Proust e dintorni (il TENSHITEST)
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martedì 25 luglio 2006 - ore 20:11
Lessico familiare
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La settimana scorsa chiacchieravo con una ragazza ucraina (venticinquenne), che mi raccontava della sua bimba (di due anni) paragonandola e se stessa da piccola. Mi ha detto:
"Secondo mia mamma ero ingestibile".
Santi numi, una che dice una parola come "ingestibile" in una lingua straniera che non padroneggia ancora perfettamente non può che essere stata una bambina ingestibile.
Nel mentre, leggo nella mail di una mia collega (italica):
"Sammi dire". Mi fa troppa simpatia per indignarmi per lesa grammatica.
Rodari mi ha insegnato molto.
Carlo e Giorgio rispolverarono linsegnamento: prendere tutto sul serio? E perché mai?
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giovedì 13 luglio 2006 - ore 22:59
moo-tan-deen-hay
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho visto una maglietta con scritto
steek-hutzee - che forse tutti conoscono ma io arrivo in ritardo siempre - e mi ha ricordato la
guida all’italiano turistico della mia amica
Zahida. Questa guida traduceva dall’inglese in italiano le frasi più comuni e ne dava la pronuncia, cioè scriveva l’italiano come si direbbe in inglese. A un certo punto il nostro turista ipotetico doveva comprare delle mutandine e la traslitterazione era più o meno:
moo-tan-deen-hay. Mi sono sbellicata





ma non sono stata in grado di spiegare a Zahida perché è buffo. Chissà cosa penserebbe se le facessi leggere il testo di
Jingle bells così come un’insegnante di inglese l’ha fatto imparare ai bambini di una scuola elementare:
Gingol bells
gingol bells
gingol oll de uei...Come metodo è senza dubbio efficace, ma secondo me è parzialmente responsabile di quell’accento bislacco che si tengono gli anglofoni anche quando sanno l’italiano moderatamente bene*. Spiegandolo così, infatti, diranno per sempre qualcosa che suona come
moutandiinei.
E io stasera ho comprato le
scar-peen-hay .
Era da un po’ che ci giravo intorno, non erano QUESTE quelle che volevo ma quando le ho viste... Ah, come lasciare il negozio senza di esse?
Ieri rivendicavo la
bambinità , oggi la
donnità-cliché.
Anzi,
cliscè.

Pritti uoman *
Va bene, va bene, ma qui NON si sta parlando del MIO accento in iglese!
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mercoledì 12 luglio 2006 - ore 21:49
Posso iniziare a detestare qualcuno
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Rivendico il diritto di fare la bambina.
E di prendermela.
E di ingigantire piccoli episodi.
Se è vero che il blog può supportarmi nell’immane opera di conciliare l’esigenza di non rovinare le relazioni interpersonali ma al contempo di poter esternare le emozioni per non fare “la giapponese”.
Insomma:
Non riesco a pensare a un argomento di cui io sia così fanaticamente appassionata da non tollerare che qualcuno lo critichi. Anzi, addirittura non solo non tollerare critiche (si può fare buon viso a cattivo gioco), ma anche zittire malamente chi le fa.
Forse sono una persona priva di passioni profonde, per questo non capisco chi manca di rispetto in nome di un film, di una canzone, di una cosa così. In mezzo a una spensierata chiacchierata mangereccia, tra l’altro.
Forse sono troppo conscia della mia ignoranza, cosicché se qualcuno critica una mia passione sono più che altro curiosa di capire perché, ben venga se imparo qualcosa di più. E se scopro che è solo una questione di gusti più che di conoscenza, perché dovrei far presente al qualcuno che non sa un cazzo, quando ne sa quanto me e ha solo una diversa sensibilità? Dovrei presumere che chi non condivide un mio giudizio in realtà sia disinformato e colpevole di da aria alla bocca fondandosi sulla disinformazione?
Lascio qui perdere la sensazione che alcuni facciano dei gusti una questione di genere:
“puoi avere queste opinioni solo perché sei una donna. Quindi, zitta”.
Lascio anche perdere riflessioni sull’ironia, la spensieratezza, lo scherzo: dovrei rassegnarmi a dichiararli defunti, salvo quando altri sono in vena di rispolverarli.
Tenendo conto che tra le due cose che maggiormente detesto ci sono:
1. l’interruzione del dialogo senza possibilità di appello
2. i modi sgarbati, in special modo se non giustificati da momenti di estrema ansia, pericolo, pressione
penso che l’ago della bilancia
amore-odio si stia spostando verso quest’ultimo.
Sore wa ai ja nai!
Ai wa sore ja nai!
Ai shite ’ru kedo ai sarete wa inai!
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venerdì 7 luglio 2006 - ore 21:31
Morto che cammina
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Con vari giri di pensiero sono tornata con la mente a un caso che avevo parzialmente seguito di un profugo cubano, la persona che si era interessata alla sua situazione aveva usato l’espressione "morto che cammina" per sottolineare il fatto che se non si faceva qualcosa per lui sarebbe stato rispedito a Cuba e quindi a morte certa.
Fa impressione questa metafora perché si guarda la persona come se fosse già morta e questi ultimi giorni fossero solo così, casuali, non utili e conteggiati ai fini della vita. Infatti l’espressione è usata per i condannati a morte. Mentre non è usata per i malati anche gravissimi e i vecchi, perché l’incertezza sul "quando" li fa essere "vivi" fino all’ultimo.
Però, a pensarci bene, non siamo tutti morti che camminano? La morte non è certa per tutti? E cosa sono un anno, vent’anni, una settimana nel contesto dei millenni? Sicuro che mi fa differenza vivere un altro giorno ancora oppure altri dieci anni oppure cinquanta -io anzi punterei almeno su altri sessanta. Ma chiunque di noi (percepisco un gesto generalizzato in chi legge) può morire anche domani -ok, vengo da un recente attacco di panico in aereo, mica mi sollazzo sempre con queste elucubrazioni- però ne concludo che è il non sapere a darci la serenità sufficiente a non vivere nel terrore.
Poi c’è qualche fortunato che non teme la morte o la teme pochino pochino, Tiziano Terzani ad esempio negli ultimi tempi della sua vita ne parlava con una serenità a sua volta rasserenante.
E qualcuno direbbe che in certi casi meglio la morte.
Io adersico pienamente a un modo di dire così banale e scontato che se ne è perso il significato ma di cui veramente non riesco a trovare un sostituto da quanto è pregnante: FINCHE’ C’E’ VITA C’E’ SPERANZA!
PS: già che ci siamo, qualcuno mi spiega che c**zo vuol dire c’è più tempo che vita? so il significato ma non ho idea del perché si dica così...
Anche l’immagine che ho scelto è talmente conosciuta da essere banale -l’ho vista proprio la settimana scorsa sia nel giornale dell’Iberia in aereo, sia in un quadro contemporaneo in un museo alle Canarie-, ma quando penso all’idea di "profughi" e "sfollati" non può non venirmi in mente questa foto meravigliosa scattata da Steve McCurry alla dodicenne profuga afgana. Peraltro, quando eleggono la donna più bella del mondo dovrebbero tenere in conto certi visi e ceti occhi che si incrociano al di fuori del "nord del mondo".
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venerdì 7 luglio 2006 - ore 00:31
Cose meravigliose
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mi è successa una cosa che credevo impossibile, io che penso sempre di ricordare tutto, figuriamoci ciò che è più conosciuto e radicato.
Fino allanno scorso lavoravo in un tal ufficio in cui sono stata più di tre anni. Pochi giorni fa stavo scrivendo il mio curriculum per una candidatura e dovevo mettere lindirizzo dei miei posti di lavoro. Aò, non mi ricordavo manco a sondare nei più profondi meandri del ciervello lindirizzo. Ricordavo il paese ma la via... niente da fare. Ho dovuto fare una ricerca in internet. Non è bello avere poca memoria, ma non vi dico che soddisfazione essere sicuri di aver dimenticato così bene alcune cose.


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mercoledì 5 luglio 2006 - ore 01:04
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sto ascoltando una canzone banale e penso a quante volte sono stata innamorata.
Se "innamorata" è la parola giusta, perché sui significati cè da intendersi. Quelle passioni così diverse ma che si accomunano sotto lombra di un solo urlo -sempre banale, appunto, sdolcinato, abbellito da un vago malessere. Vago, ma lessere che mi sfugge non si trova dove giungo * ihhhhhhhh quanto mi piacevano questi giochini in cui usavo gli omofoni -mente - lei mente, la mente - sole - il sole, le donne sole e qui
dynos aggiungerebbe sòle..... Preludio allo studio di una lingua che fa dellomofonia uno stile di vita?
* giungo le mani in una preghiera (al fu dedo de dios?)
Dedico gli amuleti aborigeni alle divinità dellisola:
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lunedì 3 luglio 2006 - ore 01:55
Pero la vida es maravillosa
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mi do il bentornata con le parole di
Neruda:
Amo lo que no tengo. Estàs tù tan distante
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lunedì 26 giugno 2006 - ore 15:59
I mondiali che adoro...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...sono quelli in cui la cognata
phem è lì col fiato sospeso durante la partita...
Svezia-Inghilterra. Lei tifa
Svezia. E trovo per strada
Alfeo che esprime il suo cordoglio perché il
Giappone ha perso.
Poi la partita con la
Slovacchia, con la quale si farà un gemellaggio entro fine anno. Non mi sarebbe dispiacuta nemmeno una loro vittoria.
Ciliegina sulla torta (cherry on the top of the cake?

), messaggio di
Ned oggi in posta elettronica, oggetto
Socceroos to slaughter pretty boy Azzuri:
Dear Sylvia,
Just a quick note to say that the Australians will most definitely triumph with gutsy football against the pretty boys of the Azzuri!
Love
Ned E’ che
in bocca al lupo in inglese si dice
break a leg,e non era bello da augurarsi prima di una partita di calcio...
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sabato 24 giugno 2006 - ore 18:03
Lestate perfetta
(categoria: " Vita Quotidiana ")
I was gonna clean my room until I got high
Musica (tanta), vino (abbastanza) e promessa di Lido. In moto. In Quota mare, e i veneziani capirebbero.
Chissà perché lestate ha questa atmosfera, chissà.
my room is still messed up and I know why
Lestate ha svantaggi e vantaggi.
Non puoi lasciare la spesa in macchina, se hai generi alimentari. In inverno è meglio che lasciar la roba in frigo.
Lestate poi ti spossa, si dorme peggio. E i capelli vanno lavati pressoché ogni giorno, li devo tenere raccolti e hanno sempre unaria umidiccia.
I was gonna go to work but then I got high
I just got a new promotion but I got high
Ma adoro il caldo. I vantaggi dellestate sono che puoi lasciar la roba fuori ad asciugare, ci mette pochissimo e non si fa umido in casa.
I lost my kids and wife because I got high
Poi quando vai in giro non hai giacche, guanti, sciarpe, strati. Questa essenzialità mi dà una sensazione di libertà. Anche le valige verso un posto caldo non necessitano di cappotti, scarponi, maglioni. Co cche ffà rima maglioni? E non sto menzionando i vantaggi più eclatanti dellestate: città vuote, poco traffico, svuotamento da ogni paranoia ben riassunto da una canzone di Medrano (ove appaiono salsicia bireta majeta e savatine). Il resto è storia.
I messed up my entire life because I got high
A proposito di posti caldi, chi è che mi porta in aeroporto martedì mattina? E poi lunedì torna Michysan dal Giappone, anche lei avrebbe bisogno di un passaggio dallaeroporto. Grazie!
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martedì 20 giugno 2006 - ore 22:41
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non mi sono esimuta dal fare il
RELLO TEST , sono anche arrivata seconda col punteggio, sai capo Charlie?, e nemmeno dal fare un test mio.
Sono drogata.
da furryfood.net Ecco il
Tenshitest Proust e dintorni
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