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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


lunedì 17 ottobre 2005
ore 17:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



Prodi: fare l’election day il 9 aprile
Fare l’election day il 9 aprile per unire in una sola data elezioni politiche e amministrative: è la richiesta avanzata oggi dal leader dell’Unione Romano Prodi. "Chiederemo - ha chiarito il Professore - l’accorpamento in un decreto di tutte le elezioni al 9 aprile, insistendo sull’election day anche perché si risparmierebbero 150 milioni di euro e sarebbe un segnale di serietà".


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lunedì 17 ottobre 2005
ore 16:39
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Il rischio più grande?
La frenesia del sabato sera"
di CRISTINA NADOTTI

A Ravenna il consultorio cerca di incontrare i giovani in uno dei loro spazi preferiti, internet. Forte di un’esperienza annuale con il contenitore "Spazio giovani" all’interno della struttura sanitaria della Usl, la psicoterapeuta Maria Luisa Andreghetti cura anche un sito, nel quale c’è uno spazio per le domande degli adolescenti.
E’ cresciuta la richiesta di pillola del giorno dopo?
"Sì, nonostante cerchiamo di proporre loro informazioni per una contraccezione responsabile tendono a pensare che "tanto la soluzione c’è". Facciamo fatica a convincerli che l’uso del preservativo è importante anche se conoscono la persona con la quale hanno dei rapporti, tendono a chiedere più spesso la pillola. E confondono tra pillola e pillola".

Quali sono le domande più frequenti sulla sessualità?
"Le ragazze più giovani manifestano molto spesso un senso di inadeguatezza. Tra i 14 e i 16 anni, se hanno le prime esperienze sessuali, confessano che non provano piacere nel rapporto e spesso viene fuori che hanno agito per senso di emulazione, in contesti privi di intimità. Arrivano alla prima esperienza sessuale quando non sono ancora pronte, senza la consapevolezza che è un passo che richiede accordo tra fisico e mente".

E i ragazzi?
"Se chiedono aiuto lo fanno molto più tardi, in tutti i servizi le donne sono molto più rappresentate, gli uomini hanno una sorta di pudore a chiedere aiuto, non a caso su internet intervengono spesso, perché coperti dall’anonimato. Qualche volta sono le ragazze che spingono o il partner o l’amico a rivolgersi al consultorio, ma raramente ci sono adolescenti più giovani dei 17 anni. Il senso di inadeguatezza, tuttavia, è simile a quello delle ragazze. Anche per i ragazzi viene fuori che le prime esperienze non sono state fatte con la persona giusta e nel contesto giusto. La loro preoccupazione è essere impotenti o non all’altezza della situazione".

Cosa spinge entrambi i sessi al primo rapporto, nonostante non si sentano pronti?
"E’ un comportamento legato alla cultura efficientista imperante. Il messaggio è che tutto è facile, non si costruisce niente. Quando li portiamo a riflettere, ammettono di avere pensato che scoprirsi in un letto è una scorciatoia per annullare le difficoltà di comunicazione".

Una scorciatoia da sabato sera?
"Colgo una differenza netta nel modo in cui i giovani manifestano i loro problemi, cercano soluzioni e discutono durante la settimana e poi si comportano nel weekend. Come se esistessero due culture parallele, quella del sabato, con la frenesia, il fare a tutti i costi, lo sballo, e quella del resto della settimana, dedicata alle relazioni e al confronto".

E gli adulti che parte hanno in tutto questo?
"Nel nostro consultorio abbiamo aperto degli spazi anche per i genitori, ma è difficile che vengano a chiederci aiuto o consiglio. Dai racconti dei ragazzi però è chiaro che non esiste più conflitto generazionale. Non ho osservazioni sufficienti per affermare che sono gli adulti che evitano il conflitto, però è certo che a questi ragazzi tutto ciò manca molto".


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lunedì 17 ottobre 2005
ore 16:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Berlusconi sull’orlo di una crisi di nervi. Prodi: «Vada a casa»
di red.

Assomiglia molto ad una crisi di nervi la reazione rabbiosa della destra allo straordinario successo di queste primarie dell’Unione. «Una classe politica in preda ad una crisi isterica» la definisce Nicola Zingaretti, capo della delegazione italiana del Pse al Parlamento europeo.

Uno spettacolo, quello delle primarie, che deve aver depresso non poco Silvio Berlusconi, proprio il giorno dopo lo schiaffo ricevuto dall’ormai ex segretario dell’Udc, Marco Follini. «Prodi ha un solo modo per vincere le elezioni: far votare solo quelli della sinistra, proprio come ha fatto oggi» è l’unica frase che il capo del governo ha dedicato, a denti stretti, alle primarie. Lo ha fatto per reagire alla sollecitazione di Prodi ad «andarsene a casa». Un invito, secondo il leader dell’Unione, che viene direttamente dalla gente. «Sono in tanti a dirglielo» è l’interpretazione di Prodi della massiccia partecipazione di popolo.

Berlusconi non è naturalmente solo nel reagire con rabbia. Livorosa Isabella Bertolini, capogruppo di Forza Italia: «Oggi è il giorno della grande truffa politica dell’Unione, della disperata propaganda della sinistra». Per Antonio Tafani, eurodeputatao azzurro, «le primarie si trasformano in una sconfitta per l’Unione, che perde Mastella, indignato per il modo in cui si vota a sinistra. L’impressione è quella di un grande bluff che non ha incantato neppure tutti i partiti del centrosinistra»

Sono dichiarazioni «molto piccole» commenta il sindaco di Roma Walter Veltroni. Secondo il sindaco della capitale «quando tanta gente va a votare è un fatto di grandissima importanza, bisogna preoccuparsi quando i cittadini non vanno a votare, non quando ci vanno».

«È un evento di straordinario successo, di straordinario valore democratico, che ha visto una partecipazione di elettori del centrosinistra altissima, in ogni regione e in ogni città, a riprova del consenso forte che il centrosinistra ha nel Paese. Queste primarie - sostiene il segretario Ds - mostrano la vitalità democratica che il centrosinistra esprime e il radicamento che abbiamo in ogni territorio e in ogni categoria sociale». E poi, rivolto a Berlusconi, aggiunge: «Quello di oggi è stato solo l’antipasto, il resto gli italiani glielo daranno con le elezioni di aprile, quando voteranno per il centrosinistra»

«Gli osservatori hanno scritto che andava bene se votava un milione di persone visto che alle tre hanno votato un milione e trecentomila persone, stiamo consultando un vocabolario per trovare l’aggettivo più appropriato per definire il risultato che si profila», dichiara Giuseppe Giulietti responsabile della comunicazione per le primarie dell’Unione. «Naturalmente contavamo che ci fosse una grande partecipazione ma certamente non ci aspettavamo che un milione e 300 mila persone avessero già votato alle 13. se mi avessero fatto ieri sera questa proposta avrei firmato come conclusione» chiosa Vannino Chiti, presidente del comitato per le primarie.

«Si era pensato che le primarie fossero inutili, ma vedendo questo risultato straordinario, qualcuno non ha avuto ragione». Fausto Bertinotti non nasconde la sua soddisfazione. «Noi che sin dall’inizio dicevamo che sarebbero state una grande occasione democratica e che la gente avrebbe partecipato - dice il segretario del Prc- ci abbiamo beccato». Il leader neocomunista aggiunge una considerazione: «La forza dell’Unione sta nella democrazia e nella partecipazione, e il risultato di oggi contraddice chi pensava che le sfide e i contrasti nuocciono alla coalizione. queste sono stupidaggini».



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lunedì 17 ottobre 2005
ore 16:11
(categoria: "Vita Quotidiana")



La spinta dei seggi e l’intuizione di Prodi
Massimo Franco

Sull’onda dell’entusiasmo, Romano Prodi è tentato di definirle «primarie all’italiana»: negli Stati Uniti, ha fatto notare, la partecipazione è dimezzata rispetto a quella della sua Unione. Enfasi a parte, per quanto sperimentali, osservate con diffidenza e sufficienza, le votazioni di ieri sono state un successo imprevisto. Il miracolo nasce probabilmente da una miscela di umori. Con due pulsioni, soprattutto: la voglia di indicare il candidato del centrosinistra a palazzo Chigi, e la ribellione al colpo di mano del governo sulla legge elettorale.
Rimane da capire quale dei due elementi sia stato prevalente. In fondo, lo stesso Prodi tende ad accreditare i quattro milioni di votanti come un «no» degli italiani al cambio unilaterale delle regole. Eppure, una lettura tutta in chiave antiberlusconiana rischia di ridurre la portata di quanto è successo ieri. Evidentemente, esiste una saturazione nei confronti di Silvio Berlusconi. La forzatura sul proporzionale ha accentuato la determinazione a combattere la maggioranza.
In parallelo, tuttavia, si indovina la volontà di smentire quanti hanno additato le primarie come una caricatura di democrazia: un rito pilotato, falsato dai partiti. Ci sarà tempo per verificare se sia vero. Nella notte, è apparso comunque chiaro che Prodi potrebbe essere consacrato candidato premier del centrosinistra con percentuali attorno al 75 per cento: quasi un trionfo.
Non solo. Nonostante l’ombra tragica proiettata sulle primarie dall’omicidio al seggio del vicepresidente della Regione Calabria, Francesco Fortugno, della Margherita, l’afflusso clamoroso dice che la sua intuizione ha vinto. Non è escluso che adesso cresca la spinta per unificare il centrosinistra nel segno dell’Ulivo. Ieri notte lo stesso Prodi ha annunciato: «Lavorerò per un grande Ulivo e una grande Unione».
E’ un’offensiva che qualcuno prevedeva, e altri temevano: le reazioni fredde di Margherita e Rifondazione, in particolare, dicono che sono in arrivo altre tensioni con gli alleati. Un’opposizione che litigasse di nuovo sugli aspetti tecnici della candidatura prodiana, però, apparirebbe un po’ lunare. Il Professore è un «senza partito» costretto a gareggiare in un recinto nel quale all’improvviso i veri protagonisti sono ancora di più i partiti. Tuttavia, Prodi ritiene che il paradosso sia stato risolto a proprio favore dalle primarie. Il problema è che non tutti, nell’Unione, sembrano pensarla come lui.
Eppure, la situazione del centrosinistra ormai segnala un vuoto che non riguarda solo Prodi: l’assenza di una strategia di fronte alla novità del sistema proporzionale.
Finora, il blitz parlamentare della maggioranza è stato affrontato con l’indignazione; e forse non poteva essere diversamente. Ma è chiaro che il fondatore dell’Ulivo non può apparire il custode di un maggioritario archiviato, e l’ostaggio della riforma. Il problema è di costruirgli intorno una coalizione e un consenso che tengano conto delle nuove regole del gioco, per quanto ritenute odiose e delegittimate per il modo in cui sono state approvate alla Camera.
Com’era prevedibile, il centrodestra liquida le primarie come inutili. E Berlusconi ironizza su un Prodi vincente perché fa votare «solo quelli di sinistra». L’obiezione è velenosa ma plausibile. Eppure, trascura un dettaglio: non era affatto scontato che l’Unione avesse un cuore prodiano così duro e consistente. Non garantirà la vittoria nel 2006. Ma conferma una spinta antigovernativa più forte di ogni contrasto; e, forse, di ogni protagonismo suicida.


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lunedì 17 ottobre 2005
ore 15:35
(categoria: "Vita Quotidiana")



Non protetto, spesso per moda e poi la pillola del giorno dopo
di CRISTINA NADOTTI

Corsi di educazione sessuale a scuola, programmi televisivi che parlano senza tabù, genitori più disponibili al dialogo non sembrano aver portato una maggiore consapevolezza nei giovani. I ginecologi della Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostetricia, hanno denunciato un aumento di richieste di pillola del giorno dopo da parte delle adolescenti, richieste che aumentano dopo il fine settimana.
Secondo il dossier elaborato dalla Sigo, le adolescenti hanno il primo rapporto completo più tardi, intorno ai 17 anni in media, ma aumentano il numero di incontri occasionali e i rapporti non protetti, come se gli adolescenti sfidassero il rischio di contrarre malattie sessuali e gravidanze indesiderate.

Dietro alle cifre c’è però uno sfondo complesso, nel quale le paure si mescolano ad un incosciente senso di onnipotenza. Gli adolescenti di oggi non sembrano poi tanto diversi da quelli di venti anni fa, se si considerano le paure e le incertezze rispetto al loro corpo, ma sembrano più incapaci di ascoltarsi, di capire cosa vogliono davvero. "Il numero delle gravidanze tra le adolescenti è basso - osserva Marco Lodi, psicoanalista responsabile dell’Unità di psicoterapia del consultorio giovani di Mantova - i casi più frequenti sono tra giovani immigrate. E’ vero che riceviamo molte telefonate di richiesta di informazioni sulla pillola del giorno dopo, che non va confusa con la pillola abortiva. E’ come se preferissero pensare che, in caso di guai, una soluzione si trova comunque. Rifiutano la contraccezione e l’uso del preservativo, soprattutto per i primi rapporti, è molto basso."
"Questo è l’aspetto più preoccupante - sottolinea Lodi - perché espone i giovani al rischio di contagio di malattie sessualmente trasmesse. Nonostante le campagne di informazione, percepiscono l’uso del preservativo come un ostacolo alla spontaneità, qualcosa che alimenta una forma di sospetto nei confronti del partner".

Non è diverso il quadro tracciato dalla ginecologa Maria Grazia Bartoli, che lavora nello spazio giovani del consultorio di Fuorigrotta, a Napoli. "Abbiamo osservato una riduzione delle interruzioni di gravidanza tra le adolescenti - dice la dottoressa - ed è rimasto invariato il numero delle ragazze che portano avanti le gravidanze indesiderate. Abbiamo notato anche noi una maggiore richiesta di pillola del giorno dopo, che io interpreto come l’utilizzo di nuove informazioni". "I rapporti a rischio nel weekend ci sono sempre stati - osserva Bartoli - abbiamo avuto richieste di consulenze e informazioni più frequenti dopo il fine settimana anche in precedenza, solo che adesso le ragazze sono a conoscenza della pillola del giorno dopo e la chiedono in maniera esplicita. E’ positivo tuttavia che non ci sia un ricorso ripetuto al suo utilizzo: poiché in genere il rapporto con il nostro centro continua, abbiamo osservato che la utilizzano una volta e basta".

E’ molto diverso invece, a sentire le esperienze dei due centri di consulenza per i giovani, il ruolo della scuola. A Mantova è un punto di riferimento per i giovani, a Napoli meno. "Nelle assemblee i ragazzi chiedono spesso il nostro intervento - dice lo psicoanalista di Mantova - e abbiamo modo di notare come quando si parla di sessualità emerge sempre il disagio verso una crescente pressione sociale. E’ come se si fosse passati dalla sessualità proibita del passato a una sessualità obbligata. I giovani si sentono spronati ad accelerare i tempi, anche se non sono pronti". "Nel nostro territorio la scuola porta avanti una modesta attività di informazione - riferisce la ginecologa di Napoli - alla quale rispondono in pratica solo le ragazze. Sono loro che vengono più spesso a chiedere, che sollecitano interventi, mentre i maschi non usano i servizi a loro disposizione". A Nord o a Sud c’è una denuncia comune degli operatori contro la pressione sociale e i messaggi fuorvianti dei mass media, che non promuovono la cultura dei sentimenti, ma quella del godimento facile.


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lunedì 17 ottobre 2005
ore 15:28
(categoria: "Vita Quotidiana")



Milano, denunciata operatrice: dava spinelli ai pazienti malati

MILANO - Ha procurato spinelli a un paziente gravemente malato, stando a quanto sostiene per alleviarne le sofferenze. La responsabile di una Onlus che gestisce una casa di cura è stata denunciata dopo una segnalazione anonima.

I carabinieri dei Nas, che conducono l’inchiesta, sono convinti che non si tratti di un episodio isolato. Alla donna di 55 anni, di professione assistente sociale, sono state sequestrate alcune sigarette all’hashish.

Alcuni operatori della casa di cura, che si trova nell’hinterland ovest di Milano, nella zona di Magenta, avrebbero deciso di prendere le distanze dai metodi della responsabile. Secondo indiscrezioni, la donna avrebbe ripetutamente concesso spinelli e somministrato alcolici ad alcuni pazienti.


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lunedì 17 ottobre 2005
ore 13:58
(categoria: "Vita Quotidiana")



4.299.227

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lunedì 17 ottobre 2005
ore 13:52
(categoria: "Vita Quotidiana")



Democrazia diretta
di MICHELE SERRA

QUEI cittadini in coda, spuntati da quel territorio sconosciuto che è la normalità, non se li aspettava nessuno. La metafora calcistica è fin troppo ovvia: clamoroso contropiede del centrosinistra, e proprio su un terreno, quello elettorale, reso arroventato e ostile dal ribaltone proporzionalista del governo. Ora l’Unione avrà gioco facile nell’opporre una mobilitazione democratica di dimensioni del tutto inattese, non piazzaiola, meditata e composta, al furbo ribaltone proporzionalista deciso nel chiuso delle stanze del potere berlusconiano: piaccia o non piaccia le famose "due Italie", per mentalità e per metodo, in questo scorcio convulso della lotta politica hanno dimostrato (entrambe) di esistere davvero.

Le code ai seggi ispirano una retorica democratica fin troppo facile. Meno facile era crederle possibili e infine organizzarle in salita e quasi obtorto collo, con la zavorra di un clima interno avvelenato dai soliti sospetti e dalle solite piccinerie di fazione (vedi le improvvide dichiarazioni di Mastella, anche lui travolto dall’esito delle primarie).

Quello che viene da chiedersi, ora, è perché non sia accaduto prima. Perché, per lunghi anni, un progetto di democrazia diretta come le primarie abbia tardato tanto a prendere corpo. Erano una delle poche idee solide, comprensibili e credibili scaturite dalla mobilitazione della società civile, suffragata autorevolmente da molta politologia sapiens, e avvertita comunque come un cambiamento concreto, un segno di mutamento anche formale che desse sostanza alla fantomatica "seconda Repubblica".

Un’idea popolare: più potere alla gente, meno alle alchimie partitiche. Questo, all’osso, è stato lo spirito buono degli anni Novanta, quello che animò il primo Ulivo, i movimenti di opinione, i circoli e le associazioni di cittadini che si proponevano, con qualche goffaggine ma parecchie buone ragioni, di affiancare il ceto politico, e magari controllarne la rotta. Indicare direttamente il proprio candidato premier: che cosa, di così paventabile e dunque rimandabile, conteneva questo proposito, se è stato necessario aspettare una diecina d’anni per metterlo in atto?

In una bella domenica di ottobre, almeno un pezzo (importante) di quello spirito di partecipazione ha trovato il suo sbocco, come se fosse pronto già da tempo a un appuntamento rimandato così lungamente. Del clima litigioso e nervoso della nomenklatura dell’opposizione, nessun segno tangibile nei folti gruppi di elettori segnalati ovunque di ottimo umore, sorpresi di essere così in tanti, felici di dovere attendere anche parecchio tempo per poter scegliere il candidato premier. Premier di una coalizione, scelto tra sei diversi nomi ma destinato a essere votato da tutti, secondo uno spirito maggioritario e bipolare che, specie tra i cittadini di centrosinistra, è avvertito come la prima delle urgenze, tanto devastante è il continuo riprodursi delle divisioni interne proprio quando l’avversario è alle corde.

Erano probabilmente due i sentimenti più diffusi tra gli elettori unionisti in coda, e si tratta degli stessi due sentimenti che hanno reso possibile una partecipazione così superiore alle attese più rosee: la voglia di reagire subito, anche contandosi, a una nuova legge elettorale subita come un trucchetto ignobile, e la possibilità di sorreggere, per quanto possibile, quello spirito di coalizione che è intrinseco in una consultazione che sceglie non il capo di una fazione, ma il leader di tutta l’opposizione.

Se è facile ironizzare sulla sinistra di piazza (anche per esorcizzarla), meno facile sarà snobbare una sinistra di seggio come quella scesa in campo ieri, in quantità almeno doppia a quella soglia di visibilità (un milione di voti) indicata alla vigilia un po’ da tutti. E chissà se qualcuno, nel centrodestra, sarà in grado di preoccuparsi della lampante sintesi politica che esce da questi ultimi fatidici giorni, con il governo che torna precipitosamente al vecchio proporzionale per tentare di rabberciare i sondaggi maledicenti, e l’opposizione che dà corso, con le primarie, almeno a un pezzo della vox populi levatasi dopo la caduta della partitocrazia: più potere ai cittadini. Lo scontro, dopo la nuova legge elettorale e dopo le primarie, è prima Repubblica contro seconda Repubblica. Una carta in più, e che carta, da giocare per l’Unione.


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lunedì 17 ottobre 2005
ore 13:41
(categoria: "Vita Quotidiana")



Assassinio politico
di GIUSEPPE D’AVANZO

PER L’ASSASSINIO di Francesco Fortugno, che almeno si evitino lacrime di coccodrillo. Nessuno può dirsi innocente. Tutti sapevamo che presto, in Calabria, ci sarebbe scappato il morto "eccellente", come si dice. Chiunque da mesi poteva coglierne i presagi in una regione schiacciata dalla criminalità organizzata.

Paralizzata dal sottosviluppo, abbandonata - solitaria - al suo deprimente destino. Come se quella terra fosse già di nessuno, sconnessa dal Paese, dall’attenzione dello Stato e dell’opinione pubblica nazionale. E non un lembo di penisola, infestato come un letto pulcioso, dalla "prima mafia d’Italia".

La ’ndrangheta, che soltanto un luogo comune ormai bizzarro considera la cugina malmessa di Cosa Nostra, può vantare 112 cosche. Un affiliato ogni 345 abitanti, un tasso di omicidi 17 volte superiore a quello nazionale. Un volume di affari neri che, secondo alcune analisi, supera i 35 mila milioni di euro, di cui 22.340 prodotti dal traffico di droga e il resto da appalti pubblici e da estorsioni che, secondo la Confesercenti, taglieggiano il 50 per cento dei commercianti e degli industriali (il 70 per cento a Reggio Calabria). Sono cifre che fanno oggi della ’ndrangheta "la più pericolosa e pervasiva mafia con una progressiva dimensione internazionale".

È un potere militare, economico e politico che non accetta di essere messo in discussione nemmeno negli aspetti più marginali. Lo testimonia il clima di intimidazione continuo che ogni istituzione o rappresentante delle istituzioni deve subire. Minacce. Attentati con bombe. Fucilate alle porte di casa. Incendi di auto e di abitazioni. Ne sono stati vittima, in tempi recenti (e l’elenco è incompleto) i sindaci di Reggio Calabria, San Giovanni, Seminara, Sinopoli, Melito Porto Salvo, Casignana, il vice sindaco di Palmi, i magistrati che affrontano i processi alle cosche (Cisterna, Di Palma, Gratteri, Mollace, Pedone)... Uno scenario che ha convinto, quattro mesi fa, il presidente della Confindustria calabrese, Filippo Callipo, ad appellarsi al capo dello Stato per invocare la presenza nella regione dell’esercito.

Su questo pozzo scuro si è affacciato, da maggio, il presidente della Regione Agazio Loiero, di cui Francesco Fortugno era - nella Locride - il fiduciario politico.

Nei primi cento giorni, Loiero fa alcune mosse "rivoluzionarie" per la moralizzazione della vita pubblica. Sostituisce settanta alti burocrati negli enti regionali. Lo spoil-system destabilizza gli equilibri. Cancella con un colpo di spugna la rappresentanza degli interessi opachi. Delibera di costituire la Regione "parte civile" in tutti i processi di mafia. Annuncia di voler trasferire, entro il giugno del 2006, importanti competenze dalla Regione alla Provincia riducendone i dipendenti da 4.800 a 1.800. In un’istituzione dove, negli ultimi 27 anni, non c’è stato mai un bilancio approvato nei termini di legge, prova a tenere in ordine i conti e le delibere.

La strategia ridisegna l’intero quadro di riferimento istituzionale. Chi aveva "l’amico dell’amico" seduto nella poltrona che conta, non lo trova più in quel posto. O, se ce lo trova, lo scopre senza competenze e privo di potere. L’intero reticolo affaristico-criminale entra in fibrillazione e diventa minaccioso. Le scosse del sisma scuotono la stessa maggioranza del presidente che l’ha avuta vinta sull’avversario del centrodestra con oltre il venti per cento in più.

Alla ’ndrangheta deve essere sembrato giunto il tempo di mettere mano alla pistola per arginare lo smottamento. Loiero riceve per posta proiettili inesplosi e usati, una sua foto con un buco in testa. Dice di non voler arrestare la sua "furia riformatrice".

Ecco, dunque, il clima e le ragioni che hanno preceduto e preparato, nel silenzio di tutti, la morte di Francesco Fortugno. Il suo assassinio non può che dirsi politico. "Una cosa brutta assai", dice un investigatore con una formula che, per chi lavora nel Mezzogiorno a questi affari, vuol dire "è terribile quel che è accaduto, ma sarà orrendo quel che accadrà".

Perché se uccidi in pieno giorno, dinanzi a uno storico palazzo di una cittadina e decine di testimoni, il vicepresidente del consiglio regionale sulla scena di un appuntamento politico, non vuoi soltanto spegnere la vita di Francesco Fortugno. Se ci fossero stati "interessi privati", lo avrebbero ammazzato "in privato" mentre tornava a casa. Lungo la strada per Reggio Calabria. Una mattina qualsiasi dinanzi all’ospedale dov’era primario.

Le cosche di Locri, Africo e Siderno hanno voluto offrire una pubblica rappresentazione della loro violenta determinazione affinché tutti capiscano, affinché la politica capisca. Messaggio forse superfluo per i riformatori calabresi. Non si sono mai fatto illusioni sul sentiero che hanno imboccato. Hanno compreso da mesi il significato delle minacce, gli interessi che proteggono, i pericoli che incombono. Chi non ha capito o non ha voluto capire, siamo noi.

Noi che pensiamo la Calabria come una terra perduta e il tentativo di Loiero un fenomeno trascurabile. Non abbiamo nessuna attenuante. Poco più di due mesi fa, Francesco Cossiga pubblicamente si chiedeva: "Il presidente del Consiglio, i ministri dell’Interno e di Giustizia, il capo della polizia, i comandanti dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di Finanza hanno reale contezza della gravità dei reiterati avvertimenti di queste ore o, come temo, circoscrivono la pratica a normale routine? E sono in grado le forze politiche di assicurare a Loiero una costante mobilitazione della pubblica opinione, aiutando a tenere i riflettori ben accesi su questa grave emergenza? O vogliamo aspettare che ci scappino uno o più morti?".
Ora il morto c’è stato. Niente lacrime di coccodrillo. Fate qualcosa.


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lunedì 17 ottobre 2005
ore 13:12
(categoria: "Vita Quotidiana")



Sono 4.299.227 gli elettori che hanno votato alle primarie. Romano Prodi si è attestato al 74,4%, con 3.186.489. Fausto Bertinotti ha totalizzato 626.009 voti con il 14,6%, Clemente Mastella 190.766 voti 4,5%. Antonio Di Pietro 140.855 voti 3,3%. Alfonso Pecoraro Scanio 92.642 voti 2,2%. Seguono Scalfarotto con 26.533 voti (0,6% ) e Simona Panzino con 19.573 (0,5% ). Conteggiate 7.320 schede bianche (0,2% ) e 8.800 schede nulle. Le schede contestate sono state 50.

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