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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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martedì 29 novembre 2005
ore 18:11
(categoria: "Vita Quotidiana")



MUSEI: BUTTIGLIONE, PER DISABILI GRATIS TUTTO L’ANNO

Accesso gratuito per i disabili nei musei e aree archeologiche ogni giorno dell’anno. E’ quanto auspica il ministro per i Beni e le Attivita’ culturali, Rocco Buttiglione, che ha presentato le iniziative per il libero accesso nei luoghi della cultura per i portatori di handicap il 3 e 4 dicembre prossimi in occasione della "Giornata internazionale del disabili" e della "Giornata nazionale del volontariato". Per la "due giorni", infatti, sara’ consentito l’ingresso gratuito in tutti i siti culturali statali ai disabili e ai loro accompagnatori. Il ministro, che considera "necessario mettere allo studio la possibilita’ dell’ingresso permanentemente gratuito dei disabili nei luoghi della cultura", si e’ impegnato ad aprire un dialogo con le amministrazioni comunali e la CEI perche’ tale accesso sia consentito nei musei che dipendono direttamente da quelle istituzioni. Il titolare del dicastero al Collegio Romano si e’ anche impegnato per l’apertura di un confronto in sede di Conferenza Stato-Regioni per il varo di una "carta del disabile" che consenta ai portatori di handicap una migliore fruizione turistica delle citta’ unificando in un unico documento che si puo’ acquistare all’inizio della permanenza le agevolazioni sui trasporti urbani, l’accesso ai musei, ai cinema, teatri e impianti sportivi.


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martedì 29 novembre 2005
ore 17:31
(categoria: "Vita Quotidiana")



Dopo la caduta
di Furio Colombo

Il regime mediatico instaurato da Silvio Berlusconi un po’ con la forza (carriere brutalmente stroncate, centinaia di querele miliardarie contro i pochi che hanno osato tenergli testa) e un po’ con l’intimidazione, sta raggiungendo il suo risultato più pieno in queste ore. Un rapporto internazionale (The Economist, 26 novembre), duro e senza salvezza, contro il primo ministro italiano, nei media del nostro Paese si è trasformato come segue.
Primo. Non circola alcun testo tradotto, in modo che non si abbia notizia delle dieci accuse e della tabella riassuntiva di processi e reati di Berlusconi.

Secondo. Omissione completa dello screditamento e della confutazione di ciascuna delle mosse difensive tentate fino ad ora da Berlusconi, dall’avere accusato l’euro di essere causa della crisi economica all’avere messo preventivamente in pericolo la stabilità di futuri governi imponendo l’approvazione di una bizzarra legge elettorale.

Terzo. L’enormità delle accuse rivolte contro Berlusconi e l’elenco dei gravi danni arrecati dal suo governo all’Italia (elenco che nessuna fonte mediatica italiana ha pubblicato) fa comprensibilmente dubitare gli autori del rapporto-denuncia sulla situazione del nostro Paese che persino Prodi e un possibile nuovo diverso governo possano porvi rimedio. La notizia è diventata che, secondo l’allarmato rapporto internazionale di cui stiamo parlando, Berlusconi e Prodi sono alla pari, accomunati nello stesso giudizio negativo. Si tratta di un falso clamoroso, però accreditato o assecondato o implicato da riferimenti o commenti sempre privi del testo originale.
* * *
Basta leggere con pazienza, pena e attenzione le molte pagine e i molti argomenti dedicati da The Economist all’Italia di Berlusconi.
Basta leggerle per capire che l’immagine del nostro Paese non è mai stata tanto rovinata. Il settimanale finanziario inglese non si limita alle cifre e ai dati del disastro, che argomenta senza possibilità di contraddizione. Aggiunge due quadri. In uno si vede Berlusconi. Domina la domanda: la responsabilità è sua? Chi ha scritto gli articoli pazientemente registra attenuanti, gli accumuli di circostanze negative nel passato. Ma dal principio (l’Economist ricorda la sua copertina col titolo “Può Berlusconi governare l’Italia?”) alla conclusione rafforzata dalla tabella degli imbarazzanti processi subiti da Berlusconi e dalle condanne toccate ai suoi due amici e collaboratori più stretti di tutta una vita, Previti e Dell’Utri, tutto il testo dell’inchiesta è un clamoroso e incondizionato giudizio negativo. «Avevamo ragione - dice The Economist - Berlusconi non può governare l’Italia». Gli solleva contro l’argomento di cui Berlusconi si vanta, la durata del suo governo. L’Economist lo vede come un danno in più toccato al Paese, come una malattia che rifiuta di andarsene, nonostante l’alto dosaggio di voti negativi ripetutamente ricevuto ad ogni consultazione democratica del Paese negli ultimi anni.

Nel secondo quadro si vede l’Italia. L’analisi che viene dedicata al nostro Paese è particolarmente umiliante perché concede al primo ministro, ritenuto primo responsabile di un governo rovinoso, tutte le ragioni che Berlusconi o un suo difensore (se ce ne fossero ancora) avrebbero potuto invocare. Riconosce che il debito italiano è enorme, che la storia della spesa pubblica italiana non è esemplare, accetta di considerare il problema del passaggio dalla lira all’euro come causa di temporaneo disordine dei prezzi. Ma anche perché, con l’ingresso dell’Italia nell’euro, la tradizionale scorciatoia di salvataggio che è stata tante volte usata, la svalutazione della lira, è venuta a mancare.

E giudica oggettivamente difficili le riforme in un Paese segnato da contrapposizioni dure, anche di natura corporativa e sindacale.
Il fatto è che la condanna di Berlusconi non viene da una visione sociale solidaristica e di sinistra, ma da un implacabile giudizio negativo del mondo a cui Berlusconi, e i suoi affiliati, sostengono di appartenere. Infatti il rapporto inglese sull’Italia smonta uno per uno ogni argomento “visto da destra”, che viene di solito usato dalle reti unificate della propaganda berlusconiana per dare la colpa ai comunisti. Dei comunisti non c’è traccia nel rapporto dell’Economist. Ci sono invece, ben chiare, le impronte dei processi, della illegalità, delle leggi ad personam, della cascata di condoni, delle assoluzioni per “prescrizione”, delle specifiche misure approvate per estrarre il primo ministro dai suoi personali guai giudiziari.
C’è anche un “profilo imprenditoriale” di Berlusconi che è tra i passaggi più duri della requisitoria: «un monopolista che si è sempre affermato al di fuori della concorrenza e all’interno di un sistema di protezioni» che, una volta passato dagli affari al governo, è stato un capo di governo a stretta immagine e somiglianza del capo di impresa: nessuna trasparenza e un cumulo di vantaggi e convenienze e protezioni speciali create solo per lui.
Non si pensi a una cascata di moralismo.

Gli autori del rapporto sanno benissimo che il mondo della politica non è fatto di angeli e di altruisti. Ma analizzano il lavoro legislativo dell’epoca Berlusconi e concludono che si è trattato di un immenso spreco di risorse e di tempo perché il grosso del lavoro parlamentare riguarda modifiche che interessano la persona e gli affari del primo ministro e non il Paese.
* * *
I punti fondamentali su cui l’analisi dell’Economist si fonda sono i seguenti. Il Paese Italia può precipitare in una recessione di tipo argentino. L’Italia compare nella classifica della competizione mondiale in un “quarantasettesimo” posto subito sopra il Botswana. Il costo della vita ha subìto impennate che non hanno nulla a che fare con l’euro ma piuttosto con la responsabilità di un governo che, mentre governava attentamente i propri interessi giudiziari o privati, non ha badato alla corsa libera e arbitraria dei prezzi. Le infrastrutture sono tra le più fragili e invecchiate d’Europa, anzi, senza dubbio, le peggiori dell’Unione europea. Le Università italiane sono in una condizione penosa e al di sotto di ogni confronto internazionale. L’evasione fiscale è alle stelle. Soltanto il 57 per cento degli italiani è al lavoro, contro il 70 per cento dell’Inghilterra.

La coalizione di governo, di cui viene spesso vantata la compattezza, è una rete di interessi divergenti che si compongono solo con compromessi pesanti a carico del Paese. L’Economist non manca di notare che l’Italia aveva trovato un punto di arresto del rischio di frammentazione politica e di ricatto dei piccoli partiti con il sistema semi-maggioritario voluto dai cittadini con il referendum Segni. Ma adesso una nuova legge elettorale nega anche i modesti progressi di stabilità ottenuti con una pur imperfetta legge maggioritaria e torna a spingere l’Italia verso un sistema destinato a produrre frammentazione e ingovernabilità.

Il senso dell’articolo si riassume in questa domanda fondamentale: è possibile che un solo governo nelle mani di un solo uomo che controlla un solo sistema di informazioni e domina un apparato legislativo che non ha fatto che servirlo, possa provocare, da solo, un simile danno? La risposta è sì, e al settimanale finanziario inglese non resta che ricordare (insieme con la tabella di tutti i processi subiti e in corso, di Silvio Berlusconi) le 23 domande proposte al premier italiano nel 2003 e restate sempre senza risposta.
* * *
Come si vede, nulla, nell’esame sullo stato dell’Italia proposto dalla più autorevole pubblicazione economica del mondo, coincide con il sistema di notizie quotidianamente diffuso dalle reti mediatiche di Berlusconi. Non avete ascoltato una sola parola, nei media italiani, di ciò che gli economisti inglesi ci mandano a dire in questa documentatissima analisi. Ricorderete che quando Romano Prodi ha sollevato in passato questi argomenti e proposto le stesse accuse, e annunciato con allarme lo stesso rischio di esito disastroso, il sistema di regime mediatico ha sempre provveduto a mandare in onda e in pagina i volti o le voci di alcuni personaggi fissi il cui compito era di scuotere la testa con compatimento e di assicurare che, se c’era un problema, era quello di una deriva “zapaterista” di Prodi.
Potrà essere utile - per confermare che il nostro disastro economico si accompagna al disastro mediatico - che la maggior parte delle firme autorevoli del giornalismo italiano passa il tempo a interrogarsi con preoccupazione sul programma dell’Unione, l’armonia dei partiti di sinistra e la guida di Prodi, mentre gli analisti inglesi scrivono dell’Italia di Berlusconi quello che scrivono.

Mentre Berlusconi arruola il fascismo più schietto e privo di pentimenti per la sua prossima campagna elettorale, numerosi editorialisti continuano a chiedersi, ansiosi, se il pericolo comunista sia ancora in agguato. E discutono sul probabile “ricatto” di Bertinotti che, senza dubbio, tenterà di ridurre Prodi a una specie di Trotzkij. E ciò proprio nei giorni in cui Camera e Senato italiani, debitamente orchestrati, mandano alla firma del Presidente della Repubblica una squallida e pericolosa legge, frutto di un ricatto della parte inferiore della vita politica italiana (la Lega Nord) la legge detta “devolution” che spacca l’Italia, come ci ricorda il Presidente emerito della Repubblica Scalfaro.
* * *
Ma attenzione. Questa inchiesta clamorosa che inchioda il Paese alla più grande umiliazione del dopoguerra e annuncia un pericolo grave ed imminente, viene volentieri rappresentata a rovescio. E’ un trucco già messo in opera da giorni, da quando sono uscite le prime anticipazioni di questo pessimo ritratto internazionale dell’Italia governata da Silvio Berlusconi. The Economist propone il dubbio: in queste condizioni può farcela Romano Prodi, nel caso ormai probabile di una vittoria dell’Unione? La legittima perplessità del settimanale inglese è stata subito spiegata dai funzionari mediatici italiani in questo modo: il mondo economico anglosassone non vede alcuna differenza fra Prodi e Berlusconi. Non ha fiducia né nell’uno né nell’altro. Scorrete attentamente, argomento per argomento, le pagine da 13 a 15 del testo inglese e vi rendete conto che tale interpretazione è un falso. Un falso di regime, accreditato però in tanti modi, per esempio utilizzandolo per inquadrare i titoli, i commenti, le interviste.

Nella requisitoria davvero spietata contro Berlusconi e coloro che lo hanno servito, non c’è una frase, espressione o parola che esprima opinione negativa sulla persona di Romano Prodi o anche solo una sospensione di giudizio. I dubbi nei confronti dell’Unione e della sua eventuale vittoria (che lo stesso settimanale inglese sembra dare per scontata, dato che è difficile da immaginare un voto per Berlusconi) si dividono in due gruppi. Nel primo gruppo ci sono le tipiche riserve della visione rigorosamente di mercato dell’Economist.

La domanda è se la coalizione dell’Unione saprà essere liberista quanto basta per porre rimedio al disastro. Naturalmente - come dimostrano la situazione politica tedesca, quella francese e anche quella inglese (con il vivacissimo dibattito interno tra il laburismo storico del solidarismo sociale e il “nuovo laburismo” liberista di Tony Blair) - il rimedio esclusivo del mercato non è che una delle strade. E’ naturale che stia a cuore all’Economist.
Ben più pesante è il secondo gruppo di dubbi. Indicano, senza mezzi termini, i pericoli italiani nella nuova legge elettorale fatta apposta per frantumare, nella totale mancanza di ricerca scientifica, nella difficoltà di fare accettare misure impopolari dopo il crollo di fiducia creato fra i cittadini dal governo delle leggi ad personam, dei condoni e degli omessi controlli fiscali. E’ importante notare la seguente affermazione conclusiva, che purtroppo non è arrivata alla gran parte dei lettori e degli spettatori italiani: «Un’ultima eredità negativa del governo di Berlusconi è la svalutazione di ogni valore civico e morale. Quando un primo ministro attacca i magistrati del suo Paese come cospiratori comunisti, fa votare leggi a suo personale favore, e ignora ogni attività di controllo sulla situazione fiscale, manda un messaggio che dice: non ci sono regole, e non preoccupatevi di osservarle».

Ecco la lapide più tremenda sull’Italia in cui viviamo e sul governo di questa Italia. Certo, la sfida è pesante, tanto più che, dopo aver chiuso porte e finestre alla libertà d’informazione, Berlusconi si prepara a varare una nuova legge a sua protezione e contro i cittadini, quella che abolisce la “par condicio”, ovvero il minimo di libertà che resta per confutare il suo regime mediatico e l’azione immensa di intimidazione esercitata anche su coloro che non lo servono ma sono indotti a tacere o a parlare d’altro.
Il pericolo è grande, al punto da far dubitare seri osservatori internazionali che la situazione, anche nelle mani di persone perbene, possa ritornare ad un livello normale di civiltà. Tocca ai cittadini, agli elettori italiani dare la risposta con il voto. Sarà anche una risposta di orgoglio nazionale. E’ da quel momento che - per usare la frase preferita di Prodi - «potrà ripartire l’Italia».


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martedì 29 novembre 2005
ore 16:34
(categoria: "Vita Quotidiana")



Allarme depressione tra i giovani
"800mila, e in costante aumento"
di TULLIA FABIANI

Che stress. Che ansia. Che depressione. I ragazzi usano spesso certe esclamazioni, in molti casi come un intercalare, in altri come reale espressione di malessere. Anche se il "male di vivere" che può colpire gli adolescenti non sempre è dichiarato a voce alta. Tanto da passare inosservato. In Italia sono almeno 800 mila i giovani depressi: manifestano intenzioni di suicidio e soffrono di disturbi della personalità, di tipo ansioso o maniaco-depressivo. E il fenomeno sembra essere in aumento. A lanciare l’allarme è l’Associazione dei docenti cattolici, preoccupata per gli effetti che le pressioni sociali o i problemi familiari possono provocare sui ragazzi. "Gli ultimi dati forniti dagli istituti di psichiatria - spiega il professor Alberto Giannino, presidente dell’Associazione - indicano un forte aumento della depressione fra i giovani: l’8% dei giovani soffre di nevrosi d’ansia e il 5% di depressioni gravemente limitanti. Inoltre per sette ragazzi su cento, che hanno oggi fra i 18 e i 24 anni, la malattia è cominciata prima della maggiore età". Lo stress da competizione, i ritmi di crescita accelerati, la solitudine, gli ambienti relazionali più complessi, le minori occasioni di gioco: sono tutti sintomi che intaccano la vita quotidiana dei bambini e degli adolescenti e che, secondo i docenti, finiscono per avere pesanti ripercussioni sulla loro salute mentale.

"Questa sofferenza - commenta Giannino - non sempre è colta dalla famiglia, anzi ci risulta che spesso venga nascosta e non curata per vergogna o pregiudizio. Anche per questo probabilmente sono ancora pochi i casi che vengono diagnosticati in modo corretto e ancora meno quelli trattati correttamente. Dal manifestarsi dell’ansia alla cura del giovane sofferente passa molto, troppo tempo. In media da nove mesi a cinque anni, con un 30% di pazienti che non riceve cure adeguate e un 40% che non assume alcuna terapia". E ciò non fa che aggravare la malattia.

Del resto per i genitori come per i docenti è difficile fare una diagnosi chiara e precoce perché i sintomi di una depressione adolescenziale sono atipici o vengono facilmente mascherati da problemi fisici o da altre condizioni in apparenza completamente estranee a questo tipo di patologia. Ad esempio i disordini alimentari (anoressia e bulimia), il desiderio di dormire continuamente, l’insonnia, i dolori cronici, le cefalee e i disturbi gastro-intestinali possono nascondere una causa più profonda. Come pure l’abuso d’alcol e di droghe leggere. O i problemi di concentrazione e l’iperattività. Ma in particolare nella diagnosi sembra fondamentale la giusta valutazione degli umori. "Uno dei motivi per cui non si riconosce la depressione - precisa il professor Mario Di Pietro psicoterapeuta e autore di numerose ricerche sulla prevenzione del disagio giovanile - è perché si associa il problema a un umore triste (presente negli adulti) mentre nei ragazzi il malessere si manifesta soprattutto con un umore collerico e irritabile e il forte calo di interesse per attività che prima li coinvolgevano".

I comportamenti anomali, l’ostilità, l’aggressività possono dunque essere avvisaglie da non sottovalutare e da prevenire, secondo Di Pietro, con screening scolastici e programmi di educazione socio-affettiva; necessari anche per distinguere i casi di depressione, da altri particolari stati d’animo pure fisiologici negli adolescenti. Ed evitare eccessi di allarmismo. "In generale c’è un abbassamento della soglia dello stress negli adolescenti di oggi, dovuto probabilmente alle troppe ore passate davanti alla tv - commenta la professoressa Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva -. I ragazzi sono bersagliati da messaggi che li condizionano e li spingono al consumo e alla percezione di nuovi bisogni. Ci si sente inadeguati se non si è uguali al modello rappresentato".

Che possono fare allora la famiglia e la scuola? "Dovrebbero rendere i ragazzi più consapevoli della realtà di questi due mondi e della loro differenza - risponde la Ferraris - aiutarli a separare la vita reale da quella virtuale della tv con i suoi personaggi". Ma la prevenzione passa anche attraverso l’attivazione di una rete complessiva che riguardi le strutture sociali e quelle propriamente scolastiche. "In ogni scuola - ricorda Giannino - c’è una Commissione Salute e una nuova figura di docente della Funzione strumentale per la salute. Ed è importante che queste realtà lavorino per attivare tutti gli strumenti di prevenzione e cura della patologia depressiva. Serve perciò una maggiore collaborazione con le Asl e con lo sportello psicologico". Perché in questi posti, quando serve, i ragazzi trovino l’aiuto di cui hanno bisogno.


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martedì 29 novembre 2005
ore 16:22
(categoria: "Vita Quotidiana")



Tav, la Polizia presidia il cantiere
Agnoletto ferito: "La valle è militarizzata"
di BRUNO PERSANO

Sono ottocento i dimostranti che, dalle prime ore del mattino, stanno bloccando la statale per il Moncenisio all’altezza di Venaus, con l’intenzione di raggiungere il cantiere della Tav, l’alta velocità ferroviaria. Un cordone di agenti e carabinieri in assetto antisomossa presidia il cantiere già da stanotte alle tre, "blindando" l’intera zona: possono oltrepassare i posti di blocco solo i residenti mostrando la carta d’identità. Un gruppo di manifestanti ha pure bloccato l’autostrada A32 del Frejus ma solo per una decina di minuti. Scontri con i manifestanti. Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo, è rimasto leggermente ferito ad un ginocchio. Solo lui, insieme a due parlamenti europei, sono stati autorizzati a superare il cordone di polizia. Scioperi spontanei di protesta sono stati proclamanti contro i presidi delle forze dell’ordine in alcune fabbriche della Valle di Susa. Stasera presidio davanti alla Prefettura di Torino e fiaccolata in Valle di Susa.

"E’ una grave militarizzazione". "L’occupazione del sito di Venaus - hanno detto i due europarlamenti spagnoli e un collega inglese chimati in Valle di Susa come membri della commissione delle petizioni - è un affronto alla popolazione locale che protesta pacificamente contro l’inizio del primo cantiere di sondaggio. E’ anche un insulto all’integrità di questa delegazione parlamentare", aggiungono gli europarlamenti. "Siamo venuti in Valle di Susa su domanda degli abitanti della Valle e abbiamo discusso con la presidenza della Regione sul progetto e sul suo impatto sulla popolazione. Seguiremo da vicino gli sviluppi della situazione e risponderemo nei modi e nei tempi appropriati".

Malore tra i dimostranti. Antonio Ferrentino, presidente della Comunità Montana Bassa Valle Susa, è stato vittima di un malore durante la manifestazione. Prima di essere portato via da un’ambulanza, aveva dichiarato senza peli sulla lingua: "E’ la più grave militarizzazione del territorio che ci sia mai stata. I cittadini non possono nè entrare nè uscire da Venaus": Sia lui che i manifestanti denunciano i disagi della popolazione, soprattutto di Venaus e di Novalis: i ragazzi stamattina non sono riusciti ad andare a scuola, molti lavoratori non hanno raggiunto i posti di lavoro perché non sono accessibili le strade principali. Per raggiungere l’area del presidio, molti manifestanti hanno attraversato sentieri sterrati.

Agnoletto: "Hanno cercato di colpirmi". Vittorio Agnoletto, europarlamentare di Rifondazione Comunista, è infuriato: "Sono stato spinto dalla polizia, hanno cercato di colpirmi con un manganello. Sono finito a terra e mi hanno preso a calci, mentre insieme ad altri europarlamentari cercavo di mediare tra la popolazione e le forze dell’ordine. Stavamo discutendo in Località Passeggeri, vicino al bivio che porta a Venaus - spiega Agnoletto - dove le forze dell’ordine bloccano l’accesso. Chiedevamo che si facesse passare la gente, tenevamo le braccia alzate. All’improvviso la discussione è degenerata e mi sono ritrovato a terra". La Questura di Torino precisa: "L’europarlamente Agnoletto non è stato colpito, anzi: è stato aiutato a rialzarsi da terra quando è caduto per la ressa".

Scioperi spontanei. Scioperi spontanei di protesta contro i presidi delle forze dell’ordine sono stati proclamati in alcune fabbriche della Valle Susa: lavoratori della Azimut di Avigliana, della Irem di Sant’Antonino, della Savio di Chiusa San Michele, della Roatta e della Cord3 di Bruzzolo, hanno lasciato il posto di lavoro per raggiungere i manifestanti.

Protesta Legambiente. Legambiente Piemonte giudica l’intervento della Polizia che ha ostacolato l’arrivo degli eurodeputati "un insulto": "Gli eventi dellanotte a Venaus sono un gigantesco insulto alla delegazione della commissione petizioni del parlamento europeo che ha tenuto un atteggiamento di particolare diplomazia a causa della situazione. Questi eventi confermano un’assoluta necessità di una valutazione del progetto a livello europeo".


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martedì 29 novembre 2005
ore 15:50
(categoria: "Vita Quotidiana")



Niente gay in seminario, ecco «l’Istruzione»

Niente più gay nei seminari e negli ordini religiosi, niente più sacerdoti che «praticano» l’omosessualità, hanno «tendenze omosessuali profondamente radicate» o addirittura sostengono «la cosiddetta cultura gay».

Il Vaticano chiude loro definitivamente le porte con l«’Istruzione» che nega agli omosessuali l’accesso al sacerdozio, appositamente elaborata dalla Congregazione per l’Educazione cattolica e resa pubblica in forma ufficiale.

Il documento di nove pagine, con una ventina di note, approvato il 31 agosto scorso da papa Benedetto XVI e siglato il 4 novembre dal prefetto della Congregazione, cardinal Zenon Grocholewski, e dal segretario, arcivescovo J. Michael Miller, dedicato ai «Criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri», non risulta diverso dal testo finora trapelato tramite un’anticipazione online.

MATURITA’ AFFETTIVA - Oltre che di una breve introduzione secondo cui - con un indiretto riferimento ai casi di cronaca sui preti pedofili - la «questione particolare» dell’ammissione o meno di omosessuali nei seminari è «resa più urgente dalla situazione attuale», il testo consta di tre capitoletti: «Maturità affettiva e paternità spirituale», «L’omosessualità e il ministero ordinato», «Il discernimento dell’idoneità dei candidati da parte della Chiesa». Nel primo viene stabilito, in particolare, che «il candidato al ministero ordinato deve raggiungere la maturità affettiva», cosa che «lo renderà capace di porsi in una corretta relazione con uomini e donne».

OMOSESSUALITA’ E TENDENZE - Il testo distingue fra «atti omosessuali e le tendenze omosessuali». «Riguardo agli atti - si legge nel secondo paragrafo - essi vengono presentati come peccati gravi. La Tradizione li ha costantemente considerati come intrinsecamente immorali e contrari alla legge naturale. Essi, di conseguenza, non possono essere approvati in nessun caso». Per quanto riguarda invece, le «tendenze omosessuali profondamente radicate», l’Istruzione dispone che «sono anch’esse oggettivamente disordinate e sovente costituiscono una prova. Tali persone devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione».

Ma la Chiesa, «pur rispettando profondamente le persone in questione - specifica il testo - non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate. Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’ordinazione diaconale».

UN SOLO DUBBIO SERIO - Lìobiettivo evidente di questo pontificato è di estirpare alla radice il problema degli scandali sessuali che hanno portato quasi sull’orlo del fallimento la chiesa americana tre anni fa. Con le nuove regole disposte da Benedetto XVI, da ora in poi basterà, infatti, un «solo dubbio serio» sull’omosessualità del candidato - espresso dai superiori che lo seguono - per sbarrargli il passo all’ordinazione. «Nei colloqui col candidato - si legge a pagina 8 - il direttore spirituale deve segnatamente ricordare le esigenze della chiesa circa la castità sacerdotale e la maturità affettiva specifica del sacerdote, nonché di aiutarlo a discernere se abbia le qualità necessarie. Egli ha l’obbligo di valutare tutte le qualità della personalità ad accertarsi che il candidato non presenti disturbi sessuali incompatibili col sacerdozio». «Se un candidato pratica l’omossessualità - continua il testo - o presenta tendenze omosessuali profondamente radicale, il suo direttore spirituale così come il suo confessore hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso l’ordinazione».

SCORAGGIARE I GAY - Un paragrafo, infine, è dedicato a scoraggiare gli aspiranti seminaristi (con orientamento omosessuale) a mentire ai superiori pur di entrare in seminario. «Rimane inteso che il candidato stesso è il primo responsabile della propria formazione. Egli deve offrisi con fiducia al discernimento della Chiesa». Dunque «sarebbe gravemente disonesto che un candidato occultasse la propria omossessualità per accedere, nonostante tutto all’Ordinazione. Un atteggiamento così inautentico non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà, e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo». «Nel discernimento dell’idoneità all’ordinazione - si legge nel terzo ed ultimo paragrafo - spetta al direttore spirituale un compito importante. Pur essendo vincolato dal segreto, egli rappresenta la Chiesa nel foro interno. Nei colloqui con il candidato, il direttore spirituale deve segnatamente ricordare le esigenze della Chiesa circa la castità sacerdotale e la maturità affettiva specifica del sacerdote, nonché aiutarlo a discernere se abbia le qualità necessarie. Se un candidato pratica l’omosessaulità e presenta tendenze omosessuali profondamente radicate, il suo direttore spirituale, così come il suo confessore, hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso l’ordinazione».

Nella conclusione dell’Istruzione, si sottolinea che «i Vescovi, le Conferenze Episcopali e i Superiori maggiori vigilino perché le norme di questa Istruzione siano osservate fedelmente per il bene dei candidati stessi e per garantire sempre alla Chiesa dei sacerdoti idonei, veri pastori secondo il cuore di Cristo».


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martedì 29 novembre 2005
ore 15:19
(categoria: "Vita Quotidiana")



Itx, altri prodotti contaminati: la denuncia di Altrocunsumo
"Necessario l’immediato ritiro dal mercato dei lotti di riferimento"

ROMA - Dopo la Nestlé e la Milupa, altri prodotti rischiano di finire nella bufera per la presenza di Itx, la sostanza chimica che ha contaminato il latte artificale per neonato. Le analisi di laboratorio concluse oggi da Altrocunsumo, l’associazione indipendente di consumatori, confermano infatti che tutti i prodotti alimentari confezionati in tetrapak - quindi non solo il latte artificiale per neonati - possono essere contaminati dalla sostanza.

Altroconsumo ha preso in considerazione venticinque prodotti fra succhi di frutta, latte uht, panna da cucina, tutti confezionati in tetrapak, e su nove campioni le analisi hanno riscontrato la presenza di isopropil tioxantone. Il presidente dell’associazione, Paolo Martinello, sottolinea la necessità che i lotti di riferimento dei prodotti positivi alle analisi siano ritirati immediatamente dal mercato, ma aggiunge che "i consumatori di tutta Europa devono sapere cosa hanno ingerito sinora: dunque bisogna conoscere quali siano gli effetti tossicologici definitivi della sostanza chimica itx. Chiediamo risposte - si legge in un comunicato diffuso dall’organizzazione - alle istituzioni europee e italiane".

Altrocunsumo ha presentato un esposto alle procure di Bologna, Milano, Parma, Verona, e ai Nas, oltre che al procuratore aggiunto Raffaele Guariniello e alla procura di Ascolti Piceno, che sta conducendo l’inchiesta avviata dopo il riscontro della presenza di Itx nel latte Nestlé e Milupa.

Con lo stesso comunicato, Altrocunsumo ha diffuso anche la lista (con lotti di riferimento e data di scadenza) dei prodotti risultati posivivi ai test di laboratorio. Si tratterebbe della panna da cucina uht a lunga conservazione Parmalat (confezione 3x125, data scadenza 12/3/2006, lotto e 20.34.267), del latte uht a lunga conservazione c.L. Milano (formato 500, scad. 14/1/2006, lotto l s52904), dell’alimento per bambini a base di latte Milupa Babymil- latte di crescita, (conf. 500, scad. 2/5/2006, lotto c), dei succhi di frutta Del Monte Quality all’albicocca (conf. 3x200, scad. 3/8/2006, lotto d054.2D), Derby Blue all’albicocca (conf. 6x200, scad. 17/10/2006, lotto ld199c-a), Santal Up all’albicocca (conf. 3x200, scad. 25/5/2006, lotto b ld270), Skipper- Zuegg junior all’albicocca (conf. 4x200, scad. 20/10/2006, lotto l529313.43), Valfrutta all’albicocca mediterranea (conf. 6x200, scad. 20/9/2006, lotto ld172a-a), di bevande a base di latte Carrefour frutta e latte-pesca, albicocca (conf. 3x200, scad. mar-06, lotto d258a)


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martedì 29 novembre 2005
ore 14:07
(categoria: "Vita Quotidiana")



per chi sente il bisogno di urlare...



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martedì 29 novembre 2005
ore 13:47
(categoria: "Vita Quotidiana")



Divorzia e paga per 10mila anni
Iran, singolare sentenza per ex marito

Mai fare promesse che non si possono mantenere: è quello che deve aver pensato un iraniano che dovrà pagare all’ex moglie un risarcimento per divorzio fino all’anno 12.338. L’ex marito al momento delle nozze aveva promesso alla sposa il pagamento di 124.000 monete d’oro, oltre 12 milioni di euro, a titolo di "mehrieh",sorta di assicurazione che lo sposo si impegna a pagare in qualsiasi momento lo decida la consorte.

E così l’ex marito, che al momento del matrimonio aveva promesso alla sposa questa sorta di assicurazione "d’oro", ora che ha divorziato dovrà versare la bvellezza di 12 milioni di euro più gli alimenti. E’ quanto a deciso un giudice di Teheran, al quale marito e moglie si erano rivolti per chiedere un divorzio consensuale dovuto a "incomprensione". Ma poiché l’uomo non è in grado di onorare subito il pagamento del "mehrieh", il giudice ha sentenziato che dovrà pagare una moneta d’oro al mese all’ex moglie per 10.333 anni.



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martedì 29 novembre 2005
ore 13:28
(categoria: "Vita Quotidiana")



RUMENA STUPRATA: FORSE ERA UN REGALO O RITO INIZIAZIONE

Forse era un "regalo" per lo stupratore o, dicono gli investigatori, "un rito di iniziazione". La violenza sessuale consumata tra sabato e domenica scorsi a Pieve Albignola, una frazione di Voghera, e’ stata vissuta dagli autori come un gioco. Tanto che, alla fine, hanno festeggiato gettando delle monetine sul corpo della giovane. La vittima, una prostituta clandestina di 25 anni, rumena, e’ stata avvicinata da un cliente albanese 23enne nel locale e ha concordato con lui una prestazione sessuale. Quindi, all’uscita della discoteca, e’ stata caricata dal giovane e da due amici, un russo e un albanese, su un’auto e portata in un appartamento di Milano, in viale Montenero. Qui e’ stata piu’ volte e per molte ore violentata dall’albanese sotto lo sguardo divertito dei due amici, di un altro uomo e di due donne. La ragazza a un certo punto si e’ sentita male. I malviventi sono fuggiti, solo uno ha chiamato il 118. Nel giro di 48 ore, la Squadra Mobili ha identificato tutti i membri della gang mettendone quattro in stato di fermo per violenza di gruppo e sequestro di persona.


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martedì 29 novembre 2005
ore 12:44
(categoria: "Vita Quotidiana")





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