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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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venerdì 2 dicembre 2005
ore 16:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Freddissima resurrezione, da anni non è così: sui bastioni stenta, torna clandestina la novità delle gemme, un’immensa, macilenta
spoglia dilaga, copre la città anche se già il crepuscolo s’inventa con loschi bagliori un’eternità senza gloria. Non più della perenta
pelle in cui vive, da cui sguscerà per vivere la serpe è questo niente che ci separa, aria da foglie, gente
che aspetta pallidamente di qua e di là d’una lapide, i non morti ancora dai non ancora risorti
Giovanni Raboni
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venerdì 2 dicembre 2005
ore 16:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 2 dicembre 2005
ore 14:33 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le donne studiano di più e meglio ma sono insoddisfatte nel lavoro
Le donne italiane studiano di più, e spesso con risultati migliori, dei coetanei dell’altro sesso. Il segmento di popolazione con il maggior peso nella componente formativa è quello correlato alla formazione post-laurea. E, ancora, la quasi totalità degli universitari conosce almeno una lingua straniera. È la fotografia del mondo universitario italiano che emerge dall’annuale Rapporto sulla situazione sociale del Paese stilato da Censis.
Per quanto riguarda le donne, analizzando la forza lavoro femminile tra i 25 e i 64 anni si scopre che il 12,1% è in possesso della laurea, contro l’11,1% degli uomini. Ma non è tutto, perché tra le fasce giovanili la maggior propensione femminile allo studio si fa ancora più evidente: la quota di donne laureate si attesta al 17,4% contro il 12,2% degli uomini. Decisamente migliori anche le performance universitarie: il 20,4% delle ragazze si laurea in corso, contro il 16,7% dei ragazzi.
Nel mondo del lavoro, poi, si registra una presenza più consistente delle donne nelle aree umanistiche: a sorpresa al primo posto nella classifica delle donne laureate compaiono le "dottoresse" in giurisprudenza, seguite dalle colleghe laureate nel settore economico-statistico e letterario. A fronte di percorsi così brillanti, però, rileva ancora il Censis, i destini occupazionali e di carriera non sono troppo soddisfacenti, spesso a causa della laurea conseguita, che non permette numerosi sbocchi nel mondo del lavoro.
Altro dato importante è quello della formazione post-laurea, che sembra essere ad appannaggio quasi esclusivo dei giovani tra i 25 e i 44 anni. Ragazzi, quelli che hanno finito l’università, che si trovano ad avere un buon rapporto con la lingua straniera, perché, a fronte del 61,5% della popolazione che ammette di non conoscerne alcuna, la quasi totalità di loro (il 92,4% ne padroneggia almeno una.
Una curiosità, infine, dal mondo degli atenei: la competitività tra le diverse università ormai si gioca attraverso le strategie di marketing. Negli ultimi anni, infatti, sono cresciute le risorse investite per la pubblicità e per le iniziative promozionali con un incremento (dal 1999 al 2003) del 221,5%. Questa "novità" entra a pieno titolo a far parte di quel "circolo vizioso" che si instaurerebbe tra incremento dei finanziamenti, maggiore produttività scientifica, maggiore possibilità di reclutare i migliori docenti disponibili.
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venerdì 2 dicembre 2005
ore 12:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Svolgere la professione di sociologo in Italia non è certo semplice.
Cè lo sbocco accademico, che, ovviamente, è per sua natura alquanto ristretto, e cè lo sbocco nella libera professione, strada molto spesso costellata di difficoltà che non possono essere minimizzate. Una di queste è la mancanza di un Ordine nazionale, che complica non poco la vita ai sociologi di casa nostra. .
La categoria non si sente affatto apprezzata, né, tanto meno, tutelata. Per il professor Roberto Cipriani, ordinario di Sociologia presso lUniversità di Roma Tre, nonché presidente dellAssociazione Italiana di Sociologia (Ais), «il problema è che la nostra è una professione non istituzionalizzata e nella normativa vigente non ha molto spazio, tuttaltro.
La disciplina in Italia è relativamente nuova o, meglio, soffre di alcuni ritardi storici che ancora non è riuscita a colmare. Infatti, nonostante sia giunta in Italia a fine Ottocento, la sociologia è di fatto sparita dal Paese durante tutta la parentesi fascista, cancellata dalle durissime direttive del regime (pensiamo soltanto ad un grande padre della nostra professione come Vilfredo Pareto, costretto a riparare a Ginevra), ed è entrata il crisi anche durante il 68».
Dopo la parentesi del Ventennio, la disciplina ha fatto il suo rientro in Italia, ma la ripresa non è certo stata facile.
«Un po per volta - afferma Cipriani - abbiamo riconquistato linteresse del Paese, soprattutto grazie al fascino, anche mediatico, di professionisti del calibro di Franco Ferrarotti, di cui mi onoro dessere allievo. Ma la strada è ancora in salita».
Problema non da poco che è giusto porsi è quello degli sbocchi professionali di chi decide di laurearsi in sociologia.
«Ad un giovane - continua Cipriani consiglierei certo di iscriversi da noi, per carità, ma solo a determinate condizioni: una particolare sensibilità per il sociale, per captare i mutamenti, e poi che abbia ben presente che non esiste un profilo davvero definito della professione, per cui dopo la laurea si può finire a lavorare in una azienda come in una scuola, al Comune come in un ospedale» .
Al pari di tanti altri campi, oggi anche in quello sociologico la vera carta vincente è la progettualità, la capacità di inventarsi un profilo professionale ad hoc, magari nei servizi o nella ricerca. Tante sono le iniziative private che vanno in questa direzione, con studi e uffici vari creati da giovani desiderosi di emergere.
«In linea teorica - prosegue l0rdinario di Sociologia presso lUniversità di Roma Tre, nonché presidente dellAssociazione Italiana di Sociologia (Ais)- dovremmo avere grandi sbocchi, almeno nel sociale, ma in realtà non è , affatto così. In un Paese come gli Stati Uniti, la sociologia ha largo campo e certo gli operatori del settore non faticano a lavorare, ma da noi in Italia gli spazi sono ristretti e la concorrenza alta (pensiamo solo alla diffusione delle psicologia sociale, ad esempio).
Per quanto riguarda listituzione di un preciso Ordine, Cipriani evidenzia come in effetti non vi sia in merito un grande accordo fra gli stessi sociologi italiani: «Già la normativa europea, per quanto più volte bypassata, come nel i caso dellistituzione dellOrdine degli psicologi, è assai restrittiva.
In aggiunta, la nostra categoria sull esigenza di avere un Ordine non è che sia i tanto coesa. Tempo fa siamo stati ad un ; passo dal riuscirci, ma poi tutto è sfumato per poco». C.L.R.
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venerdì 2 dicembre 2005
ore 12:02 (categoria:
"Vita Quotidiana")
CENSIS:RICERCA,SI SPENDE POCO,MA SIAMO TRA PRIMI AL MONDO
Un fenomeno da valorizzare, ma anche da organizzare opportunamente e rappresentato dalla vitalita dei singoli, delle energie vitali disseminate sul territorio nei diversi apparati di ricerca. E un fenomeno recente evidenziabile anche dalla capacita acquisita dei ricercatori e degli scienziati italiani di stare nelle reti scientifiche internazionali e nei grandi progetti di ricerca. Se il nostro paese e dodicesimo in Europa in quanto a spesa procapite destinata alla ricerca sale al settimo posto al mondo per numero di pubblicazioni scientifiche e per numero di citazioni delle stesse da parte dei colleghi scienziati di tutto il mondo, dimostrando unottima capacita di produzione nelle diverse discipline scientifiche. Emerge il singolo grazie anche alle possibilita offerte da internet di allungare la propria rete di relazioni e di acquisire visibilita e prestigio internazionale.
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venerdì 2 dicembre 2005
ore 10:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sme: Previti condannato a 5 anni
MILANO - Confermata la condanna a Cesare Previti nel processo dAppello Sme. I giudici della corte dappello di Milano hanno confermato la condanna per il senatore di Forza Italia a 5 anni così come quella di Attilio Pacifico a 4, mentre hanno ridotto la pena a 7 anni per lex capo del Gip di Roma Renato Squillante che in primo grado era stato condannato a 8 anni.
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venerdì 2 dicembre 2005
ore 09:57 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il nuovo strappo della Prestigiacomo "Cominciamo a dare gratis i preservativi" di GIOVANNA CASADIO
"Non sono convinta che siano tante le donne che decidono di interrompere la gravidanza per motivi economici. Molte lo fanno per ragioni di salute, moltissime sono immigrate. E poi, ci sono le giovanissime che conducono una vita sessuale da adulte senza conoscere la contraccezione. Anche perché di questi tempi non si parla più di preservativi, ad esempio. Farei una campagna dandoli gratuitamente...". Stefania Prestigiacomo, ministro delle Pari opportunità, rilancia sul tema più ostico per i cattolici: la contraccezione. Riscopre il feeling con Berlusconi sullaborto: "Ha ragione il presidente del Consiglio quando parla di libertà di coscienza sulla 194, ci mancherebbe altro: laborto e la fecondazione assistita sono temi etici, non lo sono invece le quote rosa".
Qualche settimana fa Prestigiacomo, "liberal" di Forza Italia, aveva inviato una lettera aperta al ministro della Salute, Francesco Storace difendendo la legge sullaborto "conquista di civiltà" e chiedendo una moratoria alla vigilia della campagna elettorale.
Ministro Prestigiacomo, continua loffensiva politica sulla 194? "Davvero non è possibile scontrarsi in questo modo sulla 194: certe sortite o si fanno a inizio legislatura oppure il sospetto che tutto sia semi propagandistico è forte. Non si può trattare una questione come laborto radicalizzando il confronto: lo dico al centrosinistra. Ma riconosco che alcuni nella Casa delle libertà utilizzano a fini elettorali il tema dellaborto".
Sulla commissione parlamentare dindagine è scontro tra i Poli: lei era contraria? "Credo sia giusto verificare che la legge venga applicata per intero, compresa la parte dellarticolo 9 sullobiezione di coscienza e su come quindi è assicurato il servizio".
Lunico dubbio? "Penso che sarebbe stato meglio fare unindagine nella prossima legislatura. Sono assolutamente favorevole alla discussione, ma non credo affatto che in sei mesi - che poi sono meno di lavori parlamentari - si possa condurre un monitoraggio completo e serio sul funzionamento dei consultori. Avevo proposto di rinviare lindagine, ma la commissione Affari sociali della Camera ha deciso diversamente: allora mi auguro che il lavoro cominciato prosegua poi nella prossima legislatura".
Le ex ministre dellUlivo, Rosy Bindi e Livia Turco, hanno proposto insieme con Beppe Fioroni un emendamento alla Finanziaria per il bonus cosiddetto "evita aborto", cioè un assegno di gravidanza che aiuti le donne che pensano di abortire perché in difficoltà economica: lei lo voterà? "Non ho alcuna preclusione. Lidea di un assegno di gravidanza è buona in sé. Aggiungo che è simile a quelle già contenute in Finanziaria: la Casa delle libertà prevede bonus per i nati, il centrosinistra li finalizza alla donna in gravidanza. Sono misure utili, certo. Laiuto economico è sempre gradito però non sono queste le priorità su cui investire per il sostegno alla maternità".
E quali sono, ministro Prestigiacomo? "Una politica a favore della maternità non è fatta solo di bonus ma soprattutto di servizi efficienti. Mi sono battuta perché ci fosse la deducibilità di una parte delle spese per gli asili nido, posto che questi ci siano. E qui la competenza è delle Regioni".
Non aiuta il taglio agli enti locali. "Non voglio attaccare le Regioni ma ci sono molti sprechi e non si spiega come abbiano speso sempre tantissimo per i servizi sociali, però investito poco su quelli di sostegno alla maternità. Sullemendamento "assegno di gravidanza", non mi interessa che sia di centrosinistra o di centrodestra, in questo caso occorre guardare al contenuto. Bisogna aggiungere che gli aiuti per le extracomunitarie che interrompono la gravidanza, talvolta clandestine, spesso sfruttate nel mercato della prostituzione, ci sono. Unimmigrata ha diritto al permesso di soggiorno per sei mesi e a un assegno. Inoltre ci sono gli aiuti dei Comuni alle donne in difficoltà. La proposta dellUlivo credo abbia un intento provocatorio, ma è apprezzabile".
La 194 si tocca, o no? "La 194 non si tocca. Ho detto che è una conquista di civiltà e sono sorte un sacco di polemiche, ma è la legge che ha sottratto le donne allinumana pratica degli aborti clandestini. Non ho detto e non penso che laborto sia civile".
Il ministro Calderoli la invita a piangere sulle donne violentate e non sulle quote rosa. "Basta propaganda, Calderoli. Non cè bisogno che mi insegni lui quale è il dramma degli stupri e della violenza sulle donne".
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giovedì 1 dicembre 2005
ore 10:29 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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giovedì 1 dicembre 2005
ore 10:07 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Parla il capo della minoranza. «La sinistra ha in mano tutto: scuola, università, giornali, tv, sindacati, patronati, magistratura, Corte Costituzionale, 16 Regioni su 20, 77 Province su 110, 6.500 Comuni su 8.000. Se gli daremo anche il governo, sarà un regime».
Silvio Berlusconi, Agenzia Dire, 30 novembre
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giovedì 1 dicembre 2005
ore 09:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sopravvivere all’Aids si può "Noi e il virus, una storia di speranza" di FRANCESCA CAFERRI
C’è Kevin che a 12 anni si è trovato sulle spalle una condanna a morte quasi certa. E Catherine, che la sua di condanna l’ha trasmessa a sua figlia Joanne, nata malata. Ci sono Millicent e Gilbert, che la forza di reagire l’hanno trovata insieme. E poi Charles: la sua storia ancora preferisce non raccontarla troppo in giro. Sono i volti dell’Aids, quelli che stanno nascosti dietro agli studi delle organizzazioni internazionali e ai grandi numeri.
In occasione della Giornata mondiale per la lotta all’Hiv, che si celebra oggi in tutto il mondo, le storie di Charles, Kevin, Millicent e Gilbert sono uscite da Kibera, una baraccopoli alle porta di Nairobi, in Nigeria per raccontare al mondo chi sono e cosa fanno quelli che con l’Aids convivono tutti i giorni.
Gente normale, madri di famiglia, bambini di pochi anni, adolescenti, disoccupati: persone che dalla vita hanno avuto la sciagura di sbattere contro il "male del secolo" e la fortuna di incappare in qualcuno che quel male cerca di fermarlo. In comune tutte queste persone, oltre all’Hiv, hanno il fatto di essere seguiti alla clinica di Kibera dai dottori di Medici senza frontiere. Sotto il controllo dei sanitari tutti loro hanno potuto avere accesso agli antiretrovirali (le uniche medicine in grado di fermare il corso del virus) e, grazie a questo, continuare a vivere.
In occasione della Giornata mondiale contro l’Hiv, Msf ha chiesto a sette dei pazienti di Kibera di raccontare come vivono loro che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati morti viventi: "Abbiamo cercato di fare un passo indietro e di lasciare spazio a queste persone, in modo che ci raccontassero la loro storia, invece di parlare sempre noi a nome loro", spiega Sergio Cecchini, che dell’iniziativa è stato uno degli ideatori. Un fotografo ha consegnato ai "prescelti" una macchina fotografica usa e getta, ha spiegato cosa fare e dato ai pazienti un compito: "Raccontateci la faccia vera dell’Aids".
Il risultato è pubblicato - in parte - in questa pagina: la ragazzina sana che accudisce la sorellina più piccola, malata, la madre che sta dietro ai figli, i sogni di chi sognava di fare il maestro e viaggiare, lo stigma della gente, la difficoltà di trovare una casa e un lavoro. E di vivere una vita che dipende dalle medicine. Vite complesse che però vanno avanti, e che rilanciano uno dei messaggi fondamentali di questa Giornata: l’Aids si può fermare, a patto di mettere farmaci e servizi a disposizione di tutti (in Africa solo un sieropositivo su dieci riceve un trattamento adatto alla sua condizione, in Asia uno su sette).
"Quello che fanno le organizzazioni non governative è importante - spiega il dottor Roberto Moretti, che in Zimbabwe ha messo su uno dei principali progetti Aids del Cesvi, una delle maggiori ong italiane - ma non basta. Occorre allargare i successi dei progetti pilota a migliaia di persone, la maggior parte delle quali vivono in zone isolate, a decine di chilometri di distanza dagli ospedali". La prossima battaglia nella lotta contro l’Aids si gioca lì.
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