Litri su litri tra Mala Strana e Stare Mesto. E gli occhi della mia ragazza dietro al bicchiere
L’oceano seicento metri sotto di me alle Slieve League I riflessi ambra scuro della black stuff L’oro Bulmers Un manto di stelle alle Aran
e molte altre magie...
Combinata nordica Salto Hockey femminile Fondo 4x5 staffetta Free Style Curling Biathlon Casa Russia Casa Olanda Casa Sassonia Casa Turingia Casa Canada Casa Italia Casa Svizzera Hockey Land
insomma, the OLYMPIC WINTER GAMES OF TURIN 2006 The PARALYMPIC WINTER GAMES!
Easy Rider (sempre)
Braveheart (sempre)
tanti western
Il capitan Jack Sparrow torna sempre!!!
Il pianeta che cerca di ribellarsi
Una serie di infami menzogne sulla Tav. Sarà dura!
La magia di Parigi, le prospettive del Marais. Un po’ di tramonti a nordest L. Draghi sulle alpi
Dei docenti universitari farmi i complimenti e farmi dottore!
Gli occhi di G. nella notte, salutarmi, con una promessa. Un abbraccio e una promessa mantenuta
Il cherokee infangatissimo affondato nella neve uscire da lì rombando! (in realtà non l’ho visto, io lo guidavo)
La Val Varacho sota la fioca. Ombra mordicchiare correre e abbaiare
Zente speciale a una cena speciale
Vasco
Lou Reed, bevendo sambuca del discount
Bruce Springsteen
STO ASCOLTANDO
Metal, country, blues, folk soprattutto
AC DC Accept Aeroplanicadono Agalloch Allman Brothers Band Amaral Amon Amarth Ana Johnsson Angelic Upstart Antichrisis Arab Strap Arbe Garbe Assalti Frontali Attila Avantasia The Metal Opera Babazula Bad Manners Bad Religion Balentes Banda Bassotti Barbara Morgenstern Bathory Bauhaus Bierpatrioten Bit-Nik Black Sabbath Blind Guardian Blonde RedHead Blue Vomit Bob Seeger Brooks & Dunn Bruce Springsteen Bud Tribe Cappanera Catharral Noise CCCP Ceca Charlie Mingus Cher Children of Bodom Clash Claudio Bisio Cock Sparrer Coro Bajolese Corvus Corax Cradle of Filth Crazy Etilic Band Creedence Clearwater Revival Cruachan Crucified Barbara DAF Dario Zampa Dark Lunacy Dark Tranquillity Davide Van De Sfroos Death In June Die Apokalyptischen Reiter Dioxina Dire Straits Dixie Chicks Doro Pesch Dubliners e Zezi Gruppo Operaio di Pomigliano d’Arco Eddie Vedder Edguy Einstürzende Neubauten Eluveitie Elvenking’s Enslaved Eric Clapton Estorio Drolo Fabrizio De Andrè Fahrenheit 451 Falco Farinei d’la Brigna Fiamma Fumana Finntroll Frankie Hi NRG mc Franti Fred Buscaglione Frontiera Gaznevada Gemelli Diversi Giorgio Gaber Giorno di Paga Gipo Farassino Giuliano Palma & The Bluebeaters Gli Atroci Goran Bregovic Haggard Hammerfall Hank Williams Hank Williams Jr Herbie Hanckock Heretika Herman Medrano I Corvi I Delfini il Brusco In Extremo In Flames Jan Garbarek Jethro Tull John Lee Hooker Johnny Cash Joy Division Khaled Kid Rock Kina Kirsty MacColl Klasse Kriminale Klaxon Korpiklaani La Oreja de Van Gogh La Piva dal Carnér Lacrimosa LeAnn Rimes Lene Marlin Leonard Cohen Les Negresses Vertes Litfiba Los Fatidios Lou Dalfin Lou Quinze Lou Troubaires de Coumboscuro Luciano Ligabue Lynyrd Skynyrd Madness Magnifiko Mago de Oz Mano Negra Marco Masini Marko Perkovic Thompson Matrioska Mau Mau Mauro Repetto Max Gazzè Mel Tillis Merle Haggard Metallica Michel Petrucciani Mirafiori Kidz Modena City Ramblers Morgenstern Motley Crue Mötörhead Muddy Waters Nabat Negazione Nena Nerorgasmo Nick Cave Nightwish Nina Hagen Nitzer Ebb Notorius B.I.G. Odjila Otyg Pam Tillis Pantera Paolo Conte Pearl Jam Persiana Jones Pitura Freska Pogo Prozac + Ramones Rappresaglia Redbone Righeira Robbie Robertson Rough Sawyer Brown Scorpions Sefarad Selecter Sentenced Sepultura Sheryl Crow Siouxsie and the Banshees Sirenia Sir Oliver Skardy Ska-j Skyclad Slayer Snoop Dogg Soerba Sonny Stitt Spetsnaz Spliff Statuto Steppenwolf Steven Seagal Strana Officina Subway to Sally Sun Ra System Of A Down Tazenda Ted Nugent The Bodysnatchers The Cranberries The Lambrettas The Pogues The Smiths The Specials The Tractors Totenmond Trace Adkins Tristania Truzzi Broders Tupac Shakur Tyr U.D.O. Vandals Vasco Rossi VillaAdaPosse Vintersorg Warlock Willie Nelson Woptime Wu Tang Clan XMal Deutschland Youngang ZZ Top etc...
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
grezzo!
ORA VORREI TANTO...
l’Harley sotto il culo
STO STUDIANDO...
il manuale d’uso della Stihl
il regolamento dei Timbergames
robe native
OGGI IL MIO UMORE E'...
Guardo in faccia al vento, e resisto
FEDERALISMO!
PIEMONT LIBER!
FRIUL LIBER!
Ottimo! Grazie a chi mi ha scritto: "Per quanto può valere l’opinione di una micro-bionda, sappi che sei il giusto connubio tra palle, cervello e sensibilità."
e anche grazie alla magica Laura, che mi scrive "e ti stavo scrivendo che a te vorrei solo raccontare di colori, di profumi, di fiori, di treni e di e di autobus in partenza, di cose belle" una delle più belle cose che mi siano state dette
boicotta la festa in discoteca sostieni la sagra comitati combattenti di base per la vittoria finale di coste e vin rosso
Al Grezzo importa:
della fratellanza, della lealtà dell’onestà (verso se stessi e verso altri esseri umani che lo meritano) della coerenza del vedere i miei amici felici del far star bene le donne che stanno con me (il Grezzo ama molto le donne) dell’ambiente violentato della Juventus del mangiare e bere bene del far palestra la mattina poco dopo sveglio dell’imparare più cose possibili della bella musica che merita, crederci e diffonderla delle bionde, le rosse, le more, le verdi all’occorrenza di viaggiare di molte altre cose
Il Grezzo detesta (ed essendo animale istintuale attacca):
radical chic di varia sorta chi picchia donne, bimbi, animali che non possano difendersi (perché certe donne e certe bestie si sanno difendere eccome!) la finanza (gdf) l’aumento dei prezzi (in specie del gasolio) Fiorentina, Milan, Torino, Inter chi non ha firmato il protocollo di Kyoto chi mantiene il sistema clientelare ovunque chi potendo installare su casa un impianto a celle non lo fa la programmazione della tv italiana i registi di film intellettuali (con riserve) le forme di prevaricazione molte altre cose
Ma il Grezzo non brilla per lungimiranza, quindi forse sbaglia molte cose
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
MERAVIGLIE
1) il sesso 2) svegliarsi accanto alla persona che si ama
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mercoledì 16 luglio 2008 - ore 09:23
Rough & ready
(categoria: " Vita Quotidiana ")
workin’
Sento passare le macchine sulla provinciale, le spighe di meliga alte fanno una musica strana mosse dal vento, è qualcosa di speciale. So special baby. E lavori tutto il giorno, e con le mani sporche di terra non desideri altro. E ti siedi e stappi una birra, una tua, una di quelle super. E tutto ciò che vuoi è il suono di un banjo e il rombo di un’Harley. E’ il sogno, baby. Quando cammini tra i boschi, quando guidi senza schiacciare troppo in statale, quando le balestre saltano tra le buche, quando te ne stai immobile ad ascoltare la notte. In ogni momento il sogno è lì, non ti abbandona. E ti piace ripensarci, è come il toscano masticato un po’, un gusto familiare e acre. Gusto di sogno. Eppure il sogno è qua, o almeno un surrogato, come il caffè fatto con la cicoria, come il latte in polvere, come le bevande al gusto di the, basta saperlo vedere, saperlo vivere, e alzare i pollici e partire, e nelle borgate più remote ci sarà sempre un bar per noi, nelle frazioni più piccole un’ottima trattoria, in alto in montagna un pezzo di roccia su cui sedersi, su cui bere una volta guardando la pianura giù sotto. Malati di America e di libertà. Strano eh?! Malati di Alpi e vino. Malati di risate e 4x4. Ho ricominciato a usare il mortaio in cucina (non quello che spara), è tutta un’altra vita, tutto un altro gusto, e tutto un altro polso. Ho mal di gola leggero da aria condizionata, ulteriore dimostrazione che il lavoro dipendente fa male alla salute, fortuna che son part time e dovrebbe durar poco, poi ci s’ingegnerà. Da qualche parte la si spunta, sempre. Ho difficoltà a scrivere, sarà il mattino, sarà il caldo, saranno le sbarre sottili invisibili della vita di ogni giorno. Un abbraccio e un brindisi alto a quei giusti.
drinkin’ my own selfmade beer
cheers cari! Godetevi il video dell’amico Trace vah!
Update: ho letto ora, sono senza parole, Karl Unterkircher rimarrai sempre con me, da quel giorno in cui bevemmo assieme. Sul Nanga Parbat, laggù, sei laggiù. Che gli spiriti della montagna ti accolgano. Rest in Peace
Somewhere, there will be a home
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Giglio arpagone
C’è che ieri ho visto Bruce Springsteen. C’è che come vecchietto ne ha di energia! C’è che quelli che conosco io son piegati da campi fabbrica osteria. E la loro piccola America l’han trovata nel mais, nell’erbaluce. O non l’han trovata proprio, e son rimasti a casa a bere una volta. C’è che milano mi ha sempre fatto schifo e messo a disagio. C’è che quello stadio è orrendo, sembra un girone infernale. C’è che al terzo anello si sente male, e dire che i biglietti li ho presi a dicembre, tre giorni dopo che erano usciti, e non c’era altra scelta. C’è che non ha fatto quelle che piacciono a me. C’è che l’autostrada per tornare in qua è da chiodi. C’è che appenderei per le balle i vari assessori alla viabilità. C’è che fa caldo anche alle tre e mezza. C’è che però è stato un gran bel concerto. C’è che siamo una coppia che si è fatta in poco tempo Slayer, Iron Maiden, Pearl Jam, Springsteen. Per citare grandi nomi. C’è che voglio farmeli in Harley. C’è che nel capoluogo lombardo mai più, piuttosto vado a Parigi, in Germania, a Oslo. C’è che siamo tutti stretti in una morsa, e se ti senti prigioniero devi trovare il modo di scappare. C’è che forse mi chiameran di nuovo: “Ooooooste!!!!!”. C’è che ci spero, ma mai illusioni. Quelle le lascio a chi è cresciuto a polo colletto alzato porsche a prenderti la sera e feste in discoteca. C’è che le loro illusioni diventano realtà realizzate. C’è che comandano. Ma non saranno mai grezzi come me. E magari nemmeno vogliono esserlo. C’è che bersi una birra appena stappata camminando tra le zucchine, beh, non lo paghi nemmeno con Mastercard. Anche perché non ho il posto per strisciare la carta. E poi quelle nuove hanno il chip, almeno prima potevo fare il gesto e passarmela in bocca (per essere fini). C’è che fa caldo anche alle tre di notte. C’è che non posso più portare il mio stetson bianco, troppo caldo, devo cercarne uno di paglia, magari dei nostri, quelli con la tesa stretta e traforati. C’è che domenica vado al trial 4x4. Redneck fino all’osso. C’è ho voglia di guidare una mietitrebbia. C’è che ho bisogno dell’Harley. Ho bisogno di cieli aperti, strada e un bar accogliente. C’è che qua in mezzo c’è qualcuno di speciale, meglio di una Screamin’ Eagle (per la cronaca le versioni spinte delle HD). Fate i bravi, mi raccomando, se no vengo lì e vi schiaccio con la Jeep!
Sempre stato uno da roba sostanziosa. Coste e cotechini, per intendersi. Rosso robusto e grappa. Mai capito quelli che van via di sedano e yogurt e diet coke. Io altro che la diet coke! Il coke metallurgico cazzo! Ma ieri, come capita di rado, ho apprezzato qualcosa di delicato, come un fiore di melograno, come la pioggia fine del nord. Ieri ho visto Once. Una volta. E vi dico, se lo danno dalle vostre parti, fateci un salto, rilassatevi e godetevelo. E se poi siete innamorati di quella splendida isola verde. E se poi siete innamorati e basta. E se poi a ripensare ai passati si crepa un po’ il cuore, beh, vi piacerà di sicuro. Non ve lo racconto. Anche perché sarebbe difficile, un po’ come accendere una lucky strike al vento della Bull Island. Provateci, prendete un aereo, andate e provate. Se ci riuscite fatemi sapere. E quindi consiglio: bevete sempre tanta birra, andate a vedere Once, e, quando usciranno, leggete i romanzi del grezzo. Per quelli che bevono seduti a un tavolo e fuori c’è sole ma a terra è bagnato. Per quelli che poi prima o poi il sole torna ma no, stanno bene anche con la pioggia. Per quelli che certe nuvole ti tolgono il fiato. Per quelli che vedi una persona e poi ci pensi e non sai. E non sai come trovarla e non sai come cercarla. E sarà solo un piccolo rimpianto in più nella vita. Per quelli che ascoltano gli Specials con gli occhi chiusi. Per quelli che sotto la doccia rantolano come il Shane MacGowan dei momenti migliori. That’s music! Per quelli che camminano lungo una scogliera anche in corso salvemini. Per quelli che Padova Edimburgo solo andata. Per quelli che la vecchia London Town li accoglie tenebrosa, per sei mesi con gli amici brasiliani, per qualche giorno per un reading da vedere da fuori. Per quelli che alle Aran ci lasciano l’anima. Per quelli che in un bar di Kranjska Gora ci lasciano trenta euro di Lasko. Per quelli che a Krsko ci han vissuto un po’, e i baffi non son diventati verdi ancora, ma la Lasko era verde. Per quelli che se gli chiedono i luoghi dell’anima ti dicono: Dun Aengus, Pertegada, Baio Dora, Corbanese. Per quelli che in certi posti ci han lasciato un pezzo di cuore. E anche del fegato e un po’ di ciccia, da marinare con rosmarino e dragoncello e far sulla griglia. Per quelli che Ghost Town è una gran canzone. Per quelli che The Broad Majestic Shannon anche. E la Weeping Song? Beh… Tutto ciò che volete, ma solo roba buona. Come un cabernet fresco. Buona sana genuina. That’s life.
Georgie certo che ne hai viste di cose nella tua vita! Eri uno scricciolo scattante, sempre col pallone ai piedi, nei vicoli umidi e fumosi di Belfast, tra i cattolici e le loro donne in vestaglia in Falls Road, e le marce orangiste a pochi metri. Ma tu no, tu non marciavi e non mettevi bombe, ma di lì a poco i tuoi piedi, la tua corsa, avrebbero fatto un’esplosione più forte di qualsiasi bomba, e il boato l’avrebbero sentito anche oltremare, anche lontano, sul continente. A 17 anni ti han preso i Red Devils, e tu, piccolo ribelle nordirlandese, li hai stupiti con uno stile ubriacante. Ed è il termine giusto per te, per come poi sei diventato, per le tue parole rantolanti a Petersfield, a Chelsea. Per quel sibilo di preghiera dal Cromwell Hospital: “Non morite come me”. Ma giocate come me, mi piacerebbe avessi aggiunto. E invece no, mai nessuno potrà eguagliarti. Ne hai infilati sei, una volta, in novanta minuti appena, al Northampton Town, e mi sa che se lo ricordano ancora da quelle parti, e di sicuro con un sorriso. Che vederti segnare era un piacere, comunque. Chissà se sono d’accordo con me quelli del Northampton, forse una volta no, ma adesso sì, ne sono sicuro. E chissà se ti sei bevuto anche il Pallone d’Oro, l’oro…quello lo conoscevi fin troppo bene, l’oro del malto, doppio, puro. E bevi e segna e dribbla e vivi. Vivi, cazzo, vivi George! E scendi dall’aereo col tuo sombrero e le basettone, e le ragazze, George…ti amavano cazzo! Eri il quinto Beatles. Quinto, come i cinque gol al Benfica, nel ’66. Ma per il resto primo, sempre avanti a tutti. Tu, Georgie, il più piccolo diventato il più grande. E non so perché, in questo pomeriggio di pioggia, sei nei miei pensieri. Forse perché tu rappresenti quel calcio che chi ama il calcio ama veramente, quello vero. Non quella patinata parata di tacchetti dei giorni nostri. O tempora o mores. Non ne fan mica più come te. Che se nasci tra i poveracci di Belfast, se ti va bene vinci un Pallone d’Oro, e ti dedicano un aeroporto. Se ti va male schiatti sotto una bomba, o gonfio d’alcool in un ospedale. Beh, Georgie, tu sei riuscito a fare entrambi. Non è da tutti. Da dove sei ora, alza la mano verso la curva, ancora una volta. Ci manchi quaggiù, rivogliamo i tuoi dribbling, i tuoi gol, rivogliamo il migliore. Rivoglio te, George Best.
Sempre piaciuti a me i cimiteri. Cheers cari! Cheers Sweety! Noel! Marzia! Paola! Cheers tutti! Cheers Ika! Il Roz! Cheers Pogues (anzi Slainte)! Cheers tutti cazzo! Tutti!
Di alpi e spiriti antichi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La Quinzeina
La montagna, le alpi, sono luoghi dell’anima che portiamo sempre con noi. Le foreste, i boschi di betulle, le solitudini alpine, sono gli unici luoghi in cui si riesce a manifestare l’antico spirito celtico, l’antico spirito dei popoli di qua, che erano legati alla natura, come un bimbo alla propria madre. E in quota, immersi nella neve, ci si sente parte di quell’antico spirito che cristianesimo e progresso hanno cercato di strappare. Ma non ci sono riusciti, anche se è un sapere per pochi, una sensazione per pochi. Per i pochi che hanno le gambe e la voglia. Per i pochi che decidono di alzarsi dal divano di campionato e film e mettersi in cammino. Per quelli che un sentiero erboso è via maestra. Per quelli che il bianco delle betulle e il verde infido del pino mugo voglion dire casa. Casa perché parte di uno spirito più grande. Non è certo comodo arrivare in vetta, a volte nemmeno possibile, quando la neve è troppo alta o il vento tira davvero troppo forte. Non è nemmeno necessario a volte, bisogna conoscersi, ed è difficile, conoscere i propri limiti, fermarsi a tirare il fiato, fermarsi a bere e guardare sotto. E allora la montagna ci tratterà bene, non metterà fuori le pietre che fanno inciampare, non ci farà cadere nei valloni di neve che affondi fino alla testa e hai freddo, freddo, un freddo micidiale che può uccidere in pochi secondi. No, se la rispettiamo, la trattiamo come si deve, non ne andiamo alla conquista, la montagna si prenderà cura di noi, come di un figlio rispettoso e volenteroso, con quella punta di ribellione vispa che lo fa salire dove pochi salgono. E la montagna cura le ferite di dentro e di fuori. Cura quelle cicatrici che mai pensavamo potessero essere curate. Cura quella triste consapevolezza che c’è qualcosa che manca, che c’è qualcosa che…bah… Ieri ho iniziato la stagione delle quote alte, con la Punta Quinzeina, non raggiunta per un pelo per condizioni climatiche avversissime (e per mie colpevoli braghette corte). Son felice che sia iniziata la stagione. E ora settimana per settimana aspetterò il giorno dell’ascesa. Finchè non ci sarà di nuovo troppa neve. E bere due ombre di rosso al bar del Vagabondo, e godersi il sole dopo il gelo. E imbottigliare birra e guardare la salvia che cresce. E le mani sporche di grano saraceno. E voglia, troppa voglia di andare a cavallo. Voglia, troppa voglia di vivere in un mondo altro, con ritmi un po’ dimenticati, cancellati da treni aerei badge carte di credito. Voglio farlo, e un po’ ci sto riuscendo. Un abbraccio alle persone che leggono e che mi fanno stare bene, a coloro per cui mi connetto col sorriso sulle labbra. Un abbraccio a chi ama il vino dolce e il Messico, un abbraccio a chi ama le foreste finlandesi e pianoforti e viole e voce distorta, un abbraccio all’alpina tipografa, un abbraccio a chi guida la lambretta, un abbraccio a chi fa i uikend a lignano, un abbraccio anche a un po’ di altri, e un brindisi alto!
segni di valanga
un alpinista particolarmente furbo, appena un minuto prima di bestemmiare per il ginocchio
Mountains for life
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mi fa una sega il freddo a me! Alpin!
E’ tempo di strani sogni. Sogni o visioni, come le si voglia chiamare. Perché i sogni, per quelli come me, non sono semplici manifestazioni psichiche. Come non lo sono la felicità, la tristezza, l’amore, l’angoscia. E’ tempo ti tirarsi su il colletto e accettare la pioggia, che nutre la terra, la fa rigogliosa per quando il sole tornerà. Nel ripetersi eterno della danza degli elementi. E ci sono strade da correre, bar lontani con luci incerte, boschi contorti e scuri in cui perdersi e trovare altri mondi. E radici in cui inciampare e sangue e ferite. E occhi di ghiaccio. E una vecchia che parla, sorridendo, quieta. E contrabbandieri e soldati senza voglia alcuna di combattere. E amici che non hanno volto, né voce, ma abbracci e comprensione. A volte la vita è un incrocio di troppe strade, con precedenze strane, stop a metà corsia. E non prendiamo mai la strada giusta, o almeno, qualche volta sì, ma poi facciamo una bella deviazione indietro, di solito. Che ci abbiamo il satellitare impostato così. Che basterebbe la mappa giusta. Eh no, quelli con la mappa giusta solo con l’x5. Con la jeep infangata ti fai andar bene la cartina del touring, quella vecchia, quella che aperta è tipo un matrimoniale. Quella che non ha ancora la superstrada per Gorizia. Quella che non ha ancora la Torino Bardonecchia. Quella che se è internazionale ha l’URSS e la Cecoslovacchia. Alcuni girano ancora con quelle con la denominazione Sacro Romano Impero. Eh! Mica ci abbiamo l’x5, mica ci abbiamo i locali fighi, il sorriso giusto la visa gold. Eh no, abbiamo il lento incedere per i campi, il fischiettare un blues e poi farlo distorto. I racconti del passato e i racconti del presente, e alla fine cambia proprio poco. Sangue terra e metallo. E una strada nemmeno troppo dritta, e una moto che riempie l’aria, e qualcuno, e una casa sul lago, e foreste dietro. Cani che abbaiano e corrono incontro. Cielo incredibile di rosso e azzurro e arancio e rosa. Non chiedo mica troppo via! Ci sono linee invisibili intorno a noi, nella terra sotto di noi. Linee ed esseri invisibili. E visioni e incantesimi. Ma non li vedo, dicono in tanti. E’ vero, ma forse che l’odio lo vedi? Forse che la paura la tocchi? Comunque son pensieri. Anche quelli difficili da toccare. E in questo martedì di pioggia vi mando un abbraccio forte e un brindisi, che ce n’è sempre bisogno, che la gente non brinda più! Sempre vivi, sempre resistenti, sempre brindisi. Continuate ad aderire numerosi alla Liga Fronte Difesa Bar Rustego. Solo uniti possiamo fare qualcosa. O visto l’oggetto del contendere. Solo unti possiamo fare qualcosa.
una strada innevata non toccata, a chi ama il freddo, e sarà Val Maira e non Finlandia, ma si può far andar bene
necessitasi logo per la LIGA FRONTE DIFESA BAR RUSTEGO
Buongiorno stelle de spriss! Com’ea? Sabato notte ho preso una decisione che potrà cambiare il volto del paese. Ho deciso, il presidente mi perdoni la citazione, di scendere in campo. In realtà in campo ci scendo ogni giorno con la vanga, è la luna giusta. Scendere in campo perché non se ne può più, non si può girare senza incappare in un locale figo. E dir anche che dentro c’è tanta gente, c’è musica, ridono, scherzano. Insomma, fosse una trattoria per camionisti sarebbe l’ideale: tanta gente uguale cibo buono. E invece no. Non è così. Bastardi infami. Entri e ti accolgono con panchette zebrate e cameriere con occhiali della gucci e piercing al labbro (niente di male eh, ma prossima volta glielo faccio al naso, stile toro, e mi porto dietro il bastone da pastore, da condurre le pecorelle sulla retta via, che non è quella che stanno percorrendo). Entri e il menù (già che ci sia un menù è negativo) è pieno di nomi strani con descrizione tipo: suadente, armonico, selvatico. Bocia! Son mica venuto a bermi una lepre! E va ben. Ordini la roba più semplice che trovi. Dato che hanno anche il cocktail fatto col sangue di uro (ndr. l’uro è estinto). Ma un Braulio no, lo Jäger neanche, e non parliamo se domandi un’ombra! Sorridendo ti portano sei euro di succo d’arancia con ghiaccio, che da lontano gli han fatto vedere la bottiglia della vodka, e l’hanno allora chiamato skrewdriver (che poi vuol dire cacciavite, ma in inglese suona fashion, d’altronde pensate a ordinare in questo nostro triste ma resistente nord una roba tipo: ciao, me lo porti un flessibile?). E hai poco da ridire, da lamentarti. Perché tutti attorno sembrano felici e ubriachi con in mano il loro bicchierone di succo di frutta (a volte con sangue di uro). I casi sono due: o reggono davvero poco, e la sola vista degli alcolici in mostra li porta a stortarsi, e consumano perché è obbligatorio. Oppure i x’è una banda de mona, senza testa ma col portafoglio, che si mettono in mostra con le loro polo colletto su e maglione a righe (sta ben tranquillo che in prigione ci se già, e sei il tuo unico carceriere). Propendo per la seconda ipotesi. Invece sull’impressione che quei come me (e io mi ci inscrivo) hanno, il verdetto è uno solo: te gan ciavà. E mesto, sobrio, e più povero te ne esci, attorniato dagli imbecilli ridenti fintostorti. Posto che è proprio da mona fare finta di essere ubriachi. In un certo senso è anche l’esserlo, ma che dire, capita. E’ un po’ come un suv cinese messo a confronto con un defender. E so che non è un caso isolato, che posti del genere impestano l’ambiente ovunque, da Rivarolo a Motta di Livenza, da Camisano a Torino, da Como (what else?) a Latisana. Io dico basta, liberiamoci da questo cancro tremendo e dilagante! Pongo le basi per la fondazione della LIGA FRONTE DIFESA BAR RUSTEGO. Raccolgo adesioni. Scenderemo in piazza con i bicchieri in mano, e forse non spareranno, ma rotti tagliano le gole. Sempre stato tagliagolista io. Aderite numerosi (pro loco style)! E che dire, piove, ma ci si impasta lo stesso con la terra, e non potete immaginare quanto questo sia importante, quando riesca a riportarti in armonia con tutto. O quasi almeno. E cammini nei boschi e vorresti solo poter volare, alzarti oltre le betulle e salire al nord, vedere luci nel cielo, e sognare, sognare, e poi volare indietro, e di nuovo nel tuo bosco, con gli occhi pieni di qualcosa che non sai.
E me ne stavo tranquillo seduto su un tronco, crepato dal freddo e dall’umidità, segnato dal verde e dal grigio di anni passati a lambire il lago. Davanti ad acque calme, nere, solcate da onde pigre, venivano a me, disegnavano strani segni sulla spiaggia scura e corta. E la luna e le luci del dancing si riflettevano, come a cercare di dare chiarore a quell’acqua così nera. E poi le nuvole si accalcarono sopra, e la nebbia scese implacabile, dando a tutto un aspetto lattiginoso e irreale, freddo, pericoloso e accogliente. E le luci del dancing restavano lì, tremolanti sull’acqua, verdi e rosse. E restava solo da sentire un suono d’armonica, e vedersi comparire un uomo alto, vestito impeccabile e occhi brillanti, e vendergli l’anima per qualcosa, per avere potere, denaro, abilità. E non è andata così, son rimasto seduto sul tronco, bevendo birra da poco e con gli occhi pieni di tutto ciò che avevo attorno. E ora guardo alla pioggia che cade, al grigio, e penso a quanto serve il grigio, lo scuro, per riconoscere ciò che è luce per davvero. Siamo maledetti noi che amiamo la strada la luna sentirsi liberi. Perché è davvero difficile trovare un posto in cui stare bene. Ci sono momenti, sprazzi. Stai bene sull’alto di una montagna, guardando le luci sotto, stai bene sul lago quando è freddo e nebbia e silenzio, stai bene in un bar di fianco alla provinciale, bevendo birra gelata d’estate, stai bene con i tuoi amici a cena e risate e parole, stai bene con la tua compagna su una scogliera. Ma hai sempre bisogno di una strada, di una prossima luce da passare, di vedere le lampade accese dentro le case e correre via. Che fanno paura, fanno pensare a qualcosa che non vuoi, e allora apri il gas e ti canti dentro qualcosa, per sentirti meno solo, e solo non sei alla fine, perché ti accompagnano sempre spettri e ricordi. Gli anni passano, invecchio. E’ seccante. Richiedo un vitalizio per mantenere benzina e birra. Non darò fastidio, vado solo in giro. Al massimo spacco qualcosa. Ma state pur sicuri che le vostre case le vostre vite i vostri sogni, ve li rompete da soli. Oh! Non prendetela male! Son riflessioni così, e fuori piove, e ho riparato il mio bonsai di melograno.
Thinkin... strada e libertà
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Macroaloe
Ma il mondo va proprio a ramengo! Ogni volta che apri gli occhi o tendi le orecchie, beh, che bea roba! Per me prima o poi la gente tira su il fucile e si spara (e diciamo che fa anche discretamente bene). L’altro pomeriggio ero seduto sulla mia nuova panca autocostruita, bevevo del buon rosso e guardavo il giardino, guardavo il pero e i peschi in fiore, guardavo le gemme del ciliegio e del tiglio. E’ così, è sempre così. Sarebbe davvero preoccupante non fosse cosi. Allora sì ci sarebbe da preoccuparsi, altro che compagnieaeree stragi petrolio. No conta niente! Pensate bene alla fine, sono poche le cose che contano, e nessuno ne parla mai, mai. E’ stare bene coi tuoi amici, è avere qualcuno che ti ascolta, è ascoltare qualcuno, è saper di star costruendo qualcosa con la morosa, è avere un bar (non nel senso di possederlo, anche se…), e poterti sedere col tuo bicchiere e permetterti un momento di pensare che tutto è a posto. Anche se non è vero. Anche se lo sai bene come i casi della vita troppe volte giocano con te come tu non vorresti, che troppe volte ti ritrovi su spiagge panche poltrone che non hai richiesto, non hai voluto, non hai. Ci sono, non le hai scelte. E poi magari ci trovi qualcosa di buono, magari no, e allora cerchi e cerchi, e qualcosa lo trovi. E quando invece scegli, eh sì! Sì che allora trovi! E trovi qualcuno di speciale, e trovi una birra davvero buona, e trovi una strada che ha qual sapore forte, inconfondibile, assieme di casa e di libertà. Sì, perché alla fine è quello che si cerca, che si cerca quando si ha la testa malata per le Harley e ti rimbombano i Pantera nelle orecchie alle 9.42 di mattina, mentre bevi latte interissimo, di quello del distributore del marghè. Quasi solido. E’ quello che si cerca, una strada, casa, libertà. E’ tutto quel che c’è, anche se mi vogliono convincere che c’è anche altro, che carlebrunifannobellefigurealondra, che ildileiconsorteboicottaleolimpiadi, che mozzarellecondiossina. Non importa, no, perché tutto è qua, tutto a portata di mano, basta che la mano apra il gas, e il mondo è ai nostri piedi, tutto, tutto, basta volerlo, basta andare… E un brindisi alto e un abbraccio alla Sweety che tra poco parte. E uno, de fuego, a la Marzietta che va a Mexico y Guatemala! E uno, de vino, al Noel! E anche gli altri, via, che oggi son buono.
When in the course of human Events, it becomes necessary for one People to dissolve the Political Bands which have connected them with another, and to assume among the Powers of the Earth, the separate and equal Station to which the Laws of Nature and of Nature’s God entitle them, a decent Respect to the Opinions of Mankind requires that they should declare the causes which impel them to the Separation. We hold these Truths to be self-evident, that all Men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the pursuit of Happiness... Credo che sia una delle cose più belle mai scritte. Non stiamo a guardare gli sviluppi futuri, restiamo ai primi intenti: the pursuit of Happiness. Ma dimentica qualcosa, come tutte le costituzioni, come tutti i testi fondanti: il bar. Ogni uomo deve avere il diritto inalienabile a un bar, un bar da sentire come suo, qualcosa di diverso da casa, qualcosa più di casa. E molte volte questo diritto non è rispettato, a volte dalle persone stesse, che finito lavoro corrono a casa senza la pausa prosecco bitter birra. O quando si è costretti a lavorare in una zona industriale senza bar, sulla strada di casa non ci sono bar, nella propria frazione non ci sono bar. Eventualità remota, ma pur sempre esistente. Qualcuno dovrebbe provvedere. Prendersi la briga di tirar su anche solo un prefabbricato, un bancone, due frighi, tre quattro tavolini sponsorizzati e ombrellone marchiato dreher. Sarebbe già qualcosa. E se il barista è un vero barista, sarà molto. Sì, perché il barista è speciale, cioè, non tutti, ma quelli che lo sanno essere lo sono. Ognuno ha i suoi, un po’ come i genitori, gli amici, i malanni di stagione. Solo che il barista non ha stagione, non va fuori moda (anche se a volte…): è double-face (non so se si dice così, quando alle giacche gli puoi smontare la parte dentro), è evergreen (se ha mal di fegato lo è per davvero). Il barista serio se ne frega dell’happy hour (è automatico per gli aficionados), se ne frega delle “nuove tendenze dell’aperitivo”, lui al massimo ti shakera un campari, guardandoti male, e sul banco patatine e rodeo (quando va bene!). Il barista serio se ne frega se c’è qualcuno dentro e lui vuole uscire a fumare. Lui esce a fumare. Il barista serio ti dà una mano e un prosecco. Il barista serio mette su i video che piacciono a lui, i dischi che piacciono a lui, i film che piacciono a lui. E se piacciono anche a te, bene. Se no puoi anche andar a svernare da un’altra parte. I baristi seri son rari. Discretamente per fortuna. Il barista del centro dice: “ho un locale, ne sto aprendo anche un altro”, il barista dipendente dice “Faccio il barman (barista se non è in centro)” il barista serio indica il bar, sorride (è meglio che non lo faccia) e dice “E’ mio”. Son piccole cose, ma tanto importanti. Io spero che un giorno i baristi seri, i baristi veri, abbiano il loro giorno, come c’è la festa della donna della mamma del papà della repubblica (io non la festeggio, sono secessionista). I baristi seri, beh, sono pochi, c’è la Franca, a Castellamonte; c’è il tipo a Pertegada che non so come si chiami, e sua sorella non è da meno; c’è Franco a Motta di Livenza; c’è Sergio, a Torino, allo Zero; c’è Franco, maggico, al bar da Franco a Torino; e c’è il biker, il meglio, il tipo del bar pub Il Cartoccio di corso Lecce. Lui è il mio preferito, ho deciso. Lui che mette su gli Scorpions live 2007 Wacken. Lui che ha tappezzato il locale di robe harley e foto australiane. E’ un pezzo di casa sua. Lui che tiene aperto dalle 6 alle 3 (e non so come sia possibile, ma lui è lì alle 6.30 come alle 11 di sera). Lui che posteggia fuori la sua softail bianca e blu. Lui che di denti ne ha pochi ma capelli molti. Lui è un barista serio, da proteggere, ma si protegge anche da solo.