono, 1800 su decine di milioni di evasione fiscale, nell’apoteosi del grottesco, tra la grandiosità della rappresentazione e la parodia della stessa.

Anche perché il motto del "farla franca" e "farla fuori", applicato dal premier e dalle sue aziende, si deve a Giulio Tremonti, il commercialista di Sondrio che da ministro ha partorito una raffica di una quindicina di condoni. Ma risale alla sua ormai antica fase della "centralità etica", quella contro le sanatorie, quando dalle colonne del "Manifesto", citando vuoi Marx vuoi John Stuart Mill, ammoniva severo: " In Sud America il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni, ma è comunque una forma di prelievo fuorilegge". Anzi, "un attentato alla Costituzione".

Gli "attentati alla Costituzione" firmati dal premier nell’arco dei suoi due governi e dal suo ministro-commercialista non hanno prodotto "meno tasse per tutti", come promesso, ma meno tasse per pochi e soprattutto per l’onorevole Silvio Berlusconi che, a quanto pare, si è avvalso del condono anche per i suoi redditi personali, approfittando di un’opzione prevista nel 2002 per chi adeguava anche in maniera simbolica la sua dichiarazione.

Forse, prima o poi, si riuscirà a fare il conto di quanto dodici anni di politica e più di cinque di governo, considerando anche il 1994, hanno reso a Berlusconi soltanto in termini di risparmi fiscali. E allora crescerà lo scandalo postumo. Perché gli italiani, così alieni dal percepire l’ostico concetto del conflitto d’interessi, quando si tratta di tasse e balzelli che non distinguono "tra forti e deboli" - come dovrebbe invece prevedere la regola che da giovane raccomandava il ministro Tremonti - si arrabbiano.

Allora coglieranno in pieno il devastante - per la democrazia - cortocircuito conflittuale di un presidente del Consiglio, tra gli uomini più ricchi dell’orbe terracqueo, che firma condoni di cui approfitta a man salva per sé e per le sue aziende.

"Mai - aveva giurato il premier - le mie aziende utilizzeranno il condono". Poi Mediaset naturalmente non se l’è fatto scappare, risparmiando una cifra valutata in 162 milioni di euro. L’evasione fiscale "è intollerabile" proclamò nel luglio scorso, quando gli spiegarono che non solo le tasse non si potevano ridurre, ma si dovevano aumentare. E qualche giorno fa il tripudio del grottesco, commentando la scalata dell’Unipol alla Bnl e le accuse rivolte ai diesse per gli intrighi di Giovanni Consorte: " Inaccettabile l’intreccio tra affari e politica. Io affari non ne ho mai fatti con la politica, anzi ho perso e basta".

Ma se le bugie del premier vengono ormai accolte dagli elettori - anche i suoi - con un’alzata di spalle, quelle sulla sua etica di contribuente e di uomo d’affari suscitano un misto di rabbia e ilarità, perché Berlusconi e i suoi più intimi sodali incarnano nell’immaginario collettivo degli italiani avvertiti diremmo proprio la specie antropologica dell’evasore fiscale.

Il premier cominciò a frequentare lo sport fin da giovane, come è largamente documentato. Nel 1980, dopo una visita della Guardia di Finanza al cantiere di Milano-2, il Berlusconi ancora palazzinaro scrisse una lettera a Bettino Craxi, pubblicata nel libro di memorie del fotografo personale del leader socialista, Umberto Cicconi, nella quale chiedeva aiuto contro il fisco: " Caro Bettino - si lagnava - come ti ho accennato verbalmente, Radio Fante ha annunciato che (....) la Polizia Tributaria si interesserà a me (...). Ti ringrazio per quello che crederai sia giusto fare". Fu giusto bloccare l’ispezione, assumere il capo della pattuglia Massimo Maria Berruti e poi farne un parlamentare della Repubblica.

Del resto, nei rari momenti di sincerità, Berlusconi non ha mai nascosto quel che realmente pensa del dovere fiscale: "Ieri - ha raccontato una volta - sono stato dal mio dentista e ho visto che paga il 63 per cento di imposte e allora non volete che chi è sottoposto a un furto così non si ingegni? È legittima difesa". Legittima difesa? No, di più: l’evasione è "un diritto naturale che è nel cuore degli uomini". Anzi, un diritto "moralmente autorizzato".

Un "intimo sentimento di moralità" nell’evadere il fisco pervade, d’altra parte, non solo il leader, ma l’intero stretto cotè berlusconiano. Il fratello Paolo ha patteggiato per vari reati tra cui l’evasione fiscale; Marcello Dell’Utri è stato condannato per fatture false e gonfiate di Publitalia; Cesare Previti, poi, in uno dei processi che subisce in veste di imputato, ha ammesso di aver frodato il fisco come se dicesse: mbeh, che c è? Ho preso un cappuccino.

Chi poteva credere allora all’ultimo Berlusconi ligio contribuente, così ligio da non approfittare dei condoni da lui firmati e messi a punto, con occhio non distratto agli interessi del leader, dal suo ministro, definito "un genio" e comunque, se non proprio geniale, maestro di astuzie contabili e fiscali?

Il commercialista che viene da lontano ("From Marx to market") e che quando militava con Segni definì Berlusconi "l’uomo dai cialtroneschi programmi", per dare un ultimo tocco al grande grottesco italiano, nel giorno in cui veniva alla luce la farsa del condono berlusconiano da 1800 euro, in televisione ha fatto la morale alla sinistra per l’affare Unipol. Ha detto che lui non sta con i banchieri, ma con i risparmiatori. Poteva anche dire "il" risparmiatore e farne il nome: Berlusconi Silvio.


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lunedì 9 gennaio 2006
ore 19:32
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 9 gennaio 2006
ore 19:28
(categoria: "Vita Quotidiana")



No, non sono tutti uguali
di Francesco Pardi

No, non sono tutti uguali. Non possono bastare le telefonate tra Fassino e Consorte per pareggiare l’incoraggiamento all’illegalismo diffuso praticato dal centrodestra e la costante prevaricazione sull’interesse pubblico da parte del vantaggio personale di Berlusconi. I politici non sono tutti uguali. Ma molti elettori Ds, sul piano etico assai più esigenti di quelli della parte opposta, esprimono nelle lettere ai giornali, e in particolare su questo, preoccupazione e rabbia. Non mancano i motivi: dalle leggi mai fatte sul conflitto d’interessi e sulle misure anticorruzione, fino alla scarsa opposizione esercitata contro l’ultima legge delega che consegna la gestione del territorio alla contrattazione con i proprietari immobiliari, il centrosinistra e i Ds hanno perduto molte occasioni per rafforzare la supremazia dell’interesse pubblico e separare la politica dagli affari.
Gli elettori di centrosinistra sono sensibili al rapporto tra etica e politica e sono allarmati quando i principi dell’una sono in contrasto con le pratiche dell’altra. Alcuni pensano addirittura che se si viene meno ai nostri principi non vale nemmeno la pena di vincere le elezioni. Ma ai pessimisti assoluti bisogna ricordare che ciò che fa scandalo tra di noi è accettato senza tormenti, e spesso con aperto compiacimento, dai nostri avversari. La questione Ds-Unipol non può, non deve in alcun modo dare motivazioni etiche al disinteresse per la vittoria elettorale.

Al contrario, il timore di moltissimi altri elettori è che purtroppo la questione Ds-Unipol sembra avere innescato un processo in grado di indebolire il vantaggio straordinario acquisito con la vittoria nelle regionali e con il successo imprevisto delle primarie. Nei mesi che precedono le elezioni una coalizione convinta dei suoi doveri dovrebbe saper spengere tutte le polemiche interne ed esercitare il massimo della persuasione sui propri elettori e soprattutto su quelli poco motivati al voto. Qui sta succedendo tutto il contrario. E ciò aggrava una crisi della rappresentanza politica che era già tutta dispiegata

Quando il centrosinistra vinse nel ’96 il centro aggregativo della coalizione era l’Ulivo: non era tutta la coalizione ma ne rappresentava l’elemento trainante. Era largo: c’erano dentro tutti eccetto Rifondazione. Ora, come è possibile considerare Ulivo la semplice alleanza di Ds e Margherita? È una domanda che si pongono anche i più fedeli tra gli ulivisti. Nel frattempo la coalizione ha cambiato nome: ma l’Unione è una parola che ancora non corrisponde a una realtà. Anzi, solo l’Ulivo di Ds e Margherita, secondo i suoi promotori, potrebbe darle slancio. Ma, ristretto a due soli partiti non privi di conflittualità reciproche, l’Ulivo attuale manterrà intatta la sua capacità aggregativa? I due partiti sperano che la presenza di Prodi alla testa della loro alleanza riesca ad attirare tutti i voti che una eventuale lista per Prodi avrebbe potuto raccogliere.

Ma si può dubitare che questa speranza sia ben collocata. I dibattiti pubblici che interessano il popolo di centrosinistra in tutte le città italiane dimostrano invece che, tra l’Ulivo ristretto da una parte e una sinistra incapace di essere unita dall’altra, una vasta area del nostro elettorato resta priva di rappresentanza politica. Non è un’area omogenea e coesa: certo non riuscirebbe a esprimere un partito. Ma è unita dalla sfiducia verso i partiti attuali e sente il bisogno di una rappresentanza diversa.

Questo hanno detto le primarie per Prodi. Il 74% di quattro milioni e trecentosessantunmila cittadini non ha affatto espresso, come qualcuno vuol credere, un’intenzione presidenzialista. Non ha detto: tutto il potere a Prodi. Ha chiesto, con tranquillo fervore, che la coalizione abbia una capacità di sintesi superiore alla parzialità delle forze politiche e che sia guidata da una persona che è percepita da moltissimi come garante del pluralismo della coalizione.

Fino a che era operante il maggioritario poteva avere senso l’allarme preventivo agitato dai partiti: non fate altre liste perché se non superate lo sbarramento tutti i vostri voti saranno insufficienti a eleggere i vostri candidati e allo stesso tempo saranno perduti per la coalizione. Ma con il sistema neoproporzionale Pasquino ci ha spiegato, su queste pagine, che invece conviene assai presentare altre liste apparentate. E infatti il centrodestra, che ha inventato la trappola, ne presenterà tredici: nove aggiunte alle quattro originarie cercheranno di distrarre l’elettorato con richiami speculari a quelli delle nostre componenti. Ci saranno verdi, socialisti, radicali, democristiani, pensionati, tutti di destra, per grattare il fondo del barile.

Di fronte a questa astuzia, il centrosinistra rischia di presentarsi non con l’Unione compatta, che almeno avrebbe la forza di persuasione dell’estrema semplicità, ma con parziali aggregazioni interne che rischiano di raccogliere ognuna meno di quanto otterrebbero i singoli gruppi, e al tempo stesso di non riuscire a comunicare il senso di unità complessiva della coalizione.

Le nuove aggregazioni (l’Ulivo di Ds e Margherita, la Rosa nel pugno di socialisti e radicali, l’Arcobaleno tra Verdi e Comunisti italiani, Rifondazione per conto proprio) rischiano di lasciare senza rappresentanza un elettorato orfano composto da ulivisti senza Ulivo e cittadini di sinistra frustrati dalla sinistra disunita.

Si sente dire che se questo elettorato avesse l’intenzione di esprimere una lista nazionale della società civile il centrosinistra le rifiuterebbe l’apparentamento, costringendola a superare un sbarramento più alto e difficile. Se fosse vero, una brutta scommessa: impedire a quell’elettorato critico una sua diretta espressione per costringerlo a votare le formazioni già esistenti. E chi può essere sicuro del risultato? Certo, una signora ieri in piazza a Cesena ha detto: se fosse necessario per battere Berlusconi voterei anche un coccodrillo. Ma non tutto l’elettorato orfano ha la determinazione della signora cesenate. Molti elettori hanno perso la fiducia nei partiti esistenti (e le ultime vicende finanziarie non aiutano a farla crescere). E perciò ritengono di dover esercitare un controllo più efficace anche sulla gestione della vittoria che tutti si augurano: cancellare l’anomalia italiana, imprimere la più netta discontinuità nel governo del paese. Partecipare per vincere.

Poiché il sistema neoproporzionale costringe alla moltiplicazione delle liste, le forze politiche del centrosinistra hanno due strade per conquistare il consenso elettorale dell’elettorato orfano: o dargli una rappresentanza reale in tutte le liste dell’Unione o riconoscere come una vera fortuna l’impegno civico di nuove liste e aprire ad esse la porta della coalizione. Chi invece la chiuderà si assumerà una responsabilità terribile.


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lunedì 9 gennaio 2006
ore 19:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Berlusconi, grazie al condono fiscale
paga 1800 euro per sanare milioni

Grazie alla norma sul condono fiscale varata dalla maggioranza nel 2002, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe sanato la sua posizione fiscale da decine di milioni di euro versando 1.800 euro in due tranche: una da 1.500 euro e la seconda da 300 euro. Il dato è emerso dal procedimento, in corso a Milano e ancora in fase di udienza preliminare, sulle presunte irregolarità compiute da Mediaset nell’ambito della compravendita dei diritti televisivi.

Il 15 dicembre scorso, infatti, l’agenzia delle entrate aveva chiesto copia di alcune carte processuali per compiere accertamenti fiscali proprio a carico del premier in relazione al periodo 1996/2002, ma la richiesta è stata ritirata dopo pochi giorni proprio perché Berlusconi, utilizzando la norma sul condono fiscale n. 289, varata dalla maggioranza di governo nel 2002, avrebbe regolarizzato così la sua posizione nei confronti del fisco.

Non si sono fatte attendere le reazioni. "Se è così dobbiamo riconoscere che almeno in questo caso Berlusconi ha mantenuto una promessa fatta agli italiani: per sé stesso è riuscito a ridursi le tasse", afferma Vannino Chiti, coordinatore per le relazioni politiche e istituzionali dei Ds. "In secondo luogo, appare confermato che il presidente del Consiglio non ha mai guadagnato dal suo ruolo in politica. E che l’on. Tremonti è più bravo a fare il commercialista di Berlusconi che il ministro dell’economia", ha concluso Chiti.


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lunedì 2 gennaio 2006
ore 10:10
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 22 dicembre 2005
ore 19:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Ultimatum europeo alla Microsoft
"Ancora 5 settimane, poi la multa"

Il tempo è scaduto, Microsoft non si è mossa e ora la Commissione europea si appresta a multare il colosso informatico per violazione delle regole europee sulla concorrenza. Un ultimo avviso diretto all’azienda di Bill Gates è partito oggi da Bruxelles. E’ scaduto il termine del 15 dicembre per fornire informazioni sul suo sistema operativo che permettano, "in tempi ragionevoli", alle società concorrenti di lavorare con Windows.

"Ho dato a Microsoft ogni opportunità per conformarsi ai suoi doveri - ha ribadito la Commissaria europea alla Concorrenza Neelie Kroes - invece sono stata lasciata senza alcuna alternativa che non sia di procedere al percorso formale per garantire la conformità di Microsoft".

A questo punto per evitare una sanzione di 2 milioni di euro al giorno (che avrebbe valore retroattivo dal 15 dicembre) la società di Gates dovrà far arrivare alla Commissione una giustificazione soddisfacente entro cinque settimane. La decisione di sanzionare Microsoft risale al 2004 quando l’allora Commissario alla concorrenza Mario Monti stabilì che il colosso informatico aveva violato le regole del trattato Ue sull’abuso di posizione dominante.

All’ultimatum della Commissione, il gigante Usa del software ha risposto annunciando che farà ricorso in appello contro le "ingiustificate" sanzioni minacciate dall’Unione Europea. Le informazioni richieste dalla Commissione, secondo l’azienda, rappresenterebbero un passo in grado di "aprire la porta alla produzione di cloni di parti del sistema operativo Windows". "Contesteremo il provvedimento di oggi - ha aggiunto ancora la Microsoft in un una nota - con tutti i mezzi consentiti dai regolamenti Ue".


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giovedì 22 dicembre 2005
ore 19:10
(categoria: "Vita Quotidiana")



Minacciavano i trans con la macumba
Gang di brasiliani sgominata dalla squadra mobile di Milano: aspiranti «stregoni» convincevano i travestiti a lavorare per loro

MILANO - Intimorivano alcuni transessuali con minacce e macumbe praticate da aspiranti «stregoni». E questo per costringerli a lavorare per loro. Sono però stati scoperti e arrestati dagli uomini della squadra mobile di Milano nell’ambito di un’operazione contro lo sfruttamento della prostituzione dei travestiti.
Le manette sono scattate ai polsi di quattro cittadini brasiliani. La gang era composta però da almeno sette persone: altri tre uomini, sempre di nazionalità brasiliana, sono tuttora ricercati. Gli investigatori ritengono tuttavia che abbiano già lasciato l’Italia e che attualmente si trovino in Brasile.


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giovedì 22 dicembre 2005
ore 18:37
(categoria: "Vita Quotidiana")



Conflitto di interessi per Berlusconi
L’Antitrust apre un procedimento

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha aperto un procedimento per conflitto di interesse sul presidente del Consiglio per gli stanziamenti sull’acquisto dei decoder. L’Antitrust, si legge in una nota dell’Autorità, "nella riunione del 22 dicembre 2005, ha deliberato l’apertura di un procedimento ai sensi dell articolo 3 della legge sul conflitto di interessi. Il procedimento riguarda il Presidente del Consiglio e punta a verificare quanto segnalato da alcuni parlamentari circa l’eventuale sussistenza di una situazione di conflitto di interessi nell’ambito degli stanziamenti stabiliti dalla legge Finanziaria a favore dell’acquisto di decoder televisivi".

La vicenda, che riguarda un’azienda che produce decoder e i cui prodotti sono distribuiti da una società che fa capo a Paolo Berlusconi, era stata posta già ad ottobre da alcuni esponenti dell’Unione, tra cui il senatore della Margherita Luigi Zanda. L’ultimo atto, quello che ha dato spunto all’apertura del procedimento dell’Antitrust, è un esposto dell’ Unione di due giorni fa: "Con la fiducia sulla legge finanziaria, l’on. Berlusconi si è assunto la responsabilità di atti governativi a favore anche del fratello" si leggeva ier in una nota dei presidenti dei gruppi dell’Unione alla Camera dei deputati, con la quale si annunciava la presentazione all’Antitrust un esposto sull’argomento.

L’indice è puntato sulla questione di fiducia, decisa dal Consiglio dei ministri il 14 dicembre e votata dalla Camera dei Deputati nella seduta del 15 dicembre, su un maxiemendamento sostitutivo del’intera legge finanziaria, "comprendente contributi pubblici per l’acquisto dei decoder per il digitale terrestre, distribuiti e commercializzati in Italia anche da una società controllata dal signor Paolo Berlusconi, fratello del presidente del Consiglio dei ministri".

Nell’esposto all’Antitrust i capigruppo del centrosinistra alla Camera rilevavano che, "in base al nostro ordinamento, la posizione della questione di fiducia investe in via diretta ed immediata la responsabilità del Presidente del Consiglio (’dirige la politica generale del Governo e ne è responsabilè e, conseguentemente, ha il compito di mantenere ’l’unità di indirizzo politico ed amministrativo" del governo, come recita l’art. 95 della Costituzione), per cui la presenza o l’assenza del presidente del Consiglio alla deliberazione relativa alla posizione della questione di fiducia è del tutto ininfluente, ai fini della responsabilità diretta del presidente del Consiglio, perchè si tratta di questione che non può essere deliberata senza il suo consenso e la sua autorizzazione".

"Ne consegue - precisava la nota - che, nel porre la questione di fiducia su un maxiemendamento che, tra l’altro, comprendeva norme di favore per suo fratello, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è incorso nel conflitto di interessi.

Questo, infatti, si configura, sulla base dell’articolo 3 della legge 215/2004, anche quando l’ atto governativo (nella specie la posizione della questione di fiducia) concede vantaggi ai ’parenti entro il secondo grado’ ovvero a ’imprese o società da essi controllate".
Già il 14 dicembre il presidente Catricalà aveva confermato che l’organismo di garanzia stava lavorando sulla questione degli incentivi per i decoder, sottolineando tuttavia che si era ancora "in una fase pre-istruttoria: stiamo ancora verificando - aveva detto - i requisiti di ammissibilità della questione e quindi siamo ancora lontani dall’apertura di un’indagine che presuppone elementi più certi".

Lo stesso giorno la questione era stata sollevata dal presidente del gruppo Ds Luciano Violante che in aula a Montecitorio aveva chiesto al governo di chiarire in quale riunione il Consiglio dei ministri fosse stata autorizzata la fiducia sul testo e chi la presiedeva.
Nel mirino dell’ Antitrust, a quanto si apprende, sia gli aiuti del 2005 che quelli previsti dalla Finanziaria per il 2006.


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giovedì 22 dicembre 2005
ore 14:03
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 22 dicembre 2005
ore 13:29
(categoria: "Vita Quotidiana")



Violenta bambino di 5 anni: giovane arrestato nel messinese

MESSINA - Un’accusa che se provata è tra le più infamanti, un atto disumano. Un venticinquenne di Rometta, in provincia di Messina, è stato arrestato con l’accusa di aver violentato un bambino di 5
anni.

I fatti si sarebbero verificati in una delle frazioni montane del comune e sui particolari i carabinieri del posto mantengono il più stretto riserbo. A denunciare il fatto sono stati i genitori del bambino, che avrebbero notato sul corpo del piccolo i segni delle violenze. I successivi controlli sanitari avrebbero confermato i terribili sospetti.


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