Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.
ORA VORREI TANTO...
Espatriare.
STO STUDIANDO...
Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:
OGGI IL MIO UMORE E'...
non proprio la comune tristezza più una lieve malinconia ...ma di altre sensazioni la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato, io ho sempre tentato... "
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...
spazio di infiniti ritotni e slanci caratteriali e impressionistici...tutto il più eternamente coplicato che c’è "NON MI CONFONDERE CON NIENTE E NESSUNO E VEDRAI CHE NIENTE E NESSUNO TI CONFONDERA’"
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mercoledì 16 dicembre 2009 - ore 13:04
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Credo non mi fosse mai successo prima, sono sempre abbastanza presente a me stessa, cosciente di ogni singola cellula che mi compone, nella buona e nella cattiva sorte in quel matrimonio tra autoconsapevolezza e ciò che sono. Vedo bene il quadro di tutto, i motivi, le motivazioni, le conseguenze, le azioni, i pensieri belli e brutti appesi allalbero di ciò che mi succede...ma...adesso mi viene addosso prepotente lo zoom delle coseguenze, senza rendermene conto di come siano arrivate.
Change your heart Look around you Change your heart Will astound you I need your lovin Like the sunshine
Cioè, non è che proprio sotto natale mi invento una cosa da desiderare, non sono il tipo, desidero tutto l’anno fondamentalmente, di cose che vorrei ce ne sono bilioni, spesso ne faccio un’elenco da tramandare di persona in persona, rischiando di avere regali in doppia copia e pentole a pressione a go-go...però a perfect day, such a perfect day...
Voi non potete immaginare in un paio di settimane quanta merda accumulata in universo intero possa riversarsi nella vita di pochi. In uno spazio sociale bistrattato e striminzito ce ne poteva già stare poca, ma è arrivata a valanghe senza nessuna spiegazione, come invece spiega, a suo modo, a serious man. E così si diventa schizofrenici e ciclotimici per poco, una giornata è un percorso di alti e bassi, incastrati in risalite frettolose verso cime innevate di pochissimo buonumore. Ma c’è...continuo a parlare appena sveglia del Dott. Bishop e di Peter Bishop, a barattare al telefono dentro la chiesa di santa Giustina, con mia mamma che mi dà ragione...manuale della vivenza parte uno. Bisogna raccontarsela ogni tanto. "Grandi sorsate di parole sono per lui" (Chesterton lo diceva di Dickens) "come grandi sorsate di vino, pungenti e rinfrescanti". "Quando racconta, continua a parlare: pensa che il racconto sia una forma superiore di conversazione, e cerca di comunicarci l’ estro della parola parlata, il suo vagabondare, perdersi, dimenticarsi, esplodere. Sebbene non lo dica mai chiaramente, cerca di persuadere i suoi lettori che la vita è una cosa infinitamente allegra, lieta e festosa. Sa benissimo che è una menzogna: molto di rado la vitaè lieta,e non lo fu certo per lui, se andò a finire in un ospedale psichiatrico. Ma, per tutto il libro, perseverò eroicamente nella sua menzogna, facendo sobbalzare ogni forma di riso.
E’ Zia Mame, regalatelo per natale.
Lautore è Patrick Dennis. "In realtà, aveva un nome molto più pomposo, Edward Everett Tanner III, che lo faceva assomigliare ad un imperatore del Sacro Romano Impero. Lui lo sveltì e lo alleggerì. Non era quel che si chiama uno scrittore di professione: non apparteneva al corteo di geni che da Omero conduce sino a Proust e a Kafka. Era una di quelle figure pittoresche, così frequenti negli Stati Uniti, che vivono contemporaneamente nel mondo dell editoria, del teatro, del giornalismo, della letteratura e del cinema, e sembrano badare soltanto a far soldi. Solo che, per lui, fare soldi era una cosa estremamente seria e grave, ed impegnava il suo grande talento e la sua cultura. Dopo aver combattuto in Italia nella seconda guerra mondiale, Patrick Dennis entrò in un agenzia letteraria, dove preparava schede di lettura. Lavorò per una piccola casa editrice. Scrisse, a nome di altri, romanzi e raccolte di aneddoti. Preparò articoli serissimi per una rivista serissima come Foreign Affairs, e un libro sulle tattiche del comunismo. Quando scrisse Zia Mame, il libro venne rifiutato da diciannove editori, che lo giudicavano invendibile, e che dovettero ricredersi amaramente quando rimase per più di due anni nella classifica dei best seller. Trasformato in commedia, e interpretato a Broadway da Rosalind Russell, Zia Mame ebbe un grandissimo incasso. Poi Dennis compose l autobiografia di una diva del burlesque, del muto, di Broadway e di Hollywood, col titolo Belle Poitrine; e Genius, dove si prese gioco dei film troppo colti. Tentò il suicidio: venne ricoverato d urgenza in un ospedale psichiatrico: si diede il nome di Psychopatrick: si trasferì a Città del Messico, gestì una galleria d arte, e finalmente fece il maggiordomo, certo squisito e competentissimo, col nome di Edward Tanner." Da Repubblica, Pietro Citati.
Some days we get a thrill In our brains Some days it turns into malaise See a face In the rear view mirror Reflecting On the surface of fear Because you know Im never better Than that Some days are worse Than you can imagine Howm I supposed To live with that? Were on this train dancin on with the rhythm
Hey What are you gonna do When those walls Are falling down Falling down on you?
Hey What are you gonna do When those walls Are falling down Falling down on you?
You got warheads Stacked in the kitchen You treat distraction Like an instant religion The battlesticks snap At the rhythm You give your best With the souls Youve been given Cause you know Youre nothing Special to them Going someplace Youve already been Trying to make sense Of what They call wisdom And this riff-raff Life aint with them
Hey What are you gonna do When those walls Are falling down Falling down on you?
Hey What are you gonna do When those walls Are falling down Falling down on you?
Youre wearing all Of the years on your face Turn a Tombstone ?? place And your heart Only beats in a murmur But your words ringin out Just like murder
This is a song for anyone with a broken heart This is a song for anyone who can’t get out of bed I’ll do anything to be happy Oh, ’cos blue skies are coming But I know that it’s hard
"Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, lidea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai. Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito laffiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.
Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha allattivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che lAlitalia non si metta in testa di fare lazienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dellorario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E daltra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è lunico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare allinfinito, annoiandoti e deprimendomi.
Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dellestero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.
Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.
Preparati comunque a soffrire.
Con affetto, tuo padre
Lautore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli." (30 novembre 2009 )
Stamattina sono in vena di raccontare storie, come i vecchi, per rassicurarsi un pò sugli avvenimenti delle cose, oppure per il gusto di parlare alle otto di mattina e basta. Partiamo dal principio. Mia mamma non era sola, non nel senso non era sola sulla faccia pluripopolata della terra, non era sola già dal principio, cioè nella pancia della sua mamma, di mia nonna per intenderci. Ce ne sono due, due piccoli riassunti di esseri umani, però come già da secoli succede sulla terra, non pensate che lì dentro le cose vadano bene, lo spazio è poco e ci si arrangia come si può, ma sopravvivono entrambe e nascono presto, all’inizio del settimo mese di gravidanza. Era il 1960, in un piccolo paese della provincia di Lecce, ed io non sono Lucarelli, per cui continuo semplicemente, dicevo era il ’60 e di incubatrici non ce n’erano. Nasce la sorella di mia madre, tre chili, sana e strilla forte, qualche secondo dopo nasce mia madre, nemmeno un chilo; i racconti di chi ci fu vogliono che le fu detto che sembrava un topo e che non aveva nessuna prospettiva di vita, prematura e sottopeso. Tutti la lasciano perdere perchè credono di avevere in mano i fili delle parche, tranne mio nonno, a cui sono sempre piaciuti gli esseri sbilenchi, e che se ne stava sempre in silenzio in mezzo alla ciarle cattoliche di mia nonna (avete già capito a quale nonno sono più affezionata, vero?), comunque dicevo, è stato lui a prendersene cura quando anche mia nonna la dava per spacciata. E invece, beh, invece se sono qui a raccontarvi la storia l’avrete già capito, mia mamma è sopravvissuta. Sua sorella gemella, no, morì dopo un mese. Questa storia abbastanza ironica, se uno riesce a far dell’ironia sulla vita e sulla morte, è saltata fuori una settimana fa, quando con la mamma siamo andate in giro per dottori, e adesso arrivo al punto di tutto. Un medico ricercatore dell’Università ha fatto l’anamnesi più completa che io abbia mai sentito, è praticamente partito da quel giorno, da quando mia madre ha iniziato a fidarsi del suo papà. Mia mamma ha raccontato al medico questa storia, si è autodichiarata scherzo della natura, il medico le ha risposto che era lei la più "forte", mia mamma ha ribattuto "no, era mia sorella, perchè io non arrivavo nemmeno al chilo", al che il dottore ha proferito, "Signora era lei la più forte perchè lo era mentalmente". Ora succo del discorso, io non devo sopravvivere al chilo, che l’ho già passato da un pezzo, ma sentirmi dire che si sopravvive e si va avanti anche con la testa, bè, in questo periodo è utile.