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PARANOIE
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MERAVIGLIE

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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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ULTIMI 10 messaggi
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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


mercoledì 22 giugno 2005
ore 18:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



messaggio di tosta

non so se ti sto sulle palle comunque ho rivoluzionato il blog, ora è antropologico-cultural- sociologico puoi mettermi in lista nera se mi odi no? ah venerdi faccio la ragazza immagine al papessa se vieni ricorda lista tosta


mah....................


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mercoledì 22 giugno 2005
ore 17:02
(categoria: "Vita Quotidiana")



Ricerca Usa smonta il mito del machismo all'italiana

Quello dell'italiano macho e dominatore è un mito privo di fondamento. La conferma viene da uno studio dell'università del Missouri, stando al quale i maschi italici, pur saldamente attaccati all'immagine del playboy, sono molto meno omofobi e sessisti dei loro equivalenti americani.

La ricerca, che compare sul prossimo numero della rivista Psychology of men and masculinity, si basa sui questionari riempiti da 152 uomini delle universtà di Roma e Palermo, in cui si evidenziava l'aderenza a undici "tratti maschili": la voglia di vincere, la disponibilità a correre rischi, il controllo sulle emozioni, la violenza, il potere sulle donne, il dominio, la fiducia in sè, l'essere un playboy, la rilevanza del lavoro, il disprezzo per l'omosessualità e l'inseguimento dello status sociale. I risultati sono stati messi a confronto con quelli di 752 americani, che avevano compilato lo stesos questionario.

Ne è risultato che gli italiani si riconoscono molto poco nelle categorie elencate: l'unica "norma" cui rimangono fedeli è quella che impone al maschio di corteggiare tutte le donne, quasi per dovere professionale, e di mettersi in mostra per attirare la loro attenzione.

Il professor Glenn Good, lo psicogo che ha coordinato la ricerca, si è detto particolarmente stupito del fatto che gli uomini interpellati abbiano detto di non nutrire disprezzo nei confronti dei gay, e di non sentirsi obbligati a fare sfoggio di potere sulle donne.


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martedì 21 giugno 2005
ore 17:28
(categoria: "Vita Quotidiana")



Trapianto sbagliato, errore voluto
Zurigo, morì paziente di 57 anni

Sta scatenando un vespaio di polemiche e reazioni indignate in tutta la Svizzera quanto avvenuto all'ospedale universitario di Zurigo. Nell'aprile dello scorso anno era deceduta Rosemarie Voser, 57 anni, una paziente che aveva subito un trapianto di cuore con un organo appartenente a un gruppo sanguigno sbagliato. Sembrava un tragico errore, ma ora si scopre che il trapianto sbagliato sarebbe stato eseguito per esperimento.

A rivelare l'agghiacciante vicenda è stata la stampa svizzera che ha reso noto che la squadra medica che ha eseguito il trapianto sarebbe stata perfettamente a conoscenza del differente gruppo sanguigno e che quindi l'organo non poteva essere trapiantato a causa del sicuro rigetto da parte del ricevente, ma avrebbe comunque effettuato il trapianto. Il procuratore di Zurigo ha annunciato che il reato ipotizzato nell'inchiesta è ora diventato quello di omicidio con dolo eventuale, e non più omicidio colposo.

Domenica sera la direzione dell'ospedale ha deciso di sospendere provvisoriamente dai loro incarichi due membri della squadra medica che eseguì l'intervento. La responsabile del dipartimento cantonale zurighese della Sanità si è pronunciata per una moratoria di «qualche settimana» sui trapianti cardiaci a Zurigo in quanto, data la pressione esercitata sui medici e sul personale, queste operazioni sarebbero al momento "troppo rischiose". Il caso di Rosemarie Voser aveva suscitato scalpore in Svizzera; la paziente, infatti, era famosa per essere stata seguita fino a pochi giorni prima dell'operazione dalla tv per un documentario sui trapianti. Il 24 aprile 2004, dieci giorni dopo l'operazione, eseguita dal professor Marko Turina (chirurgo di fama internazionale), la donna era morta per complicazioni.



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sabato 11 giugno 2005
ore 10:39
(categoria: "Vita Quotidiana")



messaggio di ebe a tosta che sottoscrivo.

Autore: EBE
( venerdì 10 giugno 2005, ore 12.47 )

Che culo tosta... Cazzo beata te ti invidio tantisssssssssssssssssssimo sai... Vorrei anche io poter basare la mia vita su quante visite riceve il mio blog, visite fatte per altro dall' 90% di gente che ti diprezza o ti commisera, e dal restante 10% di sfigati idioti morti di seghe che si eccitano a vedere culi e tette nemmeno tuoi e a leggere le stronzate immani che scrivi... C'è da andarne fieri... Sei il mio mito ormai, nessuna sarà mai come te.


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venerdì 10 giugno 2005
ore 09:39
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 8 giugno 2005
ore 12:50
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 8 giugno 2005
ore 09:59
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il cinema americano piange
è morta Anne Bancroft

NEW YORK - La sua gamba piegata, coperta per metà con una calza nera, è diventata una delle icone più celebri del cinema. Anne Bancroft è morta a New York all'età di 73 anni, ma il ricordo della sua interpretazione di Mrs Robinson nel 'Laureato' è destinato ad essere immortale, così come la canzone di Simon & Garfunkel che accompagnava il film.

L'identificazione tra l'attrice e il ruolo che Mike Nichols le affidò nella pellicola del 1967 è stata talmente forte che la Bancroft non molto tempo fa si era lamentata del fatto che la gente continuasse a ricordarla soprattutto come la signora Robinson, la ricca e borghese amante del neolaureato Benjamin (Dustin Hoffman) in un film 'forte' per l'America ancora perbenista degli anni Sessanta. A suo avviso, 'Il Laureato' aveva messo troppo in ombra i molti altri successi della sua lunga carriera.

A partire da 'Anna dei miracoli', il film di Arthur Penn del 1962 che le era valso l'Oscar come migliore attrice, dopo averle portato il premio Tony per la versione musical a Broadway.

Nata nel 1931 come Anna Maria Louise Italiano in una casa di immigrati italoamericani nel Bronx, la Bancroft è morta all' ospedale Mount Sinai di New York per la conseguenze di un tumore all'utero. A dare l'annuncio è stato il portavoce dell'uomo che le stava accanto dagli anni Sessanta e che le è stato al fianco fino alla fine, il marito regista e attore Mel Brooks, dal quale nel 1972 aveva avuto il figlio Max.

La ragazza del Bronx diventata una stella di prima grandezza di Hollywood aveva cominciato negli anni Cinquanta la propria carriera nel cinema. Fu il ruolo dell'insegnante della cieca Helen Keller, nell'Alabama degli anni Venti, a portare la Bancroft alla fama e all'Oscar, per la sua interpretazione dell' insegnante che aiutava l'allieva a scoprire il mondo attraverso il tatto.

Nel corso della carriera, ottenne altre quattro nomination all'Oscar e due premi Tony per i propri lavori a Broadway. Nel 1999, agguantando anche un Emmy, il premio più prestigioso della televisione, aveva completato la 'tripletta' dei più importanti riconoscimenti per gli attori americani.

Nel 1964 aveva sposato Brooks nel municipio di New York, in una cerimonia semiclandestina: la coppia aveva fermato dei passanti per strada e aveva chiesto loro di fare da testimoni per le nozze.
Tra i suoi film più celebri figurano 'Frenesia del piacere' (1964) e 'Missione in Manciuria' (1966) di John Ford. In tempi più recenti, aveva lavorato con Sidney Lumet in 'Cercando la Garbo' (1984) e in una lunga serie di altri film che l'avevano vista come protagonista o in ruoli di supporto. Nel 1977 era stata la Maria Maddalena nel 'Gesu' di Nazareth' di Franco Zeffirelli.


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martedì 7 giugno 2005
ore 18:30
(categoria: "Vita Quotidiana")




NY, aumentano le toilette per signore
"Basta file, abbiamo bisogno di tempo"

NEW YORK - Trentadue secondi. Tirare giù la zip, eseguire, richiudere la zip. La durata media di una pipì di un maschio adulto americano è di trentadue secondi. Per le donne, anche il triplo, un minuto e mezzo, se non qualcosina di più. La cosa, insomma, crea un problema. O meglio, lo ha creato fino ad oggi. Perché grazie alla battaglia condotta a buon fine dalla parlamentare Yvette Clarke, le signore non saranno più costrette a file interminabili fuori dalla toilette - al ristorante, al cinema, allo stadio - in attesa che altre signore cedano loro il posto. Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha firmato il cosiddetto "Restroom Equity Bill", la legge per la parità di toilette. Nei luoghi pubblici, per ogni bagno con la scritta gentlemen, ce ne saranno almeno due con la scritta ladies.

Dopo avere varato tra mille polemiche il divieto di fumo, il comune della Grande Mela ha così risolto un altro problema, che sembrava altrettanto vitale e potenzialmente spinoso. Con il benestare del primo cittadino, che condivide appieno le ragioni del provvedimento: "Le donne ci mettono più tempo, e hanno dovuto sempre sopportare file lunghissime, perché le strutture a loro destinate sono insufficienti". Un provvedimento, osserva Bloomberg, che fra l'altro favorisce anche gli uomini, per i quali "si ridurrà il tempo di attesa della compagna chiusa nel bagno".

Le nuove norme entreranno in vigore tra novanta giorni, e riguardano la maggior parte dei luoghi pubblici di New York, sia di nuova costruzione che soggetti a lavori di restauro. Su quest'ultimo punto, infatti, il sindaco aveva concentrato la propria attenzione e bocciato una prima versione del provvedimento, che copriva a tappeto edifici vecchi e nuovi, con costi esorbitanti per i proprietari dei locali.

Ma perché le donne impiegano il triplo del tempo? Le ragioni sono svariate. Bambini al seguito, un modo diverso di vestire, le ovvie differenze anatomiche. Tutto, secondo l'onorevole Clarke, concorre a far sì che le signore abbiano bisogno di tempi più lunghi. E a sostegno della propria tesi, la parlamentare cita anche alcune statistiche. Come quella, appunto, che registra in trentadue minuti la durata media della pipì di un uomo.

Per chi volesse approfondire, esiste un sito che può venire incontro a esigenze e curiosità: si chiama worldtoilet e frequentandolo si impara, ad esempio, che la persona media va in bagno 2500 volte in un anno. Il che significa che, nell'arco di una vita media di 70 anni, il tempo-pipì di un uomo è di due mesi, e sale addirittura a sei mesi per la donna.



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martedì 7 giugno 2005
ore 18:09
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 7 giugno 2005
ore 09:11
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il braccialetto "anti tutto"
feticcio no profit per ragazzi
di FRANCESCO MERLO

NON C'È adolescente inglese che non indossi almeno un braccialetto "contro". Non c'è studente che, orgoglioso e infatuato, non scambi il suo wristband giallo anti cancro con quello rosso anti aids del compagno di banco, o con quello bianconero di libertà che esibiscono Beckham e, a Parigi, i tennisti di Roland Garros: "Stand up, speak up; alzati in piedi e parla", che è il contrario del famoso e drammatico invito di Wittgenstein: "Chi ha qualcosa da dire, si alzi in piedi e taccia".

E non è solo per furbizia che Tony Blair mostra al polso quello bianco contro la miseria, lo stesso che piace ai no global: "Make poverty history, manda la povertà nella storia". Succede infatti che il braccialetto in silicone, feticcio no profit, commercializzato dalle associazioni internazionali di carità, seduce tanto gli alternativi senza patria, che girano il mondo armati di birra e di cani, quanto i soldati che combattano in Iraq, ed è amato tanto dai camerieri quanto dai direttori dei ristoranti di Londra: "Hope faith love, speranza fede amore".

L'Inghilterra, dove i charity bands sono visibili anche sui polsi dei poliziotti, è il motore di questa moda irresistibile, che è nata negli Stati Uniti, come simbolo dell'ottimismo e della tenacia di Lance Armstrong, il ciclista che ha sconfitto il cancro e poi ha vinto sei volte il Tour de France, è transitata per i polsi di Sharon Stone e di Kerry, che ne esibiva uno in campagna elettorale, ed è arrivata ai tassisti di New York.

Ma è l'Inghilterra che ha trasformato quel segnale ancora povero contro il cancro in un distintivo dell'occidente che lotta contro tutti i cancri. Il braccialetto sta ora invadendo l'Europa senza spot pubblicitari , per passaparola, attraverso Internet, gli stadi e i concerti pop. Ma è a Londra che è diventato il braccialetto liberale e radicale contro la miseria, contro la desertificazione, contro l'indifferenza, contro la violenza, contro il fumo, contro la guerra, contro la morte.

Ed è un silicone dai colori elettrici e caldi, come l'ambitissimo arancione "Live free" che fa riferimento, per accenno leggero e vago, all'esotico orientale e forse anche ai gruppi religiosi: "Believe, credi", e non importa in cosa, perché quel che conta è credere nel credere. Anche i colori sono democratici, perché quelli elettrici sono i soli che vengono colti pure dai daltonici, metafora forse dei daltonici mentali.

Dunque ormai non c'è collezionista che non ambisca come oggetto di culto al rarissimo nastro di gomma verde acqua, quasi trasparente e tuttavia vivacissimo, variante sofisticata in spagnolo, "Fuerza y Esperanza", del braccialetto viola. La boutique parigina del Paris Saint-Germain in una settimana ha esaurito le scorte del doppio intrecciato, il bianco con il nero: "Make yourself heard, fai che ti sentano". La radio della Bbc ha lanciato l'azzurro contro l'intimidazione nelle scuole, contro la violenza sui compagni più deboli, contro il nonnismo: "Kick bullying, prendi a calci il bullismo". Più swing è l'omaggio al cuore: "Feel the pulse, senti il polso, o il ritmo, o il battito" che è un'allusione ai malati cardiaci, ma è anche un invito a non fare calcoli, ad abbandonarsi alla generosità, all'emozione che fa battere il cuore.

Sono tutti slogan contro le malattie e contro le disuguaglianze, ma sempre per ammiccamenti, per battiti di ciglia, per sospiri. Più direttamente sono inviti veloci alla parola e all'azione che si adattano benissimo ai sani in cerca di un'appartenenza, di un nuovo modo di dire "no", che sia visibile ma discreto. Il braccialetto piace ai nostri figli, e c'è chi ne indossa dodici alla volta, perché li fa sentire in compagnia di un ideale, come un'emozione che si muove attorno al polso, quasi avesse una vita.

Certo, si può sorridere dell'ingenuità, ma bisogna riconoscere che è un'illusione non gridata, che non ha la spavalderia spudorata delle nostre camice a fiori e delle nostre minigonne. È una moda che non ha avuto bisogno di stilisti, e dunque non è sistema, perché è senza specialisti, senza gerarchie, senza sfilate e senza ideologie. Ricorda, nella pittura, il "pointillisme", le figure create dai punti di colore, piccoli tocchi di tono giustapposti. Il linguaggio è fantasioso, senza punti, virgole e congiunzioni, un po' sgrammaticato come Internet, visionario come le manifestazioni, allegro come i concerti, combattivo come i raduni, veloce come la pubblicità, ma sempre senza il calcolo.

È una moda gratuita che affascina gli adolescenti innanzitutto perché si esprime per colori e non per categorie concettuali: il rosso è il coraggio, il giallo è la forza, l'azzurro è l'acqua. Si può dire "no" anche senza essere anarchici o marxisti: il loro braccialetto vale quanto i nostri distintivi di Lenin e di Mao, o magari di Predappio e del Duce, che erano tutti steccati di separatezza.

Al contrario, il braccialetto travalica le chiusure dei nostri linguaggi, fa intravedere un'umanità che si orienta verso le emozioni: più arte che scienza; un mondo dai confini labili, intellettualmente più ambiguo, ma sicuramente molto più allegro e ottimista, il piacere contro il dovere, la gioia contro l'esattezza: "Fear nothing, non temere niente" dice il blu; "Making strides every day, facciamo grandi passi ogni giorno" risponde il rosa; "Celebrate hope, celebrate la speranza" significa il viola.

A differenza delle figurine, dei soldatini di piombo e delle carte Pokemon, il braccialetto in silicone è amatissimo anche dagli adulti, perché è cheap and chic, e aderisce all'etica del buon umore, del "live strong", che è lo slogan di quello giallo americano, il primo e il più venduto, venti milioni di "vivi forte", logo della tenacia e della resistenza al male, simbolo della Fondazione del ciclista Lance Armstrong, appunto. Dunque questa gomma colorata attorno al polso, e qualche volta attorno alla caviglia, si è trasformata in uno stile, possiede una propria grazia anche con l'abito da sera e con la grisaglia, la portano anche il principe William e gli immigrati neri, tutti i calciatori del Manchester Uunited e dell'Arsenal, i campioni di rugby, le Spice Girls.

Commercializzato dalle fondazioni scientifiche, dai missionari, dalle associazioni dei volontari, il wristband costa un dollaro negli Stati Uniti, una sterlina in Inghilterra, due euro a Parigi, e sempre il settanta per cento dovrebbe essere destinato alla ricerca e alla carità. In Italia il braccialetto è ancora marginale, ma si sta velocemente diffondendo. Lo si compra su Internet, è ancora un oggetto di importazione, ma, non più relegato al mondo dei campioni dello sport , è già arrivato nelle scuole. Presto, anche da noi segnerà la nuova generazione, quella che pensa al futuro come "non profit making project", un braccialetto per dirlo, un colore come rifugio.

Fenomeno di massa con l'illusione del commercio etico, il braccialetto ha spiazzato l'industria che scivola sul no profit e ovviamente cerca la speculazione. La Nike si è limitata a sponsorizzarlo e dunque a farsi sponsorizzare da esso, inscrivendo il prodotto dentro la sua filosofia della libertà: il volo, la leggerezza, la vittoria. L'universo dei giovani è una fetta di mercato troppo importante che va trattata con avvedutezza e intelligenza.

Qualche industria, più spregiudicata, cerca di inserirsi nelle vendite Internet, arrivando ad aumentare i prezzi. Le associazioni no profit mettono in guardia, "state attenti da chi comprate", ma non c'è da scandalizzarsi troppo, si sa che l'universo dei valori è anche un universo di consumatori. Una volta il mondo si muoveva attraverso i libri tascabili, opuscoli stampati e venduti come si poteva, senza interessi costituiti, senza diritti tutelati. E si potrebbe ingiuriare persino la rivoluzione francese per lo sfruttamento dei tipografi che stampavano, con lavoro sotto costo, i libri sovversivi.

Così il quotidiano Daily Telegraph ha scoperto che i braccialetti contro la povertà, che fanno capo a ben 400 associazioni cristiane, sono fabbricati in Cina dalla "Tat Shing Rubber Manufacturing Company" nella regione dello Shenzhen. Un rapporto accusa la fabbrica di violare le leggi cinesi, di sfruttare il lavoro forzato, senza nessuna misura di igiene e di sicurezza, con orari insopportabili, sette giorni la settimana, paghe irrisorie, assicurazione inadeguata, niente ferie e divieto assoluto di associazionismo.

Ne è nata una discussione etica. Bob Geldof, portavoce dei no global, ha accusato di ipocrisia le associazioni cristiane Oxfam e Cafod. È stato istituito un imprecisabile "controllo morale sul prodotto", e la fabbrica cinese ha promesso miglioramenti costanti. Nel mondo della produzione tutto è già accaduto e tutto torna ad accadere. Ma nulla potrà fermare il braccialetto che i nostri figli si stringono ai polsi come manette di libertà. Io, mentre scrivo, indosso quello bianco e nero.



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