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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


martedì 29 novembre 2005
ore 12:02
(categoria: "Vita Quotidiana")



Australia, creata ceramica che sfida le leggi di natura

Un materiale ceramico che sembra sfidare le leggi della natura: si contrae quando si riscalda e si espande con il raffreddamento. Lo ha messo a punto, in Australia, il gruppo di lavoro coordinato da Karena Chapman dell’università di Sydney nell’arco di tre anni. I risultati sono stati illustrati oggi a Sydney a una conferenza internazionale. Questo materiale ad espansione termica negativa potrà essere usato per fabbricare parti molto più robuste per impianti elettrici ed elettronici.

Normalmente quando gli atomi si riscaldano, vibrano e occupano molto più spazio, ha spiegato la studiosa alla radio Abc. Gli ingegneri che progettano i ponti usano giunti ad espansione per attenuare le vibrazioni degli atomi nei giorni caldi. "E i treni debbono rallentare perché le rotaie possono deformarsi con il calore", ha detto. Il nuovo materiale invece si comporta nella maniera opposta.

Il segreto, ha detto Chapman, è nella maniera in cui i suoi atomi "si tengono per mano". "Due atomi di metallo sono uniti da una specie di ’corda’ molecolare. Se congelata allo zero assoluto (meno 273 gradi C), la corda si irrigidisce in linea retta, tenendo separati gli atomi. Ma quando si riscalda, la corda si piega e riavvicina gli atomi di metallo", ha spiegato ancora. Il materiale così si contrae, invece di espandersi.
Quando gli atomi si raffreddano la corda si raddrizza, allontanando gli atomi e facendo espandere il materiale.


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martedì 29 novembre 2005
ore 10:24
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 29 novembre 2005
ore 10:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



Medicine affidate alle ragazze pon pon
Case farmaceutiche sotto tiro negli Usa

Bellezza e spigliatezza. Sono queste le caratteristiche più richieste a un brava rappresentante di medicinali. Ne sono sempre più convinte le case farmaceutiche americane che hanno iniziato ad arruolare massicciamente i loro agenti tra le ragazze pon-pon. Ad essersi accorto di quanto è breve il passo dal bordo di un campo di football o di basket alla sala d’attesa di uno studio medico è il New York Times che dedica all’argomento un lungo articolo della sua edizione online.

Dati ufficiali su quante cheerleaders intraprendano la carriera di rappresentanti di medicinali non ne esistono, mette in chiaro il giornale, ma la tendenza è evidente se si pensa che dalla sola Università del Kentucky, che detiene il titolo di ateneo con le migliori ragazze pon-pon, le case farmaceutiche ne hanno assunte quasi una trentina.

"Hanno le caratteristiche giuste per riuscire - spiega il signor Williamson, istruttore delle cheerleaders del Kentucky - movenze esagerate, sorrisi esagerati ed entusiasmo esagerato: con queste armi sono in grado di ottenere quello che vogliono dalle persone".

Ma se per il loro datore di lavoro queste capacità sono meriti indiscussi, a molti fanno invece storcere il naso. In fondo, fanno notare i critici, assumere una ex ragazza pon-pon come rappresentante assomiglia molto alla vecchia consuetudine di corteggiare i medici con regali, cene e pseudo-congressi in località esotiche messi da parte con gli anni per via dei costi insostenibili e degli scandali.

Uno dei principali oppositori di questo metodo, il professor Thomas Carli della University of Michigan, è convinto che anche questo ricorso alla seduzione per piazzare le medicine avrà vita corta. Il dottor Carli si è battuto per limitare la presenza nel suo ospedale di avvenenti rappresentanti, ma è comunque convinto che "le case farmaceutiche si renderanno presto conto che i giorni di questo mercato sessuale sono davvero limitati".


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lunedì 28 novembre 2005
ore 19:27
(categoria: "Vita Quotidiana")



La Chiesa pronta ad abolire il «limbo»

Per la tradizione è il luogo dove finiscono i bambini che muoiono prima di ricevere il battesimo, che non avendo mai visto la luce di Dio sono nati e poi morti con il solo debito del peccato originale, che nella fede cattolica è eliminato, appunto, solo al fonte battesimale. Il «limbo», spazio astratto ai margini del Paradiso in cui hanno trovato posto anche i santi patriarchi e i profeti di Israele vissuti prima di Cristo, tuttavia non esiste. E’ quello che si appresta a ribadire la Commissione teologica internazionale, un organismo costituito dal Vaticano in seno alla Congregazione per la dottrina della fede - la stessa presieduta da Joseph Ratzinger prima della sua nomina al soglio pontificio -, i cui teologi hanno individuato una diversa sorte per i bimbi non battezzati. Li si troverebbe cioè non nell’inesistente «limbo», parola che peraltro non esiste nella Bibbia, bensì «nel contesto del disegno salvifico universale di Dio, dell’unicità della mediazione di Cristo e della sacramentalità della Chiesa in ordine alla salvezza».
IL CATECHISMO DI WOJTYLA - Già ora, del resto, il catechismo della chiesa cattolica nella versione varata nel 1992 da papa Giovanni Paolo II, prevede una sorte rasserenante per i bambini morti senza battesimo. «La Chiesa - si legge al punto 1.261 - non può che affidarli alla misericordia di Dio. Infatti la grande misericordia di Dio "il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati" (1 Tm 2,4), e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire: "Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite" (Mc 10,14), ci consentono di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo».
LA SCELTA DI RATZINGER - Ratzinger, che condivideva linea della Commissione - quella che da sempre è portata avanti dai teologi conciliari - ai tempi in cui era alla guida della Congregazione, dovrà ora esprimersi come Papa sull’eliminazione definitiva del «limbo», che era invece previsto dal catechismo di Pio X, varato nel 1904: «I bambini morti senza battesimo vanno nel limbo, dove non godono Dio, ma nemmeno soffrono, perché avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il Paradiso, ma neppure l’inferno e il purgatorio». Ma se sulla cancellazione del termine «limbo» non sembrano esservi particolari obiezioni - tant’è che la Chiesa non ne parla ormai più da anni - resta però la necessità di un chiarimento sulla questione che sta dietro quel termine. Una questione anche dogmatica, legata com’è al peccato originale e alla purificazione che solo il battesimo può dare.
I LAVORI - Una prima bozza di documento su questa materia gli sarà sottoposta dal suo successore alla guida dell’ex Sant’Uffizio, William Josef Levada, che da oggi e fino al 2 dicembre presiede per la prima volta una sessione dei lavori della stessa Commissione.
LA COMMISSIONE - La Commissione teologica internazionale è nata da una proposta del sinodo dei vescovi che papa Paolo VI ha poi provveduto ad attuare nel 1969. Il suo compito è quello di aiutare la Santa Sede nell’esame delle questioni dottrinali di maggior importanza. La Commissione, presieduta dal Cardinale prefettizio, è composta da teologi di diverse scuole e nazioni, eminenti per scienza e fedeltà al Magistero della Chiesa. I membri — di numero non superiore a 30— sono nominati dal Santo Padre ad quinquennium su proposta del Cardinale Prefetto della Congregazione e dopo la consultazione con le Conferenze Episcopali. La Commissione si raduna «in assemblea plenaria» almeno una volta all’anno, ma può svolgere la sua attività anche per mezzo di sottocommissioni. I risultati degli studi vengono sottoposti al Santo Padre e consegnati per la opportuna utilizzazione alla Congregazione per la dottrina della Fede.


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lunedì 28 novembre 2005
ore 11:15
(categoria: "Vita Quotidiana")



Soluzione finale. «Controllano tutto: magistratura, scuola, università, i sindacati, le principali banche... e allora non diamogli anche Palazzo Chigi. Perché questo sono: comunisti. Anche se si spacciano per socialisti, per liberali... Sono da eliminare, se non fisicamente, politicamente».

Silvio Berlusconi, Corriere della Sera 27 novembre


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lunedì 28 novembre 2005
ore 11:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



Psicologi e preghiere, la clinica per preti pedofili

BARRETOS (Brasile) - Luis, Jaime, Felipe e gli altri pranzano in dieci minuti, scambiando poche parole. Sulla tavola riso e fagioli, carne, manghi e banane del giardino. Fa caldo a Barretos, come tutti i giorni dell’anno. Padre Mario si alza e tutti fanno il segno della croce, sparecchiano, Felipe corre in cucina a lavare i piatti, è il suo turno, poi tutti salgono in camera. Iniziano le attività del pomeriggio, lettura, preghiera, computer, qualche lavoretto. Qualcuno ha appuntamento con Nilda, la psichiatra. Luis e gli altri hanno tra i 30 e i 40 anni, vestono maglietta e jeans, sono di pelle olivastra. Accenti del Sud, ma anche del lontano Nordest. L’accordo per passare una giornata con loro è stato chiaro: niente nomi veri, niente dettagli sul motivo della permanenza qui, in una casa parrocchiale qualunque, in una cittadina qualunque del Brasile. Questo posto è come se non esistesse, non ha un nome, le sue attività non sono mai apparse nei documenti ecclesiastici. Ma i vescovi brasiliani con qualche gatta da pelare lo conoscono, o ne hanno sentito parlare, hanno il numero di telefono sull’agendina. Esiste da qualche anno, è gestito da sacerdoti italiani.
La loro caparbia discrezione si allenta a fatica, ma con grande cortesia. «Nemmeno noi sappiamo bene come chiamarlo - spiega padre Angelo Fornari, cremonese -. Diciamo centro di accompagnamento di sacerdoti in difficoltà? Ma anche piccola clinica di provincia va bene...». Suona malissimo, invece, clinica dei preti con devianze sessuali, peggio ancora pedofili. Ma è una parte importante di questa storia. In quello che è tuttora il più grande Paese cattolico del mondo, i casi di abusi sui minori si ripetono. Squarci che rivelano una realtà tenuta quasi sempre sotto silenzio. Proprio come è discretissima l’esistenza di centri specializzati come questo.
Barretos, a 400 chilometri da San Paolo, è un Brasile poco brasiliano, non ci sono spiagge, favelas e al posto del samba risuonano le ballate sertanejas , il country dei cowboy che parlano portoghese. Attorno alla cittadina solo distese di canna da zucchero e aranceti. I sacerdoti della Congregazione di Gesù Sacerdote sono arrivati 40 anni fa: in Italia si chiamano padri Venturini, dal nome del fondatore, un sacerdote trentino che istituì il gruppo nel 1926. In Brasile hanno portato la missione per cui sono nati, preti che aiutano altri preti, quando le vocazioni barcollano sotto il peso delle debolezze umane, o i comportamenti sono fuori dalle regole. A Barretos siamo giunti seguendo le indicazioni di alcuni esperti sui problemi della pedofilia nella Chiesa brasiliana, ma anche di famiglie colpite dalla tragedia. Queste ultime urlano spesso contro le gerarchie del clero: nascondono i preti, dicono, li sottraggono alla giustizia, li fanno sparire nelle «cliniche»...
I sacerdoti italiani negano con forza. «Non ci sono latitanti qui», dice padre Angelo, il superiore della Congregazione. Ma allo stesso tempo sostiene che la questione esula dagli obiettivi del centro. «Riceviamo le segnalazioni dai vescovi, richieste per accogliere sacerdoti con problemi seri. Non conosciamo e non vogliamo conoscere la loro posizione con la giustizia. La Chiesa copre? Non vuole far scandalo, questo sì. È giusto che il recupero della persona venga prima di ogni altra cosa. Crede che il carcere serva a qualcosa?». Padre Angelo cita il caso di un uomo, un laico, la cui moglie ha scoperto dopo 20 anni di matrimonio che violentava regolarmente le figlie. «Siamo venuti a saperlo, non abbiamo chiamato la polizia, ma uno psicologo».
La «clinica» dei preti è una casetta a due piani, a due passi dalla chiesa di Nossa Senhora do Rosario. Nessuno a Barretos ne conosce le attività, solo la normale vita parrocchiale. Gli ospiti vengono accolti solo dopo un periodo di prova e un test. Padre Mario Revolti, 70 anni, trentino, è il responsabile-psicologo. La permanenza non supera mai i 6-7 mesi.
Negli ultimi tre anni sono passati da qui una ottantina di sacerdoti, mai più di 5 o 6 alla volta, e i risultati sono buoni. Una minoranza ha deciso di abbandonare il sacerdozio, gli altri si sono in qualche modo reinseriti nella Chiesa, magari cambiando città. Difficile strappare dettagli, ma padre Mario ammette che varie decine avevano «scompensi nella vita sessuale». Comuni anche i problemi legati al denaro: debiti, gioco, cleptomania. Il settimanale brasiliano Istoè ha pubblicato qualche giorno fa un articolo nel quale si sostiene che una commissione del Vaticano è in giro per il Brasile, a causa dell’allarme pedofilia. I preti di Barretos dicono di non avere contatti con gli emissari di Roma. Il loro lavoro è totalmente sganciato dalle gerarchie. Segreto assoluto anche in un’altra struttura nata negli ultimi tempi a San Paolo, l’Istituto Terapeutico Acolher (accogliere, in portoghese). Responsabile è un religioso con un curriculum di rispetto, padre Edenio Valle, teologo, psicologo e già vicerettore della locale Università Cattolica. Acolher è in una palazzina nel centro della metropoli, e a differenza di Barretos i sacerdoti non vivono qui, ma vengono solo per la terapia. Gli psicologi che ci lavorano non sono autorizzati a parlare.
Padre Edenio accetta invece un colloquio al telefono. Ammette di aver ricevuto richiesta di assistenza per almeno 500 casi, oggi ne segue una ottantina. Il sistema è analogo a quello di Barretos, i vescovi con problemi nella diocesi entrano in contatto con lui. Se il sacerdote è disposto a curarsi, si trova un posto dove può vivere a San Paolo e inizia la terapia. Anche padre Edenio nega di «nascondere» preti, ma ammette di non avere il controllo delle singole situazioni. I casi di pedofilia sono parecchi, dice, ma i casi criminali, «quelli su cui i giornali fanno tanto scandalo», non sono più di una decina in tutto il Brasile.


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lunedì 28 novembre 2005
ore 11:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



Una super moschea a Londra per le Olimpiadi

I musulmani fanno sempre notizia: il Sunday Times riferisce che Tablighi Jamaat, un’associazione filantropica musulmana fondata nell’800, ha chiesto di poter costruire accanto al villaggio olimpico che ospiterà i giochi del 2012 la più grande moschea dell’Europa occidentale. La moschea dovrebbe contenere 40 mila fedeli, 70 mila con gli spazi degli edifici adiacenti. Il progetto è stato affidato ad Ali Mangera, l’architetto con studi a Barcellona e a Londra, il quale ha ideato un edificio modernista: i minareti sarebbero sostituiti da turbine mosse dal vento, mentre il tetto, semitrasparente, avrebbe una vaga forma a tenda del deserto al posto della solita cupola. «Sarà qualcosa che non s’è mai visto in questo Paese: una moschea per il futuro», dice Abdul Khalique, portavoce di Tablighi Jamaat. E c’è da credergli.
Tablighi Jamaat, un movimento missionario fondato in India quasi 130 anni fa, dopo l’11 settembre è finito nel mirino dei servizi occidentali, che sospettano un’opera di reclutamento per Al Qaeda. E anche la Gran Bretagna, dopo le bombe del 7 luglio, indaga: la polizia vuole accertare se Mahammad Sidique Khan, uno dei quattro attentatori suicidi, abbia frequentato la sede dell’associazione a Dewsbury, nello Yorkshire. In verità Tablighi Jamaat s’è sempre dedicata al proselitismo, e in passato ha contato membri influenti anche nei governi di Islamabad. Tiene una riunione annuale nel Punjab pakistano che si dice seconda, per numero di partecipanti, solo al pellegrinaggio alla Mecca. Quasi normale che aspiri a un punto di preghiera e propaganda.
Ma ovviamente colpisce l’enormità del progetto, se confrontato con il più grande tempio cristiano dalla Gran Bretagna, la cattedrale anglicana di Liverpool, che può contenere 3 mila fedeli. Eppure i musulmani hanno già il più vasto centro di preghiera del Paese, la moschea di Morden, nel Surrey, capace di accogliere 10 mila persone. E la nuova moschea di Londra, a cui verrebbe dato il nome di Markaz, che in arabo vuol dire «centro», non sarebbe solo un luogo di culto: accanto all’edificio principale a tre piani, ci dovrebbero essere un giardino, una scuola, una biblioteca e un centro d’accoglienza per i credenti di passaggio. A 500 metri dal villaggio olimpico, dovrebbe essere un punto focale per i musulmani presenti ai giochi e restare poi come un centro di attività di Tablighi Jamaat.
Ali Mangera, l’architetto, è orgoglioso: «I musulmani in Gran Bretagna hanno costruito moschee con false cupole e minareti di plastica che richiamassero quelle che avevano lasciato nei loro Paesi. L’islam è stato sempre all’avanguardia nel cambiamento. Il Markaz ne sarà la prova. L’idea di base è quella di abbattere le barriere», ha detto al Times . Anche questa moschea sarebbe adornata da citazioni del Corano, una cascata d’acqua servirebbe per il rito della purificazione e ci sarebbero spazi per ospitare 30 mila persone in occasione di grandi feste, come l’Eid.
Il progetto non è stato ancora approvato e l’architetto Mangera tratta con tre enti locali: il Comune di Newham, dove la moschea dovrebbe sorgere, la Greater London Authority e l’ente di sviluppo dell’area orientale di Londra. Trattative difficili che chiederanno mesi e incontreranno di certo ostilità. Il governo Blair finora non s’è pronunciato. Ma è evidente che dopo le bombe del 7 luglio, che hanno mostrato il male che s’annida nella società islamica, si vuole favorire un dibattito che isoli e disinneschi l’estremismo. S’è fatta avanti Tablighi Jaamat che, malgrado i sospetti dei servizi, è forse l’organizzazione più adatta a questo tipo d’operazione sociale e politica. Il Markaz, se nascerà, dovrà servire ai musulmani e anche agli altri.


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lunedì 28 novembre 2005
ore 10:41
(categoria: "Vita Quotidiana")



Cofferati: "Sicurezza, sinistra sveglia"
Bologna è come il resto d’Italia"

Dice che ha fatto quel che credeva giusto, "ma in silenzio e con rispetto". Dice che "a certe cose non si dà pubblicità", si fanno e basta. Dice che quando c’è una persona offesa "non si va a casa sua con la coda di fotografi e le telecamere per strada". La si protegge, invece. "Mi pare terribile fare di questa ragazza un caso da sbattere su tutti i giornali: ha bisogno di sostegno e discrezione". Perciò è qui che Sergio Cofferati perde appena un po’ la sua calma cinese.
Quando gli dicono "certo che un altro sindaco, in un’altra città, a quest’ora sarebbe già andato a confortare la vittima". È qui che dice, dosando le parole: "Ho preso contatto con la famiglia della ragazza il primo minuto utile, non ho ritenuto di farlo sapere. Ho trovato persone di grande valore. Dal padre ho avuto richiesta di azioni specifiche che intendo portare avanti senza dire né quali siano né quando lo farò. Ho dato ovviamente la mia disponibilità a incontrare la ragazza quando e se lei lo vorrà: solo se lo vorrà. Lunedì, oggi, li vedrò di nuovo. Mi hanno detto che lei vuole restare a Bologna. Ha detto una cosa bellissima: ha detto "non voglio scappare, la difficoltà si affronta dov’è". Altre volte in altre circostanze ho agito allo stesso modo. Vado spesso a portare il sostegno del sindaco a chi ne ha bisogno, a persone offese, e ci vado senza le tv".

Anche col padre della ragazza stuprata a Villa Spada, il cui assalitore è stato condannato proprio ieri, è andata così: contatto, aiuto, sostegno. Poi la famiglia ha deciso, "legittimamente", di lasciare la città. La sua compagna Raffaella Rocca annuisce seria: "Ci sono cose che richiedono discrezione e rispetto. La vita privata sempre". È una giovane donna, conosce il problema.

Tutta Italia ne parla. Una ragazza aggredita che chiede aiuto e le macchine che non si fermano, ma cosa sta diventando Bologna? Prima gli sgomberi delle case occupate, poi le ruspe sul Lungoreno per abbattere le baracche dei rumeni, Rifondazione e Verdi che contestano per strada, i cattolici infastiditi col sindaco sceriffo, il mondo del volontariato sull’Aventino per via del "metodi autoritari".

Sergio Cofferati è arrivato a Milano chiamato dai dirigenti della Margherita a parlare proprio di questo: sicurezza, legalità. Sul palco tra i relatori lo aspetta Bruno Ferrante. "Un prefetto che si candida a sindaco per il centrosinistra e un sindaco di sinistra che fa il prefetto", scherza qualcuno.

C’è poco da scherzare, risponde lui. "Le ragioni per cui Guazzaloca vinse allora le elezioni risiedono anche nell’indifferenza della sinistra per certi temi, e per la sua miopia della realtà. Bologna non è diventata questa ieri: sono anni che è cambiata. Ci è cambiata sotto gli occhi e noi, la sinistra, non abbiamo fatto niente perché l’Emilia godeva di una rendita di posizione: il vecchio modello-Emilia del bel vivere, la buona collaborazione fra comunisti e cattolici, la sicurezza che è un tema della destra e perciò non esiste, esiste solo la solidarietà. Ma un giorno dovremo fare un lungo discorso su cosa sia davvero la solidarietà: perché alla fine si scoprirebbe che certi centri deputati e titolati, certe associazioni che trovi tutti i giorni sui giornali fanno ben poco da un decennio, e che anche l’associazionismo spesso agisce ormai secondo la logica delle deleghe. Chiedono al comune autonomia di gestione, e risorse".

La solidarietà non si paga, insomma. E per essere anche più chiari: "Non è mettendo dei materassi sul Lungoreno che si risolve il problema dei rumeni assediati dalle acque. Così ti salvi la coscienza, forse, ma non risolvi niente". Le parrocchie, poi: "Sarei stato ben lieto di sentire che le parrocchie avevano da offrire posti di ricovero per le persone sgomberate, purtroppo non è stato così. I letti li abbiamo dovuti trovare noi".

Allora, con ordine. Ripartiamo dall’indifferenza degli automobilisti che non si fermano alla richiesta di aiuto. "Io il filmato non l’ho visto, ma mi hanno detto che è molto confuso. Quella è una strada di scorrimento rapido, non un vicolo del centro. Si vedono due persone che si strattonano, mi riferiscono. È possibile che gli automobilisti non si siano resi conto. A me quest’estate è capitato di fermare la macchina per intervenire in una lite fra due ragazzi, sotto i portici. Erano fidanzati che stavano litigando, mi hanno liquidato. Con questo non voglio assolvere chi non si è fermato. Voglio anzi dire che Bologna, non diversamente da altre città, si è assuefatta all’ordinaria violenza per cui due persone che litigano per strada non rappresentano più una ragione per intervenire. Io voglio credere che se gli automobilisti avessero avuto la percezione del dramma si sarebbero fermati. Quel che conta, adesso, è dare serenità per quanto possibile alla vittima e arrestare il colpevole. Su questo sì, chiedo a chiunque abbia elementi di aiutare chi indaga: bisogna trovarlo".

Gli sgomberi, adesso. Parliamo del "sindaco sceriffo" che interviene con le ruspe senza avvisare né i volontari né i suoi stessi servizi sociali. "Bisogna sapere di cosa si parla. Ho fatto due interventi - il trasferimento di trecento rumeni dal Ferrhotel e primo sgombero sul Lungoreno - senza il normale coinvolgimento delle associazioni e dei servizi perché erano interventi di emergenza, fatti in stato di necessità. Al Ferrhotel c’era un rischio di tenuta dell’edificio: dentro più di trecento persone avevano persino abbattuto muri interni. Sul Reno ho avuto l’allarme della Asl: c’erano persone che dormivano sul greto del fiume, rischiavano la morte nella notte. In questi casi serve tempestività. Quando poi si può programmare, come nel secondo sgombero, allora è giusto e doveroso coinvolgere tutti".

Rifondazione comunista e i verdi contestano per strada: è paradossale che il leader dei girotondi sia diventato l’uomo che i movimenti considerano oggi il loro nemico. "Ha detto bene: i movimenti. Sia in Rifondazione che nei Verdi c’è un’anima movimentista che pensa che le leggi si cambino con la consuetudine a violarle. Pensi all’occupazione delle case: intanto occupiamo, poi cambiamo i criteri di assegnazione. Non è così. Le leggi si rispettano per quello che sono, e si cambiano nelle sedi proprie. È questo il punto che ha tanto condizionato l’azione della sinistra: una certa indulgenza, una sottovalutazione dell’illegalità diffusa e "socialmente apprezzabile". La sinistra ha un riflesso condizionato: siccome la legalità è sempre stata una bandiera della destra allora non se ne parla, è tabù. Errore gravissimo, e lo dimostra l’atteggiamento che ha la destra oggi a Bologna: nega l’esistenza del tema non potendo più cavalcarlo. Ho letto editoriali che dicono: a forza di parlare di violenza la violenza arriva. Capisce? come se fosse un problema di parole e di chi le usa".

Si avvicina Rosa Russo Jervolino, per un momento si parla di lirica: com’era la Traviata a Bologna, come sarà a Napoli il Fidelio di Servillo. Raffaella, che di lirica vive e lavora, si illumina. Bisogna ogni tanto anche darsi respiro, dice, perché "con Sergio sono tutti esigentissimi".

C’è anche questo: il nome e la storia che uno porta. "Io sono convinto che sulle critiche che mi muovono pesino il mio nome e la mia storia. Sento dire: è un sindacalista. Torna il tema della stagione dei movimenti, ci sono conti politici in sospeso. Non me ne lamento, per carità. Sapevo perfettamente che governare Bologna non sarebbe stato facile ed è per questo, credo, che me lo hanno proposto. È per questo che ho accettato. Ma Bologna non è più da molto tempo un’oasi di benessere: è ancora una città attenta e con dei valori. Però i valori non si trasmettono per eredità. Bisogna lavorarci e stare nel cambiamento. Nemmeno Bologna, questa è la notizia, può più vivere di rendita".


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lunedì 28 novembre 2005
ore 10:09
(categoria: "Vita Quotidiana")



Gb, botte alle reclute dei marine: scandalo per la cerimonia d’iniziazione

Nel filmato quasi tutti i marine sono nudi: prima lottano fra di loro in un prato fangoso, poi un graduato prende a calci in faccia un giovane che dovrebbe essere una recluta. Un video che mostra una cerimonia di iniziazione nel 42° reggimento dei marine di Sua maestà britannica, un documento "choc" che ha fatto aprire un’inchiesta penale e messo a dura prova l’onore dell’esercito britannico.

Il ministero della Difesa - afferma la Bbc - ha detto che il nonnismo fra i militari non è tollerato, e che quanto mostrato nel filmato è "molto lontano da qualunque esercizio di addestramento ufficiale". Il ministero, riferisce la radiotelevisione britannica, sta cercando di appurare cosa ci sia "dietro" al video e ha affidato l’inchiesta alla polizia militare..

Il giornale - riferisce la Bbc online - ha detto che il video è stato girato di nascosto da un altro marine nella base del 42/ Commando di Bickleigh Barracks, nei pressi di Plymouth, lo scorso maggio, che ha denunciato l’episodio.

Secondo quanto si afferma, al rituale di iniziazione avrebbero preso parte 12 reclute che avevano appena terminato il loro periodo di addestramento di 32 settimane, mentre una quarantina di altri marine, anch’essi nudi, facevano da spettatori. Il combattimento sembra essere diretto da due sottoufficiali, uno vestito da chirurgo, l’altro da scolaretta.


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venerdì 25 novembre 2005
ore 19:15
(categoria: "Vita Quotidiana")





BERLUSCONI: SINISTRA CONTINUA A USARE TV CONTRO DI NOI

Silvio Berlusconi lancia da Messina "la colossale operazione verita’". "Non siamo stati capaci di rispondere alle falsita’ della sinistra, io non so da quanto tempo non vado da Vespa, credo da piu’ di un anno, ora dobbiamo cominciare anche a cantare". Il premier ricorda di nuovo, nel suo intervento, la trasmissione di ieri: "Dopo una giornata di lavoro terribile ho assistito a una trasmissione ’Primo Piano’. C’era il capo della Cgil, come si chiama? Mi sembra che si chiami Epifani. Era in studio con una compiacente giornalista e ho visto due interviste confezionate su misura con due insegnati che piangevano". Il presidente del Consiglio ricorda "al contrario di quello che e’ stato detto" tutte le riforme varate dal centrodestra: "Questa e’ la versione falsa della sinistra, questa la realta’ vera del governo", conclude Berlusconi.



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