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venerdì 28 dicembre 2007 - ore 16:46


dal Monologo del non so
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Io non so o forse non voglio
consegnarmi negli uffici del mondo,
e stare buono nelle sale d’aspetto della
vita. Io non so niente altro
che la vita e molte nuvole intorno che
me la confondono me la confondono e non
so cosa aspetto, cosa sto aspettando in questo
sporgermi al tempo che viene, io non so
e vorrei, vorrei, non so stare
fuori misura, fuori misura umana,
fuori da questa taglia finita.

Io non so perché guardando l’acqua del mare
mi salta al petto una gioia di figlio con la
madre, non so se questa uscita mia in un secolo
a caso, se questo essere qui a casaccio,
io non so spiegarmi questa malattia
all’attacco del mondo, non so guarire
questa malattia che indolora e vorrei
sistemare ogni cosa, in un sogno puerile di
tregua, in un’arcadia anche retorica,
in un dormire abbracciato dei
guerrieri che si innamorano.



(mariangela gualtieri)




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martedì 25 dicembre 2007 - ore 01:11



(categoria: " Vita Quotidiana ")


sarà stra-conosciuta...inflazionata...banale...ma per me è sempre un colpo al cuore. Soprattutto in questa notte di natale..
buonanotte a tutti



Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: "Tieni duro!".

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E - quel che è di più - sei un Uomo, figlio mio!

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martedì 18 dicembre 2007 - ore 00:05



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vorrei tanto avere il coraggio anche solo di sussurrare tutta la paura che ho e di cosa ho paura.Mi si spezza la voce.Al solo pensiero sento la gola chiudersi.
Avete mai avuto un periodo nella vostra vita, in cui avevate talmente paura..ma talmente paura..e non sapevate davvero se vi sareste salvati,non sapevate davvero come avreste fatto,e avete mai avuto dentro il pensiero più grande del mondo più grande di voi,e paura perfino a pensarlo.. a pensarlo..e però sapevate che era troppo importante troppo urgente eppure vi ostinavate a far passare del tempo a fare finta che non esistesse e nello stesso tempo vivere nel terrore che potesse davvero sparire quel pensiero che si ha paura di pensare.Siete mai stati ragazzini e molto vecchi insieme?E avete mai per questo dovuto abdicare ai vostri vent’anni?Voi,avete mai avuto vent’anni?Siete mai stati animali irrimediabilmente randagi e nello stesso tempo attratti irresistibilmente dal focolare?Avete avuto voglia di spaccarvi la testa contro un muro per la rabbia che provate verso voi stessi e avete mai pensato se vado avnti così diventerò in quel modo o come quella persona e preferisco morire.E vi siete mai sentiti voi stessi in borghese,dalla mattina quando uscite di casa fino alla sera quando resta solo la stanchezza e i suoi alibi?Vi ha infastidito vostra madre che si commuove e vi siete voltati e commossi allo stesso modo?Non c’é modo in cui potrei farvi sentire quello che sento in queste giornate.E troverei immorale lavorare di cesello questa scrittura.Questo é solo un angolo in cui nascondersi..dopotutto.E stasera mi ci rintano,fiduciosa che ci siano occhi che non conosco ad accogliermi semplicemente, disinteressatamente,e quel che più conta,solo per qualche istante.
buonanotte

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giovedì 6 dicembre 2007 - ore 19:57


per m.organ
(categoria: " Vita Quotidiana ")


la più bella critica (più di una critica) che ho letto su questo film. Marco Lodoli non delude mai.

Mentre guardavo il bellissimo film di Piccioni, Luce dei miei occhi, mi risaliva alla memoria l’attacco di un racconto di Silvio D’Arzo, Elegia della signora Nodier, che ora vi trascrivo: "È stato detto che tutti noi, almeno per un certo periodo, viviamo una vita non propriamente nostra: finché, a un tratto, arriva "il nostro giorno", qualcosa come una seconda nascita, e solo allora ciascuno di noi avrà la sua inconfondibile vita. Ma, quanto alla signora Nodier, mi sembra che essa abbia vissuto sempre la sua vita".
Ecco, gran parte del cinema e della letteratura attuali si fonda sul principio della svolta improvvisa. È una tecnica che funziona quasi sempre, perché va agevolmente incontro alle illusioni degli spettatori e dei lettori.

Si inventa un personaggio e lo si segue lungo il falsopiano discendente della sua infelicità: pensieri e gesti sembrano saldati gli uni agli altri in una catena inesorabile, che nulla potrà spezzare; può essere un ricco o un povero, non importa, conta solo che sia prigioniero della ripetizione, che giri a vuoto come un criceto sulla ruota. Quindi, come prevede il manuale di ogni scuola di scrittura creativa, gli si pone davanti l’imprevisto: una sconclusionata puttana, un disastro aereo, un vicino pazzo, qualcosa che somiglia a una minaccia e che invece, nella parabola precisissima della narrazione, si rivela una fortuna. Il personaggio inciampa, si confonde, cade, ma quando si rialza è finalmente se stesso, un uomo nuovo. Questo in fondo è quanto ognuno di noi si attende. Spesso viviamo detestando le nostre abitudini, il lavoro, la compagna, la città, le domeniche e i lunedì, ma tanti film e tanti libri ci garantiscono che la sorpresa è dietro l’angolo, può essere una schedina o un incontro in un bar, persino un incidente. Così la vita rischia di passare come una promessa non mantenuta, come un copione al quale è stata strappata la pagina del riscatto, e l’unica sorpresa sarà una feroce cartella clinica.
Piccioni e i suoi bravissimi sceneggiatori, Linda Ferri e Umberto Contarello, hanno invece avuto il coraggio e la sensibilità di raccontare esseri umani molto comuni eppure compiutamente calati dentro il loro destino. La loro traiettoria è lineare, vibra tra la polvere della terra e il grande nulla del cielo, come quella di qualsiasi esistenza che sa aderire alla propria ferita senza girare lo sguardo verso un futuro improbabile. Ciò crea un terzo mondo senza conoscenza, / in cui nessuno occhieggia, in cui la volontà non ha / esigenze. Accetta per vero quel che c’è, / compreso il dolore, che altrimenti è falso: così scriveva Wallace Stevens. Anche nel film di Piccioni si ha l’impressione di esserie accolti amorosamente in un terzo mondo, sospeso tra lo spazio stellare e il caos della città, anticipato dalle parole dei romanzi di fantascienza che il protagonista, ma anche gli altri, continuamente si ripetono. Questo terzo mondo non è nient’altro che il nostro mondo, minuscolo e infinito, penoso e dolcissimo, racchiuso nel tempo e aperto all’eternità dei sentimenti. Chi lo abita non può mai capirlo fino in fondo, ma non può neanche tradirlo, perché una via d’uscita non è prevista e nessun colpo di scena può mutare questa scena. I due protagonisti, senza volerlo, quasi solo con la luce magnetica dei loro occhi, ci dicono tante cose: che la vita è terribile, violenta, ingiusta, ma che c’è sempre la possibilità di attraversarla in un altro modo, basta rimanere fedeli a ciò che è autenticamente nostro, ed è pochissimo, è appena l’intuizione di un sentiero che avanza con coraggio senza volersi sommare al labirinto delle finte occasioni. È mai possibile che nulla di tutto ciò sia stato colto dai critici del Festival di Venezia? È possibile. Da tutti i recensori questo film è stato maltrattato, addirittura deriso. Io sono disposto a scommettere che avrà un grande successo di pubblico, perché a volte le pecore arrivano sui pascoli più alti, mentre i lupi muoiono di fame ululando da soli al vento.

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lunedì 3 dicembre 2007 - ore 19:13



(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ bello iniziare due lavori contemporaneamente e aspettare risposta per un terzo lavoro (oltretutto non qui ma a Milano.)
Ed é soprattutto bello essere, in tutto questo, sotto antibiotici.
Dovrei essere al top dell’effervescenza...il che già di per sè é una cosa che mi riesce difficile anche al naturale. Invece faccio fatica anche a parlare..e tralasciamo il respirare.
puttana merda.

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venerdì 30 novembre 2007 - ore 11:38



(categoria: " Vita Quotidiana ")








ogni volta che un artista ,invece di porre la propria felicità nella sua arte, la pone nella sua vita, prova una delusione che é quasi un rimorso; e ciò l’avverte con certezza di essersi sbagliato.
(Proust)


it’s never over...

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mercoledì 28 novembre 2007 - ore 19:31


La casa da 100.000 euro di Mario Cucinella in fiera a Milano
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Abitare una macchina che produce energia. Si tratta di un’ipotesi edilizia capace di rispondere alla necessità di fornire una casa a basso costo, a misura di desiderio, a basso impatto ambientale. Lo studio prevede l’utilizzo di prefabbricazione leggera e flessibile in grado di assicurare elasticità degli spazi in funzione degli usi e delle abitudini di chi vive una casa e di determinare un ambiente suscettibile di trasformazioni anche attraverso la dotazione di elementi seriali, industrializzati, componibili in diverse configurazioni. Da un punto di vista energetico l’idea è quella di dar vita a un condominio autonomo grazie all’utilizzo tutte le strategie adottabili per rendere l’edificio una macchina bioclimatica (pannelli fotovoltaici, superfici captanti, circolazione interna dell’aria). Lo scenario consente perciò di immaginare una casa a basso costo acquistabile grazie a un prestito che possa essere coperto in buona misura attraverso l’energia che è in grado di produrre."






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lunedì 26 novembre 2007 - ore 12:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


doveva finire?
dovevamo morire
i sogni sono nell inceneritore
erano sogni deformi
le lame sono appese al soffitto
prova a camminare basso
uno spavento é una botta di vita
tengo sul comodino una morte violenta
e la mia sofferenza é proporzionale alla tua sicumera
il balletto patetico delle strategie
dei tempi di reazione
Rispondere: no.
Mi consola pensarti con una ragazza bionda e bella,dalla pelle liscia le labbra simili alle tue, dal viso senza turbamenti. una bellezza acqua e sapone, all occorrenza di più.
tirerai un sospiro di sollievo e ti sembrerà impossibile aver amato una come me . E ti sentirai fortunato per avermi perso per strada e aver trovato lei.






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lunedì 26 novembre 2007 - ore 11:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")


e pensare che questa farsa durerà ancora miliardi d’anni, dicono.

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giovedì 22 novembre 2007 - ore 11:31


incattivita (in cattività)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


maronna sti colloqui di lavoro...quanti ne ho fatti in due anni..?diecimilardimila? all’inizio é pure divertente..ma adesso NE HO I COGLIONI PIENI VA BENE???

http://personalitaconfusa.splinder.com/1118614072#5015729

nonché...così per gradire....:
http://personalitaconfusa.splinder.com/1142552420#7478176

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