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![]() galvan, 36 anni spritzino di buona volontà CHE FACCIO? do i numeri a spizzichi e Bocconi Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO e non voglio dimenticare. STO ASCOLTANDO L’integrale delle opere per organo di Bach suonate da Simon Preston. ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... eh, cazzo, sì. STO STUDIANDO... Appunti per lezioni, libri adottati e collaterali, e-mail di allievi e di colleghi, regolamenti di condominio e estratti conto. OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Dimenticare 2) veder morire la goliardia 3) Essere beccati dall'autovelox due volte nella stessa sera!!! 4) i siti ottimizzati per explorer MERAVIGLIE 1) insegnare 2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga 3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore... 4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti. 5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela |
![]() (Thanks Sanja, anche se lo preferirei senza "d" eufonica) Mi piace che il mio blog sia un porto franco, riposo per il navigante stanco, finestra da cliccare rilassati e a volte, forse, un po’ disimpegnati; se pure qualche giorno resta in bianco, non sono io che della voglia manco: viviamo infatti in tempi concitati, non sempre si può stare collegati. Ma in quello che ci scrivo, sono vero: scrivo di getto, scrivo senza ingegno sia ai nomi noti, sia agli sconosciuti; se mi si lascerà, passando, un segno, che il commento lasciato sia sincero, amici e ospiti: siete i benvenuti. ![]() Le mie rubriche:
E, se non fosse che le musichine di sottofondo dei blog mi danno l’orticaria, qui ci sarebbe questa.
domenica 6 agosto 2006 - ore 13:13 Jazz in Lessinia Ieri sono stato invitato da un’amica che non vedevo da un sacco di tempo a un concerto in quel di malga Fratte, a Sega di Ala (TN). Mi era stato detto soltanto che avrebbe suonato Stefano Bollani e che avrebbe cantato Petra Magoni. Pur sapendo che ogni volta che sento Stefano Bollani mi viene voglia di tagliarmi le mani per manifesta inutilità, e pur sapendo che il particolare stile di Petra Magoni mi piace solo a giorni alterni, la mia passione per la buona musica e il mio amore per la montagna non mi hanno praticamente lasciato scelta. Per arrivare il sito dell’evento parlava di un’unica strada per salire, da Sdruzzinà di Ala (che sta tra Verona e Rovereto): un bel viaggio, quindi, soprattutto perché era immaginabile che avremmo dovuto lottare contro il micidiale traffico del primo giorno di vacanze. Appena partiti abbiamo subito trovato una decina di chilometri di coda quasi ferma fra Grisignano e Vicenza ovest (per lavori). Come se non bastasse, l’autobrennero era una coda unica da quasi Mantova fino a Ala-Avio. Insomma: ci siamo messi a escogitare strade improbabili in mezzo alle montagne, ma ce l’abbiamo fatta. Quando siamo arrivati, i musici erano lì. ![]() Con piacevolissima sorpresa, quindi, ho constatato che non c’erano soltanto la Magoni e Bollani. Il chitarrista era Lorenzo Frizzera, che già avevo sentito in trio con Faso e Meyer. L’omino al contrabbasso, inconfondibile nei suoi baffoni da tricheco e nella sua capacità di estrarre oro da qualsiasi strumento con corde grosse, era nientemento che Ares Tavolazzi. Gli altri nomi (Nico Gori e Mirko Guerrini al sax e al clarino, Damiano Puliti al violoncello, Cristiano Calcagnile alla batteria) non mi dicevano molto o mi suonavano solo vagamente, ma ciò dipende solo dalla mia endemica ignIoranza, come si può agevolmente verificare con una ricerca, anche molto superficiale, in rete (per dirne una, Puliti ha registrato un disco con Frank Zappa). Non può quindi stupire che una simile manifestazione abbia attirato un po’ più di due o tre persone. ![]() Il concerto è stata una fonte di emozione davvero incredibile. Quei suoni in quella cornice hanno sommato un’atmosfera da sogno a una da paradiso, creando quasi l’effetto di una droga. Un doveroso inchino va anche all’organizzazione: sarà l’effetto del Trentino, ma (nonostante gli ovvi limiti delle infrastrutture) non c’è stato neanche l’accenno di un ingorgo o di un intasamento. Finito il concerto abbiamo deciso di approfittare del fatto di essere in zona per fare un piccolo giretto per la Lessinia. Ho così avuto l’occasione di misurarmi con un’altra delle mie grosse lacune: non appena avrò un po’ di tempo, è decisamente il caso che approfondisca la conoscenza con questa splendida zona al confine tra Veneto e Trentino. Giusto per darvi un’idea, questo qui sotto è il Ponte di Veja, una struttura naturale imponente e impressionante la cui bellezza toglie decisamente il fiato. ![]() Abbiamo poi scoperto che si sarebbe riusciti a salire molto più rapidamente da Verona. E vabbeh, è stata lo stesso una splendida giornata, che sarebbe bello poter ripetere presto. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK venerdì 4 agosto 2006 - ore 18:45 L’altro punto di vista Certo, è un sito "di parte". Per una volta, però, si tratta dell’altra parte, rispetto a quella che siamo abituati a sentire e a rispettare, volentieri o controvoglia che sia. From Israel to Lebanon (e petizione) Il bollettino di ieri parlava di novecento morti libanesi e trenta israeliani. Non so perché, ma mi ronza in testa che la nostra legge parla anche di eccesso di legittima difesa. Buona giornata a tutti. Migliore della loro, perlomeno. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK giovedì 3 agosto 2006 - ore 14:35 Hmmm... Temperatura esterna: ventuno punto sette gradi centigradi. Oggi è un buon giorno, per stirare. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK mercoledì 2 agosto 2006 - ore 10:40 Sammareònta. La ritrosia del mio fido mezzo quattroruotato nei confronti della vita sta avendo ultimamente una fase acuta. Oltre a perdere continuamente acqua dal circuito di raffreddamento (e non si capisce da dove strakakkio perda, sto iniziando a sospettare che anche lui soffra il caldo e sudi), ultimamente ha questo vizio di decidere (in modo assolutamente casuale e non provocato) di non andare in moto. Così oggi mi son dovuto rassegnare a ammollarlo allelettrauto, proprio in uno dei giorni a maggiore probabilità di pioggia (a sentire in giro), cioè in un giorno nel quale il mio fidissimo mezzo biruotato non costituisce alternativa praticabile. Ma, all in all, se fusse questi i problemi no saria gnianca mal, no? Buona giornata a tutti! LEGGI I COMMENTI (11) - PERMALINK domenica 30 luglio 2006 - ore 13:04 De Gregori e tre quarti Come ebbi occasione di dire a due compagni di serata, voglio molto bene ai Figli di Apolon e voglio molto bene ai Freeway, ma ubi maior, minor cessat. La tentazione di un concerto di Francesco de Gregori a dieci kilometri da casa mia era semplicemente irresistibile e, dopo averlo visto, non posso che essere totalmente contento della mia scelta. Anche se non è esattamente la prima volta che vedo de Gregori live, ascoltare un suo concerto continua a emozionarmi; mi rendo pure conto, ora che cerco di scriverne, che mi viene quasi difficile trovare le parole per spiegare il perché. E si che non dovrebbe essere così complicato. Sarebbe bastata la cornice di Villa Pisani da sola, come il solito, per far mancare qualche respiro, con lo strano contrasto che creano le vecchie statue facendo quasi capolino dietro il reticolato dei tubi del palco, mentre sembra che sopportino con degnazione e saggezza gli strani colori con i quali vengono illuminate. ![]() Mi sono anche reso conto di notare e apprezzare ancora la varietà di persone che, come il solito, si vedono ai concerti di de Gregori. Ci sono i cinquanta-sessantenni che si tengono per mano e forse sono lì per ricordarsi di quando si sono innamorati negli anni 70 ascoltando una neonata "Rimmel". Ci sono i loro figli, che ormai sono già abbastanza vecchi da poter pensare che queste canzoni sono compagne della loro vita da un bel po di tempo (e qui temo di cascare pure io). E poi ci sono i nipoti, i quindici-ventenni che quando è stata scritta "La casa di Hilde" non erano nemmeno unidea nella mente di dio; eppure sono lì, conoscono a memoria gran parte delle canzoni e tentano sempre di cantarle insieme con "Francesco", a cui gridano "sei bellissimo". Ma de Gregori, come il solito, gioca con le linee vocali, improvvisa, sincopa, finta; fa tutto quello che può, insomma, per scoraggiare chi tenta di "far coretto": i suoi concerti son fatti per essere ascoltati. Daltra parte, sarebbe un autentico delitto non dedicare tutta lattenzione possibile a un concerto come quello di ieri sera. La sezione ritmica, con Alessandro Svampa sempre impeccabile alla batteria e Guido Guglielminetti assolutamente inattaccabile nelle sue acrobazie tra contrabbasso elettrico e bassi a quattro e cinque corde, era un vero e proprio motore (il mio amico e compagno di merende Marco è rimasto assolutamente basito di fronte allo splendido giro di basso de "Il panorama di Betlemme"). Anche i melodisti non si lasciavano criticare: sia Bardi sia Giovenchi (i due chitarristi) si difendono più che bene; Alessandro Valle tira fuori suoni particolarissimi e struggenti dal suo strano strumento ("Ma che razza di strumento è?", si chiedono i neofiti; solo verso la fine del concerto si scopre che si chiama pedal steel guitar). Il risultato complessivo ![]() è insomma una band con attributi di granito. La menzione particolare, come il solito, spetta a questo ragazzino qui ![]() ovvero Alessandro Arianti che, sempre con la stessa faccia, quasi disinteressata, quasi come se il fatto non fosse nemmeno suo, passa con disinvoltura dal pianoforte allHammond, dallHammond al clarinetto, dal clarinetto al Rhodes, dal Rhodes alla fisarmonica e poi di nuovo al pianoforte, suonando ognuno di questi strumenti in modo assolutamente mostruoso. De Gregori vuol dire anche arrangiamenti, ogni volta diversi, ogni volta un po più strani della precedente. Questa volta aveva deciso di mettersi a giocare con i ritmi, come si è capito dopo pochissime canzoni quando è partita una versione in tre quarti di "Compagni di Viaggio" (lei disse misteriosamente, zum-pa-pam, sarà sempre tardi per me, zum-pa-pam, quando ritornerai). Vale la pena di ricordare anche larrangiamento de "Luccisione di Babbo Natale", rockeggiante citazione (consapevole o meno?) de "Il leone e la gallina" di Battisti. Poco dopo, inaspettatamente, la band parte di nuovo in tre quarti: questa volta tocca a "Alice" e al mendicante arabo con il suo portafortuna. Qualcuno del pubblico (ehm, io, confesso) apprezza e esclama alla volta del palco: la prossima volta in sette ottavi! Non cè due senza tre, si dice, e infatti quasi non ci stupiamo quando ci rendiamo conto che hanno arrangiato in tre quarti anche "Niente da capire": Giovanna, io, me la ricordo, ma è un ricordo che vale dieci lire. Sarà lungimiranza, sarà biecamente culo, ma a quel punto mi giro verso Marco e gli dico: sta a vedere che adesso ci fanno "Buonanotte Fiorellino" in due quarti. E così è: lunico bis (altre volte si è concesso di più, ma questa volta ha probabilmente voluto punire un autentico analfabeta che ha sputtanato latmosfera de "La donna cannone" sbraitando, nel silenzio incantato del pubblico, una sua gigantesca cagata) è proprio "Buonanotte Fiorellino" in tempo binario, con un arrangiamento rock che tira come un Landini. In tutto, questo giovane ometto di cinquantacinque anni per due metri ![]() ci ha dato più di due ore di buoni motivi per sognare e per ricordarci quanto brutta, quanto bella, quanto dolce e quanto stronza può essere la vita. Qualcosa mi dice che questo suo concerto, che come ho detto per me non è stato esattamente il primo, non sarà neanche lultimo. chi è ferito e non cade, ma continua ad andare, a sbattersi nel buio e a farsi vedere, a sanguinare di nascosto e a pagare da bere... A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato: l’amore ha sempre fame (non l’avevi notato?) e dice sempre, con disinvoltura, senza paura dice: “mai”, senza paura, mai. Che si veste di bianco per scandalizzare e compra rose a dozzine e fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene; che si gioca per vincere e chi vince è perduto, con una chiave ed un numero in mano, tutta la notte aspettare un saluto e a pensare: “ti amo”. Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata e il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata e macina la sabbia dentro i mulini a vento e che non ha mai fretta e che non ha mai tempo e poi l’amore indecente, che si lascia guardare, l’amore prepotente che si deve fare e gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente, che dell’amore non si butta niente. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK venerdì 28 luglio 2006 - ore 17:17 Madonna, quant’è vero! (octies decies) A tutti dovrebbe essere concesso un giardino fiorito di menzogne. E’ molto più facile vivere così. (Richard Zimler) LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK giovedì 27 luglio 2006 - ore 11:00 Il dado è tratto... ... e speriamo che non sia truccato: firmai (si veda il nuovo "che cosa combino" nella colonna qui a sinistra). Ieri sera ho visto Jackie Brown. Cè poco da dire se non: e bravo, Tarantino! E basta e così: sara ben che torni a scrivere dispense per i corsi del prossimo anno. Buona giornata a tutti. LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK martedì 25 luglio 2006 - ore 11:41 Il cabalista di Lisbona "Il nome della rosa" di Umberto Eco si apriva con lintestazione "Naturalmente, un manoscritto". Anche questo romanzo storico di Richard Zimler inizia raccontando il ritrovamento di un antico manoscritto, in portoghese scritto con caratteri ebraici e contenente il racconto della (dis)avventura del cabalista e scriba Berekiah Zarco allepoca del "massacro di Lisbona". Nellaprile del 1506, durante un lungo periodo di carestia e peste, una folle sollevazione popolare portò al rogo circa duemila "nuovi cristiani" -- cioè, ebrei forzosamente convertiti al cristianesimo per editto reale -- nella piazza del Rossio. Il giorno dellinizio dei tumulti, Berekiah trova il cadavere del suo maestro e zio Abraham, potentissimo cabalista, allinterno di un rifugio segreto del quale soltanto pochi conoscevano lesistenza. Per tutto il resto del romanzo, Berekiah indaga su questo omicidio, sospettando anche di tutti gli amici per cercare di individuare lassassino dello zio. Il romanzo storico non è proprio il mio genere e, in più, il pretesto del "manoscritto" fa sì che lo stile narrativo cerchi (riuscendoci per la verità piuttosto bene) di imitare la prosa asciutta di un colto ebreo del 1500. Ciononostante, il risultato è un libro decisamente piacevole da leggere, anche se forse non particolarmente avvincente, nonostante che si tratti pur sempre di un "giallo". Non mi sento perciò né di consigliarne né di sconsigliarne la lettura. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK lunedì 24 luglio 2006 - ore 14:44 Madonna, quantè vero! (septies decies) L’intolleranza verso le teste di c***o è talora una forma di autoconservazione. (Unanonima saggia) LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK domenica 23 luglio 2006 - ore 09:58 Ommeni e gabine Ho sentito dire da un paio di amiche, di recente, che superati i trentanni gli uomini sono come le cabine telefoniche: se sono liberi è perché sono guasti. La prima riflessione quasi spontanea, ovviamente, è stata che in effetti si potrebbe abbassare notevolmente la soglia di età e che, in fondo, questa considerazione si può tendenzialmente applicare indipendentemente dal sesso. Poi, però, mi son trovato a pensare a diverse persone che conosco (presenti esclusi, ovviamente, che parlando di me ho sempre il sospetto di non riuscire a essere distaccato come vorrei) e mi son reso conto di conoscere più di una persona che ha più di trentanni ed è single senza necessariamente essere guasta in modo massiccio. Semplicemente, si tratta di persone che la vita ha bersagliato con sorprendenti quantità di sfighe assortite, più o meno dilazionate nel tempo. Allora, probabilmente, chi ha più di trentanni ed è single per sfiga può covare la speranza che da qualche parte non lontana esista qualche altro piucchetrentenne del sesso opposto (o dello stesso, a seconda dei gusti) in analoghe condizioni. Attenzione, però. Partendo dallassunto che due simili persone esistano, dal momento che sono sfortunate, forse è illusorio sperare che si possano incontrare. Così, purtroppo, il cerchio si chiude. Buona giornata a tutti lo stesso. We rode on horses made of sticks He wore black and I wore white He would always win the fight Bang bang, he shot me down Bang bang, I hit the ground Bang bang, that awful sound Bang bang, my baby shot me down. Seasons came and changed the time When I grew up, I called him mine He would always laugh and say "Remember when we used to play?" Bang bang, I shot you down Bang bang, you hit the ground Bang bang, that awful sound Bang bang, I used to shoot you down. Music played, and people sang Just for me, the church bells rang. Now hes gone, I dont know why And till this day, sometimes I cry He didnt even say goodbye He didnt take the time to lie. Bang bang, he shot me down Bang bang, I hit the ground Bang bang, that awful sound Bang bang, my baby shot me down... LEGGI I COMMENTI (15) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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