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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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venerdì 25 novembre 2005
ore 12:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



La passione per il viaggio: "Almeno quattro notti fuori"
di AMBRA SOMASCHINI

I nuovi nomadi sono i giovani. Hanno tra i 15 e i 24 anni, studiano, fanno lavori part-time e coltivano assiduamente la passione per il viaggio. Mettono da parte risparmi per progettare itinerari in Europa e negli Stati Uniti. Sognano nuove terre durante l’inverno, la primavera, l’estate. Costruiscono nuovi gruppi, nuovi clan, nuovi stili di vita prima correndo sul web, cercando rotte "low cost" e poi sperimentandole nella realtà.
Le mete preferite sono Spagna e Germania insieme alla Croazia. Rifuggono la Grecia, un luogo d’altri tempi, coste e isole relegate ai vecchi anni Settanta. E rispetto all’interesse crescente per l’estero più vicino tiene l’Italia dove gli spicchi privilegiati sono il centro e il sud.

E’ il new nomadic style for teen tratteggiato in un dossier dal Touring Club insieme alla Doxa e alla Borsa del Turismo Scolastico. Un dossier che serve a ricavare gusti e propensioni dell’universo globale giovani e che verrà aggiornato in settembre con uno studio specifico sui percorsi dei prossimi mesi caldi.

La fotografia delle abitudini e della creatività nel loisir dei quattro giorni, della settimana ma anche di un mese intero riguarda duemila giovani rappresentativi della popolazione italiana intervistati attraverso un questionario.
Adolescenti e ventenni omologati nel comportamento, nell’abbigliamento, nel linguaggio. Generalmente "ribelli e contestatari nei confronti della riforma Moratti - suggerisce la ricerca Touring - che a scuola rivendicano soprattutto una capacità decisionale proprio sul tempo libero. Sulla fascia di ore che riguarda le tracce da percorrere per le gite scolastiche. Gite che vogliono programmare da soli, senza l’aiuto dei professori, con tanto di destinazioni e alberghi da selezionare nel grande mercato del business culturale del turismo nazionale e internazionale".

Il target giovanile del viaggio viene indagato dal 2003 in poi. In questi ultimi due anni ha viaggiato l’86% dei ragazzi dimostrando "autonomia dalla famiglia e maggiore indipendenza economica rispetto alla fine dei Novanta". Lo slogan è "almeno quattro notti fuori" che segnala la propensione ad andare in vacanza tre o più volte l’anno (25,3%. Viaggi brevi e susseguenti al posto dell’old style di un mese intero con mamma e papà. Il 27,7% preferisce l’estero all’Italia "per una forte curiosità verso le culture del mondo e per l’accessibilità sempre più delineata a livello internazionale dal low cost degli aerei ma anche dell’inter rail e dall’ospitalità a buon mercato degli ostelli giovanili".

Ma dove e come? In testa c’è la Spagna (16,8% seguita da Germania (13,1%, Croazia (12,2% e Francia (9,4%. La Spagna per le condizioni sociali, la tolleranza ma anche per l’atmosfera della "movida", delle "ramblas" a Barcellona, del fascino seicentesco di Madrid. La Germania con i nuovi allestimenti architettonici berlinesi, delle nuove città oltremuro come Dresda che offre una ricettività ultramoderna caratterizzata da stili di consumo collettivi (negli ostelli ti servi direttamente in frigo, vince la community a prezzi accessibili). La Francia mantiene la postazione dovuta alle sue attrattive di sempre, i profumi della Provenza, l’intramontabile attrazione di Parigi. La Croazia? Costa poco e offre panorami mozzafiato. Insieme alla Gran Bretagna, secondo gli specialisti del settore, sarà la grande attrattiva dell’estate 2006. Le isole greche invece finoscono in coda, sono demodées. Vengono visitate soltanto dal 3,4% degli intervistati.

Ma la grande passione resta l’Italia. L’Italia centrale con la Toscana descritta dai capolavori di Forster ("Camera con vista") e poi la Sicilia (entrambe preferite dal 10,% seguite da Puglia (8,5%, Calabria (8,1% ed Emilia Romagna (7,5%. Emilia e Grecia restano indietro, terre datate che "oggi ai giovani dicono poco". Come la Sardegna: "Troppo lontana e troppo cara".

L’attrattiva più interessante resta comunque il mare (65,2% che respinge indietro la montagna (16,9%. Quanto ai modi, teen e ventenni si schierano per "le case in affitto da prenotare tutti insieme", disdegnano, quando ci sono, quelle dei genitori (18,7% amano campeggiare (7,5%. E quando si mettono in viaggio vogliono stare comodi, in automobile (48,5%, in treno (19,1%, per gli itinerari più lunghi chiedono l’aereo low cost (16,7%. La moto resta relegata al 4,6%, la nave al 5,1%.

Mezzi di trasporto che vengono scelti nei dettagli anche per le gite scolastiche, grandi occasioni per conoscersi meglio all’interno del gruppo di classe già strutturato. Gite fatte dai due terzi dei ragazzi intervistati (65% di cui 50,2%, la metà, in Italia e 49,8% all’estero. Percentuali simili che segnalano un interesse crescente verso questo tipo di loisir con professori a seguito. Professori che non devono mai decidere da soli ma che devono saper accogliere "i gusti degli studenti".

"Il viaggio ormai è la grande passione di giovani che si muovono verso l’estero più degli adulti e esprimono una curiosità per mete non tradizionali anche a costo di spendere tutti i loro risparmi - commenta Cristina Rapisarda Sasson del Touring Club - cercano ostelli e rifuggono l’agriturismo, scelgono l’estero a prezzi bassi ma con stili di vita in sintonia con quelli urbani. E’ da qui, dallo studio del viaggio che si capisce la loro realtà, la loro vera vocazione".


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venerdì 25 novembre 2005
ore 11:01
(categoria: "Vita Quotidiana")



«La Costituzione è il fondamento della Repubblica democratica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal Governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà».

Don Luigi Sturzo, Discorso al Senato del 27 giugno 1957


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venerdì 25 novembre 2005
ore 10:50
(categoria: "Vita Quotidiana")



Un giornale senza pregiudizi che non farà sconti a nessuno
di B. SEVERGNINI

Se sapete l’inglese, e volete arrabbiarvi, leggete il «survey» dell’Economist sull’Italia, che esce oggi. Vi arrabbierete se siete patriottici, perché il giudizio sullo stato di salute del Paese è impietoso. Vi arrabbierete se siete critici con l’Italia, perché troverete confermati i vostri peggiori sospetti. Vi arrabbierete se siete di centrodestra, perché Silvio Berlusconi e il suo lungo governo escono con le ossa rotte. Vi arrabbierete se siete di centrosinistra, perché una vittoria dell’Unione nel 2006 non viene giudicata una panacea. Anzi.
Copio, incollo e traduco: «Anche se vince, Mr Prodi troverà difficile introdurre le riforme di cui l’Italia ha bisogno — anche perché la sua coalizione abbraccia non meno di nove partiti, parecchi dei quali saranno d’ostacolo al cambiamento». Qualche pagina dopo: «In verità, nessuno dei due maggiori raggruppamenti della politica italiana offre molte speranze a quanti sono convinti che il Paese abbia bisogno di radicali (e dolorose) riforme».
Che dire? Questo, forse. La migliore stampa estera non fa politica in Italia: la guarda (e poi, di solito, scuote la testa). I nostri rappresentanti sostengono il contrario, e liquidano le opinioni dei giornalisti stranieri come irrilevanti e faziose. Salvo poi usare commenti, articoli, paragrafi e singole affermazioni per colpire l’avversario.
Ecco perché questo «survey» non piacerà a nessuno: perché non si presta a essere usato selettivamente. La dirigenza politica — tutta quanta — viene descritta rassegnata o complice. Queste le parole del primo sommario: «Con tutte le sue attrattive, l’Italia è avviata verso lungo, lento declino. Invertire questa tendenza richiede più coraggio di quanto ne abbiano i leader attuali».
I «surveys» sono gli unici pezzi dell’Economist a essere firmati. All’Italia si sono dedicati John Andrews (1993), Matthew Bishop (1997), Xan Smiley (2001) e — quest’anno — John Peet. Prima, durante e dopo i miei di corrispondenza dall’Italia per il settimanale, ho cercato di dar loro una mano. Vi posso assicurare che quei colleghi arrivano senza tesi predefinite — anche se alcuni, in Italia, sono convinti del contrario — e ripartono dopo un paio di mesi con lo stesso preoccupato giudizio: il Paese ha grande possibilità, ma scarse prospettive, a meno che accetti cambiamenti radicali e dolorosi. Ma, come sappiamo, non ne ha alcuna intenzione.
L’opinione sui due leader che s’affronteranno nel 2006 non è più incoraggiante. Silvio Berlusconi, giudicato «inadatto a guidare l’Italia» in una celebre copertina del 2001, resta, agli occhi dell’Economist, inadatto, e per di più irresponsabile: «Quando un primo ministro attacca i magistrati del suo Paese come cospiratori di sinistra, approva leggi che aiutano i suoi interessi e concede ripetuti condoni a persone che evadono le tasse e ignorano le norme urbanistiche, manda un messaggio al cittadino medio: fregatene delle regole».
E Romano Prodi? Il giudizio è meno duro, ma non trasuda ottimismo: «L’attuale opposizione rappresenterebbe un miglioramento? Di certo incoraggerebbe la gente a essere più rispettosa della legge, sebbene anche Mr Prodi sia stato sfiorato dagli scandali. Certo c’è qualcosa di scoraggiante nel fatto che gli italiani in aprile si ritroveranno la stessa scelta di dieci anni prima, tra due candidati che hanno quasi settant’anni. Mr Prodi dice molte cose giuste sulla necessità di introdurre concorrenza e liberalizzazione, ma è dura chiamarlo un liberale e un riformista. Oltretutto, come Mr Berlusconi, sarà ostaggio di altri partiti della sua coalizione».
Conclusione del «survey»: «Nel breve periodo ci sono buone ragioni per essere ansiosi per l’Italia». Vien da dire: se si preoccupa l’Economist, che è inglese, figuriamoci noi.


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venerdì 25 novembre 2005
ore 10:19
(categoria: "Vita Quotidiana")



Economist: "Berlusconi inadatto" ma la sinistra rischia la paralisi

"Il giudizio dell’Economist sul signor Berlusconi è ben noto. Dichiarammo nell’aprile 2001 che era "unfit" (non adatto) a guidare l’Italia. Dopo cinque anni egli ha ancora problemi con la giustizia e ha fatto poco per risolvere il suo conflitto di interessi: inoltre, poiché il governo possiede la Rai, Berlusconi ora controlla o influenza il 90% della televisione terrestre (ma continua a lamentarsi delle critiche ricevute in Tv). Il nostro verdetto dell’aprile 2001 è confermato".

Parole secche contenute in un’inchiesta speciale del settimanale britannico sull’Italia condotta da John Peet e intitolata "Addio, Dolce vita" della quale hanno discusso ieri a Milano Mario Monti e Marco Tronchetti Provera. Tutti si sono dichiarati concordi su un punto: l’Italia ha estremo bisogno di introdurre riforme strutturali nel sistema ma nessuno sembra in grado di farle.

"È una sensazione agrodolce essere criticati dall’Economist. Il suo giudizio non va mitizzato né demonizzato, va semplicemente utilizzato e rischia di diventare il nuovo vincolo esterno dell’Italia", ha ricordato Monti. "Oggi la priorità è fare le riforme strutturali ma con la protezione dell’euro è più difficile creare un clima drammatico tale da far digerire politiche di rigore all’opinione pubblica".

Il ritratto dell’Italia proposto dall’Economist è senza dubbio acido. Il miracolo economico del dopoguerra è finito. La crescita media negli ultimi 15 anni è stata la più lenta d’Europa e ora rappresenta soltanto l’80% di quella del Regno Unito. Le piccole aziende familiari, spina dorsale del paese, sono sotto una crescente pressione, i costi salgono ma la produttività ristagna.

Con l’euro si è bloccata la valvola di sfogo delle svalutazioni, la competitività peggiora e le quote di export mondiale sono molto basse. Per produttività l’Italia è 47° al mondo, appena sopra al Botwana. Ma per fortuna gli imprenditori italiani non si scoraggiano.

"L’Economist - ha spiegato Tronchetti Provera - sembra fare una sintesi di quanto già scritto dalla stampa italiana, senza mettere in luce la parte positiva di un Paese che dà anche segni di ripresa". "L’Italia - ha proseguito il presidente di Telecom - ha avuto una caduta di credibilità che in parte sta recuperando ma bisogna fare di più, fare sistema e rimboccarsi tutti le maniche per dare fiducia, perché c’è possibilità di crescita: questo Paese può sorprendere".

Il caso Fazio di certo non ha aiutato all’immagine internazionale dell’Italia e Peet non ha mancato di sottolinearlo parlando di "credibilità fatta a pezzi dall’intransigenza del governatore". Una frase non degna di commento per l’unico banchiere in sala, Enrico Salza, presidente del Sanpaolo.

Il guaio, se si segue la visione proposta dall’Economist, è che Berlusconi ha perso l’occasione storica di promuovere una politica di privatizzazioni e liberalizzazioni e ora "molti dei suoi supporters si sentono delusi". Tuttavia non c’è tanto da sperare nel centrosinistra, favorito per la vittoria nel 2006. "Se Romano Prodi riuscisse a vincere - continua Peet nella sua analisi impietosa - troverà difficile introdurre riforme, se non altro perché la sua coalizione abbraccia non meno di nove partiti, molti dei quali si opporranno al cambiamento".

Cosa salvare? Oltre alla riforma delle pensioni e del lavoro, il ministro Moratti ha lavorato duro per promuovere la ricerca e migliorare le Università e ha pagato la politica estera al fianco degli americani. Sorprende che il turismo, per un Paese che ha tanto da offrire, sia così poco sviluppato. Non rimane che sperare "nell’estro, nell’inventiva e nella creatività degli italiani per salvare un Paese che è ancora ricco in tutti i sensi. A breve però ci sono buoni motivi per essere pessimisti".


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giovedì 24 novembre 2005
ore 19:23
(categoria: "Vita Quotidiana")



Cosa volete, tutti facciamo stronzate, da giovani. Saddam ha gasato il suo popolo. Io ho comprato un bootleg di John e Yoko che sbadigliano per un’ora nel registratore. Gli sbagli sono necessari per renderci saggi. Non vi siete mai ubriacati e pisciati nei pantaloni? Non avete mai venduto droga ai bambini delle elementari? Non vi è mai venuto il panico perché non vi diventava duro a un party e vi siete sentiti costretti a uccidere la squillo? Oh, se solo la saggezza arrivasse prima di compiere cazzate. E Lapo ha tre transessuali che lo provano.

By Daniele Luttazzi


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giovedì 24 novembre 2005
ore 18:35
(categoria: "Vita Quotidiana")



Si intitola "Speaking with hands. Photographs from the Buhl Collection" la mostra in corso dal 25 novembre al Museo Guggenheim di Bilbao. Esposte circa 170 fotografie che hanno, come soggetto, le mani. Le opere appartengono alla collezione di Henry M. Buhl, che dopo aver lavorato trent’anni come broker si è ritirato a SoHo, NY, per dedicarsi alla sua passione, la fotografia. Oggi collabora con molte istituzioni artistiche ed è anche membro del Comitato fotografico del Solomon R. Guggenheim Museum di New York. Le foto esposte sono firmate, fra gli altri, da Diane Arbus, Richard Avedon, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson.



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giovedì 24 novembre 2005
ore 18:17
(categoria: "Vita Quotidiana")



Infibulazione, 3 milioni di bambine all’anno

Circa 3 milioni di bambine ogni anno subiscono menomazioni genitali, come l’infibulazione o addirittura l’escissione. La maggior parte di queste pratiche ha luogo nei Paesi islamici dell’Africa sub-sahariana e nel Medio Oriente, ma derivano da tradizioni pre-islamiche che non hanno nulla a che vedere con la religione.
Il dato è contenuto da un rapporto dell’Unicef in cui si afferma però che con un adeguato impegno e sostegno questa barbara pratica può essere eliminata nell’arco di una sola generazione. «Un cambio reale e durevole è possibile», ha detto Marta Santos Pais, direttrice del Centro di ricerca Innocenti dell’Unicef. «Il cambiamento avverrà quando le comunità saranno messe nella condizione di compiere scelte che non siano dannose e che emancipino gli individui e la società».

MIGLIORE RACCOLTA DI DATI - Nei 28 Paesi dove la mutilazione genitale femminile viene praticata, circa 130 milioni di bambine e donne ne sono vittime, una delle più persistenti violazioni dei diritti umani subite in silenzio. Precedenti stime ritenevano che annualmente venissero sottoposte alla pratica 2 milioni di bambine; le nuove cifre di 3 milioni all’anno non riflettono un aumento, ma sono il frutto di una migliore raccolta dati, afferma l’Unicef. Il nuovo rapporto guarda anche alle strategie che stanno aiutando le comunità ad abbandonare la pratica, tra cui le iniziative appoggiate dall’Unicef in Egitto, che guidano le comunità a impegnarsi in discussioni pubbliche per affrontare apertamente il problema, le appoggiano nelle dichiarazioni collettive di abbandono della pratica, e diffondono il loro messaggio alle comunità vicine. Il coinvolgimento di importanti personaggi pubblici, tra cui capi tradizionali e religiosi, può svolgere un ruolo decisivo per stimolare il dibattito pubblico. Personale sanitario, guaritori tradizionali, operatori sociali e insegnanti devono essere istruiti e appoggiati in maniera da scoraggiare la pratica.

LE IMMIGRATE NEI PAESI INDUSTRIALIZZATI - L’escissione è un problema che riguarda anche le donne che vivono nelle comunità di migranti nei Paesi industrializzati. Leggi che proibiscono le mutilazioni sono state approvate in alcune nazioni occidentali. Egitto, Sudan, Yemen e altri Paesi stanno preparando una dichiarazione per annunciare la propria intenzione di abbandonare tale pratica.
«I genitori organizzano l’escissione delle figlie per diventare membri accettati dalla società», ha spiegato Rima Salah, vice direttore esecutivo dell’Unicef. Non avere effettuato l’operazione è motivo di vergogna ed esclusione. «Con un lavoro a lungo termine, l’importanza di preservare intatte le bambine può infrangere altre preoccupazioni relative alla condizione sociale». Sebbene ci siano evidenze che in alcuni Paesi la percentuale di bambine mutilate stia diminuendo, sono stati fatti pochi progressi per diminuire la pratica globale.


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giovedì 24 novembre 2005
ore 17:14
(categoria: "Vita Quotidiana")



AL-JAZIRA: SIT-IN PROTESTA GIORNALISTI CONTRO BUSH

Tutto il personale della televisione satellitare Al-Jazira ha tenuto oggi un sit-in di protesta in diverse capitali arabe, per denunciare un presunto proposito del presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, di fare bombardare il quartier generale a Doha del network pan-arabo. La manifestazione simbolica si e’ tenuta nella sede centrale e in molti uffici di corrispondenza all’estero. La Casa Bianca ha piu’ volte accusato ’Al-Jazira’ di faziosita’ e di complicita’ con il terrorismo islamico, tanto che, secondo un articolo pubblicato martedi’ dal quotidiano londinese ’Daily Mirror’, Bush ad aprile del 2004 avrebbe manifestato al premier britannico, Tony Blair, l’intenzione di fare bombardare la sede centrale della stazione televisiva. Ieri un centinaio di dipendenti dell’emittente del Qatar, tra giornalisti e poligrafici, aveva firmato una petizione per l’avvio di un’inchiesta ufficiale su quanto scritto dal ’Mirror’ e sui bombardamenti degli uffici di corrispondenza a Kabul e a Baghdad, avvenuti rispettivamente nel 2001 e nel 2003.


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giovedì 24 novembre 2005
ore 17:07
(categoria: "Vita Quotidiana")



Internet? La provincia batte tutti
Il Sud Italia fanalino di coda
Tra le regioni primeggia il Trentino Alto Adige


ROMA - Internet: provincia è bello. Secondo una ricerca condotta dall’Istituto di informatica e telematica del Cnr, realtà minori come Pisa e Bolzano sono le province italiane dove è concentrato il maggior numero di utenti della Rete. Due realtà piccole che staccano metropoli come Milano e Roma. E città più grandi come Firenze. Tra le regioni il primato tocca al Trentino Alto Adige che supera la Toscana, il Lazio e la Lombardia.

Lo studio si basa sull’archivio della struttura del Cnr che assegna i domini Internet a targa e analizza i dati relativi a oltre un milione di nomi a dominio "it" registrati tra il gennaio 1990 e il 31 dicembre 2004. Da questa massa di dati i due ricercatori, Maurizio Martinelli e Michela Serrecchia, sono riusciti a individuare le aree geografiche del paese dove Internet è più diffuso e utilizzato, sia tra le aziende che tra le persone fisiche e gli enti no-profit.

A livello generale le province di media dimensione del Nord Italia registrano mediamente tassi di penetrazione molto più elevati delle grandi aree urbani. Scarso l’appeal della Rete nel Sud d’Italia: la prima provincia in classifica è Pescara (44esima), mentre Napoli è addirittura al 79esimo posto. A confermare il quadro nessuna regione del Sud compare tra le prime dieci posizioni.

Per quanto riguarda le aziende, che statisticamente rappresentano la stragrande maggioranza dei domini registrati in Italia, Pisa stacca Bolzano, Milano, Roma, Firenze e Siena. Sempre negative le note per il Sud con Napoli relegata al 41esimo posto. Mentre Enna chiude la classifica con valori ben al di sotto della media nazionale. Tra le regioni, bene le aziende del Trentino Alto Adige, prime in classifica davanti a Lombardia, Toscana e Lazio. Brillante, invece, il 12esimo posto della Campania.

Pisa si aggiudica la prima posizione anche tra le persone fisiche, staccando Roma, Rimini e Firenze. "Un exploit sorprendente - dicono gli autori della ricerca - sul quale sono in corso approfondimenti: non è da escludere che abbiano influito la forte presenza universitaria e del mondo dell’associazionismo".

Ribaltone, invece, sul fronte dell’associazionismo dove sono le grandi province a sfruttare al meglio i vantaggi della tecnologia. In testa alla classifica c’è Roma, seguita da Milano, Pisa, Firenze e Bologna. Anche Napoli e Palermo occupano posizioni di rilievo nella graduatoria (rispettivamente decima e tredicesima posizione). Le tre regioni che registrano i più alti tassi di penetrazione sono, nell’ordine, Lazio, Lombardia e Toscana.

"Questi dati ridimensionano il mito dell’economia della rete immateriale - dicono di due ricercatori - E’ tutto da dimostrare che le zone del paese con maggiori problemi infrastrutturali possano ridurre lo svantaggio puntando tutto sulla rete Internet: chi è indietro nello sviluppo economico perde ulteriori posizioni, probabilmente anche perché a esso si associa anche un minore interessamento alle nuove tecnologie e alla loro adozione".


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giovedì 24 novembre 2005
ore 16:41
(categoria: "Vita Quotidiana")



Nestlé, la Procura sul caso Storace "Affermazioni rilevantissime"

Per gli inquirenti, "non passano come acqua fresca" le dichiarazioni, giudicate "rilevantissime" dalla procura di Ascoli Piceno (alle quali sta prestando "molta attenzione"), fatte dal presidente e direttore generale della Nestlè, Peter Brabeck, che ieri ha parlato di un accordo, concluso nel luglio scorso, con l’Ue e con il ministero della Salute italiano per smaltire fino a esaurimento i lotti di latte per l’infanzia contaminati da Itx.

L’inchiesta del procuratore Franco Ponticelli potrebbe quindi prendere in esame anche questo aspetto della vicenda, oltre all’ipotesi di reato strettamente legata alle violazioni della legge 283 sulla genuinità degli alimenti (ma che potrebbe aggravarsi se si arrivasse a determinare la tossicità della sostanza), e quella riferita ad eventuali ritardi nelle informative alla magistratura.

E sarebbe solo questione di ore il sequestro, sul territorio nazionale, del latte per l’infanzia di un’altra azienda, la Milupa. I riscontri effettuati dall’Arpam di Ascoli Piceno sui campioni di latte liquido prodotti dall’azienda confermerebbero la presenza dell’Itx, la sostanza utilizzata per stampare il tetrapack che contiene il latte.

Intanto arrivano le prime valutazione degli esperti dell’Istituto superiore di sanità, sui campioni di latte Nestlè sequestrato: "Il rischio di effetti genotossici - dice l’Iss - in seguito ad ingestione di ITX, è assente o trascurabile. Non risultano disponibili informazioni su altri effetti tossici". L’Istituto "proseguirà inoltre gli approfondimenti analitici e tossicologici sulla problematica anche tramite la collaborazione con l’Autorità Europea per la Sicurezza alimentare (EFSA), attraverso l’attività dei propri Ricercatori, Membri del Gruppo di esperti scientifici (Panel AFC) della stessa EFSA"


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