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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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ULTIMI 10 messaggi
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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


venerdì 22 aprile 2005
ore 14:11
(categoria: "Vita Quotidiana")


per i vendoliani pugliesi:

Fitto, auto blu anche da sconfitto
di PIERO RICCI

Ha perso le elezioni del 3-4 aprile, ma l'ex presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto (Forza Italia), potrà continuare ad usare l'auto blu, autista e abbonamento autostradale compresi, per i prossimi cinque anni, anche sedendo sui banchi dell'opposizione in consiglio regionale come semplice consigliere. Lo prevede una disposizione dell'ufficio di presidenza del Consiglio regionale, approvata nel gennaio scorso, a pochi giorni dalla discussione sull'emendamento alla Finanziaria che avrebbe comportato un giro di vite su uno degli status symbol del potere.

Fitto non sarà l'unico a conservare il benefit. Con lui, conserverà l'auto di servizio, l'autista e l'abbonamento autostradale anche l'ex presidente del Consiglio regionale Mario De Cristofaro (An), che alle elezioni non si è nemmeno candidato e che ha perso, quindi, anche lo status di consigliere regionale.

Il 17 gennaio, quando l'ufficio di presidenza del Consiglio regionale approvò la norma, pochi immaginavano che l'allora potente governatore della Puglia potesse perdere le elezioni. Invece è accaduto. E che ora, anche da consigliere, Fitto possa godere del servizio di un'auto blu riservata solo a lui, a molti appare un tipico caso di "eccesso di potere". Ma non è detto che la vicenda sia chiusa qui. Il neo governatore Nichi Vendola (Rifondazione comunista) non sembra intenzionato a lasciare in giro "premi di consolazione".

Né per Fitto né per De Cristofaro. Quest'ultimo, da ex presidente dell'assemblea, ha diritto a ricoprire l'incarico di presidente della neonata Fondazione del Consiglio regionale, una sorta di ente parallelo all'istituzione, delegato a promuovere attività culturali.
Vendola non commenta, ma la cosa - dicono i suoi collaboratori - lo ha "indignato" non poco, perché è l'ennesima prova di "un assalto alla diligenza" che continua anche in questi giorni con una serie di nomine, come quella alla presidenza del Parco nazionale dell'Alta Murgia. È "molto probabile" che si decida la revoca dei due benefit e si cancelli la norma della legge che, all'inizio del 2005, ha aumentato lo stipendio dei consiglieri pugliesi portandolo all'80% dell'indennità dei parlamentari.

La disposizione approvata "riservatamente" in gennaio recita testualmente così: "I Presidenti della giunta e del Consiglio regionale, per le alte funzioni svolte, hanno diritto ad usufruire dell'abbonamento, dell'autista e dell'auto di servizio anche per i cinque anni immediatamente successivi alla cessazione delle funzioni".

Coincidenza vuole che Bari sia stata teatro di un caso che riportò in primo piano il privilegio dell'auto blu. Nell'agosto del '95 arrivò qui, appunto su un'auto di servizio, l'allora presidente della Provincia di Messina Giuseppe Buzzanca che, con la moglie, doveva imbarcarsi su una nave da crociera. Per quell'abuso, Buzzanca, esponente di An, è stato condannato a sei mesi, con sospensione della pena, per peculato d'uso.


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venerdì 22 aprile 2005
ore 13:59
(categoria: "Vita Quotidiana")



Ora soave, sublime ora d'amore!
Possente l'anima sfida il terrore!
Mi fai puro il cuore d'ogni viltà!
Bramo la vita e non temo la morte!
Ah rimani infinita!


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venerdì 22 aprile 2005
ore 11:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



Finché congiunti alle celesti sfere
dileguerem, siccome alte sul mare
a sol cadente, nuvole leggere!...


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venerdì 22 aprile 2005
ore 11:06
(categoria: "Vita Quotidiana")


revisionismo

Restituito il tesoro di De Lorenzo
Cassazione: uno sbaglio giudiziario

Francesco De Lorenzo, ex ministro della Sanità, ha ricevuto indietro una parte dei beni che gli erano stati sequestrati, pari a circa 4 miliardi di lire. Alla base della decisione della Cassazione, il fatto che fossero stati sequestrati per un capo di accusa diverso da quello per cui De Lorenzo era stato condannato. Oltre al denaro, restituite anche 285 sterline d'oro e alcune statuette di un prezioso presepe.

La notizia viene data da "Il Corriere della Sera". Il piccolo tesoro gli era stato tolto nel 2002, dopo la condanna definitiva a 5 anni e 4 mesi per corruzione e associazione a delinquere. La stessa Cassazione che l'aveva condannato ha ora deciso di restituire i beni sottratti: il denaro, che era stato recuperato su un conto svizzero, era stato sequestrato dai giudici napoletani in relazione ad un procedimento penale differente da quello che ha visto la condanna di "Sua Sanità". Le statuette del presepe, ricevute in regalo, rientravano invece in un capo d'imputazione per il quale era stato assolto, mentre le sterline d'oro erano connesse ad un reato successivamente archiviato.
De Lorenzo è ora presidente dell' Aimac, un'associazione benefica che si occupa di tutelare i malati di cancro.


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giovedì 21 aprile 2005
ore 18:25
(categoria: "Vita Quotidiana")






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mercoledì 20 aprile 2005
ore 19:46
(categoria: "Vita Quotidiana")


il primo miracolo


A Chicago, una macchia affiorata sulla parete di un sottopassaggio della metropolitana sta attirando centinaia di fedeli, convinti che si tratti di un'immagine della Madonna. Secondo la polizia, la macchia sarebbe il frutto di un'infiltrazione di acqua e salnitro dalla strada. Ma intanto c'è già chi ha portato delle candele e prega davanti alla parete.


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mercoledì 20 aprile 2005
ore 19:23
(categoria: "Vita Quotidiana")



IL GRANDE RATZINGER

> Ratzinga!
> Ratzinga!
> Ratzinga!
>
> Trema,
> Il regno delle Tenebre del Male
> Dalla Fortezza di San Pietro arriva
> Con i pugni teologici
> Ratzinga, Paapaaaa
> Ratzinga, Paapaaaa
>
> Tuona
> Si scaglia dal sagrato contro il male
> Se sei il nemico prega e' gia' finita
> La Chiesa batte i denti, c'e'
> Ratzinga, Paapaaaa
> Ratzinga, Paapaaaa (croci rotanti!)
> Ratzinga, Paapaaaa (pater noster!)
> Ratzinga, Paapaaaa (ostia di fuoco!)
>
>
>
> Ha la mente di Lutero ma tutto il resto fa da se'
> Non conosce la paura ne' za italiano ke koz'e'
> Lotta, cade, si rialza, sempre vincera'
> Ratzinga, Paapaaaa
> Ratzinga, Paapaaaa (rosario atomico!)
> Ratzinga, Paapaaaa (lama del diavolo!)
> Ratzinga, Paapaaaa (doppio amen!)
>
> Ratzinga!
> Ratzinga!
> Ratzinga!
> Ratzinga!
>
> Forte,
> Con uno sguardo spacca in due il conclave
> Dagli occhi sputa fuori salmi gamma
> Non c'e' chi e' forte piu' di te
> Ratzinga, Paapaaaa
> Ratzinga, Paapaaaa
>
> Ha la mente di Lutero ma tutto il resto fa da se'
> Non conosce la paura ne' ne' za italiano ke koz'e'
> Se hai bisogno puoi invocarlo, con la bibbia apparirà
> Ratzinga, Paapaaaa
> Ratzinga, Paapaaaa
> Ratzinga, Paapaaaa (bombe gnostiche!)
> Ratzinga, Paapaaaa (luce divina!)
> Ratzinga, Paapaaaa (spada teologica!)
> Ratzinga, Paapaaaa (sermone perforante!)
> Ratzinga, Paapaaaa (incenso atomico!)
> Ratzinga, Paapaaaa (pugno teologico!)
> Ratzinga, Paapaaaa (croci rotanti!)
> Ratzinga, Paapaaaa (doppio amen!)
> Ratzinga, Paapaaaa (ora pronobis!)
> Ratzinga, Paapaaaa (acqua santa!)
> Ratzinga, Paapaaaa (lama diabolica!)
> Ratzinga, Paapaaaa (doppio rosario!)


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mercoledì 20 aprile 2005
ore 15:28
(categoria: "Vita Quotidiana")



«De gloria olivae»: la profezia sul successore di Wojtila
di Armando Torno

Prima di un’elezione papale indovini e astrologi hanno avuto sempre lavoro. Ancor oggi, giorno dell’apertura del Conclave, interpretano profezie più o meno apocrife. Diremo subito che una prima raccolta del genere è fatta risalire a Merlino e di essa si comincia ad avere notizia verso la fine del XIII secolo. Il presagio numero 164 recita: «Quando la Santa Madre del signore comparirà in più parti e quando Pietro avrà due nomi, sarà tempo di prepararsi perché l’ora sesta sarà vicina». Va da sé che «l’ora sesta» è quella in cui morì Gesù e che il successore di Pietro con due nomi è caratteristica del papato dopo Paolo VI. Le apparizioni mariane, infine, non mancano.

Il testo più famoso è però legato al nome di Malachia. C’è chi lo ritiene scritto dal santo omonimo, amico di San Bernardo, morto nel novembre 1148 e canonizzato già nel 1190. La sua profezia sulla successione dei romani pontefici comincia nel 1143, con Celestino II, e indicando il numero di 111 papi giunge sino alla fine dei tempi. Ogni vicario di Cristo è individuato con un breve motto. Tuttavia, è ormai impossibile attribuire il testo in questione al santo; si deve parlare di uno pseudo Malachia, anche perché - come ha notato Ludwig von Pastor nella sua monumentale Storia dei papi - questa profezia cominciò a circolare nel 1595 allorché il benedettino Arnold Wion la ospitò nel suo Lignum vitae , edito in quell’anno a Venezia. Il carattere apocrifo si deduce anche dal fatto che i motti per le previsioni da Celestino II a Gregorio XIV (papa tra il 1590 e il 1591) furono ricavati dallo stemma o dal casato o addirittura dal nome di battesimo; a volte si conformavano al titolo cardinalizio o al paese d’origine. Dopo Gregorio XIV le frasi si fanno più enigmatiche e «solo a forza», sottolinea il Pastor, possono essere messe d’accordo con la storia reale. Si può supporre che il testo fosse fabbricato dopo la metà del XVI secolo (il teologo Harnack lo mette in rapporto al Conclave del 1590), prendendo spunto dal compendio - è del 1557 - che il Panvinio fece alla Storia dei papi del Platina.

Comunque sia, ammettendo che questa serie di profezie avesse qualche valore, ricordiamo che Giovanni XXIII fu definito da Malachia «Pastor et nauta» (è stato Patriarca di Venezia), Paolo VI «Flos florum», cioè «fiore dei fiori» (nello stemma di Montini c’erano tre gigli), e l’appena scomparso Giovanni Paolo II «De Labore solis», ovvero «dallo sforzo del sole» (veniva da Est).
Il prossimo - che, stando al computo, dovrebbe essere il penultimo successore di Cristo - è indicato come «De gloria olivae». E tale «gloria dell’ulivo» può essere letta in molti modi: sia in relazione alla pace, sia dipendere dal colore della pelle olivastra del futuro pontefice, sia ricadere in un più generale senso biblico, dove l’ulivo è simbolo dei giudei. L’ultimo pontefice è indicato come «Pietro romano»: vale a dire che il papa conclusivo della successione apostolica dovrebbe chiamarsi Pietro II, disobbedendo in tal modo alla tradizione che non ha mai visto riprendere il nome dell’apostolo. Ma la fine dei vicari di Cristo coincide, per la profezia, anche con quella del mondo. Così il testo del Legnum vitae (Malachia, in tal caso, ha dedicato alcuni versi e non soltanto un motto): « Nell’ultima persecuzione della Santa Chiesa, risiederà Pietro il Romano che farà pascolare le sue pecore fra le tribolazioni. Passate queste, Roma
sarà distrutta e il giudice temibile giudicherà il suo popolo». La catastrofe della città eterna si legge anche in un messaggio del XVI secolo, attribuito a tale «Monaco di Padova», il quale profetizza che «quando l’uomo
salirà sulla luna, grandi cose staranno per maturare sulla terra. Roma verrà abbandonata, come gli uomini abbandonano una vecchia megera, e del Colosseo non rimarrà che una montagna di pietre avvelenate». Nostradamus con le sue celebri Centurie non ci aiuta meglio di Malachia. Versi oscuri, sovente rivelano particolari a seconda della traduzione. La seguente quartina è
stata indicata come quella che potrebbe riguardare il futuro pontefice: «Non dalla Spagna, ma dall’antica Francia / Non sarà eletto per la tremante navicella / Al nemico sarà fatta intesa / Che dentro suo regno sarà peste crudele». Sul futuro del papato c’è anche un fatto riferito da Stephen Skinner nel suo Millenium Prophecies .

Egli sostiene che Pio X, durante un’udienza del 1909 con il Capitolo generale dei Francescani, cadde in trance e quando rinvenne con sguardo sgomento proferì parole come queste: «Ciò che ho visto è terribile...Sarà me stesso? Sarà il mio successore? Ciò che è certo è che il papa lascerà Roma, e nel fuggire dal Vaticano dovrà camminare sui corpi morti dei suoi sacerdoti. Non ditelo a nessuno fintanto che sono vivo». Vi sono inoltre le profezie che si leggono nel De Magnis tribolationibus et Statu Ecclesiae, stampato a Venezia nel 1527. Meno note delle ricordate, parlano di un papa che «verrà da lontano e macchierà con il suo sangue la pietra». L’attentato a Giovanni Paolo II ci può stare; dopo di lui sono previsti soltanto due
pontefici: il primo sarà un «seminatore di pace e di speranza, in un mondo che vive l’ultima speranza»; il secondo verrà a Roma per «incontrare tribolazione e morte». Che aggiungere? Una profezia romanzata è del 1968: in quell’anno il vaticanista Emilio Cavaterra pubblicava nelle edizioni del
Borghese Il papa negro . La fascetta del libro recitava: «Sarà il prossimo?». L’ipotesi faceva eleggere, dopo lungo Conclave, il cardinale Anacleto Wenthombu, figlio del re africano Tsinghila Nzomba, con il nome di Leone XIV. La sua elezione, però, era prevista per il 1987. Sulla sorte della Chiesa in molti hanno azzardato profezie, da Merlino, con una raccolta apocrifa di cui si ha notizia nel XIII secolo, alle Millenium Prophecies di
Stephen Skinner, pubblicate nel 1994.



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lunedì 18 aprile 2005
ore 16:07
(categoria: "Vita Quotidiana")


servizio clienti di "la Repubblica"
questa devo proprio raccontarla:

tempo fa avevo mandato una mail incazzosa al servizio clienti di Repubblica perchè avevano pubblicizzato l'uscita di un cd di lirica diverso da quello che poi effettivamente era disponibile in edicola (una madama butterfly con mirella freni e josè carreras invece che con la tebaldi e bergonzi! orrore!!).
mi hanno risposto dicendo che non mi possono rimborsare ma mi inviano gratis una cosa che voglio! ahahah! solo che ora sono indeciso...
che gli chiedo?!?


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lunedì 18 aprile 2005
ore 12:08
(categoria: "Vita Quotidiana")



Istituzioni fatte a pezzi
di GIORGIO BOCCA

LE ULTIME frasi del Berlusconi sconfitto e tradito sono nello stile del Berlusconi vincente e arrogante: "Ma che volete? Vi manderò una cartolina dalle Bahamas". "Sono uno che ha un capitale di ventimila miliardi, che vogliono questi?...". Che l'uomo politico Berlusconi sia irrecuperabile al buon governo non vuol dire che sia fuori da ogni governo, vuol dire che con lui un buon governo è impensabile. Diceva l'altra sera in televisione il suo maggiordomo Bondi che Berlusconi era arrivato a Palazzo Chigi con due soli obiettivi: cambiare l'Italia con le riforme e pacificarla, farne un Paese unito.

Incauto maggiordomo a rimarcare in pubblico le due fondamentali ragioni della sconfitta del suo padrone. Berlusconi ha cambiato l'Italia mandando in pezzi quel po' di Stato moderno che c'era, si è accanito con le sue controriforme contro la pace sociale, contro la giustizia, contro la scuola, contro la finanza pubblica e ha diviso il Paese come non lo era più stato dagli anni della guerra civile, ha evocato il fantasma di un comunismo staliniano morto e stramorto, ha sdoganato i neofascisti e li ha riportati al potere, si è alleato con i secessionisti e soprattutto ha ingannato i cittadini con le false promesse.

Gli analisti della politica non sforzino i loro cervelli a cercare le ragioni della sua sconfitta: sono lì, visibili, grandi come delle montagne. A cominciare dalla legge obiettivo per le grandi opere, rimaste lettera morta, avviata solo per la propaganda, senza i finanziamenti necessari, con i debiti che si accumulano, una eredità spaventosa per i governi a venire sicché le elezioni anticipate più che una occasione di riscatto vengono pensate dalla gente che conserva il ben dell'intelletto come un amarissimo redde rationem. E fortuna che si è ancora in tempo a fermare gli impegni più demenziali come il ponte sullo Stretto di Messina.

Per mesi, per anni la gente ha subito la propaganda governativa come qualcosa di incomprensibile ma di sopportabile. Sapeva che il cavaliere sparava balle in continuazione ma pensava che proprio male non facevano. Qualcuno trovava persino simpatico il suo ottimismo. E perdurava la strana illusione che uno che aveva fatto tanti denari per sé ne avrebbe fatto anche per i concittadini. Adesso incominciano a capire che il benefattore milanese di fronte alle incertezze della politica fa cassa, vende la sua azienda.

Nella sua testa il capitale conta più di tutto, pur di salvarlo fa la figura di uno che si prepara a tagliare la corda, e i suoi più stretti collaboratori lo lodano "ha venduto al meglio". Complimenti! Il senso dello Stato nel governo di opportunisti che ha messo assieme non esiste, è una debolezza da democratici ingenui, da prima repubblica. Anche per questo i cittadini stanno voltandogli le spalle.

Nell'ora della sconfitta i suoi alleati risultano francamente incomprensibili. Che vogliono? Maggiore autonomia? Più potere? Ma che hanno fatto in questi anni per meritarselo? Raggiunti i loro ministeri e le auto blu, le vetrine televisive e le scorte sono diventati dei perfetti yes men.

Altro che turarsi il naso e votare, come consigliava Montanelli ai tempi della Dc! Hanno votato per anni a naso aperto tutte le leggi ad personam. Arrivavano all'informazione dei flebili sussurri: "Pare che a Fini la legge salva Previti non piaccia. Quelli dell'Udc sono infuriati per le nomine nella Rai. Bossi è pronto a dimettersi se non passa la devolution". Poi si arrivava al voto, si accendevano le lampadine dei sì e il gregge era compatto come sempre a far passare le prepotenze e le arroganze del padrone. Ora si susseguono i dibattiti sulla crisi con le solite dosi omeopatiche.

In maggioranza i rappresentanti del governo che fu in minoranza, volenterosi oppositori che neppure a vittoria ottenuta sembrano crederci e il concerto non sembra cambiato "non mi interrompa", "mi consenta di correggerla" e così via su aspetti insignificanti pur di sorvolare il disastro che sta davanti a tutti, con cui tutti nei prossimi mesi ed anni dovranno pure misurarsi.

Come è possibile che un governo moribondo, carico di debiti e con le casse vuote continui a promettere tagli delle tasse? Come è possibile che un timoniere alla guida di una barca sfondata continui a promettere la scoperta dell'America? Deciso a quanto pare a tener duro. Una antica voglia, per non dire una antica certezza circola per il Paese. Cosa faremo? Faremo come hanno già fatto i nostri padri e nonni, volteremo gabbana, come stanno voltandola nei partiti, nei ministeri, negli uffici pubblici, nell'informazione, nello spettacolo quelli che si adontavano se qualcuno parlava di un nuovo regime, di tendenze autoritarie. Ma questa volta, a casse vuote, cambiar padrone serve a poco. Forse la celebrazione del 25 aprile può avere quest'anno un unico senso, quello del '45: rimettere in piedi il Paese. Se siamo ancora in tempo.


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