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venerdì 7 marzo 2008
ore 11:14 (categoria:
"Cinema")
Centanni di Anna Magnani
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I COMMENTI (2)
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giovedì 6 marzo 2008
ore 16:43 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Stasera si va al Verdi

07/03/08 Paolini non delude mai!
"Quando ti fai male in cantiere va da sè che un po’ mona sei anche tu, come per tutto, come quando hai un incidente in macchina per strada, o all’estero in missione. Solo non si capisce perchè se ti capita in missione sei un eroe, se ti capita in cantiere sei mona e basta."
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I COMMENTI (1)
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mercoledì 5 marzo 2008
ore 20:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Se non ci tramandiamo l’ambizione di essere donne a chi serve la Memoria?
L’evento è accaduto in una villa nei pressi di Latina l’anno precedente: il 1977. Le riprese seguono le tappe dell’udienza nel 1978.
Lei, l’imputata adescatrice, vittima di uno stupro collettivo, si chiama Fiorella. Questo il suo nome. Per cognome si chiama: “Tutte le donne”.
Lo dice subito l’avv. Tina Lagostena Bassi rifiutando la mazzetta di 2 milioni di lire proposta dalla parte avversa come risarcimento.
Lo dice per dichiarare un’uscita dal silenzio di tutte le donne stuprate. Lo conferma rifiutando risarcimenti: qui si chiede giustizia. Giustizia per Fiorella e per tutte le donne.
Perché il reato che Lagostena Bassi sta denunciando non coinvolge la dignità fisica e psichica di un solo essere, colpisce tutte. Anche “quelle povere disgraziate” che sono le mogli e le madri degli imputati. Perché la Giustizia che si chiede vuole, soprattutto, un cambiamento radicale: la vittima non deve essere trattata da imputato. La sua storia sessuale, le sue abitudini di vita non c’entrano nulla.
La vittima non è complice consenziente in virtù del pregiudizio culturale che i no di una donna alle voglie di un uomo siano sempre e solo sì.
Tina Lagostena Bassi difende una donna ma accusa un modo di parlare all’interno del tribunale: quel lessico osceno, allusivo che dietro i termini latini (fellatio) contrabbanda la violenza come omaggio alla sessualità femminile se non addirittura come delega del potere sessuale dall’uomo (che abbandona il suo membro nelle fauci avide dell’altra) alla donna possibile castratrice che se non castra, non lotta con le unghie e con i denti, non imita le sante marie goretti della storia è sempre, per antonomasia, la preda conquistata e felice.
Negli anni del processo lo stupro era ancora un reato contro la morale; c’era di mezzo la “libidine”. La linea processuale era sempre trasformare l’imputata in una cattiva ragazza perché quelle buone e brave stanno a casa, non escono di sera, non fumano nei locali e non cercano lavoro.
Sono come le mogli e le madri degli imputati. Povere disgraziate consenzienti, perché “si sa com’è fatto l’uomo”. Si sa.
Tina Lagostena Bassi, nell’arringa, sottolinea la sua richiesta: non condanna esemplare o pesante, ma giustizia. Non la vita della vittima sul banco ma l’atto violento con cui la sua dignità ed il suo corpo sono stati violati. Qualunque risarcimento economico sarà un atto simbolico perché lo stupro non consente risarcimenti, è un’offesa che costa in modo incommensurabile, ma laddove un risarcimento economico sia in essere sarà devoluto alla Casa delle donne, al Centro antiviolenza di via del Governo vecchio 39, Roma.
Il filmato si conclude: poco più di un anno agli imputati, rilascio immediato ed una somma di 2 milioni di lire. Ma la sentenza è di condanna: hanno commesso lo stupro. E questa sentenza è il riconoscimento di un rovesciamento di valori richiesto con forza da un nuovo tipo di avvocatura, da un nuovo modo di essere donna di fronte e dentro i luoghi maschili: dentro e fuori un tribunale.
Una vittoria che il bianco e nero della ripresa spinge indietro nella memoria, ma testimonia come dato accaduto, come fenomeno sociale, come evento.
Ciao Tina. Grazie.
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I COMMENTI (2)
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martedì 4 marzo 2008
ore 12:14 (categoria:
"Musica e Canzoni")
Guarda…io sono da sola ormai. Credi…non c’e’ più nessuna che quando chiedi troppo e lo sai, quando vuoi quello che non sei te ricordati di me…forse non ci credi.
Sguardi…guarda sono qui per me Non ti ricordi…eri come loro te. Sono tutti quanti degli eroi quando vogliono qualcosa…beh lo chiedono lo sai… a chi può sentirli…
La cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me bevi qualcosa, cosa volevi vuoi far l’amore con me la cambio io la vita che che mi ha deluso più di te portami al mare, fammi sognare e dimmi che non vuoi morire...
Dimmi…sono solo guai per te. Dimmi, ti sei ricordato che hai una donna che se non ci sei come fa a resistere senza te. Piangi insieme a me dimmi cosa cerchi.
La cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me bevi qualcosa, se non ti siedi vuoi far l’amore con me la cambio io la vita che che mi ha deluso più di te portami al mare, fammi sognare e dimmi che non vuoi morire...
la la la…………..
e dimmi che non vuoi morire...
[ ...E dimmi che non vuoi morire... Patty Pravo]
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sabato 1 marzo 2008
ore 22:27 (categoria:
"Riflessioni")
Troppo importante per non tornarci su...
Ho l’impressione che si faccia sempre più confusione, ultimamente, sul tema dell’aborto ed ho anche l’impressione che la cosa, tanto per cambiare, non sia casuale. In effetti quella di confondere le idee perchè diventi più agevole, poi, manipolare l’opinione pubblica è una tecnica ormai piuttosto inflazionata nel nostro Paese.
Partiamo dall’episodio che attualmente rappresenta la cosiddetta goccia che ha fatto trabocare il vaso: lo scandalo suscitato dal documento redatto da un gruppo di ginecologi romani delle università Sapienza, Tor vergata, Cattolica e Campus biomedico; in tale documento si afferma che il medico deve intervenire per rianimare il feto rimasto vivo al termine di un aborto "anche se la madre è contraria, perchè prevale l’interesse del neonato".
La 194 permette l’aborto entro il 90° giorno dal concepimento, periodo entro il quale il feto non sopravvive all’intervento. In caso di anomalie o malformazioni però, la legge permette di abortire anche dopo tale data. E qui nascono i problemi, perchè mentre in passato un feto abortito entro la 25^ settimana non sopravviveva, oggi, grazie alla tecnologia, alcuni riescono a farcela.
In pratica la situazione è questa: una donna scopre intorno alla 22^-23^ settimana che il feto non è normale e decide di abortire; l’aborto viene praticato, ma la creatua messa al mondo non muore e manifesta un "vitalismo estremo".
Che fare dunque? Lasciare che il piccolo soccomba, come accadrebbe senza l’intervento umano, o tentare di salvarlo, visto che il neonato dimostra di voler vivere? E a chi spetta la decisione finale, qualunque essa sia, al medico o ai familiari?
In realtà i feti malformati e venuti alla luce tanto prematuaramente, di solito non ce la fanno; la questione si riferisce perciò ad una percentuale di casi concreti estremamente bassa. Anche se si trattasse di un solo caso all’anno però, le quesioni (tutte di principio) restano.
Il documento dei medici romani di fatto sostiene l’idea (abbracciata dai cattolici) che l’energia vitale (da alcuni definita "voglia di vivere") del feto debba prevalere sul rifiuto dei genitori. Il prof. Umberto Veronesi, in merito ha affermato: "E’ ovvio che un medico debba soccorrere un neonato prematuro".
Di opinione contraria è invece chi sostiene che ciò che una donna porta in seno è parte del suo corpo, una parte che ne condiziona l’esistenza e la psiche (non dal momento della eventuale nascita, ma da quello della scoperta dell’avvenuto concepimento) e riguardo alla quale, pertanto, è solo e soltanto la donna stessa ad avere il diritto di decidere.
...Nonostante io abbia sempre sostenuto con forza l’esclusività del diritto delle donne ad avere voce in capitolo, devo ammettere che ho sempre pensato ad una situazione in cui il feto faceva ancora parte del corpo della donna. Diversamente, le mie posizioni non riescono ad essere altrettanto salde....
Mi farebbe piacere conoscere altre opinioni in merito...
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I COMMENTI (2)
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venerdì 22 febbraio 2008
ore 09:02 (categoria:
"Cinema")
I film della settimana
"L’uomo con la macchina da presa" [Dziga Vertov, 1929]
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mercoledì 20 febbraio 2008
ore 00:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Faccia da mulo

Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per saperne di più, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur. L’Udeur, in quanto partito votato dall’1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell’Espresso, che ha fatto un’inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina - a due passi dal parlamento - sia un’altro nei pressi di Largo Arenula. Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!". A che serve allora -direte voi- un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000euro. E che fara’ di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro? Anzitutto l’editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40.000 euro all’anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete! Che c’entra? Se è bra vo! Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti. Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell’ordine. Tra l’altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull’aereo di Stato? L’esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d’aereo (con allegato soggiorno) l’editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell’Udeur. Siamo nell’aprile del 2006. Da allora -assicura l’editore- non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile. Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l’inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141.000euro per rappresentanza e 22.000euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta. Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l’angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell’ubiquità. La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l’Inail, e a quanto è stata affittata all’editore, Clemente Mastella. Chi l’ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d’assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.
Mauro Montanari-Corriere d’Italia/News ITALIA PRESS
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I COMMENTI (3)
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venerdì 15 febbraio 2008
ore 12:52 (categoria:
"Vita Quotidiana")
M’iilumino di meno - Energy saving day
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giovedì 14 febbraio 2008
ore 18:58 (categoria:
"Amore & Eros")
I hate it!

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mercoledì 13 febbraio 2008
ore 12:32 (categoria:
"Riflessioni")
Tanto per chiarire
Stare assieme è una scelta quotidiana non un vincolo coatto a tempo indeterminato!!
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