Alzare la spada per spezzare una volta per tutte le catene che ci stanno chiudendo e poi, quando ci troveremo in battaglia dovremmo gridare forte “Europa!”, perché solo Lei ci da la forza di continuare a sognare un nuovo domani.
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giovedì 18 ottobre 2007 - ore 18:55
I neri meno intelligenti! Che novità...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E DICIAMOLO finalmente: i neri africani sono meno intelligenti dei bianchi occidentali. Sono anni che, quasi ogni domenica, ce lo ripetono i cori e gli striscioni negli stadi. Ma non li abbiamo mai presi sul serio perché gli ultrà del calcio non hanno sufficienti competenze. Adesso saranno contenti perché potranno ricopiare la sentenza di uno scienziato ed esporla senza pericolo di venire accusati di bieco razzismo o men che meno di provocare una squalifica del campo alla loro squadra del cuore. Lo scienziato è un famoso genetista americano, si chiama James D. Watson e ha pronunciato le fatali parole alla vigilia di un giro di conferenze organizzate in Gran Bretagna per presentare il suo ultimo libro intitolato Evitare la gente noiosa: lezioni da una vita nella scienza. Watson, che oggi ha 79 anni, non è un nuovo dottor Goebbels o un piantatore di cotone che non ha ancora liberato gli schiavi negri, ma è il prodigioso giovanotto che nel 1962, cioè a soli 34 anni, vinse il premio Nobel per aver svelato i segreti del Dna.
ONORE E GLORIA A JAMES D. WATSON La scienza è dalla nostra parte.. e muti tutti!!!!
ELEMENTARE WATSON...
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mercoledì 17 ottobre 2007 - ore 20:29
Ciao, ho urgentemente bisogno di parlare con te...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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Così si è presentato un tipo che conoscevo da vecchia data domenica mentre stavo lavorando...
Ieri la chiamata per un’offerta di lavoro molto interessante... Oggi sono andato a visionare il luogo, molto bello... ma perchè le proposte di lavoro arrivano così numerose?? Per ora non posso dirvi di più se non che non farò nessun cambiamento... almeno per questo mese... ciao gringos...
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domenica 14 ottobre 2007 - ore 13:25
casualita? ma...
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Ieri sera ho scoperto di essere "spiato" in questo blog... ora la gentile signorina è pregata di commentare ufficialmente...
Troppo facile spiare da "ospite"... dai dai o racconto tutto di ieri sera...
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sabato 13 ottobre 2007 - ore 14:06
EL VA’... Non c’è dubbio chel vaga...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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Terminata un’altra serata al gallery... disastro di gente... confusione surreale... ad un certo punto avevo l’ormone surriscaldato... sciapi de gnocche... gente che ti chiede da bere da ogni angolo... ghiaccio finito... arriva il ghiaccio... finito il prosecco... no è in frigo... vado e torno... macchino drink... ragazze che mi chiedono due patatine.. io che vorrei la sua... mini pausa di 5 secondi con i colleghi... cichetto...
corona? no meglio becks, quella è finita... ok... becks calda... imprecazioni al mondo intero... scusa quando hai un attimo mi faresti... si si ti faccio tutta... arriva il fenomeno manakel9... frax ti piace ancora lavorare qua?.. non so se rispondere o no... alla fine un SI convinto... serve aiuto... vegni darme na man...
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giovedì 11 ottobre 2007 - ore 13:00
Padova: Rumena In Auto Travolge e Uccide Passante
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Padova, 11 ott. - Drammatico incidente ieri in pieno centro a Padova. Due auto si sono scontrate, una e’ volata sul marciapiede e ha travolto e ucciso una donna di 42 anni e ferito la suocera di 61 anni. Una BMW condotta da Marco Priggin, 33 anni di Este (Padova) ha attraversato un incrocio con il semaforo verde, dalla direzione opposta e’ sopraggiunta una Punto che ha invaso la corsia riservata al tram. La Punto aveva a bordo cinque studentesse rumene, al volante c’era Ania Ciotlaus, neopatentata 18enne. Le due auto si sono scontrate violentemente, la Punto e’ balzata sul marciapiede prendendo in pieno Cinzia Caprioli e uccidendola. Ferita la suocera Giovanna Olivieri. Illese le ragazze rumene che stavano nella Punto. .
MERDE... ASSASSINE... Fuori dalla nostra TERRA!
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venerdì 5 ottobre 2007 - ore 13:09
SCANDALOSO...
(categoria: " Vita Quotidiana ")

ASCOLI PICENO - Tre anni e sei mesi di reclusione per l’omicidio colposo plurimo dei quattro ragazzi di Appignano del Tronto, piu’ sei mesi per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e 20 giorni di arresto per la guida in stato di ebbrezza. E’ questa la condanna chiesta dal pm di Ascoli Piceno Carmine Pirozzoli a carico di Marco Ahmetovic, il rom di 22 anni che nella notte fra il 22 e il 23 aprile scorsi, guidando ubriaco il suo furgone, travolse e uccise Eleonora Allevi, Davide Corradetti, Alex Luciani e Danilo Traini, tutti fra i 16 e i 18 anni. La pena base per il reato di omicidio colposo e’ di due anni e sei mesi, ai quali, ha detto il pubblico ministero, vanno aggiunti i sei mesi connessi al reato plurimo. Il pm ha considerato le aggravanti a carico del rom equivalenti alle attenuanti, e chiesto anche che la patente di guida gli venga sospesa per due mesi e dieci giorni.
FUORI PRESIDIO FN - Marco Ahmetovic, il rom imputato per l’omicidio colposo dei quattro ragazzi di Appignano del Tronto, e’ stato scortato nella prima mattinata nell’aula di udienza del Tribunale di Ascoli Piceno da agenti della polizia penitenziaria, che l’hanno prelevato dal residence di San Benedetto del Tronto dove si trova agli arresti domiciliari. Fuori dal Palazzo di giustizia, in un angolo di piazza Serafino Orlini, si sta svolgendo una manifestazione organizzata dal movimento di ultradestra Forza Nuova che protesta per leggi a suo dire troppo permissive nei confronti dell’immigrazione e dei nomadi. Ci sono un centinaio di persone, fra militanti di Fn con le loro bandiere, e ragazzi delle scuole superiori. Inalberano cartelli con scritte come ’’Stato assente-Noi presenti’’ e ’’La strage di Appignano legittimata da istituzioni scellerate’’, mentre un foglio con la parola ’’Giustizia’’ e’ stato distribuito in fotocopia ai passanti. A vigilare sulla manifestazione c’e’ una nutrita pattuglia di agenti della Digos, polizia e carabinieri.
fonte "ANSA"
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giovedì 4 ottobre 2007 - ore 21:31
ESSERE ULTRAS, ESSERLO NELLA MENTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


“Si parla tanto di ultras e di mentalità, ma cosa significa di preciso tutto ciò? Io non la vedo questa famigerata “mentalità ultras”, ma solo bande di giovani che vanno allo stadio per incitare la squadra, ed in molti casi per dare vita ad incidenti… Vedo tifoserie che usano lame e che saccheggiano autogrill… Altre che dicono di ripudiare la violenza gratuita e poi aggrediscono semplici passanti o spaccano macchine in sosta e vetrine… Altre ancora che lottano contro il calcio moderno per poi esultare senza ritegno per il ripescaggio della propria squadra… Infine molti capi ultras che vanno in televisione a sponsorizzarsi e che fanno soldi sulle spalle della propria tifoseria… La mentalità ultras non esiste, è solo un paravento per giustificare le proprie malefatte!”
A noi è capitato di sentirci muovere questa obiezione, che al di là del tono apocalittico è abbastanza condivisibile sotto molti aspetti. Siccome non abbiamo la pretesa di possedere il dono della verità, né di pretendere che tutti la pensino come noi, ma abbiamo la certezza che essere ULTRAS è in realtà molto più semplice di quanto sembri ascoltando le parole fumose di tanti pseudo-ultras;
DEVO DIRE LA MIA....
“Una frase bellissima dei cagliaritani era esposta in uno striscione: “ESSERE ULTRAS, ESSERLO NELLA MENTE!”. Ci ripensavo l’altra sera mentre sfogliavo un album di fotografie, ci ripensavo sfogliando la fanzine “Stile Appiani”, con il pensiero che correva ai miei ormai 17 anni di presenza sugli spalti. Ci ripensavo, e l’idea di quello striscione mi appariva come un flash, mista ai mille ricordi e mille frammenti di episodi, di risate, di facce che non sono più fra noi, gente che ha cambiato giri ed abitudini o che la vita ha allontanato dagli amici di sempre, o che (purtroppo) una vita non ce l’ha più… Vedevo quello striscione, e ripensavo alla frase che mi disse un ragazzino due-tre anni fa, uno dei tanti con cui avevo scambiato due parole (che non si negano mai a nessuno…): “Magari domenica osservami come canto, e mi saprai dire se sono valido o no come ultras…”. Risposta secca: “Ricordati bene che essere ULTRAS è un’altra cosa…”. Già…
“Essere ULTRAS è un’altra cosa…”, mi ripetevo. Quel ragazzino lo vedo ancora oggi in curva e nella vita di tutti i giorni: ormai è cresciuto, abbiamo una certa confidenza e spesso lo vedo in giro e mi fermo volentieri a parlare con lui… “I tuoi insegnamenti, per me, sono stati molto preziosi: non hai idea di quanto mi siano serviti, non solo allo stadio…”. I miei insegnamenti!?! Chi sono io per dare insegnamenti? Con quale faccia mi arrogo il diritto di “insegnare” a qualcuno ad essere ultras?
ULTRAS, bella parola… una cosa che non si può comprare e non si può imparare, una sensazione ed un modo di essere che si portano nell’animo e che prima o dopo saltano fuori… Si può imparare come muoversi in uno stadio, come “fare gruppo”, e tante altre belle cosette; ma essere ULTRAS non lo si può imparare: o lo si è o non lo si diventerà mai!
“Essere ULTRAS è un’altra cosa…”, sicuramente non posso considerare tali tanti amici, anche fraterni, che dopo pochi anni hanno mollato il colpo. Non posso considerare tale chi va allo stadio fottendosene di tutto e tutti, a cui del Padova o della curva non frega nulla ed il cui unico scopo è far casino e prendersi qualche sbronza. Non posso considerare tale chi pensa che il tifo per la squadra sia una volta alla settimana, anzi una volta ogni quindici giorni. Non posso considerare tale chi viene alle partite solo in casa; anche se magari ci mette l’anima e si danna ad incitare la squadra: sarà sempre un tifoso, col cuore, ma non un ULTRAS. Essere ultras è veramente un’altra cosa. Certo, anche lo scontro con altre tifoserie caratterizza l’ultras (forse è l’aspetto che prevale maggiormente), ma non è l’unica cosa. Anche il tifo vocale caratterizza l’ultras, ma non è l’unico aspetto… Potrei star qui a parlare per ore di cosa significhi per me essere ultras, e senza dire assolutamente niente, perchè se uno non è ultras non lo capirà mai. Per me la prima cosa in assoluto è IL PADOVA, anzi meglio ancora LA MAGLIA BIANCOSCUDATA; ed intorno a questo ruota tutto il discorso: tutta la passione che ci metto e l’impegno per mandare avanti il gruppo, le trasferte infinite e gli scontri con le altre tifoserie, i soldi ce spendo, i cori, le coreografie… Tutto ha come base di partenza LA MAGLIA, il resto vien da se… E’ una passione talmente forte che ti porta a superare tutto, scazzi in famiglia, problemi di lavoro e personali, la giustizia… Anche i risultati deludenti della squadra, che forse sono la cosa che incide di più!
Li ricordo bene i miei primi anni di stadio, la magia che sentivo quando da ragazzino mettevo piede sugli spalti del mitico Appiani, ed i capi alla transenna che tanto mi colpirono che ancora adesso (che pure sono cresciuto, e con alcuni di loro ho anche preso confidenza…) mi verrebbe da dargli del Lei quando li incontro. Ricordo le ore di lezione a scuola, le noiosissime lezioni... i libri che nascondevano il “Supertifo” appena comprato dall’edicolante… E le foto che ritagliavo ed appiccicavo nel diario scolastico… Quell’immagine degli atalantini in trasferta a Zagabria muniti di caschi nerazzurri o quell’altra dei bresciani al “Rigamonti” con le sciarpe tese e lo striscione “Non siamo tutti teppisti”, a cui la penna “sapiente” di un mio amichetto dell’epoca aveva aggiunto di fianco la frase “…solo la maggior parte!”. Lui sorrideva e non capiva, ed io ero un ragazzino che sognava, come quel ragazzino che mi chiedeva lumi sulla sua validità…… Finchè non cominciai a crescere, a seguire la squadra in svariate trasferte ed a frequentare con più o meno impegno il gruppo: avevo realizzato il mio sogno di adolescente, anche se non era proprio tutto come me lo immaginavo… Ma io andavo avanti! Serie B, Serie A, i casini la sera col Vicenza… Poi l’Euganeo e Viganò, ed il lento tracollo fino alla serie C2… Ecco, era l’estate del ’99 quando decisi di non andare più allo stadio, dopo quella maledetta partita col Lecco. Troppo grande la delusione, troppo disincantato ero ormai diventato per credere ancora agli ultras. “Essere ultras è diventato solo un gioco per bambini scemi!”, pensavo. Ormai ero grande, avevo problemi da adulto: un lavoro notturno e una vita poco (per niente!) soddisfacente, mille casini a causa di questo... Troppo, per continuare a pensare al Padova. E cos’erano poi diventati gli ultras a Padova? I quaranta scemi che ormai seguivano le partite in casa o i dieci – quindici ancor più scemi che si sobbarcavano anche le trasferte? Per me era finito tutto, con gran dolore. Sogno di bambino spezzato, con un adulto ormai (MAL) cresciuto che non poteva fare a meno di sfogliare l’album di ricordi, pensare a tutti i momenti belli vissuti e dover farsene una ragione. Io ormai il mio tempo l’avevo fatto… Ottobre ’99, quarta di campionato in serie C2, al’Euganeo arriva il modesto Sassuolo e ci torno anch’io. Non era il blasone dell’avversario, e nemmeno la curiosità di vedere la squadra: è che ero un drogato in piena crisi d’astinenza! Ero rimasto per tutta l’estate a farmi i cazzi miei, ma dopo quattro partite non ce l’avevo più fatta a rimanere fuori. Era più forte di me, ed il bello è che ne ero cosciente ma allo stesso tempo profondamente felice. Felice perché adesso ero veramente quello che sognavo di essere da ragazzino: un ULTRAS! Felice perché finalmente ero tornato nel mio habitat naturale: LO STADIO! Si, perché io allo stadio sto bene, ed è forse l’unico posto dove mi sento veramente me stesso. Io nella bolgia della curva, nei pullman delle trasferte, alle riunioni sono me stesso, e tiro fuori tutto quello che ho. E tifo per una squadra che mi ha regalato poche gioie ed un mare di delusioni; ma nulla mi ha appagato come la mia presenza domenicale sugli spalti… Nulla mi ha mai dato sensazioni più belle: né tutti i vari locali che frequento; né le donne che ho avuto; nemmeno tutte le droghe che ho usato in vita mia sono riuscite a darmi la stessa sensazione di libertà e sollievo che mi da la mia VITA DA ULTRAS! Ho capito sulla mia pelle che un ultras lo si vede nel corso degli anni e di fronte ai rovesci della vita. Ho capito che è una cosa che nasce dentro, e tutto il resto scontri, cori, coreografie…) sono solo il contorno (peraltro importantissimo) di un modo di essere. Ho capito che nessun altro potrà mai capirmi, eccezion fatta per un altro ULTRAS, anche di fede calcistica diversa…
Un saluto agli ultras di tutte le curve... di tutti i colori...
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mercoledì 3 ottobre 2007 - ore 18:22
Gallery Caffè Ottocento...
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Ciao gringos, venerdì inizio in questo locale a Cittadella, dopo anni di lap dance/night finalmente un locale serio... spero non troppo serio... le ragazze che ci lavorano non sono male, specialmente una che mi ha colpito subito... speriamo di...
Venite a trovarmi, non ve ne pentirete...
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sabato 29 settembre 2007 - ore 16:28
Entrata a spinta...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Capita a molti di coltivare una passione fin da piccoli, una passione che crescendo diventa come una droga. Non solo col calcio. Ad altri capita invece di essere inviati da terzi a fare una cosa a cui prima non si pensava, e facendola di renderi conto che era il tassello che mancava alla propria vita. Non solo col calcio. Anche per loro la passione diventerà come una droga. Altri ancora la passione ce lhanno fino ad una certa età, la coltivano nellinfanzia e nella prima adolescenza; poi crescendo labbandonano, capiscono che non fa per loro, preferiscono dedicarsi ad altro ed anzi, guardandosi indietro, rideranno della propria ingenuità di bambini; come un adulto che vede i propri figli in fasce scalpitare nellattesa di Babbo Natale, e ripensa a quando era lui a scalpitare per lo stesso motivo... "Poi arriva il momento di crescere; e certe cose le devi abbandonare!".
Per alcuni invece il momento di crescere non arriva mai, ed in questa categoria rientrano a pieno titolo la stragrande maggioranza dei tifosi di calcio... Il tifoso medio non vuole crescere, perchè nella sua passione e nel suo essere comunque bambino cè lessenza di tutta la sua vita... Il tifoso di calcio medio a 10 anni, come a 15, come a 20, a 25 a 30... continua sempre a vivere le stesse emozioni: lattesa per i calendari, per la partita, il dormire male la notte prima di un incontro importante, la smania di entrare in curva la prima volta ed ogni domenica successiva, il pensiero costantemente rivolto alla propria squadra e/o al proprio gruppo dappartenenza...
Il tifo è una droga, e molto spesso qualcuno si accorge anche di esserne dipendente. Qualcuno ad un certo punto sente di non avere più la stessa spinta di un tempo, sente di non aver più la voglia di seguire la propria squadra in capo al mondo, di far notte per preparare la partita della domenica, di alzarsi presto la mattina per prendere il pulllman per la trasferta... Continua a farlo, perchè ormai è una cosa talmente insita nella propria vita che non riesce più a farne a meno; eppure si guarda indietro e si accorge di quanto i tempi siano cambiati rispetto alla propria gioventù e di quanto gli stimoli comincino a venir meno, si guarda indietro e si accorge che forse il calcio gli ha dato tanto ma gli ha anche tolto tantissimo, e che la grande passione messa in questavventura non è mai stata ripagata a dovere.... Si guarda indietro e si rende conto che (molto spesso) la sua passione è stata fonte di grandi problemi ed altrettanti dolori, e che lui non ha fatto altro che incapponirsi e sbattere la testa contro un muro che non cederà mai... Guarda al presente e si accorge che la sua vita è stata condizionata ad un punto tale che non riuscirebbe ad imaginarla diversa, e che forse nemmeno la vorrebbe diversa... Si accorge che la sua vita sarebbe vuota, molto vuota senza quella passione che pure sta venendo meno... E si accorge che tutti i suoi amici, tutti quelli rimasti al suo fianco non sono tali e quali a lui, ovvero persone che tolto il calcio non hanno più nulla dalla vita...
Aspetterò con ansia giugno 2008...
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mercoledì 26 settembre 2007 - ore 18:39
gente...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
GENTE CHE PUNTA DRITTO AL CENTRO DI TE STESSO.
GENTE CHE TI ENTRA DENTRO SENZA CHIEDERE PERMESSO.
GENTE DI CUI TI SEI CIECAMENTE FIDATO, PER POI
ACCORGERTI DI AVER SBAGLIATO
GENTE PER CUI AVRESTI ANCHE POTUTO MORIRE....
PIUTTOSTO CHE TRADIRE.
GENTE CHE HAI PERSO, COME UN TRENO ALLA STAZIONE.
GENTE CHE SE NE E’ ANDATA SENZA UN MOTIVO, UNA
RAGIONE.
GENTE CHE CAMBIA COME UNA GIORNATA DI VENTO , COME
UN ATTIMO, UN MOMENTO.
GENTE PRONTA QUANDO HA BISOGNO DI TE... E POI
SPARISCE SENZA UN PERCHE’.
SORRISI E BRACCIA TESE, GENTE CHE HAI CONOSCIUTO.
LEGAMI FORTI E NATI DA NULLA, GENTE IN CUI POI HAI
CREDUTO..
GENTE CON CUI PASSAVI ORE A PARLARE , RIESCE APPENA A
SALUTARE.
GENTE IMPORTANTE QUASI UN PUNTO DI RIFERIMENTO....
OGGI E’ SOLO UNO SGUARDO SPENTO.
GENTE CHE ALL’IMPROVVISO RIVEDI PER CASO, CHE
VORRESTI RIABBRACCIARE MA CHE TI SFUGGE, COME UN
SIMULACRO DEL PASSATO , GENTE, FORSE AMICI, COMUNQUE
CAMERATI, CHE NON TI HANNO CAPITO , CHE TI HANNO
FRAINTESO, CHE TI HANNO ABBANDONATO.
GENTE A CUI HAI DATO TUTTO SENZA CHIEDERE NIENTE
E CHE ORA SI MOSTRA INDIFFERENTE.
GENTE CHE PENSA DI NON AVER NULLA DA SPIEGARE... E CHE
NON TI VUOLE PARLARE.
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