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...tutto ciò che vedi è un contenitore, dedicato alla settima arte, quella più controversa perchè forse la più soggettiva. Ho deciso di riempire questo spazio quando capita, senza criterio, digitando pensieri, riflessioni e "sperimentazioni", dialogando con immagini ispirate dall’osservazione di una pellicola, da una foto qualsiasi o da un volto, dall’ascolto di un brano musicale, o di una storia qualunque. Materiale che mi colpisce, e prova a farmi riflettere. Prima di finire per sempre sotto la polvere del mio scaffale "mentale" e che diventi opaco, grigio, sotto l’ultima polvere...appunto.





martedì 4 settembre 2007 - ore 18:20


Hospital of Gourma-Rharous (Sebastião Salgado, Mali – 1985)
(categoria: " Fotografia e arte.. ")




Salgado fotografa esclusivamente in bianco e nero, con la precisa volontà di non distogliere l’emozione dall’immagine in se, con il colore. I suoi scatti molto spesso sono un pugno scagliato contro le coscienze addormentate di noi tutti; ha conquistato una fama planetaria di fotografo "umanista" e pone il suo enorme talento tecnico-creativo al servizio della realtà drammatica, tragica, straziante eppure misconosciuta di profughi, perseguitati, emarginati, poveri, lavoratori sfruttati e alla condizione umana dei deboli in generale. La grandezza di Salgado sta nei volti e negli sguardi dei suoi soggetti, in cui appare sempre un comune denominatore: la volontà di continuare a lottare e a sognare con grande dignità.


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sabato 25 agosto 2007 - ore 03:23


Man next door - Massive Attack/Film - S. Beckett (GB - 1997/USA - 1965)
(categoria: " Musica e Canzoni ")






Video creato dal sottoscritto in una notte senza sonno. Tentativo (molto personale) di cercare una soundtrack adatta alla pellicola di Alan Schneider e Samuel Beckett del 1965.
La voce del brano dei Massive è quella del sessantenne Horace Andy; l’attore di "Film" è l’indimenticabile Buster Keaton.


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giovedì 23 agosto 2007 - ore 00:38


Senza - Samuel Beckett (1906 - 1989)
(categoria: " Poesia ")




[…]

Rovine sparse confuse con la sabbia grigio cenere vero rifugio. Cubo tutto luce bianco assoluto facce senza tracce nessun ricordo. Sempre e soltanto aria grigia senza tempo chimera la luce che passa. Grigio cenere cielo riflesso della terra riflesso del cielo. Sempre e soltanto questa fissità immutabile sogno l’ora che passa.

Chimera la luce sempre e soltanto aria grigia senza tempo non un rumore. Facce senza tracce quasi raggiunte bianco assoluto nessun ricordo. Corpo minuto saldato grigio cenere cuore che batte faccia fissa lontano. Lo bagnerà la pioggia come nei giorni benedetti dell’azzurro la nuvola passeggera. Cubo vero rifugio finalmente quattro pareti all’indietro nessun rumore.

[…]


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martedì 21 agosto 2007 - ore 19:20


Schism - Tool (Lateralus - 2001)
(categoria: " Musica e Canzoni ")






I know the pieces fit cuz I watched them fall away
Mildewed and smoldering, fundamental differing,
Pure intention juxtaposed will set two lovers souls in motion
Disintegrating as it goes testing our communication
The light that fueled our fire then has burned a hole between us so
We cannot see to reach an end crippling our communication

I know the pieces fit cuz I watched them tumble down
No fault, none to blame it doesnt mean I dont desire to
Point the finger, blame the other, watch the temple topple over
To bring the pieces back together, rediscover communication

The poetry that comes from the squaring off between,
And the circling is worth it
Finding beauty in the dissonance

There was a time that the pieces fit, but I watched them fall away
Mildewed and smoldering, strangled by our coveting
Ive done the math enough to know the dangers of a second guessing
Doomed to crumble unless we grow, and strengthen our communication

Cold silence has a tendency to atrophy any sense of compassion

Between supposed lovers
Between supposed lovers

And I know the pieces fit


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lunedì 20 agosto 2007 - ore 19:05


2 + 2 = 5 - Radiohead (G. Viñas - ARG 2003)
(categoria: " Riflessioni ")






Il brano di Tom Yorke & Co. si basa in larga misura sul concetto introdotto da George Orwell nella terza parte del racconto “1984”. Il concetto del 2 + 2 = 5 è utilizzato, infatti, nel discorso del partito tenuto da O’Brien, quando Winston (il protagonista) è torturato ed obbligato in primo luogo a credere ciecamente, e poi ad amare tutto ciò in cui il partito crede; in tal modo nessuna “bestialità” detta dal partito può essere rifiutata e ogni verità non può essere comprovata poichè tutto il mondo intorno al protagonista è distorto. L’individualità di Winston è demolita nel momento finale del racconto in cui lo stesso ammette che effettivamente 2 + 2 fa 5.
Il brano, abbastanza difficile e indigesto ad un primo ascolto, si trasforma con il tempo, come se anche il suo interprete pian piano accetti e impari ad amare le “verità” che il suo maestro gli spaccia per sovrane. Da notare il ritmo che dal minuto 2.25 in poi cambia da 7/8 a 8/8.
Il video è un cartoon realizzato dall’artista argentino Gastón Viñas per Grapevine Industries.


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venerdì 20 luglio 2007 - ore 18:30


Angel - Massive Attack / Vampyr - C.T. Dreyer (GB - 1997/GER - 1932)
(categoria: " Musica e Canzoni ")






Video realizzato dalla Scary pictures con sequenze tratte dal Film "Vampyr" (1932) di Carl Theodor Dreyer


Il film è una meditazione surreale sulla paura in cui la logica cede il passo alle emozioni e all’atmosfera. La pellicola contiene molte immagini indelebili come l’eroe che sogna la propria sepoltura e l’animale assettato di sangue sul volto di una delle sorelle, mentre si trova rapita dall’incantesimo del vampiro. Con questa pellicola Dreyer stabilì lo stile che avrebbe contraddistinto i suoi successivi film sonori: composizioni accurate, cruda fotografia in bianco e nero e riprese molto lunghe.

Ottima l’idea della scary pictures di unire le sequenze della pellicola all’onirica e oscura "Angel" dei Massive Attack.



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martedì 10 luglio 2007 - ore 15:50


Muerte de un miliciano (Robert Capa - 1936)
(categoria: " Fotografia e arte.. ")




(Death of a loyalist soldier)
Cerro Muriano, Córdoba (Andalucìa). 5 settembre 1936. Primi scontri tra le truppe regolari Franchiste dirette dal colonnello Saenz de Buruaga e i miliziani anarchici provenienti da Alcoy. La Leica III di Robert Capa capta il preciso istante in cui una pallottola colpisce alla testa un miliziano registrando l’immagine più famosa della Guerra Civile Spagnola e quella che per molti è considerata la migliore fotografía di guerra mai realizzata.
Nel 1996, sessanta anni dopo lo scatto si è scoperta l’identità del soldato fotografato: Federico Borrell García, 25 anni di Alcoy. Nello stesso momento numerosi testimoni hanno confermato l’assoluta veridicità dell’immagine, per anni, da alcuni, messa in discussione sopratutto per il fatto che il soldato non sembra stare correndo, tantomeno è in posizione di assalto o di tiro. I testimoni raccontano di un giorno assolutamente tranquillo in cui Robert Capa seguì un gruppo di miliziani sulle alture del Cerro Muriano per realizzare degli scatti, quando il gruppo fu attaccato dai militari nazionalisti.
La migliore fotografia di guerra mai realizzata.


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venerdì 6 luglio 2007 - ore 16:17


Street spirit - Radiohead (J. Glazer - GB 1996)
(categoria: " Musica e Canzoni ")






Nel disperato video della canzone “Street spirit (fade out)” dall’album “The Bends”, i Radiohead lavorano con un grande regista, Jonathan Glazer, dopo aver visto il suo lavoro precedente, l’angosciante “Karmacoma” dei “Massive attack”. Sorpreso da tale morbosità, Thom Yorke chiede al regista un video di tale fattura, ma il risultato finale ricopre questo “cortometraggio” di un’immaginario sospeso e monumentale. Il bianco & nero opaco, la velocità dei movimenti in continuo cambiamento, unita da figure oniriche, ne fanno un’opera magnifica e straordinariamente fuori tempo. Colpisce l’idea di unire il salto di danzatrici, sospese in aria con libellule naturalmente dotate di ali, ferme tra gli uomini, come in atto di osservazione. Ogni rigore fisico viene cancellato dalla voglia dell’”uomo” di poter sospendere il tempo e cancellarlo, farlo diventare giocattolo da muovere nelle proprie mani. E allora c’è chi corre ma sembra non fare neanche un passo, chi riesce a schivare acqua in volo e chi blocca gli oggetti in caduta, guardandoli come meta di osservazione divina.

La carriera di Jonathan Glazer

Abituato a lavorare con musicisti di grande calibro, rimane un’impronta soggettiva nei suoi video. Oltre al pluripremiato “Karmacoma” (citazione continua ai corridoi di Shining); il regista prosegue il lavoro con i Radiohead con un video surrealista “Karma Police”, incentrato sul sogno e su una realtà paranoica e schizofrenica. Non ultimo di importanza, la collaborazione con gli Unkle, “a rabbit in your headlight”, dove l’incomprensione si mescola ad un torbido senso di paura.
(thanx to www.hideout.it)


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giovedì 5 luglio 2007 - ore 12:30


Metropolis (F. Lang - GER 1927)
(categoria: " Cinema ")




Anno 2026. In una imprecisata megalopoli a due livelli, mentre il monopolista dittatore Fredersen vive con il figlio Freder tra agi e lussi in un sontuoso giardino pensile, una gran massa di operai lavora in condizioni disumane nelle fabbriche del sottosuolo. Freder incontra Maria, una ragazza che predica tra gli operai la calma e la rassegnazione confidando nella provvidenza, se ne innamora e grazie a lei scopre i sotterranei ed il popolo dimenticato. Fredersen, avvertito del pericolo di una sommossa, fa costruire un robot che somigli a Maria il cui compito è quello di seminare discordia tra gli operai. Nei disordini che seguono, le fabbriche si fermano, la città rischia il collasso e gli operai la morte: solo quando il robot viene distrutto ritorna, finalmente, la pace sociale.
Quello che colpisce maggiormente, dopo la prima visione, è il contrasto marcato tra le immagini della città del futuro e delle tecnologie immaginate nel 1927, che stupiscono per la loro modernità, e il messaggio, riconducibile alle più banali e politicamente corrette istanze di rivalsa sociale. Proprio in virtù di ciò, sarà lo stesso Fritz Lang, in un’intervista del 1966, a "rinnegare" in parte il proprio magistrale lavoro:"Ho spesso dichiarato di non amare Metropolis: perché è impossibile per me oggi, accettare il "messaggio" del film. È un’assurdità quella di dire che il cuore è l’intermediario fra le braccia e la mente”.
Il film, costruito come un opera lirica, è diviso in tre parti: il "Prologo", che dura per l’intera prima metà del film, un breve "Intermezzo", e un "Furioso" che segna le scene finali. Dal punto di vista tecnico nel 1927 “Metropolis” era un film prodigioso, poichè faceva uso di tecniche di ripresa, per quel periodo, strabilianti. Tra queste, l’introduzione nel cinema d’autore del Passo uno, ovvero le riprese effettuate per singoli fotogrammi, che rimasero nel campionario dei realizzatori di effetti speciali fino all’avvento della computer grafica. La tecnica di ripresa usata è quella nota come Metodo Schufftan: davanti alla cinepresa viene posto uno specchio inclinato a 45°, che riflette la scena riprodotta con modellini su un fondale proiettato. Lo specchio viene grattato dove il fondale sopravanza l’effetto dei modellini, permettendo di curare nel dettaglio la profondità di campo. Questa tecnica dà i suoi migliori risultati nelle scene della città dei lavoratori, della Torre di Babele e delle viste aeree di Metropolis. Non esistendo tecniche di editing adatte, le scene con esposizioni multiple sono state realizzate direttamente sul posto, riavvolgendo la pellicola e filmandovi sopra più volte, in alcuni casi anche per 30 passaggi.
Amato da Hitler e Goebbels (più come veicolo di propaganda, che non per il suo vero significato), stroncato dalla critica dell’epoca, Metropolis è considerato uno dei capisaldi dell’espressionismo cinematografico ed è universalmente riconosciuto come modello di gran parte del cinema di fantascienza moderno, avendo ispirato pellicole quali Blade Runner, Brazil e Guerre Stellari. Il valore culturale e tecnico del film lo ha portato ad essere stato il primo film inserito nel registro Memory of the world, un progetto dell’Unesco nato nel 1992 per salvaguardare le opere documentarie più importanti dell’umanità. Oggi dell’originale Metropolis sopravvive solo parte dei negativi e alcune copie di versioni ridotte realizzate all’epoca. Un quarto del filmato originale è andato perduto, così come tutte le sceneggiature, i modellini e il robot Maria, distrutte durante i bombardamenti alleati della Seconda guerra mondiale.
Rivisto oggi, in una versione restaurata che gli restituisce uno splendido bianco e nero, è per me un film “ipnotico”. Abbastanza difficile da seguire, ma altrettanto difficile staccare.


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domenica 1 luglio 2007 - ore 18:38


No man’s land (D. Tanovic - BOS 2001)
(categoria: " Pensieri ")




In una sperduta zona di confine dove gli eserciti serbo e bosniaco si confrontano, una pattuglia di soldati bosniaci si perde mentre si reca a dare il cambio ai compagni; intercettati dai serbi vengono quasi tutti uccisi. Sopravvive ferito, Chiki, che si rifugia in una vicina trincea. Dall’altra parte del fronte, i serbi mandano due soldati a controllare se vi siano sopravvissuti. I due combattenti trascinano nella trincea uno dei compagni del giovane e, credendolo morto, in un macabro gioco, mettono sotto il suo corpo una "mina balzante" che ha la particolarità di esplodere quando si rimuove il peso sopra di essa. Dopo un conflitto a fuoco, Nino, il soldato più giovane rimane intrappolato nella trincea con Chiki. L’inaspettato risveglio di Cera sarà l’inizio di una situazione paradossale che spingerà entrambi gli schieramenti a chiedere l’aiuto dell’UNPROFOR, ed in particolare del sergente Marchand. Quello che seguirà va al di là di ogni più folle immaginazione...
"No man’s land" è un film che, senza eccedere nel mostrare rovine, combattimenti e cadaveri riesce nell’impresa di trasmettere allo spettatore l’infinito orrore di una guerra moderna. Chiki, Nino e Cera sono il simbolo di tutti gli uomini che combattono: stanchi, spaventati, disperati. Anche nella loro disperazione, però, non riescono a trovare un punto di contatto che non passi attraverso le armi; decide "chi ha il fucile", e in quella buca il fucile passa di mano continuamente, e tutto si trasforma in un balletto attorno al corpo assolutamente immobile del soldato steso per terra (Cera). La situazione è resa più complessa dall’intervento dell’UNPROFOR che, cercando di aiutare i due uomini, si trascina dietro anche la stampa, svelando, in tal modo, i veri sciacalli della situazione. Comincia il balletto del potere: Marchand chiama il suo capo, che chiama il suo, e poi sempre più in alto, sino a far tremare le poltrone dei generali ed a far cominciare la danza delle menzogne e delle apparenze. "No man’s land". La terra di nessuno, di un confine non segnato e sul quale sorgono solo pochi alberi striminziti attorno una trincea che non appartiene più ad alcuno schieramento. La terra dei cuori aridi di chi non sa far altro che odiare, delle menti malate di chi dà più valore agli incidenti diplomatici che alle vite umane, del desiderio dello "scoop" che fa diventare uno scrivano di cronaca il miglior giornalista del mondo, anche se solo per un giorno.
Il film di Tanovic, senza particolari pregi artistici o tecnici, secco, quasi fosse una cronaca nello stile e nei contenuti, riesce a coinvolgere e turbare gli spettatori, a far provare, anche se solo per pochi minuti la sensazione che in ogni guerra non esiste una via d’uscita, che questa situazione porti gli animi umani al di là della ragione, della logica, dell’umanità. Appunto nella "terra di nessuno".
Premio speciale della giuria a Cannes 2001.


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