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Grezzo, 25 anni
spritzino di Blackwood (suona meglio di Bosconero)
CHE FACCIO? uso motoseghe Stihl
Sono sistemato

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STO LEGGENDO

"La regina dei castelli di carta" Stieg Larsson

HO VISTO

Litri su litri tra Mala Strana e Stare Mesto. E gli occhi della mia ragazza dietro al bicchiere

L’oceano seicento metri sotto di me alle Slieve League
I riflessi ambra scuro della black stuff
L’oro Bulmers
Un manto di stelle alle Aran

e molte altre magie...

Combinata nordica
Salto
Hockey femminile
Fondo 4x5 staffetta
Free Style
Curling
Biathlon
Casa Russia
Casa Olanda
Casa Sassonia
Casa Turingia
Casa Canada
Casa Italia
Casa Svizzera
Hockey Land

insomma, the OLYMPIC WINTER GAMES OF TURIN 2006
The PARALYMPIC WINTER GAMES!

Easy Rider (sempre)

Braveheart (sempre)

tanti western























































































Il capitan Jack Sparrow torna sempre!!!





















Il pianeta che cerca di ribellarsi

Una serie di infami menzogne sulla Tav. Sarà dura!

La magia di Parigi, le prospettive del Marais.
Un po’ di tramonti a nordest
L.
Draghi sulle alpi

Dei docenti universitari farmi i complimenti e farmi dottore!

Gli occhi di G. nella notte, salutarmi, con una promessa.
Un abbraccio e una promessa mantenuta

Il cherokee infangatissimo affondato nella neve uscire da lì rombando! (in realtà non l’ho visto, io lo guidavo)

La Val Varacho sota la fioca. Ombra mordicchiare correre e abbaiare

Zente speciale a una cena speciale

Vasco

Lou Reed, bevendo sambuca del discount

Bruce Springsteen

STO ASCOLTANDO

Metal, country, blues, folk soprattutto

AC DC
Accept
Aeroplanicadono
Agalloch
Allman Brothers Band
Amaral
Amon Amarth
Ana Johnsson
Angelic Upstart
Antichrisis
Arab Strap
Arbe Garbe
Assalti Frontali
Attila
Avantasia The Metal Opera
Babazula
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Bad Religion
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Barbara Morgenstern
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Bruce Springsteen
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Die Apokalyptischen Reiter
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Eluveitie
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Fabrizio De Andrè
Fahrenheit 451
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Finntroll
Frankie Hi NRG mc
Franti
Fred Buscaglione
Frontiera
Gaznevada
Gemelli Diversi
Giorgio Gaber
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Hank Williams Jr
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I Delfini
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La Piva dal Carnér
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Les Negresses Vertes
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Warlock
Willie Nelson
Woptime
Wu Tang Clan
XMal Deutschland
Youngang
ZZ Top
etc...

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

grezzo!

ORA VORREI TANTO...

l’Harley sotto il culo



STO STUDIANDO...

il manuale d’uso della Stihl

il regolamento dei Timbergames

robe native

OGGI IL MIO UMORE E'...

Guardo in faccia al vento, e resisto

FEDERALISMO!

PIEMONT LIBER!



FRIUL LIBER!



Ottimo! Grazie a chi mi ha scritto: "Per quanto può valere l’opinione di una micro-bionda, sappi che sei il giusto connubio tra palle, cervello e sensibilità."

e anche grazie alla magica Laura, che mi scrive "e ti stavo scrivendo che a te vorrei solo raccontare di colori, di profumi, di fiori, di treni e di e di autobus in partenza, di cose belle" una delle più belle cose che mi siano state dette

boicotta la festa in discoteca sostieni la sagra
comitati combattenti di base per la vittoria finale di coste e vin rosso

Al Grezzo importa:

della fratellanza, della lealtà
dell’onestà (verso se stessi e verso altri esseri umani che lo meritano)
della coerenza
del vedere i miei amici felici
del far star bene le donne che stanno con me (il Grezzo ama molto le donne)
dell’ambiente violentato
della Juventus
del mangiare e bere bene
del far palestra la mattina poco dopo sveglio
dell’imparare più cose possibili
della bella musica che merita, crederci e diffonderla
delle bionde, le rosse, le more, le verdi all’occorrenza
di viaggiare
di molte altre cose

Il Grezzo detesta (ed essendo animale istintuale attacca):

radical chic di varia sorta
chi picchia donne, bimbi, animali che non possano difendersi (perché certe donne e certe bestie si sanno difendere eccome!)
la finanza (gdf)
l’aumento dei prezzi (in specie del gasolio)
Fiorentina, Milan, Torino, Inter
chi non ha firmato il protocollo di Kyoto
chi mantiene il sistema clientelare ovunque
chi potendo installare su casa un impianto a celle non lo fa
la programmazione della tv italiana
i registi di film intellettuali (con riserve)
le forme di prevaricazione
molte altre cose

Ma il Grezzo non brilla per lungimiranza, quindi forse sbaglia molte cose


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno

MERAVIGLIE


1) il sesso
2) svegliarsi accanto alla persona che si ama


Libero pensiero, bevute, viaggi e idee


Uomo del nord, spirito celtico, ombre nostrane


il canavesano dagli occhi di ghiaccio


Live to Ride








io bevo




somewhere on a desert highway


non c’è biker senza bikier




quant chi lin par sagre




cittadino onorario di Campodoro





Create your own visitor map!

LIGA FRONTE DIFESA BAR RUSTEGO


I’m ruder than you

io son per le piccole patrie, l’autonomia, il federalismo, le alpi libere


l’importante è una certa classe e zero cogniziòn


non puoi cavalcare due cavalli con un culo solo


Eventi & Convivi


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SONDAGGIO: SONDAGGIO INTELLIGENTE


Se me rompi i maroni, cossa go da farte? a scelta:

ti apro il volto con la motosega (Stihl, mica cazzi)
ti fracasso la testa con la mazza ferrata
ti squarto con la mia spada
ti passo sopra con la jeep un po’’ di volte
ti aro (tu al posto della terra)
ti cavo gli occhi con le dita

( solo gli utenti registrati possono votare )

lunedì 13 novembre 2006 - ore 10:28


Di isole. E voglia di andar via
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Lunedì mattina. Momento difficile sempre. Per le zero prospettive della settimana a venire, per la voglia di fuggire che si fa sempre, sempre, sempre più forte. Ieri ho visto il film “The Island”, molto bello, e in un certo senso ho capito le sensazioni di Ewan McGregor/Lincoln: vuoi scappare, ma non sai da dove, ti fai delle domande, ma non sai perché, ricordi, ma non sai cosa. A volte penso che una mattina mi sveglierò e non sarà come ogni giorno. Prenderò i miei pesi, i miei libri più importanti, i miei coltelli, i miei dischi più importanti, un po’ di vestiti che, beh, non si sa mai, tutto in una borsa, ordinata, nulla da disperato. E guarderò fuori dalla finestra il muro (ebbene, è questo che vedo dalla mia finestra), i comignoli, la via i bar il tram i posteggi in doppia fila l’outlet il pellicciaio il fotografo il panettiere il tappetaio. Li guarderò, e non saluterò, che proprio non mi va. E andrò via senza salutare, lasciando lettere per molte persone, e la promessa (che manterrò) di mandare poi un indirizzo, un luogo, che qualcuno mi venga a trovare. Non so se capiterà, ma da una parte lo temo, dall’altra lo spero. Per metterla con parole mie: mi son strarotto le balle! E ometto la bestemmia!
Se vi capita fateci attenzione a “The Island”, sarà che l’ho attaccato senza grandi speranze, ma si rivela un prodotto ottimo, una fantascienza claustrofobica e reale, di quelle che ti fanno guardare attorno e chiedere se è vero il divano su cui sei seduto, se la tv è vera, se non è tutto un ologramma. E poi, oltre a McGregor e la Johansson, compare l’immenso Steve Buscemi, che vale da solo il film.



E poi ho sognato il profondo sud degli States, come mi capita spesso, ho sognato di un tramonto lento passato seduti sul cofano di un fuoristrada, a guardare il sole che cala oltre la palude. Odore di marcio e zanzare. E la voce di Ronnie Van Zant che piano invade l’aria. Southern Rock for Country Boys! Voglio andare ad Hazzard, chissà se esiste.
Ultima cosa: sono davvero preoccupato per alcune cose che sto leggendo e alcune cose che ho visto. In Australia c’è la peggior siccità da oltre mille anni. Le foglie del mio tiglio fuori città, alcune di loro, hanno assunto una forma strana prima di cadere. Mi sa tanto che il mondo sta andando allegramente a puttane. Mica tanto allegramente. E il governo destina soldi per qualsiasi cosa, ma assolutamente niente per le fonti rinnovabili di energia. Vorrei una task force ambientale. Tipo una squadra di ranger dai calci rotanti e la pistola facile che distruggono gli inquinatori.
Buona settimana miei cari



Fortune, fame
Mirror vain
Gone insane
But the memory remains
Heavy rings on fingers wave
Another star denies the grave
See the nowhere crowd
Cry the nowhere cheers of honor
Like twisted vines that grow
Hide and swallow mansions whole
Dim the light of an already
Faded prima donna
Fortune, fame
Mirror vain
Gone insane...
Fortune, fame
Mirror vain
Gone insane...
But the memory remains
Heavy rings hold cigarettes
Up to lips that time forgets
While the Hollywood sun sets
Behind your back
And can’t the band play on
Just listen, they play my song
Ash to ash
Dust to dust
Fade to black
Fortune, fame
Mirror vain
Gone insane...
Fortune, fame
Mirror vain
Gone insane...
Dance little tin goddess
Da da da da, la da da, la da da da da
Da da da da, la da da, la la da da da da da
Da da da da, la da da, la da da da da
Da da da da, la da da, la la da da da
Drift away
Fade away
Little tin goddess
Ash to ash
Dust to dust
Fade to black
Fortune, fame
Mirror vain
Gone insane...
Fortune, fame
Mirror vain
Gone insane...
But the memory remains
Ash to ash
Dust to dust
Fade to black...
But the memory remains
Yeah!
To this faded prima donna
Yeah! Yeah! Yeah! Yeah!
Dance little tin goddess dance
Da da da da, la da da, la da da da da
Da da da da, la da da, la la da da da da da

Metallica -The memory remains-





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giovedì 9 novembre 2006 - ore 10:39


Di rabbia, foreste e bar
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Good morning friends! Che mi aiuti questa mattina a superare la rabbia, ma è rabbia sana, distruttiva. Che mi aiuti Siouxsie Sioux che canta Peek-a-Boo! Che mi aiutino palestra pesi esercizi con nunchaku coltelli corde. Che mi aiutino una tazza di caffè e la torta di mele. Bah, c’è poco da aiutare, quando si sentono certe notizie, e si ha un minimo di coscienza ambientale, non ci si può che incazzare come bestie. Queste le notizie: il presidente brasiliano taglia ampie parti della foresta amazzonica per la crescita economica del paese e per dare case ai diseredati. Va bene il discorso “dare case ai diseredati”, dare terra ai sem terra. Ma non tagliando la foresta coglione di un ex sindacalista del cazzo! E mandami gli squadroni della morte, le motoseghe, le ruspe, il cazzo che vuoi, sono qua ad aspettarti, e so che non sono solo, e il mio coltello è molto più piccolo dei tuoi camion, ma contro la tua gola, e la gola di quelli come te, fidati, taglia. Seconda notizia: i tre quarti delle gru del mondo si trovano, al momento, a Shangai e Pechino. Sembra una cosa da poco, ma guardate più in là: una crescita di funghi cementici che neanche il più folle imprenditore trevigiano penserebbe mai! Tante case, tanti uffici, tante auto, tanti riscaldamenti, tanto inquinamento. Chinese Pollution. Bella roba. E sono un miliardo e mezzo, mica quattro gatti (assassini bastardi) che mettono su un petrolchimico velenoso a due passi dalla preziosa Venezia! Ora, è triste da dire, ma forse sono due prodotti della nostra società del consumo tirato, della produzione produzione produzione. Per il Brasile almeno ne sono sicuro, perché il Brasile è quello degli indios nel profondo della foresta, che curano ogni malattia e vivono età incredibili, il Brasile è festa e cachaça, sono i ninos de Bahia, nudi e spaventati e ridenti e felici e forti e furbi. Il Brasile non è gli interessi di alcune banche estere, invece pare essere quello. E la terra che viene data ai sem terra, dove è stata battuta foresta amazzonica, non è fertile, è fosforica, tradotto per chi non sia iscritto alla coldiretti, non ci cresce una beneamata minchia. La Cina non so, i cinesi sono troppo difficili da capire per me. Cazzo basta però tagliar alberi e sputar fumi!



Vedo che si sta stagliando la figura del futuro locale da aprire! Devo dire che mi piace proprio come idea! E propongo che nessuno abbia un ruolo fisso, così che tutti si varino sul lavoro, tutti a parte Cervé che non osi avvicinarsi alla spina, ma stia tranquillo, nell’ufficio contabilità ci sarà un fusto tutto per lui di triplo malto, e Dioxina e Nabat sparati, sempre! E come lo arrediamo? E dove lo facciamo? Ditemi, ditemi, che vedo che a Thrì e a Mù è piaciuta l’idea, su, su!
Ultima news, ho finito gli esami all’università. Ora solo più la tesi, poi non mi vedono più, almeno qui, sti infami. Come vedete oggi sono bravo e buono.
Un abbraccio forte a voi, che mi fate riflettere star bene sorridere arrabbiare, sembra poco, non è poco.



Perché? Per chi?


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giovedì 2 novembre 2006 - ore 10:30


Di freddo, di morti, di fotovoltaico
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Buongiorno miei cari! Buon giorno dei morti! Quale più felice ricorrenza? Vengono in mente processioni e cimiteri e corpi decomposti che camminano nell’alba. Ho una visione un po’ così del giorno dei morti, e vi auguro di non incontrarne troppi, sono seccanti e puzzano. Stamattina l’aria sembra dire: “Sta dentro, che fuori è freddo! Sta dentro che fuori mica è come te lo aspetti! Ci son i cattivi! Ci son quei che ti fanno del male!”. Ma non bisogna ascoltare troppo l’aria, se no si impazzisce. Mi porto ancora addosso la stanchezza post hangover e post giornata strana di ieri. Capita a volte di sentirsi come inadeguati, come stanchi di tutto ciò che è attorno. Voler partire, staccare ogni cosa, cambiare nome, città, stato, continente, cambiare vita in ogni suo singolo aspetto. E son giornate difficili da portare avanti, e solo il tempo le guarisce. Certo non aiuta far due passi nel buio del tramonto pomeridiano torinese, deserto notturno prematuro, e sembra di respirarla la malinconia, è come tangibile e si attacca alla pelle. Poi per fortuna al tg ho sentito le dichiarazioni di Calderoli e mi è tornato il buon umore. Ho messo su Siouxsie Sioux e anche questo serve. E ho sentito la Juve vincere, finalmente con due gol, e anche questo aiuta, aiuta molto. La passione calcistica è importante, così come altre passioni, politica, musicale, sportiva, artistica, credo sia quasi impossibile vivere senza, così la vedo io.
Perché non ci mettiamo un po’ di noi e si parte? Si apre un locale, da qualche parte lontano, o si fa anche solo un giro, ma un giro che ti dia una svolta, come un calcio che ti rialzi e non capisci cos’è stato, come quando ti svegli da un qualcosa e capisci che non era come lo vedevi, altra cosa.
E ho ancora una domanda, che sono anni che mi preme: perché? Perché si continua a distruggere piano tutto ciò che ci è attorno? Qualche giorno fa ho visto un uomo scaricare lastre di eternit in un campo, già, chiaro, lo smaltimento è lungo e costoso, ma perché? Non so chi abbia visto report domenica, ma vi rendete conto che sarebbe possibile vivere meglio? Nulla più che aprire gli occhi e guardare l’insieme con razionalità. Se non avete visto report riassumo: si può produrre energia senza inquinare, e con costruzioni furbe avere edifici che non necessitano riscaldamento. Non scendo nei particolari che son bassa manovalanza io, mica un ingegnere!
Vi lascio con un abbraccio, we’ll never walk alone



Nei sobborghi gente corre buio pesto notte fonda, i lampioni sono spenti
attenzione c’è la ronda, una luce lampeggiante che si muove nella notte
un ragazzo e i poliziotti che lo riempiono di botte, luna piena su nel cielo
barricate per la strada, auto rotte rovesciate non si sa che cosa accada.
Stai su col cuore e rimettiti a lottare. Stai su col cuore e rimettiti a lottare.

Non c’è Nord, non c’è Sud, niente Ovest niente Est solo voglia di cambiare,
solo voglia di lottare, dietro il fumo delle barricate dietro al fuoco dei falò,
gente stanca come noi che reclama libertà.,
Rastamen redskins and punks su venite a lottare
Irish Negroes Comunists se siete soli questa notte

Stai su col cuore e rimettiti a lottare.
Stai su col cuore e rimettiti a lottare.

DIETRO LE BARRICATE- 1993




update h. 19.44: non c’è più nessuno che può dirmi cos’è bene o male, l’anima è ribelle ed il tempo non mi può cambiare, pazzo! Cerco sempr di capire e sono pazzo! Non mi importa delle mode e sono pazzo! Penso con il mio cervello e sono pazzo! Ho lo sguardo di chi ha vinto tutto... Statuto -Pazzo- non l’avevo mai ascoltata bene la prima traccia di Sempre. Bella, mi ha colpito. Sweety mi manchi, Rohy anche, Thrì anche, e anche altri che non ci sono qua sopra. Ora vorrei essere sulla Lubjanska con in mano una birra e alcune persone attorno, ma due di quelle persone non esistono più. Ecco perchè a volte la vita si maledice, ma poi, cosa c’è di più importante che vivere, resistere!


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domenica 29 ottobre 2006 - ore 11:35


Di porti, di anfibi e di Guinness
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Vi siete mai trovati di mattina presto in un porto del nord? Vi siete mai trovati tra banchine infinite e gru e odore di gasolio e mare freddo, che non so come dire, ma ha un suo odore? E’ difficile spiegare la sensazione che si prova, ma è una di quelle che si segnano dentro di noi, come un background di emozioni, è lì restano, pronte ad essere ripescate. E’ come sentire di trovarsi di fronte a un qualcosa che non è umano. Forse le braccia ciclopiche di gru e palanchi non possiamo che associarle a mostri preistorici, inconsci. Forse il mare che si frange sul cemento è troppo innaturale per ispirare qualcosa di umano. E’ una sensazione fatta di immagini, del cielo grigio che si specchia nell’acqua nera dei bacini di scolo e, sola, si staglia una torretta di controllo, grigia, nel grigio, nel nero. Sensazioni provate a Rotterdam, ad Amburgo. Non so, in certi punti sembra di sentire la speranza di chi da lì partiva per l’America, e l’ostinata rassegnazione di chi guardava partire e non lasciava la sua terra. Partire. Per fare fortuna in una terra nuova, libera! Per andare a morire di fame su una terra non tua. La vita avrebbe deciso, la vita ha deciso.
E viene voglia di non smettere mai di tenere stretto il tuo bicchiere di Guinness, non rinnegare mai la testa rasata, l’interno scozzese del barracuda, i jeans rovinati, i doc martens, la strada, il pub, gli amici. Non rinnegare ma non trincerarsi dietro un’identità. Ognuno è un singolo, un individuo. Che pesti l’asfalto di Torino, il selciato di Conegliano, la terra del monte Camino, i marciapiedi della Leith Walk, l’erba di Collegno, un individuo. Sempre lo stesso, skinhead, ma individuo prima. E ovunque ci sarà una birra, del vento da chiudersi la zip del barracuda, terra da pestare con gli anfibi, strade da correre e il calore di un pub.
Un benvenuto, di cuore, a Dile tra i blog che seguo, perché poche volt son stato così colpito da parole scritte. E un bacio alla Sweety e un prosit a Cervello Stanco, che credo condivida il discorso sul non rinnegare. We’ll never walk alone!




The Shaman came a calling
He was howling at the moon
He offered me a vision
On the end of a silver spoon
He said he’d give me dreams
That all were in his powers
If only I would follow him
The universe was ours

Walked a thin white line to the coffin club
Downstairs from the devils den
Had a large double Jesus
Chased down with a shot of Zen
The last thing I remember
Was lying in the tank
And when I came around again
Everything was blank

Floating high above the world
Out on the astral plane
I’m bouncing like a pinball
He’s busy being born again

I met God on Primrose Hill
That’s where he came to me
He stepped out of his saucer
I got down on my knees
From his lips came just one word
He left me all aglow
I sat down and had a smoke
And watched the flowers grow

The bats are in the belfry
And the bubbles in the bong
The secret of the universe
Is hidden in this song

The Shaman left a crawling
As the dawn broke the gloom
Talking in some other tongue
And laughing like a loon
The early morning sunlight
Splashed colours on the wall
And I don’t know if it ever
Really happened at all

The bats are in the belfry
And the bubbles in the bong
The molecules inside my head
Are chiming like a gong

The bats are in the belfry
And the bubbles in the bong
The secret of the universe
Is hidden in this song

The Pogues -Smell of Petroleum- 1994




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mercoledì 25 ottobre 2006 - ore 11:52


Di autunno, di Durie e di kids
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Buongiorno cari! Ieri per la prima volta in questa stagione sono stato investito da un turbinìo di foglie rosse e gialle. Camminavo per vie deserte nell’ora in cui il sole lascia spazio allo smog, prima del tramonto, realtà strettamente propria delle metropoli inquinate, e di colpo un vento s’è alzato e le foglie mi hanno colpito senza dolore. Intorno pareva calmo, come se il vento si fosse alzato solo per me. Ma non è possibile. E dopo pochi secondi la stessa cosa è capitata a un cane. E forse abbiamo pensato la stessa cosa, il cane ed io. E devo dirlo, la Santanché ha proprio ragione! Non ha senso chi, in nome del multiculturalismo, giustifica lapidazioni e similia, si pone al pari di chi lancia una pietra, e pensare che siedano in parlamento alcuni di questi individui mi fa girare le balle. E pensare che ci siano studentesse di vent’anni che vanno in giro mascherate con un velo, e si trincerano sotto la “parola di Dio”,e con questa giustificano la sharia, che, se non sbaglio, l’han tirata giù degli uomini sulla carta, non Dio. Che poi mica è scemo da far la sharia! E aggiungo che come questa ragazza, così ci sono cattolici dello stesso basso valore. Ora mi becco una fatwa e la scomunica assieme, e poi arriva una multa dal fisco, scopro che ho perso cento euro alla snai,e che dei mattoni sono caduti sulla mia recente spesa di alcolici (aumentano da gennaio del 10 per cento) allora capirei che forse ho sbagliato.
E stamane ho come un flashback sempre di mare del nord e pescherecci e tutti noi a bere scura. E ora siam fuori e camminiamo, e c’è rabbia e determinatezza sui nostri volti. E davanti a tutti Marcello e io guidiamo la colonna col suono del nostri anfibi sul selciato e la testa rasata e le bretelle. E c’è chi ride e chi piange, si balla e si suona, e la gente esce dalle case e si unisce a noi. E i pescatori lasciano le reti e le barche alla fonda, e gli ubriachi dal pub ridono e non stanno in piedi, e si sembra tutti sereni, anche chi piange, perché anche quello fa parte della vita, ed è inevitabile, dopo le lacrime torna il sorriso. E c’è chi fuma erba e chi beve birra scura, e un vecchio in moto arriva e fa spostare tutti e porta una grossa bandiera scozzese. E lo guardiamo bene…ed è Gordon Durie! Invecchiato, molto invecchiato. E un saluto a voi miei lettori, ai kids, alle ragazze, a chi cerca e non trova e si ferma e riparte, a chi guarda in alto il cielo tra cemento e balconi. Un prosit alla nostra!



Ecco ci risiamo
ricomincia il calvario
sbatti le porte e ti urlano in faccia
poi ti trascini con l’amaro in bocca
e ti viene un nodo alla gola
Guarda intorno a te tu sei solo in questa citta’
e ogni giorno si ripete il tuo rito
ma tu hai deciso di stare a guardare
senti la corda che corre nel cappio
tu non vuoi capire
Guarda intorno a te tu sei solo in questa citta’
in questo grigiore che ti accompagna
il volto di una donna e’ troppo importante
forse siamo nati per niente
ma tu hai deciso di non fare domande
Guarda intorno a te tu sei solo in questa citta’

Nabat -Nati per niente- una decina d’anni fa





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domenica 22 ottobre 2006 - ore 14:58


Di birra scura, brughiera e lentezza
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Domenica da stare accoccolati nel caldo di un pub o sul divano di casa. Domenica da birra scura e biscotti. Domenica da ascoltare Kirsty MacColl e fumare sigarette dolci. Domenica da riprendersi dall’hangover. Domenica lenta e un po’ britannica. Domenica a ricordare i giardini di Edinburgh e l’aria fredda delle Highland. Domenica è così, oggi è così. Ieri ho rivisto il film L’erba di Grace, memorabile, sono innamorato della Cornovaglia, di quei angoli delle isole britanniche di verde e silenzi e scogliere. Di Whitby e dei cimiteri e delle chiese diroccate e di Rosslyn e di Glasgow, sì, anche di Glasgow. E oggi questo vorrei, un tavolo di legno e una vetrata sull’Atlantico, una stufa che scalda e ti fa dimenticare il vento di fuori. E Laura e Federico e Marcello e Ilenia e Isa e Stefano e Francesco e Silvia e Cris e Rohy e Giulia e Vale. Tutti attorno a quel tavolo a bere grog, birra scura, the e rum. E arrampicato al bancone Shane che pontifica sulla dittatura papale e Syl e Miriam che lo ascoltano. E Fra e Rik che si baciano guardando il mare. E pescatori e giocatori. E un medico.
E invece son qui davanti a un monitor che tra un po’ esco nel freddo che si deve pur lavorare. E ascolto Kirsty MacColl e bevo un caffè nero e sento come un profumo, un profumo di erba bagnata e di mare, come di the e negozio di dischi. Profumo di scogliera e pietre nere, che hanno un loro profumo, ve lo assicuro. Profumo di erika e birra. Profumi e si apre un panorama davanti a me. E non sono solo e il cielo è grigio. E l’oceano è grigio, e si perde, ma è bellissimo, viene da correre, viene da urlare, è libertà.



Sometimes it’s hard to remember you lied
And memory fades as the years pass you by
Sometimes the truth’s got up, lay down and died
But I can’t forget all the tears that I cried
Sometimes I try to pretend it’s alright
The promises I make last nearly all night
Still in the morning I run and I hide
’Cos I can’t forget all the tears that I cried
But I’ll get fooled like the last time
Oh how these eyes are sore
They’ll cry again just like before
Lonely the track I decided to take
Lost from the start all the friendships I make
Single fares only the trails only I ride
’Cos I can’t forget all the tears that I cried
Too much reminiscing is bad for the soul
It screws up your life and it makes you feel old
Don’t want to remember what I can’t abide
’Cos I can’t forget all the tears that I cried
But I’ll get fooled like the last time
Oh how these eyes are sore
They’ll cry again just like before
I find it so hard just to make up my mind
You’ve all been so patient and all been so kind
But when it comes to emotions my outbursts are tied
’Cos I can’t forget all the tears that I cried
But I’ll get fooled like the last time
Oh how these eyes are sore
They’ll cry again just like before
’Cos I can’t forget all the tears
I can’t forget all the tears
I can’t forget all the tears
I can’t forget all the tears
I can’t forget all the tears
Kirsty MacColl –All the tears that I cried–




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mercoledì 18 ottobre 2006 - ore 10:05


Di mattine, di jazz e di pensieri
(categoria: " Vita Quotidiana ")





E’ bello guidare di mattina presto presto per strade deserte, città che si sveglia. Vedere l’orologio che segna le 6 e il termometro che segna 7 gradi. E guidare tranquilli ascoltando alla radio la replica di Fiorello e Baldini. E’ bello giornale cornetto e cappuccio. Fare due chiacchiere al bar e scoprire che anche se tutto va a puttane, beh, davanti a un caffè alle sei si sorride e ci si racconta barzellette e si parla di calcio. E arrivare al lavoro e ascoltare Chaca Khan alle otto di mattina. Otto di mattina, jazz e voglia di non capisco cosa, forse di uno scantinato e Franti, forse di granita alla mandorla sul lungomare palermitano. Forse di succo d’arancia sotto Santa Sofia. Forse di kava a Lubiana. Sarei nomade se potessi in questo periodo. O forse stanziale in un luogo caldo e tranquillo, gente sorridente e calma.
Sabato ho rivisto “Kirikù e la strega Karabà”, sarebbe bello lo vedessero tutti, tutti lo capissero. Magari ascoltando un po’ di più, guardandosi un po’ più attorno. Oggi è la giornata del “è bello”, che non si trasformi in “sarebbe bello”! Oggi presento parte della tesi e se riesco vado a vedere “A Est di Bucarest”, m’incuriosisce. Ieri pomeriggio, dopo un lungo intermezzo a vino rosso e dolci siculi, facendo un giro in centro, ho incrociato Luciano Moggi guardiacorpato, e mi è venuta malinconia a pensare alla Juve degli anni passati, alla Juve inarrivabile, malinconia a pensare a una Juve che ora fa fatica a reggere una squadra con scritto Grigolin sulla maglietta. Stand Up Juve! Non tradirò mai la Juve, mai.
Voglio una riforma del calcio, della politica, ne voglio troppe di riforme, troppo, e allora mi piglio un altro caffè e alzo il volume delle casse, e Chaka Khan non tradisce mai di mattina.



Hurry, hurry, hurry
Take the A-train
To find the quickest way to get to Harlem

If you should take the A-train
You’ll find you get right where you goin’
If you hurry

Hurry, hurry, hurry
Night’s coming
Can’t you hear the rails a-humming

If you should take the A-train
You’ll find to get away
... with a hurry

If you should take the A-train
You’ll find you get right where you goin’
If you hurry

Hurry, hurry, hurry
Night’s coming
Can’t you hear the rails a-humming

(Billy Strayhorn/Chaka Khan –Echoes of an Era, 1982)




(Piazza Statuto, mattina)

Update 13.40: è morto Andrea Parodi, la voce dei Tazenda. A lui dedico il ragù che ho appena cucinato (vi assicuro fenomenale) e una bottiglia di iancu di Alcamo, vino di un’isola per un uomo di un’altra isola. Queste sono le mie dediche. Buon appetito lassù Andrea, prosit!



"Oh, bella sa die cando tue as a torrare!
Bellu at a essere s’amore nostru, durche coro meu..."






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venerdì 13 ottobre 2006 - ore 11:46


Tra Moldava, Bosforo e Lesna
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Buongiorno miei cari! Stamattina svegliandomi, ho sentito la voglia di paesi dell’est. Sarà che sono particolarmente legato alle terre degli slavi del sud, sarà che sto facendo la tesi sulla Repubblica Ceca, sarà che bevo birra slovena e slivovica serba. Mi son svegliato con la voglia di uscir di casa e sentirmi dire “Dobredan!”, “Kako si?”, rispondere, “Hvala, dobro, dobro”. Bere caffè lungo e guardare le barche arrugginite al porto. Disegnare i profili delle case antiche veneziane, delle merlature turche, disegnare con gli occhi e col fumo che danza. Mangiare pesce fritto bevendo Lasko Pivo, pigra giornata istriana slovena. Invece attiva e difficile giornata torinese.
Ho mille idee che mi affollando il cervello in questo periodo di “fermento ideativo”, fermento, come la birra, il whisky. Fermento fremendo. E ho voglia di staccare, di farmi un giro a Istanbul e uno a Graz, di farmi una Budvar sulle rive della Moldava, di mangiar kosher tra le case del Marais. E perchè no? Ballare un tango sui legni della Boca. Ma non so ballare il tango, ballo ska, faccio break, lo farò andare bene, o starò seduto in parte a guardare gli altri che ballano, tracciandone i contorni.



Ieri mattina, facendo riprese per un documentario col fedele Symo, son stato in un luogo alla periferia della città di straordinario inquinamento e stridere di fabbriche. E mi chiedo perchè? Perchè questa corsa a produrre che porta solo a un deterioramento precoce del territorio? Vado in giro con un fuoristrada, non son certo nemico della tecnologia. Ma perchè un pezzo dev’essere prodotto in Ucraina, assemblato a Torino, impacchettato a Savona, spedito alle vendite a Milano? Questo non è logico. E l’aria puzza a borgata Lesna, ma ci sono alberi verdi che sembrano apprezzarla. Quasi pregusto un futuro che non vedrò, quando le radici invaderanno i capannoni, e tra i macchinari si sentiranno canti di uccelli e sibilar di serpenti, e qualche archeologo parlerà dei relitti dell’antica cultura di Tir, da una placca gialla ritrovata tra asfalto antico e metallo fossile.



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mercoledì 11 ottobre 2006 - ore 09:59


Sogni, governo e muschio
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Buongiorno miei cari! Troppo da scrivere, registro troppe immagini, troppi avvenimenti, e faccio fatica a selezionare. E vi racconto di un sogno di qualche notte fa, e del sogno di una classe politica diversa, e delle piante estirpate dal tetto sotto la mia finestra, e della pioggia di benzina su Marfil, e di un progetto ripreso (no, quello non ve lo racconto per scaramanzia), e di leggere vecchi Segretissimo e sentirsi agenti segreti, e della voglia di combattere. Credo ce ne sia abbastanza, anche troppo. Mi trovavo seduto su una panchina di cemento, tra palazzi alti e cielo azzurro del pomeriggio, di fianco a me Syl, silenziosi, solo l’ardere di una sigaretta, e lei, d’un tratto si voltava, e mi spiegava di non essere un essere umano, ma un angelo. Un rumore metallico, e apparivano due ali viola (francamente un po’ kitsch) sulla sua schiena. E spiegava che era un angelo che doveva proteggere altri angeli che ancora non sapevano di esserlo. E assieme partivamo in volo nella notte (i tramonti sono molto rapidi nella terra della fiat). E sorvolavamo Mirafiori e Quarto Oggiaro, le banlieues parigine e marsigliesi, Ohligs di Solingen, la Ruhr bruciata dai fumi. E volavamo e dalle case si accendevano delle luci, e l’ abitavano gli angeli “in nuce”, e Syl/angelo vegliava sulla loro condotta perché potessero alla fine raggiungere l’obiettivo per loro prefissato da un “principale” nominato con rispetto. Atterravamo nella notte a due passi dal Barrocchio, e su un prato Syl/tornata normale mi chiedeva da accendere. Ok che siamo grandi amici, proprio tanto io e Syl, che si ha un rapporto particolare, ma come angelo non l’avevo mai vista. Gli angeli non portano il chiodo.
E passiamo alla classe politica. Mi sono rotto il cazzo di chi ci governa, prima e ora. Voglio la Pina e Cecchetto, voglio Luxuria e la Santanché, voglio la Prestigiacomo e J-Ax. Voglio una classe politica più giovane, più bella, più dinamica. Cecchetto premier perché dove mette le mani crea oro (883 e Jovanotti ndr). Poi agli altri ministeri sparsi, a scelta, a rotazione. Che ne dite? Che pensate dell’informativa parlamentare con la formula “parlamento for you! Mixate i vostri 4 ministri preferiti!”. Aspetto le vostre opinioni, per far partire una petizione (e chissà che non mi ascoltino in un questo assurdo vorticare).
E di Merfil rimando a un prossimo post, ma del muschio e delle piantine sotto la mia finestra devo parlare. Immaginate il grigio di Torino, la fetta di montagne vista tra camini e asfalto, una finestra da cui si scorge un muro di mattoni e rotaie del tram e auto posteggiate e un negozio di roba naturale e un pellicciaio e un outlet e un bar. E un altro bar. Sotto c’era un tetto piatto di uffici, v’erano cresciuti, invincibili, tenaci, muschi e fiori, fiori che rompevano il catrame e coloravano il grigio. Qualcuno ha comprato questi uffici. Qualcuno ha deciso che il tetto andava rimesso a posto. Due uomini in tuta rossa ieri hanno eseguito la condanna di muschi e fiori. Uccisi per spalmatura di guaina catramata. Non c’è morte peggiore. Non possono resistere. Getterò terra e semi la prossima primavera. La vendetta del muschio metropolitano.
L’immagine sopra è un pezzo di arte contemporanea torinese, quella sotto no.
Buon mercoledì! Oggi decido qualcosa sul mio destino universitario futuro. Un bacio alla Sweety e a una sua idea. E via, lo sapete che brindo a molti di voi scritti qui a fianco!



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venerdì 6 ottobre 2006 - ore 15:09


Crossin the bridge over the Stura, dedicato a Syl
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Ci sono terre al limite. Patagonia, Australia, Antartide, Alaska, Pitcairn, Groenlandia. Terre con climi inadatti alla vita umana, dure, inospitali. Ci sono terre al limite. Vallette, Falchera, Lucento, Altessano, via Artom. Questi nomi valgono per Torino, per altre città varranno altri nomi, Trullo, Zen, Sesto San Giovanni, Marghera. Anche queste sono terre al limite. Come nell’Outback più arido si trovano fiori splendidi e resistenti, così fiori splendidi si trovano tra l’asfalto tremulo della Falchera. La Falchera è un quartiere costruito a nord della città, raggiungibile con un’unica strada, un microcosmo di vento e tangenziale, di piccoli giardini e tavole sociali. La Falchera è divisa tra casette da esperimento sociale e palazzoni tirati su di fretta. Alla Falchera finiscono i binari del tram (che c’è da poco). Alla Falchera non c’ nulla, dicono. Non è vero. Alla Falchera ci sono quelli della Falchera, come a Padova ci sono i padovani e a Trieste i triestini. Appoggiato al cofano della mia jeep fumavo una sigaretta, parlavo con ragazzi della Tavola Sociale. Parlavo con un amico che lì è cresciuto, che ora ha un bimbo, e che ha preso casa di nuovo alla Falchera, perché, come dice lui, “mica son di Torino, son della Falchera io”. La Falchera è umana, più degli attici da un milione di euro con le sedie bauhaus e i termoarredo alle pareti. Dalla Falchera si vedono tutte le montagne, l’occhio può sognare. Qualche giorno sulla rete ho trovato un articolo su “Falchera quartiere di lotta”, penso che molti prima di scrivere dovrebbero salire in macchina e andare a vedere. I miei occhi vedono altri occhi, non vedono un ghetto. I miei occhi non vogliono vedere un ghetto. Perché la Falchera non è un ghetto, è una vetrina sulle Alpi, è un gruppo teatrale favoloso, è piccole case con giardini curati, è vita quotidiana. Non è drink da dieci euro versati in tumbler improbabili, non è vetrine irraggiungibili, non è selciato lucido. Prendetela come il mio rispetto per le terre al limite. hai presente quella terra che va da dove è ancora verde ai bordi delle città.... Come dice Lupetto: Lei dev’essere di quelli che credono che la periferia so chiama così perché tutti si fanno le pere



Il paesaggio era molto diverso dal nostro. In agglomerati di abitazioni chiamati città vivevano milioni di uomini dentro case altissime e uguali. Nell’era detta del Vecchio con la Caffettiera (dal nome del più antico reperto trovato) risulta che esse fossero più densamente abitate nelle zone dell’anello esterno, le cosiddette periferie. Frammenti di un libro dell’epoca così descrivono queste grandi costruzioni: "Se le si osserva con attenzione, c’è in ognuna di esse una riga sottile che le percorre. Un presagio di quello che sarà. Di come la maceria si ritaglierà."



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