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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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venerdì 23 febbraio 2007
ore 10:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sulla pista della crisi lItalia dei vecchietti di FILIPPO CECCARELLI
E SE LA CRISI, anche di governo, fosse una specie di Gerovital? Si perdoni qui leffettaccio. Ci fu un tempo in cui alcuni potenti della Prima Repubblica, discretamente, andavano in Romania per farsi ringiovanire dalla celebre dottoressa Aslan. Dopo di che, per ringraziamento, scrivevano improvvide prefazioni alle opere di Ceaucescu. Adesso, cioè nellera dei "bibitoni" dimmortalità del dottor Scapagnini, i nonnetti della Seconda non hanno più tanto bisogno di volare sul Mar Nero. Ma il dubbio, limpressione, il sospetto, è che una tempesta come quella che sè abbattuta sul governo Prodi sia per molti di loro un bel toccasana.
Non che abbiano tutti contribuito allaffondamento di Prodi per sentirsi più giovani, o svagarsi. Vero è che Giulio Andreotti, fresco ottantottenne, ha ammesso che "la contesa" per la presidenza del Senato laveva ringiovanito "sotto molti punti di vista. Era un po - ha detto - che non partecipavo a un corpo a corpo così serrato". Ma il punto vero di tutta la faccenda è che questa crisi mette a nudo, come mai finora era apparsa, la più manifesta, invasiva, rassegnata e perciò desolante gerontocrazia italiana.
Non è in questione solo la parte giocata al momento del voto dai senatori a vita. Il ruolo di Cossiga e Andreotti, lassenza sanitaria di Scalfaro, laccompagnamento al seggio di Pininfarina da parte del redivivo Zanone, segretario del partito liberale alla metà degli anni settanta. Né qui si insisterà sui tanti moduli espressivi e simbolici, per lo volgari e crudeli - "la Repubblica della prostata" (per bocca del consigliere prodiano Rovati), "la dittatura dei pannoloni" (titolo dapertura di Libero) - entrati ormai a far parte del discorso pubblico. Varrà giusto la pena di segnalare che poco prima del patatrack di Palazzo Madama la senatrice Franca Rame aveva additato al pubblico ludibrio televisivo la (supposta) nuova dentiera del suo ministro della Difesa, Parisi. Ricevendone peraltro in risposta un pepato corsivo del quotidiano della Margherita, Europa, che ricordava letà avanzata (77) dellaccusatrice, alla quale perciò "non converrebbe approfondire troppo simili temi".
E tuttavia, al di là di insolenze e pietismi, ognuno può constatare con i propri occhi che a partire dal presidente della Repubblica Napolitano (82 a giugno) i protagonisti e i comprimari dellattuale e difficile passaggio politico non soltanto sono tutti vecchi, o anziani, se preferiscono; ma certo sono sempre e disperatamente gli stessi. Nelle istituzioni e in tv, come in un rito, un film o un talk-show già visto decine di volte; e ogni volta, al suo interno, celebrato, riavvolto e insieme bloccato attorno al sempre meno tacito e segreto presupposto che il potere sia monopolio dei nonni. O degli zii, al massimo. Mai dei fratelli, nemmeno maggiori; mentre dei figli non se ne parla nemmeno.
Basti pensare ai due eterni contendenti, Prodi (68) e Berlusconi (70), i medesimi del 1996. Come a volersi mondare da un peccato, il primo ha bisogno di esibire un corpo giovanile; e ce lha pure, il presidente uscente, o meglio se lè costruito con pazienza e dedizione come stanno lì dimostrare, incessantemente, le gare ciclistiche, i massaggi, le pomate, la depilazione dei polpacci; e poi le maratone, le discese sugli sci, la ginnastica quotidiana, la cyclette, gli allenamenti in tuta azzurra "Italia" con collaboratori, giornalisti e poliziotti al fianco e al seguito, tipo Forrest Gump.
Anche il Cavaliere sembra dominato dalla stessa colpa e quindi dallo stesso bisogno di ostentare un fisico allaltezza degli sguardi, soprattutto a distanza. Nel suo caso, più che alla condizione atletica, lo sforzo si rivolge a espedienti dietetici, tecnologie di make-up o manipolazione chirugica. Come pure, secondo evoluti dispositivi di transfert mediatico, sempre più Berlusconi tende a mostrarsi gioioso e vitale circondandosi di belle e giovani donne - anche se con i dovuti inconvenienti famigliari.
Ma leffetto non cambia poi molto. Così come, rispetto a tanti altri leader ex quarantenni affermatisi tra gli anni ottanta e novanta, non muta il quadro rappresentativo di una intera classe dirigente - da Fini a Rutelli, da DAlema a Fassino passando per Amato, Bossi e Casini - che comunque appare saldamente inchiodata alle stesse poltrone di segretari e ministri, come alle stesse poltroncine di Porta a porta. Ora. Questa specie di serializzazione anagrafica avrà tante ragioni, ma non è senza conseguenze. Nellera post-ideologica della bio-politica, là dove i modelli dautorità si applicano non più alla "polis", ma alla vita nuda della casa, della famiglia e della tribù, la "vecchiettitudine" (sintomatico neologismo del Foglio) fa un po ridere e un po piangere, come succede spesso in Italia. Però forse pone anche un problemino alla democrazia; e di sicuro, intanto, alla soluzione della presente crisi di governo.
Invano i media, affamati come sono di carne fresca, si sono provati a smuovere le acque, di solito esortando a un impossibile ricambio. Si moltiplicano nel frattempo gli appelli dalla società civile. E si producono con una certa assiduità schemi, tabelle e imbarazzanti confronti con altri paesi, lInghilterra, la Spagna, la Francia, gli Stati Uniti, dove è possibile diventare presidente a quarantanni - e gli ex presidenti della Repubblica, esaurito il mandato, escono regolarmente di scena.
NellItalia del 2007, invece, lo spazio pubblico è attraversato da continui e sintomatici micro-episodi a sfondo meta-sanitario. Operazioni, incidenti, malanni, cliniche, ospedali, infermerie. Il vecchio Transatlantico di Montecitorio, là dove un tempo il pettegolezzo si limitava alle debolezze per lo più inorganiche degli uomini politici, funge ora da cassa di risonanza di diagnosi selvagge, e debitamente malevole. Quello è sordastro, quellaltro è caduto in bagno, quello simbottisce di Viagra, quello è arteriosclerotico, quellaltro ancora non si riprende più.
Si discute se sia il caso di affrontare i ferri in Italia o allestero; in casa di cura privata o nelle strutture pubbliche. Gustavo Selva, che a suo tempo contestò Pertini per letà, scrive ora lelogio del pacemaker. Non che sia la cosa peggiore, anzi a suo modo è tenera, ma quando stanno male i nonnetti si scrivono messaggi augurali, si vanno a trovare, sincoraggiano lun laltro. Nascono nuove figure: una, per dire, è la compagna dospedale o di malattia del potente, in genere sono giovani donne con cui gli illustri ammalati hanno fraternizzato nei loro momenti più difficili. E successo a Bossi e poi anche a Berlusconi. Non cè niente di brutto, in tutto questo, ma certo non dà lidea di un paese proiettato nel futuro.
E appena uscito un piccolo libro agghiacciante, "Elite e classi dirigenti in Italia" (a cura del professor Carlo Carboni, per Laterza); uno studio serio e pieno di numeri che certifica non già lo stato dinvecchiamento della classe di governo, che sarebbe la scoperta dellacqua calda, ma che soprattutto documenta le barriere, i filtri, i freni, le procedure che i vecchi o gli anziani, carichi di risorse e prestigio, scaricano addosso alle generazioni più giovani. Queste ultime sempre più atterrite. E nemmeno tentate dal Gerovital o dai beveroni tibetani del dottor Scapagnini.
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giovedì 22 febbraio 2007
ore 12:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
I Cavalieri dellIdeale di MICHELE SERRA
SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere lonestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro cerano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.
Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto doro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bellapplauso ai Cavalieri dellIdeale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.
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mercoledì 21 febbraio 2007
ore 17:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Adolf Hitler da calpestare. Come uno di quei trofei di caccia che, una volta scuoiati, vengono ridotti a tappeti da sfoggiare nei salotti. Lidea è venuta allartista israeliano Boaz Arad, che ha esposto la sua opera nel centro di arte contemporanea di Tel Aviv nella stanza dedicata alla caccia ai criminali nazisti. Perché farne un tappeto? "Perché è quello che avrebbe fatto qualsiasi ebreo se lo avesse catturato", ha spiegato Arad.
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mercoledì 21 febbraio 2007
ore 17:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Donne: 2 milioni perseguitate da ex partner Nel 2006 oltre 74 mila stupri, di cui quasi il 70% da attuali o ex partner.
ROMA - Oltre 2 milioni di donne italiane sono perseguitate dagli ex partner. Lo rileva unindagine dellIstat sulla violenza alle donne commissionata dal ministero dei Diritti e delle Pari opportunità. Il 18,8% delle 2.077.000 donne perseguitate (tecnicamente si chiama «stalking»), sono spaventate dal partner al momento della separazione o dopo la separazione. Tra le donne che hanno subito lo stalking, il 68,5% dei partner ha cercato insistentemente di parlare con la donna contro la sua volontà, il 61,8% ha chiesto ripetutamente appuntamenti per incontrarla, il 57% lha aspettata fuori casa, a scuola o al lavoro, il 55,4% le ha inviato messaggi, telefonate, email, lettere o regali indesiderati, il 40,8% lha seguita o spiata. «DRAMMA RIMOSSO» - La violenza subita dalle donne, sia fisica, sessuale o psicologica, «è un dramma quotidiano rimosso», ha detto il ministro dei Diritti e delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini, presentando lindagine dellIstat. Il ministro ha inoltre rivolto un «appello al Parlamento» affinché discuta subito il disegno di legge sulla violenza sulle donne e contro ogni violenza in nome degli orientamenti sessuali, e ha avanzato una richiesta di «aiuto» agli organi di informazione perché sostengano le iniziative del governo in campo di prevenzione e divulgazione in questo campo. La Camera ha approvato mercoledì le mozioni sulle iniziative per contrastare le violazioni delle libertà individuali della donna in nome di precetti religiosi.
74 MILA STUPRI NEL 2006 - Nel 2006 sono state 74 mila le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito uno stupro o un tentato stupro, di cui il 69,7% da partner o ex partner. Circa 1 milione di donne italiane ha subito nel corso della sua vita uno stupro o un tentato stupro. In totale oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nel corso della vita e la grandissima maggioranza (oltre il 90 per cento) non è stata denunciata.
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mercoledì 21 febbraio 2007
ore 15:09 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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mercoledì 21 febbraio 2007
ore 09:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Arriva lErasmus per adolescenti. Studenti superiori in giro per il mondo
MILANO - Potrebbero essere definiti i fratelli minori dei ragazzi dell "Appartamento spagnolo". Sono studenti anche loro, come quelli del film. Solo che sono più piccoli, tra i 14 e i 18 anni, e il soggiorno allestero lo passeranno in famiglia. Sono gli alunni che parteciperanno ai primi scambi fra scuole superiori europee. Dopo il programma lErasmus, la Commissione europea ha infatti deciso dare il via, già dalla prossima estate, a quello omologo destinato agli studenti delle scuole superiori.
Il programma si chiama Individual Pupil Mobility (Mobilità Studentesca Individuale) e interessa, appunto, gli studenti di unetà compresa fra i 14 e i 18 anni. I ragazzi potranno studiare per tre o sei mesi nella scuola di un altro paese europeo, ospitati nella famiglia di uno dei nuovi compagni di classe stranieri. A sua volta la scuola a cui appartiene lalunno "in uscita", dovrà accoglierne un altro proveniente dallestero e trovare, fra quelle dei propri alunni, una famiglia disposta a dargli alloggio. Le prime partenze sono previste già per la prossima estate, allinizio dellanno scolastico 2007-2008.
La rosa dei paesi che partecipano a questa fase sperimentale è tuttavia limitata. Solo le scuole di dieci stati dellUnione su 25 (Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Portogallo e Ungheria) potranno prendervi parte. E neppure tutte perché la Commissione europea, finanziatrice di questo primo progetto pilota, ha posto una condizione: gli isitituti interessati devono aver aderito tra il 2004 e il 2006 al progetto Comenius (un programma di scambio didattico fra scuole europee).
In compenso, la stessa Commissione coprirà per intero le spese necessarie al soggiorno dello studente. Sia quelle di viaggio, che quelle relative allattività scolastica (acquisto dei libri, i trasporti casa-scuola). Il vitto e lalloggio saranno invece garantiti dalle famiglie ospitanti. Lesperienza sarà quindi per i ragazzi, almeno in questa prima fase, del tutto gratuita.
Ma quante sono le borse previste per lItalia? Su un totale europeo di 650 ragazzi, gli alunni italiani saranno 100. Chi è interessato dovrà presentare domanda a Intercultura, attraverso la propria scuola, entro il 23 marzo prossimo.
Intercultura gestirà infatti la parte italiana del progetto: curerà la selezione dei candidati, li preparerà alla cultura e alla vita del paese in cui saranno ospitati, si occuperà dellassistenza extra scolastica degli alunni europei che verranno in Italia, valuterà il progetto.
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mercoledì 21 febbraio 2007
ore 09:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Se anche sullAids scende loblio di MICHELE SERRA
Causato da uno sciagurato e inaccettabile errore umano, il grave e rarissimo incidente di Firenze (tre trapianti di organi prelevati da una donna sieropositiva) non sembra apparentabile alla categoria molto generica della "malasanità". Se non per la deplorevole facilità con la quale è stato innescato dalla distrazione di un addetto, e da una scartoffia sbagliata, in una struttura che tutti descrivono come funzionale e funzionante, e adesso dovrà rifare i propri severi conti con se stessa.
Merita piuttosto unamara riflessione il ritorno - anchesso ahimé accidentale - della parola Aids nei titoli dei telegiornali e sulle prime pagine dei giornali. Abbiamo tutti memoria dellemergenza planetaria di quindici-venti anni fa, quando il virus che dissesta il sistema immunitario era al primo posto tra le piaghe del futuro (cioè del nostro presente), e le proiezioni più pessimistiche paventavano una vera e propria regressione demografica. Ci fu chi parlò di centinaia di milioni di morti, e certamente, nel timor panico di allora, contarono in eguale misura il legittimo e razionale allarme sanitario e la psicosi sessuofobica: una malattia che si diffonde soprattutto per contatto sessuale, e allora colpiva in maggior misura gli omosessuali, non poteva che catalizzare moralismi, anatemi e sensi di colpa.
Ci fu chi parlò di "punizione divina" per la dissolutezza dei costumi occidentali, non sapendo ancora che molto peggio sarebbe andata nel Sud del mondo (perché un buon portafogli tutela la salute meglio di qualunque costumatezza...). E le resistenze a diffondere e pubblicizzare luso del profilattico furono molte e molto illustri, a cominciare da quelle vaticane.
Poi la scienza medica, magari anche approfittando del silenzio sceso sul virus, riuscì a individuare dei farmaci in grado di tenere sotto controllo la malattia. Nei paesi ricchi. In quelli poveri, penalizzati dal mercato farmaceutico, molto di meno, e tutti ricordiamo le generose e durissime campagne di Nelson Mandela per avvertire lopinione pubblica mondiale della strage silenziosa che, lontano dai potenti riflettori dei media occidentali, continuava a fiaccare le genti africane, specie dellAfrica centrale e australe.
E interessante - e penoso - notare come l"allarme Aids" abbia seguito il decorso, abbastanza tipico, di tutti o quasi gli allarmi sanitari di massa: prima la psicosi, poi la rimozione. E accaduto, in piccolo (e quasi come parodia) anche per laviaria, per la Sars, addirittura per alcuni ceppi influenzali definiti a priori "la nuova febbre gialla", rifacendosi alla strage epocale dei primi del secolo scorso in Europa: come se le condizioni sanitarie di massa di allora e di oggi fossero equiparabili. Cè una funzionalità (anche mediatica) del panico, che in un primo momento serve, oltre che a fare titoloni, a dare nome e cognome a un pericolo. Ma è come se lenfasi, la paura, e perfino le tenebrose campagne pubblicitarie che dilagarono per qualche anno, infine generassero assuefazione e indifferenza. La povera donatrice di Firenze non sapeva di essere sieropositiva, né il facile e immediato esame del sangue che consente di testare il virus è di routine in Italia (lo è, invece, in altri paesi come gli Stati Uniti: fa parte della medicina di base).
Questo dovrebbe insegnarci, come comunità, quanto sarebbe importante, quanto vitale, impostare secondo criteri il più possibile razionali, il più possibile scientifici, linformazione sanitaria, e in generale il discorso sulla salute pubblica, le notizie sulle malattie e sulle cure. (Indimenticabile, a questo proposito, la faziosa e superstiziosa campagna giornalistica sul "caso di Bella"). Il sospetto è che una materia decisiva, primaria come la salute, troppo spesso sia inghiottita da quel (corto) circuito delle emozioni, dei sentimenti epidermici, che fanno galoppare molto velocemente le notizie ma finiscono per spremerle come limoni, come un repertorio troppo sfruttato, non più in grado di attirare lattenzione pubblica. Per dirla cinicamente, lAids non "tira" più, non ha lappeal spettacolare del panico nascente, non evoca più le angosce apocalittiche di ventanni fa. Mediaticamente parlando, non è più il protagonista di un kolossal, è solo una vecchia star del genere horror. Nella realtà, cifre alla mano, è oggi come ieri una malattia gravissima e in costante diffusione, anche se non più in progressione geometrica.
Nei laboratori si è continuato a combatterlo, con risultati, a quanto si vede, molto soddisfacenti nei paesi di economia avanzata, e ancora parecchio marginali nei paesi di basso reddito. Per le autorità sanitarie, e per i media che sono spesso complementari (o dovrebbero esserlo) nella diffusione di conoscenze pubbliche corrette, di comportamenti sani e a volte salvifici, il problema sarebbe ripensare lAids non più in termini di emergenza, ma di malattia radicata e molto pericolosa, particolarmente subdola se si pensa che, specie tra i ragazzi, non è più avvertita come uninsidia quotidiana.
E impossibile dire se una più ragionata e duratura campagna pubblica sulla lotta allAids avrebbe condotto la donatrice in questione a fare il test, e magari aiutato il tecnico autore del fatale errore ad avere meglio presente la delicatezza del suo compito. E possibile, invece, con il senno di poi, capire che sullAids non si è fatta buona informazione, o comunque non abbastanza, vista la facilità con la quale si è passati dai titoloni sulla "peste del secolo" alla distrazione degli ultimi anni. E la distrazione, si è visto, può colpire molto duramente.
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martedì 20 febbraio 2007
ore 17:49 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Cluster bombs, a Oslo convegno per labolizione
Parte dalla Norvegia la nuova campagna internazionale contro le cluster bombs, le famigerate «bombe a grappolo», artefici della morte e della mutilazione di migliaia di civili in tutto il mondo. I rappresentanti di 45 Stati, oltre a svariate organizzazioni internazionali (tra cui lo UNDP - il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo - la Croce Rossa Internazionale e Cluster Munition Coalition ), sono riuniti a Oslo dal 20 al 24 febbraio per «gettare le basi per un trattato internazionale che bandisca le cosiddette cluster bombs». La conferenza, promossa dal governo norvegese, rappresenta un nuovo, importante tentativo dopo il fallimento della Convenzione internazionale sulle armi convenzionali dello scorso autunno, voluta dal segretario generale delle Nazioni Unite e non ancora ratificata da moltissimi Paesi, tra cui l’Italia. Tale documento, entrato in vigore il 12 novembre 2006, obbligava tutti i Paesi che hanno fatto di "bombe a grappolo" uso a fornire chiarimenti dettagliati sul numero e il luogo degli ordigni esplosivi rimasti inesplosi, che continuano a provocare migliaia di vittime ogni anno.
Le cluster bombs sono state utilizzate in quasi tutti i conflitti della storia recente, dal Vietnam all’Afghanistan, passando per l’Iraq, la Bosnia Erzegovina e, da ultimo, il Libano da parte degli israeliani. Si calcola che negli ultimi trent’anni abbiano ucciso almeno 11mila cvili. Proprio in Libano, l’Unmas , l’agenzia delle Nazioni Unite per l’azione contro le mine, ha rilevato la presenza di circa un milione di munizioni cluster inesplose nella parte meridionale del Paese. Dal cessate il fuoco in poi, solo il 10 per cento delle munizioni è stato bonificato, e l’operazione dovrebbe durare, secondo le stime di Unmas, fino al dicembre 2007.
La portata micidiale delle cluster sta nel fatto che tali ordigni «hanno un duplice effetto», spiega Steve Goose, direttore della divisione armi di Human Rights Watch: «Al momento dellattacco, le piccole bombe si disperdono su un ampio perimetro e non possono essere controllate. La maggior parte di queste non esplode al momento dellimpatto e può uccidere anni più tardi», funzionando nei fatti come delle vere e proprie mine anti uomo. «Durante la guerra in Iraq e nel Kosovo, le bombe a grappolo hanno ucciso più civili di qualsiasi altra arma», ha aggiunto Goose.
Per l’Italia, parteciperà ai lavori di Oslo la Campagna Italiana Contro le Mine , il cui presidente, Giuseppe Schiavello, ha espresso l’auspicio che «davvero si possa concretizzare un percorso comune che culmini con la stesura di un trattato internazionale ampiamente riconosciuto, e che possa mettere fine all’uso di questi ordigni dalle inaccettabili conseguenze umanitarie». C’è da dire, però, che l’Italia, oltre a non aver ratificato la Convenzione dello scorso novembre, è stata identificata come uno dei 35 Paesi che producono munizioni cluster. L’esercito italiano non le ha mai utilizzate direttamente, ma il nostro contingente ha partecipato a missioni internazionali dove sono state ampiamente impiegate (Kosovo, Afghanistan, Iraq). Non si conosce del resto la quantità di munizioni detenuta dalle Forze Armate italiane. Lo scorso 16 gennaio la Commissione Difesa alla Camera ha però approvato una risoluzione che chiede al governo di impegnarsi nella messa al bando delle munizioni a grappolo, inserendole nella normativa (la 375/97) che proibisce l’uso, la produzione e lo stoccaggio delle mine antipersona).
Il problema è che a livello internazionale non esiste alcuna normativa che vieti agli Stati il possesso o l’utilizzo di questo tipo di ordigni, e questa è la ragione principale addotta dai Paesi che si oppongono alla messa al bando, Stati Uniti, Russia e Cina in prima linea. Qualcosa almeno a livello di opinione pubblica sembra comunque muoversi, considerando, ad esempio, che un progetto di legge che proibisce «l’uso e il trasferimento di munizioni cluster» è stato presentato lo scorso 14 febbraio al Congresso statunitense, dove, secondo Human Rughts Watch, avrebbe riscosso un notevole successo.
Per adesso, l’auspicio del meeting di Oslo (al quale parteciperà anche il premio Nobel per la pace 1997 Jody Williams, coordinatrice della campagna per la messa al bando delle mine) è che una presa di posizione forte a livello internazionale possa essere in grado di fare pressione sugli Stati fino ad oggi contrari all’abolizione . L’obiettivo ultimo, comunque, resta la messa al bando definitiva entro il 2008.
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martedì 20 febbraio 2007
ore 17:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Londra comprerà il gasolio del Venezuela: «Iniziativa per combattere la povertà nel mondo» LONDRA - Lidea è stata stata suggerita da Hugo Chavez durante la visita dellanno scorso. Al sindaco di Londra, Ken Livingstone, è piaciuta a tal punto che il primo cittadino della capitale londinese ha firmato un accordo con unazienda venezuelana che fornirà gasolio a basso costo per circa 8mila autobus cittadini. «In questo modo - ha spiegato Livingstone - si risparmierà il 20% sui costi del carburante». Laccordo con la "Petróleos de Venezuela Europa" è stato firmato nel corso di una cerimonia presso il municipio di Londra, a cui ha preso parte anche il ministro degli Esteri venezuelano Nicolas Maduro.
ACCORDO - «Si tratta di unidea del presidente Hugo Chavez e prosegue il lavoro per combattere la povertà nel mondo», ha spiegato Livingstone. Lidea sarebbe nata l’anno scorso quando Livingstone ha incontrato il presidente venezuelano Hugo Chavez nella capitale britannica. In cambio Londra fornirà a Caracas esperti nei settori della sicurezza, turismo, trasporti, alloggi e rifiuti. Il risparmio nellacquisto del carburante servirà a garantire tariffe più basse per gli oltre 250mila londinesi, ha sottolineato lufficio del mayor.
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martedì 20 febbraio 2007
ore 15:12 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Firenze, dramma per tre trapiantati: "Organi da una donna sieropositiva" Il Centro nazionale trapianti: "Primo caso dopo 40 anni e circa 25mila interventi"
FIRENZE - Gli organi espiantati da una donna sieropositiva sono stati impiantati su tre pazienti toscani. "Elevata", affermano i medici, la probabilità che siano stati contagiati dal virus dellHiv. E accaduto allospedale fiorentino di Careggi. Un errore umano sarebbe allorigine dellincidente, giudicato dai sanitari "un evento estremamente grave".
A rendere noto il fatto sono stati il direttore dellOrganizzazione toscana trapianti, Franco Filipponi, e il direttore sanitario dellAzienda Ospedaliera Universitaria di Careggi Mauro Marabini.
Tutto è accaduto a causa dellerrore di trascrizione di un dirigente biologo del laboratorio di analisi dellAzienda Ospedaliero Universitaria di Careggi che ha riportato il risultato fornito dal macchinario utilizzato per lesame del sangue: da positivo in negativo al virus Hiv. Lincidente è emerso nel corso di una analisi successiva al trapianto, al laboratorio di analisi dellarchivio biologico di Pisa dove i campioni dei donatori vengono conservati in attesa di un eventuale utilizzo.
I tre organi, fegato e reni, erano stati espiantati nei giorni scorsi allospedale fiorentino da una donna di 41 anni morta per una emorragia cerebrale che, secondo i sanitari, era quasi sicuramente alloscuro di essere sieropositiva. La storia clinica della donna, i cui familiari hanno consentito lespianto, era risultata compatibile con una eventuale donazione. Quanto agli organi, dalla visione macroscopica e bioptica, erano risultati in ottime condizioni e perfettamente funzionanti. Buono anche il risultato dell esame ematochimico, mentre quellerrata trascrizione ha trasformato un esame positivo all Hiv in negativo.
"Elevata", secondo i sanitari la probabilità che i tre pazienti impiantati siano contagiati dal virus dellHiv. Anche se, hanno precisato, la vita dei pazienti "non è a rischio né immediato né futuro".
Attorno a loro è stato subito attivato n cordone di protezione della privacy, immediatamente avviate le terapie farmacologiche atte a ridurre il rischio di sieroconversione. Il dirigente biologo che ha commesso lerrore potrebbe essere perseguito solo di querela di parte. Un eventuale procedimento amministrativo a suo carico, è stato sottolineato, potrebbe esser preso solo a conclusione di una verifica sulla passata e presente attività del laboratorio.
"Un tragico errore umano, lunico caso in quarantanni di trapianti in Italia". Scosso Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti. "Il primo dopo circa 25mila". "Un errore fatale - aggiunge - avvenuto allinterno di una procedura controllata, sicura, efficiente, e di cui i cittadini possono fidarsi ciecamente. Un sistema che - ricorda lesperto - viene messo in atto ogni volta seguendo delle linee guida fondate su standard internazionali. E che, in questo tragico caso, ha mostrato anche di essere estremamente trasparente".
Nanni Costa ha anche sottolineato che "nessuno è sfuggito davanti alle sue responsabilità, lospedale fiorentino ha immediatamente riconosciuto le sue colpe e ha attivato immediatamente le procedure virali e anafilattiche sui tre trapianti che hanno ricevuto gli organi". Eppure, ammette, il rischio che i tre pazienti contraggano il virus dellHiv "è altissimo".
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