|



NICK:
il_poetO
SESSO:
m
ETA': 20
CITTA': Around Cittadella. Onara nolla conosce nisciuno.
COSA COMBINO: Lettere e Filosofia
STATUS: single
[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE
COMPLETO]
[
SCRIVIMI
]

STO LEGGENDO
Sigmund Freud - Il Sogno, Also Spracht Zaratustra - Nietzsche, Poesie - Andrea Zanzotto (2a volta), Il Garofano Rosso - Vittorini, i due manuali di storia contemporanea.
HO VISTO
La Città Incantata, Shrek 2, Fuoco Cammina con Me, Lora di religione.
STO ASCOLTANDO
The Future Sound Of London, Mark Hollis, Mouse on Mars, Flaming Lips, Sonic Youth.
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Nu ginz e na maglietta.
ORA VORREI TANTO...
Guardare la capovolta del cielo.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Storia contemporanea, Letteratura contemporanea, Filmologia.
OGGI IL MIO UMORE E'...
So, why so sad?
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE
Nessuna scelta effettuata
|
| "Per limina effrangessi per lumina arachnea"
|
(questo BLOG è stato visitato 2587 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ULTIMI
10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso
il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )
|
venerdì 3 giugno 2005
ore 12:18 (categoria:
"Poesia")
Le buone tradizioni
E' il giorno in cui i giorni si fanno più corti e nel cadere d'autunno in dicembre, il freddo racchiude veloce le pietre miliari, affonda in Carcassona i suoi attacchi, o in Trieste scivolando con motto arguto dal Carso: è l'ora delle disaffezioni e delle variopinte pudicizie di veli e maglioni, e i fuochi di stube, e dei baci per casa alle vesti talari.
Hai tagliato i capelli il mattino di luna calante: l'antico consiglio di nonna permette un taglio in meno ogni quarantotto lunazioni; e così ti capita di ricordarla il giorno bisestile nei mezzogiorni delle ombre più corte, fra gli occhi di madonne nei prati, benevoli e traditori come i primi tepori, come la ciocca che hai risparmiato e scoperto a pizzicarti il seno. A sedici anni, ricorda, non tutto è sempre economia:
la vecchia della luna, un po' madonna un po' maitresse, sopportava clausure invernali / calcolava i quattro anni con un nuovo compagno.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
mercoledì 25 maggio 2005
ore 18:16 (categoria:
"Musica e Canzoni")
Picastro. Una ordinaria domenica di follia
Beh, vedere una band canadese suonare nel mio paisiello di 2500 anime, in un territorio paludoso, nella seppur scarna ma suggestiva scenografia dominata dalla chiesetta di Santa Margherita, chiesetta voluta dal sanguinario e di dantesca memoria Ezzelino da Romano, beh, m'ha fatto sentire per una mezz'ora un po' lontano da quel deserto culturale nel quale credevo di essere inscritto. Insomma, domenica scorsa, in un tendone semiaperto, di quelli buoni solo per tener fuori l'umidità di un posto da caimani come il parco di Onara (Pd), a mezzanotte circa, salgono -anzi non salgono: stanno là, a tre metri tre dal mixer- i Picastro. Accordano le due chitarre dliin dlooon dluoun dluooon tren tren, e la tizia inizia con una litania che un po' ricorda i cantati mogwaiani e un po' gli arab strap. L'accompagnamento a tratti languido a tratti dissonante del violinista dalle facce buffe varia l'atmosfera ciclicamente dal dreamy al folky al noisy al gorky -sì, perché un po' mongolo lo sembra, dai- e il batterista per non far da manco, gli va dietro ciondolando la testa come un metronomo con la scoliosi, incurante dei "*io can *io porco" che escono dalle sboccate bocche degli zoticoni punkabbestia più bestia (ancora *io, ogni tanto) che punk, satolli d'alcool e cannabinoidi vari. Se la tizia fa ogni tanto don don sul mi e sul la dell'acustica, il compare che l'affianca con un'elettrica pulita pulita fa dreeen drion mezzo slide mezzo 'un c'ho voglia di suonare davanti agli scemi del villaggio, ocio che il caimano mi magna il filo della fender. Sì, perché dovete sapere che a Onara una volta c'è stato il maremoto, e la leggenda del "fionco dea carossa" a dise che el conte durante a processiòn del vénare santo, dovendo passare per raggiungere la sua villa, ordinò al curato di interrompere il cortèo; e allora Cristo s'imballò, fece una trottola del conte, s'alzarono le acque tipo sharm el-sheik, s'aprirono le sabbie paludiche, ed egli vi finì dentro con la carrozza, pagando pedaggio al casello per l'inferno. No, però è vero che ci sono le sabbie mobili, o almeno, c'erano prima che l'acqua Vera cominciasse a pompare a fondo sulla falda, vabèh. Ritornando ai Picastro, insomma, ecco; bravi sì, intimi quanto vuoi, però dopo mezz'ora son andato a letto che Sabri c'aveva le sue cose ed era stanca. E io ero rotto un po' i coglioni -non per le sue cose, ché tanto niente lo stesso- ma più che altro per i Picachucastro e per gli zoticoni punkabbestia che, vabèh, ti piacciono gli animali, cara rossa dai capelli lunghi e pure figa, ma insomma, limonare col cane che ha appena leccato uno dei tanti passerotti 'pena scampai dal gnaro, ma vaffancùlo, dai, fai cagare. E questa è la gente che viene da fuori, e viene in mezzo ai caimani, a Onara di Tombolo provincia di Padova, per ascoltare, bestemmiando, i canadesi soporiferi; che adesso capisco perché mia zia, sorella di mio nonno, se ne sia migrata in Canada; a chiamarsi Tranquilla c'è sempre un perché, no? Ciao.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
martedì 17 maggio 2005
ore 09:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ho aperto baracca deqquà
http://conversazioniprivate.splinder.it
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
giovedì 12 maggio 2005
ore 10:05 (categoria:
"Poesia")
Associazioni - Regressioni
Per Valeria, che conversando al tavolo del bar oggi, per uno svago associativo m’è venuto in mente il cielo. […]
Nel gioco delle proiezioni astratte delle rifrangenti introspezioni / una notte -sidera in me, me che desidera- ho notato per caso una nuvola in Boote e l’ho chiamata, nel trapasso, “l’isola di Arturo”. Alpha Bootis* è il faro che vigila la baia, e poi nel sospingere del vento, è diventato il lume nella casa doganale; e ancora, pochi istanti dopo, l’oblò lontano della nave.
Se non fosse stato per te / tutto questo l’avrei dimenticato; le occupazioni dei tredici anni / bollate come giochi di ragazzi, rinnegati in questi giorni dove un tavolo è soltanto un tavolo, lo sfogliare del vento null’altro che avvisaglia di tempesta, le stelle iridescenti tramutate nella falsa rubrica dei destini.
E perciò ne è valso / se non altro parlare con te, sfogliando il libro segreto delle contingenze, ché tu non sai, ma basta poco arginare il fuoco alle fotografie, ricordarmi chi sono stato.
* ”Arturo” è la stella alfa della costellazione di Boote.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
venerdì 6 maggio 2005
ore 12:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Chi sono?
Il saltimbanco dell'ave maria . . .
segue lunga lista di abominevoli sproloqui e onomatopeiche bestemmie
[...]
e dio qua [...] bau bau bau
[...]
e madonna là [...] beeeeeeeeeeèè [...] 10 euro bocca figa
[...]
pacem in tetris. T ] [ | L ┌ ☻ ▀
Gratias tibi agimus omnipotens sempiterne Deus
[suds & soda mix OK with beer (or bears)]
LEGGI
I COMMENTI (3)
- SEGNALA questo BLOG
martedì 3 maggio 2005
ore 12:50 (categoria:
"Poesia")
Cittadella
Deserto che non t'ho mai incontrato, deserto che non t'ho mai conosciuto, è un piacere averti per strade, scovarti all'ombra di panchine, fra biche fra ceppi di un ontano / abbattuto, vederti -come lamelle di fuoco- scansare il traffico autostradale, confonderti con acari e polveri negli incavi, nelle fisime, nelle sudice pieghe del popolo, conglomerato in piazza in felice empatia a vòlverti col fumo vietato / inframezzato da sillabazioni che si fanno parola, eunuca parola, deserto che confondi e sprofondi, deserto che mi cammini accanto.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
lunedì 2 maggio 2005
ore 10:08 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Mi sono svegliato; e ho pianto come da anni non piangevo.
E' successo questa notte. L'antefatto, un sogno. La scena inizia e si svolge a casa mia, con io che, con le mani, serro fortemente la bocca di un coccodrillo. So che quella bestia va uccisa, so che quella bestia ha minacciato continenti e paesi. Ma è strano come io, così facilmente, riesca a tenere la situazione sotto controllo, come avverta uno strapotere in grado di annichilire il feroce animale: il coccodrillo non avrà mai occasione per dimostrare la sua aggressività. Contrinuo a stritolargli le mascelle, a tal punto che dai lati della bocca inizia a sanguinare copiosamente; si avvicina mia madre che conferma che l'animale va abbattuto, e le ficca due dita nelle narici -così non potrà respirare- dice. L'animale si divincola e mia madre desiste. Lascio andare il rettile che, sfinito, cerca pateticamente di scappare; a quel punto non ho esitazioni e, con un grosso oggetto di legno -forse sedia o bastone o pala- cerco di sfracassargli la testa. Questo giace nel cortile, agitando mestamente coda e un paio di zampe. La scena cambia e mi trovo dall'altro lato della casa. Il coccodrillo cerca di infilarsi fra gli interstizi dei cancelli, prima uno e poi l'altro, riuscendovi nel secondo. Io lo seguo in strada, lo afferro. Cerca ancora di divincolarsi; mi graffia, ma non mi squama nemmeno la pelle. E' un grosso gatto ora, dal colore grigio. Lo lascio andare, un po' inebetito -io- dalla metamorfosi. Lui si volta, mi guarda, e per la prima volta sento che sta per aggredirmi; ma compie un balzo come per venirmi in grembo a farsi coccolare. Mi sento acceso da una violenza inaudita; ho avuto conferma, nel frattempo, che il vecchio coccodrillo ha terrorizzato gli Stati Uniti. Come sollevato nel dover fare ciò che va fatto, sollevo al cielo il grosso gatto e lo lancio per aria, facendolo precipitare a cavalcioni del cancello; la traversa lo colpisce al costato, la zampa sinistra anteriore è fratturata. Quasi esanime, a terra, lo colpisco violentemente con un bastone alla testa.
Lo trascino in un angolo del giardino. Il gatto appena accenna un tremore alla zampa ferita. Io me ne vado. Lo lascio lì.
E poi mi sveglio, alle cinque del mattino. Ripenso al sogno e cado in un pianto a singhiozzi. Provo una gran pena per l'animale. Ancora adesso, che ne scrivo. Provo una inconsolabile pena.
LEGGI
I COMMENTI (4)
- SEGNALA questo BLOG
giovedì 28 aprile 2005
ore 19:09 (categoria:
"Riflessioni")
L'mp3 e il p2p come strumenti rivoluzionari
Theodore Adorno, in "Il carattere di feticcio in musica", prendendo spunto dal "Capitale" di Marx, rivela l'inautenticità della musica nell'era del capitalismo. Ogni opera, sia questa classica, jazz o popolare, è soltanto il feticcio, la vestizione esteriore di un oggetto di mercanzia, veicolo di scambio economico e quindi di guadagno. Con le tecnologie di riproduzione e di diffusione di massa, la musica viene ridotta a sottofondo pubblicitario e a cavallo di troia allo scopo di spingere fette disparate di consumatori all'acquisto dell'oggetto LP, CD, MC, oppure di merchandising inerente. L'ascoltatore quindi, anche se convinto di appartenere a un'elite musicofila, non è altro che un atomo dell'enorme massa di consumatori che il mercato della discografia cerca via via di creare e saturare. Senza considerare la musica più commerciale (Adorno considerava -visti i tempi- massima manifestazione di musica "capitalistica" il jazz, soprattutto da ballo, be-bop etc, che con i suoi ritmi frenetici crea reazioni compulsive negli ascoltatori, costringendoli, in parole povere, a battere il tempo e a ballare, togliendo ogni autenticità all'ascolto individuale, e a un livellamento quindi), basti pensare ai miti che si costruiscono continuamente attorno alla musica classica, a partire dai direttori d'orchestra, proseguendo poi per i solisti famosi, alla ricerca di quell'esecuzione perfetta, che, attraverso il "si dice, si narra" (Heidegger) crea aspettativa e attenzione nel pubblico verso determinate esibizioni pubbliche e registrazioni. In questo meccanismo, l'autenticità della musica di un Beethoven viene meno, perché anche il più esperto conoscitore dell'autore, soggiogato dalla catena del "passaparola commerciale" si dirigerà verso prodotti e manifestazioni più "pompati", rientrando in pieno diritto nel maccanismo della musica commerciale.
La nascita dell'mp3 e la diffusione attraverso canali di distribuzioni anarchici e totalmente liberi quali il P2P, ha svincolato per la prima volta nell'epoca capitalista contemporanea la musica dal suo supporto-prodotto. Con la musica riprodotta attraverso un non-supporto digitale è impossibile attuare un processo feticistico, di vestizione, del prodotto commerciale comunemente inteso, ossìa, come dicevo prima, dell'oggetto LP, CD etc. La "grande macchina" (e non solo musicale) comprendendo la forza eversiva del formato e della distribuzione digitale, ha prima cercato uno scontro legale, per poi, secondo una naturale evoluzione che le è propria, tentare di inglobare anche questo potentissimo canale di distribuzione, con la vendita a peso, o a tempo, o dei supporti digitali stessi. Ipod, Itunes etc, sono prodotti commerciali specifici concepiti per vestire feticisticamente il flusso di bit digitale; non sono altro che le prime manovre reazionarie per "istituzionalizzare" l'innato potere rivoluzionario dell'mp3 e della sua distribuzione "free" via internet. Rivoluzionario perché un mezzo che potenzialmente possa raggiungere miiliardi di persone in tempi brevissimi, senza la necessità produttiva e riproduttiva di un qualsiasi supporto fisico, potrebbe far crescere una generazione di Artisti con il virginale e sincero scopo di produrre musica per la Musica, con tutta la conseguente carica eversiva e critica nei confronti della realtà che è propria dell'arte quando essa si manifesta sinceramente: e sarebbe quindi la prima concreta possibilità di realizzazione di quanto teorizzato da Benjamin nel suo "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica". Saluti.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
domenica 24 aprile 2005
ore 02:25 (categoria:
"Poesia")
Paradigma
"Sono qui". E l'avrei scandito con voce sicura, se almeno una volta tu avessi avuto paura, se fosse capitato di perderti o di cadere in necrologi improvvisi;
io lo cerco, quando va via la luce, spesso lo pronuncio da solo: "sono qui". E mi tengo compagnia, nelle cicliche crisi / in scrivania dove leggo di uomini illustri circondati dai libri, nei loro certami di parole.
Un paio di loro furono eretici pazzi e nei secoli d'inganno vi conobbero l'umidità delle carceri; altri, non diversamente, presero moglie e alcuni più di una (ma spesso solo le prime comparvero in prosa). Vi è pure un buon numero di tisici che il talento non ha salvato; poi la fila dei cultori d'immagini e dei manieristi del manifesto.
Nessuno di loro però scremò timidezza / azzardò scrivere "Sono qui". Che temessero il loro suono fra i posteri è probabile; forse erano solo pieni di forse, dato che nulla fu più prato, cucina, oppure camera da letto. E l'unica via d'uscita allora mille parole di specchio, a incorniciare / quadrare qualche lembo d'alterità.
Fra tre rilegature e un paio di brossure, "io sono qui" e non ho paura: ma se nessuno mi fa d'eco, vìa le sillabe dal mio nome:
e sarò come chi per lungo tempo ha urlato senza nulla dire.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
domenica 17 aprile 2005
ore 16:33 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Et negro semen seminaba
Le cose migliori si scrivono quando non si ha nulla da dire. E' un dato di fatto. C'è l'impellenza del contenuto, della cosa buona, che inevitabilmente sopprime la forma, la cosa cattiva. Tipo quando sei innamorato, no?, che il sesso è contornato da mille e più di mille preoccupazioni e ansie che ne esce una paciuga che non accontenta nessuno. Mentre quella volta che capita perché congiunzioni astrali e ormonali dicono che sì, che va bene, che c'è l'attrazione e l'elettricità giusta per una sana cavalcata -ride the hormons- ecco che non-si-pensa e si semina molto più svaccatamente. Perché c'è chi dice che il sesso circoscritto attorno a se stesso è cosa cattiva; così come la forma fine a se stessa è cattiva. Però, che bello ragionare con la testa degli altri, ché se io non ci torno sopra le cose 25 volte mi esce nulla di buono; devo essere creativo, reimpastare, variare, cancellare, fermarmi a respirare per poi accelerare fino al "hh ah hh ooh" e poi stop, pausa, rigira la frittata, sposta in alto, più in basso, più forte sì, spingi di più dentro... dentro al concetto, sfondalo sì. E poi ripenso sopra e dico che è cosa buona pensare nel mentre e ripensare sopra, ché altrimenti -per me, eh, dico per me- d'istinto si rischia solo l'aborto.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
> > > MESSAGGI PRECEDENTI
|
|
APRILE 2026
<--Prec.
Succ.--> |
| Do |
Lu |
Ma |
Me |
Gi |
Ve |
Sa |
| |
|
|
1
|
2
|
3
|
4
|
|
5
|
6
|
7
|
8
|
9
|
10
|
11
|
|
12
|
13
|
14
|
15
|
16
|
17
|
18
|
|
19
|
20
|
21
|
22
|
23
|
24
|
25
|
|
26
|
27
|
28
|
29
|
30
|

|