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![]() galvan, 36 anni spritzino di buona volontà CHE FACCIO? do i numeri a spizzichi e Bocconi Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO e non voglio dimenticare. STO ASCOLTANDO L’integrale delle opere per organo di Bach suonate da Simon Preston. ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... eh, cazzo, sì. STO STUDIANDO... Appunti per lezioni, libri adottati e collaterali, e-mail di allievi e di colleghi, regolamenti di condominio e estratti conto. OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Dimenticare 2) veder morire la goliardia 3) Essere beccati dall'autovelox due volte nella stessa sera!!! 4) i siti ottimizzati per explorer MERAVIGLIE 1) insegnare 2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga 3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore... 4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti. 5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela |
![]() (Thanks Sanja, anche se lo preferirei senza "d" eufonica) Mi piace che il mio blog sia un porto franco, riposo per il navigante stanco, finestra da cliccare rilassati e a volte, forse, un po’ disimpegnati; se pure qualche giorno resta in bianco, non sono io che della voglia manco: viviamo infatti in tempi concitati, non sempre si può stare collegati. Ma in quello che ci scrivo, sono vero: scrivo di getto, scrivo senza ingegno sia ai nomi noti, sia agli sconosciuti; se mi si lascerà, passando, un segno, che il commento lasciato sia sincero, amici e ospiti: siete i benvenuti. ![]() Le mie rubriche:
E, se non fosse che le musichine di sottofondo dei blog mi danno l’orticaria, qui ci sarebbe questa.
martedì 22 luglio 2003 - ore 17:39 Paura Di che cosa, di chi abbiamo paura? Perché abbiamo paura? Quotidianamente mi confronto con le paure mie o degli altri: paura di un esame, paura del momento in cui si torna a casa e si sbatte il naso contro il casino lasciato dal fratello, paura di fare un incidente, paura di non essere accettati, paura di essere respinti, paura di non riuscire in qualcosa. Forse avere paura dell'esame migliora il rendimento sotto interrogazione? Anzi: la paura rende soltanto più difficile ascoltare i propri pensieri. Forse avere paura del ritorno a casa la riordinerà automaticamente? Macché: l'unico risultato è quello che ci si rovina, oltre al momento del rientro, anche tutta la giornata. Guidare in preda alla paura di poter fare un incidente migliora i nostri riflessi o li peggiora? Il fatto di essere eternamente tesi quando conosciamo o corteggiamo una persona ci rende più o meno simpatici e gradevoli? E se abbiamo paura di riuscire in qualcosa, quanto motivati siamo a dare il meglio nell'affrontarla? La paura non è poi soltanto questo. Guardate, se non l'avete ancora fatto, Bowling for Columbine: la paura è un'ottima arma, sapere incutere paura, dosandola e controllandola a proprio piacimento, è da sempre uno degli strumenti più forti per esercitare potere su qualcuno. È il timore di trovarsi un gladio attraverso il costato che ha fatto regnare la pax romana per così tanto tempo. È la possibilità di venire licenziati che ci rende vulnerabili nei confronti del capufficio che ci sta sui coglioni. È il timore di fare qualcosa di sgradito a una persona importante per noi che ci spinge a accompagnare i suoi in stazione perché sono rimasti senza macchina, l'hanno distrutta, era mia. È la paura, sempre la paura, che ci rende manovrabili, prevedibili e deboli. Respirate. Non sottovalutate il potere e la bellezza delle vostre ginocchia, perché non sapete quando appassiranno (grazie Zilvio e grazie Rokko). Trovate il giusto modo di valutare le cose: vi scoprirete più forti, autonomi e vivi di quanto abbiate mai creduto. E anche se sbagliate, poco male: i vostri amici saranno pronti a darvi una mano per rialzarvi. Certo, magari vi prenderanno anche un po' per il culo, ma comunque pure questo fa parte del processo di vaccinazione. STOP AL PANICO (Isola Posse all star) Stop! Stop! Stop! Stop al panico... Stop! Stop! Stop! Stop al panico... Stop! Stop! Stop! Stop al panico... Stop al panico... (Neffa) Apri la mente, scuotila per capire non c'è ragione, non aspettare di morire, scopri l'inganno, il piano per impaurire, una città segnata dal dolore... Scegli! il modo giusto per cancellare questo panico che vogliono far crescere cerca di capire bene cosa voglio di-di-di DIRE! C'è qualcuno che ci vuol far morire prima che nel corpo, nell'anima, nel cuore e qualcun'altro che sa cosa fare perché è il momento buono per approfittare de-della paura costruita col fucile pronti come avvoltoi per colpire radere al suolo, chiudere sgomberare centri sociali e case occupate... CHIARU! (Speaker Dee Mo) Bologna anche questa volta Bologna rossa di vergogna e sangue non sogna più anni e anni di cazzate tipo "isola felice" non han fatto che danni... Bologna è solo il buco del culo del mondo, c'è chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato e va fondo c'è chi "vive" nove in una stanza, chi incassa, chi vive da schiavo, chi intasca tangenti, chi spaccia: questa è l'altra faccia della medaglia e qui di nuovo i mandanti nascosti e la tensione, la diffidenza, la divisione cade l'illusione, cade, cade in un agguato: pioggia di piombo, sangue sul selciato, ma come per piazza Fontana, sono io la bestia e non qui figli di puttana... Stop! Stop! Stop! Stop al panico... (Deda MC) Stop al panico, la mia posizione: è una mossa pura e semplice di controinformazione non si parli, non si scriva di un Bronx rinato... Un episodio isolato? Lì fuori non c'è una belva furiosa uscita nella notte da una tana misteriosa: il mistero è risolto, l'incomodo è tolto, abbiamo foto e nomi dei mandanti senza volto. Pagine e pagine di allarmismi letali, di scuse, cordogli, ipotesi tutte uguali a cui sfugge di nuovo la connessione sicura la connessione c'è... è la paura! Dura da tempo come il granito, il momento di scalfirla non è ancora finito non sciupare parole e falsi rimpianti tre in una volta non son poi così tanti! (Gopher D) Panico sei tu, che giudichi e scegli, le tue vittime i tuoi facili bersagli NO! È un prezzo che non posso pagare, mettilo nel culo quel dito inquisitore. Sono sempre in piedi, reagisco ai tuoi colpi, l'ipocrisia colpisce quando ti volti con sgomberi infami che non soffocano l'azione: è il panico che crea giustificazione. Panico, nelle strade tra la gente, guardami in faccia, usa la tua mente, per sciogliere le reti gettate su chi muore, sull'ennesima casa che sarà da demolire. Ascolta! Il vero assassino è chi manovra i tuoi pensieri, le tue lacrime non basta celebrare il dolore... Guardati intorno è inutile sognare!!! Stop! Stop! Stop! Stop al panico... Hai ascoltato i fatti, senza omissis Attenzione! Il panico fa comodo a chi vuole tensione pensaci cento, mille volte, pensaci bene bene, mai ti senti sicuro, mai e questo che ti si chiede hai l'indice puntato su chi? O sei indicato? Segno che ci sei cascato! Questo è lo scopo del gioco nascosto non ci è dato sapere chi l'ha inventato ma chi vince o chi perde è una questione di pelle o di razza, cultura: è una fregatura! Perché un vecchio gioco e nostalgia, è il manganello della polizia... (speciale) È una strategia, chi ha capito ha capito. Usa la testa, mostragli il dito! Violenza, violenza genera violenza stop al panico-panico: uniti è una potenza!!! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 13 luglio 2003 - ore 18:59 Non mi era mai successo, prima, di stare dieci giorni completamente sconnesso dalla rete senza essere in vacanza. Ora invece è successo: prima per gli esami (per la cronaca non mi lamento, siamo pure riusciti a dare due lodi), poi per la laurea di un'amica, poi per una fine-settimana insieme con Fabryfab in montagna (finalmente siamo riusciti a passare un paio di giorni assieme... ma mi manca già tanto). Infine, non contento, mi sono spostato a Bressanone dove ho seguito una "scuola estiva" di matematica cazzutissima per la finanza, robe grandi, una serie di cicli di conferenze tenute da pezzi grozzizzimi della finanza matematica mondiale. Proprio lì a Bressanone, durante un coffee-break, ho ricevuto la notizia degli avvenimenti dell'inizio di questa settimana. E per la seconda volta in poco tempo mi sono scoperto a pensare che, se esiste un dio, ci sono anche dei momenti in cui è davvero il caso di ringraziarlo. Sapevo già quanto fosse bello poter abbracciare una persona a cui si vuole bene, ma ci sono dei momenti in cui la percezione di questo fatto si amplifica e diventa quasi palpabile. Questi giorni sono senz'altro uno di quei momenti. Va ben, riprendo il lavoro. Smaltiti i 600 e-mail ricevuti in questi giorni di sconnessione, mi dedico ai controlli di routine sui testi degli scritti di martedì. Venerdì altri orali, poi la sera concerto di Elio a Selvazzano -- ma, si spera, con un ritmo un po' meno frenetico di quello tenuto negli ultimi dieci giorni. Ciao a tutti! LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 2 luglio 2003 - ore 10:45 Giornatine! Mamma, che immensa fatica arrivare a sera in questi giorni! Si stanno combinando un sacco di cose apparentemente finalizzate a assorbire il mio tempo in modo totale. Porto la macchina dal meccanico e non riesco a rintracciare in nessun modo la persona che mi aveva promesso di darmi un passaggio dal meccanico al mio studio (ho scoperto a posteriori che se n'era andato in piscina, possa iddio averlo in gloria), ci sono problemi con le prenotazioni degli alberghi delle vacanze di mio padre (ma non potrebbe farsela lui? Eh, sarebbe troppo facile. E poi ha la scusa che parlo francese meglio di lui -- sebbene io non ne sia del tutto convinto)... E via andare, a risolvere mille problemi e a fare mille favori a cinquecento persone: ogni favore e ogni problema in sé è insignificante, certo, ma il mucchio è impressionante lo stesso. Non sai come sfuggire, non puoi dire di no a nessuno, come si fa a rifiutare dieci minuti del tuo tempo a un amico, come si fa a rifiutare mezz'ora del tuo tempo a tuo padre? Ma poi li sommi e ti rendi conto che il totale fa ore, ore e ore passate a fare "cose" per gli altri, molti dei quali spesso non sentono nemmeno di doverti ringraziare (in fondo erano solo dieci minuti, cazzo rompi le palle?) o addirittura arrivano a trattarti male se secondo loro la cosa poteva essere fatta meglio. Ma chi se ne fotte: in fondo ho sempre vissuto così, e mentirei a me stesso se non ammettessi di trovarlo divertente (almeno un po'). Sicuramente, per lo meno è un ottimo modo per non invecchiare mai: non ho tempo per farlo! Va ben, vado a correggere gli scritti degli allievi ingegneri. Speriamo bene, che quelli che ho visto fino ad ora erano da crampi allo stomaco. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK domenica 29 giugno 2003 - ore 14:43 Il mio sogno è nutrito d'abbandono, di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi, non amo che le cose che potevano essere e non sono state... (Guido Gozzano) COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 29 giugno 2003 - ore 13:38 Aiuto! Oggi pomeriggio devo mettermi a scrivere il papiro di laurea di un'amica e non ho nessuna voglia di mettermi a comporre rime! Qualcuno ha voglia di improvvisarsi poeta dietro compenso di un congruo numero di spritzS? LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK venerdì 27 giugno 2003 - ore 19:35 Quel bisogno di evasione... Serata alternativa iersera. Si inizia in modo abbastanza tranquillo anche se memorabile (visione di "La dolce vita" all'Excelsior con Supervicky), poi la prosecuzione è tutto sommato consequenziale (biretta alla Brasserie di via Pontevigodarzere). Al momento di uscire (l'una e mezza circa), si scatenano gli elementi. Per fare i venti metri che separavano l'uscita del locale dalla mia macchina (che stava nel parcheggio interno) ci laviamo come sotto una doccia. Va ben, pazienza: saliamo in macchina, ci sistemiamo un attimo, strizzatina alla maglietta, rapida pettinata. Avviamento (la macchina continua ad avere qualche problema, per fortuna il "dottore" - cioè, il meccanico - mi ha dato appuntamento per martedì mattina), retromarcia, metto la prima... e mi rendo conto che il cancello del parcheggio è chiuso. Chiudo gli occhi. Li riapro. Eh già, è proprio chiuso. Momento di sconforto. Che cosa facciamo? La prima idea è quella più banale: usciamo (nel frattempo, ovviamente, ha smesso di piovere) e proviamo a vedere se da qualche parte del cortile c'è il comando per aprire il cancello (elettrico). Perlustriamo tutto, premiamo un po' tutti i bottoni che ci capitano a tiro con il sospetto che possano attivare tutte le sirene del giudizio (ma sarebbe quasi meglio così, per lo meno dovrebbe venire qualcuno a vedere che cosa sta succedendo...); l'operazione non dà nessun risultato. Cominciamo a valutare l'opportunità di denunciare chi di dovere per sequestro di persona. In realtà riusciamo a frenare l'arrabbiatura e a tenere solo la parte buona di questa idea malsana: chiamiamo la polizia e sentiamo se possono darci una mano in qualche modo. Al 113 risponde una poliziotta. Ha una voce decisamente gradevole, sembra una persona assolutamente tranquilla e per nulla "compresa" nel suo ruolo di difensora dell'ordine (come cacchio sarà il femminile giusto? difentrice? difenditrice? mah). Le racconto il problema, ci facciamo due risate assieme, mi assicura che mi richiama nel tempo strettamente necessario a informarsi. Attendiamo fiduciosi la chiamata dalla questura. Nel frattempo, proviamo (di nuovo) a vedere se magari ci sono comandi di apertura da qualche parte. Ovviamente, non ce ne sono. Proviamo anche a fare forza sul cancello: si apre un po', forse riuscirebbe a passarci Carla Bruni ma di certo nessuno di noi due (io in particolare) si può illudere che lo spiraglio possa essere sufficiente. Una ventina di minuti dopo, richiama la mia amica poliziotta. Dice di aver chiamato tutti gli istituti di vigilanza di Padova e che nessuno di loro è incaricato di sorvegliare l'ingresso a quel cortile. Abbiamo due possibilità, secondo lei: o scavalchiamo (e si offre, in quel caso, di passarci il numero dei taxi, ma comunque casa mia è a meno di un kilometro da lì) oppure ci passa i pompieri e facciamo rompere il cancello. In quest'ultimo caso, però, la spesa per la riparazione sarebbe a carico nostro: ci pensiamo e rispondiamo grazie ma no, grazie. Rimane soltanto l'opzione scavalcamento stile fuga da Alcatraz. Problemuzzio: il cancello è piuttosto alto, privo di appigli e soprattutto dotato di meravigliosi spuntoni incrociati (e particolarmente affilati) in cima. Servirebbe una scala, ma come fare? Mio fratello sta già dormendo. Vabbeh, provo a chiamare Zilvio, di solito alle due e mezza non è impossibile trovarlo sveglio. Speriamo. Botta di culo: Zilvio è sveglio. - Pronto. - Ehi là, scusami se ti rompo le palle a quest'ora ma sono certo che appena ti dirò perché ti farai una grassa risata. - Ma figurati, dimmi, dimmi. - Hai presente il parcheggio della Brasserie? - Sì, eh, allora? - Ecco: ci sono chiuso dentro. Zilvio parte in una gustosissima ghignata di quarantanove secondi netti. Dopo le necessarie spiegazioni, si offre immediatamente di venire a soccorrerci con una scala (grazie, Zilvio!). Saggiamente, lascio un bigliettino sul cruscotto della macchina: sono rimasto chiuso qui dentro ieri sera, torno a prendere la macchina in mattinata, in caso di problemi mi trovate a questi numeri. Zilvio arriva, facciamo un po' di prove assortite (tipo usare la scala come leva per forzare il cancello), poi ci rassegniamo a dover fare un po' di roccia. Supervicky, assistita da noi due uno per parte, con l'ausilio della scala sia in salita sia in discesa, passa praticamente senza problemi. Io (che conquisto senza fatica la cima del cancello con una disinvoltissima prova da rocciatore) sbaglio la direzione del piede di appoggio sul cardine, perdo la stabilità nel momento in cui cerco di passare il peso al di là del cancello, per sbaglio metto una mano sull'appuntitizzimo spuntone e mi faccio una stigmate tipo padre Pio. Alla fine riprovo da capo, senza incazzature, e questa volta ce la faccio abbastanza liscio anche io. "Evasione" riuscita! Mi pare il minimo offrire al Zilvio una birrettina a casa mia per sdebitarmi almeno in parte. Egli accetta di buon grado e, lasciata la scala lì in zona ben nascosta dietro un camion (nella Perlina non ci saremmo mai stati tutti e quattro) mi accompagna a casa. Entriamo, ci laviamo, ci beviamo un paio di birrette, facciamo due chiacchiere. Salutiamo Zilvio e andiamo a nanna. Sto già per entrare nel mondo dei sogni quando suona il cellulare (che avevo lasciato acceso nel caso che mi chiamassero perché la macchina dava fastidio): è Zilvio. Qualcuno si è fregato la scala. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 25 giugno 2003 - ore 13:50 Mi sono appena trovato a scrivere a un amico, parlando di una persona che conosciamo, essa è però talvolta piuttosto granitica e lignea, nel senso che ha la stessa flessibilità mentale di un ontano secolare e che non la dà neanche in leasing. Non so, dite che a volte forse esagero? LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 25 giugno 2003 - ore 04:00 ... forse, finalmente, anche questa giornata è finita. Certo, domani (anzi, tra poco, per la verità) ne inizierà un'altra... ma dopotutto, domani è un altro giorno. Buonanotte a tutti! LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK lunedì 23 giugno 2003 - ore 16:21 Sveglia -- radiosveglia per la precisione -- no, baldini e fiorello già alle otto di mattina non li reggo. Prontamente spenta. Mi arrampico fino alla cucina (non c'è niente da fare, a volte questo cacchio di corridoio sembra decisamente in salita), i piedi mi fanno un male cane (ma che cosa cacchio sarà? Devo decidermi a andare dal dottore), mi fai il caffè per favore Gino? certo mamma! Porca z..., il caffè sta finendo. C'è almeno acqua nella macchinetta? Sì, ce n'è. Forse ce la faccio. Sacchettando il barattolo per recuperarne fino all'ultimo granello riesco effettivamente a farmi un caffè quasi regolare. La mattinata acquista rapidamente un senso dopo un Illy espresso doppio. Appena macchiato freddo. Ripetizioni di matematica. Tre ore. Niente in confronto a sabato: lì stavo parlando con due ragazze che si erano studiate il programma come dio comanda. Avevano dubbi precisi, facevano domande precise e mi permettevano di dare risposte precise. Oggi è stato come nuotare in mezzo all'oceano in un giorno nuvoloso, non sapendo neanche da che parte sta la terra più vicina. Nel frattempo, in un angolo della mente, mi ronzano due o tre dubbi. Mi chiamerà la ragazza che forse aveva bisogno di una full immersion di fisica oggi pomeriggio? Come starà andando a Fabrizia a Londra? Soprattutto, riuscirò a salvare la data di sabato? Ripetizioni finite, ciao a tutti, ci si vede, eh?, mi siedo sul cesso e mi rileggo "Coke in Stock". Sempre ottimo, Hergé. Mettiamo su una carbonara, tanto c'è l'aria condizionata. Il gelato alla Nutella è praticamente pronto. Pappa. Partenza per lo studio. La macchina continua a scatarrare in modi indelicati, forse è meglio che mi decida a portarla dal meccanico. Accendo il computer: solo 60 messaggi oggi di cui solo 17 di spam. Improvvisamente, il black out. Dice, dove, in tutto il quartiere? In tutto il palazzo? Nun credo: soltanto nel mio studio. Vado a fumarmi una cicca e ricevo una telefonata di Luca il bassista: sta a Giacarta per lavoro, probabilmente dovrà fermarsi lì anche venerdì. Si offre di partire venerdì sera in modo da essere qui sabato a mezzogiorno e riuscire in qualche modo a essere operativo sabato sera. Vista la situazione contingente, valuto con un po' di serenità la situazione: meglio annullare, tutto sommato. Passienza, se sono rose fioriranno, altrimenti annaffiarle non avrebbe avuto senso comunque. La corrente torna. Scrivo due righe sul blog? Ma sì, va. Dovrei avere in mente "Lunedì" di Vasco, invece, non so com'è, ho in testa questa canzone qui. Mad About You Sting A stone's throw from Jerusalem I walked a lonely mile in the moonlight And though a million stars were shining My heart was lost on a distant planet That whirls around the April moon Whirling in an arc of sadness I'm lost without you I'm lost without you Though all my kingdoms turn to sand And fall into the sea I'm mad about you I'm mad about you And from the dark secluded valleys I heard the ancient songs of sadness But every step I thought of you Every footstep only you And every star a grain of sand The leavings of a dried up ocean Tell me, how much longer? How much longer? They say a city in the desert lies The vanity of an ancient king But the city lies in broken pieces Where the wind howls and the vultures sing These are the works of man This is the sum of our ambition It would make a prison of my life If you became another's wife With every prison blown to dust My enemies walk free I'm mad about you I'm mad about you And I have never in my life Felt more alone than I do now Although I claim dominions over all I see It means nothing to me There are no victories In all our histories, without love A stone's throw from Jerusalem I walked a lonely mile in the moonlight And though a million stars were shining My heart was lost on a distant planet That whirls around the April moon Whirling in an arc of sadness I'm lost without you I'm lost without you And though you hold the keys to ruin Of everything I see With every prison blown to dust, My enemies walk free Though all my kingdoms turn to sand And fall into the sea I'm mad about you I'm mad about you LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK domenica 22 giugno 2003 - ore 18:28 Uh, bene! La prima notizia della giornata è che David del Greenwich vuole annullare la nostra data di sabato prossimo, perché (pare) ieri sera non c'era praticamente nessuno. Ora sono in fase di riflessione, sto cercando di valutare con la maggiore obiettività possibile quanta della gente che mi ha promesso di venire possa venire sul serio in modo, eventualmente, da tentare di convincere David. Oppure potrei rinunciare direttamente, vendere le tastiere e darla vinta ai vari amici musici che continuano a ritenermi un adorabile netto. Il dilemma è pregnante. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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