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domenica 25 luglio 2004 - ore 22:07



(categoria: " Riflessioni ")


"Anche tutti e due dici!"
Scherzavi, certo, ma non mi piaceva. E' come dire Ok, ti ho capita, tu sei tra quelli che Vogliono, tra quelli che Chiedono.
Zecca. Lo so ma non vorrei. Vorrei essere una buona amica, una persona simile, a volte dare e a volte ricevere. Così non va esattamente bene.
Vorrei non dover essere di peso a nessuno. Ma infine non so rinunciare per questo alle risposte che cerco da tanto.

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venerdì 23 luglio 2004 - ore 22:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


filo parlasti di me come il predicatore parlò di bennet scott ieri notte ho chiuso il libro e ho pianto ti giustificasti dicendo che non è tutto così semplice stamane ho sognato john ross come sarebbe stato era con josie era libero mi prendeva in giro era sereno non ti dissi per me lo è così semplice quel dubbio almeno non ce l'ho uno che capisce e fa lo scrittore non un creatore di mondi almeno filo se la metafora è buona chi sei dove sei?

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sabato 17 luglio 2004 - ore 21:11


Dal mondo di carta di Nest Freemark
(categoria: " Pensieri ")


La Signora è crudele. Muove le sue stesse pedine l'una contro l'altra, amici contro amici, in cicli amari.

Ma la realtà è diversa.
Quasi diversa.
Spero.

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sabato 17 luglio 2004 - ore 01:51



(categoria: " Accadde Domani ")


Girovago tra i banchi di una fiera. C'è ancora luce è presto. Uno sguardo nero e intenso blocca il mio, con la sua acutezza quasi solida. E' più forte di quanto mai potrebbe essere il mio. Lo seguo fino a incontrare due occhi. Appartengono a un uomo scuro dal naso strano, grande, uscito da mondi lontani. Mi tira a sè, e di nuovo sembra quasi che lo faccia davvero, fisicamente. Sono incuriosita da lui almeno quanto lui da me. Ci studiamo a lungo, cercando informazioni dietro frasi scontate.
Un peruviano con il suo banco di ninnoli. Una ragazzina attratta dal luccicare dell'argento. Forse.
Non mi piace. Vuole qualcosa, non solo provarci con me. E' incuriosito, di una curiosità simile alla mia. Mi fa più paura dei maniaci alla stazione.
Tra i suoi ninnoli uno attrae il mio sguardo. E' un aggeggino stupido, un pendaglio piccolo, annegato e nascosto dai pezzetti di legno e cocco che dovrebbero evidenziarlo. Una minuscola spada di un metallo lucido, forse argento. Al centro della guardia c'è un piccolissimo tao, quasi invisibile.
La sua mano intercetta la mia attenzione. Si dirige verso l'oggetto e lo sorvola.
--stacco--
Sono in piedi immobile nel mezzo di un istante critico. Ora prende il ninnolo e me lo porge, forse me lo regala. Ho paura che lo faccia. E' solo un pezzetto di ferro ma ho paura che mi abbia trascinata in quel luogo, in quel modo, per darlo a me e mandarmi via, mandarmi di nuovo nel mio mondo con quel frammento d'argento stretto nel pugno.
--stacco--
Sono in piedi davanti al banco. La mano continua a sorvolare l'oggetto, lo supera, ne raccoglie un altro e lo sposta di qualche centimetro.

Eppure non sono sollevata. Ora so che non era paura, ma che volevo che quel minuscolo simbolo diventasse mio, in quel modo terribilmente assurdo.
Adesso è beffardo lo sguardo del peruviano, fa quasi male.

Fuggo, e un senso di sconforto, di occasione persa mi divora.

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mercoledì 14 luglio 2004 - ore 21:12



(categoria: " Pensieri ")


Nest Freemark
Non è il personaggio la cosa strana, quanto ciò che le si muove intorno. Vive in un mondo letterario crudele, le cui forze hanno gli spigoli della vita adulta. Ma attorno a lei la superficie di quel mondo si curva, scendendo a sfiorare i confini delle favole.
Piccola nido d'uccello. Bella com'era forse, da piccola, la nostra silente Wren. Alta e sottile e veloce e forte. Nata per essere quello che diventerà - sarebbe chiaro anche senza sapere che l'autore ha scritto altri libri - ora è il nido di sé stessa. Il bozzolo di fiabe si strapperà e lei potrà essere vera, vera come ogni altro personaggio, vera nella finzione.

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martedì 13 luglio 2004 - ore 18:11



(categoria: " Pensieri ")


Amo intrecciare storie. La Gatta è una sorgente inesauribile di idee, le sue intricate vicende si concatenano con una prontezza spiazzante fino alla loro - mai scontata- conclusione. Ma non ama scriverle, perchè sarebbe un modo mutilato di riviverle.
La mia storia più importante è immobile. Gaia non può uscire da quella chiesa, è congelata sulla soglia, perchè io stessa non ne so uscire. Non so uscire dal mio castello di dubbi, anche se ho costruito quantomeno una porta, fatta di legno di informzioni e ferro di coincidenze.
Ora la Gatta mi chiede di scrivere una sua storia, perchè la storia stessa mi chiama a fissarla su carta. Mi piacerebbe. Chissà magari viene bene, o forse male. Probabilmente a lei non piacerà, come a ben pochi scrittori piacciono i film tratti dai loro lavori.
Però sarebbe estremamente divertente, e forse basterebbe a sbloccarmi.
Oppure no. Forse devo uscire davvero alla luce io stessa, prima che Gaia sia libera di farlo.

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lunedì 12 luglio 2004 - ore 00:26



(categoria: " Viaggi ")


Per una settimana sono mancata al mondo. Completamente o quasi. Appollaiata sui sassi del torrente parlavo con Gaia L'Altra e l'acqua scrosciava. Davanti a me c'era una pozza quasi calma, nascosta da un sipario di rami e foglie verde chiaro, e grappoli di fiori gialli più di ogni altra cosa, un giallo vaniglia che faceva venire fame e amore e tristezza. In quella pozza ho lavato pochi abiti di cotone, e me stessa. Ho lasciato scorrere i capelli con la corrente fredda, e non erano troppo lunghi e troppo selvaggi, erano fatti per scorrere e lo facevano, e la pelle aveva freddo ma non voleva uscire, e il sole non era forte né debole, ma tiepido e scuro e totalmente amabile. I piedi facevano presa sui sassi asciutti, si intrufolavano tra le pietre sommerse. I rami verdi e gialli mi nascondevano in un bozzolo senza imprigionarmi.
"Potrei vivere qui per sempre" aveva pensato Gaia L'Altra, o forse l'aveva detto. Anch'io.

Sono tornata una sera in quel luogo. Era quasi buio, quasi freddo. In quel momento la vasca nascosta non appariva più, quasi non esisteva. Sono entrata nell'acqua aperta, più profonda e rapida. Ne sono uscita pulita.
Ho indossato gli abiti che avevo lavato il giorno dei fiori gialli e sono corsa via lungo il sentiero stretto, e l'ombra che calava lungo i tronchi.
Per qualche passo non ero io a correre, io e il mio piede pesante mentre tornavo dagli amici. Era una creatura più sottile e meno stanca, più infantile e più sicura al tempo stesso, cresciuta più in fretta o forse meno invecchiata. Non correva verso gli altri quella creatura, ma verso casa, gli amici, i suoi, erano alle spalle, li aveva salutati con una ristata non mia.



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domenica 27 giugno 2004 - ore 18:01


capitare
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Capito qui cercando amici trovati altrove. Avrei voluto mantenere il mio nome ed essere gnappetta una volta di piu, ma la rete fa e decide cio che vuole. E' simpatica in fondo la rete. Mi piace come pensa.
Non è il mio blog questo, non so nemmeno cos'è. Non so nemmeno se sono io qui che scrivo. Mi mancano ore di sonno (NATHAAAAN grrrrr).
Ma è tutto ok, tutto quello che poteva andare bene l'ha fatto e cio che non poteva l'ha fatto lo stesso contro ogni previsione.
Forse dopotutto non era così senza fine quella strada.
Ciao amici e grazie per il caos di stanotte. E' stato bellissimo.

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