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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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giovedì 24 novembre 2005
ore 16:27 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Nestlé, la Procura sul caso Storace "Affermazioni rilevantissime"
Per gli inquirenti, "non passano come acqua fresca" le dichiarazioni, giudicate "rilevantissime" dalla procura di Ascoli Piceno (alle quali sta prestando "molta attenzione"), fatte dal presidente e direttore generale della Nestlè, Peter Brabeck, che ieri ha parlato di un accordo, concluso nel luglio scorso, con l’Ue e con il ministero della Salute italiano per smaltire fino a esaurimento i lotti di latte per l’infanzia contaminati da Itx.
L’inchiesta del procuratore Franco Ponticelli potrebbe quindi prendere in esame anche questo aspetto della vicenda, oltre all’ipotesi di reato strettamente legata alle violazioni della legge 283 sulla genuinità degli alimenti (ma che potrebbe aggravarsi se si arrivasse a determinare la tossicità della sostanza), e quella riferita ad eventuali ritardi nelle informative alla magistratura.
E sarebbe solo questione di ore il sequestro, sul territorio nazionale, del latte per l’infanzia di un’altra azienda, la Milupa. I riscontri effettuati dall’Arpam di Ascoli Piceno sui campioni di latte liquido prodotti dall’azienda confermerebbero la presenza dell’Itx, la sostanza utilizzata per stampare il tetrapack che contiene il latte.
Intanto arrivano le prime valutazione degli esperti dell’Istituto superiore di sanità, sui campioni di latte Nestlè sequestrato: "Il rischio di effetti genotossici - dice l’Iss - in seguito ad ingestione di ITX, è assente o trascurabile. Non risultano disponibili informazioni su altri effetti tossici". L’Istituto "proseguirà inoltre gli approfondimenti analitici e tossicologici sulla problematica anche tramite la collaborazione con l’Autorità Europea per la Sicurezza alimentare (EFSA), attraverso l’attività dei propri Ricercatori, Membri del Gruppo di esperti scientifici (Panel AFC) della stessa EFSA"
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giovedì 24 novembre 2005
ore 15:37 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Daniela Mercury cancellata dal Natale in Vaticano
Già annunciata tra gli artisti internazionali del prossimo Concerto di Natale in Vaticano, la brasiliana Daniela Mercury, artista indipendente, impegnata nel sociale e vicina alla Chiesa Cattolica di Bahia, è stata cancellata dal cast. La ragione: aver messo la sua immagine e la sua musica a disposizione di una campagna per luso del preservativo come strumento di prevenzione dellAids promossa dal Ministero della Salute brasiliano.
Daniela, tra laltro ambasciatrice dellUnicef e dellUnaids, il programma delle Nazioni Unite per la lotta allAids, ha diffuso una nota ufficiale in queste ore, lamentando lesclusione: "Sono molto delusa di non poter rappresentare il mio Paese al Concerto in Vaticano e di non potermi esibire assieme a grandi artisti provenienti da tutto il mondo. Ma riaffermo il mio diritto di dissentire dalla posizione della Chiesa in qello che dice rispetto alluso del preservativo come forma di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, come lAids. Per me il preservativo è uno strumento di protezione della vita".
Secondo il quotidiano brasiliano O Globo, la Mercury era stata invitata dal Vaticano cinque mesi fa. Il nome dellartista figurava ancora in elenco lo scorso 11 novembre, quando la stampa era stata convocata per il 2 dicembre alla conferenza stampa di presentazione del Concerto di Natale in Vaticano, spettacolo che si terrà il giorno successivo nella consueta ambientazione della Sala Nervi. Era stato persino diffuso il contenuto della sua esibizione: le canzoni Águas de Março, Canto da Cidade oltre a due brani di musica sacra con laccompagnamento dellOrchestra Sinfonica di Palermo. Solo in questi ultimi giorni la Curia Vaticana deve aver scoperto il "misfatto" di cui si è resa colpevole la Mercury. E accaduto nel febbraio scorso, durante i giorni del Carnevale, quando il sesso occasionale diventa normalità in tutto il Brasile. Sugli schermi televisivi e alla radio passa un jingle musicato e cantato da Daniela Mercury e il suo trio elettrico. Lo slogan: "Vista-se! Use sempre camisinha!" (Stai attento! Usa sempre il preservativo). Il 7 febbraio Daniela e il suo trio erano addirittura scesi in strada a Salvador de Bahia, indossando magliette con lo slogan della campagna pro-preservativo impresso sul petto, percorrendo il circuito Barra-Ondina.
Torna alla mente il ricordo di Lauren Hill, la cantante afroamericana che nel 2003 aveva accettato linvito al Concerto di Natale in Vaticano e che dal palco della sala Nervi aveva scandalizzato le più alte autorità spirituali della Chiesa Cattolica invitandole a chiedere perdono per i crimini commessi negli Usa dai preti pedofili. Momento che fu accuratamente tagliato dalledizione televisiva dello show. La Chiesa Cattolica chiede allUomo di salvarsi dallAids con la castità e combatte luso del preservativo. Ma ha imparato ad apprezzare, a sue spese, il valore della "prevenzione". Ecco perché la Mercury non ci sarà.
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giovedì 24 novembre 2005
ore 14:56 (categoria:
"Vita Quotidiana")
dal blog di ghirotta, che ringrazio
It has been brought to our attention by several officials visiting our establishment in Rome that offensive language is commonly used by our Italian speaking staff. Such behaviour, in addition to violating our policy, is highly unprofessional and offensive to both visitors and staff. All personnel will immediately adhere to the following rules: 1. Words like cazzo, porca puttana or mi sono rotto il cazzo and other such expressions will not be tolerated or used for emphasis or dramatic effect, no matter how heated a discussion may become. 2. You will not say ha fatto una cazzata when someone makes a mistake, or se lo stanno inculando if you see someone being reprimended, or che stronzata when a major mistake has been made. All forms and derivations of the verb cagare are utterly inappropriate and unacceptable in our environment. 3. No project manager, section head or administrator under any circumstances will be referred as figlio di puttana, coglione, testa di cazzo. 4. Lack of determination will not be referred to as mancanza di palle nor will persons who lack initiative be referred to as bradipo or cagone. 5. Unusual or creative ideas offered by the management are not to be referred as cagate mentali or idee del cazzo. 6. Do not say come rompe le palle nor ha rotto i coglioni if a person is persistent; do not add gli fa ancora male il culo if a colleague is going through a difficult situation. Furthermore, you must not say siamo nella merda (refer to item # 2) nor ci hanno aperti when a matter becomes excessively complicated. 7. When asking a someone to leave you alone,you must not say vattene affanculo nor should you ever substitute May I help you? With che cazzo vuoi? 8. Under no circumstances should you ever call your elderly industrial partners vecchi stronzi. 9. Do not say me ne sbatto when a relevant project is presented to you, nor should you ever answer ciucciami il cazzo when your assistance is required. 10. You should never call partners as frocio or mignotta; the sexual behavior of our staff is not to be discussed in terms such as culattone or bagascia. 11. Last but not least, after reading a note please don’t say mi ci pulisco il culo. Just keep it clean and dispose of it properly. Thank you. Regards,
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giovedì 24 novembre 2005
ore 14:39 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Veltroni e l’Africa: "Desolante che l’Italia sia ultima per aiuti"
Per gli aiuti all’Africa la situazione italiana è desolante. "Eravamo già in fondo alla classifica con lo 0,17% del Pil e ora rischiamo, con i tagli di questa Finanziaria, di precipitare addirittura allo 0,12% del Pil: ultimi tra gli ultimi". Il primo cittadino della capitale, al fianco di Mikhail Gorbaciov, ha aperto in Campidoglio i lavori del VI summit mondiale dei Nobel per la pace, dedicato quest’anno all’"Emergenza Africa, dall’attenzione all’azione".
"L’Africa non può più attendere - dice Veltroni -. Bisognerà affrontare il tema della diseguaglianza, altrimenti rischierà di esplodere come una bomba atomica nel tranquillo mondo occidentale". Il sindaco ha ricordato alcune cifre del dramma africano: l’aids è al picco più alto dal 1981 con cinque milioni di nuovi casi, 3 milioni 200 mila dei quali in Africa subsahariana; 120 milioni di bambini non sanno cosa sia un’aula scolastica; sei milioni di bambini muoiono ogni anno per fame.
In questo scenario, secondo Veltroni, "il ricco occidente appare preoccupato solo di difendere i proprio privilegi, senza sentire il dolore degli altri". In particolare, ha sottolineato quanto sia desolante che l’Italia "sia ultima tra gli ultimi", per la quota di prodotto interno lordo destinata agli aiuti allo sviluppo.
Per Veltroni è necessario "agire con finanziamenti per contrastare aids e malaria, con l’effettiva cancellazione del debito, con lo 0,7 per cento del Pil di ogni Paese finalmente tramutato davvero in aiuti allo sviluppo".
Il sindaco ha anche ricordato l’impegno di Roma in favore dell’Africa, una azione attraverso la quale è stato anche possibile verificare le potenzialità di quel continente. Ha ricordato così la scuola realizzata a Maputo, in Mozambico, grazie all’ impegno dei ragazzi di alcuni licei romani e quella che fra pochi giorni sarà aperta a Gatare, in Ruanda. Il sindaco, infatti, sabato prossimo partirà con gli studenti romani per una tre giorni in Ruanda.
Nella sala Giulio Cesare, il sindaco, ha consegnato alla rockstar Bob Geldof il "Man for peace award 2005": "per l’impegno incondizionato, per le iniziative umanitarie con le quali ha catalizzato l’attenzione del mondo sui problemi che affliggono il continente africano".
"Meglio accendere una candela - ha detto il sindaco nel discorso di benvenuto - che maledire l’oscurità. Questo Summit rischiara il dialogo per l’impegno rivolto all’Africa". Alla consegna del riconoscimento erano presenti il cantante Sting e, tra gli altri, anche il fondatore di Solidarnosc, Lech Walesa.
"A nome di noi artisti - ha detto la rockstar irlandese - e del popolo italiano chiediamo alla classe politica italiana, a Berlusconi, a Tremonti, a Gianni Letta, di cambiare questa situazione". Geldof, premiato per il suo impegno per l’Africa, culminato nello storico Live 8 di pochi mesi fa, ha ricordato le drammatiche cifre dell’emergenza africana, con 850 milioni di persone che vivono nella povertà. La rockstar ha detto di respingere con forza "l’idea che ogni mucca in Europa riceva 2,5 dollari al giorno in sussidi, mentre ogni essere umano in Africa ne guadagna solo uno al giorno".
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giovedì 24 novembre 2005
ore 14:03 (categoria:
"Vita Quotidiana")
«Asili, scuole e parchi al posto della base»
Parola d’ordine: sgomberare. I militari se ne vanno, smantellano la base e portano via anche i sommergibili a propulsione nucleare finiti al centro di numerose polemiche e proteste. Lo yankee go home ha l’effetto di restituire aree, strutture e terre, con tanto di specchi di mare attualmente off limits, agli abitanti, ai pescatori e al popolo di turisti che ogni anno invade l’isola parco. Il Pentagono ha deciso: di fronte ad «una nuova serie di minacce» la base de La Maddalena non serve più. «La scelta di lasciare la base - è scritto in una nota del Pentagono - è un risultato del riallineamento della impostazione della difesa degli Stati Uniti su scala globale». L’intesa firmata prevede la chiusura della base e il totale smantellamento e inoltre il trasferimento di uomini, strutture e apparati, compresi i sommergibili a propulsione nucleare in un altro paese dell’Unione Europea. Un esodo sollecitato da tempo dai rappresentanti del centrosinistra e dal governatore della Sardegna. Fu proprio Renato Soru ad invitare gli americani a «fare le valigie in amicizia e senza rancore» per restituire «le terre alla Sardegna».
Gli americani fanno le valigie. È più soddisfatto o più stupito per questa vittoria? «Non ci si deve mai disperare davanti a una cosa che va male ed esaltare davanti a un’altra che va bene. È un risultato atteso che arriva un po’ prima di quanto pensassi. E, come tutte le conquiste, ci mette davanti alle nostre responsabilità».
La firma dell’accordo ha come conseguenza, oltre allo sgombero dei sommergibili, la chiusura delle basi e il trasferimento. Che cosa succederà a La Maddalena, un’isola dove buona parte dell’economia è stata sostenuta proprio dalla presenza dei militari, tanto italiani quanto americani? «La Maddalena ha davanti a sé un’opportunità e anche una responsabilità. La Regione starà accanto alla popolazione».
In che modo? «In primo luogo cercando di far passare tempestivamente al demanio regionale i beni dismessi. Lo chiederò al ministro Martino. A lui chiederò anche i tempi tecnici di tutta questa operazione».
La chiusura delle strutture militari lascerà senza lavoro anche centinaia di persone attualmente impegnate nell’arsenale militare e nella base Usa, si parla di non meno di 250 persone. «A loro deve essere garantito il lavoro e un impiego dignitoso, sia ai civili sia ai militari e naturalmente ai numerosi abitanti».
Una volta liberate come saranno sfruttate e utilizzate le aree e le strutture? «Non bisogna dimenticare l’aspetto turistico di questo territorio. Poi assieme al Comune e alla Provincia della Gallura cercheremo di studiare soluzioni migliori senza dimenticare la necessità di asili e scuole per i residenti».
Intanto però la base militare sta crescendo... «Nessun problema: anche le nuove opere passeranno al Comune e saranno comunque utilizzate per creare nuove opportunità di lavoro anche per le future generazioni».
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giovedì 24 novembre 2005
ore 12:47 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La lezione del Quirinale di MASSIMO GIANNINI
Con la forza morale e la fermezza istituzionale che ha dimostrato sul campo in questo difficile settennato, Ciampi ha dato un’altra lezione al centrodestra. Con poche parole, che stavolta non si prestano a manipolazioni o a strumentalizzazioni di parte, ha stroncato sul nascere il toto-Quirinale. Ha chiuso il sipario sull’ennesima, meschina sceneggiata che il teatrino della politica ha provato a inscenare intorno al suo nome. Nella maggioranza, adesso, c’è chi dice che il discorso pronunciato in Turchia dal presidente della Repubblica non è una risposta alla sortita di Fini di sabato scorso. E’ vero l’esatto contrario.
Quell’uscita del leader di An sull’opportunità di un reincarico è stata indebita e intempestiva. Forse lo è stata anche al di là delle intenzioni e delle interpretazioni. Ma sta di fatto che si è rivelata per quello che era: una "pillola avvelenata", inaccettabile per un capo dello Stato dello spessore umano e politico di Ciampi. Sul piano formale, lo ha costretto a contravvenire a una regola di comportamento cui non è mai venuto meno nel corso del suo mandato: non parlare di politica interna durante una trasferta internazionale. E già questo dà l’esatta misura di quanta irritazione personale abbia prodotto sulla più alta autorità della nazione. Sul piano sostanziale, lo ha costretto a fare quello che un organo "sovrano" non fa mai: parlare della sua successione, o della sua sostituzione. E già questa è la prova ulteriore di quale torsione delle regole la Cdl abbia scaricato sugli assetti della Repubblica.
Ciampi ha risposto con nettezza. "L’unica mia aspirazione è portare a termine con dignità il mandato che mi è stato affidato nel maggio ’99". In questa frase c’è riassunto tutto il prezioso lavoro di pedagogia istituzionale che ha svolto in questi anni. E la rituale "esegesi" di questa esternazione presidenziale è chiarissima. Ciampi lancia un doppio messaggio. Il primo messaggio riguarda entrambi i poli: a nessuno sarà permessa la licenza di trascinare anche il capo dello Stato nel gioco al massacro di una campagna elettorale becera e rancorosa. A nessuno sarà consentito il lusso di usare l’attuale inquilino del Colle come "ostaggio" o come pedina di scambio nel grande suk istituzionale che si aprirà dopo le elezioni. Ciampi non è "merce spendibile" sul mercato della politica. Resta fedele al suo giuramento: è un presidente di garanzia, e quindi il presidente di tutti.
Il secondo messaggio riguarda il centrodestra, alla disperata ricerca di uno sbocco per un dopo-voto che si preannuncia rovinoso: nessuno si illuda di poter condizionare il suo insindacabile "magistero", in quest’ultimo scorcio di legislatura che lo vede alle prese con le ultime "leggi-vergogna" della Cdl (proporzionale, ex Cirielli e forse, chissà, persino abolizione della par condicio). Nessuno immagini di condizionarne le scelte, con la volgare promessa di un secondo mandato del quale l’unico, possibile dominus - a tempo debito e di fronte a un’eventuale proposta condivisa da tutte le forze espresse dal prossimo Parlamento - non potrà che essere lui stesso. Al contrario di quanto disse l’irresponsabile Cavaliere alla vigilia del rinvio alle Camere della riforma dell’ordinamento giudiziario, Ciampi non ascolterà nessuna "sirena", ma fino all’ultima ora del 13 maggio 2006 continuerà a decidere sulla promulgazione delle leggi secondo l’unica stella polare che l’ha sempre guidato finora: la Costituzione. Quella Costituzione che per Berlusconi e Bossi è solo un inutile ferrovecchio, e di cui invece il presidente della Repubblica è custode e garante in nome del popolo italiano.
"Dignità", è la parola-chiave di Ciampi. Il suo settennato ne è il simbolo. Quanto al Polo, i suoi leader hanno felicemente risolto il problema: per non perdere la dignità, basta non averla.
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giovedì 24 novembre 2005
ore 11:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Requiem per la cultura: lo sciopero in musica delle orchestre di Stefano Miliani
Volete un’idea delle conseguenze che avranno i tagli allo spettacolo decisi dal governo? Sulle circa 200 mila persone che lavorano nel settore, resteranno a spasso 60 mila. Il 30%. Una cifra pazzesca. Lo stima Silvano Conti, segretario nazionale dello spettacolo della Cgil. E se la notizia vi fa arrabbiare, sappiate anche che chi lavora in questo campo, musica, teatro, cinema, circhi, tecnico o artista che sia, non ha ammortizzatori sociali, non ha cassa integrazione, non ha nulla a cui aggrapparsi. Anche per questo nel giorno dello sciopero nazionale contro la Finanziaria, venerdì 25 novembre, i lavoratori del settore scioperano e contro i tagli al Fondo unico per lo spettacolo (il Fus) otto ore invece di quattro ore come gli altri. Niente teatri, concerti, balletti, cinema, e nei principali teatri musicali, dal Maggio fiorentino alla Fenice di Venezia, dalla romana Santa Cecilia insieme a quelli della Scala al San Carlo napoletano, i cori e le orchestre suonano in simultanea in concerti aperti e gratuiti le Messe da Requiem di Mozart, Verdi e Brahms come simbolico “de profundis” della cultura (clicca per leggere tutti gli appuntamenti). Lo sciopero è unitario: lo hanno proclamato la Slc-Cgil, la Fistel-Cisl, la Uilcom-Uil e la Fials-Cisals.
Ricapitoliamo. La base di partenza è il Fus del 2005 che è di 464 milioni. Per il 2006 sarà di 385, cioè 79 in meno dopo che le proteste hanno fatto risalire lo stanziamento da 300 a 385 milioni. Ma le proteste non hanno salvato il fondo per il 2007 e per il 2008, quando piomberà a 300 milioni. Nella precedente legislatura, prima del governo Berlusconi per capirsi, il Fus era arrivato a 520 milioni di euro. Se il finanziamento fosse stato adeguato in coerenza con la legge che lo istituì nel 1985 ora sarebbe di 800 milioni di euro. Ma da quando c’è il centro destra al governo, ogni anno è stata una sforbiciata pesantissima. I numeri parlano chiaro. Ma andrà perfino peggio. Perché lo Stato copre il 45% delle spese dello spettacolo, la Finanziaria taglia duramente i bilanci di Regioni, Province e Comuni i quali, messi insieme, coprono ben il 55%. Un qualcosa come oltre 600 milioni di euro, stima sempre la Cgil. Che si ridurranno molto, ci vuole poco a prevederlo. Quanto? Del 20% stima ancora Conti. Forse, probabilmente, di più.
«Il settore è economicamente in stato comatoso. Con i tagli chiuderanno migliaia di aziende e decine di migliaia di lavoratori andranno a casa. Ricordo che non hanno la disoccupazione né ammortizzatori sociali» – insiste Conti – «Il reintegro parziale dei tagli serve a poco, lo vogliamo completo e riportare il Fus alla somma del 2005. È possibile farlo, basta ricorrere ai 500 milioni di euro che la Presidenza del consiglio dei ministri ha a disposizione. Contiamo molto su questo sciopero. Anche per il rapporto con il pubblico».
Oltre allo sciopero c’è anche una proposta. La presenteranno il 29 novembre Cgil, Cisl, Uil, l’Agis, l’Anica e associazioni professionali con un documento di base che verrà presentato a tutte le forze politiche, alle Regioni, alle Province e ai Comuni. Quali sono i cardini del documento lo spiega ancora Conti: «Prima di tutto la cultura è come il welfare, va sottratta alle leggi di bilancio, alle Finanziarie e alle manovre correttive. Quindi il Fus va rivalutato e agganciato a parametri certi. Ricordiamo che rispetto all’85 oggi dovrebbe essere 800 milioni di euro, che in Italia l’investimento in cultura è lo 0,16% del Pil, in altri Paesi europei arriva all’1. Non si capisce che la cultura è anche investimento”. Proposte? “Prima di tutto bisogna prevedere reti di sostegno sociali per chi rimane senza lavoro; altro esempio, dovrà essere defiscalizzato, cioè non tassato, l’intero contributo di un privato alle fondazioni lirico-sinfoniche perché questo impegno diventi appetibile. Nei teatri musicali italiani lavorano circa 7.000 persone».
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giovedì 24 novembre 2005
ore 10:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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giovedì 24 novembre 2005
ore 10:57 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il Tfr al Consiglio dei ministri Il governo è diviso sulla riforma
Si preannuncia un duro scontro sul Tfr stamane in Consiglio dei ministri, cominciato intorno alle 10. Già ieri se ne sono avuti gli anticipi, con il ministro del Welfare Roberto Maroni che ha ribadito che "non cè più tempo per i rinvii", argomentazione che è stata successivamente sostenuta anche dal ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno, e il ministro della Funzione Pubblica Mario Baccini, che di contro ha chiesto "una pausa di riflessione".
La riforma fortemente voluta dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, dovrebbe poter contare sullappoggio di An ma incontrerebbe forti perplessità da parte di alcuni Ministri come La Malfa, Pisanu e appunto Baccini dellUdc.
Fondamentale la posizione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che oggi in una nota Maroni smentisce di aver definito in unintervista a Repubblica "gran burattinaio" dellaffossamento della riforma. "In merito a quanto riportato sul quotidiano La Repubblica smentisco di aver rilasciato dichiarazioni offensive nei confronti del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi", dice oggi Maroni. "In particolare - prosegue Maroni - non ho mai detto che il Presidente del Consiglio sarebbe il gran burattinaio".
Il nodo principale della riforma è rappresentato dalla portabilità del contributo da parte del datore di lavoro: secondo la riforma, il lavoratore che sceglie i fondi negoziali può contare anche su tale contributo che si aggira sull1% del Tfr. Nel caso di fondi aperti, come quelli proposti dalle compagnie di assicurazione, il contributo verrebbe meno. Proprio su questo, si sono impuntate le assicurazioni che chiedono pari condizioni con i fondi chiusi.
A questo punto, sarebbero due le proposte di mediazione: la prima, quella di prevedere che il contributo del datore di lavoro, dopo due anni di "parcheggio" nei fondi negoziali, possa essere trasferito nei fondi aperti, sempre con il consenso del lavoratore. La seconda, che proporrà sicuramente il Ministro Maroni, di aprire un tavolo di monitoraggio nel suo primo anno di applicazione della riforma e decidere eventuali "correttivi" allo scadere dei 12 mesi, anche per quanto riguarda la cosiddetta portabilità del contributo.
Se passerà, la riforma del Tfr decollerà dal prossimo primo gennaio: lo chiedono i sindacati e il mondo delle imprese, lo hanno recentemente sollecitato anche il governatore di Bankitalia Antonio Fazio e il Fondo Monetario Internazionale.
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giovedì 24 novembre 2005
ore 10:27 (categoria:
"Vita Quotidiana")
«Don Camillo è diventato l’eminenza grigia d’Italia? Se si eccettua un pugno di laici radical-socialisti nessun partito si oppone alla crescente influenza di Ruini nella politica. I dubbi più forti nascono dentro la Chiesa. Alcuni sacerdoti cominciano a rammaricarsi che il riferimento a Gesù sia poco presente nei suoi interventi».
Le Monde, 23 novembre
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