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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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sabato 28 luglio 2007
ore 10:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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sabato 28 luglio 2007
ore 10:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Nice to meet you, mister Papageno di Elena de Stabile
L’uscita nelle sale della versione cinematografica del Flauto Magico di Mozart diretto da Kenneth Branagh e cantato in inglese anziché in tedesco riapre una questione vecchia: è giusto tradurre i libretti d’opera?
Per i duri e puri la risposta può essere una sola: NO. Come tollerare una Regina della Notte che lancia strali e annuncia vendette tremende vendette senza l’indispensabile ausilio di raffiche di consonanti e “h” aspirate? Ve la immaginate una regina che maledice il mago che le ha rapito la figlia, chessò, in portoghese?
Le ragioni degli altri però, di quelli che “perché no”, non sono meno forti: meglio la fedeltà all’originale (a costo di farsi un sonno dopo i primi 5 minuti dell’Evgenij Onegin) o la comprensione del testo che, trattandosi pur sempre di teatro in musica, non è un dettaglio secondario?
Il Flauto Magico è stato scritto in tedesco perché era un’opera destinata al popolo, ha fatto sapere Branagh. La scelta di farne una versione in inglese non sarebbe altro dunque che un’operazione fedele al vero spirito mozartiano.
Va detto che a volte la dizione dei cantanti è così scadente che per una persona di madrelingua italiana, l’ascolto di Wagner in tedesco o della Traviata in italiano sortisce il medesimo risultato: l’incomprensibilità assoluta. Quindi benvengano sopratitoli e ausili vari.
Che fare? Chi vi scrive ricorda ancora con sgomento un Barbiere di Siviglia a San Pietroburgo mezzo in italiano e mezzo in russo. Risultato: un surreale effetto pastiche che aggiungeva comicità a comicità.
E se non ne avete ancora abbastanza, va ricordato l’esperimento tentato nel 1986 al Maggio Musicale Fiorentino da Ermanno Olmi per la messa in scena della Kata Kabanova di Janacek. Per l’occasione un cantante, all’inizio di ogni scena riassumeva in versi (senza sottofondo musicale), l’azione che poi starebbe stata cantata in ceco.
Si credeva di aver trovato un onesto compromesso nei sopratitoli (tanto che nella ristrutturazione della Scala di Milano sono state allestite delle poltrone con un apposito display sullo schienale), ma anche lì è arrivato il “guastafeste” di turno (nella fattispecie il regista David Pountney), che ha sentenziato: “I sopratitoli non sono altro che preservativi teatrali, nient’altro che pezzi di lattice fra gli spettatori e gli attori”.
Ma Mozart, in tutto questo, che ne avrebbe detto? C’è da giurarci che si sarebbe fatto una grassa risata, questa sì, in lingua originale.
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sabato 28 luglio 2007
ore 10:36 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Difendere le libertà rispettando gli altri di MICHELE SERRA
BACIARSI a Roma davanti al Colosseo, sotto un manto di stelle (brillarelle), farebbe pensare a Garinei e Giovannini più che a un attentato alla pubblica decenza. Ma per due ragazzi omosessuali, colti in flagrante da una pattuglia di carabinieri e tradotti in caserma, la notte romana è slittata in pochi attimi dal romanticismo allumiliazione. Con ovvio sconcerto e prevedibili polemiche politiche, stante il fatto (incontestabile) che un bacio in pubblico non deve essere considerato diversamente se a scambiarselo sono Audrey Hepburn e Gregory Peck oppure Gregory Peck e Gregory Peck.
Insomma, il caso è tipicamente soggetto a quel genere di allarme etico inevitabile in un Paese non proprio allavanguardia nellaccettare i mutamenti del costume, e non certo prodigo di intelligenza civile quando si tratti di riconoscere i diritti degli omosessuali.
In omaggio alla famosa completezza dellinformazione, va però aggiunto che la versione dei carabinieri si discosta di una buona manciata di centimetri da quella della comunità gay. I militi parlano di "atto sessuale in pubblico", e dal momento che i carabinieri non sono più i gendarmi baffuti che infierivano su Pinocchio, ma uno dei pochi pezzi dello Stato che ha fatto parecchi passi in avanti negli ultimi decenni, è giusto che anche il loro punto di vista, per quanto occhiuto, vada tenuto in considerazione.
Resta il dubbio se perfino un "atto sessuale esplicito", consumato nel buio protettivo della sera, meriti un intervento così severo. E, soprattutto, il dubbio che la severità non sarebbe stata uguale nei riguardi di una coppia etero. Proprio ieri la Cassazione, nellaccettare la domanda di asilo di un omosessuale senegalese che in patria sarebbe perseguito per legge a causa dei suoi comportamenti amorosi, ha scritto che "la libertà sessuale va intesa come libertà di vivere, senza restrizioni e condizionamenti".
Parole sante, anzi parole laiche. E più in generale resiste, almeno in chi scrive, lidea che il sesso, in ogni sua forma purché non violenta, non sia tra le colpe più gravi (ben più grave, per esempio e proverbialmente, è fare la guerra), e insomma che un bonario "ragazzi rivestitevi, per cortesia" possa ampiamente bastare a dirimere ogni possibile questione di "oscenità" e affini. Ma allinterno di questo dubbio, libertario e amichevole, è ragionevole suggerire a tutti gli amanti, bacianti o copulanti che siano, qualcosa che sfugge decisamente alla legge e allintervento dei carabinieri.
Qualcosa che è profondamente "politico", nel senso che coinvolge profondamente lo stare in mezzo agli altri. Questo qualcosa potrebbe definirsi pudore se una lunga trafila di persecuzioni censorie, pretorili e curiali, non ci avesse abituato, negli anni, a considerare il pudore (e specialmente il famigerato "comune senso del pudore") il tipico pretesto sessuofobo e repressivo. Chiamiamolo, allora, questo qualcosa che manca, senso della misura, oppure rispetto degli altri e di se stessi, o perfino più ovviamente buona educazione.
E una qualità che spesso difetta tanto agli etero quanto agli omo, indiscriminatamente, quando si tratti di temperare il proprio comprensibile entusiasmo sessuale, o anche solo sentimentale. Nessuna nostalgia per lItalietta bigotta, per le coppiette che si davano la mano in pubblico solo dopo il fidanzamento ufficiale (cioè, in genere, solo dopo la vidimazione dei genitori e del parroco), ma neanche troppa soddisfazione per la sessualità esibita con fatuo narcisismo oramai ovunque, nel reale come nel virtuale, per la strada o in televisione.
Il mito in fondo ingenuo del libero amore, così bene immortalato da Antonioni in "Zabriskie Point", tutte quelle giovani coppie nude abbracciate nel deserto, angeli della liberazione, minaccia di tradursi nella sua parodia se prende le forme (correnti e corrive) di una banalissima scostumatezza. Nel senso che per essere libertini bisogna avere almeno un poco studiato e ragionato.
Questo non per discettare su quanto e come i due ragazzi di Roma, vittime di un probabile episodio di abuso di autorità, abbiano esagerato nel manifestarsi attrazione. Ma per riflettere un pochino meglio (carabinieri e omosessuali compresi) sul faticoso processo che porta a manifestare liberamente la propria identità sessuale. Si capisce che unidentità malgiudicata e perseguitata, come quella omosessuale, sia più portata a "sbottare", e a sbandierare se stessa per ribellarsi contro le discriminazioni.
Ma i modi e i toni - inutile negarlo - sono molto importanti anche per la migliore delle cause. Massimo allarme, dunque, per ogni episodio, anche minimo, di discriminazione contro i gay. Ma massima intelligenza, quando possibile, nellevitare che la sbracatezza offuschi la causa della "libertà di vivere", come scrive la Cassazione, e la renda impopolare.
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venerdì 27 luglio 2007
ore 20:52 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La Cassazione apre agli omosessuali: "Devono vivere senza condizionamenti"
ROMA - "Lomosessualità è espressione del diritto alla realizzazione della propria personalità". La Cassazione apre agli omossessuali, e ne sancisce il diritto vivere le proprie preferenze sessuali "senza condizionamenti e senza restrizioni".
Il riconoscimento si trova in un passaggio di una sentenza sul caso di un senegalese omosessuale su cui si è espressa la Suprema Corte. Luomo ha chiesto di non essere espulso nel proprio paese perché in Senegal lomosessualità è punita con la reclusione. Luomo si dichiara omosessuale e ha portato come prova della propria identità sessuale liscrizione a due associazioni di genere, tra cui lArcigay, avvenuta poco dopo il suo ingresso in Italia.
La Corte non si è espressa sul caso specifico chiarendo che liscrizione alle associazioni non è di per sè prova dellidentità sessuale ma concorda con il giudice di pace di Torino che aveva definito condizione degna di tutela la scelta di genere. Secondo i giudici supremi lidentità sessuale deve potersi esprimere senza condizionamenti o restrizioni.
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venerdì 27 luglio 2007
ore 15:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Denunciata coppia omosessuale Si baciava davanti al Colosseo
ROMA - Denunciata una coppia omosessuale perchè si baciava davanti al Colosseo. Roberto e Michele, 27 e 28 anni, sono stati sorpresi da una pattuglia dei carabineri alle due di notte. Fabrizio Marrazzo, presidente dellArcigay Roma, grida allo scandalo: "E un fatto gravissimo. Mosta che ancora oggi le coppie omosessuali sono considerate di serie B".
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venerdì 27 luglio 2007
ore 12:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sole il lunedì, pioggia nel weekend: la nuvola di Fantozzi esiste di MAURIZIO RICCI
E mercoledì e cè un bel sole. Lo stesso giovedì, non una nuvola allorizzonte. Arriva venerdì e il cielo comincia ad incupirsi, il sole appare e scompare, le nuvole si ammucchiano. Sabato piove. Il meteo vira al bello solo dal pomeriggio di domenica, ma, a questo punto, il weekend è andato: fatti tutti i conti, il tempo migliore ci sarà lunedì e martedì, quando siamo chiusi in ufficio.
In fondo al cuore - e sulla base di una lunga esperienza - abbiamo sempre saputo che la nuvola di Fantozzi, la maledizione dellimpiegato, che si nasconde durante la settimana e riappare nei giorni di festa, esiste davvero. Ma non ci volevamo credere. Invece aveva ragione Paolo Villaggio: la nuvola cè e gli scienziati lhanno trovata. Anche se, in paesi alloscuro della saggezza di Villaggio, invece di "Ben nota nuvola di Fantozzi", lhanno chiamata "Inaspettata periodicità settimanale delle variabili climatologiche".
Due studiosi tedeschi, Dominique Baeumer e Bernhard Vogel, delluniversità di Karlsruhe, documentano, in un saggio con questo titolo apparso sulle Geophysical Research Letters, il ritmo settimanale nelle variazioni della temperatura, della differenza fra temperatura minima e massima, della presenza del sole, della quantità di nubi, della quantità di pioggia e della sua frequenza. E il succo è che il bel tempo tende a concentrarsi allinizio della settimana, quello brutto alla fine.
Già parecchi studi puntavano in questa direzione, in Australia, in Cina, alle Hawaii. Ma cera sempre il dubbio che tutto risalisse a particolari condizioni, meteorologiche o di inquinamento, locali. Baeumer e Vogel hanno saltato lostacolo, mettendo sotto esame un totale di quasi 70 mila diverse rilevazioni, sullarco di 15 anni (dal 1991 al 2005), in 12 distinte stazioni meteorologiche tedesche, sparse da Aquisgrana a Berlino, a Rostock alle balze (3 mila metri di altitudine) di una montagna come lo Zugspitze. I risultati recitano tutti la stessa storia.
Rispetto alla media complessiva settimanale, la temperatura segna uno scarto verso lalto nella prima metà della settimana, con la punta più calda mercoledì e la più fredda sabato. Anche la differenza fra minima e massima è maggiore fra lunedì e mercoledì. Nulla di strano, visto che lesposizione al sole segue lo stesso ritmo, diminuendo costantemente fino al sabato, quando la giornata si chiude con un quarto dora di sole in meno rispetto a martedì. E perché cè meno sole? Perché ci sono più nuvole: il cielo più azzurro è, infatti, quello del martedì, il più grigio quello del sabato.
Ma, poiché sono nuvole di Fantozzi, non si limitano ad oscurare il sole. Rovesciano acqua. Il minimo delle precipitazioni cè il lunedì e il massimo - come avete indovinato - è il sabato. Questo, per la verità, ci dice solo quanto ha piovuto. Magari, quando piove il sabato, è un acquazzone e, negli altri giorni, una pioggerellina. Già questo, comunque, sarebbe abbastanza fantozzesco, ma cè di più. Se contate il numero di giorni in cui piove, vedete che succede (acquazzone, temporale o pioggerellina) soprattutto di sabato. E non piove soltanto: lo stesso ritmo settimanale si riscontra nellumidità, nella pressione atmosferica. Per concludere: di sabato tira anche più vento.
"Le differenze nei parametri sono piccole" commenta Antonello Pasini, che si occupa di fisica dellatmosfera al Cnr ed è titolare di un blog sul clima. "Ma sono statisticamente significative".
E solo semplice sfiga? I dati sono troppi, osservano Baeumer e Vogel, per parlare di effetto casuale. Il problema è che questo ritmo settimanale, scientificamente, non ha senso. A meno di non scomodare la Bibbia, con il suo "e il settimo giorno si riposò" (che, comunque, non coprirebbe lintero weekend), la natura non conosce settimane. Le abbiamo inventate noi. Ma questo vuol dire che siamo stati noi anche a creare la nuvola di Fantozzi. "Poiché non cè processo naturale conosciuto - scrivono Baeumer e Vogel - che crei una periodicità di sette giorni, in grado di durare per lungo tempo, lesistenza di questo ritmo è una forte indicazione dellinfluenza delluomo sul clima".
E, se le settimane sono state inventate molto tempo fa, il sole di lunedì e la pioggia di sabato erano sconosciuti ai nostri bisnonni, indisturbati nei loro picnic. La nuvola di Fantozzi si manifesta con lera moderna e con linquinamento che ne è il risvolto. "Probabilmente - dice Pasini - il normale ritmo del traffico urbano, dellattività lavorativa comporta un progressivo accumulo di polveri sottili nelle zone basse dellatmosfera nel corso della settimana. Queste polveri schermano sempre di più la luce del sole. Contemporaneamente, forniscono i nuclei intorno ai quali si condensa lumidità per formare le nuvole.
Aggiungiamoci che le città costituiscono, in particolare nei giorni lavorativi, isole di calore che convogliano più facilmente laria inquinata vicino alla superficie, con le sue polveri sottili, verso lalto e verso le nubi". Poi, nel weekend, il traffico e il lavoro diminuiscono, le città si svuotano, le polveri si riducono e, lunedì, torna il bel tempo.
Ma, attenzione, avverte Pasini, il ruolo decisivo dellambiente urbano non significa affatto che, lontano dalle città, la situazione sia diversa. Scommettere che, in campagna o in montagna, ci sarà il sole, anche di sabato, non è una buona idea. "La gita fuori porta non risolve nulla - dice Pasini - piove anche lì". I dati di Baeumer e Vogel dicono, infatti, che la maledizione del sabato è praticamente ubiqua e onnipresente. Si salva lisola di Helgoland, decine di chilometri al largo nel mare del Nord, ma il ritmo settimanale del cattivo tempo di Berlino o Duesseldorf si ripete, più o meno, pari pari anche in cima alle Alpi benché, a 3 mila metri di altezza, la stazione meteorologica dello Zugspitzen sia al di sopra degli strati inferiori inquinati dellatmosfera.
La spiegazione, che Baeumer e Vogel, per ora, si limitano ad ipotizzare, è che i fenomeni innescati dallinquinamento e dalle polveri sottili nelle città si intreccino e si colleghino con le dinamiche atmosferiche a più largo raggio, coinvolgendo aree molto vaste. Del resto con Fantozzi, lo sapevamo già, è sempre così: non cè scampo.
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giovedì 26 luglio 2007
ore 21:20 (categoria:
"Vita Quotidiana")
I maestri valgono perché sono stati poco a scuola. I professori sono quello che sono perché son tutti laureati.
Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa
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giovedì 26 luglio 2007
ore 20:26 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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giovedì 26 luglio 2007
ore 15:24 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Prof caccia studente: "Sei un gay" 17enne costretto a lasciare la scuola
GELA (Caltanissetta) - Ha smesso di andare a scuola, e ha perso lanno, perché cacciato dal suo insegnante che lo ha "accusato" di essere omosessuale. "Vai a casa e non venire più a scuola perché sei un gay", avrebbe detto il docente dopo aver visto un filmato in cui il giovane alunno bacia un altro studente, costretto a farlo da alcuni compagni di classe.
A denunciarlo è stata la stessa vittima, un ragazzo di 17 anni, che in un esposto ai carabinieri di Gela ha raccontato le discriminazioni subite in classe, perché ritenuto omosessuale. Un clima ostile che lo avrebbe indotto a non frequentare più la scuola, col risultato di essere stato bocciato.
I soprusi e gli atti di bullismo sarebbero avvenuti nellIstituto industriale "Emanuele Morselli", dove il ragazzo frequentava il terzo anno di informatica. Dopo averlo ripreso con un videofonino mentre baciava un compagno, gli altri studenti lo avrebbero ricattato, costringendolo a fare quello volevano, con la minaccia di diffondere le immagini. Il giovane sarebbe caduto in depressione e non avrebbe più frequentato la scuola. Questa ricostruzione dei fatti è contenuta nella denuncia che il giovane ha sporto ai carabinieri contro tutta la sua classe e contro alcuni insegnanti.
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giovedì 26 luglio 2007
ore 11:48 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Molestata a scuola da un compagno. Indagati i prof: violenza sessuale La procura: avevano lobbligo di controllare, non lo fecero di SALVO PALAZZOLO
PALERMO - Era diventato un incubo andare a scuola per una ragazzina di seconda media: un compagno continuava a palpeggiarla, anche in maniera violenta. Lei protestava, ma un giorno finì addirittura sotto accusa. Nel suo diario il professore scrisse: "Messaggio per i genitori. Fate vestire vostra figlia in maniera più consona". Il padre, esasperato, ha denunciato alla magistratura e al provveditorato: "I professori sono rimasti sempre fin troppo distratti", così ha iniziato il suo esposto. Otto compagni di classe hanno confermato. E quattro insegnanti di una scuola fra le più rinomate della città sono finiti indagati dal sostituto procuratore Maurizio Agnello.
Laccusa è pesantissima: violenza sessuale, quella che non si è potuta contestare al molestatore, perché ha solo 12 anni, come la sua vittima. Ma il codice penale non fa differenza fra chi commette gli abusi e chi "ha lobbligo giuridico di impedirli". Per la Procura di Palermo non ci sono dubbi: in classe tocca agli insegnanti vigilare. Sono accusati di non averlo fatto a dovere. Ognuno nella propria ora.
Il mondo della scuola torna nelle aule di giustizia. Qualche settimana fa, unaltra professoressa palermitana accusata di metodi fin troppi energici era stata assolta (ma il pm ha già presentato appello). Adesso, i giudici sono chiamati a pronunciarsi su unipotesi opposta, di insegnanti accusati di essere deboli e tolleranti contro il bullo della classe. Linchiesta è ancora in corso, nei prossimi giorni il gip Pasqua Seminara dovrebbe interrogare i compagni di classe durante un incidente probatorio sollecitato dal pubblico ministero.
Il caso ha già impegnato parecchio i giudici. Dopo la prima denuncia del genitore, la preside della scuola media e un professore chiamato in causa hanno presentato una controquerela. E il padre della studentessa è finito indagato per diffamazione e calunnia. Ma per poco tempo. Quando la Procura ha chiesto di archiviare, la preside e il docente si sono opposti. E il gip ha fissato unudienza per esaminare ancora meglio la vicenda. Le deposizioni dei compagni di classe hanno segnato la svolta. Per il padre esasperato le accuse sono state archiviate. E sul banco degli indagati sono finiti quattro professori. Per unaccusa ben più grave.
Al momento, cè soprattutto questo. Il drammatico racconto che i ragazzi hanno fatto di quella classe. Due anni fa, nella scuola di uno dei quartieri bene di Palermo. Il molestatore era davvero insistente. Tutto sembrava essere cominciato per scherzo, poi parole e soprattutto gesti si erano fatti pesanti. In diverse occasioni, il bulletto della scuola avrebbe anche seguito la sua vittima mentre andava in bagno. E sarebbe arrivato ad aggredirla, mimando un atto sessuale. Allennesimo episodio, la ragazza prese a pugni il compagno. E alla fine, fu lei a prendersi un sonoro rimprovero dei professori. E quella nota sul diario: "A scuola si viene con un abbigliamento più consono".
Adesso, la Procura vuole sentire tutti i testimoni di questo caso. Il padre ha già ribadito al magistrato il suo disagio nei confronti degli insegnanti: "Non ho potuto fare altro che trasferire mia figlia in unaltra scuola. Aveva già subito fin troppi traumi". Ma anche i professori, preside in testa, non hanno mancato di presentare memorie e vigorose parole di difesa: "Abbiamo sempre fatto il nostro dovere". Dice lavvocato Lillo Fiorello, legale di uno dei docenti indagati: "È una vicenda tutta da ricostruire. Gli insegnanti non hanno mai assistito ad episodi di violenza, altrimenti sarebbero subito intervenuti".
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