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i soliti finto artisti pervertiti del cazzo.






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Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.





ORA VORREI TANTO...

Espatriare.

STO STUDIANDO...

Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:



OGGI IL MIO UMORE E'...

non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...


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mercoledì 16 dicembre 2009 - ore 13:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Credo non mi fosse mai successo prima, sono sempre abbastanza presente a me stessa, cosciente di ogni singola cellula che mi compone, nella buona e nella cattiva sorte in quel matrimonio tra autoconsapevolezza e ciò che sono. Vedo bene il quadro di tutto, i motivi, le motivazioni, le conseguenze, le azioni, i pensieri belli e brutti appesi all’albero di ciò che mi succede...ma...adesso mi viene addosso prepotente lo zoom delle coseguenze, senza rendermene conto di come siano arrivate.




Change your heart
Look around you
Change your heart
Will astound you
I need your lovin’
Like the sunshine

Everybody’s gotta learn sometime

+

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martedì 15 dicembre 2009 - ore 20:39



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Cioè, non è che proprio sotto natale mi invento una cosa da desiderare, non sono il tipo, desidero tutto l’anno fondamentalmente, di cose che vorrei ce ne sono bilioni, spesso ne faccio un’elenco da tramandare di persona in persona, rischiando di avere regali in doppia copia e pentole a pressione a go-go...però a perfect day, such a perfect day...



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domenica 13 dicembre 2009 - ore 18:36



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Voi non potete immaginare in un paio di settimane quanta merda accumulata in universo intero possa riversarsi nella vita di pochi. In uno spazio sociale bistrattato e striminzito ce ne poteva già stare poca, ma è arrivata a valanghe senza nessuna spiegazione, come invece spiega, a suo modo, a serious man. E così si diventa schizofrenici e ciclotimici per poco, una giornata è un percorso di alti e bassi, incastrati in risalite frettolose verso cime innevate di pochissimo buonumore. Ma c’è...continuo a parlare appena sveglia del Dott. Bishop e di Peter Bishop, a barattare al telefono dentro la chiesa di santa Giustina, con mia mamma che mi dà ragione...manuale della vivenza parte uno. Bisogna raccontarsela ogni tanto.
"Grandi sorsate di parole sono per lui" (Chesterton lo diceva di Dickens) "come grandi sorsate di vino, pungenti e rinfrescanti". "Quando racconta, continua a parlare: pensa che il racconto sia una forma superiore di conversazione, e cerca di comunicarci l’ estro della parola parlata, il suo vagabondare, perdersi, dimenticarsi, esplodere. Sebbene non lo dica mai chiaramente, cerca di persuadere i suoi lettori che la vita è una cosa infinitamente allegra, lieta e festosa. Sa benissimo che è una menzogna: molto di rado la vitaè lieta,e non lo fu certo per lui, se andò a finire in un ospedale psichiatrico. Ma, per tutto il libro, perseverò eroicamente nella sua menzogna, facendo sobbalzare ogni forma di riso.

E’ Zia Mame, regalatelo per natale.



L’autore è Patrick Dennis.
"In realtà, aveva un nome molto più pomposo, Edward Everett Tanner III, che lo faceva assomigliare ad un imperatore del Sacro Romano Impero. Lui lo sveltì e lo alleggerì. Non era quel che si chiama uno scrittore di professione: non apparteneva al corteo di geni che da Omero conduce sino a Proust e a Kafka. Era una di quelle figure pittoresche, così frequenti negli Stati Uniti, che vivono contemporaneamente nel mondo dell’ editoria, del teatro, del giornalismo, della letteratura e del cinema, e sembrano badare soltanto a far soldi. Solo che, per lui, fare soldi era una cosa estremamente seria e grave, ed impegnava il suo grande talento e la sua cultura. Dopo aver combattuto in Italia nella seconda guerra mondiale, Patrick Dennis entrò in un’ agenzia letteraria, dove preparava schede di lettura. Lavorò per una piccola casa editrice. Scrisse, a nome di altri, romanzi e raccolte di aneddoti. Preparò articoli serissimi per una rivista serissima come Foreign Affairs, e un libro sulle tattiche del comunismo. Quando scrisse Zia Mame, il libro venne rifiutato da diciannove editori, che lo giudicavano invendibile, e che dovettero ricredersi amaramente quando rimase per più di due anni nella classifica dei best seller. Trasformato in commedia, e interpretato a Broadway da Rosalind Russell, Zia Mame ebbe un grandissimo incasso. Poi Dennis compose l’ autobiografia di una diva del burlesque, del muto, di Broadway e di Hollywood, col titolo Belle Poitrine; e Genius, dove si prese gioco dei film troppo colti. Tentò il suicidio: venne ricoverato d’ urgenza in un ospedale psichiatrico: si diede il nome di Psychopatrick: si trasferì a Città del Messico, gestì una galleria d’ arte, e finalmente fece il maggiordomo, certo squisito e competentissimo, col nome di Edward Tanner."
Da Repubblica, Pietro Citati.


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venerdì 11 dicembre 2009 - ore 23:50



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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lunedì 7 dicembre 2009 - ore 10:32



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Some days
we get a thrill
In our brains
Some days it turns into malaise
See a face
In the rear view mirror
Reflecting
On the surface of fear
Because you know
I’m never better
Than that
Some days are worse
Than you can imagine
How’m I supposed
To live with that?
We’re on this train dancin on with the rhythm


Hey
What are you gonna do
When those walls
Are falling down
Falling down on you?

Hey
What are you gonna do
When those walls
Are falling down
Falling down on you?

You got warheads
Stacked in the kitchen
You treat distraction
Like an instant religion
The battlesticks snap
At the rhythm
You give your best
With the souls
You’ve been given
’Cause you know
You’re nothing
Special to them
Going someplace
You’ve already been
Trying to make sense
Of what
They call wisdom
And this riff-raff
Life ain’t with them

Hey
What are you gonna do
When those walls
Are falling down
Falling down on you?

Hey
What are you gonna do
When those walls
Are falling down
Falling down on you?

You’re wearing all
Of the years on your face
Turn a Tombstone ?? place
And your heart
Only beats in a murmur
But your words ringin out
Just like murder

+

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mercoledì 2 dicembre 2009 - ore 12:28



(categoria: " Vita Quotidiana ")




This is a song for anyone with a broken heart
This is a song for anyone who can’t get out of bed
I’ll do anything to be happy
Oh, ’cos blue skies are coming
But I know that it’s hard



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martedì 1 dicembre 2009 - ore 19:05


Egoiste!!! sometimes, so wath?
(categoria: " Vita Quotidiana ")




It’s a shame that we need everything
Still everything I see, I need

Just go,
Please don’t go
I, I want all, all, all that I see, see, see

Just go,
Please don’t go
’Cause I’ll only let you down
And I’ll only let you down

And watch the world spinnin’ ’round
And know that it’s alright, alright, alright, alright, alright,
Alright
+


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lunedì 30 novembre 2009 - ore 13:25



(categoria: " Vita Quotidiana ")




"Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L’autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli."
(30 novembre 2009 )




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domenica 29 novembre 2009 - ore 16:12



(categoria: " Vita Quotidiana ")


non credevo mi sarei mai messa a guardare sto film...ma tant’è che è destino...ed io odio gli architetti...





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venerdì 27 novembre 2009 - ore 09:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Stamattina sono in vena di raccontare storie, come i vecchi, per rassicurarsi un pò sugli avvenimenti delle cose, oppure per il gusto di parlare alle otto di mattina e basta.
Partiamo dal principio. Mia mamma non era sola, non nel senso non era sola sulla faccia pluripopolata della terra, non era sola già dal principio, cioè nella pancia della sua mamma, di mia nonna per intenderci.
Ce ne sono due, due piccoli riassunti di esseri umani, però come già da secoli succede sulla terra, non pensate che lì dentro le cose vadano bene, lo spazio è poco e ci si arrangia come si può, ma sopravvivono entrambe e nascono presto, all’inizio del settimo mese di gravidanza. Era il 1960, in un piccolo paese della provincia di Lecce, ed io non sono Lucarelli, per cui continuo semplicemente, dicevo era il ’60 e di incubatrici non ce n’erano.
Nasce la sorella di mia madre, tre chili, sana e strilla forte, qualche secondo dopo nasce mia madre, nemmeno un chilo; i racconti di chi ci fu vogliono che le fu detto che sembrava un topo e che non aveva nessuna prospettiva di vita, prematura e sottopeso. Tutti la lasciano perdere perchè credono di avevere in mano i fili delle parche, tranne mio nonno, a cui sono sempre piaciuti gli esseri sbilenchi, e che se ne stava sempre in silenzio in mezzo alla ciarle cattoliche di mia nonna (avete già capito a quale nonno sono più affezionata, vero?), comunque dicevo, è stato lui a prendersene cura quando anche mia nonna la dava per spacciata.
E invece, beh, invece se sono qui a raccontarvi la storia l’avrete già capito, mia mamma è sopravvissuta. Sua sorella gemella, no, morì dopo un mese.
Questa storia abbastanza ironica, se uno riesce a far dell’ironia sulla vita e sulla morte, è saltata fuori una settimana fa, quando con la mamma siamo andate in giro per dottori, e adesso arrivo al punto di tutto. Un medico ricercatore dell’Università ha fatto l’anamnesi più completa che io abbia mai sentito, è praticamente partito da quel giorno, da quando mia madre ha iniziato a fidarsi del suo papà. Mia mamma ha raccontato al medico questa storia, si è autodichiarata scherzo della natura, il medico le ha risposto che era lei la più "forte", mia mamma ha ribattuto "no, era mia sorella, perchè io non arrivavo nemmeno al chilo", al che il dottore ha proferito, "Signora era lei la più forte perchè lo era mentalmente".
Ora succo del discorso, io non devo sopravvivere al chilo, che l’ho già passato da un pezzo, ma sentirmi dire che si sopravvive e si va avanti anche con la testa, bè, in questo periodo è utile.


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